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  • Gruppo Cap entra nel ‘Leading Utilities of the World’

    Gruppo Cap entra nel ‘Leading Utilities of the World’

    (Adnkronos) – In occasione del Global Water Summit di Madrid, Gruppo CAP ha fatto il suo ingresso ufficiale nel Leading Utilities of the World (LUOW), l’esclusivo network internazionale che riunisce le aziende idriche più innovative e performanti a livello globale. Un traguardo importante per la green utility che gestisce il Servizio Idrico Integrato della Città metropolitana di Milano, che diventa così una delle pochissime eccellenze italiane – ad oggi se ne contano solamente altre due – a far parte di questo circuito ristretto. 

    Il network LUOW è concepito non solo come un riconoscimento per i traguardi raggiunti, ma come una vera e propria piattaforma di condivisione strategica. Al suo interno, i leader delle principali utility mondiali, che complessivamente servono oltre 300 milioni di persone, si incontrano per affrontare le sfide comuni del settore, tracciando le direttrici future per una gestione dell’acqua sempre più resiliente e sostenibile. “L’ingresso nel network Leading Utilities of the World rappresenta per noi un riconoscimento importante, ma lo viviamo soprattutto come uno stimolo a fare sempre meglio. In un momento storico in cui la gestione della risorsa idrica è messa a dura prova dai cambiamenti climatici e da scenari sempre più complessi, potersi confrontare direttamente con le realtà più avanzate del pianeta è un valore inestimabile. Non consideriamo questo ingresso come un punto di arrivo, ma come un’opportunità di scambio: vogliamo portare la nostra esperienza internazionale e, al tempo stesso, imparare dalle migliori pratiche dei nostri partner globali, con l’obiettivo di continuare a migliorare il servizio che offriamo ogni giorno ai nostri cittadini e al nostro territorio”. Commenta Michele Falcone, Direttore Generale di Gruppo CAP. 

     

    Nel corso della cerimonia di induction, l’azienda ha illustrato le tre direttrici strategiche che hanno motivato l’ammissione nel network, delineando un modello di gestione che guarda concretamente alle sfide future. Il primo pilastro riguarda un approccio innovativo agli appalti pubblici e allo stakeholder engagement. Gruppo CAP ha scelto di integrare radicalmente la sostenibilità in tutta la propria filiera, una scelta che ha un impatto diretto sul mercato: per l’anno 2025, 71 milioni di euro di contratti, pari al 27% del volume totale degli affidamenti, sono destinati esclusivamente a fornitori in grado di garantire le massime performance di sostenibilità. 

    La seconda direttrice trasforma il concetto stesso di depurazione in economia circolare. L’azienda tratta ogni anno 360 milioni di metri cubi di acque reflue, di cui il 35,6% è riutilizzabile – un dato che spicca in modo netto rispetto a una media nazionale di riutilizzo effettivo ancora ferma al 5%. L’obiettivo è convertire la visione di sostenibilità del Gruppo in capacità industriale concreta, trasformando gli impianti in “bioraffinerie urbane” capaci di recuperare materia e produrre energia, puntando a raggiungere la totale neutralità energetica entro il 2045. 

    Infine, l’innovazione tecnologica al servizio della continuità e della resilienza delle infrastrutture. Le reti idriche sono infrastrutture complesse, esposte agli impatti climatici e caratterizzate da un’enorme mole di dati. Per governarle, integrando informazioni diverse tra loro, Gruppo CAP ha sviluppato una piattaforma centralizzata di Technical Analytics. Questo sistema permette di monitorare in tempo reale oltre 13.000 km di tubature e 1,5 milioni di asset. Una visibilità profonda che consente di agire preventivamente sulla gestione delle perdite, ottimizzare i lavori di pronto intervento e ridurre fino al 30% i tempi di risoluzione degli incidenti a tutela dei cittadini. 

    In un’epoca in cui l’acqua rappresenta la prima linea della sfida climatica globale, l’ingresso nel Leading Utilities of the World sancisce un posizionamento chiaro. Per Gruppo CAP e per le realtà europee più all’avanguardia, l’obiettivo non si limita alla pura erogazione di un servizio, ma consiste nel guidare una profonda trasformazione del settore: evolvere da tradizionali gestori di infrastrutture a veri e propri hub strategici di resilienza climatica e di economia circolare per il territorio. 

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  • Milano, BrainSpace house per scoprire legame tra benessere di mente e cervello

    Milano, BrainSpace house per scoprire legame tra benessere di mente e cervello

    (Adnkronos) – Per molti italiani il rapporto tra benessere mentale e salute del cervello resta ancora poco chiaro: il 63% della popolazione non è infatti consapevole del legame tra disturbi neurologici e mentali, senza riconoscere che entrambi hanno origine nello stesso organo. È quanto emerge dall’indagine presentata a gennaio 2026 dal Censis in collaborazione con Lundbeck Italia. Di questi temi – dall’importanza della prevenzione alla necessità di sviluppare una maggiore consapevolezza – si è parlato oggi a Milano in occasione dell’inaugurazione di BrainSpace House, l’installazione immersiva gratuita dedicata al cervello, promossa da Lundbeck Italia e BrainCircle Italia nell’ambito del Milan Longevity Summit 2026. 

    Dal 20 al 23 maggio, Piazza XXV Aprile, a Milano – informa una nota – ospiterà uno spazio pensato per accompagnare adulti e bambini alla scoperta del cervello e dei fattori che ne influenzano il benessere, attraverso esperienze in realtà virtuale e aumentata, contenuti interattivi e attività divulgative. L’obiettivo è duplice: da un lato, favorire una maggiore consapevolezza sull’importanza di preservare la salute del cervello; dall’altro, rendere accessibile un tema scientifico complesso. L’iniziativa si inserisce nel paradigma One Health, secondo cui il benessere della persona nasce dall’equilibrio tra dimensione fisica, mentale e del cervello, sociale e ambientale e dalla loro reciproca interazione. BrainSpace House nasce con l’ambizione di diventare un progetto itinerante, per portare l’esperienza in altre città italiane. Il progetto si articola in percorsi dedicati sia agli adulti che ai più piccoli, perché l’educazione alla prevenzione deve partire dall’infanzia 

    “In Italia sono almeno 20 milioni le persone colpite da patologie neurologiche e circa 10 milioni convivono con un disturbo mentale – afferma Alberto Siracusano, presidente del Consiglio superiore di sanità e coordinatore del Tavolo tecnico Salute mentale del ministero della Salute – Oggi è fondamentale adottare una visione integrata della salute, che consideri mente e cervello come elementi strettamente connessi. Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza di quanto i disturbi neurologici e mentali incidano non solo sulla qualità della vita delle persone, ma anche sul benessere delle famiglie, delle comunità e sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Per questo, oggi, salute mentale e del cervello devono essere considerate una priorità strutturale di salute pubblica, al pari del benessere fisico. L’impegno delle istituzioni – continua – va nella direzione di rafforzare prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico, superando le frammentazioni che per troppo tempo hanno separato dimensioni profondamente legate. Questo nuovo approccio, promosso anche dal Piano di azione nazionale per la salute mentale 2025-2030, punta proprio a costruire modelli di cura sempre più centrati sulla persona, capaci di accompagnare i cittadini lungo tutto l’arco della vita. Iniziative come BrainSpace House sono importanti perché aiutano a portare il tema della salute del cervello fuori dai contesti specialistici, avvicinando la popolazione a questi argomenti per contrastare stigma e disinformazione”. 

     

    “Investire oggi nella prevenzione e nella salute del cervello significa puntare sulla sostenibilità futura del sistema sanitario e sociale – spiega Emanuele Monti, presidente della Commissione Welfare di Regione Lombardia – L’aumento dell’aspettativa di vita e i cambiamenti demografici in corso rendono sempre più necessario rafforzare politiche capaci di agire prima che la malattia si manifesti o si aggravi. Le patologie neurologiche e i disturbi mentali hanno infatti un impatto rilevante non solo sul percorso clinico delle persone, ma anche sull’autonomia e sui bisogni assistenziali a lungo termine. Per questo motivo è fondamentale promuovere modelli organizzativi che integrino prevenzione, innovazione, ricerca e prossimità territoriale, valorizzando il ruolo della medicina di territorio e della collaborazione tra ospedali, servizi e comunità. Regione Lombardia – illustra – sta lavorando per rafforzare percorsi sempre più orientati all’individuazione precoce dei bisogni e alla continuità della presa in carico, anche attraverso il contributo delle nuove tecnologie e della digitalizzazione. Contemporaneamente, è importante sostenere iniziative che aiutino i cittadini a sviluppare maggiore consapevolezza sui fattori che influenzano il benessere cognitivo e mentale, proprio come BrainSpace House”. 

    “Milano accoglie con grande entusiasmo un progetto che porta nel cuore della città un tema cruciale come quello della salute del cervello – sottolinea Lamberto Bertolé, assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano – Una realtà viva come la nostra deve avere un ruolo attivo nella diffusione della cultura della prevenzione e nella creazione di occasioni di partecipazione e consapevolezza accessibili a tutti. BrainSpace House rappresenta un esempio concreto di come lo spazio pubblico possa trasformarsi in un luogo di incontro tra cittadini, istituzioni, ricerca scientifica e sistema sanitario, contribuendo a rendere temi complessi più vicini e comprensibili. Parlare di salute del cervello significa parlare anche di contrasto alle fragilità e alle disuguaglianze che possono incidere sul benessere delle persone, per formare cittadini sempre più consapevoli e attenti al prossimo. Milano vuole continuare a essere una città che investe nella salute pubblica non solo attraverso i servizi, ma anche attraverso cultura, informazione e innovazione sociale, favorendo un approccio sempre più integrato tra territorio, comunità e cura della persona”. 

    L’installazione ospiterà anche i ‘BrainSpace Talks – Il cervello al centro della longevità’, un ciclo di incontri aperti al pubblico (con registrazione consigliata) che vedrà il coinvolgimento di esperti della comunità medico-scientifica, per discutere di neurologia e salute mentale dall’età evolutiva all’anzianità, approfondendo prevenzione, diagnosi precoce, benessere mentale e salute neurologica. “Da oltre 70 anni Lundbeck si dedica esclusivamente alla salute del cervello, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone che convivono con patologie neurologiche e psichiatriche – dichiara Tiziana Mele, amministratore delegato di Lundbeck Italia – Il nostro impegno è scientifico, sociale e culturale: vogliamo contribuire a promuovere una maggiore sensibilizzazione sulla salute del cervello e BrainSpace House nasce proprio per creare vicinanza, conoscenza e partecipazione attraverso un’esperienza immersiva, capace di parlare a pubblici diversi e di diffondere una nuova cultura della prevenzione”. 

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  • Graziano (Unicef): “Il 70% in più ragazzi è insodisfatto della vita”

    Graziano (Unicef): “Il 70% in più ragazzi è insodisfatto della vita”

    (Adnkronos) – “I dati di Unicef ci dicono il 70% in più dei giovani italiani tra i 15 e i 17 anni soffre di una ecoansia, non sa che cosa chiedere o come aspettarsi qualcosa dal futuro e si dichiara insoddisfatto della vita. Alcuni di questi quando si parla di suicidio ne parlano come cosa normale e, forse, non evitabile”. Lo ha detto il presidente di Unicef Italia Nicola Graziano intervenendo alla ‘Maratona del bullismo 2026’ organizzata dall’Osservatorio nazionale sul bullismo e sul disagio giovanile al Palazzo dell’informazione dell’Adnkronos. 

    “Quest’anno inoltre – ha aggiunto – per la prima volta si è verificata un’inversione di tendenza significativa: in Italia c’è un fenomeno che non è più la malnutrizione, ma l’obesità che è, evidentemente, una manifestazione concreta, tangibile del disagio dei nostri ragazzi che è fatto di solitudine, buio, egoismo, indifferenza e silenzio”. 

    “La mia ‘bibbia’ è la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che è una superfetazione dei principi fondamentali che sono nella nostra Carta costituzionale. Fra la Costituzione italiana e la Convenzione ci sono dei parallelismi, molte analogie, ma anche tante differenze. Una su tutte, il diritto al gioco che è fondamentale e che significa gioia, bellezza, luce, speranza e tanta vita che i ragazzi ci insegnano” . 

    “Ci sono delle parole che sono le parole del bullismo e parole che possono essere l’antidoto. La prima parola del bullismo è il silenzio: questo chiudersi dentro, questo piangere nell’anima e non sapere quale strada prendere. Poi c’è l’indifferenza: l’indifferenza degli altri che guardano il diverso, il triste, il poco sorridente e decidono di lasciarlo solo, nello spazio chiuso di un angolo di una società sempre più buia. E così all’indifferenza si unisce un profondo egoismo che oggi, purtroppo, prevale su tanti valori e questa, probabilmente, è una chiave di lettura per dare spiegazioni a tanti fenomeni. Poi c’è il buio, perché tutto questo porta a stare in un angolo buio, a chiudersi con la mente buia, a chiudersi davanti qualunque prospettiva. E questo porta disagio e solitudine”.  

    Per il presidente di Unicef Italia, “a questa parole poste sul tavolo del bullismo e del cyberbullismo” è possibile anche “dare delle soluzioni, trovarle in noi e nella piazza qui fuori (piazza Mastai, dove per due giorni è allestito uno spazio con gazebi informativi, aree sportive e un palco dove si alternano momenti di confronto e performance ndr) che è gremita di persone ed è una piazza importante”. “Questa piazza – prosegue Graziano – risponde al silenzio con il chiasso, con la musica, con la gioia, con i ragazzi che giocano. Un sole e una luce che contrastano quel buio di cui ho detto prima e la partecipazione, lo stare insieme, che vince l’indifferenza”. E poi l’egoismo a cui, sottolinea il presidente di Unicef, “abbiamo risposto con le mani tese, con il gioco di squadra, in un mosca cieca della vita che significa ritrovarsi toccandosi, stando insieme, scambiandosi opinioni. E’ questa la risposta più importante al bullismo germogliato dal silenzio di un telefonino che ti lascia da solo davanti a tante richieste e alle risposte dell’Intelligenza artificiale che,magaru ti dà anche la soluzione ma manca di una cosa importante e fondamentale: l’anima. Perché i valori – conclude Graziano – sono sempre gli stessi: il bisogno di un abbraccio, di una mano tesa, di un genitore, di una famiglia, di un amico di classe, il bisogno di sentirsi vivi e non di avere una risposta fredda di un telefonino”. 

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  • L’acciaio torna strategico: così l’Ue difende le sue fabbriche

    L’acciaio torna strategico: così l’Ue difende le sue fabbriche

    (Adnkronos) – L’acciaio è tornato al centro della politica industriale europea. Non come settore del passato da accompagnare lentamente fuori mercato, ma come materiale essenziale per auto, cantieristica, costruzioni, infrastrutture, energia e difesa. Con il voto della plenaria di Strasburgo, il Parlamento europeo ha approvato il nuovo sistema di salvaguardia che dal 1° luglio 2026 sostituirà il regime attuale, in scadenza il 30 giugno. 

    Il testo riduce in modo netto le importazioni che potranno entrare nell’Ue senza dazi: le quote duty-free saranno limitate a 18,3 milioni di tonnellate l’anno, il 47% in meno rispetto ai livelli del 2024. Oltre quota, o per i prodotti non coperti dal sistema, scatterà un dazio del 50%, contro l’attuale 25%. Il voto è stato ampio: 606 favorevoli, 16 contrari e 39 astensioni. 

    La misura nasce come risposta alla sovracapacità globale, ma racconta qualcosa di più: l’Unione europea sta cercando di proteggere le filiere considerate strategiche senza rinunciare alla transizione verde e al commercio internazionale. È una linea sottile, perché difendere la siderurgia può rafforzare l’autonomia industriale europea, ma anche aumentare i costi per le imprese che usano acciaio come materia prima. 

     

    Il nuovo meccanismo poggia su tre elementi. Il primo è il taglio delle quote senza dazi, pensato per ridurre la pressione delle importazioni sul mercato europeo. Il secondo è l’aumento della tariffa oltre quota al 50%, una soglia che rende meno conveniente superare i contingenti autorizzati. Il terzo è il rafforzamento dei controlli sull’origine dei prodotti. 

    Il punto tecnico più importante è la regola del “melt and pour”: l’origine dell’acciaio viene collegata al luogo in cui il metallo è stato fuso e colato per la prima volta. Non è un dettaglio burocratico. In un mercato fatto di semilavorati, trasformazioni intermedie e catene logistiche complesse, stabilire l’origine reale serve a evitare triangolazioni e aggiramenti delle misure europee. 

    Bruxelles vuole impedire che l’Ue diventi lo sbocco naturale dell’acciaio in eccesso prodotto altrove. La pressione arriva da un mercato globale in cui la capacità produttiva supera la domanda e in cui altri grandi attori hanno già rafforzato le proprie barriere commerciali. Per i produttori europei, il rischio è competere con acciaio realizzato in condizioni molto diverse: energia meno cara, standard ambientali meno stringenti, sostegni pubblici più consistenti. 

    Il tema si lega direttamente alla decarbonizzazione. Produrre acciaio a basse emissioni richiede investimenti molto costosi: forni elettrici, idrogeno, tecnologie di cattura della CO₂, energia pulita e riconversione degli impianti. Senza un mercato sufficientemente protetto dalle distorsioni esterne, il rischio è che le imprese rinviino gli investimenti o che la produzione si sposti fuori dall’Europa. 

     

    Lo scudo è atteso con favore dalla siderurgia europea, ma può creare tensioni lungo la catena industriale. L’acciaio non è solo un prodotto da proteggere: è anche un input per migliaia di imprese. Automotive, meccanica, macchinari, costruzioni, elettrodomestici e cantieristica dipendono da forniture stabili e prezzi competitivi. 

    Qui si apre il conflitto interno alla politica industriale europea. Se le nuove regole aiutano gli impianti europei a reggere la concorrenza internazionale senza comprimere l’offerta, possono rafforzare l’intera filiera. Se invece producono rincari o strozzature, il costo si trasferisce alle imprese a valle, comprese quelle che esportano sui mercati globali. 

    Per l’Italia il punto è particolarmente delicato. Il Paese ha una base manifatturiera che usa molto acciaio, dalla meccanica alla cantieristica, dall’energia alle costruzioni. Allo stesso tempo, la siderurgia nazionale convive con costi energetici elevati, impianti da riconvertire e crisi industriali aperte. L’interesse italiano non è quindi univoco: serve proteggere la produzione europea, ma senza danneggiare chi trasforma l’acciaio in beni industriali ad alto valore aggiunto. 

    C’è poi il caso dell’Ucraina. Kiev è Paese candidato all’Ue, partner strategico e produttore siderurgico storico. Limitare l’accesso al mercato europeo può avere effetti economici e politici sensibili, proprio mentre Bruxelles sostiene la ricostruzione e l’integrazione progressiva del Paese. Il Parlamento ha previsto che la situazione ucraina sia considerata nell’allocazione delle quote, ma la tensione resta: sicurezza industriale europea e sostegno ai partner non sempre coincidono. 

     

    Il voto sull’acciaio si inserisce in un cambio di fase più ampio. Dopo energia, semiconduttori, materie prime critiche, tecnologie pulite e difesa, anche la siderurgia entra nel perimetro della sicurezza economica europea. Bruxelles non si limita più a regolare il mercato: prova a conservare capacità produttiva nei settori che considera essenziali. 

    Non è solo protezionismo. È una risposta a un contesto internazionale in cui Stati Uniti, Cina e altre potenze usano dazi, sussidi, controlli sugli investimenti e politiche industriali aggressive. L’Ue, storicamente più legata al libero scambio e alle regole multilaterali, sta adattando i propri strumenti a un mondo meno cooperativo. 

    La prova inizierà il 1° luglio 2026. Da quel momento il nuovo regime dovrà dimostrare di saper tenere insieme obiettivi diversi: proteggere i produttori, evitare rincari eccessivi per le imprese utilizzatrici, sostenere la transizione verde, non compromettere i rapporti con partner strategici come l’Ucraina. 

    Se funzionerà, lo scudo sull’acciaio potrà diventare un precedente per altre filiere esposte alla sovracapacità globale. Se fallirà, mostrerà i limiti di una sovranità industriale difficile da costruire in un’economia ancora profondamente aperta. In ogni caso, il voto di Strasburgo segnala che l’acciaio è tornato a essere una questione politica europea. 

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  • Mattarella incontra Modi: “Intensificare al massimo la nostra collaborazione”

    Mattarella incontra Modi: “Intensificare al massimo la nostra collaborazione”

    (Adnkronos) – “La sua presenza in Italia è un onore per la nostra Repubblica” e “manifesta la comune volontà di intensificare in ampia misura, al massimo possibile, la nostra collaborazione”. Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale il primo ministro indiano Narendra Modi.  

    “So – ha detto il capo dello Stato – che ha già incontrato il nostro Primo ministro, che tra poco vi sarà un incontro tra i Governi, tra la delegazione dei Governi, che la rivedrà. So anche, mi è stato detto, che ha incontrato una rappresentanza della comunità indiana in Italia. Desidero dirle che è una comunità molto apprezzata, che opera in maniera dinamica, attiva, laboriosamente, contribuendo alla vita del nostro Paese”.  

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  • Renaissance in Economics 2026, 280 ricercatori a Roma per riscrivere le regole

    Renaissance in Economics 2026, 280 ricercatori a Roma per riscrivere le regole

    (Adnkronos) – Si è chiusa a Roma la terza edizione di Renaissance in Economics, la conferenza internazionale promossa da NeXt Nuova Economia per Tutti che riunisce ogni anno ricercatori, imprese e istituzioni attorno a una sfida comune: costruire una scienza economica capace di rispondere alle grandi crisi del nostro tempo. L’edizione 2026 ha stabilito un record: oltre 280 relatori da cinque continenti e oltre 60 università, 220 contributi scientifici raccolti nel volume From Seeds to Forest, sei università italiane coinvolte negli eventi pre-conference con più di 500 studenti. La ricerca presentata dimostra con modelli sperimentali che i comportamenti estrattivi, quelli che massimizzano il proprio vantaggio a spese della collettività, tendono a prevalere sistematicamente in mercati decentralizzati, producendo quello che gli autori chiamano un fallimento morale del mercato. La risposta non è più regolazione o incentivi monetari: è la coltivazione di caratteri generativi nelle persone, nelle imprese e nelle istituzioni. 

    Diversi contributi dimostrano che il diritto societario non impone la massimizzazione del profitto: lascia ampio spazio a modelli d’impresa orientati a più obiettivi. Le cooperative e le imprese sostenibili emergono come alternative scalabili alla gig economy. La proposta più avanzata è quella di una responsabilità ex ante per i danni futuri: la sostenibilità non più come scelta volontaria ma come obbligo giuridico integrato nella governance. Numerosi studi mostrano che la crescita del pil può aumentare senza migliorare la qualità della vita e anzi mascherare disuguaglianze regionali profonde. La novità rispetto al passato è che la conferenza non si ferma alla critica: presenta framework Decision-Grade per integrare indicatori multidimensionali di benessere direttamente nei processi decisionali politici, collegati agli indicatori già elaboratori sul Ben Vivere e la Generatività, trasformandoli da statistiche descrittive a guide operative per i governi. 

    Un contributo particolarmente discusso propone i tributi di scopo — tasse comunali legate a benefici pubblici specifici e visibili — come strumento per ricostruire la fiducia tra cittadini e istituzioni. Il meccanismo trasforma il pagamento delle tasse da obbligo coercitivo a forma concreta di partecipazione civica. Accanto a questo, la ricerca dimostra che l’orizzonte temporale dei decisori politici — legato alla loro eta’ e aspettativa di vita — distorce sistematicamente le scelte sugli investimenti ambientali: un argomento a favore della rappresentanza istituzionale delle generazioni future. 

    Il policy paper presentato alla conferenza chiede una riforma strutturale della valutazione accademica: basta con la dipendenza dalle cinque riviste economiche americane, largo a un Fascicolo dell’Impatto che misuri il contributo civile di ogni ricercatore. La proposta è sostenuta da un Fondo Nazionale da 50 milioni annui per la ricerca-azione partecipata e da un nuovo indice — lo Iaeisc — che misura l’equità intergenerazionale in 100 indicatori su tutto il territorio nazionale. 

    From Seeds to Forest, il titolo scelto per il volume degli abstract, non è casuale e sarà anche il tema centrale della prossima edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile che si svolgerà dal 1 al 4 ottobre 2026 a Firenze. I semi di una nuova economia sociale e civile esistono già e attraverso le azioni dell’Osservatorio Nazionale sulla Economia Sociale e Civile li stiamo mappando, collegando e sistematizzando. Renaissance in Economics e il Fnec esistono per farli diventare un bosco. 

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  • Oss. nazionale bullismo: “Il 38% ragazzi è vittima, 31% si sente più compreso da Ai che da persone”

    Oss. nazionale bullismo: “Il 38% ragazzi è vittima, 31% si sente più compreso da Ai che da persone”

    (Adnkronos) – Un adolescente su cinque ha pensato almeno una volta di farsi del male o di non voler vivere, mentre il 31% dei ragazzi afferma di sentirsi più compreso dall’intelligenza artificiale che dalle persone. È il quadro che emerge dal nuovo Rapporto nazionale sul disagio giovanile realizzato dall’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile che si basa sulle risposte di mille studenti tra i 14 e i 19 anni, presentato oggi durante la Maratona Bullismo 2026, la due giorni promossa dall’Osservatorio in collaborazione con Adnkronos. L’indagine fotografa una trasformazione profonda delle fragilità adolescenziali rispetto al 2025. Se negli anni precedenti il disagio si manifestava soprattutto attraverso episodi evidenti di aggressività, cyberbullismo ed esclusione sociale, oggi emergono forme più silenziose e interiorizzate di sofferenza emotiva e identitaria.  

    Il 38% degli adolescenti intervistati dichiara di aver subito almeno una volta episodi di bullismo, un dato in crescita rispetto al 34% dello scorso anno. Parallelamente aumentano ansia e insicurezze personali: il 41% dei giovani riferisce di vivere ansia da inadeguatezza, il 30% prova vergogna per il proprio corpo e il 25% racconta un persistente senso di vuoto. Anche il bullismo cambia forma. Le aggressioni fisiche rappresentano oggi una quota residuale del fenomeno (3,96%), mentre la forma di sofferenza più diffusa diventa l’esclusione sociale, indicata dal 16,67% degli studenti. 

    ”Il fatto che oggi le aggressioni fisiche rappresentano una quota residuale del fenomeno è un segnale incoraggiante e dimostra che anni di sensibilizzazione, prevenzione e lavoro nelle scuole stanno producendo risultati importanti”, dichiara Luca Massaccesi, presidente dell’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile. Allo stesso tempo, però, non possiamo abbassare la guardia. Il disagio giovanile sta cambiando forma: cresce una sofferenza più silenziosa e invisibile, legata all’identità, all’autostima e alla difficoltà di sentirsi accettati. Oggi molti ragazzi apparentemente stanno bene, ma interiormente vivono ansia e fragilità profonde. La vera sfida educativa sarà imparare a riconoscere per tempo questi segnali emotivi prima che si trasformino in forme di disagio ancora più gravi in futuro”. Particolarmente preoccupante il dato relativo alla richiesta di supporto: il 47% dei giovani dichiara di trovare difficile chiedere aiuto e il 43% percepisce gli adulti come distanti.  

     

    La ricerca evidenzia inoltre il ruolo sempre più centrale del digitale nella vita emotiva degli adolescenti. Il 44% dei ragazzi dichiara di controllare continuamente il telefono, mentre il 52% riconosce l’influenza degli algoritmi sul proprio stato emotivo e sulla percezione di sé. “Rispetto allo scorso anno osserviamo un cambiamento molto netto”, spiega la psicologa Elisa Caponetti, Presidente del Comitato Scientifico che ha coordinato l’elaborazione della ricerca. ”I social non sono più soltanto strumenti di comunicazione: per molti ragazzi stanno diventando luoghi emotivi nei quali cercare ascolto, conferme e riconoscimento – continua – Parallelamente cresce la difficoltà nel chiedere aiuto agli adulti. Oggi il disagio tende sempre meno a esplodere apertamente e sempre più a nascondersi. I ragazzi preferiscono un algoritmo per proteggersi dal peso della valutazione sociale”. Nel nuovo Rapporto emerge, però, anche un segnale positivo: il 64% dei ragazzi riconosce nello sport uno strumento fondamentale di equilibrio emotivo e benessere psicologico. ”La relazione umana resta il principale fattore protettivo – conclude Massaccesi – Per questo la Maratona Bullismo vuole essere non solo un evento, ma una grande occasione collettiva di ascolto, partecipazione e costruzione di comunità”. 

    L’Alleanza contro il Bullismo e il Disagio Giovanile che vede coinvolte Istituzioni, Aziende, Associazioni, Federazioni Sportive, Campioni dello Sport, promossa e coordinato dall’Osservatorio in collaborazione con Adnkronos, ha deciso di trasformare Piazza Mastai, nel cuore di Trastevere, nella ‘Piazza del Rispetto’, uno spazio aperto a giovani, famiglie, scuole e istituzioni dove incontri, testimonianze, attività sportive ed esperienze immersive promuovono il dialogo, l’inclusione e una nuova cultura del rispetto e del benessere emotivo delle nuove generazioni. L’ingresso alla manifestazione è libero e aperto al pubblico. 

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  • Bullismo: Unicef e Osservatorio nazionale firmano protocollo per diritti infanzia e adolescenza

    Bullismo: Unicef e Osservatorio nazionale firmano protocollo per diritti infanzia e adolescenza

    (Adnkronos) – L’Unicef Italia e l’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile hanno firmato un protocollo di intesa della durata di due anni per promuovere i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza con particolare riferimento alle tematiche del bullismo e del cyberbullismo. La firma è avvenuta alla presenza del presidente dell’Unicef Italia, Nicola Graziano, e del presidente dell’Osservatorio nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile Luca Massaccesi, nel corso della Maratona Bullismo, promossa dall’Osservatorio nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanil, in piazza Mastai a Roma.  

    ”Il bullismo e il cyberbullismo sono comportamenti aggressivi, intenzionali e ripetuti, caratterizzati da uno squilibrio di potere tra chi lo esercita e chi lo subisce che possono causare gravi disagi emotivi alle vittime e compromettere la loro crescita e le relazioni. I bambini e le bambine che subiscono bullismo e abusi online presentano livelli significativamente più alti di ansia, pensieri suicidari e comportamenti autolesionistici”, ha dichiarato Nicola Graziano, presidente di Unicef Italia. ”Il bullismo e il cyberbullismo rappresentano sfide cruciali e richiedono interventi educativi per proteggere i giovani e promuovere comportamenti sani e un uso responsabile delle tecnologie – ha aggiunto – Siamo certi che grazie a questo Protocollo riusciremo a realizzare attività e iniziative concrete a favore di tanti bambini, bambine e giovani che meritano la nostra attenzione e supporto”. 

    “Questo Protocollo con Unicef Italia rappresenta per me, come Presidente dell’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile ma anche come uomo, un grande privilegio umano e istituzionale – ha dichiarato Luca Massaccesi, presidente dell’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile – Oggi non possiamo limitarci a parlare soltanto di bullismo e cyberbullismo: dobbiamo avere il coraggio di guardare più a fondo, dentro il disagio emotivo e la solitudine che coinvolgono sempre più ragazze e ragazzi. È lì che dobbiamo intervenire, costruendo ascolto, presenza e responsabilità condivise”. ”Per questo è fondamentale unire istituzioni, scuola, famiglie, sport e terzo settore in un’alleanza educativa concreta, capace di restituire ai giovani fiducia, relazioni e futuro”, ha aggiunto.  

     

    In particolare il Protocollo prevede di promuovere la conoscenza dei principi sanciti dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza con particolare riferimento al fenomeno del bullismo e cyberbullismo che rappresenta una forma di violenza tra pari molto invasiva e che incide negativamente sul diritto alla protezione da ogni forma di violenza, sul diritto alla non discriminazione inibendo le vittime dal porre in essere qualsiasi azione di autotutela; realizzare attività di sensibilizzazione contro il bullismo ed il cyber bullismo per promuovere nella collettività un cambiamento culturale, che prevedano l’ascolto e la partecipazione di bambine, bambini e adolescenti; la condivisione di documenti, materiali, fonti ed informazioni di natura nazionale e internazionale utili a costruire una sempre maggiore conoscenza e consapevolezza sui diritti di bambine, bambini e adolescenti.  

    L’Unicef Italia è impegnato nella ‘Maratona Bullismo 2026’ che si tiene oggi e domani a Roma, in piazza Mastai, con la partecipazione del Presidente Unicef Italia Nicola Graziano a diversi panel sulle tematiche riguardanti l’infanzia e l’adolescenza in riferimento a fenomeni di bullismo e di disagio giovanile. Inoltre, presso lo spazio Unicef, i volontari e le volontarie dell’Unicef Italia e i giovani del servizio civile potranno dare materiali e sensibilizzare sui temi della disconnessione, l’ambiente digitale, la salute mentale, bullismo e cyberbullismo, lo sport. 

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  • Liste d’attesa neurologia, Sin: “Nuove linee guida per ridurre visite inappropriate”

    Liste d’attesa neurologia, Sin: “Nuove linee guida per ridurre visite inappropriate”

    (Adnkronos) – Garantire visite neurologiche in tempi più rapidi a chi ne ha davvero bisogno riducendo quelle non necessarie. Con questo obiettivo sono state elaborate dalla Società italiana di neurologia (Sin) le nuove Raccomandazioni di buona pratica clinico-assistenziale (Rbpca) per l’appropriatezza della prima visita neurologica, su richiesta del ministero della Salute e pubblicate dall’Istituto superiore di sanità. Il documento – spiega Sin in una nota – interviene su una delle principali criticità del Servizio sanitario nazionale: l’elevata richiesta di visite neurologiche, spesso legata a condizioni molto frequenti come cefalea, disturbi cognitivi e tremore. In molti casi si tratta di situazioni che possono essere gestite già a livello di medicina generale, con il risultato di un sovraccarico delle liste di attesa e di un accesso più difficile per i pazienti che necessitano realmente dello specialista. 

    Le nuove raccomandazioni introducono indicazioni chiare e operative per stabilire quando è appropriato inviare il paziente al neurologo e quando, invece, la gestione può avvenire sul territorio. In totale sono state definite 8 raccomandazioni: 6 identificano le situazioni in cui la visita specialistica è indicata e 2 quelle in cui non è raccomandata, offrendo un riferimento concreto per medici e servizi sanitari. “Queste raccomandazioni rappresentano un passaggio fondamentale per migliorare l’accesso alle cure neurologiche nel nostro Paese – afferma Mario Zappia, presidente Sin – L’obiettivo è evitare visite non necessarie e garantire un percorso più rapido e appropriato per i pazienti con condizioni realmente rilevanti. Non si tratta di limitare l’accesso allo specialista, ma di renderlo più efficace e mirato, rafforzando il ruolo della medicina territoriale e migliorando l’integrazione tra i diversi livelli di assistenza”. 

    Per quanto riguarda la cefalea, viene indicato il ricorso allo specialista in presenza di segnali di allarme – come l’insorgenza improvvisa, il peggioramento progressivo, la comparsa in età avanzata o la presenza di sintomi neurologici associati – mentre le forme più comuni, come l’emicrania non frequente, possono essere seguite inizialmente dal medico di famiglia. Diverso il caso delle forme croniche, con mal di testa per oltre 15 giorni al mese, per le quali è raccomandato l’invio allo specialista. Per il tremore, le raccomandazioni distinguono tra condizioni che richiedono approfondimento neurologico – come i tremori a riposo, asimmetrici, di nuova insorgenza o associati ad altri disturbi neurologici – e situazioni più lievi o legate a cause riconoscibili, che possono essere gestite in prima battuta sul territorio. Analogo approccio per i disturbi cognitivi, per i quali viene valorizzato il ruolo del medico di medicina generale nel primo inquadramento diagnostico, prevedendo l’invio allo specialista nei casi di peggioramento progressivo non spiegato dagli accertamenti iniziali e orientando invece verso percorsi più appropriati, come quelli geriatrici, i pazienti con forme avanzate e condizioni di fragilità elevata. Le raccomandazioni – conclude la nota – sono state sviluppate da un gruppo multiprofessionale che ha coinvolto neurologi, medici di medicina generale, metodologi ed anche rappresentanti dei pazienti, sulla base delle migliori evidenze scientifiche disponibili e attraverso un processo strutturato di consenso. 

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  • Windsor, dramma davanti al re Carlo: soldatessa 24enne muore dopo una caduta da cavallo

    Windsor, dramma davanti al re Carlo: soldatessa 24enne muore dopo una caduta da cavallo

    (Adnkronos) –
    Tragedia al Royal Windsor Horse Show, dove una soldatessa è morta in seguito a una caduta da cavallo mentre era impegnata con la King’s Troop, Royal Horse Artillery. La vittima è la caporale Ciara Sullivan, 24 anni, definita dal suo ufficiale comandante una “cavallerizza eccezionale” dotata di un’energia contagiosa. L’incidente si è verificato dopo l’uscita dall’arena, intorno alle 19 di venerdì scorso, e la giovane militare è deceduta sul posto nonostante i tempestivi soccorsi, secondo quanto riferito dalla polizia del Thames Valley. 

    Un portavoce di Buckingham Palace ha riferito che il re è rimasto “profondamente scioccato e rattristato” nell’apprendere della sua morte e che si sarebbe messo in contatto con la famiglia per porgere le sue condoglianze. “Sebbene Sua Maestà e altri membri della famiglia reale fossero presenti nell’arena al momento dell’incidente, non sono stati informati della gravità della situazione se non in un secondo momento”. 

    La Sullivan è stata impiegata ai funerali di stato della regina Elisabetta nel 2022 e all’incoronazione di Carlo e Camilla l’anno successivo. Il suo comandante ha dichiarato in un tributo diffuso dal Ministero della Difesa: “Il caporale Ciara Sullivan, ‘Sully’ per gli amici, è stata per tutti coloro che hanno avuto il privilegio di servire al suo fianco, una luce splendente in qualsiasi ambiente entrasse”. È stata elogiata come “una soldatessa eccezionale e un modello da seguire per molti dei suoi colleghi”.  

    La “soldatessa di immensa professionalità” era un’abile calciatrice e si impegnava al massimo in palestra, coinvolgendo “silenziosamente” anche gli altri. “Il suo paziente metodo di allenamento ha aiutato molti artiglieri a cavallo dell’unità a realizzare il loro potenziale.” John Healey, ministro della Difesa britannico, ha descritto la Sullivan come una “brillante giovane soldatessa che ha servito la nostra nazione con dedizione. Siamo tutti profondamente scioccati e rattristati dalla sua morte”. 

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