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  • TH Group si espande nel segmento luxurycon gestione Palazzo Selvadego a Venezia

    TH Group si espande nel segmento luxurycon gestione Palazzo Selvadego a Venezia

    (Adnkronos) – TH Group annuncia l’espansione nel segmento dell’ospitalità di lusso, attraverso l’accordo sottoscritto con Generali Real Estate per la futura gestione di Palazzo Selvadego, prestigioso immobile nel cuore di Venezia, a pochi passi da Piazza San Marco. L’operazione si inserisce nel percorso di sviluppo strategico per il Gruppo, che punta a rafforzare il proprio posizionamento nel mercato dell’hospitality attraverso l’espansione in destinazioni iconiche e nel segmento high-end. La collaborazione con Generali Real Estate spa società di gestione del risparmio, proprietaria dell’immobile tramite il fondo immobiliare Mascagni, ha l’obiettivo di valorizzare ulteriormente un immobile di grande pregio storico e architettonico e di posizionarlo nei circuiti internazionali dell’ospitalità di fascia alta. 

    Palazzo Selvadego risale alla fine del 1200, quando ospitava una delle più belle e rinomate locande di Venezia, già allora detta appunto ‘del Salvadego’. Nel corso dei secoli, il palazzo ha sempre rappresentato un punto di riferimento per l’ospitalità veneziana, grazie alla sua posizione privilegiata in Calle Larga de l’Ascension, nei pressi del Canal Grande e di piazza San Marco, accogliendo gli ospiti in cerca della più autentica atmosfera veneziana con la sua elegante facciata in mattoni nel tipico stile bizantino. Palazzo Selvadego sarà oggetto di un progetto di riqualificazione finalizzato al rilancio, che ne valorizzerà le caratteristiche uniche riposizionandolo nel mercato luxury internazionale, anche attraverso l’adesione ai principali network di distribuzione dedicati alla clientela più esigente e l’adozione di standard di servizio in linea con le migliori strutture presenti nel centro storico veneziano, uno dei mercati più competitivi e prestigiosi al mondo per l’hotellerie di alta gamma. 

    Questa operazione si inserisce nel piano di crescita di TH Group che prevede ulteriori iniziative nel segmento upscale e luxury, in Italia nelle principali destinazioni turistiche, con l’obiettivo di ampliare il proprio portafoglio e intercettare la domanda internazionale ad alto valore aggiunto. 

    Graziano Debellini, presidente di TH Group, ha dichiarato: “Il segmento luxury rappresenta un passaggio naturale nel percorso di crescita di TH Group. Venezia è una delle piazze più importanti al mondo per l’ospitalità di alta gamma e Palazzo Selvadego costituisce il cuore di un progetto più ampio che vedrà il Gruppo impegnato in nuove operazioni nei prossimi mesi, con l’obiettivo di rafforzare il nostro posizionamento anche nel mercato internazionale”. 

    Benedetto Giustiniani, head of eouthern Europe Region, Generali Real Estate, ha commentato: “Palazzo Selvadego sarà un affascinante ‘boutique hotel’ nel centro di una città unica e preziosa come Venezia, dove il turismo di alta gamma offre opportunità di crescita. Generali Real Estate continua a crescere nel segmento hospitality in Europa valorizzando ed accrescendo il proprio portafoglio di immobili di qualità. Siamo lieti di affidare la gestione di questo storico immobile a TH Group, uno dei principali operatori alberghiero italiani per dimensione del portafoglio, con quasi 50 anni di storia.” 

    Il rilancio di Palazzo Selvadego si inserisce in un contesto di forte crescita del turismo di fascia alta nella città lagunare, dove la domanda internazionale continua a premiare strutture di dimensioni contenute, alto livello di personalizzazione e forte identità locale, caratteristiche che rappresentano il riferimento per il nuovo posizionamento dell’hotel. Ulteriori operazioni nel segmento luxury saranno annunciate nei prossimi mesi nell’ambito del piano di sviluppo di TH Group. 

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    economia

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  • Hantavirus, topi come serbatoio: dobbiamo temere i ratti in città?

    Hantavirus, topi come serbatoio: dobbiamo temere i ratti in città?

    (Adnkronos) – Un topo selvatico ‘indiziato speciale’ per l’infezione da hantavirus. Ma anche l’Italia deve preoccuparsi e iniziare a temere i ratti in città? A risponde all’Adnkronos Salute è Giovanni Cattoli, direttore sanitario dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie (IzsVe) 

    Gli hantavirus, spiega, “li conosciamo e non sono nuovi, qui in Europa si studiano da tempo. Il virus Andes
    è l’unico tra questi, al momento, che ha sempre dimostrato che è in grado di dare anche infezioni che si trasmettono da uomo a uomo mentre gli altri – pur avendo capacità di infettare l’uomo – non hanno una tramissione interumana. La vicenda della nave da crociera ha dimostrato che possono avvenire, ma non sono virus che hanno un’efficiacia di trasmissione come, ad esempio, quella che ha l’influenza. Nel caso degli hantavirus ci vuole un contatto stretto e prolungato. Per quanto riguarda gli hantavirus in Europa, anche nel loro caso il serbatorio-animale è il roditore, ma parliamo di specie diverse rispetto a quello selvatico” come il coliargo – che sembra essere il principale indiziato per il presunto contatto, durante una escursione a Usuaiha, della coppia di passeggeri olandesi della Mv Hondius risultati poi positivi e deceduti – che “non è presente in Europa e in Italia”.  

    Gli hantavirus sono virus zoonotici a Rna diffusi a livello globale e responsabili di malattie potenzialmente gravi e letali. “All’interno di questo genere sono state identificate oltre 20 specie virali. Il principale serbatoio è costituito dai roditori, dai quali il virus viene trasmesso alle persone soprattutto tramite inalazione di particelle contaminate provenienti da urina, feci o saliva, oppure attraverso il contatto con superfici contaminate – riporta la circolare del ministero della Salute dedicata proprio alla gestione degli hantavirus -. Diversi studi hanno documentato la presenza nel Nord Italia di roditori sieropositivi per altri ceppi di hantavirus associati a febbre emorragica con sindrome renale (Hfrs) o nefropatia epidemica (Ne). In particolare, in Trentino sono stati rilevati anticorpi anti-Puumala virus (Puuv) nello 0,4% dei Clethrionomys glareolus e anti-Dobrava virus (Dobv) nello 0,2% degli Apodemus flavicollis. In ambito umano, sono stati segnalati in Italia solo pochi casi sporadici di infezione da hantavirus, correlati a esposizione avvenuta all’estero o in aree transfrontaliere, principalmente sostenuti da Puuv e Dobv in contesti europei e associati al virus Sin Nombre (Snv) in alcuni casi importati dalle Americhe”.  

    Sulla possibilità che i topi di città come Roma o Milano diventino il serbatoio di hantavirus, il direttore sanitario dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie è categorico: “Non è possibile, perché la stragrande maggioranza dei roditori interessati dall’hantavirus è di campagna, tanto è vero che finora sia da un punto di vista di ritrovamento nei ‘serbatoi’ (animali), sia i casi segnalati in Europa, sono sempre roditori selvatici che hanno avuto contatti con persone in ambiente agroforestale. Non sono a conoscenza – conclude l’esperto – di infezioni in Europa in ambienti urbani, ma ci sono dei casi di boscaioli o guardie forestali infettati dall’hantavirus nelle forme del ‘Vecchio continente’, diciamo”. Su quale scenario dovremmo aspettarci dal focolaio della nave da crociera, “altri positivi potrebbero saltar fuori”, avverte il direttore sanitario IzsVe, ma “credo che saranno i passeggeri della nave che hanno condiviso un ambiente ristretto per molti giorni e non altri contatti”.  

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    salute

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  • Sostenibilità: report, Italia leader in Europa per circolarità

    Sostenibilità: report, Italia leader in Europa per circolarità

    (Adnkronos) – L’Italia è leader in Europa per la circolarità ma resta il Paese più dipendente dalle importazioni di materiali tra le grandi economie dell’Ue. Il 46,6% delle materie prime trasformate proviene dall’estero, contro una media Ue del 22,4%, con la Spagna al 39,8%, la Germania al 39,5% e la Francia al 30,8%. Il costo di questa dipendenza sta diventando sempre più insostenibile. Nel 2025 la spesa per le importazioni di materiali ha sfiorato i 600 miliardi di euro, con un aumento del 23,3% rispetto al 2021, pur con volumi complessivi in calo. Il costo dei metalli – nichel, rame, acciaio – è cresciuto del 18% e rappresenta il 40% del valore totale delle importazioni nazionali. Sono i dati che emergono dall’VIII Rapporto sull’Economia Circolare in Italia 2026, presentato oggi a Roma durante la Conferenza Nazionale sull’Economia Circolare, promossa dal Circular Economy Network in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e con Enea.  

    “Con la crisi di Hormuz si discute molto della necessità di ridurre la vulnerabilità prodotta dalla dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, ma troppo poco di quella altrettanto critica legata a numerose materie prime, decisive per la sicurezza degli approvvigionamenti e soggette a forte volatilità dei prezzi – osserva Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – Una maggiore circolarità dell’economia, che implica un uso più efficiente dei materiali, una riduzione del consumo di materie prime attraverso il riciclo dei rifiuti e un ricorso più ampio alla riparazione, al riutilizzo e all’uso condiviso, insieme a modelli di consumo più sobri e responsabili, diventerà sempre più una condizione imposta non solo dalla crisi climatica e dalla limitatezza delle risorse, ma dal contesto geopolitico. La circolarità è ormai un contenuto essenziale di una politica industriale all’altezza dei tempi”. 

    L’EUROPA – Sul fronte europeo, il Rapporto evidenzia un ritardo significativo: nonostante il notevole aumento del riciclo e la riduzione dello smaltimento, la generazione complessiva di rifiuti resta elevata e i consumi di materie prime, in gran parte importate, rimangono consistenti. I volumi globali di materiali utilizzati sono più che triplicati negli ultimi 50 anni e continuano a crescere al ritmo del 2,3% annuo. Di questo passo l’Unione non raggiungerà il target del 24% di tasso di circolarità entro il 2030.  

    LE PROPOSTE DEL CEN – In vista del futuro Circular Economy Act, il Circular Economy Network propone dieci azioni concrete per accelerare la transizione verso un modello circolare capace di ridurre sprechi, dipendenza dalle materie prime vergini e impatto ambientale: creare un mercato unico delle materie prime seconde; rafforzare il recupero dei rifiuti elettronici e delle materie critiche; progettare prodotti più durevoli, riparabili e riciclabili; estendere la responsabilità dei produttori a tutte le filiere; introdurre incentivi fiscali per riparazione, riuso e ricondizionamento; usare gli appalti pubblici per sostenere i mercati circolari; favorire alleanze industriali tra produzione e riciclo; rafforzare il ruolo di città e regioni nella transizione; mobilitare investimenti pubblici e privati per l’economia circolare; promuovere standard comuni e cooperazione internazionale per filiere circolari competitive e sostenibili. 

    LE MATERIE PRIME CRITICHE – Una sezione innovativa del Rapporto 2026, elaborata da Enea, mette in relazione diretta la circolarità con la sicurezza delle materie prime critiche. Il fosforo, componente essenziale di fertilizzanti e mangimi, è un caso emblematico: la dipendenza europea dalle importazioni è dell’82%. Il Rapporto indica nei fanghi di depurazione una fonte sottoutilizzata di recupero di questo elemento strategico. Per quanto riguarda il magnesio, la Cina controlla l’88% della produzione mondiale e la dipendenza Ue è totale per il magnesio primario. Il Rapporto analizza il potenziale della desalinizzazione circolare: la salamoia prodotta dagli impianti – tradizionalmente considerata uno scarto problematico – contiene elementi come magnesio, potassio, calcio e bromo con un valore di mercato teorico superiore a 200 euro per metro cubo. 

    “L’attuale crisi geopolitica ha evidenziato la vulnerabilità del nostro sistema produttivo che dipende per il 46,6% dall’importazione di materie prime – sottolinea Claudia Brunori, direttrice del dipartimento Enea di Sostenibilità – Anche se il nostro Paese ha sviluppato una grande capacità di riciclo e produttività delle materie prime, è quanto mai necessario un cambio di paradigma improntato sullo sfruttamento delle nostre ‘miniere’ urbane e sull’uso efficiente delle risorse lungo la catena di valore, a partire dalle fasi di progettazione e produzione. In questo contesto, Enea è fortemente impegnata nello sviluppo e nel trasferimento di soluzioni tecnologiche avanzate che possono imprimere una decisa accelerazione verso la circolarità; tuttavia, per generare un effetto sistemico e duraturo, occorrono anche strumenti normativi e finanziari adeguati”. 

    I DATI DELLA CIRCOLARITA’ – In Italia, il tasso di utilizzo circolare di materia (Cmu) ha raggiunto il 21,6% nel 2024 – il più alto in Europa – contro una media Ue del 12,2%. Significa che oltre un quinto dei materiali consumati in Italia non viene estratto né importato, ma recuperato. Un risparmio strategico enorme, in termini di costi, emissioni e dipendenza geopolitica. Il tasso di riciclaggio sul totale dei rifiuti gestiti (urbani e speciali) ci mostra che l’Italia, su 160 Mt ne ricicla l’85,6% (137 Mt), più del doppio della media Ue che è del 41,2% e distaccando nettamente Spagna (54,7%), Francia (52,3%) e la stessa Germania (44,4%). La produttività delle risorse è cresciuta del 32% dal 2019: nel 2024 l’Italia si è confermata leader, generando 4,7 euro di Pil per ogni chilogrammo di risorse consumate, il valore più alto tra le grandi economie europee e nettamente sopra la media Ue (3 €/kg). Sul fronte del riciclo degli imballaggi l’Italia guida la classifica europea con il 76,7% nel 2024 (dato Conai), contro una media Ue del 67,5%. 

    GLI INVESTIMENTI – Infine, il Rapporto segnala “una contraddizione preoccupante: proprio mentre il contesto geopolitico rende urgente accelerare la circolarità, gli investimenti privati in Italia nelle attività tipiche dell’economia circolare (riciclo, riuso, riparazione, noleggio, leasing) sono calati da 13,1 miliardi di euro nel 2019 a 10,2 miliardi nel 2023 (dallo 0,7% allo 0,5% del Pil). Una tendenza negativa condivisa quasi in tutta Europa”. Sul fronte del Pnrr, “con oltre 1.100 progetti finanziati per impianti di gestione dei rifiuti e filiere del riciclo, la spesa resta bassa – circa il 17% a ottobre 2025 – con scadenze al 2026 sempre più a rischio”. Sul piano industriale, il programma Transizione 5.0 ha mostrato, secondo il Rapporto, “forti limiti di coerenza e efficacia”, evidenziando la necessità “di integrare stabilmente la circolarità nelle strategie industriali nazionali”.  

    L’OCCUPAZIONE – L’occupazione in una serie di attività tipiche più direttamente collegate all’economia circolare conta 508mila addetti (2% del totale, in linea con la media Ue), ma con una flessione del 7% rispetto al 2019. “È un segnale che l’economia circolare italiana, pur eccellente nelle performance ambientali, non ha ancora trovato un modello di crescita economica robusta”, si evidenzia nell’analisi. 

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    economia

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  • Di Franco (Musei di Capri): “Storia e archeologia al centro del turismo”

    Di Franco (Musei di Capri): “Storia e archeologia al centro del turismo”

    (Adnkronos) – La storia e l’archeologia di Capri sempre più valore aggiunto per l’attrattività dell’isola azzurra. Mettendo in rete e rendendo sempre più fruibili tutti i musei e le aree archeologiche. E’ la visione di Luca Di Franco, 39 anni, dal 2 aprile scorso nuovo direttore dei Musei e Parchi archeologici di Capri, nominato dal ministero della Cultura, che in un’intervista all’Adnkronos annuncia i prossimi passi del suo mandato. “I musei di Capri -spiega Di Franco, caprese di nascita- hanno un ruolo decisivo sull’attrattività turistica dell’Isola, e con i due comuni, Capri e Anacapri, stiamo lavorando proprio in tal senso. L’obiettivo principale dei Musei di Capri è proprio quello di avvicinare la comunità locale, ma anche quella nazionale e internazionale, verso la storia di Capri, che non è solo paesaggio o mondanità, ma in realtà nasce proprio dalla cultura, dalla storia”. Parlando di Capri il pensiero dei più va alla Grotta Azzurra.  

    “A breve -spiega Di Franco- presenteremo una serie di eventi importanti per tutta l’estate per celebrare i 200 anni della ‘scoperta’ della Grotta Azzurra da parte di August Kopisch il 17 agosto del 1826. Fu lui a darle questo nuovo nome, prima veniva chiamata Grotta di Gradola, e a portarla alle cronache mondiali. Da quel momento e per circa 150 anni Capri è diventata la meta di grandissimi personaggi: artisti, letterati, studiosi, ma anche politici. Tutte le personalità più importanti hanno calcato i suoli dell’isola perché erano attratti dalla sua grande storia: la Grotta Azzurra, la presenza degli imperatori, la monumentalità della Certosa. E quindi la storia di Capri in realtà è al centro del turismo e noi vogliamo riportare l’attenzione proprio verso la storia dell’Isola. Faremo una grande mostra curata da me e dal professor Massimo Osanna, direttore generale musei del Ministero della Cultura, e abbiamo in programma una serie di eventi importanti: mostre, conferenze, tantissime attività. E sempre con il professor Osanna il 28 maggio presenteremo l’ampliamento del museo archeologico insieme alla nuova identità visiva”, annuncia Di Franco.  

    Tante novità per imprimere un cambio di passo che, sottolinea Di Franco, si sta già toccando con mano sull’Isola. “La pubblicità che stiamo facendo, sempre a sfondo culturale, sta avendo i suoi effetti positivi. Abbiamo implementato molto la cartellonistica e tutto quello che riguarda la pubblicità sui social e sui giornali. E già questo ha portato -spiega- a un certo incremento dei visitatori, non solo nella Certosa di San Giacomo, che è il sito principale, ma anche su siti un po’ meno frequentati come la Casa Rossa, che ha avuto nella prima domenica gratuita 300 visitatori, un numero piccolo per i grandi musei, ma che per una piccola casa-museo è considerevole. E ad aprile abbiamo avuto un boom di visitatori per lo stesso sito. Ci tengo a sottolineare questo poiché la Casa Rossa è un modello di gestione, con il comune di Anacapri e con una cooperativa sociale, che cura l’accoglienza. E abbiamo avuto un grande incremento per Villa Jovis che, resa percorribile con i nuovi lavori in corso, anche di accessibilità cognitiva, è molto più attrattiva”, spiega il direttore dei Musei di Capri. Tra le innovazioni il biglietto unico che permette in un mese di visitare Certosa e Museo archeologico nazionale, Villa Jovis, Grotta Azzurra, Casa Rossa e Villa Damecuta.  

    “Un dato da riscontrare -spiega Di Franco- è che chi viene a Capri non conosce pienamente i musei di Capri, viene attratto principalmente dalla Grotta Azzurra, che è il nostro sito più visitato e ci fornisce il sostentamento maggiore come introiti, però non sa, prima cosa, che la Grotta Azzurra è un museo statale e non sa che è legata a una serie di altri musei. Il biglietto unico sta aiutando questa connessione. Si sta creando una rete e una grande sensibilità verso il mondo culturale e i risultati sono ottimi. Certo, siamo ancora a metà maggio e quindi è presto per fare bilanci, però già marzo-aprile sono stati due mesi intensi, soprattutto aprile”, spiega.  

    E presto ci saranno anche novità sulla fruizione dei siti archeologici. “Il 28 maggio -sottolinea Di Franco- nella conferenza stampa con il professor Osanna presenteremo oltre alla nuova identità visiva, anche e soprattutto l’ampliamento del museo archeologico con due nuove sale e in quell’occasione ci saranno i titolari delle ricerche, soprattutto universitarie, in corso a Capri. Proprio per far capire alla comunità, tramite la stampa, quello che si sta facendo. Perché mai come questa volta Capri è al centro di ricerche scientifiche che sono promosse o coordinate dal ministero e che coinvolgono diverse università. Quindi questo è un motivo di confronto, di dialogo che credo sia fondamentale. Le tempistiche per le ricerche archeologiche sono un po’ più lunghe, ovviamente, perché richiedono un’attenta riflessione sui processi storici”.  

    E Di Franco indica già delle prossime date per potere godere di nuove meraviglie archeologiche a Capri. “Dal punto di vista della valorizzazione invece i tempi sono molto più brevi: conto che tra la primavera e l’estate del 2027 riusciremo ad aprire la villa di Gradola, che sarà una delle maggiori attrattive non solo archeologiche ma anche paesaggistiche di Capri, perché è una villa imperiale che si trova proprio al di sopra della Grotta Azzurra, che ne era il ninfeo. Ci sono ampi spazi anche per poter passeggiare, e per poter fruire in comodità non solo dell’archeologia ma anche del paesaggio”, sottolinea.  

    E non solo. “A Damecuta -spiega Di Franco- abbiamo un progetto cofinanziato da fondi europei gestiti dalla Regione Campania. Quindi contiamo che per la fine del 2027, massimo 2028, anche Damecuta avrà un restyling completo del parco e dell’accessibilità. Ma nel frattempo stiamo conducendo ricerche con l’Università di Messina e quindi il 28 maggio la collega Stefania Tuccinardi che dirige le indagini con me presenterà dei dati preliminari molto interessanti che hanno un po’ cambiato la planimetria della villa e dato anche qualche spunto di riflessione in più proprio sulla sua storia”, spiega. “A Gradola invece -sottolinea Di Franco- sarà una ricerca archeologica totalmente nuova, perché stiamo scavando tutta la villa imperiale. Non svelo niente perché dobbiamo ancora concludere le ricerche, ma si tratta dell’ultima villa imperiale ancora da indagare a Capri”, sottolinea.  

    Ma per Di Franco il vero ‘motore’ di queste attività è chiaro. “Più che il mio ruolo credo sia importante che l’ente abbia una sua impronta e una sua struttura. È fondamentale che Capri venga messa ora al centro della cultura. E credo che il Ministero con questa azione di autonomia speciale abbia fornito i mezzi per poter operare nel modo migliore. Ora il Ministero ha deciso di puntare sulla cultura di Capri e per questo credo che un ringraziamento va dato al ministro Giuli”, sottolinea.  

    Ma la valorizzazione del patrimonio culturale e archeologico di Capri, secondo Di Franco, può e deve passare anche da momenti di confronto sull’Isola. E proprio domani prenderà il via la prima edizione dei Capri Talks, progetto ideato e organizzato da Spin Factor. Un format di confronto tra istituzioni, imprese e informazione sui grandi temi che si terrà nella Certosa di San Giacomo. “Quando mi è stato chiesto di ospitare l’evento in Certosa io ovviamente ho risposto immediatamente presente, ma aggiungendo una cosa in più. La Certosa di San Giacomo deve essere a Capri il luogo in cui si svolgono attività istituzionali, di confronto e di qualsiasi genere che portano a vivere il museo. La Certosa di San Giacomo, così come anche gli altri musei, devono essere luoghi da vivere, non soltanto da fruire. Io quando passeggio nel museo vedo a volte i turisti che sono seduti nel giardino del Priore o nel Chiostro Grande a leggere, e tra poco ci sarà anche il parco da visitare. Questo deve essere il nostro museo: un luogo dove ritrovarsi. E un’iniziativa come questa credo che sia fondamentale per far capire che cos’è il nostro museo”, sottolinea Di Franco.  

    E il direttore dei Musei di Capri ha già chiara la strada da perseguire in merito. “Non abbiamo ancora spazi adeguati -spiega- per poter ospitare conferenze, convegni e quindi questo ci porta un po’ di difficoltà. Ma abbiamo già individuato le aree da restaurare e dove realizzare un auditorium e sale polifunzionali. Questo ovviamente ci permetterà di accogliere tutti nel modo più idoneo possibile, in modo attrezzato. E l’obiettivo è che qualunque evento si faccia a Capri, di carattere culturale, scientifico, di dibattito venga fatto presso il nostro auditorium”, conclude. (di Fabio Paluccio) 

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    cultura

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  • Tumori: report Favo, ‘diritti di 4 mln di italiani a rischio per ritardi burocrazia’

    (Adnkronos) – In Italia vivono 4 milioni di cittadini dopo la diagnosi di tumore, che presentano nuovi bisogni clinici, riabilitativi, sociali e lavorativi. Ma vi è il rischio concreto che diritti conquistati in anni di battaglie civili restino sulla carta a causa di ritardi procedurali, rimpalli di competenze e mancanza di decreti attuativi. La denuncia è contenuta nel 18° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, presentato oggi a Roma nell’ambito della XXI Giornata nazionale del malato oncologico, promossa da Favo-Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia e dalle centinaia di associazioni federate.  

    “E’ emblematico – segnala la Favo – il caso del Piano oncologico nazionale (Pon) 2023-2027. Nonostante le ripetute sollecitazioni, la mancata operatività della Cabina di regia nazionale ha paralizzato finora le funzioni di monitoraggio e controllo previste dal documento, rendendo impossibile verificare l’effettiva allocazione delle risorse finanziarie destinate all’oncologia. Analogamente, il Coordinamento generale delle reti oncologiche (Cro) versa in una preoccupante situazione di stallo. Nonostante la prima delibera approvata nel 2024, l’organismo non è ancora attivo: il ministero della Salute si trova così nell’impossibilità di conoscere lo stato reale delle reti e di intervenire con incentivi o correttivi sulle carenze locali e la diffusione delle best practice. Questa paralisi aggrava le già profonde divergenze tra le Regioni, facendo venir meno l’unico vero obiettivo di sistema: l’abbattimento delle disuguaglianze e la riduzione delle liste d’attesa. Persino il fondamentale principio della partecipazione delle associazioni di pazienti alle funzioni strategiche del Servizio sanitario nazionale rischia di naufragare nell’assenza dei necessari decreti attuativi. Questa sequela di opere incompiute non rappresenta un semplice intoppo tecnico, ma un ostacolo materiale che impedisce ai pazienti di beneficiare di una tutela effettiva”. 

    “Il contrasto tra la visione politica e l’inerzia burocratica emerge con chiarezza analizzando alcuni nodi cruciali che, nonostante i provvedimenti formali, sono ancora irrisolti – afferma Francesco De Lorenzo, presidente Favo – Senza la Cabina di regia nazionale, il Pon resta un documento programmatico privo di gambe, incapace di incidere sui percorsi di cura e di garantire l’uniformità dei livelli assistenziali su tutto il territorio nazionale. La mancata attivazione del Cro svuota di senso l’Accordo Stato-Regioni del 2019, impedendo quel consolidamento uniforme delle reti su tutto il territorio che è l’architrave della sanità oncologica moderna. E’ eticamente inaccettabile che atti sottoscritti ai massimi livelli istituzionali vengano svuotati da una macchina amministrativa incapace di dare seguito ai propri impegni, trasformando diritti faticosamente conquistati in una sterile lettera morta e in attese estenuanti. La burocrazia, spesso autoreferenziale e lenta, finisce per svuotare di significato i principi sanciti dalle leggi”. Inoltre, “nonostante il quadro normativo sia chiaro – continua De Lorenzo – la partecipazione dei pazienti nei Percorsi diagnostici terapeutici-assistenziali (Pdta) oncologici per contribuire alla loro progettazione, revisione e valutazione oncologici presenta ancora una forte variabilità regionale”. 

    “La partecipazione delle associazioni di pazienti alle Reti oncologiche regionali e ai processi decisionali di ministero e Aifa rappresenta oggi un pilastro della governance sanitaria – sottolinea Maurizio Campagna, componente del comitato scientifico dell’Osservatorio sulla condizione assistenziale dei malati oncologici – Questo modello di collaborazione strutturata assicura uguaglianza nell’accesso alle cure, appropriatezza della spesa e l’effettiva umanizzazione dei percorsi assistenziali”.  

    “Il cancro – precisa Elisabetta Iannelli, segretario Favo – non è solo una sfida clinica: ha un impatto sociale che coinvolge pazienti e caregiver. Nonostante le tutele assicurate dal Servizio sanitario nazionale, la malattia genera tossicità finanziaria, che obbliga a scelte difficili. Risparmi familiari vengono spesso erosi per coprire i costi per la mobilità sanitaria forzata, per il ricorso alla sanità privata per visite, esami e accertamenti o per l’assistenza domiciliare non rimborsata. In questo contesto, il welfare aziendale può diventare una vera infrastruttura di sostegno e rendere più sostenibile la vita quotidiana attorno alla cura e già esistono nel nostro Paese esempi virtuosi. Come Favo, riteniamo necessario promuovere modelli di assistenza sui luoghi di lavoro realmente inclusivi”. 

    “In questa legislatura abbiamo voluto dare un segnale concreto anche sul piano dei diritti sociali e lavorativi, con l’approvazione della legge n. 106 del 2025, che rafforza le tutele per i lavoratori affetti da patologie oncologiche, invalidanti e croniche”, dichiara il senatore Francesco Zaffini, presidente della X Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato della Repubblica. La norma riconosce che “il percorso di cura non può tradursi in una penalizzazione professionale o reddituale, introducendo strumenti aggiuntivi come permessi retribuiti per visite, esami e terapie, oltre a maggiori garanzie per la conservazione del posto di lavoro. A questo impegno – continua – si affiancano le misure contenute nell’ultima legge di Bilancio, che confermano l’attenzione del Governo e del Parlamento verso la sfida oncologica. La lotta contro il cancro richiede una strategia integrata: prevenzione, screening, diagnosi precoce, presa in carico territoriale, ricerca, accesso equo alle terapie innovative e tutela della qualità della vita durante e dopo la malattia. Investire in questi ambiti significa non solo migliorare l’aspettativa e la qualità di vita dei pazienti, ma anche rafforzare la sostenibilità del nostro Servizio sanitario nazionale. La collaborazione con realtà come Favo è essenziale per costruire politiche sanitarie realmente vicine ai bisogni delle persone”.  

    Nel 2025 sono state stimate in Italia circa 390mila nuove diagnosi di tumore, ricorda la Favo. “In numerose neoplasie i tassi di sopravvivenza e guarigione sono in aumento – evidenzia Massimo Di Maio, presidente Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) – Le evidenze scientifiche ci dimostrano che, in molti casi, il paziente può avere un beneficio anche grazie all’esercizio fisico. Si parla di ‘exercise oncology’. Programmi di attività fisica adeguatamente strutturati sono in grado di migliorare parametri fisiologici, funzionali e psicologici nei pazienti oncologici, contribuendo a contrastare molti degli eventi avversi associati alla malattia e alle terapie”. Lo studio Challenge, per esempio, ha dimostrato che un programma di esercizio fisico strutturato, in pazienti con tumore del colon, è risultato associato a un miglioramento significativo della sopravvivenza libera da malattia e della sopravvivenza globale. “In Italia, però, l’effettivo inserimento dell’attività fisica nei percorsi di cura oncologici è ancora incompleto e disomogeneo – osserva Di Maio – Solo in alcune Regioni, recentemente, sono state rese operative le cosiddette ‘palestre della salute’. A differenza di altri Paesi, come Regno Unito, Germania o Paesi Bassi, non esiste ancora un modello organizzativo condiviso a livello nazionale”.  

    “Mentre su nutrizione e attività fisica l’attenzione istituzionale è già alta, è oggi urgente agire contro i cosiddetti rischi nascosti e taciuti del fumo-non-fumo, ossia sul mondo delle svapo – avverte Paola Varese, direttore scientifico Favo – La diffusione del fumo tecnologico si è ormai triplicata tra i giovanissimi negli ultimi 5 anni. Nonostante venga dipinto come un sistema sicuro per superare la dipendenza, i dati 2024-2025 delineano un’urgenza sociale: il 28% degli studenti è già un consumatore ‘duale’ o ‘triale’, alternando sigarette, e-cig e tabacco riscaldato. Questa combinazione funge da drammatico moltiplicatore di danno: se il fumatore tradizionale ha un rischio di cancro al polmone 14 volte superiore rispetto a chi non fuma, per il fumatore duale tale rischio balza a quasi 60 volte superiore, quadruplicando di fatto il pericolo rispetto al solo tabacco”. Uno studio europeo ha identificato nelle e-cig 107 sostanze cancerogene, 32 mutagene e 20 composti legati alla sterilità, oltre alla liberazione di metalli pesanti come nichel e cromo durante il riscaldamento, rimarcano gli esperti. “La sfida, oggi, è promuovere consapevolezza tra giovanissimi e genitori – prosegue Varese – smontando una strategia di marketing accattivante che promuove abitudini che inducono dipendenza con gravi rischi per la salute”. 

    “Un’ulteriore esigenza dei pazienti oncologici è sottoporsi ad alcune vaccinazioni per ridurre il rischio di complicanze gravi, accessi ospedalieri e mortalità – puntualizza Roberta Siliquini, Dipartimento di Scienze della sanità pubblica e pediatriche all’università di Torino – E’ quanto sostiene un’ampia letteratura scientifica a livello internazionale, ma i tassi di copertura non sono ancora ottimali in Italia. Solo per l’antinfluenzale siamo a meno del 50%, in linea a quanto avviene in altri Paesi europei. Va migliorata l’offerta vaccinale attiva all’interno dei percorsi oncologici, per esempio prevedendo ambulatori vaccinali dedicati nei luoghi di cura”. Conclude De Lorenzo: “I bisogni dei malati sono multidisciplinari e complessi. Il volontariato in oncologia si sta evolvendo e Favo si è strutturata per diventare un modello avanzato di interlocuzione istituzionale. Rappresentiamo più di 200 associazioni federate, 25mila volontari e 700mila iscritti in tutta Italia. Raccogliere e far sentire la voce dei pazienti non è più soltanto un’istanza etica o un obiettivo di equità. Rappresenta una vera e propria questione di metodo, per migliorare a 360 gradi la cura dei pazienti”. 

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    cronaca

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  • Arte, al MAXXI la mostra “Italia di Moda” racconta i luoghi del Paese in 48 scatti

    Arte, al MAXXI la mostra “Italia di Moda” racconta i luoghi del Paese in 48 scatti

    (Adnkronos) – Il Museo MaXXI di Roma ha aperto le sue porte alla mostra fotografica “Italia di Moda”, un racconto per immagini che in 48 fotografie narra i luoghi dell’Italia in una cornice di paesaggi, città e borghi. Protagonisti del progetto – in mostra dal 14 maggio al 7 giugno – il fotografo Andrea Varani e la top model di origini russe e ucraine Ludmilla Voronkina Bozzetti, che in viaggio per oltre un anno hanno utilizzato la moda come linguaggio narrativo per raccontare il territorio, l’arte e la cultura italiana.  

    Gli abiti indossati per gli scatti, firmati da alcune delle più iconiche maison italiane tra cui Giorgio Armani, Dolce & Gabbana, Roberto Cavalli ed Etro, non rappresentano solo un elemento puramente estetico ma si integrano nelle caratteristiche e nella bellezza dei paesaggi, fondendosi con l’identità dei luoghi. Simbolo di come la moda sia anche mezzo di conoscenza del territorio e di atmosfere locali. 

    Filo rosso tra le fotografie della mostra è l’equilibrio visivo tra corpo, spazio e cultura, che trovano espressione nell’interpretazione di Ludmilla Voronkina Bozzetti e nello sguardo di Andrea Varani, attraverso scatti che raccontano un Paese fatto di luoghi e sensazioni che con il mezzo della fotografia di moda cercano un nuovo orizzonte di visione artistica, superando i confini tradizionali. 

     

      

    Dalle Dolomiti al Sud Italia, passando per città simbolo e luoghi meno conosciuti, “Italia di Moda”, negli spazi del MaXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo ha dunque l’obiettivo di incarnare un progetto visivo all’avanguardia che restituisca una geografia emozionale del Belpaese. Elementi simbolo delle regioni italiane diventano dunque strumento visivo del racconto: un rigoglioso vigneto della Toscana, le rocce della Sardegna, un gelato sulla scalinata di Piazza di Spagna/Trinità dei Monti e tanto altro, una vera e propria immersione in tradizioni e ambienti che circondano l’essere umano e nella bellezza degli spazi naturali e urbani. 

    “È un progetto dove il protagonista è soltanto l’Italia, anche se il linguaggio è quello della moda. Vorrei che le persone si immergessero in questa narrazione, si sentissero un po’ parte di un Paese e un popolo che sono unici. I luoghi sono stati scelti perché famosi, altri perché li conoscevo personalmente ed erano tappe della mia infanzia che ho voluto reinserire nel progetto.” Racconta il fotografo autore degli scatti, Andrea Varani, che ha parlato di un trasporto sentimentale nell’utilizzare come set anche luoghi della sua infanzia. 

      

    “Questo è il nostro racconto dell’Italia, delle bellezze ed eccellente italiane. Abbiamo fatto un viaggio ungo quasi un anno in cui abbiamo incontrato tantissime persone che ci hanno aiutato molto, ci hanno aperto le loro case e raccontato le loro storie. In ognuna delle 20 regioni abbiamo fatto due o tre scatti caratteristici per raccontarne le eccellenze, e io sono onorata di partecipare ed essere musa di questo progetto, che nasce dalla volontà di raccontare il nostro amore per l’Italia. Con il fotografo abbiamo voluto coniugare le bellezze con la moda, che è grande vetrina del Made in Italy nel mondo. Il nostro progetto dopo questa tappa al MaXXI andrà a giugno a Firenze, poi Vicenza e tappe internazionali come Madrid, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti.” Racconta Ludmilla Voronkina Bozzetti, la modella protagonista di tutti gli scatti. 

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    cultura

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  • Lavoro: Birra Peroni-Cigierre, insieme per sviluppare talenti del futuro

    Lavoro: Birra Peroni-Cigierre, insieme per sviluppare talenti del futuro

    (Adnkronos) – Birra Peroni e Cigierre – Compagnia Generale Ristorazione spa – azienda italiana leader nel casual dining, annunciano l’avvio di una nuova collaborazione: ‘The Lab (Learning across brand)’, un programma innovativo di sviluppo interaziendale che nasce dalla volontà condivisa di investire in modo continuo sulla crescita dei talenti, sperimentando modalità di apprendimento capaci di superare i confini organizzativi tradizionali. Il progetto rappresenta un’evoluzione naturale del percorso già avviato tra le due realtà e si inserisce all’interno dell’ecosistema formativo della Cigierre Academy – Centro di formazione d’eccellenza del Gruppo Cigierre – che da tempo coinvolge entrambe le aziende in iniziative dedicate allo sviluppo delle competenze nel settore. Con The Lab, la formazione si trasforma in esperienza concreta e contaminazione tra culture aziendali: un laboratorio in cui competenze, visioni e modelli di business diversi si incontrano per generare valore condiviso. 

    Il programma coinvolge 12 talenti interni delle due aziende, provenienti da diverse aree del business, che da maggio a novembre lavoreranno fianco a fianco su due progetti strategici ad alto impatto: sviluppo del segmento no-alcol all’interno del modello di business Cigierre con l’obiettivo di aumentarne la penetrazione in specifiche occasioni di consumo – come il pranzo – e di intercettare nuovi target di consumatori all’interno di insegne come Old Wild West e Wiener Haus; employer branding del settore horeca con lo sviluppo di strategie ed iniziative concrete per rafforzare l’attrattività del canale nel mercato del lavoro, valorizzando le opportunità professionali offerte dal comparto. 

    Accanto al lavoro progettuale, i partecipanti prenderanno parte a momenti di formazione dedicata – tra cui project management, design thinking e sviluppo di competenze soft e digitali – oltre a sessioni di confronto diretto con il management. 

     

    “Voglio ringraziare Cigierre per questo progetto sviluppato insieme. Portare la nostra collaborazione oltre il perimetro strettamente commerciale ci permette non solo di costruire relazioni più solide ma soprattutto di offrire alle colleghe e ai colleghi delle opportunità innovative di sviluppo professionale. The Lab metterà le persone in contatto con prospettive diverse e complementari, favorendo un confronto aperto e unico nel suo genere”, ha dichiarato Gianluca Di Gioia, direttore HR di Birra Peroni “Questo per noi è un ulteriore passo nel rendere Birra Peroni sempre più ‘The Place to BE(er)’, un’azienda che è molto più di un semplice luogo di lavoro, in cui poter crescere, mettersi alla prova e contribuire attivamente al futuro del business”. 

    Anche Cigierre sottolinea il valore strategico dell’iniziativa. “La contaminazione tra culture diverse è alla base dello spirito che anima la nostra Cigierre Academy. The Lab rappresenta una nuova opportunità che ci stimola e ci coinvolge in questa direzione. È un piacere lavorare insieme a Birra Peroni, campione ed esempio di inclusione per questo progetto. Sarà un percorso fatto di collaborazione e apprendimento, un’occasione di sviluppo per tutti noi”, dichiara Mario Perego, group head of hr di Cigierre. 

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    economia

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  • Caso Minetti, Pg Milano: “Per ora parere su grazia confermato”

    (Adnkronos) – Le risposte, parziali, sul caso Nicole Minetti, condannata per il caso Ruby e Rimborsopoli, fornite fino ad ora dall’Interpol e dalle forze di polizia alla Procura generale di Milano, non sono tali da comportare una modifica nel parere trasmesso al ministero della Giustizia in merito alla grazia concessa dal Quirinale.  

    Gli approfondimenti – che proseguono anche in base agli articoli del Fatto Quotidiano – sono volti a verificare l’esistenza di presunti testimoni che potrebbero offrire un quadro diverso rispetto allo stile di vita ritenuto idoneo (insieme alle ragioni umanitarie legate all’adozione di un minore) per l’atto di clemenza. Sempre da fonti inquirenti emerge l’intenzione di poter chiarire tutti gli aspetti della vicenda che coinvolge l’ex consigliera regionale in tempi rapidi, tendenzialmente entro la prima settimana di giugno.  

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    cronaca

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  • Tragedia dopo il parto a Roma, morta giovane maestra di Sonnino: nati sani i due gemelli

    Tragedia dopo il parto a Roma, morta giovane maestra di Sonnino: nati sani i due gemelli

    (Adnkronos) – Una giovane maestra di Sonnino (Latina), Erica Carroccia, è morta dopo aver dato alla luce due gemelli presso l’ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola. I neonati, secondo quanto si apprende, stanno bene.  

    La notizia ha scosso profondamente la comunità del piccolo centro del Lazio. A ricordarla è il sindaco di Sonnino, Gianni Carroccia, che sui social ha espresso il cordoglio dell’amministrazione e dei cittadini: “Con profondo dolore questa mattina la nostra comunità ha appreso dell’improvvisa e tragica scomparsa della nostra giovane concittadina Erica. Maestra stimata e donna dal cuore grande, che aveva scelto di dedicare la propria vita all’educazione, alla crescita e alla guida delle nuove generazioni. Una giovane mamma, che aveva appena accolto con amore due splendidi gemellini, strappata troppo presto all’affetto della sua famiglia e di tutta la comunità. Una perdita enorme, che lascia sgomento, tristezza e un vuoto oggi difficile da colmare”.  

    L’amministrazione comunale ha inoltre annunciato l’annullamento degli eventi civili legati alle Torce, mantenendo però lo svolgimento della tradizionale processione nel rispetto del lutto cittadino. “In questo momento di grande sofferenza, a nome mio personale, dell’amministrazione comunale e dell’intera cittadinanza, esprimo il più sincero cordoglio e la più sentita vicinanza ai familiari – aggiunge il sindaco – Ci stringiamo con affetto intorno alla sua famiglia, custodendo il ricordo della sua dolcezza, del suo impegno e del prezioso esempio umano e professionale che ha lasciato nella nostra comunità. Proprio per l’immenso dolore e nel profondo rispetto di questo tragico momento, l’Amministrazione comunale ha deciso di annullare tutti gli eventi civili di spettacolo correlati alle Torce. Nel rispetto della secolare tradizione si terrà regolarmente il rito della processione, sebbene nel massimo rispetto del lutto cittadino e della vicinanza alla famiglia colpita da questa immensa perdita”.  

    La tragedia ha suscitato forte commozione a Sonnino, dove la giovane insegnante era molto conosciuta e stimata. 

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    cronaca

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  • Neurologi Sisc e Sin: “Le cefalee non sono un disturbo banale”, campagna Su la testa

    Neurologi Sisc e Sin: “Le cefalee non sono un disturbo banale”, campagna Su la testa

    (Adnkronos) – Le cefalee non sono un semplice dolore passeggero, ma patologie neurologiche complesse che possono compromettere profondamente qualità della vita, relazioni sociali e attività lavorativa. In occasione della Giornata del mal di testa, che si celebra il 16 maggio, la Società italiana per lo studio delle cefalee (Sisc) e la Società italiana di neurologia (Sin) lanciano la campagna ‘Su la testa’: un invito rivolto a pazienti, medici e istituzioni a guardare oltre il sintomo e affrontare le cefalee come una priorità di salute pubblica. 

    Le cefalee – spiegano gli esperti in una nota – comprendono diverse forme cliniche, dall’emicrania alla cefalea tensiva, fino alle forme più rare e severe come la cefalea a grappolo e le nevralgie cranio-facciali. Solo l’emicrania interessa in Italia circa 6-7 milioni di persone ed è oggi riconosciuta tra le principali cause di disabilità nella popolazione adulta. In molti casi, oltre al dolore, i pazienti sperimentano nausea, vomito, sensibilità a luce e rumori, difficoltà cognitive e alterazioni della concentrazione, con un impatto importante sulla vita quotidiana. Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha compiuto progressi decisivi nella comprensione dei meccanismi biologici delle cefalee. Oggi sappiamo che il dolore nasce dall’attivazione del sistema trigemino-vascolare e dal coinvolgimento di mediatori come il Cgrp (peptide correlato al gene della calcitonina) e l’ossido nitrico, elementi che hanno aperto la strada a nuove terapie target sempre più efficaci e mirate. 

    La campagna ‘Su la testa’ invita a “non farsi schiacciare dal mal di testa – afferma Marina de Tommaso, presidente Sisc – E’ un messaggio rivolto: ai pazienti, che non devono chiudersi in casa pensando di risolvere il problema da soli, ma rivolgersi al medico; ai medici, che devono conoscere sempre meglio le opportunità offerte dalla ricerca e alle istituzioni, che devono guardare oltre il costo immediato delle cure. Se non interveniamo tempestivamente, il rischio è la cronicizzazione della malattia, con conseguenze molto pesanti sulla vita delle persone e sull’intero sistema sociale e sanitario”. Uno dei punti centrali richiamati dagli specialisti riguarda proprio la “tempestività dell’intervento terapeutico: assumere precocemente i farmaci ai primi segnali della cefalea può contribuire a bloccare l’innesco della crisi acuta e ridurre il rischio che gli attacchi diventino sempre più frequenti e invalidanti”. Si tratta di un percorso che richiede però diagnosi rapide, corretta informazione e accesso omogeneo alle cure su tutto il territorio nazionale. 

    “Le cefalee rappresentano una delle principali cause neurologiche di disabilità e richiedono una presa in carico strutturata e multidisciplinare – dichiara Mario Zappia, presidente Sin – Oggi disponiamo di strumenti diagnostici e terapeutici che consentono di migliorare significativamente la qualità di vita dei pazienti, ma resta fondamentale rafforzare la collaborazione tra medicina del territorio, neurologi e centri specialistici, affinché nessun paziente arrivi troppo tardi alle cure appropriate”. 

    “Per troppo tempo le cefalee, e in particolare l’emicrania, sono state banalizzate come un semplice mal di testa, mentre oggi sappiamo che si tratta di patologie neurologiche complesse, che coinvolgono diversi sistemi del cervello e possono compromettere profondamente la qualità della vita – sottolinea Cristina Tassorelli, segretario della Sin – Negli ultimi anni la ricerca ha compiuto progressi straordinari: la scoperta di nuovi meccanismi biologici, come il ruolo del Cgrp e dell’infiammazione neurogena, ha portato allo sviluppo di terapie innovative e sempre più mirate, capaci di cambiare concretamente la vita di molti pazienti. La sfida adesso è fare in modo che queste opportunità terapeutiche arrivino effettivamente alle persone che ne hanno bisogno, evitando l’evoluzione verso forme croniche e altamente invalidanti”.  

    La campagna prevede in tutte le regioni italiane iniziative di sensibilizzazione negli ambulatori dei medici di medicina generale, nelle scuole, nelle piazze e nei comuni, attraverso incontri informativi, campagne educative e attività territoriali promosse dalle sezioni regionali della Sisc insieme alla Sin. “La Giornata del mal di testa – conclude de Tommaso – serve proprio a mantenere alta l’attenzione su patologie che riguardano milioni di persone e che non possono più essere considerate disturbi minori. Dobbiamo continuare a fare passi in avanti, anzi ‘in alto’, nella conoscenza, nella diagnosi e nella presa in carico dei pazienti”. 

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    cronaca

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