Categoria: Ultim’ora

  • Gf Vip, Antonella Elia ritrova Pietro Delle Piane: la sorpresa e la promessa fuori dalla Casa

    Gf Vip, Antonella Elia ritrova Pietro Delle Piane: la sorpresa e la promessa fuori dalla Casa

    (Adnkronos) – “Domani ti chiamo e parliamo”. È questa la promessa di Antonella Elia fatta a Pietro Delle Piane, suo ex fidanzato, stasera nel corso della finale del Grande Fratello Vip. L’ultimo incontro tra i due risale a due mesi fa, quando lui era entrato nella Casa per avere un chiarimento diretto con la vip senza, tuttavia, ottenere un riscontro. A distanza di tempo e dopo aver avuto del tempo per pensare, la concorrente ha ammesso di aver sentito la mancanza di Delle Piane.  

    Dopo aver ritrovato una rosa con un bigliettino scritto a mano, Pietro Delle Piane è entrato dalla porta rossa per ritrovare la sua ex fidanzata, con cui vorrebbe un riappacificamento. “Tu non sei una donna grande, tu sei una grande! Hai fatto un Grande Fratello strepitoso”, ha esclamato l’attore.  

    Poi, la promessa di risentirsi fuori dal Grande Fratello per ottenere un confronto lontano dalle telecamere. “L’altra volta mi hai trattato malissimo e ci sono rimasto molto male. Ho bisogno di parlare con te, di chiarirci”, ha ribaduto lui. “Mi sembra più adulto. È diverso”, ha risposto Elia, felice di rivederlo, anche se ha provato a mantenere le distanze: “Lui pensa già di avermi in pugno, ma non ha capito nulla”, ha detto ironicamente.  

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  • Lacrime al Gf Vip, le sorprese ai sei finalisti: dalla sorella di Mussolini alla figlia di Volpe

    Lacrime al Gf Vip, le sorprese ai sei finalisti: dalla sorella di Mussolini alla figlia di Volpe

    (Adnkronos) –
    Lacrime e commozione al Grande Fratello Vip. Stasera, martedì 19 maggio, i sei concorrenti finalisti del reality show di Canale 5 sono stati protagonisti di alcune sorprese da parte degli autori. Prima di spegnere le luci della Casa, infatti, i vips hanno potuto riabbracciare i loro cari dopo più di due mesi di viaggio all’interno del reality.  

    Il primo a ricevere una sorpresa inaspettata è stato Renato Biancardi, primo eliminato della serata. Il concorrente, dopo aver perso al televoto contro Raimondo Todaro, è uscito dalla porta rossa dove ha potuto riabbracciare la sua piccola Roberta, la figlia nata dall’amore con la sua ex moglie Enrica. “Lei rimarrà per sempre un pezzo del mio cuore e poi mi ha regalato mia figlia”, ha detto Renato riferendosi all’ex moglie. 

    Sorpresa inaspettata anche per Alessandra Mussolini. Dopo aver visto un video sul suo percorso al Grande Fratello Vip l’ex europarlamentare si è commossa ribadendo quando questa avventura l’abbia cambiata in positivo. Ad attenderla in giardino c’è la sorella Elisabetta: “Sono qui per te, solo per te”, ha detto Elisabetta Mussolini apparsa per la prima volta in televisione. “Per me è uno sforzo enorme”, ha detto alla conduttrice Ilary Blasi. Ma ne è valsa la pena.  

    Una grande emozione anche per il concorrente Raul Dumitras. In confessionale si è ‘nascosta’ la mamma, protagonista protagonista del gioco ‘Indovina la canzone’. Ilary ha invitato il concorrente a indovinare a chi appartiene la voce che ascolterà. Dopo pochi istanti, però, Raul interrompe il gioco e si commuove: “Ma quale canzone Ilary! Questa è mia madre”. Raul corre dalla madre, e mentre l’abbraccia nella stanza ritrova anche il padre e il fratello Davide.  

    Lacrime per la sorpresa ad Adriana Volpe. Complici anche Antonella Elia e Alessandra Mussolini che vengono chiamate ad accogliere Giselle, la figlia di Adriana. Dopo un divertente sketch, le due si abbracciano forte: “Amore mio, quanto ti amo. Mi sei mancata tanto, mi manca la tua luce”, ha detto Volpe tra le lacrime. 

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  • Trump: “Iran ha pochi giorni, sono pronto a colpire”. Teheran si prepara alla guerra

    Trump: “Iran ha pochi giorni, sono pronto a colpire”. Teheran si prepara alla guerra

    (Adnkronos) – Donald Trump per ora congela il nuovo attacco degli Stati Uniti ma l’Iran già si prepara alla guerra. I negoziati tra Washington e Teheran non decollano e la ripresa del conflitto, ora dopo ora, diventa un’ipotesi sempre più concreta. 

    E’ in questo clima ad alta tensione e in vista di una possibile nuova escalation, riferisce Axios, che il presidente americano ha convocato una riunione con il suo team di sicurezza nazionale: al centro una relazione sulle opzioni militari. Alla riunione hanno partecipato il vicepresidente Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il capo degli Stati Maggiori Riuniti, il generale Dan Caine, il direttore della CIA John Ratcliffe e altri alti funzionari, secondo fonti Usa. Il meeting si è concentrato sulla strategia da adottare nella guerra con la Repubblica islamica, sullo stato degli sforzi diplomatici e sui vari piani militari statunitensi per attacchi contro Teheran. 

     

     

    Nello stesso giorno in cui ha spiegato che alcuni alleati in Medio Oriente gli avrebbero riferito che si è “molto vicini a raggiungere un accordo”, il tycoon è però tornato ad attaccare, dettando i tempi e lanciando un nuovo ultimatum. 

    Gli Stati Uniti, ha detto, hanno concesso all’Iran “due-tre giorni, forse fino a venerdì o sabato o domenica, o inizio della prossima settimana” per tornare al tavolo negoziale e trovare un accordo, che deve in ogni caso arrivare entro “un periodo di tempo limitato”. 

    “Ero a un’ora dal colpire” l’Iran, ha detto parlando della sospensione dell’attacco previsto per la giornata di ieri contro Teheran, aggiungendo quindi che “potremmo dover colpire forte l’Iran ancora un’altra volta. Non ne sono sicuro, lo sapremo presto”. 

     

    Intanto il vicepresidente americano JD Vance ha spiegato di non poter affermare con sicurezza che con l’Iran si arriverà ad un accordo. Rispondendo alle domande dei giornalisti alla Casa Bianca, Vance ha detto di ritenere che l’Iran voglia un accordo, ma ha anche detto di non potersi pronunciare con sicurezza sulla possibilità di raggiungere l’intesa finché ciò non avverrà. 

    Ai giornalisti che gli chiedevano se “personalmente lo pensasse”, ha ribattuto: “Personalmente credo che la risposta onesta sia: come potrei mai saperlo? Si negozia con le persone e a volte si ha la sensazione di fare progressi, altre volte invece si ha la sensazione di non farne”. “Non posso dirlo con certezza, perché non so cosa pensi l’altra parte”. 

    Ci sono “due strade che possiamo percorrere” sull’Iran. Quella dei negoziati e quella di una ripresa dell’operazione militare, ha poi ribadito, spiegando che “il presidente ci ha chiesto, ci ha detto di negoziare con determinazione con gli iraniani”, precisando che “su quella questione fondamentale del non avere mai un’arma nucleare, pensiamo di aver fatto molti progressi. Pensiamo che gli iraniani vogliano raggiungere un accordo”. 

    “C’è un’opzione B, e l’opzione B è che potremmo riprendere la campagna militare per continuare a cercare di raggiungere gli obiettivi dell’America”, ha aggiunto. “Non è quello che vuole il presidente. E non credo sia nemmeno quello che vogliono gli iraniani”. “Bisogna essere in due per ballare il tango”, le parole di Vance, che ha tuttavia assicurato come questa guerra non sia “senza fine”, facendo riferimento alla promessa spesso fatta da Trump di tenere gli Stati Uniti fuori da guerre come quelle in Iraq e Afghanistan. 

    “È importante che il popolo americano sappia” che qualsiasi fine della guerra “sarà per la loro sicurezza e prosperità”. “E anche che questa non sarà una di quelle cose che durano per sempre”. 

    “Questa non è una guerra senza fine. Svolgeremo il nostro compito e torneremo a casa. Questo è ciò che il presidente ha promesso e ciò che manterremo”. 

     

     

    Intanto, se gli Stati Uniti definiscono la sospensione “temporanea” di un possibile attacco all’Iran come una finestra utile ai negoziati, allo stesso tempo dichiarano di essere pronti a un’azione militare su larga scala in qualsiasi momento, fa notare il vice ministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, in un messaggio diffuso sui social. “Questo significa – ha detto – presentare una minaccia come un’opportunità di pace. L’Iran è unito e pronto ad affrontare ogni aggressione militare, per noi la resa non significa nulla: o vinciamo o diventiamo martiri”. 

    Secondo un articolo del New York Times, che cita un funzionario militare statunitense, l’Iran avrebbe intanto sfruttato il mese e più di cessate il fuoco nella guerra contro Stati Uniti e Israele per prepararsi alla ripresa dei combattimenti, riposizionando i lanciatori di missili balistici.  

    Da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco l’8 aprile, si legge, Teheran si è adoperata per “riallestire decine di siti di lancio di missili balistici colpiti dai bombardamenti, spostare i lanciatori mobili di missili e, nonostante le perdite significative, adattare le proprie tattiche a un’eventuale ripresa degli attacchi”. Il funzionario ha spiegato che gli attacchi statunitensi contro le capacità missilistiche iraniane hanno colpito le porte d’accesso ai siti, ma non i lanciatori, poiché questi erano sepolti in profonde grotte sotterranee per proteggerli dai raid. 

     

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  • Modena, El Koudri resta in carcere: “Gesto per ora non sembra legato a disturbo psichico”

    Modena, El Koudri resta in carcere: “Gesto per ora non sembra legato a disturbo psichico”

    (Adnkronos) – Pericolo di fuga e rischio di reiterazione del reato. Sono questi i motivi che hanno portato la giudice per le indagini preliminari Donatella Pianezzi a convalidare il fermo e confermare il carcere per Salim El Koudri, fermato per strage e lesioni aggravate dopo che sabato 16 maggio alla guida della sua auto ha travolto e ferito gravemente sette pedoni in pieno centro a Modena. La giudice ha anche disposto che il 31enne, al quale in passato è stato diagnosticato un disturbo psichiatrico, venga sottoposto, da parte dell’amministrazione penitenziaria, “a un periodo di osservazione” per vigilare – si legge nel provvedimento della giudice – “sulle condizioni psichiche dell’indagato, con eventuale trasferimento presso Reparti specializzati”, da individuarsi a cura della stessa struttura carceraria. 

    Le testimonianze di chi ha assistito alla carambola dell’auto e le immagini delle telecamere pubbliche e private restituiscono “una precipitosa e violenta fuga”. Non riuscendo a riaccedere l’auto El Koudri “è sceso dal veicolo, armato di coltello, e ha corso a piedi verso una via laterale nel tentativo di depistare i suoi inseguitori nei cui confronti peraltro non esitava ad usare l’arma”, tanto che Luca Signorelli, uno dei primi passanti a tentare di bloccare il 31enne, è stato accoltellato due volte. Una fuga, scrive la giudice Pianezzi, “con l’evidente finalità di non essere identificato e di non rispondere delle azioni poste in essere”. 

     

     

    Se non opportunamente fermato, “si ritiene che si sarebbe dato facilmente alla fuga” magari all’estero. “Trattandosi di un soggetto che non ha in Italia un lavoro stabile, non ha una compagna e una famiglia propria ad eccezione dei genitori e della sorella, si può prevedere che lo stesso – se lasciato libero – possa lasciare il nostro Paese per fare rientro in Marocco, dove avrebbe una famiglia a fornirgli sostegno e riuscendo cosi a sottrarsi alle gravi conseguenze che derivano dall’azione delittuosa compiuta”. Inoltre, “le specifiche modalità e circostanze del fatto, la gravità dello stesso e la personalità di El Koudri inducono a ritenere concretamente sussistente il pericolo che l’indagato possa commettere altri delitti della stessa specie” si legge nel provvedimento. 

    Per la gip va inoltre considerato “che – allo stato – non è stato ancora possibile accertare le ragioni e il movente dell’azione criminosa e che ciò, in questa fase, rende ancora più preganti le esigenze cautelari” . 

    E ancora: “Si verte al cospetto di un reato efferato e di particolare allarme sociale, in quanto il gesto è stato compiuto in pieno giorno, lungo una delle vie cittadine più frequentate e la condotta posta in essere è facilmente replicabile in qualsiasi altro contesto urbano, senza peraltro necessità di alcuna preparazione o strumentazione specifica”. Tali circostanze “denotano una specifica capacità criminale, una completa assenza di autocontrollo dei propri impulsi e delle proprie azioni nonché un’efferatezza nell’esecuzione del proposito criminale maturato”. Anche la condotta “violenta e aggressiva” posta in essere dopo aver abbandonato l’auto, “è un evidente indice del pericolo di reiterazione del reato”. Per la giudice “è evidente che, se lasciato in libertà, l’indagato potrebbe reiterare condotte violente nei confronti di un numero indeterminato e indeterminabile di soggetti, anche in contesti diversi dalla città di Modena”. 

     

    “Non vi sono, allo stato, elementi concreti e conclusivi per ritenere che i fatti siano stati compiuti in presenza di una causa di non punibilità o che sussista allo stato una causa di estinzione del reato”, uno dei passaggi del provvedimento con cui la gip ha convalidato il fermo. 

    “D’altronde se è vero che dalla documentazione sanitaria in atti emerge che El Koudri sarebbe affetto da un disturbo schizoide di personalità e che sia stato in cura presso il dicentro di salute mentale Castelfranco Emilia, tuttavia non vi sono alla stato elementi per ritenere che il gesto da lui compiuto sia conseguenza di tale patologia né che lo stesso fosse incapace di intendere e di volere al momento della commissione del fatto”. Ma, proprio alla luce della documentazione agli atti, la giudice ritiene sia comunque, “quanto meno opportuno, disporre un periodo di osservazione psichiatrica”, una vigilanza demandata all’amministrazione penitenziaria.  

     

     

    Il reato, si legge ancora, è “efferato e di particolare allarme sociale” poiché “compiuto in pieno giorno, lungo una delle vie cittadine più frequentate”. Un comportamento, quello messo in atto sabato 16 maggio, che a dire della giudice è idoneo a configurare il reato di strage. Il 31enne, nato a Bergamo e di origini marocchine, “ha percorso ad altissima velocità una via del centro cittadino, di solito percorsa da numerosi pedoni e ciclisti, in un soleggiato sabato pomeriggio di maggio, in un orario in cui erano dunque presenti tanti cittadini, turisti ed avventori degli esercizi commerciali che venivano da lui raggiunti in maniera del tutto indiscriminata e indeterminata”. 

    Una volontà di mettere in pericolo la vita e l’incolumità fisica della collettività che può essere desunta, si legge nel provvedimento, dal mezzo utilizzato, “ossia un’autovettura lanciata a forte velocità che ha poi preso la traiettoria del marciapiede e che, dunque, si è rivelata un’arma assolutamente potente ed estremamente efficace”. Salim El Koudri a bordo della propria auto, “si è scagliato ad elevata velocità contro ignari passanti intenti ad affollare le vie centrali del centro storico della città, di sabato pomeriggio, ponendo cosi in essere una condotta idonea a ledere un numero indeterminato di soggetti, come desumibile anche dalla traiettoria seguita dall’autovettura che è andata anche sopra i marciapiedi”. 

    Una corsa che ha lasciato sull’asfalto sette feriti, di cui quattro ancora gravi tra cui una donna a cui hanno amputato le gambe. Un tragitto terminato contro la vetrina di un negozio.  

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  • Ucraina-Russia, la guerra hi-tech di Kiev ha fermato Putin: l’analisi

    Ucraina-Russia, la guerra hi-tech di Kiev ha fermato Putin: l’analisi

    (Adnkronos) –
    La Russia e Vladimir Putin in difficoltà, la guerra in Ucraina cambia volto. Le forze militari di Kiev e hanno guadagnato nelle ultime settimane un vantaggio tattico e tecnologico, i soldati di Mosca ormai da mesi sono bloccati. E’ troppo presto per dire che la guerra ha raggiunto un punto di svolta, solo questa estate si potrà capire se questo lieve vantaggio potrà tradursi in una svolta strategica ma l’inversione di rotta è più di un’ipotesi. 

    La guerra per Mosca sta andando male, ma non male abbastanza da forzare la mano di Putin che non lascia trapelare segni di voler cedere di un millimetro sul suo obiettivo di sottomettere l’Ucraina. Tratti della lunga linea del fronte, quasi mille chilometri, sono ora disputati in entrambe le direzioni: una situazione diversa rispetto allo scorso anno, quando l’Ucraina era sulla difensiva quasi ovunque.  

    “L’Ucraina è in una posizione più forte di quanto molti avessero previsto. Ma la guerra implica diversi cicli di adattamento e la questione è ora è quella di capire se la Russia riuscirà a trovare risposte ai progressi dell’Ucraina. In questa fase della guerra, possiamo solo fare previsioni fondate di poche settimane”, ha commentato Franz-Stefan Gady, analista militare e direttore di Gady Consulting, come evidenzia il Wall Street Journal.  

     

    Gli ucraini stanno procedendo a passo spedito sullo sviluppo di droni. L’aumento della loro autonomia oltre le linee è il cambiamento maggiore di questa primavera. Aumentano le dimensioni della flotta di droni a medio raggio, come gli Hornet e gli FP-2. E l’impiego della rete di satelliti Starlink, che a Mosca è stata negata di recente, insieme a sistemi di intelligenza artificiale, offre a Kiev un ulteriore vantaggio ai droni. Per questo, Kiev sta creando problemi alla logistica oltre il fronte, bombardando le infrastrutture del petrolio e obiettivi militari sempre più in profondità. 

    “Non stiamo solo tenendo la linea ma stiamo aumentando le pressioni”, aveva commentato il ministro della Difesa ucraino, Mykhailo Fedorov. Morti e feriti in Russia eccedono ora i militari reclutati. “Ogni metro di territorio ucraino sta diventando estremamente costoso per il nemico”.   

    Le forze di Kiev hanno imparato come affrontare meglio le tattiche di infiltrazione russa, usate all’inizio con molto successo intorno a Pokrovsk dalla scorsa estate, cacciando i soldati nemici che riescono a bucare le porose postazioni di fanteria con droni e squadre a terra. L’Ucraina è inoltre riuscita a migliorare le sue contromisure contro i droni a medio raggio russi, costruendo un sistema multistrato con radar, sistemi di disturbo elettronico e intercettori, lo stesso che hanno proposto ai Paesi del Golfo, del Caucaso, e in Europa. Kiev rimane ancora vulnerabile ai missili balistici russi. Ma l’umore è migliorato questa primavera, dopo il terribile inverno al gelo che non ha provocato l’esodo massiccio delle città lasciate al buio e al freddo dagli attacchi di Mosca contro le infrastrutture energetiche.  

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  • Ebola, Iss: cosa bisogna sapere sull’epidemia da virus Bundibugyo

    Ebola, Iss: cosa bisogna sapere sull’epidemia da virus Bundibugyo

    (Adnkronos) –
    Ebola torna a fare paura in Congo con l’epidemia legata al virus Bundibugyo. I casi sospetti sono oltre 500, i morti più di 130. A fare il punto sull’emergenza, dal primo alert fino alle ultime notizie, è l’Istituto superiore di Sanità. 

     

    Il 5 maggio 2026, l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) è stata allertata per un’epidemia ad alta mortalità, con decessi anche tra gli operatori sanitari, causata da una malattia sconosciuta nella zona sanitaria di Mongbwalu, nella provincia di Ituri, nella Repubblica democratica del Congo. Il 14 maggio, in otto campioni, le analisi di laboratorio hanno confermato la presenza di una variante del virus Ebola: il virus Bundibugyo.
     

    Contemporaneamente, il ministero della Salute ugandese ha confermato un focolaio di malattia da virus Bundibugyo in seguito all’identificazione di un caso importato dalla Repubblica Democratica del Congo. Si tratta di un uomo congolese deceduto nella capitale Kampala. Il 16 maggio 2026, il direttore generale dell’Oms, dopo aver consultato gli Stati in cui è noto che l’evento è attualmente in corso, ha stabilito che la malattia di Ebola causata dal virus Bundibugyo nella Repubblica democratica del Congo e in Uganda costituisce un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (Pheic), come definita dalle disposizioni del Regolamento Sanitario Internazionale. 

     

    Al momento secondo l’Oms sono 30 i casi confermati, ma sono oltre 500 quelli sospetti con 131 possibili morti. La dichiarazione di ‘Emergenza internazionale di salute pubblica’ viene usata dall’Oms per “un evento straordinario che costituisce un rischio di salute pubblica per altri Stati attraverso la diffusione internazionale di una malattia, e che potenzialmente richiede una risposta coordinata a livello internazionale”. Si tratta quindi di una procedura che permette di far scattare un’allerta internazionale, mobilitare risorse straordinarie e coordinare una risposta internazionale, non è necessariamente legata a un rischio di pandemia. 

    La definizione, spiega il sito dell’Oms, implica una situazione che sia “seria, improvvisa, inusuale o inattesa”, che abbia “implicazioni per la salute pubblica al di là dei confini dello stato affetto” e che “richieda immediata azione internazionale”. In passato sono state dichiarate altre Pheic ad esempio per epidemie causate da Mpox, virus influenzali, virus Zika e virus Ebola. Secondo l’Ecdc, “In base alle informazioni disponibili e alle attuali incertezze, la probabilità di contagio per i residenti dell’Ue/See o per i viaggiatori diretti nella provincia dell’Ituri è considerata bassa. Per la popolazione generale dell’Ue/See, la probabilità di contagio è molto bassa a causa della limitata possibilità di importazione e successiva trasmissione in Europa”.  

     

    La malattia da virus Bundibugyo è una forma grave e spesso fatale della malattia Ebola, causata dal virus Bundibugyo, una delle specie di Orthoebolavirus. Si tratta di una zoonosi, e si sospetta che i pipistrelli della frutta siano il serbatoio naturale del virus. L’infezione umana si verifica attraverso il contatto ravvicinato con il sangue o le secrezioni di animali selvatici infetti, tra cui pipistrelli o primati non umani. Si diffonde successivamente da persona a persona tramite contatto diretto con il sangue, le secrezioni, gli organi o altri fluidi corporei di individui infetti o con superfici contaminate. La trasmissione è particolarmente amplificata negli ambienti sanitari quando le misure di prevenzione e controllo delle infezioni sono inadeguate e durante pratiche di sepoltura non sicure, che spesso vengono adottate nei paesi colpiti, che comportano il contatto diretto con il defunto.  

    In passato sono state documentate due epidemie da Bvd, in Uganda e nella Repubblica Democratica del Congo nel 2007 e nel 2012, con un tasso di mortalità tra il 30% al 50%. A differenza della malattia da virus Ebola, non esiste un vaccino autorizzato e non sono disponibili terapie specifiche contro il virus Bundibugyo. Tuttavia un intervento tempestivo di supporto è salvavita. Il periodo di incubazione della Bvd varia da 2 a 21 giorni e gli individui di solito non sono contagiosi fino alla comparsa dei sintomi. 

    I sintomi iniziali non sono specifici e includono febbre, affaticamento, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola, il che complica e può ritardare la diagnosi e la segnalazione della malattia. Questi sintomi progrediscono con disturbi gastrointestinali, disfunzioni d’organo e, in alcuni casi, manifestazioni emorragiche. 

     

    Ci sono delle indicazioni per i Paesi che non sono colpiti? Sì, l’Oms raccomanda quanto segue: nessun paese dovrebbe chiudere i propri confini o imporre restrizioni ai viaggi e al commercio. Tali misure vengono solitamente attuate per paura e non hanno alcun fondamento scientifico. Spingono il movimento di persone e merci verso valichi di frontiera informali non controllati, aumentando così le probabilità di diffusione della malattia. Ancora più grave, queste restrizioni possono anche compromettere le economie locali e influire negativamente sulle operazioni di risposta dal punto di vista della sicurezza e della logistica; le autorità nazionali dovrebbero collaborare con le compagnie aeree e gli altri settori dei trasporti e del turismo per garantire che non vengano superate le raccomandazioni dell’Oms sul traffico internazionale. 

    Gli Stati dovrebbero fornire ai viaggiatori diretti nelle aree colpite e a rischio dalla malattia da virus Bundibugyo informazioni pertinenti sui rischi, sulle misure per minimizzarli e consigli su come gestire una potenziale esposizione. Il pubblico dovrebbe ricevere informazioni accurate e pertinenti sull’epidemia di malattia da virus Bundibugyo e sulle misure per ridurre il rischio di esposizione. Gli Stati dovrebbero essere pronti a facilitare l’evacuazione e il rimpatrio dei propri cittadini (ad esempio, operatori sanitari) che sono stati esposti al virus Bundibugyo. Non si ritiene necessario sottoporre passeggeri di ritorno da zone a rischio a controlli all’ingresso presso gli aeroporti o altri punti di ingresso, al di fuori della regione interessata. 

     

    In Italia, il ministero della Salute ha diffuso una circolare in cui si definisce “necessario applicare le misure di vigilanza nei confronti del personale di organizzazioni governative, non governative, e cooperanti, impiegati nel Paese interessato dal focolaio, provenienti da tutti i territori della Repubblica democratica del Congo e dell’Uganda”.  

    Nel documento, firmato dal capo del Dipartimento della prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie Maria Rosaria Campitiello, vengono allegati un modello di dichiarazione sanitaria, “essenziale per la tracciatura ai fini di sanità pubblica della persona in arrivo”, da sottoscrivere a cura del responsabile dell’organizzazione, o del singolo progetto, in caso di personale di Ong o di altre organizzazioni e da inviare al ministero della Salute con almeno 48 ore di anticipo rispetto alla partenza dalla zona affetta. Il modulo “dovrà riportare – in seguito ad autodichiarazione del cooperante – che lo stesso non manifesta sintomi”. E viene allegata anche una scheda anamnestica per la registrazione dei dati dello screening primario, da compilare direttamente dalla persona in arrivo e dal medico dell’Ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera Usmaf-Sasn territorialmente competente. In caso il cooperante rientrasse in Italia con mezzi che non prevedono ingresso aeroportuale (treni, bus, auto propria) la stessa scheda dovrà essere compilata dal medico dell’Asl di riferimento con le informazioni acquisite al momento dell’attivazione della sorveglianza, si spiega nella circolare. 

    In via cautelativa, aggiunge la circolare, “si raccomada di attivare comunque la stessa sorveglianza dei contatti a basso rischio” anche “per gli operatori provenienti da zone a rischio che non abbiano riportato alcun tipo di esposizione nei 21 giorni precedenti, o per i quali non sia possibile stabilire se l’esposizione sia avvenuta o meno”. Le indicazioni potranno subire modifiche in base all’evoluzione epidemiologica dell’evento. Gli Usmaf e le altre strutture territorialmente competenti cureranno l’accesso alle informazioni per il personale, sanitario e non, di queste organizzazioni “in partenza verso o di ritorno dalle già citate zone a rischio”. 

     

     

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    cronaca

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  • Italia-India, Meloni accoglie l’amico Modi: “Welcome to Rome”

    Italia-India, Meloni accoglie l’amico Modi: “Welcome to Rome”

    (Adnkronos) – “Welcome to Rome, my friend!”. Così la premier Giorgia Meloni saluta sui social l’arrivo a Roma del premier indiano Narendra Modi, accolto questa sera al suo arrivo a Fiumicino dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Sotto al post una foto che ritrae Meloni e Modi all’interno del Colosseo, nel corso di una visita notturna. 

     

     

    Modi alloggia nell’hotel Anantara a piazza della Repubblica. Il primo appuntamento di domani sarà la visita al Quirinale per incontrare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Poi il vertice con la premier a Villa Pamphili. A seguire i due leader prenderanno parte a un pranzo di lavoro con i vertici di alcuni tra i principali gruppi industriali italiani e indiani. Nel primo pomeriggio Modi sarà alla Fao per poi lasciare l’Italia. 

    “Sono atterrato a Roma, in Italia – ha scritto Modi su X all’arrivo nel tardo pomeriggio -. Incontrerò il presidente Sergio Mattarella e il primo Ministro Giorgia Meloni e avrò dei colloqui con loro. Questa visita si concentrerà su come rafforzare la cooperazione tra India e Italia, con particolare attenzione al Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC). Verrà inoltre esaminato il Piano d’Azione Strategica Congiunto 2025-2029. Visiterò anche la sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), rafforzando l’impegno dell’India nei confronti del multilateralismo e della sicurezza alimentare globale”. 

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    politica

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  • Teresa Potenza a Belve Crime, la prima donna ‘pentita’ della mafia foggiana

    Teresa Potenza a Belve Crime, la prima donna ‘pentita’ della mafia foggiana

    (Adnkronos) –
    Teresa Potenza è la prima donna ad aver rotto il muro di omertà della mafia foggiana. Nell’intervista rilasciata a Francesca Fagnani in onda stasera, martedì 19 maggio, a Belve Crime, Potenza – ora testimone di giustizia – ripercorre gli anni vissuti accanto al boss di Cerignola Giuseppe Mastrangelo, condannato a tre ergastoli per quattro omicidi anche grazie alle sue dichiarazioni. 

    Dalle sue parole emerge un passato segnato da violenze e soprusi, un racconto che restituisce la dimensione del terrore vissuto negli anni della relazione con Mastrangelo. Teresa Potenza racconta episodi di brutalità estrema: “Una sera mi portò in aperta campagna, mi mise la pistola in bocca poi in testa, mi prese per i capelli, mi urinò in faccia e mi disse: tu che vuoi scappare da me meriti questo. Ora scegli: vuoi essere violentata dai miei amici o ti faccio uno sfregio sul viso?”.  

    La testimone ricorda anche le confidenze criminali del boss, come quella su uno dei delitti simbolo della guerra di mafia di Cerignola: il triplice omicidio di tre ragazzi innocenti, poco più che ventenni, eliminati e fatti sparire solo per essere stati visti in un bar con esponenti di un clan rivale. “Sono stato io ad ammazzare quei tre ragazzi”, è la frase che Potenza riferisce di aver sentito da Mastrangelo. E aggiunge: “Diceva: loro piangevano, gridavano come conigli. Uno ha visto morire l’altro”. 

    Le sue dichiarazioni sono state decisive per l’operazione Cartagine, la maxi inchiesta che ha inferto il primo colpo significativo alla mafia di Cerignola. “Sono una vittima mancata di lupara bianca”, afferma oggi, ricordando di aver temuto più volte per la propria vita.  

    Potenza racconta un altro episodio: “Una sera Mastrangelo mi mise la pistola in bocca, poi alla testa. Lui era molto esaltato, fatto di cocaina, era fuori di sé. Lui diceva: io sono Dio, io decido chi vive e chi muore qui. Tu non sai cosa ho insegnato io ai ragazzi sotto di me. Io ho insegnato come si ammazzano le persone, io ho insegnato come si seppelliscono le persone”. 

    La svolta arriva quando, dopo essere stata sequestrata per settimane e incinta del figlio del boss, decide di fuggire e di collaborare con i magistrati. È per quel bambino, racconta alla Fagnani, che trova il coraggio di rompere per la prima volta l’omertà della mafia foggiana: “L’ho fatto per dare la possibilità a mio figlio di crescere libero”, dice Potenza nell’intervista.  

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  • Arsenal vince Premier League dopo 22 anni, Manchester City pari con Bournemouth

    Arsenal vince Premier League dopo 22 anni, Manchester City pari con Bournemouth

    (Adnkronos) –
    L’Arsenal vince la Premier League 2025-2026 e torna campione d’Inghilterra a 22 anni dall’ultimo trionfo. I gunners conquistano il 14esimo titolo della propria storia grazie al pareggio del Manchester City per 1-1 sul campo del Bournemouth – con gol di Kroupi al 39′ e Haaland al 95′ – nella penultima giornata in calendario. Resta da giocare il 38esimo e ultimo turno, l’Arsenal comanda la classifica con 82 punti. Il City è a quota 78 e non può più agganciare i londinesi. La formazione allenata da Mikel Arteta festeggerà il titolo domenica 24 maggio facendo visita al Crystal Palace. 

    Il Manchester City, invece, ospiterà l’Aston Villa: sarà l’ultima partita per Pep Guardiola sulla panchina dei citizens. Il manager catalano lascerà il club dopo 10 anni ricchissimi di successi, con un palmares impreziosito in particolare da una Champions League e da 6 edizioni della Premier. 

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  • Laila Hasanovic conquista Cannes, la fidanzata di Sinner sfila con l’abito da ‘sposina’

    Laila Hasanovic conquista Cannes, la fidanzata di Sinner sfila con l’abito da ‘sposina’

    (Adnkronos) – Mentre Jannik Sinner festeggia il trionfo agli Internazionali, la fidanzata Laila Hasanovic conquista i fotografi sul red carpet di ‘Amarga Navidad’, il nuovo film di Pedro Almodóvar in Concorso al 79esimo Festival di Cannes. La modella danese ha scelto un look ‘total white’ dal sapore nuziale: un abito etereo, con un corpetto ricamato da petali di organza che le disegnava la silhouette. Un’apparizione che sembra quasi una prova generale in bianco. 

    Da circa un anno Laila Hasanovic è diventata, di fatto, la first lady del tennis. Lei e Jannik Sinner si sono conosciuti e innamorati nel 2025, scegliendo però fin da subito la via della discrezione assoluta. La conferma della relazione è arrivata solo col tempo: prima attraverso le parole del campione, che in diverse interviste ha ammesso di essere innamorato, poi con la presenza sempre più frequente di Laila nei tornei, spesso seduta accanto ai familiari di Jannik.  

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