Categoria: Ultim’ora

  • Ricerca, Cagnazzo (Gidm): “Con Clinical Trial Unit migliorano dati e presenza pazienti”

    Ricerca, Cagnazzo (Gidm): “Con Clinical Trial Unit migliorano dati e presenza pazienti”

    (Adnkronos) – “Il valore aggiunto delle Clinical trial unit risiede nell’incremento delle performance del centro di ricerca: aumenta la possibilità e la capacità di includere i pazienti, migliora la qualità dei dati e cresce il rispetto dei requisiti regolatori richiesti”. Lo ha detto Celeste Cagnazzo, presidente di Gidm – Gruppo italiano data manager e coordinatori di ricerca clinica, in occasione della Giornata internazionale degli studi clinici, che si celebra oggi, 20 maggio, ed è promossa dalle società scientifiche Afi (Associazione farmaceutici industria), Fadoi (Federazione delle associazioni dirigenti ospedalieri internisti), Simef (Società italiana medicina farmaceutica) e dalla stessa Gidm, con il supporto di Roche, nell’ambito della campagna RIcerca Circolare.  

    Cosa sono nello specifico le Clinical trial unit ? Le Ctu sono team multidisciplinari che affiancano il clinico, assicurando tutte quelle attività non mediche – giuridiche, amministrative, informatiche, di data entry – necessarie per migliorare la qualità degli studi – spiega la presidente di Gidm -Non esiste un modello unico a cui ispirarsi, ma sicuramente quello che dobbiamo imparare dall’estero è che la ricerca deve essere un lavoro ben inquadrato e valorizzato. Quando riusciremo a stabilizzare infrastrutture come queste tutto cambierà, e l’Italia potrà essere davvero competitiva”. 

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    cronaca

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  • Ricerca, Cavallaro (Accademia Eupati): “Paziente protagonista degli studi clinici”

    Ricerca, Cavallaro (Accademia Eupati): “Paziente protagonista degli studi clinici”

    (Adnkronos) – “In passato il paziente era semplicemente l’oggetto dello studio, quindi un soggetto passivo. Oggi, invece, riveste un ruolo da protagonista: è coinvolto, partecipa, è parte integrante del processo e influenza l’intero ciclo di vita della ricerca clinica, migliorandone la qualità e accorciandone i tempi. Come lo fa? Innanzitutto attraverso l’informazione, che può avvenire anche partecipando alla vita delle associazioni che rappresentano le varie patologie. In secondo luogo, attraverso la partecipazione diretta agli studi clinici. Partecipare significa condividere i dati e collaborare alla progettazione stessa dei trial di sperimentazione, facendo emergere fin dall’inizio i bisogni reali del paziente e della patologia che lo riguarda”. Così Daniela Cavallaro, paziente esperto dell’Accademia dei Pazienti Eupati – European patients’ academy on therapeutic innovation, intervenendo alle celebrazioni per la Giornata internazionale degli studi clinici, che si celebra oggi su iniziativa di Afi (Associazione farmaceutici industria), Fadoi (Federazione delle associazioni dirigenti ospedalieri internisti),Gidm (Gruppo italiano data manager e coordinatori di ricerca clinica), Simef (Società italiana medicina farmaceutica), con il contributo di Roche , nell’ambito della campagna Ricerca Circolare. . 

    Il paziente che desidera diventare “esperto, oggi ha la necessità di seguire un percorso che sia certificato e valido. Affinché venga riconosciuta l’autorevolezza del paziente – spiega Cavallaro – le sue competenze devono essere sostenute da una formazione continua e costante, che non si ferma mai. Di conseguenza, le competenze principali includono la predisposizione ad apprendere continuamente e la conoscenza approfondita delle varie fasi della ricerca, dalla fase preclinica fino alla fase quattro della sperimentazione. A questo – conclude – si aggiunge un ruolo attivo nella condivisione delle informazioni con gli altri pazienti che, magari, sono ancora distanti da questa realtà”. 

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    cronaca

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  • Ricerca, Sala (Roche): “Portiamo la scienza al centro del dibattito pubblico”

    Ricerca, Sala (Roche): “Portiamo la scienza al centro del dibattito pubblico”

    (Adnkronos) – “Ricerca Circolare è uno spazio di dialogo multidisciplinare nato per esplorare l’impatto della ricerca scientifica non solo a livello clinico, ma anche sociale, economico e organizzativo. Il progetto si sviluppa attraverso momenti di dibattito e un magazine semestrale. L’iniziativa mira a riportare la scienza al centro del dibattito pubblico e a valorizzare la ricerca come bene comune e come infrastruttura strategica per il Paese, capace di generare valore e crescita economica. L’obiettivo è accendere i riflettori su cosa fare oggi in Italia per rendere la ricerca sempre più competitiva”. Lo ha detto Stefania Sala, Country Study Start up Team Leader Roche Italia, oggi a Milano, in occasione della Giornata internazionale degli studi clinici, che si celebra il 20 maggio. 

    Roche che “opera nel settore farmaceutico da 130 anni ed è tra le prime aziende a livello mondiale per investimenti in ricerca e sviluppo”, partecipa all’iniziativa al fianco delle società scientifiche Afi (Associazione farmaceutici industria), Fadoi (Federazione delle associazioni dirigenti ospedalieri internisti), Gidm (Gruppo italiano data manager e coordinatori di ricerca clinica), Simef (Società italiana medicina farmaceutica). 

     

    Nel nostro Paese Roche ha attivi “155 studi clinici in 200 centri di eccellenza, con il coinvolgimento di 4.200 pazienti in numerose aree terapeutiche”. Tra gli ambiti di ricerca, “da molti anni, oncologia, ematologia, immunologia, infiammazione, oftalmologia e neuroscienze. Più recentemente – continua Sala – siamo entrati anche nell’area cardiovascolare, con diabete e obesità che, unitamente alle neuroscienze, rappresenteranno il focus per il prossimo futuro. Sosteniamo inoltre la ricerca indipendente con Fondazione Roche supportando i medici ricercatori con più di 70 progetti – aggiunge – e abbiamo all’attivo 26 programmi di accesso precoce a terapie innovative, in attesa che i farmaci siano resi disponibili sul mercato. Infine, offriamo un contributo allo sviluppo di nuove competenze: con docenze in master universitari e il sostegno a eventi pubblici dedicati alla ricerca, come la Giornata di oggi”. 

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    cronaca

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  • Bullismo, Massaccesi: “Sempre meno fisico e più virtuale, servono analisi predittive”

    Bullismo, Massaccesi: “Sempre meno fisico e più virtuale, servono analisi predittive”

    (Adnkronos) – “Il bullismo sta diventando sempre meno fisico e molto più virtuale. I ragazzi oramai parlano, si confidano e si fidanzano con l’intelligenza artificiale. Questo è un mondo che sta andando un po’ al contrario. Dobbiamo fare un’analisi predittiva: non dobbiamo correre ogni volta incontro alle emergenze, ma capire come il disagio sta evolvendo, dove i giovani stanno andando”. Così il presidente dell’Osservatorio Nazionale sul bullismo e sul disagio giovanile Luca Massaccesi nel suo intervento alla Maratona del Bullismo 2026 organizzata dall’Osservatorio Nazionale sul bullismo e sul disagio giovanile al palazzo dell’Informazione dell’Adnkronos. 

    Parlando degli sportivi presenti all’evento, Massaccesi sottolinea come “anche i campioni vivono comunque paure, ansia e attraverso l’esercizio, la pratica sportiva, il campione riesce ad attraversarla. E questo mi sembra un messaggio importante”. 

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    cronaca

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  • Federica Pellegrini, lo sfogo sulla seconda maternità: “È un periodaccio…”

    Federica Pellegrini, lo sfogo sulla seconda maternità: “È un periodaccio…”

    (Adnkronos) –
    È un “periodaccio” per Federica Pellegrini. La campionessa olimpica, diventata mamma della sua seconda figlia da pochi mesi, sta affrontando alcune difficoltà tra la gelosia della primogenita Matilde e i continui rigurgiti della piccola Rachele.  

    Pellegrini ha condiviso le sue preoccupazioni tra le Instagram stories agli utenti che le chiedevano come stesse vivendo la ‘seconda’ maternità. “È un periodaccio, Matilde è gelosissima”, ha esordito in un video selfie mentre culla la piccola Rachele con il baby wrap, la fascia porta bebè.  

    “Stiamo bene, per fortuna. È tostissima, più che altro la Mati è molto gelosa, passa da amore immenso a crisi nere, soprattutto nel momento dell’allattamento. E Rachele vomita di continuo, rigurgita tantissimo. Queste sono le cose più delicate da gestire”, ha spiegato. La coppia sta affrontando una delle fasi più delicate post gravidanza: “La notte non sempre riusciamo a riposare, dipende da quanto Rachele vomita, non sono nottate facili”, ha aggiunto.  

    E con ironia, Pellegrini ha risposto a chi le ha chiesto se fosse più facile nuotare o badare ai bambini. La campionessa olimpica non ha dubbi: “Più difficile badare ai bambini, assolutamente”.  

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    spettacoli

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  • Cardullo (Adr), “Fondamentale confronto per guidare scelte”

    Cardullo (Adr), “Fondamentale confronto per guidare scelte”

    (Adnkronos) – “Il tema deve essere approfondito con cautela per riuscire a capire quale può essere il punto di incontro dei diversi interessi del settore”. Lo ha dichiarato Massimiliano Cardullo, Head of Public Affairs & Stakeholder Engagement di Aeroporti di Roma e membro comitato indirizzo fondazione Pacta, intervenuto a Roma all’incontro promosso dalla fondazione Pacta dedicato agli scenari della decarbonizzazione del trasporto aereo e ai relativi impatti sulla competitività del comparto. 

    Cardullo ha sottolineato il valore del percorso avviato dalla Fondazione, evidenziando come il confronto tra operatori e istituzioni rappresenti un elemento centrale per la costruzione di posizioni condivise. “L’esperimento di Pacta, ormai consolidato, è un punto di riferimento per il settore – ha affermato – perché consente di presentarsi di fronte al decisore pubblico con un’idea già mediata internamente dai rappresentanti del comparto”. 

    Secondo il manager di Aeroporti di Roma, questo approccio contribuisce a rafforzare la qualità del confronto istituzionale. “In questo modo – ha aggiunto – si mette il legislatore nelle condizioni di sapere che esiste già stata una discussione di settore ampia e non parziale, elemento che aiuta a rendere più consapevoli le scelte normative”. Cardullo ha definito il percorso “un esempio interessante, anche se complesso”, sottolineando la necessità di ulteriori approfondimenti e momenti di confronto per arrivare a sintesi sempre più efficaci tra le diverse esigenze del settore aeroportuale e del trasporto aereo. 

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    economia

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  • Napoli, processo De Laurentiis per falso in bilancio: slitta a dicembre

    Napoli, processo De Laurentiis per falso in bilancio: slitta a dicembre

    (Adnkronos) – E’ stata stralciata la posizione della società sportiva Calcio Napoli nell’ambito del procedimento nei confronti del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, accusato di falso in bilancio in relazione alla compravendita dalla Roma del giocatore Kostas Manolas nell’estate del 2019 e alle presunte plusvalenze fittizie per l’acquisto di Victor Osimhen nel 2020 dal Lille. 

    I giudici della nona sezione penale del tribunale di Roma, dopo l’eccezione presentata dalle difese per un difetto di notifica, hanno sciolto la riserva e stralciato la posizione della società e, sospesi i termini di prescrizione, in attesa di riunite le posizioni, ha fissato la prossima udienza per il 2 dicembre prossimo.
     

    Le contestazioni dei pm Lorenzo Del Giudice e Giorgio Orano riguardano i bilanci del 2019, 2020 e 2021. Il rinvio a giudizio, oltre che De Laurentiis, riguarda anche la società sportiva Calcio Napoli e Andrea Chiavelli. Nelle liste testi che verranno depositate compaiono il calciatore Osimhen, l’ex direttore sportivo del Napoli, Cristiano Giuntoli e i calciatori coinvolti nelle compravendita tra i club. 

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    cronaca

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  • Ebola, Oms: “Epidemia crescerà, seria preoccupazione”

    Ebola, Oms: “Epidemia crescerà, seria preoccupazione”

    (Adnkronos) – La nuova epidemia di Ebola partita dalla Repubblica democratica del Congo (Rdc) e già arrivata in Uganda è destinata a crescere ancora, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). “Prevediamo che i numeri continueranno ad aumentare, considerato il tempo in cui il virus ha circolato prima che l’epidemia venisse rilevata”, ha dichiarato il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, durante una conferenza stampa sugli esiti della riunione del Comitato di emergenza che si è riunito ieri, 19 maggio. Gli esperti del comitato hanno confermato che l’epidemia rappresenta un’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale (Pheic, dichiarata dal Dg Tedros domenica 17 maggio), ma non un’emergenza pandemica. 

    “Esistono diversi fattori che destano seria preoccupazione per il potenziale di ulteriore diffusione e di ulteriori decessi”, ha spiegato il dg, elencandone 5. “Innanzitutto, oltre ai casi confermati di Ebola”, a oggi più di 30, “si contano quasi 600 casi sospetti e 139 decessi sospetti”, ha ricordato. “In secondo luogo – ha continuato – l’epidemia si è estesa, con casi segnalati in diverse aree urbane. In terzo luogo, sono stati segnalati decessi tra gli operatori sanitari, il che indica una trasmissione associata all’assistenza sanitaria. In quarto luogo, si registra un significativo movimento di popolazione nella zona. La provincia di Ituri” della Rdc “è una zona ad alta insicurezza. Il conflitto si è intensificato dalla fine del 2025 e gli scontri sono aumentati notevolmente negli ultimi 2 mesi, con oltre 100mila persone sfollate. L’area è anche una zona mineraria, con elevati livelli di movimento di popolazione che aumentano il rischio di ulteriore diffusione. In quinto luogo, questa epidemia è causata dal virus Bundibugyo, una specie di virus Ebola per la quale esistono vaccini o terapie approvati”. 

    “Alla luce di tutti questi rischi, ho deciso che era urgente agire immediatamente per prevenire ulteriori decessi e mobilitare una risposta internazionale efficace”, ha sottolineato il numero uno dell’Oms, ringraziando “il Governo della Repubblica Democratica del Congo, l’Istituto nazionale per la ricerca biomedica, l’Istituto nazionale di sanità pubblica e le autorità sanitarie locali delle aree colpite per la loro leadership e collaborazione”. Un grazie anche al “Governo dell’Uganda per aver rinviato, a causa del rischio rappresentato dall’epidemia, le celebrazioni annuali della Giornata dei Martiri, che possono attrarre fino a 2 milioni di persone”. Quanto alle misure adottate, ha aggiunto Tedros, “l’Oms ha un team sul campo a supporto delle autorità nazionali nella risposta. Abbiamo dispiegato personale, forniture, attrezzature e fondi. A sostegno della nostra risposta, ho approvato un ulteriore stanziamento di 3,4 milioni di dollari dal Fondo di contingenza per le emergenze, portando il totale a 3,9 milioni di dollari. In assenza di vaccini e terapie – ha concluso – esistono molte altre misure che i Paesi possono adottare per fermare la diffusione del virus e salvare vite umane, come delineato dal Comitato di emergenza nelle sue raccomandazioni provvisorie”. 

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    internazionale/esteri

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  • Djokovic e obiettivo Roland Garros: “Preparazione non ideale, ma voglio provarci”

    Djokovic e obiettivo Roland Garros: “Preparazione non ideale, ma voglio provarci”

    (Adnkronos) –
    Novak Djokovic sfida Jannik Sinner e non solo. Il tennista serbo arriva al Roland Garros
    2026 affrontando un avversario familiare, ma che non può essere superato nemmeno dal detentore del record di 24 titoli del Grande Slam: il tempo. Il serbo, che compie 39 anni questa settimana, non è più la presenza inamovibile di un tempo, e la sua proverbiale resistenza è ora una preoccupazione crescente in uno sport plasmato da avversari più giovani e fisicamente esplosivi. La domanda non è semplicemente se riuscirà a vincere un altro Roland Garros, ma come continuerà ad adattare il suo gioco e la sua mentalità per sfidare il naturale declino che arriva con l’avanzare dell’età. 

    Sebbene il suo calendario sia più selettivo e il suo approccio più pragmatico, Djokovic ha ammesso che avrebbe voluto giocare più partite sulla terra battuta prima di arrivare a Parigi. Ha partecipato solo a tre tornei nel 2026 e ha perso l’unico match disputato sulla terra battuta contro il qualificato croato Dino Prizmic agli Internazionali d’Italia di questo mese. Djokovic si è ritirato dai tornei di Miami, Monte Carlo e Madrid a causa di un infortunio alla spalla, con una fasciatura visibile durante la sua breve permanenza a Roma. “A dire il vero, non è una preparazione ideale”, ha affermato Djokovic, che partirà come terza testa di serie al Roland Garros. “Non ricordo l’ultima volta, negli ultimi due anni, in cui la mia preparazione non abbia avuto problemi fisici o di salute prima del torneo. C’è sempre qualcosa. È una sorta di nuova realtà con cui devo fare i conti”. 

    Si tratta di un’ammissione sincera da parte di un giocatore che ha costruito la sua carriera su una pianificazione meticolosa e una grande resistenza fisica, ma che ora si trova a dover affrontare la realtà di un corpo che invecchia. “È frustrante”, ha detto. “Allo stesso tempo, è una mia decisione continuare a giocare in queste condizioni”. Il record di Djokovic al Roland Garros sottolinea il perché non va sottovalutato. L’assenza del due volte campione in carica Carlos Alcaraz è un altro fattore a suo favore. Tre volte campione del Roland Garros e uno dei pochi giocatori in grado di mettere costantemente in difficoltà Rafael Nadal su questa superficie, Djokovic ha raggiunto i quarti di finale o meglio in ogni edizione dal 2009, anno in cui fu eliminato al terzo turno.  

    Ma le esigenze fisiche della terra battuta sono implacabili e Djokovic è perfettamente consapevole dei piccoli cali di rendimento dovuti all’età. “Capisco cosa mi manca”, ha detto. “Un piccolo passo indietro. Non sono ancora al livello che vorrei per competere ai massimi livelli e arrivare lontano”. Le ultime stagioni hanno anche evidenziato la crescente difficoltà di mantenere prestazioni di alto livello per tutta la durata di due settimane di un Grande Slam. Partite che un tempo sembravano a suo favore ora richiedono un’eccellenza costante dal primo all’ultimo punto. La sua preparazione, come lui stesso ammette apertamente, ha dei limiti. “Mi alleno duramente. Mi alleno il più possibile, finché il mio corpo me lo permette”, ha detto. “Poi, come va andrà a finire in campo, è davvero imprevedibile”.  

    Tuttavia, Djokovic è uno dei soli due giocatori ad aver battuto il favoritissimo Jannik Sinner in questa stagione, dopo avergli posto fine al regno agli Australian Open. Djokovic ha offerto quella che lui stesso ha definito una delle sue migliori prestazioni degli ultimi dieci anni, superando l’italiano in cinque set in semifinale a gennaio, galvanizzato da coloro che lo avevano dato per spacciato. “Non ho mai smesso di dubitare. Non ho mai smesso di credere in me stesso”, ha dichiarato l’ex numero uno del mondo all’epoca. “Ci sono molte persone che dubitano di me. Vedo che improvvisamente molti esperti volevano farmi ritirare, o lo hanno già fatto, diverse volte negli ultimi due anni. Voglio ringraziarli tutti perché mi hanno dato la forza. Mi hanno dato la motivazione per dimostrare che si sbagliavano”. Djokovic avrebbe poi perso contro Alcaraz in finale – e non ha più vinto un Grande Slam dagli Us Open del 2023 – ma sarebbe sciocco sottovalutarlo di nuovo, come ha dimostrato più volte. 

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    sport

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  • Malattie rare: Egpa recidivante o refrattaria, si ampliano indicazioni per anti Il-5

    Malattie rare: Egpa recidivante o refrattaria, si ampliano indicazioni per anti Il-5

    (Adnkronos) – L’Agenzia italiana del farmaco ha approvato la rimborsabilità dell’estensione di indicazione di benralizumab – anticorpo monoclonale in grado di agire sul recettore dell’interleuchina 5 – nel trattamento della granulomatosi eosinofila con poliangite (Egpa) recidivante o refrattaria. La pubblicazione in Gazzetta ufficiale segna una nuova prospettiva terapeutica per tutte le persone interessate da questa patologia rara, complessa ed eterogenea, spesso caratterizzata da un ritardo nella diagnosi legato alle sue manifestazioni cliniche variabili e all’aspecificità dei suoi sintomi iniziali. Si stima che nel nostro Paese circa 1400 persone convivano con questa patologia cronica. 

    L’approvazione – riporta AstraZeneca in una nota – si basa sui risultati positivi dello studio di fase 3 Mandara, primo studio comparativo di non inferiorità tra farmaci biologici nei pazienti con Egpa. “I dati hanno dimostrato che il 58% dei pazienti con Egpa trattati con benralizumab ha raggiunto la remissione clinica, confermando la non inferiorità rispetto al comparatore. Benralizumab ha inoltre mostrato un impatto rilevante sulla riduzione dell’esposizione ai corticosteroidi orali (Ocs); tra le settimane 48 e 52, l’86% dei pazienti trattati ha ottenuto una riduzione di almeno il 50% della dose di Ocs, mentre il 41% è riuscito a sospendere completamente il trattamento, rispetto al 26% dei pazienti trattati con mepolizumab”. Lo studio di estensione Mandara Ole, con osservazione fino a 2 anni, ha “ulteriormente confermato la durabilità del controllo di malattia con benralizumab, evidenziando un mantenimento duraturo della remissione e un’ulteriore possibilità di riduzione o sospensione dei corticosteroidi orali anche in pazienti precedentemente trattati con mepolizumab”, rimarcando al contempo un profilo di sicurezza coerente con quanto già osservato nei precedenti studi in asma grave eosinofilico. 

    “L’Egpa è una malattia sistemica rara, causata da vasculite dei piccoli vasi che può provocare danni agli organi, anche irreversibili, e che fa il suo esordio tipicamente intorno ai 40-50 anni – spiega Sara Monti, responsabile Uo Immunologia, Allergologia e reumatologia, Istituto Auxologico Italiano, Milano – La patologia è suddivisa in tre diverse fasi, prodromica, eosinofilica e vasculitica. Queste fasi possono non essere tutte presenti in ogni paziente, non seguire un ordine cronologico oppure presentarsi in modo parzialmente sovrapposto, seppur l’asma e la poliposi nasale siano frequentemente presenti come primi sintomi. Nelle fasi più avanzate di malattia, l’infiltrazione eosinofilica di organi e sistemi e la vasculite possono dare origine a sintomi generali quali febbre, stanchezza o dolori alle articolazioni, oppure miocardite con potenziale insufficienza cardiaca, neuropatia periferica, infiltrati polmonari, porpora cutanea, gastroenteriti o glomerulonefriti. Purtroppo, ad oggi, ancora non esistono criteri diagnostici validati o marcatori specifici in grado di confermare la malattia, e ciò comporta spesso un ritardo nella diagnosi. È quindi importante una valutazione multidisciplinare che tenga in considerazione le caratteristiche della patologia che, per la sua natura multisistemica, necessita del coinvolgimento di diversi specialisti per la sua individuazione. 

     

    “L’approvazione della rimborsabilità di benralizumab – precisa Monti – apre una nuova pagina per i pazienti con Egpa, ampliando le opzioni terapeutiche disponibili e offrendo quindi una nuova prospettiva di trattamento e gestione della malattia. Un traguardo importante nell’ottica di un approccio sempre più personalizzato, con l’obiettivo di controllare efficacemente la patologia e garantire ai pazienti una migliore qualità di vita”. Benralizumab è un anticorpo monoclonale diretto contro il recettore dell’interleuchina-5 (Il-5Rα) espresso sugli eosinofili, cellule del sistema immunitario coinvolte anche nell’infiammazione allergica, si legge nella nota. Grazie alla sua porzione afucosilata, si lega con elevata affinità alle cellule Natural Killer (Nk), inducendo citotossicità cellulare anticorpo-dipendente (Adcc) determinando una rapida e quasi completa deplezione degli eosinofili. Un’eccessiva attivazione o accumulo di queste cellule può contribuire al danno tissutale e allo sviluppo di patologie come l’Egpa. Il controllo dell’infiammazione eosinofilica è quindi uno degli obiettivi terapeutici, con l’ambizione non solo di controllare l’attività di malattia e ridurre l’utilizzo di corticosteroidi, ma anche di migliorare la qualità di vita delle persone che convivono con questa patologia rara. 

    “L’efficacia di benralizumab risiede nella sua capacità di legarsi all’ Il-5Rα sulla superficie degli eosinofili, inducendone rapidamente l’eliminazione – chiarisce Jan W. Schroeder, coordinatore dell’Allergologia Irccs Ospedale San Raffaele Milano – Lo studio di fase 3 randomizzato Mandra ha dimostrato già nel 2024 la capacità di questa molecola di portare la malattia in remissione nel 58% dei pazienti trattati. Il risultato più rilevante, però, ha riguardato la riduzione dei corticosteroidi nel 41% dei casi, contro il 26% dell’alternativa terapeutica. È un dato entusiasmante, in quanto i corticosteroidi sono tra i primi armamentari terapeutici utilizzati per controllare i sintomi della malattia, ma possono causare importanti effetti collaterali con un forte impatto sulla qualità di vita, quali aumento di peso, diabete, osteoporosi e ipertensione. Poterne ridurre l’uso fino, in alcuni casi, a sospenderlo del tutto, significa cambiare la prospettiva futura delle persone con Egpa”. In un contesto di crescente complessità nella gestione delle patologie croniche e a elevato impatto sistemico, un approccio che integri innovazione terapeutica, ottimizzazione della presa in carico del paziente e sostenibilità del Sistema diventa sempre più preminente, specie per le patologie complesse e a bassa frequenza come l’Egpa. 

    “Patologie particolarmente complesse come l’Egpa possono avere un impatto economico importante a causa della gestione di malattia e delle complicanze correlate anche per il trattamento con immunosoppressivo a lungo termine”, sottolinea Stefano Palcic, direttore Sc Governance farmaceutica territoriale presso l’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina, professore di Farmacoeconomia all’Università degli Studi di Trieste. “Alcune analisi di real world condotte sia a livello nazionale che su dati regionali, come quella basata sui dati del Sistema informativo sanitario del Fvg, hanno dimostrato che il costo annuo di gestione per paziente può variare da un minimo di 4500 euro a 9mila euro, dove la spesa per ospedalizzazioni rappresenta la voce di costo più rilevante”. 

     

    “Poter disporre di un numero crescente di opzioni terapeutiche è fondamentale per migliorare gli outcome clinici per il paziente e ottimizzare la gestione complessiva della patologia. Rendere più efficiente il percorso del paziente – aggiunge Palcic – costituisce un elemento chiave anche dal punto di vista economico per il sistema sanitario. Questo risultato si può ottenere grazie all’approccio multidisciplinare, alla raccolta dei dati e alla generazione di evidenze, che consentono una valutazione di sistema comprensiva di tutti gli attori coinvolti, come clinici, associazioni di pazienti e istituzioni, con l’obiettivo finale di garantire un accesso equo e sostenibile all’innovazione terapeutica.” 

    “Spesso il più grande ostacolo per i pazienti con Egpa è arrivare alla diagnosi – evidenzia Eugenia Durante, vicepresidente di Apacs, Associazione dei pazienti con sindrome di Churg-Strauss – Solitamente la malattia esordisce con manifestazioni comuni e apparentemente non specifiche, come asma, rinosinusite cronica e poliposi nasale, che rendono complesso riconoscere subito una patologia rara e multisistemica. In molti casi possono passare anni prima che si arrivi a una diagnosi corretta, con il rischio di ritardare l’accesso alle cure più appropriate e di aumentare il danno per i pazienti. Per questo è fondamentale favorire una presa in carico in centri con esperienza nella gestione dell’Egpa, dove possano collaborare specialisti diversi, tra cui pneumologi, otorinolaringoiatri, immunologi e reumatologi. In questo senso, avere a disposizione una nuova opzione terapeutica per il trattamento dell’Egpa, che possa contribuire a migliorare il controllo e la qualità di vita di chi ne è affetto, rappresenta un’ottima notizia. Come associazione crediamo che parlare di questa patologia sia essenziale: maggiore conoscenza significa ridurre il tempo alla diagnosi e migliorare il percorso di presa in carico dei pazienti”.  

    “L’approvazione dell’estensione di indicazione di benralizumab per il trattamento dei pazienti con Egpa rappresenta un importante avanzamento terapeutico per una patologia rara, complessa, eterogenea e caratterizzata da un significativo bisogno clinico ancora insoddisfatto – afferma Raffaela Fede, direttore medico AstraZeneca Italia – Le persone con Egpa convivono spesso con una malattia difficile da controllare, associata a un elevato ricorso ai corticosteroidi orali, il cui utilizzo prolungato può comportare importanti effetti collaterali e incidere significativamente sulla qualità di vita dei pazienti. In questo contesto, il raggiungimento e il mantenimento della remissione rappresentano ancora oggi una delle principali sfide terapeutiche. I risultati dello studio Mandra confermano l’efficacia di benralizumab nel favorire il raggiungimento della remissione di malattia e nel ridurre la dipendenza dai corticosteroidi orali, contribuendo a migliorare la gestione della patologia e la qualità di vita dei pazienti. Questo risultato – conclude – ribadisce il nostro costante impegno nella ricerca nell’ambito delle patologie respiratorie ed immuno-mediate e consolida ulteriormente il valore di benralizumab nelle malattie eosinofiliche, come ad esempio l’asma grave, per il quale ha contestualmente ricevuto l’ampliamento del piano terapeutico a partire da 150 eosinofili”. 

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