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  • Gabriel Garko: “Ho vissuto in una gabbia per la mia omosessualità, oggi sono libero”

    Gabriel Garko: “Ho vissuto in una gabbia per la mia omosessualità, oggi sono libero”

    (Adnkronos) –
    Dal papà scomparso durante il Covid al matrimonio celebrato in segreto. Gabriel Garko si racconta a Ciao Maschio, ospite di Nunzia De Girolamo, nella puntata che andrà in onda domani, sabato 16 maggio, in una conversazione intensa, senza maschere. L’attore ripercorre gli anni della carriera, il peso di un’immagine costruita intorno a lui e la libertà conquistata oggi.  

    “Oggi posso rendermi conto che forse ho vissuto in una gabbia. Mentre ci vivi non te ne rendi conto”, ammette Garko ricordando gli esordi della sua carriera. Poi racconta: “Io ho iniziato a fare questo lavoro quando avevo 16 anni. Ho iniziato poi venendo a Roma a 18. Plasmare un ragazzo di quell’età è molto facile”. 

    L’attore spiega di essersi affidato, da giovanissimo, alle persone che aveva intorno: “Avevo delle persone di riferimento con cui lavoravo, con cui ho iniziato, che mi dicevano determinate cose. O ci credevo, oppure non avevo, come oggi, un’esperienza tale da poter dire sì o no. Ho sempre creduto a tutto quello che mi veniva detto. All’epoca in cui ho iniziato io forse era giusto così. Ma non fino al punto in cui l’ho vissuta io, perché comunque sia era tutto un inganno”.  

    Garko parla anche della sua omosessualità e del modo in cui, secondo il suo racconto, veniva utilizzata come forma di pressione: “È vero che poteva essere un problema, ma diventava un laccio con cui tenermi a bada. Quindi se io mi muovevo un po’ troppo, ritiravano il laccio”. 

    L’attore parla poi del suo matrimonio, celebrato nel 2023, e della scelta di non spettacolarizzare la propria vita privata. “Non è che l’ho tenuto segreto, perché comunque le persone che erano vicino a me lo sapevano tutti. Però non ho spettacolarizzato”, spiega. “Non mi piace questo, perché comunque faccio questo lavoro, che è lo spettacolo. È il mio lavoro. La mia vita non vorrei spettacolarizzarla”. 

    L’attore si commuove parlando della sua famiglia e del padre. “La mia famiglia è una famiglia un po’ particolare, perché magari non ci sentiamo anche per un po’, però siamo molto uniti”, racconta. “Mi hanno sempre protetto i miei genitori. Mio papà e mia mamma mi hanno sempre appoggiato su tutte le scelte che ho fatto. A casa mia, a casa dei miei genitori, ero me stesso. Lo sapevano, quindi non c’era nessun problema”. E ricorda anche una frase della madre: “Mia madre mi ha sempre detto: vieni a casa, non andare in giro piuttosto di fare marachelle”. 

    Poi il racconto si sposta sul padre, scomparso durante il Covid. Alla domanda di Nunzia su cosa avrebbe voluto dirgli: “Durante il Covid purtroppo non è stata una bellissima esperienza. Tante persone l’hanno vissuta come me, perché non hai più modo di vedere la persona. Vai in ospedale, è finito, e poi dopo lo rivedi da morto. Quindi sicuramente ci sono cose che avrei voluto dirgli”.  

    L’attore definisce il rapporto con il padre “particolare”, fatto di conflitto ma anche di grande rispetto: “Io e mio padre avevamo un rapporto particolare, perché era conflittuale ma allo stesso tempo di grande rispetto. Lui mi rispettava tanto perché sono riuscito a ottenere quello che volevo nella vita. C’era un rapporto molto franco”. 

    Poi il ricordo più intimo, durante il quale Garko si commuove: “Mio padre era una persona molto aperta di testa. Quando ha saputo che ero omosessuale mi ha detto: “Potevamo immaginarlo che tra te e quella persona non c’era una semplice amicizia””. E ancora: “Mi disse: “L’importante è che tu abbia la salute”. Avevo 17 anni, quindi ero piccolo. Sono ricordi belli, ma comunque tosti”. 

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  • Internazionali, oggi Darderi-Ruud – Diretta

    Internazionali, oggi Darderi-Ruud – Diretta

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    Luciano Darderi torna in campo agli Internazionali d’Italia 2026 e vuole la finale. Oggi, venerdì 15 maggio, il tennista azzurro affronta il norvegese Casper Ruud – in diretta tv e streaming – nella semifinale del Masters 1000 di Roma. Darderi arriva va a caccia di una storica finale e affronta per la prima volta in carriera il penultimo atto del torneo, dopo aver battuto Hanfmann, Paul, Zverev e Jodar. Ruud, eliminato lo scorso anno da Jannik Sinner nei quarti, invece ha superato Svajda, Lehecka, Musetti e Khachanov. 

     

    In caso di vittoria, Darderi sfiderebbe in finale il vincente della sfida tra Jannik Sinner e Daniil Medvedev. 

     

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    sport

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  • Investopia, Bozzetti (Ffm): “Italia ed Emirati possono costruire futuro insieme su amicizia e fiducia reciproca”

    Investopia, Bozzetti (Ffm): “Italia ed Emirati possono costruire futuro insieme su amicizia e fiducia reciproca”

    (Adnkronos) – “Viviamo una fase complessa della storia contemporanea tra tensioni nel Golfo, trasformazioni globali, sfide energetiche che stanno ridisegnando gli equilibri mondiali, ma è proprio in questo momento che si vede il vero valore delle partnership e il fatto che il primo grande evento degli Emirati Arabi Uniti in Italia dopo l’inizio della crisi regionale sia proprio Investopia a Milano rappresenta un segnale forte, un segnale di fiducia, di amicizia tra i nostri Paesi”. Così il presidente di Fondazione Fiera Milano, Giovanni Bozzetti, ha aperto i lavori di Investopia, l’evento nato negli Emirati Arabi Uniti con l’obiettivo di connettere la comunità globale degli investitori alle nuove opportunità di crescita, in corso a Milano, a Palazzo Mezzanotte.  

    “Frequento gli Emirati dal 2001 -afferma Bozzetti- lavoro con loro e ho avuto il privilegio di conoscere da vicino la loro leadership, la loro cultura, la loro straordinaria capacità di trasformare le sfide in opportunità e la visione in sviluppo. Posso dirlo con convinzione perché li conosco, gli Emirati supereranno anche questa fase difficile e diventeranno ancor più forti di prima. Hanno dimostrato di saper guardare oltre la crisi, perché investono nel futuro nella diplomazia economica, ma soprattutto investono nelle relazioni umane, oltre al fatto che hanno costituito uno dei modelli economici più dinamici attrattivi del pianeta”.  

    “Oggi -aggiunge- Italia e Emirati condividono molto più di una partnership commerciale, condividono un’amicizia forte e questo è lo spirito di Investopia. Guardando il programma di oggi, vediamo rappresentati tutti i grandi temi del futuro, gli investimenti strategici, la difesa, le tecnologie avanzate, l’energia, i data center, l’intelligenza artificiale, il real estate, il turismo, la nuova geografia della finanza globale e naturalmente l’Africa”. Il continente africano rappresenta “una delle più grandi opportunità economiche e geopolitiche del XXI secolo. L’Italia, attraverso il piano Mattei e qui abbiamo il piacere di avere tra di noi Lorenzo Ortona, vice coordinatore nazionale dell’implementazione del piano, e gli Emirati possono costruire insieme un nuovo modello di cooperazione Euro-Mediterranea africana”.  

     

    “Il mondo -osserva poi Bozzetti- ha bisogno di piattaforme come Investopia, piattaforme che uniscono invece che dividere, che costruiscono ponti invece di erigere muri, che favoriscono il dialogo, investimenti, la collaborazione in questo momento storico dove troppo spesso prevalgono incertezze e frammentazione”.E “anche nei momenti più complessi, il dialogo economico non si ferma, ma diventa più importante”.  

    Del resto, sottolinea, “le crisi dividono chi ha paura del futuro da chi ha il coraggio di costruirlo; e oggi Italia ed Emirati possono costruirlo insieme sulla base dell’amicizia e della fiducia reciproca, quella fiducia che la vera moneta strategica per costruire relazioni di lungo periodo. In questa sala ci sono idee, ci sono investimenti ci sono opportunità, ma ci sono soprattutto persone che credono che insieme si può costruire il futuro”. 

    “Investopia – conclude – non è soltanto un evento, ma è un messaggio il messaggio che anche in tempi difficili il dialogo internazionale continua, che il futuro appartiene a chi costruisce connessioni e non divisioni, perché il futuro non appartiene a chi aspetta, ma appartiene a chi lo costruisce insieme”. 

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  • Investopia, A. Fontana: “Lombardia luogo dove si può realizzare ogni tipo di investimento”

    Investopia, A. Fontana: “Lombardia luogo dove si può realizzare ogni tipo di investimento”

    (Adnkronos) – “La Lombardia è sicuramente il luogo del lavoro, il luogo dove si può realizzare ogni tipo di investimento, dove si può realizzare ogni tipo di idea. Per me è un grande piacere, quindi, portare qui il saluto della Regione Lombardia. Ed è un grande onore il fatto che in un momento di turbolenza, in un momento difficile che vede coinvolte tante situazioni preoccupanti anche e soprattutto in Medio Oriente, il governo degli Emirati abbia voluto presenziare a questo importante incontro e venire a Milano per riprendere quelle relazioni nelle quali noi crediamo profondamente e che per noi sono motivo di grande soddisfazione”. Così il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, intervenendo dal palco di Investopia, l’evento in corso a Palazzo Mezzanotte, a Milano. 

    “Noi -aggiunge Fontana- abbiamo definito con un frame la nostra regione ‘qui puoi’; qui qualunque cittadino, qualunque società è in grado di ottenere le condizioni per realizzare i propri progetti. Rappresentiamo il 23% del Pin nazionale, e più di un quarto dell’esportazione nazionale; siamo stati negli ultimi anni la regione che più ha attratto investimenti dall’estero e questo in un momento di particolare riduzione da parte degli investitori internazionali di investimenti. Siamo riusciti a rappresentare in questi ultimi cinque anni una media di incremento del 35%. Questa è la dimostrazione che qui ci sono le condizioni. E noi, come istituzione, cerchiamo di aiutare le aziende che vogliono venire sul nostro territorio”.  

    Tutto questo, continua, “lo facciamo con due semplici cose: la prima avere una politica industriale chiara, forte e duratura, che noi realizziamo sulla base di nostre decisioni, dopo aver ascoltato tutti i nostri stakeholder, le associazioni di categoria e tutti coloro che in qualche modo vengono coinvolti nelle attività produttive ed economiche della nostra regione”. La seconda, “l’aiuto che riteniamo fondamentale è assistere, prenderci cura di tutte le società che vengono in Lombardia per agevolare loro quelle pratiche burocratiche che sono sicuramente uno dei problemi di questo Paese”. 

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  • Cancro seno, Andos: “Per 1 donna su 3 costi pesano su accesso a cure”

    (Adnkronos) – Le spese per raggiungere ospedali e centri di cura rappresentano un peso crescente per le persone con tumore. Il 35% dei pazienti oncologici dichiara una riduzione delle proprie risorse economiche a causa della malattia, mentre per il 29% la situazione finanziaria incide persino sulla possibilità di ricevere cure mediche. Le spese di viaggio e gli spostamenti necessari per raggiungere i centri oncologici sono fra i fattori che sono maggiormente associati alla tossicità finanziaria. Un impatto che pesa sulla qualità di vita, sull’organizzazione familiare e, in alcuni casi, anche sulla continuità terapeutica. Alle spese dirette si aggiungono infatti giornate di lavoro perse, costi per carburante, parcheggi, pernottamenti e necessità di assistenza da parte dei caregiver. Per molte famiglie, il percorso oncologico comporta quindi difficoltà economiche e logistiche che si sommano agli effetti della malattia. La distanza dai luoghi di cura può trasformarsi in un ulteriore elemento di vulnerabilità, soprattutto per le persone anziane, fragili o residenti in territori meno serviti. Il tema è stato al centro del 43esimo congresso nazionale di Andos, l’Associazione nazionale donne operate al seno, che si è aperto ieri a Velletri per chiudersi domani. L’edizione 2026, dal titolo ‘L’importanza della prossimità nella presa in carico della fragilità, vulnerabilità e deprivazione’, ha visto il coinvolgimento di clinici, istituzioni, associazioni pazienti ed esperti di organizzazione sanitaria. Tra gli argomenti affrontati: reti oncologiche, screening, qualità delle cure, Patient reported outcomes e tossicità finanziaria.  

    “La vicinanza delle cure rappresenta un elemento fondamentale del percorso oncologico – afferma Flori Degrassi, presidente nazionale Andos – Le pazienti non chiedono soltanto terapie efficaci, ma un’assistenza che tenga conto della loro vita quotidiana, della fragilità emotiva, del lavoro, della famiglia e delle difficoltà economiche. Ridurre distanze, tempi e disagi significa garantire maggiore equità e migliore qualità di vita. La prossimità dell’assistenza rafforza anche il rapporto di fiducia con i professionisti sanitari e favorisce l’aderenza terapeutica. Per questo servono reti oncologiche solide, servizi territoriali e modelli organizzativi capaci di accompagnare le persone lungo tutto il percorso di cura. Le associazioni pazienti svolgono un ruolo fondamentale perché aiutano le donne ad affrontare non solo la malattia, ma anche le conseguenze sociali, psicologiche ed economiche che spesso accompagnano la diagnosi oncologica”.  

    “La prossimità delle cure può incidere in modo significativo sulla qualità di vita delle persone con tumore – sottolinea Massimo Di Maio, presidente nazionale Aiom – Ridurre spostamenti, difficoltà organizzative e tempi di accesso ai servizi significa alleggerire il peso quotidiano della malattia e migliorare concretamente il percorso assistenziale. Per questo oggi è fondamentale ascoltare direttamente i pazienti anche attraverso i Pros, cioè gli esiti riportati dalle persone in cura senza il filtro del clinico. Questi strumenti permettono di valutare sintomi, effetti collaterali, impatto psicologico e difficoltà pratiche legate alla malattia, e consentono ai medici di personalizzare maggiormente l’assistenza. La qualità di vita deve diventare un parametro sempre più centrale nell’organizzazione dei percorsi oncologici e nella valutazione dell’efficacia delle cure”. 

    “La tossicità finanziaria costituisce un problema concreto anche in un sistema sanitario universalistico come il nostro – conclude Francesco Perrone, presidente Fondazione Aiom – Tra i fattori che incidono maggiormente figurano anche gli spostamenti necessari per raggiungere i centri oncologici, soprattutto quando le cure si protraggono nel tempo. Per molte famiglie questi costi diventano un peso significativo e si aggiungono alle difficoltà legate alla malattia. In questo contesto le reti oncologiche assumono un ruolo strategico, perché permettono di costruire percorsi più vicini ai pazienti, più omogenei sul territorio e più sostenibili anche dal punto di vista sociale ed economico. Ridurre le distanze significa infatti migliorare l’accessibilità delle cure e limitare le disuguaglianze”. 

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    cronaca

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  • Internazionali, Gauff vuole… cambiare i punti del tennis: “Non hanno senso”

    Internazionali, Gauff vuole… cambiare i punti del tennis: “Non hanno senso”

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    Coco Gauff ‘polemica’ con il sistema di punteggio del tennis agli Internazionali d’Italia 2026. La tennista statunitense ha raggiunto, proprio come lo scorso anno quando fu battuta da Paolini, la finale del Wta 1000 di Roma, battendo la rumena Cirstea nei quarti. Dopo il match però Gauff, in conferenza stampa, è andata oltre i temi di campo, sollevando una questione sul sistema di punteggio che regola, da sempre, il tennis. 

    Alla domanda se c’è qualcosa che cambierebbe riguardo le regole del suo sport, Gauff ha risposto: “Probabilmente se potessi cambiare una cosa del tennis sarebbero i punti”, ha detto in conferenza stampa allargando il sorriso, “quel 15, 30 e poi 40… non ha semplicemente senso. Inoltre è difficilissimo da spiegare alle persone”. 

    Poi Gauff regala la soluzione: “Bisognerebbe fare 1-0-1, qualcosa del genere, oppure almeno incrementarlo. Dovrebbe essere 45, non 40”. 

     

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    sport

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  • Sport, BeGreat porta a Montecarlo Empower the Game, un evento per ridisegnare il futuro del talento sportivo

    Sport, BeGreat porta a Montecarlo Empower the Game, un evento per ridisegnare il futuro del talento sportivo

    (Adnkronos) – In un contesto iconico come quello dello Yacht Club de Monaco, BeGreat riunisce atleti, istituzioni, imprese, media e opinion leader per “Empower the Game”, un evento esclusivo che mette al centro una nuova visione dello sport: non solo performance, ma ecosistema, educazione, responsabilità e valore di lungo periodo. In un tempo di sport iper-performante, Empower the Game nasce come invito a cambiare prospettiva: non limitarsi a competere, ma riscrivere le regole, abilitando il talento attraverso modelli sostenibili, alleanze trasversali e una visione condivisa. BeGreat apre così a Montecarlo uno spazio di confronto concreto su come il talento possa essere realmente sostenuto e trasformato in valore duraturo per atleti, brand e sistema. 

    Ad aprire i lavori è una prima sessione che segna subito la direzione dell’evento: quella della governance e della costruzione di ecosistemi sportivi capaci di durare nel tempo. Guidato da Carola Salvato, founder di Kea Connecta e GWPR Italia, e Benedetto Buono, founder di Buono & Partners, il confronto esplora il ruolo trasformativo della comunicazione come spazio di connessione tra sport, impresa e reputazione, capace di avvicinare mondi diversi e generare visioni condivise. Ne emerge una riflessione sui modelli evolutivi dello sport contemporaneo, dove leadership, responsabilità e visione diventano leve di cambiamento e lo sport si afferma come autentica piattaforma di innovazione sociale. A dare senso e profondità a questo percorso, la presentazione della visione e della mission di BeGreat, che chiarisce perché oggi sia necessario empower the game e quale sia il ruolo del progetto nel coltivare il talento all’interno di un ecosistema integrato, inclusivo e orientato al futuro. 

    Lo Yacht Club de Monaco accoglie gli ospiti con l’intervento di Claudia Batthyany, Directeur Pôle Membres, che racconta l’impegno del Club a favore dei giovani talenti sportivi e l’importanza di sostenere realtà come BeGreat, capaci di generare impatto reale e duraturo. Thierry Leret, Principal Race Officer dello Yacht Club de Monaco, condivide il percorso di una carriera internazionale vissuta come responsabilità verso le nuove generazioni, restituendo valore attraverso la formazione di giovani velisti e ufficiali di regata. 

    Lo chef stellato Giulio Terrinoni introduce il Cooking Show, collegando cultura gastronomica, stile di vita sano e performance, e ribadendo come anche l’esperienza e il benessere siano parte integrante del racconto del talento e del sostegno a ecosistemi come BeGreat. Giovanni Barbara, Presidente BeGreat, richiama il ruolo centrale della formazione e della ricerca come pilastri imprescindibili dello sviluppo del talento, sottolineando la necessità di investire in modo strutturale e continuativo sulle nuove generazioni. Un impegno che si fonda sui valori fondanti di BeGreat: il talento inteso come patrimonio da coltivare nel tempo e lo sport come leva di responsabilità sociale e progresso, capace di generare impatto non solo individuale, ma collettivo. 

    L’intervento dell’ambassador BeGreat Greta De Salvia, atleta di salto ostacoli, racconta il percorso dell’atleta tra passione, determinazione, sacrificio, responsabilità e opportunità, evidenziando quanto il supporto del Team, anche fuori dal campo, sia decisivo e perché rappresentare un modello sostenibile faccia la differenza: “Essere studentessa e atleta significa imparare ogni giorno a tenere insieme sogni, responsabilità e futuro. La dual career non è un compromesso, ma un’opportunità: ti insegna a costruire equilibrio, consapevolezza e visione oltre la performance. Il talento ha bisogno di essere accompagnato, non solo allenato, ed è per questo che ecosistemi come BeGreat fanno davvero la differenza”. 

    Per il momento dedicato a cinema e storytelling, intervengono Jacopo Gubitosi, General Manager del Giffoni Film Festival, e Antonino Muro, Strategic Advisor Giffoni Experience e Responsabile Giffoni Sport. Centrale nel racconto è anche il sodalizio tra BeGreat e Giffoni, due realtà che condividono una visione comune: mettere i giovani, il talento e la cultura al centro di un ecosistema capace di generare impatto nel tempo. Un’alleanza che nasce dalla consapevolezza del ruolo educativo e trasformativo dello storytelling, del cinema e dello sport come linguaggi universali di crescita e inclusione. La collaborazione proseguirà nel corso della prossima edizione del Giffoni Film Festival, nel mese di luglio, con un appuntamento all’ecosistema BeGreat all’interno di uno dei più importanti luoghi internazionali di dialogo con le nuove generazioni, rafforzando un percorso condiviso a sostegno della formazione, della responsabilità e del futuro dei giovani talenti. 

    Con Paolo Longhi, Founder di I’MPOSSIBLE, viene approfondito il lato umano e formativo dello sport che invita a trasformare i limiti in possibilità attraverso mentalità e resilienza, e insieme con il campione olimpico di karate Luigi Busà, viene rivelato ciò che può davvero fare la differenza nella performance d’eccellenza: mindset vincente, disciplina quotidiana e il lavoro di un team focalizzato e compatto. Nel panel sportivo con De Salvia, Busà e Longhi emerge con forza l’importanza di un ecosistema a supporto dell’atleta e dello studente-atleta, dove l’impegno individuale si rafforza grazie a quello della comunità. 

    Un altro momento centrale dell’evento è dedicato all’investimento in formazione, riconosciuto come leva strategica per lo sviluppo sostenibile del talento. Con Flavio Finozzi, referente della LUISS Sport Academy, e Ginevra Topa, Top Athlete LUISS, il confronto mette in luce il valore della dual career come modello capace di integrare percorso accademico e impegno sportivo, superando la logica dell’aut-aut. Le loro testimonianze raccontano il talento come un progetto di lungo periodo, che richiede metodo, consapevolezza e un ecosistema in grado di accompagnare gli atleti nella costruzione del proprio futuro, dentro e fuori dal campo. Un approccio che rafforza l’idea di uno sport non solo orientato alla performance, ma alla crescita della persona, in linea con la visione di BeGreat di un talento coltivato nel tempo e sostenuto da opportunità concrete. 

    La riflessione sul ruolo dei media vede protagonisti Marco Quattrone, Publisher del Corriere della Sera e Dea Callipo (Fortune Italia), che discutono di narrazione sportiva, reputazione, leadership e del valore delle partnership autentiche, ribadendo l’importanza di sostenere piattaforme come BeGreat.  

     

    In chiusura, il confronto si apre anche al contributo dei Partner di BeGreat, ponendo tra i temi cruciali l’innovazione e la tecnologia tra le leve abilitanti per il futuro dello sport e dello sviluppo del talento. Con Ernesto Di Iorio, CIO di Vection Technologies e CEO di QuestIT, viene esplorato il ruolo sempre più strategico della tecnologia e dell’intelligenza artificiale nel supportare performance, processi decisionali e modelli di crescita evoluti.  

    Con Luca Mariani, esperto di strategie tech e community building in ChainOn, vengono approfondite le potenzialità delle community e dei modelli digitali come spazi di relazione, ingaggio e opportunità ad alto valore aggiunto. Un dialogo che evidenzia come innovazione tecnologica e connessioni qualificate possano diventare strumenti concreti al servizio di un ecosistema capace di accompagnare il talento, generare impatto e creare valore condiviso nel tempo. 

    L’evento si chiude con una sintesi dei temi emersi nel corso della serata e lancia una call to action chiara: costruire insieme il futuro del gioco, investendo in ecosistemi capaci di far crescere persone, atleti e comunità. La serata si è conclusa con il Cooking Show e la Networking Dinner, firmati da Giulio Terrinoni con Greta De Salvia e Luigi Busà, come ulteriore momento di connessione e condivisione. 

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  • Italiani morti alle Maldive, l’ipotesi: “Uno in difficoltà, gli altri in soccorso”

    Italiani morti alle Maldive, l’ipotesi: “Uno in difficoltà, gli altri in soccorso”

    (Adnkronos) – Dopo la morte dei cinque sub italiani alle Maldive, avvenuta durante l’esplorazione di grotte a oltre 60 metri di profondità, arrivano le prime ipotesi su quanto potrebbe essere accaduto e sui motivi che avrebbero dato il via alla tragedia. “Dalle poche informazioni disponibili sappiamo che i cinque sub erano esperti, formati e autorizzati dalle autorità maldiviane. Non erano sub ‘creativi’, persone che prendono l’aereo e fanno immersioni nel weekend, ma professionisti impegnati in un programma di ricerca scientifica. L’immersione era in una grotta, che alle Maldive significa spesso piccoli anfratti, quindi è improbabile che abbiano esaurito la miscela respiratoria all’interno. In quel momento, però, era attiva un’allerta gialla e le correnti possono essere molto forti, arrivando a spingere verso il basso come una centrifuga. E’ possibile che uno di loro sia andato in difficoltà, che gli altri siano intervenuti per aiutarlo consumando rapidamente l’aria e che siano poi stati trascinati via dalla corrente”. Così all’Adnkronos Salute Pasquale Longobardi, direttore sanitario del Centro Iperbarico di Ravenna e vicepresidente della Simsi, Società italiana di medicina subacquea e iperbarica, sull’ipotesi legata al decesso dei 5 subacquei italiani alle Maldive.  

    “Tutte le immersioni devono essere programmate – spiega – Alle Maldive non è consentito per legge immergersi a 50 metri di profondità, ma a loro era stata concessa un’autorizzazione specifica. Quando si scende a quelle profondità bisogna pianificare con attenzione anche la miscela di gas respirata. In genere si utilizza aria, ma nel caso dei cinque sub italiani è possibile che sia stato impiegato nitrox, una miscela di azoto e ossigeno. Il nitrox aumenta la quantità di ossigeno nelle bombole e riduce il rischio di incidenti da decompressione, ma non dovrebbe essere usato oltre i 40 metri, perché può provocare convulsioni”, osserva Longobardi. 

    L’esperto richiama poi l’attenzione anche su eventuali problemi tecnici: “Quando vengono caricate le bombole, un difetto del compressore può provocare un’intossicazione da monossido di carbonio, il cosiddetto ‘veleno bianco’, che è inodore. Tuttavia, stiamo parlando sub molto esperti, due di loro erano istruttori, quindi è difficile pensare a un errore nella scelta del gas o a una violazione, anche involontaria, delle normative maldiviane”, ragiona Longobardi. “Alle Maldive – precisa – per legge non ci si può immergere oltre i 30 metri; se lo si fa bisogna utilizzare aria, mentre nel resto del mondo, Italia compresa, a quelle profondità si usano normalmente miscele contenenti elio”.  

    Secondo il vicepresidente Simsi, “immergersi in sicurezza è possibile scegliendo la miscela corretta”. Per fare chiarezza sulla tragedia “molto dipenderà dall’analisi delle attrezzature, una volta recuperate. Al momento è stato ritrovato un solo sub – ricorda – mentre gli altri potrebbero essere stati trascinati via dalla corrente. Se nelle bombole c’era aria, allora la causa della morte difficilmente sarebbe attribuibile a un errore di programmazione dell’immersione”. 

    Per Longobardi, però, l’ipotesi più plausibile resta quella di un malore legato alle condizioni del mare. “Basterà analizzare i computer subacquei che avevano con sé per ricostruire il profilo dell’immersione: capire se fossero realmente a 50 metri, se siano scesi ancora di più oppure se fossero già risaliti verso i 30 metri. Ma, allo stato attuale, questa mi sembra l’ipotesi più plausibile”, conclude.  

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  • Garlasco, ex carabiniere ai magistrati: “Mai agevolato Sempio, impossibile che conoscesse le domande perché le facevano i pm”

    (Adnkronos) – “Non ho agevolato nessuno”. Silvio Sapone, l’ex carabiniere che lavorava nella sezione di polizia giudiziaria della Procura di Pavia nel periodo dell’inchiesta su Andrea Sempio – indagato per il delitto di Chiara Poggi – si difende. Sentito a verbale, il 17 novembre 2025, dai pm di Brescia sulla presunta corruzione legata all’archiviazione lampo del 2017 chiesta dai titolari del fascicolo, l’ex pm Giulia Pezzino e l’ex procuratore aggiunto Mario Venditti, Sapone precisa di non aver avuto nessun occhio particolare: “Per me tutti i fascicoli sono uguali” dice a verbale. L’indagine nasce da un esposto della madre di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per il delitto di Garlasco. “Si sapeva dei sospetti su Sempio dai giornali. Non avevamo atti. La prima cosa che abbiamo fatto è l’analisi dei tabulati”.  

    Sulla presenza di quattro telefonate senza riposta indirizzate all’indagato, l’ex militare replica: “Si pensava di sentire Sempio a verbale e l’ho chiamato per fargli la notifica. Poi i magistrati hanno cambiato idea perché lo volevano prima intercettare” provando a spiegare il perché delle telefonate fatte il 21 gennaio sebbene l’invito a comparire è dell’8 febbraio. In un precedente verbale l’ex carabiniere nega di avere avuto contatti con i Sempio, adesso cambia versione imputando il cambio allo stress. “I Sempio non li conosco. Quando ho sentito Andrea Sempio era per sdrammatizzare la cosa” e sulle telefonate dell’indagato spiega: “Era preoccupato perché sapeva dell’esposto in quanto ve ne era notizia sulla Provincia Pavese. Non gli ho detto della notifica perché nel frattempo i magistrati avevano cambiato idea” e insiste: “Io non conosco i Sempio. Non ho agevolato nessuno”. 

    Alla contestazione di averlo chiamato (il 21 gennaio 2017) 4 volte con il cellulare e 12 volte con utenza dell’ufficio, Sapone risponde: “Quel giorno Andrea Sempio non mi ha risposto (…) Dopo aver tentato di chiamarlo quel sabato mattina, hanno deciso di non sentire più Sempio”. Il giorno successivo, il 22 gennaio, l’indagato contatta Sapone: “Ho tergiversato. L’ho tranquillizzato perché era preoccupato della questione avendo letto il giornale. (…) Mi ha chiesto se doveva preoccuparsi e gli ho detto di stare tranquillo. Quando vengono trascritte dai carabinieri di Milano le intercettazioni dell’epoca, risulta che Sempio abbia parlato, quindi non c’è stato alcun aiuto” chiarisce. “Io non ho agevolato nessuno. Altrimenti non avrei usato il mio telefono cellulare per chiamarlo. Il numero non l’ho trovato io, ma gli altri Upg (ufficiali di polizia giudiziaria, ndr). Non conoscevo nessuno, né i Sempio né i loro avvocati. (…) Nelle trasmissioni televisive si dice che Sempio sapeva già le domande, ma questo è impossibile perché le domande le facevano i pm” conclude Sapone. 

    “Mi ricordo molto bene la giornata del 13 agosto 2007. Ero in vacanza con la mia famiglia insieme alla famiglia Poggi, nello specifico Marco Poggi e i suoi genitori. Quel giorno eravamo andati a fare una lunga passeggiata io, Marco e i nostri padri. Mi ricordo che arrivati a un rifugio ci chiesero se eravamo la famiglia Poggi e ci dissero che ci cercavano al telefono. Rispose mio padre e gli riferirono che Chiara era morta”. E’ il 10 marzo 2025 quando Alessandro Biasibetti racconta ai carabinieri la scoperta del delitto di Garlasco.  

    Lui, come gli altri amici del fratello della vittima, sono stati risentiti nell’inchiesta sull’omicidio che vede indagato Sempio, anche lui tra i componenti della compagnia. “Mi ricordo le reazioni sconvolte di tutti nell’apprendere la notizia. Ci portarono con il soccorso alpino al primo distributore di carburante ove ci attendevano i carabinieri. Successivamente io e la mia famiglia riaccompagnammo la famiglia Poggi a Garlasco, mio padre guidando la loro macchina e mia madre guidando la nostra”. Nel breve verbale il testimone ricorda le frequentazioni ripetute a casa Poggi, insieme agli altri amici tra cui Sempio, per “giocare ai videogame” nel salottino al piano terra. 

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  • Internazionali, semifinali a rischio rinvio? Cosa succede con Sinner

    Internazionali, semifinali a rischio rinvio? Cosa succede con Sinner

    (Adnkronos) – La semifinale di Jannik Sinner a rischio rinvio? Oggi, venerdì 15 maggio, il tennista azzurro sfida Daniil Medvedev – in diretta tv e streaming, anche in chiaro – nel penultimo atto degli Internazionali d’Italia 2026, con il meteo che però potrebbe stravolgere il programma del Masters 1000 di Roma, che prevede anche la sfida tra Luciano Darderi e Casper Ruud. 

    Il meteo instabile di oggi sulla Capitale mette infatti a rischio il regolare svolgimento delle due partite. Su Roma è prevista pioggia tra le 14 e le 16, e questo potrebbe ritardare la prima semifinale di Darderi, in programma sul Centrale alle ore 15.30. L’eventuale slittamento del match rende ancora più complicato il quadro per Sinner. 

    Le previsioni indicano infatti nuovi e più corpose piogge a partire dal tardo pomeriggio, intorno alle 19 e per buona parte della serata romana, proprio quando dovrebbe scendere in campo Sinner. Il match contro Medvedev è infatti in programma a partire dalle 19 e questo rende possibile un eventuale slittamento della sfida a domani. 

    Come ribadito anche ieri in conferenza stampa, Sinner non ama scendere in campo tardi, come successo ad esempio a Darderi, che ha terminato il match maratona dei quarti con Jodar all’1.30 di notte. “A me non piace quando i giocatori entrano in campo così tardi. Siamo umani anche noi, poi hai quasi un fuso orario”, aveva detto il tennista azzurro dopo la vittoria con Rublev, “hai trattamento, devi mangiare, c’è la conferenza stampa, tante cose che ti fanno andare a dormire veramente tardi. Quando entri in campo così tardi è anche difficile riuscire a giocare un buon tennis. Grande rispetto per il pubblico che è rimasto, è una cosa incredibile e tra le cose più belle che ci spingono a giocare”. 

     

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