di Maria Caravella
In alto un grande ponte di ferro, in scena mobili grigi restringono la parte centrale del palcoscenico, quasi a formare una sorta di quadrilatero di credenze, cassettiere, tavoli, porte, che verranno a più riprese utilizzati dagli attori; vecchi mobili che sembrano assolvere al ruolo simbolico di reliquie, come la famiglia dei Carbone, protagonisti della storia. Siamo a Brooklyn: viene messo sotto l’occhio del riflettore, uno spaccato della comunità italo americana di New York. Ci sono tutti quegli elementi che caratterizzano l’immigrazione: il desiderio di una vita migliore identificata nel sogno americano, le dinamiche familiari di tipo patriarcale importate dal Sud Italia e soprattutto silenzio, omertà e violenza per chi cerca di opporsi a questi stereotipi. E’ un testo ispirato a un fatto di cronaca, costruito attraverso l’osservazione del reale, una drammaturgia che pullula di umanità. Uno sguardo dal ponte (A View from the Bridge) di Arthur Miller andò in scena per la prima volta sul palco di Broadway nel 1956 e nel West End londinese ebbe anche un allestimento con la regia di un trentunenne Peter Brook. In Italia lo diresse per primo Luchino Visconti all’Eliseo nel ’58. Massimo Popolizio lo ha portato in scena, con grande successo, al Teatro Piccinni di Bari, dal 13 al 16, quale penultimo spettacolo in cartellone della stagione teatrale 2022/23 organizzata dal Comune di Bari con il Teatro Pubblico Pugliese. E’ uno spettacolo corale tutto incentrato sul dramma interiore di Eddie Carbone: un uomo che non riesce ad affrontare ciò che prova per la nipote, accudita in famiglia come una figlia, un uomo per il quale il tabù diventa furia patriarcale nei confronti di quella ragazza che ha solo la colpa di innamorarsi di un giovane immigrato non “ in regola”, dai capelli biondi e amante del canto. La rabbia di Carbone è tanto forte da farlo venir meno a un patto etico – omertoso con la propria comunità pur di sbarazzarsi del ragazzo, denunciando lui e il fratello Marco all’ufficio immigrazione. Ed ecco allora Marco che compare in controluce a rappresentare la vendetta. Anche se la visione del regista nato a Genova (e romano di adozione) si distacca da un approccio realistico, non resiste alla tentazione delle coloriture vocali relative all’origine siciliana della famiglia. Il risultato è una vocalità esagerata e poco credibile. Tutto viene riportato nel grottesco e anche l’avvocato-narratore sembra realizzato sul modello di un cartone animato, come un po’ tutta la piece; d’altronde la visione di Massimo Popolizio riesce anche a filtrare il finale tragico, Marco infatti non tocca Eddie con il gancio acuminato, ma Eddie muore semplicemente e poi guarda il pubblico. Uno spettacolo di grande valore, ripetutamente applaudito dal numeroso pubblico con un brillantissimo Massimo Popolizio e un affiatato e talentuoso cast composto da:Valentina Sperlì, Michele Nani, Raffaele Esposito, Lorenzo Grilli, Gaja Masciale, Felice Montervino, Marco Mavaracchio, Gabriele Brunelli.
