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  • Food, Figura (Circana Italia): “Il consumo di salmone cresce in Italia grazie a sushi, poke e delivery”

    Food, Figura (Circana Italia): “Il consumo di salmone cresce in Italia grazie a sushi, poke e delivery”

    (Adnkronos) – “Il salmone ha avuto un’evoluzione quantitativa per quanto riguarda la ristorazione in Italia, aumentando la quota e la presenza presso i menù disponibili fuori casa. Una spinta importante è data dal salmone consumato come sushi, quindi dal salmone crudo, che ha sempre attratto la curiosità dei consumatori su quella parte di esperienziale etnica, ovvero l’attitudine dei consumatori italiani a consumare fuori casa ciò che non si riesce a consumare in casa. Questo sicuramente è stato da traino per il consumo fuori casa, insieme al mondo del delivery, che si accompagna al mondo del sushi”. Lo ha detto Matteo Figura, Direttore Foodservice di Circana Italia, all’edizione 2026 del Seafood Seminar, il congresso annuale organizzato dal Norwegian Seafood Council, che ha riunito a Milano, durante la fiera internazionale Tutto Food, i principali operatori e stakeholder della filiera ittica italiana e norvegesi.  

    Nel corso dell’evento sono stati presentati dati e analisi realizzati insieme ai partner di ricerca del Norwegian Seafood Council, offrendo una panoramica sull’evoluzione dei consumi ittici in Italia, con particolare attenzione a salmone norvegese, baccalà e stoccafisso. “Il sushi è un prodotto che viene consumato fuori casa in diverse ricettazioni. Abbiamo citato il tema del sushi, però ci sono anche, in tempi recenti, delle evoluzioni più innovative, come tutto il mondo del Poke, per esempio, che è un concetto che si sposa molto bene con alcune caratteristiche dei trend che i consumatori cercano fuori casa, come quelle legate alla salute, all’accessibilità e alla convenience. Questo sicuramente ha delle caratteristiche intrinseche che trova il favore dei consumatori fuori casa”, conclude.  

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  • Food, Cermaq Norway: innovazione e sostenibilità per acquacoltura norvegese

    Food, Cermaq Norway: innovazione e sostenibilità per acquacoltura norvegese

    (Adnkronos) – “L’industria norvegese è piuttosto giovane. Ha solo 50 anni e c’è stato un rapido sviluppo dell’innovazione. Abbiamo innovazioni nei vaccini, che hanno migliorato il benessere e la salute dei pesci nel tempo. Abbiamo anche assistito a un rapido sviluppo nella genetica e nell’allevamento, che hanno migliorato l’alimentazione, portando a una produzione di salmoni più sostenibile”. Così Magnus Åsli, director of Quality and Sustainability di Cermaq Norway, illustrando le principali innovazioni nell’acquacoltura norvegese nel contesto dell’edizione 2026 del Seafood Seminar, il congresso annuale organizzato dal Norwegian Seafood Council, che ha riunito a Milano, durante la fiera internazionale Tutto Food, i principali operatori e stakeholder della filiera ittica italiana e norvegesi. Nel corso dell’evento sono stati presentati dati e analisi realizzati insieme ai partner di ricerca del Norwegian Seafood Council, offrendo una panoramica sull’evoluzione dei consumi ittici in Italia, con particolare attenzione a salmone norvegese, baccalà e stoccafisso. 

    “Inoltre, ora stiamo assistendo a un rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale. Utilizziamo dati per monitorare il benessere dei nostri salmoni in tempo reale – spiega Åsli – Monitoriamo anche fattori ambientali come l’ossigeno e la temperatura dell’acqua, oltre a ciò che accade intorno alle gabbie, così da poter intervenire immediatamente se necessario”. 

    “La qualità del salmone inizia dal mare. Se hai un salmone ‘felice’, allora ottieni anche un prodotto finale di buona qualità. Nella parte settentrionale della Norvegia, dove alleviamo i salmoni, siamo fortunati ad avere basse temperature dell’acqua marina perché significa anche avere meno agenti patogeni, meno virus e batteri, e quindi non dobbiamo gestire o trattare molto i pesci. Vediamo che tutto ciò porta a un’ottima qualità finale del prodotto: buon colore, buona consistenza e un sapore molto buono del pesce”, conclude. 

      

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  • Food, il mercato ittico retail italiano cresce ancora: oltre 4 miliardi di euro nel 2026

    Food, il mercato ittico retail italiano cresce ancora: oltre 4 miliardi di euro nel 2026

    (Adnkronos) – Il mercato ittico del retail italiano continua a crescere e supera nel 2026 i 4 miliardi di euro di valore. È quanto emerso nel corso dell’edizione 2026 del Norwegian Seafood Seminar, il congresso annuale organizzato dal Norwegian Seafood Council, che ha riunito a Milano, durante la fiera internazionale Tutto Food, i principali operatori e stakeholder della filiera ittica italiana e norvegese. Nel corso dell’evento sono stati presentati dati e analisi realizzati insieme ai partner di ricerca del Norwegian Seafood Council, offrendo una panoramica sull’evoluzione dei consumi ittici in Italia, con particolare attenzione a salmone norvegese, baccalà e stoccafisso. 

    “Il Seafood Seminar rappresenta ogni anno un importante momento di confronto per tutta la filiera ittica italiana e norvegese”, commenta Tom-Jørgen Gangsø, Direttore Italia del Norwegian Seafood Council. “L’obiettivo -continua- è offrire agli operatori una fotografia aggiornata del mercato, condividendo dati, insight e tendenze che aiutino a comprendere come stanno evolvendo consumi, distribuzione e modelli di acquisto. I numeri presentati quest’anno mostrano una crescita nelle vendite al dettaglio di prodotti a peso fisso per salmone e stoccafisso, mentre il baccalà è in calo. Se consideriamo, invece, il consumo fuori casa, il salmone ha mostrato una forte crescita, mentre lo stoccafisso è piuttosto stabile. Anche per il baccalà si registra un calo delle porzioni nell’Out Of Home, che può essere spiegato dalle quote di pesca del merluzzo inferiori negli ultimi anni”.  

    Il comparto ittico del retail italiano raggiunge nel 2026 i 4.012 milioni di euro, in crescita del +3,6% rispetto all’anno precedente e del +6,3% nel biennio 2024-2026. A trainare sono soprattutto i formati confezionati, che crescono più rapidamente del pesce a peso variabile e stanno guadagnando quote di mercato rispetto all’anno precedente. 

     

     

    L’evoluzione dei consumi è guidata anche da una crescente attenzione verso qualità, sicurezza e sostenibilità. Secondo la ricerca condotta da NielsenIQ, il 54% degli italiani considera oggi la qualità più importante del prezzo nelle scelte alimentari vs 44% registrato un anno fa. Tra i principali driver di acquisto emergono sicurezza alimentare e freschezza (64%), qualità e garanzie di sicurezza (61%), sostenibilità ambientale (52%) e tracciabilità dell’origine (49%). 

    “I numeri mostrano un cambiamento strutturale nelle priorità dei consumatori”, commenta Andrea Succi, Consumer Panel Sales Lead, NielsenIQ. “Anche in un contesto economico ancora influenzato dall’inflazione, cresce la ricerca di qualità, sicurezza e valore nutrizionale. Il pesce, e in particolare il salmone norvegese, beneficia di questo cambiamento grazie a un posizionamento sempre più forte in termini di affidabilità, qualità percepita e versatilità di consumo”, continua.  

    Il salmone si conferma la categoria più dinamica: l’Italia è oggi il sesto mercato mondiale per consumo di salmone atlantico e il terzo per il salmone norvegese, con consumi cresciuti del +6% nel 2025. Le esportazioni norvegesi verso l’Italia hanno registrato un +4% nei primi quattro mesi del 2026, consolidando una crescita stabile della categoria. Nel settore retail italiano, il salmone genera 757 milioni di euro di fatturato considerando prodotti a peso fisso, con performance particolarmente positive per il fresco confezionato (+12,9%) e il congelato (+3,2%). Il salmone affumicato resta il segmento principale con 565 milioni di euro, pur mostrando una sostanziale stabilità. I discount registrano la crescita più sostenuta, mentre la private label raggiunge un valore di 320 milioni di euro, pari al 42% del mercato retail del salmone. 

     

     

    Anche il segmento Out Of Home ha subito una evoluzione quantitativa, specialmente per il salmone. Secondo Circana, nel 2025 gli ordini di salmone nel canale Fuori Casa sono aumentati del +15,6%, contro il +3% registrato nei consumi domestici. Il sushi si conferma il principale driver del fenomeno: il 69% degli ordini del Fuori Casa di salmone avviene in formato sushi. “Il salmone è oggi una delle categorie alimentari più capaci di intercettare i nuovi modelli di consumo”, spiega Matteo Figura, Executive Foodservice Director, Circana. “La crescita del sushi e dei format quick service ha ampliato le occasioni di consumo e reso il salmone un prodotto quotidiano, accessibile e trasversale. Il fuori casa continua a rappresentare il principale acceleratore di questa evoluzione”, continua. 

    Accanto al salmone, anche baccalà e stoccafisso mostrano segnali di trasformazione legati all’evoluzione delle abitudini di consumo. Nel retail, lo stoccafisso confezionato cresce del +3,4% raggiungendo i 5,8 milioni di euro, viene trainato soprattutto dai formati ready to eat, che rappresentano il 71% del valore totale, e dalla crescita del prodotto surgelato, che si attesta su +10,9% rispetto anno precedente. Positivi anche i risultati della private label (+12,9%). Il baccalà registra invece una lieve flessione (-1,6%, pari a 20,7 milioni di euro), crescono però le preparazioni surgelate (+2,9% in volume) e il ready to eat (+19%), a conferma di una domanda sempre più orientata verso praticità e velocità di preparazione. 

    Anche il tradizionale prodotto “da ammollare” continua a perdere peso (-18,5%), evidenziando un cambiamento strutturale nei comportamenti di acquisto. “Il mercato italiano continua a dimostrare una forte attenzione verso i prodotti ittici, ma con modalità di consumo sempre più evolute. Crescono le occasioni di consumo fuori casa, aumenta la richiesta di prodotti pratici e pronti all’uso e diventano sempre più centrali qualità, sostenibilità e tracciabilità. In questo scenario il seafood norvegese continua a rafforzare il proprio posizionamento grazie alla capacità dei produttori norvegesi e italiani di coniugare innovazione, affidabilità della filiera e risposta concreta alle nuove esigenze dei consumatori italiani”, conclude Tom-Jørgen Gangsø. 

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    economia

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  • Salute e benessere, la sostenibilità cambia volto: gli italiani chiedono protezione e futuro

    Salute e benessere, la sostenibilità cambia volto: gli italiani chiedono protezione e futuro

    (Adnkronos) – La sostenibilità non parla più soltanto il linguaggio dell’ambiente. Sempre di più, per gli italiani, significa salute, benessere psicofisico, protezione sociale, qualità del lavoro e capacità di guardare al futuro senza sentirsi esposti a crisi fuori controllo. 

    È il cambio di prospettiva emerso in Adnkronos durante la presentazione del Terzo rapporto sulla sostenibilità sociale, promosso da Eikon Strategic Consulting e dedicato quest’anno al tema “Salute, benessere e sostenibilità”. Un volume che arriva alla terza edizione e che registra una trasformazione profonda: il concetto di sostenibilità si sta spostando dal solo perimetro ambientale a quello, più ampio e più vicino alla vita quotidiana, della vulnerabilità sociale. 

    Al centro non c’è più soltanto la tutela del pianeta, ma la domanda di cura. Cura del corpo, della salute mentale, delle relazioni, del lavoro, dei territori, delle comunità. La sostenibilità diventa così una chiave per leggere l’ansia verso il futuro e il bisogno di un welfare capace di intercettare fragilità nuove. 

    Sommario
     

    Il punto di partenza del rapporto è l’evoluzione stessa della parola sostenibilità. Un concetto che, di anno in anno, si allarga e cambia contenuto. Se la prima associazione resta spesso quella ambientale, l’indagine mostra come nella percezione degli italiani cresca la dimensione sociale: salute, benessere, sicurezza, qualità della vita. 

    A richiamare questo passaggio è stato Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS, che ha collocato il rapporto dentro il quadro più ampio delle trasformazioni in corso. La sostenibilità, ha ricordato, si fonda su quattro dimensioni: economica, sociale, ambientale e istituzionale. E proprio quella sociale è la più difficile da misurare, perché riguarda tensioni, aspettative, paure e domande che non sempre trovano una forma immediata. 

    Dal rapporto, secondo Giovannini, emerge innanzitutto che la società italiana non è ferma. È “viva”, attraversata da nuove sensibilità e da una particolare attenzione dei giovani. Ma è anche una società in cui cresce l’incertezza. Il senso di essere in balia di grandi eventi internazionali, di decisioni prese altrove, di trasformazioni tecnologiche e climatiche difficili da controllare alimenta una domanda di protezione. 

    Dentro questa domanda, la salute assume un peso centrale. Non solo salute fisica, ma anche salute mentale. Il benessere psicologico diventa una parte essenziale della sostenibilità sociale, perché ansia, insicurezza e sfiducia incidono sulla capacità delle persone di progettare la propria vita. 

    Giovannini ha richiamato anche il legame tra clima e salute. Siccità, raccolti, disponibilità alimentare, sistemi sanitari sotto pressione e impatto psicologico delle crisi ambientali sono ormai elementi di uno stesso quadro. La sostenibilità ambientale, quindi, non scompare: entra nella sostenibilità sociale, perché i suoi effetti ricadono direttamente sulle condizioni di vita delle persone. 

    Uno dei nodi più forti emersi dal confronto è la percezione del futuro. Il rapporto descrive un Paese in cui l’incertezza non è un rumore di fondo, ma un elemento strutturale. La paura del domani orienta le priorità, modifica le aspettative e accresce la domanda di welfare. Per Giovannini, il rischio è che questa insicurezza alimenti la ricerca di scorciatoie: l’idea che serva un decisore forte, un comando centrale, una risposta semplificata a problemi complessi. Ma la risposta, ha sottolineato, dovrebbe andare nella direzione opposta: più coerenza delle politiche, più visione, più capacità di tenere insieme economia, ambiente, salute e istituzioni. 

    La revisione della Strategia nazionale di sviluppo sostenibile, la futura programmazione di bilancio e l’utilizzo dei fondi europei 2028-2034 vengono indicati come passaggi decisivi. Non semplici appuntamenti tecnici, ma occasioni per decidere quale idea di futuro proporre al Paese. 

    Il tema dei giovani è centrale. Non basta considerarli destinatari delle politiche, ha ricordato Giovannini: bisogna portarli nei processi decisionali. Anche perché sono proprio loro a intercettare con maggiore intensità la trasformazione della sostenibilità in domanda di salute, sicurezza e senso. 

     

    A entrare nel cuore del rapporto è stato Enrico Pozzi, Ceo Eikon, che ha spiegato come la nuova edizione non nasca da una prosecuzione meccanica dei lavori precedenti, ma da un dato che aveva colpito i ricercatori: la forte preoccupazione dei giovani per la salute e per il corpo. 

    Un dato non scontato. La giovinezza è spesso associata alla vitalità, alla progettualità, alla possibilità. Eppure, proprio tra i più giovani, era emersa una domanda di sicurezza legata al corpo, al benessere psicofisico, alla paura di non reggere l’incertezza. Da qui la scelta di concentrare il rapporto sull’obiettivo 3 dell’Agenda 2030, dedicato a salute e benessere. Il risultato, ha spiegato Pozzi, è l’emersione di una “sensazione impressionante di vulnerabilità”. 

    La sostenibilità, percepita come rischio e possibilità ambientale e sociale, si traduce nelle risposte degli intervistati in fragilità individuale. Il passaggio è dal collettivo all’individuale, dal macro al micro, dal “noi” all’“io” e alle reti più vicine alla persona. Il corpo diventa così un luogo politico e sociale. Non perché sostituisca i grandi temi collettivi, ma perché li assorbe. Le crisi ambientali, economiche, sanitarie e tecnologiche vengono vissute nella forma della vulnerabilità personale: stress, ansia, paura, insicurezza, bisogno di protezione. 

    Pozzi ha richiamato anche il tema del futuro come “spazio del progetto”. Quando il futuro si restringe, si riduce la capacità di desiderare, scegliere, agire. Il rapporto indica che per il 70% degli intervistati l’esperienza del futuro è prevalentemente negativa o molto negativa. Un dato che sposta la sostenibilità dal terreno delle politiche di lungo periodo a quello, molto concreto, della vita psichica e sociale delle persone. Da qui nasce la domanda di un welfare allargato. Non più affidato soltanto allo Stato o alle istituzioni tradizionali, ma capace di coinvolgere una pluralità di attori: terzo settore, imprese, organizzazioni, comunità, reti territoriali. 

     

    Il rapporto mostra che la domanda di salute e benessere si sta spostando anche verso il sistema produttivo. A evidenziarlo è stata Paola Aragno, vice presidente Eikon, che ha spiegato come le aziende siano sempre più chiamate in causa non solo come luoghi di lavoro, ma come soggetti che incidono sulla qualità della vita delle persone. 

    Il cambiamento nasce da fattori strutturali. L’aspettativa di vita aumenta, una quota rilevante della popolazione convive con patologie croniche, cresce il peso della cosiddetta generazione sandwich, stretta tra cura dei figli e assistenza ai genitori, e aumentano stress e ansia nei percorsi lavorativi. 

    In questo scenario, il welfare aziendale non viene più percepito come semplice integrazione accessoria. Diventa parte della domanda complessiva di protezione. Oltre il 60% degli intervistati chiede alle aziende di inserire nelle politiche di welfare forme di assistenza psicologica. Il 22% dichiara un peggioramento del proprio benessere al lavoro negli ultimi due anni. 

    Ma il rapporto mette in luce anche una distanza evidente tra aspettative e realtà. Il 60% degli intervistati chiede alle aziende di intervenire, ma solo il 16% percepisce un impegno concreto. E circa il 60% giudica le imprese ancora poco o per niente impegnate su un’idea ampia di welfare. Il punto, quindi, non è aggiungere benefit, ma ripensare modelli organizzativi. Il benessere non può essere raccontato soltanto, deve essere misurato. Non può essere cosmetico, deve incidere su processi, relazioni, tempi, carichi, ascolto, qualità del lavoro. 

     

    Il rapporto non affida alle imprese un ruolo salvifico, né scarica su di loro responsabilità che restano pubbliche. Piuttosto, registra un cambiamento: le persone chiedono risposte anche nei luoghi in cui trascorrono una parte rilevante della propria vita. Da questo punto di vista, il welfare aziendale diventa credibile solo se evita due rischi: la comunicazione di facciata e la frammentazione degli interventi. La salute e il benessere non possono essere trattati come un catalogo di servizi slegati dall’organizzazione reale del lavoro. 

    La ricerca indica tre condizioni. La prima è la misurazione: capire se le iniziative producono effetti percepiti e verificabili. La seconda è la coerenza: non si può parlare di benessere se mancano condizioni di base come retribuzione adeguata, qualità delle relazioni, ascolto e sostenibilità dei carichi. La terza è la rete: nessuna organizzazione può produrre welfare da sola, ma può contribuire a un sistema più ampio. 

    È in questo quadro che si inseriscono le esperienze raccontate nel volume. Casi diversi, non sovrapponibili, che servono soprattutto a mostrare come la sostenibilità sociale possa assumere forme concrete: assicurazione e protezione, relazione di cura, caregiver giovani, prevenzione oncologica, processi produttivi sostenibili. 

     

    Le cinque esperienze presentate nel rapporto non esauriscono il tema, ma aiutano a leggere una tendenza: la sostenibilità sociale prende forma quando salute e benessere diventano criteri organizzativi, non solo dichiarazioni di principio. 

    Nel caso di AXA Italia, Giorgia Freddi, responsabile External Communication, Sustainability and Public Affairs, ha messo al centro il ruolo delle assicurazioni nella protezione e nella mutualizzazione dei rischi. Il passaggio interessante non è tanto la singola iniziativa, quanto l’idea che salute e benessere facciano parte di una infrastruttura sociale. Ricerca, sensibilizzazione e volontariato vengono indicati come leve per passare da una funzione di semplice copertura del rischio a un accompagnamento più ampio lungo il percorso di vita. Il nodo, anche qui, è la coerenza: senza alleanze e senza integrazione con altri attori, la sostenibilità resta comunicazione. 

    Con Cura per la Persona, il focus si sposta sulla relazione sanitaria. Stefania Polvani, cofondatrice dell’associazione, ha presentato la certificazione Perla, nata per misurare la qualità della relazione di cura nelle strutture sanitarie. Il tema è rilevante perché porta dentro la sostenibilità un aspetto spesso considerato immateriale: il modo in cui il paziente viene accolto, ascoltato, accompagnato. La competenza tecnica resta fondamentale, ma non basta. La qualità della comunicazione, la personalizzazione e la centralità della persona diventano criteri valutabili. Nel secondo anno sono stati certificati 34 centri in Italia. Il punto politico e culturale è che la cura non si misura solo in prestazioni, ma anche nella relazione. 

    La Fondazione MSD ha portato invece il tema dei giovani caregiver. Marina Panfilo, direttrice della Fondazione, ha raccontato la condizione di ragazzi e ragazze tra i 18 e i 30 anni che assistono familiari con malattie o disabilità: una forma di welfare invisibile, spesso data per scontata dentro le famiglie. Alcuni giovani arrivano a dedicare fino a 35 ore settimanali alla cura. Il dato più significativo è che otto giovani caregiver su dieci chiedono un riconoscimento sociale e istituzionale del proprio ruolo. Non solo un sostegno economico, ma dignità. Il progetto costruito anche attraverso le Health Humanities e la collaborazione con RUFA – Rome University of Fine Arts mostra come la sostenibilità sociale passi anche dalla capacità di rendere visibile ciò che normalmente resta ai margini. 

    Con Komen Italia, il rapporto affronta il tema della prevenzione come trasformazione culturale. Giustiniana Vecchiotti, direttore Programmi istituzionali e Mission di Komen Italia, ha ricostruito la storia della Race for the Cure e della mobilitazione sui tumori del seno. Ventisei anni fa, in un Paese in cui la parola tumore era ancora un tabù, portare la prevenzione nello spazio pubblico significava cambiare linguaggio e immaginario. La Carovana della prevenzione, con oltre 300mila donne visitate gratuitamente in dieci anni, aggiunge un elemento sociale: la prevenzione non è uguale per tutti se non raggiunge territori fragili, carceri, isole minori, donne con minori possibilità di accesso. Il messaggio è che prevenire non può essere un privilegio. 

    Infine, Logista Italia porta il discorso dentro i processi produttivi. Valerio Tepedino, National Hubs Director di Logista Italia, ha raccontato il caso della logistica inversa applicata agli imballaggi. La scatola di cartone non viene più trattata come rifiuto, ma come risorsa che ritorna, viene controllata, riutilizzata e poi riciclata. Oltre 60mila punti vendita partecipano al modello e più dell’80% delle scatole viene recuperato e riutilizzato. Il dato ambientale è evidente, ma il punto sociale riguarda la partecipazione: lavoratori e partner non sono destinatari passivi di una procedura, ma parte di un sistema che rende visibile il contributo di ciascuno. 

     

    Lo sguardo si sposta ora verso il quarto rapporto sulla sostenibilità sociale. Cristina Cenci, partner dell’Istituto di Ricerche Eikon, ha anticipato il lavoro sul Caring Index, una metodologia progettata da Eikon per misurare quanto le persone percepiscano un impegno effettivo della propria organizzazione su salute e benessere. 

    L’idea nasce da una mancanza. Esistono molte rendicontazioni di sostenibilità, molte mappature delle iniziative aziendali e molte indagini di clima, ma manca un indice capace di fotografare in modo sistematico la percezione dell’impegno organizzativo sulla cura delle persone. Il Caring Index punta anche a contrastare il social washing. Non basta dichiarare attenzione al benessere o offrire singoli servizi se non vengono rispettate condizioni di base. Tra queste, la percezione di una retribuzione adeguata, la qualità delle relazioni interne, la possibilità di esprimere bisogni ed esigenze, il rapporto con i responsabili diretti. La logica è semplice: un’organizzazione non può dirsi attenta al benessere se non affronta ciò che produce malessere. Per questo l’indice vuole distinguere tra welfare sostanziale e welfare cosmetico, tra iniziative utili e operazioni di immagine. 

    Le organizzazioni che si distingueranno potranno ottenere il bollino “We Care For Us”, valido due anni. Ma l’aspetto più rilevante è la prospettiva culturale: il benessere come processo circolare, in cui prendersi cura delle persone significa contribuire anche alla qualità della collettività. 

     

    A chiudere l’incontro è stato il richiamo al ruolo dell’informazione. Se alla sostenibilità devono corrispondere azioni concrete, alle azioni concrete devono corrispondere parole corrette. Raccontare la sostenibilità significa evitare formule vuote, semplificazioni, retorica e operazioni di facciata. 

    È un punto particolarmente delicato in una fase in cui una parte del dibattito pubblico tende a rappresentare la sostenibilità come un ostacolo, un costo, un vincolo da aggirare. Il rapporto, invece, mostra che la sostenibilità è sempre più percepita come condizione per tenere insieme salute, lavoro, ambiente, welfare e futuro. 

    Il messaggio che arriva dal Terzo rapporto sulla sostenibilità sociale è che gli italiani non chiedono soltanto più ambiente, più sanità o più welfare. Chiedono protezione, fiducia, riconoscimento, prevenzione, qualità delle relazioni e possibilità di futuro. 

    La sostenibilità sociale nasce esattamente qui: quando la vulnerabilità individuale diventa domanda collettiva. E quando istituzioni, imprese, terzo settore, media e cittadini sono chiamati a trasformare quella domanda in scelte concrete, misurabili e credibili. 

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    salute

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  • Cesaroni a rischio? Orario ‘killer’ e ascolti in calo, i fan: “Guardateli in diretta”

    Cesaroni a rischio? Orario ‘killer’ e ascolti in calo, i fan: “Guardateli in diretta”

    (Adnkronos) –
    Il ritorno de I Cesaroni, una delle serie più amate della televisione italiana, sta vivendo un percorso in salita, minato da due fattori critici: una collocazione in palinsesto che ha scatenato le proteste del pubblico e un calo progressivo degli ascolti. La situazione ha messo in allarme la storica e fedele fanbase, che sui social network ha lanciato una vera e propria “chiamata alle armi” per tentare di salvare le sorti della famiglia della Garbatella. Nelle ultime ore, sulle principali pagine dedicate alla serie, è circolato un appello accorato: “Ciò che conta è lo share televisivo e sarà quello a determinare se ci sarà una nuova stagione o meno. I numeri attuali stanno mettendo a rischio una prossima stagione. Li abbiamo aspettati per 12 anni, non possiamo farli chiudere subito. Le puntate si guardano in diretta”. 

    A giudicare dai commenti sui social, il calo d’ascolto non è figlio di una delusione per la trama, ma di un orario di messa in onda giudicato insostenibile. “La stagione è molto bella, ma fate finire Scotti alle 21:20”, scrive un utente. Nel mirino dei fan finisce la strategia di palinsesto di Mediaset. A pesare sulla messa in onda tardiva è la durata dell’access prime time, con ‘La Ruota della Fortuna’ che ieri è terminata alle 21:53, posticipando l’inizio della fiction e trasformandola, di fatto, in una “seconda serata”. L’analisi dei dati conferma il quadro.  

    Dopo un esordio promettente il 13 aprile con 3.486.000 spettatori (22,6%), la tendenza si è invertita bruscamente, scendendo a 2.301.000 (16,9%) il 20 aprile e poi a 2.140.000 (15,2%) il 27 aprile. Di fronte a questi dati e alle proteste, Mediaset ha cambiato strategia, optando per un solo episodio a settimana a partire dal 4 maggio. La mossa ha inizialmente riportato il numero di spettatori a 2.730.000 (15,6%), ma non è bastata per invertire il trend negativo. Il calo è infatti ripreso l’11 maggio (2.470.000 spettatori, 14.5%) e ieri, 18 maggio, con 2.164.000 spettatori e uno share del 13%. 

    Una strategia, quella del singolo episodio, che ha invece premiato la concorrenza di Rai1 con ‘Roberta Valente – Notaio in Sorrento’. Partita il 12 aprile con dati simili a quelli della serie Mediaset (3.483.000 spettatori, 21.6% ), la fiction Rai si è mantenuta stabile nelle settimane successive per poi registrare un’inversione di tendenza positiva proprio con le puntate singole finali. Il penultimo appuntamento del 3 maggio ha infatti segnato 3.423.000 spettatori (19,7%), mentre l’ultima puntata del 10 maggio ha chiuso in crescita a 3.523.000 spettatori (20,4%). Per la famiglia della Garbatella, il destino è ora appeso ai risultati dei prossimi tre appuntamenti del 25 maggio, 1 giugno e 8 giugno. Saranno queste ultime serate a determinare se l’appello dei fan avrà avuto effetto: ci sarà un futuro per la serie? 

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  • Modi a Roma, Adnkronos in diretta: lo speciale con Terzi, Talò e gli esperti dall’India

    Modi a Roma, Adnkronos in diretta: lo speciale con Terzi, Talò e gli esperti dall’India

    (Adnkronos) – La visita di Narendra Modi a Roma, in programma il 20 maggio, è un appuntamento che va ben oltre il protocollo diplomatico. Per la prima volta un premier indiano arriva a Palazzo Chigi per un incontro bilaterale dedicato con Giorgia Meloni: sul tavolo ci sono il corridoio economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC), la cooperazione nella difesa e la co-produzione industriale, la sicurezza energetica e la transizione verde. 

    Adnkronos seguirà l’incontro in diretta, a partire dalle 13, con la conduzione del vicedirettore Giorgio Rutelli e le analisi di cinque ospiti di primo piano: 

     Giulio Terzi di Sant’Agata — Presidente della Commissione per le Politiche dell’Unione Europea del Senato, già ministro degli Affari Esteri e ambasciatore presso le Nazioni Unite. 

    Francesco Maria Talò — Inviato Speciale dell’Italia per il Corridoio Economico India–Medio Oriente–Europa (IMEC), già consigliere diplomatico della Presidente del Consiglio, ambasciatore alla Nato e in Israele. 

    Vas Shenoy — Chief Representative per l’Italia della Indian Chamber of Commerce, esperto di relazioni India-Europa 

    Swasti Rao — Professoressa di Studi Strategici e di Sicurezza alla O.P. Jindal Global University, dove coordina il programma di M.A. in India Studies. Specializzata in sicurezza dell’Indo-Pacifico, politica estera indiana e dinamiche del Golfo Persico 

     Anil Trigunayat — Già Ambasciatore dell’India in Giordania, Libia e Malta, con oltre tre decenni di carriera diplomatica tra Washington, Mosca e il Medio Oriente. Distinguished Fellow e responsabile del West Asia Experts Group presso la Vivekananda International Foundation 

     

    Come ha spiegato ad Adnkronos Vas Shenoy, «India e Italia non sono semplicemente due partner bilaterali che si scambiano visite. Sono due poli di una geografia più ampia che collega Oceano Indiano, Golfo, Mar Rosso, Mediterraneo ed Europa». Un concetto — quello di “Indo-Mediterraneo” — che sintetizza l’ambizione strategica comune dei due Paesi in un momento di forte instabilità globale, tra guerra in Asia occidentale, pressione sulle rotte energetiche e ricerca europea di autonomia strategica. 

    La visita arriva sulla scia di un Piano d’Azione Strategico Congiunto 2025-2029 che impegna Roma e Nuova Delhi su co-produzione militare, cybersicurezza e cooperazione marittima. La visita del ministro della Difesa Crosetto a Nuova Delhi a fine aprile ha già preparato il terreno per possibili annunci. 

    A margine del vertice istituzionale, Modi parteciperà anche a un pranzo con i vertici di alcune delle più importanti industrie italiane nei settori della difesa, delle infrastrutture e dell’agroalimentare: un segnale della profondità economica che Roma e Nuova Delhi intendono dare alla loro partnership strategica, al di là degli accordi governativi. 

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    internazionale/esteri

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  • Cobolli, ritorno amaro ad Amburgo: eliminato all’esordio da Buse

    Cobolli, ritorno amaro ad Amburgo: eliminato all’esordio da Buse

    (Adnkronos) –
    Flavio Cobolli eliminato ad Amburgo. Oggi, martedì 19 maggio, il tennista azzurro è stato battuto all’esordio nell’Atp 500 tedesco, in cui aveva trionfato lo scorso anno, cedendo al peruviano Ignacio Buse, numero 57 del mondo che arrivava dalle qualificazioni. Cobolli è stato battuto in due set con il punteggio di 6-2, 7-5. 

    Partita sottotono da parte di Cobolli, che dopo il ko al terzo turno degli Internazionali d’Italia contro Tirante, rimedia un’altra eliminazione a sorpresa, che gli fa perdere punti in chiave ranking e rimanda l’ingresso in top ten. Primo set dominato da Buse, che piazza due break e conquista il parziale 6-2. 

    La storia non cambia nel secondo, che inizia in equilibrio ma senza che Cobolli riesca mai a conquistarsi una palla break. L’occasione se la prende invece Buse che strappa nel punteggio e chiude i conti 7-5. Ora l’azzurro volerà a Parigi per prepararsi al Roland Garros, il cui tabellone principale inizierà domenica 24 maggio. 

     

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  • “Trump potrebbe veramente attaccare Cuba”. Il cambio di strategia che scuote l’Avana

    “Trump potrebbe veramente attaccare Cuba”. Il cambio di strategia che scuote l’Avana

    (Adnkronos) – “Trump potrebbe veramente attaccare Cuba”. Così Politico, citando fonti informate sui colloqui in corso tra Washington e L’Avana, rivela come negli ultimi tempi si registri una significativa escalation verso un’azione militare contro l’isola da parte dell’amministrazione Usa, finora concentrata sull’utilizzo della pressione economica e diplomatica. 

    Secondo le fonti, il presidente Donald Trump e i suoi collaboratori sarebbero sempre più frustati per il fatto che la campagna di pressioni, in primis l’aver l’azzerato le forniture di carburante all’isola ormai sull’orlo del collasso, non sembrano avere l’effetto sperato, di spingere i leader cubani ad accettare riforme economiche e politiche significative. E per questo starebbero valutando l’opzione militare più seriamente di quanto fatto in precedenza.  

    “L’umore è definitivamente cambiato – spiega una delle fonti di Politico – l’idea iniziale su Cuba era che la sua leadership era debole e che la combinazione di rafforzamento delle sanzioni, un vero blocco petrolifero, la chiara vittoria militare Usa in Venezuela ed in Iran avrebbe impaurito i cubani e li avrebbe spinti ad un accordo. Ora in Iran sta andando storto e i cubani si stanno dimostrando più duri del previsto. Ora l’azione militare è sul tavolo in un modo in cui non era prima”.  

    Non solo. La scorsa settimana si è diffusa la notizia che gli Usa stanno procedendo verso l’incriminazione dell’ex presidente Raul Castro. E di conseguenza si è speculato sulla possibilità di un blitz militare per catturare il 94nne fratello di Fidel, sul modello di quella scattata il 3 gennaio a Caracas per catturare Nicolas Maduro.  

    Fonti del Pentagono riferiscono a Politico però che “la serie di piani approntati” nelle scorse settimane dall’Us Southern Command vanno oltre la cattura di uno o due individui, da un possibile unico raid aereo teso a spavantare il regime fino ad un’invasione di terra. Non sarebbe comunque imminente un’azione contro l’isola di 10 milioni di abitanti ad appena 90 miglia dalle coste della Florida: “È il lavoro del Pentagono fare i preparativi in modo da dare al comandante in capo le opzioni, questo non significa che il presidente abbia deciso”, affermano dalla Casa Bianca, esprimendo la convinzione che Cuba presto “cadrà” e “noi saremo lì ad aiutare”. 

    Infine, appare altamente improbabile un coinvolgimento di cubani dell’esilio: “È stato determinato che gli esiliati non hanno ruolo se non come sostenitori e agitatori, questa non sarà la Baia dei Porci 2.0”, affermano le fonti. La ricostruzione di Politico arriva dopo che nel weekend Axios ha riportato che Cuba avrebbe acquistato centinaia di droni militari e starebbe valutando modi di usarli contro obiettivi Usa in caso di inizio di un conflitto. Molti analisti di sicurezza nazionale hanno interpretato la notizia come una mossa dell’intelligence Usa per legittimare un’eventuale azione militare contro Cuba.  

    Da parte cubana, il presidente Díaz-Canel ha avvertito che qualsiasi ipotesi di aggressione militare da parte degli Stati Uniti potrebbe avere conseguenze “catastrofiche”, accusando Washington di alimentare una pericolosa escalation. “Le minacce di aggressione militare a Cuba da parte della più grande potenza militare del pianeta sono note, la sola minaccia è un crimine internazionale. Trasformarla in fatti provocherebbe un bagno di sangue di conseguenze incalcolabili, insieme alla distruzione di pace e stabilità”, il monito del presidente cubano. 

    Il messaggio di Diaz Canel sui social arriva dopo la visita della scorsa settimana del direttore della Cia, John Ratcliffe e dopo che Axios domenica ha riportato che l’intelligence americana ritiene che il governo cubano abbia acquistato circa 300 droni militari e sta valutando di usarli per attaccare la base Usa a Guantanamo o addirittura Key West, in Florida. 

    Informazioni di intelligence che potrebbero essere usate come pretesto per un attacco degli Stati Uniti, ha denunciato l’ambasciata cubane negli Usa: “Quelli che dagli Stati Uniti vogliono la sottomissione e la distruzione della nazione cubana attraverso l’aggressione e la guerra, non perdono un momento a fabbricare pretesti, creare e diffondere falsità e distorcere come straordinaria la logica preparazione richiesta nel fronteggiare una potenziale aggressione”. 

     

     

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  • Settimana nazionale della sclerosi multipla, tornano le erbe aromatiche Aism in 500 piazze

    Settimana nazionale della sclerosi multipla, tornano le erbe aromatiche Aism in 500 piazze

    (Adnkronos) – Si apre con l’iniziativa delle Erbe aromatiche, che quest’anno celebra 10 anni, la Settimana nazionale di informazione sulla sclerosi multipla (Sm). Sabato 23 e domenica 24 maggio, in circa 500 piazze italiane, i volontari Aism – Associazione italiana Sm saranno presenti nei punti di solidarietà distribuendo kit contenenti una selezione di 2 piante di erbe aromatiche in cambio di una donazione di 12 euro. Dal timo alla menta, dall’origano al rosmarino, passando per la maggiorana e la salvia: un tripudio di colori e fragranze per impreziosire gli ambienti domestici e arricchire le pietanze della nostra cucina. I fondi raccolti – informa l’associazione in una nota – contribuiranno a sostenere le attività a sostegno delle persone con sclerosi multipla e patologie correlate su tutto il territorio grazie all’impegno delle sezioni provinciali Aism. E’ prevista anche possibilità di donare con il numero solidale 45512. 

    In Italia – ricorda una nota – oltre 150mila persone vivono con la Sm, una malattia cronica, imprevedibile e invalidante, una delle più gravi patologie del sistema nervoso centrale e ancora senza una cura definitiva. Ogni 3 ore una nuova diagnosi. Il 50% delle persone con Sm è giovane, ha meno di 40 anni: le donne sono 2 volte più degli uomini. Grazie ai progressi della ricerca scientifica, oggi esistono terapie in grado di rallentare il decorso della malattia e migliorare la qualità di vita. Tra le patologie correlate alla Sm vi sono i disturbi dello spettro della neuromielite ottica (Nmosd) e la Mogad, che hanno un quadro di bisogni assimilabili alla Sm. 

    L’iniziativa apre la Settimana nazionale di informazione sulla sclerosi multipla, che si conclude il 30 maggio con la Giornata mondiale della Sm, promossa da Aism sotto l’Alto patronato del presidente della Repubblica. Già da ora è possibile prenotare la propria confezione contattando la Sezione provinciale dell’associazione o consultando l’elenco su www.aism.it/aromatiche. A sostegno della campagna è attivo il numero solidale Aism 45512, per supportare in particolare il Polo di ricerca in neuroriabilitazione Neurobrite Fism Research Center presso la sede nazionale di Genova. Gli importi della donazione sono 5 o 10 euro per le chiamate da rete fissa Tim, Fastweb + Vodafone, Windtre, Tiscali e Geny; 5 euro da chiamata da rete fissa Convergenze e PosteMobile; 2 euro con SMS da cellulare Fastweb + Vodafone, Windtre, Tim, Iliad, PosteMobile, Coop Voce e Tiscali. Quest’anno il kit include una cartolina informativa con un QRCode che rimanda a una landing page attraverso cui scoprire preziosi consigli, ricette e idee sfiziose su come utilizzare le erbe aromatiche, non solo in cucina grazie al contributo di diversi amici di Aism. L’associazione potrà contare ancora una volta sul sostegno della sua madrina, Antonella Ferrari, attrice, scrittrice e donna con Sm. Il suo appello è invitare tutti a scendere in piazza e a sostenere la ricerca. Insieme a lei, numerosi testimonial del mondo del food useranno i loro canali social per amplificare la voce della campagna. 

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  • Kylie Minogue: “Il cancro al seno è ancora con me”

    Kylie Minogue: “Il cancro al seno è ancora con me”

    (Adnkronos) – La cantante australiana Kylie Minogue, 57 anni, ha rivelato che l’impatto emotivo della diagnosi di cancro al seno “è ancora con me oggi in molti modi”, a distanza di oltre vent’anni. La popstar lo ha raccontato in un nuovo documentario in tre parti prodotto da Netflix, che ripercorre la sua vita e la sua carriera. “Da dove comincio? Choc”, ha ricordato Minogue parlando del momento in cui ricevette la diagnosi. “Stai cercando di capire qualcosa a cui non hai mai pensato prima. È un corso intensivo, profondo ed esteso, e ancora oggi è con me in molti modi”. 

    Nel documentario, l’artista affronta anche periodi difficili della sua carriera, tra cui la pressione dei media e il senso di “umiliazione” provato nei primi anni di notorietà. Minogue ha ricordato con disagio le interviste risalenti alla sua transizione dalla soap australiana Neighbours alla carriera musicale, sottolineando quanto alcune esperienze siano state difficili da elaborare anche a distanza di tempo. “Quando rivedo quelle immagini, sono ancora confusa come lo ero a 19 anni”, ha detto Minogue alla Bbc. “A volte sembrava solo umiliazione, dover restare dentro quella cornice e affrontarla”. 

    L’artista, che ha costruito parte della sua carriera e della sua vita a Londra, ha anche osservato come oggi il trattamento riservato ai giovani artisti sarebbe diverso, pur riconoscendo che i social media hanno introdotto nuove forme di pressione. Minogue ha spiegato alla Bbc che accettare di partecipare al documentario ha richiesto un importante sforzo personale: “Per anni mi è stato proposto e ho sempre detto di no. Alla fine mi sono chiesta: se non ora, quando?” La cantante ha infine espresso il desiderio di tornare in futuro sia alla recitazione sia alla musica, definita “un’amica fidata” e “una salvezza”, e ha lasciato aperta la possibilità di un ritorno sul palco di Hyde Park: “Ci rivedremo a Hyde Park… forse succederà davvero. Sarebbe meraviglioso”. 

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