Categoria: Ultim’ora

  • Lavoro, De Luca (consulenti): “Sicurezza, innovazione e produttività le tre parole chiave del Festival”

    Lavoro, De Luca (consulenti): “Sicurezza, innovazione e produttività le tre parole chiave del Festival”

    (Adnkronos) – “Sicurezza, innovazione e produttività sono le tre parole chiave del Festival e del Paese che dovremmo percorrere necessariamente nei prossimi anni”. Così Rosario De Luca, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, intervenendo alla diciassettesima edizione del Festival del lavoro, in programma fino a sabato 23 maggio alla Nuvola all’Eur.  

    “La prima direttrice che abbiamo scelto è la sicurezza – ha affermato – perché per noi è tutto: lavoro sicuro è etica e civiltà. Dobbiamo accompagnare la transizione più digitale per un lavoro più sicuro. La seconda linea di questo Festival è la produttività e cercare di creare le condizioni per il suo rilancio”.  

    De Luca ha poi parlato del ddl lavoro ricordando che “il salario giusto ha messo al centro non la semplice retribuzione ma l’intero contratto collettivo. Il che significa ribadire che solo l’Italia ha insieme tredicesima, tfr e a volte quattordicesima. Solo in Italia, inoltre, viene valorizzato il welfare”.  

     

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  • Professioni, Tajani: “Colonna vertebrale Paese, garanzia di crescita”

    Professioni, Tajani: “Colonna vertebrale Paese, garanzia di crescita”

    (Adnkronos) – “E’ un grande piacere parlare a voi. I professionisti sono la colonna vertebrale del nostro Paese. Dalla fine della guerra avete permesso al nostro Paese di andare avanti, garantendo servizi, sicurezza, siete fonte di occupazione perchè ogni libero professionista ha propri dipendenti. Il ruolo dei liberi professionisti è fondamentale”. Lo ha detto il vice premier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervenendo al Festival del lavoro dei consulenti del lavoro che si è aperto oggi alla Nuvola all’Eur a Roma.  

    E Tajani ha ricordato che “come ultimo atto come commissario europeo nel 2014 decisi di equiparare i professionisti agli imprenditori per l’accesso ai fondi comunitari”. Il vice premier ha sottolineato “l’importanza di questa parte fondamentale del Paese, garanzia di crescita e tenuta sociale, strumento fondamentale anche per costruire il futuro”.  

    “Le Casse dei liberi professionisti devono essere valorizzate al massimo, spinte a investire nel nostro Paese, e non all’estero, per realizzare grandi infrastrutture. Chiamare a raccolta il mondo delle professioni con le proprie Casse previdenziali per un grande progetto per la crescita dell’Italia con nuove infrastrutture anche digitali per modernizzare e rendere più competitivo il Paese. Dobbiamo invitarvi a non investire all’estero ma qui, ma servono i progetti. Più si investe qui più si creano posti di lavoro e sviluppo, è una visione di cui vi chiediamo di essere grandi protagonisti”. Lo ha detto il vice premier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervenendo al Festival del lavoro dei consulenti del lavoro che si è aperto oggi alla Nuvola all’Eur a Roma, rivolgendosi ai professionisti. 

    “L’intelligenza artificiale è un tema che riguarda il lavoro. Rischiamo di perdere posti di lavoro, o no? Il rischio c’è ma dobbiamo essere in grado di cavalcare la tigre, dobbiamo essere in grado di mettere l’Ai al servizio dei lavoratori e non il contrario”. Lo ha detto il vice premier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervenendo al Festival del lavoro dei consulenti del lavoro che si è aperto oggi alla Nuvola all’Eur a Roma. 

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  • Ai, Carbone (Ag. Entrate): “Mai avviso accertamento emesso da algoritmo”

    Ai, Carbone (Ag. Entrate): “Mai avviso accertamento emesso da algoritmo”

    (Adnkronos) – “Non dobbiamo aver paura dell’avanzamento della tecnologia. Mi sembra che lo slogan di questo Festival sia governare il cambiamento, giusto? Perfetto. Il ministro Bernini è stata bravissima nel raccontarci le novità tecnologiche. L’intelligenza artificiale è utile, è molto utile, ma è utile a fare che cosa? È utile a mettere insieme dei dati che, riservandoli invece all’essere umano, ci metteremmo un tempo molto più ampio per ottenere quei risultati. Ma l’intelligenza artificiale non deve governare l’azione dell’Agenzia delle Entrate, bensì deve essere governata dall’Agenzia delle Entrate. Non vi sarà mai un avviso di accertamento emesso da un algoritmo. Bensì ci sarà invece l’esame da parte del funzionario dell’Agenzia delle Entrate del risultato dato dall’algoritmo”. Lo ha detto Vincenzo Carbone, direttore dell’Agenzia delle Entrate, intervenendo al Festival del lavoro dei consulenti del lavoro.  

    “Noi quest’anno abbiamo presentato i dati dell’Agenzia -ha continuato-, abbiamo detto che abbiamo incrementato il valore dei rimborsi erogati dall’Agenzia di oltre 2 miliardi. Abbiamo aumentato il numero dei rimborsi e allo stesso tempo abbiamo ridotto il numero dei giorni necessari per operare il rimborso. Questo è stato possibile anche grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, cioè a mettere insieme quei dati, come dicevo prima, in un tempo velocissimo. Però all’esito di questi dati c’è stato l’esame del funzionario. Il funzionario ha valutato se effettivamente c’erano i presupposti per riconoscere il rimborso oppure se non c’erano quei presupposti”.  

    “Quindi vivaddio, l’intelligenza artificiale laddove ci supporta. Ma ripeto, tutti quanti stiamo tranquilli. Anzi, l’Agenzia delle Entrate si è data una propria policy interna all’indomani della promulgazione della legge sull’intelligenza artificiale, addirittura più restrittiva di quello che consente la legge sull’intelligenza artificiale la 132 del 2025. Quindi vivaddio, l’intelligenza artificiale, ma ci sarà sempre un funzionario dell’Agenzia a esaminare, a valutare il risultato dato da un algoritmo”, ha concluso Carbone. 

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  • Lavoro, Prudenzano (Confintesa): “Al Festival per collaborare con consulenti”

    Lavoro, Prudenzano (Confintesa): “Al Festival per collaborare con consulenti”

    (Adnkronos) – “Abbiamo scelto di partecipare al Festival del Lavoro perché pensiamo che sia arrivato il momento di rompere lo schema di contrapposizione, ma entrare in uno schema di collaborazione tra organizzazioni sindacali datoriali e consulenti del lavoro che sono il tramite delle aziende, offrendo quello che è il nostro articolo principale, cioè i meccanismi contrattuali e la contrattualistica. Noi abbiamo capito che in questo momento in Italia si sta facendo un passaggio dal vecchio sistema contrattuale, che chiaramente fa le sue resistenze per non cambiare, a un nuovo sistema più dinamico che può essere probabilmente battezzato con le nuove norme del decreto lavoro se passeranno così come sono state impostate”. Così, conversando con Adnkronos/Labitalia, a margine del Festival del lavoro, il segretario generale di Confintesa, Francesco Prudenzano.  

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  • Formazione, Spada (Formazienda): “Strumento per lavorare in modo sicuro”

    Formazione, Spada (Formazienda): “Strumento per lavorare in modo sicuro”

    (Adnkronos) – “Sicurezza, innovazione e produttività sono i temi posti al centro del Festival del lavoro di questa edizione 2026. Il Fondo Formazienda ha deciso di essere presente in questa manifestazione perché il suo scopo è quello di promuovere e finanziare la formazione continua delle imprese che unisce sicurezza, innovazione e produttività. La sicurezza in azienda permette ovviamente di lavorare in modo sicuro nei contesti lavorativi e la formazione è uno strumento per permettere ai lavoratori di muoversi in questa direzione”. Così, in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia, Rossella Spada, direttore del Fondo Formazienda, a margine del Festival del lavoro, la manifestazione dei consulenti del lavoro in corso alla Nuvola dell’Eur a Roma. 

    “Oggi – afferma – si parla molto di digitalizzazione, di intelligenza artificiale, ma senza la formazione degli addetti delle imprese diventa molto difficile intraprendere un percorso che ci permetta di essere effettivamente in grado di affrontare l’innovazione e l’innovatività all’interno delle realtà aziendali. Per quanto riguarda la produttività questa passa anche attraverso la formazione perché le persone formate sono in grado di svolgere in maniera più efficace ed efficiente la propria attività lavorativa, sono in grado di essere più performanti, più sicure proprio perché possiedono e sono in grado di sviluppare quelle competenze necessarie per poter affrontare in modo produttivo quella che è la loro attività quotidiana”. 

    “Quindi credo che sia importante valorizzare il ruolo del Fondo Interprofessionale in questo contesto proprio perché rappresenta un po’ il ‘fil rouge’ anche della tematica che viene affrontata in questo Festival”, conclude. 

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    economia

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  • Forum One Health lancia il nuovo ‘Global curriculum’

    Forum One Health lancia il nuovo ‘Global curriculum’

    (Adnkronos) – Finalizzato il nuovo ‘Global curriculum’, uno strumento innovativo e orientato alla valorizzazione delle competenze multidisciplinari e interdisciplinari One Health. Il documento – informa una nota – nasce con l’obiettivo di favorire percorsi professionali sempre più coerenti con le sfide della medicina contemporanea e con la necessità di integrare competenze cliniche, scientifiche, ambientali, veterinarie, sociali e comunicative in un ecosistema sanitario complesso. Inoltre partirà a breve, sull’intero territorio nazionale, il percorso di accreditamento di tutte le strutture che in Italia operano in un’ottica One Health. E’ quanto è stato deciso ieri a Roma durante il III Forum One Health, promosso dalla One Health Foundation. E’ uno dei principali appuntamenti di confronto scientifico-istituzionale dedicati alla costruzione di un modello di salute realmente integrato, fondato sulla stretta connessione tra salute umana, animale e ambientale. “L’approccio One health non rappresenta più una prospettiva teorica, ma una necessità concreta per affrontare le grandi sfide del nostro tempo – afferma Rossana Berardi, presidente di One Health Foundation – Le più importanti sono le malattie croniche emergenti, le sempre più forti disuguaglianze di salute, le crescenti emergenze infettive e l’impatto ambientale e climatico sulla salute pubblica. Per questo è fondamentale creare modelli organizzativi, formativi e culturali capaci di favorire il dialogo strutturato tra professioni, discipline e Istituzioni”.  

    Il terzo Forum One Health – si legge – è stato promosso dalla One Health Foundation con il supporto del comitato scientifico costituito da Giuseppe Quintavalle, Attilio Bianchi, Mauro Boldrini, Roberto Danovaro, Nicla La Verde, Alessandro Delle Donne e Vincenzo Caputo, con il contributo del metodologo Roberto Papa, di Valerio Scandali e Marta Paniccià. Grande collaborazione è venuta anche dalla faculty multidisciplinare che ha arricchito il dibattito per trasformare la visione One Health in proposte concrete e operative. “Oggi più che mai la salute delle persone, degli animali e dell’ambiente rappresenta un’unica grande responsabilità condivisa – sottolinea Quintavalle, direttore generale Asl Roma 1 – La formazione dei professionisti deve essere sempre più specifica e basarsi su un percorso uniforme. Abbiamo di fronte e noi sfide davvero complesse da affrontare, ma, grazie alla ricerca e all’innovazione, sono disponibili tutta una serie di nuove conoscenze. Il progetto vuole definire standard condivisi di qualità, governance e multidisciplinarietà e costruire una rete professionale-scientifica stabile, capace di generare impatto concreto nella prevenzione, cura, sostenibilità sanitaria e salute globale”. Aggiunge Boldrini, vice presidente di One Health Foundation: “Stiamo costruendo una comunità One Health sempre più forte, capace di promuovere ricerca, formazione, innovazione, sostenibilità e nuovi modelli organizzativi. Come Fondazione partiremo ora con l’accreditamento delle istituzioni sanitarie, degli ospedali, delle Asl, delle associazioni no profit che possono vantare una visione One Health. Vogliamo avere una penetrazione sempre più forte nell’intero territorio nazionale”.  

    Durante il Forum – conclude la nota – particolare riconoscenza per il lavoro svolto è stata espressa dal ministero della Salute, nella persona di Giovanni Leonardi (direttore Dipartimento One Health) e Denise Giacomini, per il dialogo istituzionale e la preziosa collaborazione sviluppata. Presente anche Simona Seravesi (Technical Officer One Health, Ufficio regionale Oms per l’Europa), che ha realizzato un costante raccordo con la prospettiva internazionale dell’Oms, elemento fondamentale per consolidare una cultura della salute globale basata sulla cooperazione e sull’integrazione delle competenze. Presenti inoltre Luciano Ciocchetti (coordinatore dell’Intergruppo parlamentare sulla One Health) e Francesco Saverio Mennini (Capo del Dipartimento della Programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del Ssn del ministero della Salute). 

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  • Lavoro, Casellati: “Bene Festival, agire con persona al centro”

    Lavoro, Casellati: “Bene Festival, agire con persona al centro”

    (Adnkronos) – “Desidero esprimere il mio apprezzamento per questa manifestazione, che ha il merito di promuovere una approfondita riflessione sul mondo del lavoro, in una fase di cambiamenti radicali e per certi versi imprevedibili. In tale prospettiva, di fronte a cambiamenti così profondi, dettati anche dall’affermazione dell’economia digitale, dobbiamo ancora di più orientare la nostra azione tenendo fermo il valore della persona; tema che giustamente sarà al centro dei vostri lavori. Perseguendo questo obiettivo io credo sia realizzabile la trasformazione di quella che appare come una possibile minaccia per molti lavori tradizionali in una vera opportunità di sviluppo e al tempo stesso di crescita sociale ed economica”. Così Maria Elisabetta Alberti Casellati, ministro per le Riforme istituzionali e la Semplificazione normativa, in una lettera inviata al Festival del lavoro, la manifestazione promossa dai consulenti del lavoro che si è aperta oggi alla Nuvola all’Eur a Roma.  

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    economia

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  • Lavoro, Cafà (Cifa): “Flessibilità importante ma fuori da perimetro rischia di creare precariato”

    Lavoro, Cafà (Cifa): “Flessibilità importante ma fuori da perimetro rischia di creare precariato”

    (Adnkronos) – Il lavoro flessibile è stato al centro del panel ‘Il lavoro flessibile dalla precarietà lavorativa alla precarietà di vita’ è stato al centro di un panel che si è svolto al Festival del lavoro. “Oggi – ha detto Andrea Cafà, presidente del Fondo interprofessionale Fonarcom e dell’Associazione di imprese Cifa Italia – abbiamo parlato della flessibilità come un valore. La flessibilità è importante per la gente e per il lavoratore, però deve stare all’interno di un determinato perimetro. Fuori da questo perimetro la flessibilità rischia di creare precariato. Rispetto al precariato io penso che il ruolo della bilateralità sia fondamentale, perché solo attraverso la bilateralità possiamo costruire quelle infrastrutture di protezione sociale che possano da un lato permettere la flessibilità alle aziende e dall’altro il tutele che il lavoratore merita. Quindi la bilateralità potrebbe generare dei voucher per coloro che si trovano in uno stato di uscita dal rapporto di lavoro flessibile”. 

    Fabrizio Di Modica, giuslavorista e presidente del Cts del Centro studi #Illavorocontinua, ha ricordato che “il lavoro precario è concetto privo di una definizione giuridica certa, qualunque argomentazione ha il sapore di una denuncia. Denuncia per un fenomeno legato all’utilizzo distorto di strumenti tuttavia legittimi, che obbliga il lavoratore a muoversi sul filo dell’insicurezza sociale ed economica, dalla quale a volte non riesce a divincolarsi. Contribuzione insufficiente, intermittenza e brevità dell’occupazione, impossibilità di pianificare la propria vita a lungo termine, conducono alla ricerca del ‘lavoro’ e non ‘dei lavori”. Tuttavia oggi siamo in presenza di un vero e proprio effetto di sistema della nostra economia, non di un mero danno collaterale. Ed allora, sulla scorta della Direttiva europea 70/99, vero cardine della disciplina unionale in materia, nato da un approccio a flessibilità mite delle parti sociali, siamo dell’idea che debba essere seguita la strada della bilateralità, per la creazione non demonizzante di un sistema del lavoro più equilibrato: un sistema in cui l’adattabilità richiesta alle imprese non ricada interamente sui lavoratori, ma venga accompagnata da strumenti di tutela e da politiche attive realmente efficaci”. 

    “Negli appalti privati – ha affermato Tiziana Orrù, sostituta procuratrice generale della Corte di Cassazione- la nuova disciplina dettata dal comma 1 bis dell’art. 29 d.lgs 276.2003 non impone, come negli appalti pubblici, l’applicazione del medesimo ccnl lungo tutta la filiera, ma solo un trattamento complessivamente non inferiore a quello previsto dai contratti più diffusi nel settore (c.d leader). La sua funzione principale è contrastare il dumping contrattuale e l’uso di contratti collettivi stipulati da associazioni poco rappresentative. Restano però incerti i criteri per individuare il contratto collettivo parametro e la nozione di attività strettamente connessa. Il richiamo al ‘salario giusto’, infine, amplia la portata della disciplina e rafforza il rilievo del trattamento economico complessivo nel quadro dell’articolo 36 della Costituzione”. 

    Giuseppe Tango presidente della sezione lavoro del Tribunale di Palermo e presidente Anm, ha ripercorso la storia della parola lavoro a cominciare dalla Costituzione, ricordando che “nonostante le nostre Madri ed i nostri Padri costituenti ebbero la felice intuizione di fondare sulla parola lavoro la neonata Repubblica, il diritto al lavoro non va solo proclamato, ma va anche attuato. E non è purtroppo ciò a cui abbiamo assistito e continuiamo ad assistere, laddove, secondo le stime dell’Inail, sono oltre mille i morti nei luoghi di lavoro ogni anno, il precariato è assai diffuso, il caporalato è ancora vivo e vegeto, le collaborazioni autonome fittizie prosperano, la gig economy impera: insomma siamo di fronte ad un crescente e nuovo lavoro povero. Non solo la società, ma anche il lavoro è diventato ‘liquido’, cioè privo di certezze e con ciò ci si é allontanati dall’idea costituzionale di lavoro e questa é e rimane questione democratica”. 

    “Oltre la frammentazione – ha chiarito Antonino Alessi presidente dell’Ordine dei consulenti di Palermo – significa ricostruire un’idea di lavoro che rimetta al centro la persona, la stabilità e la qualità dell’occupazione. Servono soluzioni pratiche: salari equi, formazione continua, tutele per i lavoratori più fragili e un dialogo concreto tra istituzioni, imprese e comunità. Un lavoro dignitoso non è solo una questione economica, ma il fondamento della coesione sociale e della fiducia nel futuro. Sul tema di oggi sicuramente ci sono tante criticità da affrontare, ma noi consulenti del lavoro siamo abituati a trovare le soluzioni anche a criticità impossibili. Quindi sulla frammentazione si deve iniziare dal mettere la persona al centro, quindi un’attività umano-centrica, un’attività che volga alla formazione, a un contesto di prestazione lavorativa che dia dignità al lavoratore non solo in termini economici, bensì in termini di riconoscimento e valorizzazione della persona stessa. Quindi puntare alla formazione è fondamentale, attraverso questo si possono combattere precarietà dando delle regole certe”. 

    Andrea Rapacciuolo, ispettore del lavoro ed esperto di diritto del lavoro, precisando di parlare a titolo esclusivamente personale ha chiarito che “il contratto a termine costituisce da sempre una leva di flessibilità di impiego per le nostre imprese che la utilizzano in tutte quelle situazioni dove la necessità lavorativa aggiuntiva si palesa già per sua natura temporanea: a titolo esemplificativo sostituzione maternità, stagionalità, picchi di produzione. La nostra legislazione fa in modo che la natura dell’accordo a termine non venga tradita dall’impresa mettendo dei limiti che consentono di evitare una pericolosa precarizzazione , nociva non solo per il singolo ma soprattutto per lo sviluppo sociale di tutta la collettività”. 

     

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    economia

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  • Consigliera Lega evoca i fatti di Modena al comizio Pd, sospesa dal partito. Meloni: “Solidarietà a Schlein”

    Consigliera Lega evoca i fatti di Modena al comizio Pd, sospesa dal partito. Meloni: “Solidarietà a Schlein”

    (Adnkronos) –
    Per attaccare Elly Schlein una consigliera della Lega si è augurata che potesse ripetersi un episodio simile a quello avvenuto a Modena pochi giorni fa, quando diverse persone sono state investite dall’auto guidata da El Koudri. Parole che la consigliera Debora Piazza ha pubblicato in un commento su Facebook e che non sono passate inosservate. 

    Sia la premier Giorgia Meloni sia la Lega hanno subito condannato le parole di Piazza ed espresso solidarietà a Schlein. Il partito ha anche sospeso la consigliera. “Come Lega Lombarda e Lega lecchese prendiamo totalmente le distanze, in maniera netta e inequivocabile, dalle inaccettabili e assurde frasi scritte in un commento sui social da Debora Piazza, che abbiamo già provveduto immediatamente a sospendere da ogni nostra carica interna e per cui valutiamo ulteriori provvedimenti disciplinari, da assumere nelle sedi competenti. Naturalmente esprimiamo la nostra solidarietà a Elly Schlein per quanto accaduto”, spiegano il segretario regionale della Lega Lombarda e capogruppo del Carroccio in Senato, Massimiliano Romeo, e il segretario provinciale leghista di Lecco, Daniele Butti. 

    In una nota la presidente del Consiglio ha espresso la sua “solidarietà a Elly Schlein per il gravissimo commento con cui un’esponente locale della Lega a Lecco ha evocato la strage di Modena riferendosi al comizio a Lecco della segretaria Pd. Sono parole inaccettabili, che superano ogni limite e che non possono trovare alcuna giustificazione nel confronto politico”. “La Lega – prosegue Giorgia Meloni – ha fatto bene a intervenire immediatamente, sospendendo la responsabile dai suoi incarichi. È stata una decisione giusta, netta e senza ambiguità. La violenza, anche solo evocata, non può mai diventare linguaggio politico. Su questo non devono esistere esitazioni”. 

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  • Chi corre troppo è più a rischio? Lo studio su runner e cancro al colon

    Chi corre troppo è più a rischio? Lo studio su runner e cancro al colon

    (Adnkronos) –
    C’è un collegamento tra la maratona e il cancro al colon? E’ la domanda che si è posto un oncologo, Timothy Simmons, che ha sviluppato uno studio ad hoc dopo aver preso in cura 3 pazienti giovani nel 2019. Nell’arco di 6 mesi, come scrive il Washington Post, al medico si sono rivolti 2 trentenni e un quarantenne: nessuno presentava fattori di rischio, ma tutti erano “runner estremamente prolifici”, spiega il co-direttore del programma per i tumori gastrointestinali all’Inova Schar Cancer Center di Fairfax, in Virginia. I 3 pazienti partecipavano regolarmente a ultramaratone da 160 km, maratone e mezze maratone nel corso di un anno. Simmons e i suoi colleghi, quindi, hanno reclutato 94 ultramaratoneti di età compresa tra 35 e 50 anni e hanno illustrato il lavoro in uno studio appena pubblicato online su Cancer Epidemiology. 

    Ognuno, tra i soggetti coinvolti, aveva portato a termine almeno 5 maratone e 2 ultramaratone: tutti si sono sottoposti a colonscopia con risultati “piuttosto sorprendenti”. Quasi la metà dei corridori presentava polipi. Alcuni di questi polipi potrebbero trasformarsi in cancro, ha spiegato Cannon, sebbene in moti casi questo non accada. Il 15% dei runner presentava adenomi di grandi dimensioni e in stadio avanzato, “che rappresentano una fase molto più avanzata del percorso verso il cancro”, ha aggiunto. Nessuno dei soggetti monitorati aveva un tumore al colon. 

    Il numero di adenomi, soprattutto polipi avanzati, era molto più alto di quello che si osserva normalmente nelle colonscopie di screening effettuate su soggetti adulti di circa 40 anni. “Sembra esserci qualcosa di potenzialmente rilevante” negli ultramaratoneti, ha affermato Cannon. Lo studio non è passato inosservato nella comunità scientifica e nemmeno nell’ambiente degli ultrarunner. “È uno studio estremamente interessante”, ha affermato Amy S. Oxentenko, gastroenterologa presso la Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, maratoneta ed ex presidente dell’American College of Gastroenterology. “Si tratta” però “di uno studio molto piccolo e i risultati sono, nella migliore delle ipotesi, preliminari. I corridori non devono farsi prendere dal panico. C’è ancora molto da capire”, ha detto. 

    E’ noto che la corsa e altre forme di esercizio fisico riducano il rischio di sviluppare il cancro al colon e altri tipi di tumore. L’esercizio rotegge anche dalla recidiva del cancro al colon, secondo uno studio del 2025. I pazienti sopravvissuti al cancro al colon che hanno completato un programma strutturato di tre anni – con sessioni di camminata veloce e allenamenti simili – avevano il 37% di probabilità in meno di morire a causa di una successiva recidiva rispetto a chi non si era allenato dopo aver sconfitto la malattia. 

     

    Il professor Cannon, però, ha evidenziato la specificità dello sforzo richiesto all’organismo in un’ultramaratona. Il training e le gare richiedono un impegno prolungato, “il corpo inizia a deviare il sangue dall’intestino”, ha detto Cannon, indirizzandolo invece verso i muscoli che lavorano in altre parti del corpo, soprattutto nelle gambe. Private di sangue e ossigeno, le cellule dell’intestino possono ‘soffrire’, mentre la mucosa intestinale può diventare permeabile. Questo, secondo il medico, può produrre infiammazione e irritazione intestinale. Molti maratoneti e ultramaratoneti, riporta il Washington Post, riferiscono nausea, vomito, crampi, diarrea o sanguinamento rettale durante e dopo lunghe sessioni di allenamento e gare, ha affermato Cannon. Quindi, durante la successiva riparazione dei tessuti, le cellule dell’intestino possono iniziare a replicarsi rapidamente, aumentando le probabilità di mutazioni e, in futuro, di possibili polipi. 

    Tutti questi effetti, replicati in ogni allenamento estenuante e in ogni competizione, forniscono “un meccanismo potenziale piuttosto chiaro” che potrebbe spiegare come la corsa estrema, in teoria, contribuirebbe secondo Cannon ad aumentare il rischio di polipi e cancro al colon. “Credo che ci sia un segnale qui”, ha aggiunto. “E merita attenzione”. 

    L’oncologo e i suoi colleghi sono nelle fasi iniziali della pianificazione di uno studio di follow-up molto più ampio. Si punta a reclutare 300 ultramaratoneti e un gruppo di controllo di dimensioni simili. La ricerca prenderà in considerazione altri fattori (sesso, alimentazione, microbiota intestinale) per comprendere le interazioni tra i vari elementi e gli effetti sulla salute intestinale. I ricercatori vorrebbero anche studiare triatleti e ciclisti, per capire se sia la corsa estrema in sé, o uno sforzo fisico estremo di qualsiasi tipo, a predisporre alla formazione di polipi. 

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