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  • E’ morto Carlo Petrini, addio al fondatore di Slow Food: aveva 76 anni

    E’ morto Carlo Petrini, addio al fondatore di Slow Food: aveva 76 anni

    (Adnkronos) – Nella tarda serata di giovedì 21 maggio, è morto a 76 anni Carlo Petrini. Il decesso nella casa di Bra, in provincia di Cuneo. Gastronomo, giornalista, scrittore e promotore di un sistema alimentare sostenibile e giusto, Petrini era il fondatore di Slow Food. 

    “Dalla sua grande capacità di visione e dall’amore per il bene comune, per le relazioni tra gli esseri umani, per la natura e la biodiversità sono nati Slow Food (1986), la rete internazionale di Terra Madre e l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (2004). È stato, inoltre, co-fondatore delle Comunità Laudato si’ (2017), ispirate all’enciclica di Papa Francesco”, ricorda Slow Food sul suo sito web. 

    “‘Chi semina utopia, raccoglie realtà’, amava dire Carlo Petrini che sintetizzava così la sua vita, convinto che sogni e visioni, quando sono belli, giusti, capaci di coinvolgere e vissuti con convinzione e passione, possono essere realizzabili. Sapeva sognare e divertirsi, costruire e ispirare, verso un concreto riscatto sociale, lavorando con le persone, i giovani in particolare, auspicando fraternità, intelligenza affettiva e austera anarchia”, si legge ancora. 

    “La sua energia, la sua straordinaria empatia, la sua voglia di fare, il suo esempio di vita saranno la forza che guiderà tutti noi”, il saluto. 

    Carlo Petrini, Carlin per tutti, era nato nel 1949 nella città di Bra. Era il 26 luglio del 1986 quando nasceva Arcigola (in seguito Slow Food Italia), esperienza che ben presto si diffuse in tutta la penisola e anche all’estero, tant’è che il 9 dicembre 1989, a Parigi, il Manifesto Slow Food fu firmato da oltre venti delegazioni provenienti da tutto il mondo e Petrini fu eletto presidente, carica che ha ricoperto fino al 2022. 

    Grazie alla sua visione lungimirante, Petrini ha svolto un ruolo decisivo nello sviluppo di Slow Food, ideando e promuovendo i suoi progetti, oggi di grande visibilità internazionale. Tra i suoi numerosi traguardi figura la creazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Bra), la prima istituzione accademica al mondo a offrire un approccio interdisciplinare agli studi sul cibo, che farà da apripista a esperienze simili in altri atenei. Con l’ideazione dell’Università di Pollenzo, dopo aver assegnato al cibo valenza politica, Petrini gli ha attribuito un ruolo sempre più di rilievo all’interno del mondo accademico. Anche questo è stato un percorso visionario e pragmatico, culminato nel 2017 quando lo Stato italiano ha istituito la Classe di Laurea in Scienze Gastronomiche, aprendo la strada alla legittimazione accademica — e non solo — della figura del gastronomo: un professionista che studia il cibo attraverso i suoi processi culturali, storici, socio-economici e ambientali. Dalla sua fondazione, l’Ateneo di Pollenzo ha formato circa 4000 gastronome e gastronomi provenienti da 100 Stati. Petrini è stato l’ideatore di Terra Madre nel 2004, una rete internazionale di comunità del cibo che riunisce piccoli produttori agricoli, pescatori, artigiani, cuochi, giovani, accademici ed esperti. Terra Madre è da allora il cuore pulsante di Slow Food, consentendo al movimento di diffondersi in oltre 160 Paesi; rappresenta una globalizzazione positiva e dà voce a chi rifiuta di arrendersi a un approccio industriale all’agricoltura e all’omologazione delle culture alimentari. Inoltre, insieme a Mons. Domenico Pompili, attualmente Vescovo di Verona, nel 2017 ha fondato le Comunità Laudato Si’, una rete di circa 80 realtà territoriali che, raccogliendo persone di ogni fede, accomunate dall’amore per la nostra casa comune, operano in piena sintonia con il messaggio dell’omonima Enciclica di Papa Francesco. Un esempio concreto di conversione in grado di innescare la transizione ecologica partendo dal basso. 

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  • Ebola in Congo, Bassetti: “Italia ripescata ai Mondiali sarebbe triste, vanno conquistati sul campo”

    (Adnkronos) – Sui Mondiali di calcio piomba l’emergenza Ebola, che dilaga nella
    Repubblica democratica del Congo. A causa del focolaio che cresce ogni giorno, la Federazione calcistica congolese ha dovuto cancellare il ritiro di Kinshasa per trasferirlo in Belgio. Qui la nazionale africana preparerà le sfide del Gruppo K contro Portogallo, Colombia e Uzbekista. L’Italia potrebbe avere un’altra clamorosa chance di ripescaggio per i Mondiali 2026 in Canada, Messico e Stati Uniti? “Non so se Ebola permetterà all’Italia di partecipare ai Mondiali, certamente l’epidemia è molto più grande di quello che si sta vedendo. Chi vive in quelle aree parla di numeri più grandi di quelli ufficiali rispetto ai contagi dell’Ebola -Bundibugyo. E’ una epidemia partita con il botto rispetto al 2014-2016”, dice all’Adnkronos Salute l’infettivologo Matteo Bassetti. 

    “Si dovrà fare la quarantena per chi arriva in Usa dalle zone a rischio Ebola in Africa, questo è sicuro. Ma non credo – aggiunge – che Bundibugyo permetterà all’Italia di partecipare ai Mondiali e sarebbe davvero triste che un problema infettivo consentisse alla Nazionale di partecipare. I Mondiali si devono conquistare sul campo, l’Ebola – chiosa il direttore Malattie infettive dell’ospedale policlinico San Martino di Genova – non può essere il dodicesimo giocatore non può giocare per l’Italia. Sarebbe un errore”.  

     

     

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    cronaca

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  • Giro d’Italia, oggi tredicesima tappa: orario, percorso e dove vederla

    Giro d’Italia, oggi tredicesima tappa: orario, percorso e dove vederla

    (Adnkronos) – Torna il Giro d’Italia con la tredicesima tappa. Oggi, venerdì 22 maggio, si corre la frazione 13 della Corsa Rosa: la carovana dovrà affrontare i 189 chilometri della Alessandria-Verbania, tutti in Piemonte. Un percorso che si chiuderà in casa dell’azzurro Filippo Ganna, che ha già dichiarato di voler puntare al successo. In maglia rosa c’è sempre il portoghese Afonso Eulalio. Ecco orario, percorso e dove vedere la tappa 13 del Giro d’Italia 2026.  

    Con la tappa di oggi, venerdì 22 maggio, si chiudono le prime due settimane del Giro d’Italia. La Alessandria-Verbania sarà una tappa tranquilla, molto pianeggiante, con un paio di Gpm negli ultimi 25 km (Bieno, di quarta categoria, e Ungiasca, di terza), che potrebbero favorire gli attaccanti nella parte finale.  

    La partenza della 13esima tappa del Giro d’Italia 2026 è prevista alle ore 12:40, con l’arrivo che è invece in programma per le 17.01-17-25. La gara si potrà seguire in diretta televisiva, in chiaro, sui canali Rai e su quelli Eurosport. In streaming, la corsa sarà disponibile su RaiPlay, Hbo MAX., Dazn, Discovery+ e Prime Video Channels. 

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  • Formula 1 Gp Canada, oggi libere e qualifiche sprint: orario e dove vederle

    Formula 1 Gp Canada, oggi libere e qualifiche sprint: orario e dove vederle

    (Adnkronos) – Torna la Formula 1 con il Gran Premio del Canada. Dalle prime libere e le qualifiche sprint di oggi, venerdì 22 maggio, alla gara di domenica 24 maggio si corre il Gp di Montreal, quinto appuntamento del Mondiale. Si riparte dal dominio del pilota italiano della Mercedes Andrea Kimi Antonelli, che viene dai tre successi di fila centrati in Cina, Giappone e a Miami. Ecco orario, programma e dove vedere le prime sessioni di libere del Gp nordamericano. 

    Ecco il programma del Gp di Montreal oggi, venerdì 22 maggio: 

    18:30-19:30 – F1 Prove Libere 

    22:30-23:15 – F1 Qualifiche Sprint 

    Il Gp di Montreal verrà trasmesso in diretta su Sky Sport F1 e in streaming su Sky Go e Now. Gli appuntamenti del Gran Premio del Canada saranno visibili anche su TV8, con la Sprint e le qualifiche di sabato in diretta. Anche la gara di domenica (partenza alle 22 ora italiana) sarà in chiaro su TV8, ma in differita (alle ore 23:30). 

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    sport

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  • Congo, epidemia Ebola mette a rischio i Mondiali: perché l’Italia ha chance di ripescaggio

    Congo, epidemia Ebola mette a rischio i Mondiali: perché l’Italia ha chance di ripescaggio

    (Adnkronos) –
    Italia ripescata ai Mondiali 2026? Gli azzurri potrebbero avere un’altra speranza di partecipare alla Coppa del Mondo in Canada, Messico e Stati Uniti. Non c’entra la guerra in Iran, ma l’emergenza sanitaria legata all’epidemia di Ebola che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo. Cos’è successo fino a oggi, venerdì 22 maggio, e perché la questione riguarda anche i Mondiali e la Nazionale? Tutto parte dalla decisione della federazione congolese, che ha dovuto cancellare il ritiro di Kinshasa per trasferirlo in Belgio. Qui la nazionale africana preparerà le sfide del Gruppo K contro Portogallo, Colombia e Uzbekistan. 

    Nel Paese, la situazione Ebola preoccupa e non poco, come chiarito all’Adnkronos Salute da Chiara Montaldo, responsabile medica di Medici senza frontiere (Msf) Italia, specialista in malattie infettive: “Riassumerei i fattori di preoccupazione in tre grandi categorie. La prima è rappresentata dai numeri e dall’estensione, perché siamo solo all’inizio e già i casi, per un’epidemia di Ebola, sono tanti. La dichiarazione dell’epidemia c’è stata quando eravamo già a 200 casi. Si consideri che l’ultima epidemia prima di questa ha avuto un totale di 64 casi quando è stata dichiarata”. Poi c’è il contesto, “perché nel Nord Est del Congo c’è un conflitto cronico e, come tutti i conflitti, oltre ai danni diretti determina anche una maggior difficoltà di accesso alla salute”. 

    E ancora: “Questo nuovo virus Bundibugyo – ricorda l’esperta – è molto più raro. E’ solo la terza epidemia che causa e le precedenti avevano colpito un numero molto basso di persone. Per tutto questo abbiamo imparato poco su questo virus”. 

    Anche per questi motivi, in vista dei Mondiali, gli Stati Uniti hanno già introdotto restrizioni temporanee all’ingresso per chi ha soggiornato nelle zone a rischio, mentre in Messico il ministro della Salute ha emesso un’allerta epidemiologica in vista della gara di Zapopan, nei pressi di Guadalajara, tra Congo e Colombia, con quarantena di 21 giorni per i calciatori africani e divieto d’ingresso per i loro tifosi. La nazionale del Congo potrà comunque contare su 26 convocati: tutti giocano all’estero (tra loro ci sono gli “inglesi” Tuanzebe, Sadiki, Wan-Bissaka e Wissa) e non sono rientrati in patria di recente. Se la situazione dovesse farsi più seria, potrebbe ovviamente impedire alla nazionale di partecipare ai Mondiali, aprendo di fatto nuovi scenari per un possibile ripescaggio. 

    Com’è al momento la situazione Ebola in Congo? “Nell’Ituri, le autorità sanitarie hanno registrato più di 500 casi sospetti di Ebola, ma è chiaro che nella comunità ce ne sono sicuramente molti di più” ha spiegato Florent Uzzeni, coordinatore delle emergenze di Medici Senza Frontiere (Msf) nell’Ituri, in Repubblica Democratica del Congo (Rdc). 

    “Le strutture di isolamento sono piene, per cui le persone non possono recarsi negli ospedali per ricevere cure. E’ troppo presto per stimare la portata di questa epidemia – afferma -. La priorità, in questo momento, è proteggere la popolazione, gli operatori sanitari e i pazienti, che si tratti di casi di Ebola o che abbiano bisogno di cure per altre patologie”. 

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  • Roma vede la Champions, “con Dybala si può fare”: il verdetto degli ex giallorossi

    Roma vede la Champions, “con Dybala si può fare”: il verdetto degli ex giallorossi

    (Adnkronos) –
    La Roma di Gian Piero Gasperini è a 90′ minuti dal possibile ritorno in Champions League. L’ultima volta che i giallorossi hanno giocato la Coppa dalle grandi orecchie è stata la stagione 2018/2019 e ora può interrompere un digiuno lungo sette anni. Una qualificazione che permetterebbe ai Friedkin di incassare oltre 40 milioni di euro, soldi utili per le casse del club. Domenica a Verona Malen e compagni non possono sbagliare. Ne sono convinti quattro ex romanisti interpellati dall’Adnkronos: Marco Amelia, Diego Perotti, Alessio Cerci e Vincent Candela che hanno parlato di presente e futuro con il desiderio di vedere ancora calcare il prato dello stadio Olimpico, Paulo Dybala. 

    “La Roma ha espresso un buon calcio ma può fare meglio. Per il gioco di Gasperini sono molto importanti gli esterni d’attacco e spero ci porti qualcuno che salta l’uomo, per esprimere meglio il suo gioco. Gasperini porta la palla negli ultimi 30 metri e poi c’è bisogno di spunto e tecnica per fare gol. Dybala? Io spero rimanga, perché domenica scorsa sono stato allo stadio e quando ha la palla lui, accende la luce. Dybala è il fuoriclasse della Roma e anche se ha problemi fisici, meglio 10 partite con Dybala che 40 con altri giocatori”, ha detto Alessio Cerci. “El Shaarawy? Di Stephan si può parlare solamente bene, io l’ho avuto al Milan come compagno di squadra, è un ragazzo straordinario, umile, mai una parola fuori posto sempre con l’atteggiamento giusto, e bisogna ripartire da questi profili, perché il calcio ha bisogno di giocatori e uomini come lui. Si vedono ora ragazzini poco umili e poi da 12 anni non andiamo al Mondiale. Mancini e Cristante? Sono due ragazzi, due calciatori da cui ripartire. Danno sempre tutto in campo, lo hanno dimostrato anche quest’anno, poi decideranno il tecnico e la società”, ha aggiunto l’ex attaccante giallorosso che sulla corsa Champions è convinto: “è tutta nelle nostre mani, io credo che in Champions, oltre a Inter e Napoli, andranno Roma e Milan, hanno due partite abbordabili, non credo che si lasceranno sfuggire una opportunità così grande, le motivazioni sono diverse, quindi si va a Verona a vincere”.  

    Dello stesso avviso anche Diego Perotti. “Sicuramente la Roma deve partire l’anno prossimo da Gasperini e da giocatori che ho ritenuto sempre fortissimi, come Dybala e Soulè su tutti ma anche Svilar, Cristante, Pellegrini, Mancini, Ndika, Malen. Per me la Roma è una squadra solida che ha fatto un po’ di fatica all’inizio della stagioe ma con il cambio di allenatore queste cose succedono, ma se ad un allenatore come Gasperini gli dai sostegno, con la tifoseria che ha alle spalle, per me la Roma può ambire a molto di più della qualificazione alla Champions. Se Dybala dovrebbe rimanere? Dipendesse da me gli farei il contratto subito”, ha aggiunto netto l’argentino. 

    Anche l’ex portiere Marco Amelia ha visto una buona squadra. “La Roma la vedo bene, è stata molto brava a rimanere li e sfruttare i passi falsi delle altre squadre. La Juventus nell’ultima partita ha buttato via gran parte della qualificazione in Champions, ma la Roma sta costruendo un percorso”. 

    Una buona squadra quella di Gasperini anche per Vincent Candela. “E’ andata bene nella prima parte del campionato, poi tanti giocatori si sono fatti male, ma abbiamo resistito e siamo rimasti in alto, poi è arrivato anche Malen, che è un fenomeno, e sta facendo benissimo. Ora dipenderà da noi, da mister Gasperini e dai giocatori, perchè siamo passati davanti alla Juventus e al Como e manca ora solo una partita. Quindi andiamo a Verona dove dobbiamo vincere per conquistare la Champions League dopo 7 anni. Comunque i complimenti vanno già fatti perchè questo non era un campionato semplice”. 

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  • Quando si gioca Sinner-Tabur al Roland Garros? Data e orario del debutto di Jannik

    Quando si gioca Sinner-Tabur al Roland Garros? Data e orario del debutto di Jannik

    (Adnkronos) –
    Jannik Sinner debutterà contro il francese Clement Tabur al primo turno del Roland Garros 2026, in programma a Parigi dal 24 maggio al 7 giugno. Lo ha stabilito il sorteggio del tabellone del singolare maschile effettuato ieri, giovedì 21 maggio. L’azzurro, numero 1 del mondo, è reduce da 5 Masters 1000 vinti consecutivamente nella stagione in corso (Indian Wells, Miami, Montecarlo, Madrid e Roma). Al Roland Garros, un anno fa, Sinner era stato sconfitto in finale dallo spagnolo Carlos Alcaraz, al momento ai box per infortunio. 

    Ma quando tornerà in campo Jannik Sinner per il suo esordio stagionale al Roland Garros 2026? Il fuoriclasse azzurro, reduce dal trionfo agli Internazionali di Roma, scenderà in campo tra lunedì 25 maggio e martedì 26 maggio per giocare il primo turno dello Slam francese. L’orario è ancora da definire. 

     

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  • Ebola, il report e l’allarme: “I casi reali potrebbero essere il doppio”

    Ebola, il report e l’allarme: “I casi reali potrebbero essere il doppio”

    (Adnkronos) – L’entità dell’epidemia di Ebola in corso nella Repubblica democratica del Congo, causata dal virus Bundibugyo, potrebbe essere maggiore di quanto suggeriscono attualmente le cifre diffuse. I dati ufficiali non descriverebbero la complessità del fenomeno, che potrebbe essere ancora ‘sommerso’ almeno in parte. È quanto suggerisce un rapporto pubblicato da ricercatori dell’Imperial College London, in collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità e le autorità sanitarie regionali.  

    Al 16 maggio 2026, nel Paese si registravano già 336 casi sospetti e 88 decessi, con contagi confermati identificati nella provincia di Ituri e 2 ulteriori casi rilevati a Kampala, in Uganda, riguardanti persone che avevano viaggiato dalla regione colpita. Ma gli esperti hanno usato due modelli indipendenti che hanno portato a stime comprese approssimativamente tra 400 e 800, con la possibilità che il totale attuale superi già i mille casi, si legge nella nota.  

    “Le nostre analisi suggeriscono che il numero reale potrebbe essere sostanzialmente superiore a quello confermato finora. E questo sottolinea l’urgente necessità di una sorveglianza e di una risposta rapide e coordinate in tutta la regione – ha evidenziato Anne Cori, professoressa associata di modellistica delle malattie infettive -. L’incertezza che circonda le nostre stime evidenzia inoltre l’importanza di raccogliere informazioni più dettagliate sui casi, sia retrospettivamente che prospetticamente, per migliorare la nostra comprensione della situazione e consentire una risposta più efficace”. Nonostante l’incertezza evidenziata nel rapporto, gli autori sono in ogni caso abbastanza certi che vi sia “una sostanziale sottostima dei casi” e “un potenziale di trasmissione più ampia”.  

    Il primo metodo utilizzato per produrre le stime si è basato su dati sulla diffusione geografica e sui movimenti della popolazione, analizzando il numero di casi esportati nel vicino Uganda per stimare il numero totale di infezioni nella popolazione di origine. La seconda tecnica ha utilizzato un approccio di retrocalcolo, prendendo gli 88 decessi segnalati e applicando dati storici sul tempo intercorso tra l’insorgenza dei sintomi e il decesso, nonché i tassi di mortalità tipici delle epidemie precedenti. I risultati, ha rimarcato Ruth McCabe, ricercatrice Oms presso l’Imperial College di Londra, “forniscono spunti importanti e tempestivi a supporto della risposta di sanità pubblica a questa epidemia. Sottolineano la necessità di una risposta operativa efficace e mirata, nonché di un supporto per l’attuazione e il rafforzamento degli interventi man mano che la situazione evolve”. 

     

    I riflettori, nelle ultime ore, sono accesi in particolare sulla Repubblica democratica del Congo. “Questa epidemia di Ebola è estremamente preoccupante. Durante il fine settimana, sono arrivati casi sospetti all’ospedale di Salama” a Bunia dove “abbiamo un progetto chirurgico”, ma nella struttura “non abbiamo un reparto di isolamento. Il team li ha identificati come casi sospetti e li ha inviati all’ospedale di Bunia”, E’ la testimonianza di Trish Newport, responsabile del programma di emergenza di Medici senza frontiere. 

    “L’ospedale di Bunia li ha rimandati indietro dicendo: ‘Il nostro reparto di isolamento è pieno di casi sospetti. Non abbiamo spazio per loro’”. Allora “Il team ha contattato altre strutture sanitarie per verificare se avessero reparti di isolamento. Ogni struttura sanitaria che hanno contattato ha risposto: ‘Siamo pieni di casi sospetti. Non abbiamo più spazio’”, la sintesi che descrive il quadro. “Questo dà un’idea di quanto sia folle la situazione in questo momento”.  

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  • Dalla frana di Niscemi al taglio delle accise, le misure oggi sul tavolo del Cdm

    Dalla frana di Niscemi al taglio delle accise, le misure oggi sul tavolo del Cdm

    (Adnkronos) – Un pacchetto di misure approda oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri. La riunione, non ancora ufficialmente convocata, dovrebbe tenersi alle 19 e affrontare dall’energia ai ristori per l’autotrasporto, fino agli interventi per l’emergenza frana di Niscemi.  

     

    Tra i dossier più urgenti c’è quello relativo alle accise sui carburanti. Il taglio attualmente in vigore scade infatti oggi: al momento lo sconto vale 24,4 centesimi al litro sul diesel e 6,1 centesimi sulla benzina. Il governo è al lavoro per individuare nuove coperture che consentano di prorogare la misura ed evitare ulteriori rincari alla pompa: senza un nuovo intervento, infatti, la benzina potrebbe tornare ad avvicinarsi ai 2 euro al litro, mentre il diesel rischierebbe di superare quota 2,20 euro.  

    Nel decreto, ha annunciato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, “ci saranno interventi a sostegno dell’autotrasporto, del trasporto pubblico locale, cerchiamo di prolungare fino alla prima settimana di giugno gli interventi sul taglio delle accise” e “di intervenire sull’ex Ilva di Taranto”. Il titolare del Mef lo ha definito “un provvedimento tampone” nella speranza che si sblocchi il negoziato con la Ue.  

     

    Sul fronte dell’autotrasporto, oggi pomeriggio è previsto un confronto diretto tra l’esecutivo e le rappresentanze del settore. L’incontro si terrà alle 16.45 a Palazzo Chigi, convocato dalla Presidenza del Consiglio. Alla riunione parteciperà una delegazione governativa guidata dalla premier Giorgia Meloni, con il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, il ministro dell’Economia Giorgetti, il viceministro Edoardo Rixi e il consigliere Stefano Caldoro.  

    Sul tavolo ci saranno le richieste del comparto, che da settimane sollecita misure per compensare l’aumento dei costi energetici e garantire sostegno alle imprese del trasporto merci. “I rischi di un aumento” dei carburanti “ci sono, adesso anche come governo cercheremo di intervenire domani in Cdm dopo aver ascoltato gli autotrasportatori che sono una parte importante di coloro che subiscono e stanno subendo un danno forte a causa della chiusura di Hormuz” ha affermato oggi il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. 

     

    Un capitolo centrale del Cdm riguarderà poi Niscemi, la città siciliana colpita dalla frana del 25 gennaio scorso, dove ieri Meloni si è recata per la terza volta dall’inizio dell’emergenza. La premier ha annunciato l’arrivo di un doppio programma da complessivi 150 milioni di euro. “Noi domani abbiamo un altro Consiglio dei ministri in cui vorremmo licenziare due programmi, ciascuno del valore di 75 milioni di euro, per un totale quindi di 150 milioni”, ha dichiarato Meloni durante la riunione operativa in municipio. 

    “Il primo programma riguarda la messa in sicurezza del territorio”. Il secondo intervento sarà invece destinato ai proprietari degli immobili distrutti o sgomberati. I contributi – ha anticipato la premier – potranno essere utilizzati per acquistare una nuova abitazione, comprare un’area edificabile oppure ristrutturare altri immobili già disponibili tra Niscemi e i comuni limitrofi. Lo stanziamento previsto è di 75 milioni di euro, mentre la stima attuale dei contributi necessari “è di poco più di 50 milioni di euro”. 

    Meloni ha inoltre ricordato che il governo aveva già approvato a febbraio un decreto poi convertito in legge dal Parlamento ad aprile per finanziare gli interventi urgenti. Durante la visita a Niscemi, accompagnata dal capo della Protezione civile Fabio Ciciliano, la presidente del Consiglio ha sottolineato anche “la complessità tecnica e geologica enorme” dell’emergenza e la necessità di proseguire il lavoro sugli interventi di recupero e assistenza alle famiglie coinvolte. “Non c’è niente che dobbiamo dare per scontato” e “c’è ancora molto da fare”, ha detto la premier. 

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  • Iran, Trump e Putin: il ‘triangolo’ per l’uranio, il nodo e le proposte

    Iran, Trump e Putin: il ‘triangolo’ per l’uranio, il nodo e le proposte

    (Adnkronos) –
    Donald Trump vuole l’uranio dell’Iran, Teheran non intende cederlo, Vladimir Putin si offre come mediatore. Il complicato dialogo tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra ruota attorno ai 400 chili di uranio, arricchito al 60%, che la Repubblica islamica ha prodotto nel suo programma nucleare. Il materiale è nel sottosuolo, presumibilmente in un sito colpito dai raid americani: “Possiamo recuperarlo solo noi o la Cina”, ha detto e ripetuto Trump. Il presidente degli Stati Uniti, nelle sue dichiarazioni quotidiane, delinea un copione ormai abituale. “L’Iran non avrà mai armi atomiche. Prenderemo l’uranio, anche se non ci serve e non lo vogliamo. Probabilmente lo distruggeremo”, la linea di Trump. Nel dialogo portato avanti con la mediazione del Pakistan, gli Usa hanno chiesto uno stop prolungato al programma nucleare: il semaforo rosso dovrebbe durare 15 o 20 anni. Teheran spinge per una scadenza più ravvicinata, proponendo – a quanto pare – passi indietri nel procedimento di arricchimento. 

    L’uranio, secondo la Guida suprema Mojtaba Khamenei, deve restare in Iran e non essere mandato all’estero. La direttiva emessa da Khamenei, riportata dalla Reuters e rilanciata dai media israeliani, tende a irrigidire la posizione di Teheran su uno dei punti chiave delle trattative.  

    Funzionari israeliani hanno spiegato che Trump ha garantito al premier Benjamin Netanyahu che le scorte saranno portate fuori dall’Iran e che qualsiasi accordo di pace dovrà includere una clausola a riguardo. Il sito di Ynet, in particolare, sottolinea che i funzionari iraniani ritengono che la rimozione dell’uranio arricchito renderebbe il paese più vulnerabile in caso di futuri attacchi da parte degli Stati Uniti o di Israele. In questo quadro, prova a inserirsi la Russia. Il presidente Vladimir Putin ha discusso del conflitto con l’Iran con il presidente cinese Xi Jinping durante la sua visita in Cina, condividendo la possibilità di trasportare e stoccare in Russia l’uranio arricchito iraniano. Un’ipotesi che, al momento, non viene presa in considerazione dagli Usa e, a quanto pare, nemmeno dall’Iran. 

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