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  • Gonfiori improvvisi e dolore, quando non è allergia ma un gene difettoso

    (Adnkronos) – Gonfiori improvvisi e dolore intenso: l’angioedema ereditario (Hae) colpisce in modo imprevedibile. Spesso confusi con una banale allergia quando i sintomi interessano volto e mani, oppure con stress e disturbi intestinali quando colpiscono l’addome, questi attacchi nascondono una realtà molto più complessa: l’Hae è una malattia genetica rara che colpisce circa 1 persona ogni 50.000. Proprio perché i suoi sintomi ‘imitano’ condizioni molto più frequenti, la diagnosi arriva spesso dopo anni, ritardando l’accesso a percorsi terapeutici appropriati ed esponendo i pazienti a rischi evitabili e a un forte impatto sulla qualità di vita. Per aumentare la consapevolezza sulla malattia, nella settimana della Giornata mondiale dell’Angioedema ereditario (16 maggio), i principali esperti italiani ed europei si sono riuniti a Milano per l’evento ‘HAEllo, we’re HAEre. It’s not what it seems. Decode the rare”, promosso da BioCryst Ireland, azienda di Neopharmed Gentili.  

    Il peso di questa malattia è ancora più rilevante se si considera che i sintomi compaiono già durante l’infanzia e l’adolescenza e la patologia non si esaurisce negli attacchi. A condizionare la quotidianità e la possibilità di fare progetti è anche l’ansia costante dell’incertezza, analizzano gli esperti: non sapere quando, dove e con quale intensità si manifesterà il prossimo episodio.  

    Da qui la necessità di favorire il riconoscimento precoce, un passaggio cruciale per consentire ai pazienti di accedere a trattamenti mirati in grado di restituire qualità di vita e maggiore serenità nella quotidianità. Con questo obiettivo è stato realizzato anche un video motion graphic pensato per rendere più riconoscibili i segnali della malattia. Oggi in Italia sono circa 1.300 i pazienti che hanno ricevuto una diagnosi di Hae e possono contare su una rete di 27 centri di riferimento distribuiti sul territorio nazionale, per una presa in carico specializzata e multidisciplinare. 

     

    L’angioedema ereditario si manifesta con episodi improvvisi e ricorrenti di gonfiore (edema), di intensità e frequenza variabile, che possono interessare diverse parti del corpo, in particolare viso, mani, piedi, apparato gastrointestinale e vie respiratorie. Nei casi più gravi, il coinvolgimento della laringe può risultare potenzialmente fatale, con rischio di soffocamento se non si interviene tempestivamente.  

    Alla base della malattia vi è una mutazione genetica che determina una carenza o un malfunzionamento della proteina C1-inibitore, con conseguente produzione eccessiva di bradichinina, responsabile della formazione degli edemi. La malattia è ereditaria: se un genitore è affetto, il rischio di trasmissione ai figli è del 50%. Tuttavia, in circa 1 caso su 4, compare anche senza precedenti familiari, rendendo il riconoscimento ancora più complesso.  

     

     

    “L’angioedema ereditario è una malattia rara ma tutt’altro che invisibile per chi ne soffre. Il suo peso è duplice: fisico, legato al dolore e alla limitazione funzionale durante gli episodi di edema, e psicologico, legato all’imprevedibilità degli attacchi – spiega Mauro Cancian, Presidente Itaca, Italian Network for Hereditary and Acquired Angioedema -. La diagnosi si conferma con esami specifici, ma la vera sfida è anticiparla: pensare all’Hae di fronte a episodi ricorrenti di gonfiore o dolori addominali senza una causa evidente, evitando di confonderla con allergie o altre condizioni.  

    Negli ultimi vent’anni la capacità di riconoscere la malattia è cresciuta in modo significativo e, parallelamente, sono cambiate le prospettive di cura: se in passato l’obiettivo era gestire gli attacchi, oggi come indicano anche le Linee Guida puntiamo al controllo completo della malattia e alla normalizzazione della vita dei pazienti, resa possibile grazie alla profilassi a lungo termine. La disponibilità di opzioni terapeutiche anche orali, semplici da assumere e con prospettive di estensione all’età pediatrica, rende questo obiettivo sempre più concreto”. 

    “In assenza di una diagnosi e di un trattamento adeguato, convivere con l’angioedema ereditario significa vivere sotto la costante minaccia di attacchi imprevedibili, che limitano la quotidianità, dallo studio al lavoro, alle relazioni sociali. Per i più giovani, questo si traduce nella difficoltà di vivere pienamente la propria età: fare sport, partecipare a una gita scolastica, a momenti di socialità – sottolinea Pietro Mantovano, presidente Aaee, Associazione per l’angioedema ereditario ed altre forme rare di angioedema – Grazie al lavoro con la rete scientifica Itaca, la consapevolezza è cresciuta, ma bisogna continuare: nelle malattie rare l’informazione è il primo passo verso una diagnosi tempestiva. Restano sfide importanti: garantire un accesso equo alle cure, rendere le terapie più accessibili e vicine ai pazienti, alleggerendo il carico su famiglie e caregiver, e rafforzare il supporto psicologico, soprattutto quando la diagnosi arriva senza una storia familiare di malattia”. 

    I progressi terapeutici hanno aperto nuove prospettive per i pazienti, tuttavia l’accesso alle cure resta talvolta difficoltoso, evidenziano gli esperti. Le Linee guida (Wao/Eaaci) indicano una direzione: raggiungere il controllo della malattia e migliorare la qualità di vita dei pazienti. “Dietro ogni diagnosi di angioedema ereditario c’è un percorso complesso, spesso fatto di attese, incertezze e un forte impatto sulla vita quotidiana – dichiara Alessandro Del Bono, Ceo di Neopharmed Gentili – Vogliamo contribuire a offrire ai pazienti nuove prospettive, attraverso terapie innovative ed esplorando nuove frontiere della cura. Allo stesso tempo, sosteniamo iniziative di awareness, fondamentali per accendere i riflettori sui bisogni ancora insoddisfatti e favorire una gestione sempre più efficace e consapevole della malattia”. In occasione della Giornata mondiale sono previste iniziative di sensibilizzazione in tutta Europa. In Italia, la rete Itaca e l’associazione pazienti Aaee promuovono un open day nei centri di riferimento, aperto a pazienti, famiglie e a chi sospetta di essere affetto dalla patologia. Perché, quando si tratta di Hae, spesso non è quello che sembra: riconoscerlo in tempo può cambiare la vita, concludono gli esperti. 

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    salute

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  • Darderi-Jodar, match interrotto agli Internazionali per… la festa Coppa Italia dell’Inter: cos’è successo

    Darderi-Jodar, match interrotto agli Internazionali per… la festa Coppa Italia dell’Inter: cos’è successo

    (Adnkronos) – Momenti surreali agli Internazionali di Roma, durante il match dei quarti di finale tra Luciano Darderi e Rafa Jodar. Verso la fine del primo set, sul punteggio di 6-5 per lo spagnolo, la partita è stata interrotta per un doppio motivo. Sul Centrale non funziona l’arbitraggio elettronico e c’è scarsa visibilità in campo, a causa del fumo arrivato dallo stadio Olimpico, per i festeggiamenti Coppa Italia dell’Inter. Darderi è stato netto con il direttore di gara: “Io così non vedo niente” ha detto l’azzurro, con riferimento all’impossibilità di continuare con certe condizioni.  

    Il match è ripreso dopo circa 18 minuti, in seguito a un lungo warm-up dei due giocatori, d’accordo per continuare la sfida.  

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    sport

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  • Eurovision, Sal Da Vinci: “Io ambulante di sentimenti, riporto la melodia su un palco internazionale”

    Eurovision, Sal Da Vinci: “Io ambulante di sentimenti, riporto la melodia su un palco internazionale”

    (Adnkronos) – Un’esplosione di italianità, tra fuochi d’artificio e un abito da sposa con il tricolore che squarcia la scena. La prima semifinale dell’Eurovision Song Contest 2026 ha avuto un protagonista indiscusso: Sal Da Vinci. La sua performance, un mix di melodia classica, coreografia moderna e una potenza travolgente, ha conquistato l’Europa anche se la finalissima di sabato era già garantita. Un successo annunciato, anticipato da un video-spoiler delle prove diventato virale e da un entusiasmo crescente che lo posiziona tra i grandi preferiti. “È sempre tutto molto sorprendente per me”, commenta l’artista all’Adnkronos. Il vero carburante di questi giorni è l’incredibile affetto del pubblico, che ha premiato una scelta precisa: quella di riportare la tradizione in un contesto contemporaneo. “Siamo ritornati a portare su un palco internazionale la melodia”, spiega Sal Da Vinci. “La lingua italiana ha un suono meraviglioso. Dalla prima volta che sono arrivato qui per i party promozionali, ad Amsterdam e a Londra, tutti cantavano la mia canzone. I non italiani cantavano la mia canzone”. La prova definitiva? “Nella metro, mentre giravo dei reel, ho visto degli stranieri che mimavano i gesti della mia coreografia. La musica è così potente che riconcilia tutto”. 

    Questa identità affonda le radici nella grande tradizione partenopea, proprio mentre la canzone classica napoletana è in lizza per diventare patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. “La cultura di Napoli, e quindi dell’Italia, è riconosciuta nel mondo”, afferma con orgoglio. “La mia idea è sempre stata quella di lavorare con il cuore nel passato ma la testa nella modernità. Ecco perché abbiamo una danza moderna, ma una canzone all’italiana. La riconoscibilità che sta avendo il brano è sintomo che stiamo facendo gli italiani. E nessuno meglio di noi può fare l’italiano”. 

    Nonostante il brano ‘Per sempre sì’ sia il più ascoltato in streaming tra quelli in gara e i bookmaker lo diano sul podio, Sal Da Vinci scherma la pressione, riportando tutto alla sua essenza. “Io non ho mai guardato ai numeri. Penso alla performance, a rappresentare il mio paese nel miglior modo possibile”, dichiara. “So che c’è un sistema che si muove attraverso i numeri, è inutile prenderci in giro. Ma se partiamo dai numeri per fare musica, allora non abbiamo capito niente”.  

    Di fronte alle polemiche sulla presenza di Israele, che hanno portato cinque Paesi al ritiro, l’artista ribadisce la sua posizione con fermezza: “Io faccio musica, sono un venditore ambulante di sentimenti. Tutti abbiamo un cuore sanguinante, ma la musica per me è sempre stata portatrice di un messaggio di pace. Certo, non posso dire ‘sono felice e me ne frego di quello che sta accadendo’, questa consapevolezza la porto sul palco”. Poi distingue la natura dell’evento: “L’Eurovision non è le Nazioni Unite, ma un evento delle televisioni di stato. Ogni azienda, come la Rai, partecipa mandando il suo delegato a cantare. Non c’è altro”. 

    L’avventura eurovisiva è un ciclone di emozioni e fatica. “Vengo da una stanchezza disarmante, questo è un circo, un allenamento quotidiano”, ammette con sincerità. Ma tra un impegno e l’altro, trova il tempo di rifugiarsi nei sapori di casa, in un ristorante napoletano a Vienna. Il peso e l’onore di rappresentare l’Italia sono ben presenti: “Mi hanno dato una patente, mi hanno dato una macchina e devo saperla guidare”. 

    Un percorso incredibile per un artista che a Sanremo non partiva certo da favorito. “Le quote erano a 81”, ricorda. “Pensa quanto era alto, cioè ‘questo non vincerà mai’. E poi le cose sono cambiate. Ancora oggi non mi capacito”. Intanto, il futuro è già scritto. Il 29 maggio uscirà il suo nuovo album, “Per sempre sì”, un disco che descrive come “un concentrato di grandi sentimenti, di storie che mi appartengono e altre che ho preso in affidamento”. E poi un tour monumentale che, dopo il Canada, lo porterà in tutta Italia, fino alla storica tripletta all’Arena Flegrea di Napoli a settembre (25, 26 e 27), con due date già quasi sold out. Per poi proseguire in ottobre con il tour nei teatri. Ma il sogno più grande resta un altro: “La pace. Quello sarebbe veramente il più grande successo per l’umanità”. (di Loredana Errico) 

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    spettacoli

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  • Hantavirus, l’alert Uk e i sanitari nel B&B: così è stato trovato il turista inglese a Milano

    Hantavirus, l’alert Uk e i sanitari nel B&B: così è stato trovato il turista inglese a Milano

    (Adnkronos) – E’ martedì 12 maggio, l’allerta su un possibile caso di hantavirus scatta “alle 14.14, ora italiana”, con un messaggio inviato dall’autorità competente britannica. “Ci comunicano che un cittadino inglese residente a Sant’Elena, che aveva viaggiato il 25 aprile scorso con il volo fra Sant’Elena e Johannesburg, dove purtroppo si era verificato il caso della signora poi deceduta a causa dell’hantavirus”, seconda vittima del focolaio rilevato sulla nave da crociera Mv Hondius, “si trova in Italia. E ci danno i suoi estremi”. Il racconto dell’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, comincia così. E’ la ricostruzione delle tappe che hanno portato in serata di martedì a rintracciare il 60enne, ora in isolamento all’ospedale Sacco di Milano con un suo contatto. L’amico, età circa 50 anni, sarà libero di andare (sono entrambi risultati negativi ai test). L’uomo invece, che sul volo sedeva a poche file di distanza dalla 69enne olandese moglie di quello che è considerato il ‘paziente zero’ del focolaio, resterà in Italia – al Sacco o in un’altra struttura che verrà eventualmente identificata – fino alla fine della quarantena, fissata per il 6 giugno, cioè a 42 giorni esatti dal presunto contatto a rischio.  

     

    Quando martedì la macchina si è attivata, Bertolaso si trovava al ministero della Salute, al suo fianco il ministro Orazio Schillaci e Maria Rosaria Campitiello, capo del Dipartimento Prevenzione del ministero. “Ci stavamo occupando della riforma della medicina territoriale e abbiamo potuto seguire e organizzare in diretta tutta l’attività di tracciamento e identificazione”, ha spiegato l’assessore durante il punto stampa davanti al pronto soccorso infettivologico del Sacco.  

    Il turista inglese era alloggiato a Milano, in un B&B. Appresa questa informazione cruciale “si è attivata immediatamente la Questura di Milano – ripercorre Bertolaso -. Nell’arco di poche ore questo cittadino è stato identificato, era insieme ad un contatto che lo accompagnava. Nel momento in cui abbiamo avuto i suoi dati, compreso gli estremi del passaporto, tramite il sistema informativo del ministero dell’Interno è stato rintracciato. Il ministro Schillaci ha informato il ministro Matteo Piantedosi. Io ho chiamato personalmente il questore di Milano Bruno Megale”. Il turista “ha girato 4-5 città italiane prima di arrivare qui a Milano e alle 18 abbiamo potuto comunicare il luogo dove aveva preso alloggio”.  

    I due erano in giro per la città a quell’ora. “Intorno alle 20, rientrati al B&B, hanno trovato ad aspettarli la polizia e poi il personale sanitario. Abbiamo spiegato tutto e hanno reagito ‘all’inglese’, molto tranquilli – racconta Bertolaso -. Sono venuti al Sacco di buon grado e si sono sottoposti a tutti i controlli”. Erano preoccupati? “No – ha riferito l’infettivologo Andrea Gori, direttore del Centro regionale per le malattie infettive (Ceremi) della Lombardia – Ovviamente è stata un po’ una sorpresa sentirsi bussare alla porta dalla polizia seguita dal personale medico scafandrato. Ora sono ricoverati al Sacco, ma stanno bene”. 

    E, ha continuato Gori, “non ci sono stati problemi nell’attivazione di tutta la macchina. L’Unità del Sacco che si occupa delle emergenze sanitarie nel momento in cui è scattata l’allerta si è subito organizzata. Abbiamo mezzi specifici e personale dedicato e si sono occupati di loro. Il laboratorio si è attivato e tutti i test sono stati eseguiti durante la notte. Alle cinque del mattino avevamo già tutte le risposte necessarie”.  

     

    Sul volo Sant’Elena-Johannesburg, il turista britannico era seduto “nel posto 15F, la donna che è deceduta era al 13 C”, ha chiarito Bertolaso. Quindi due file di distanza. “L’uomo – ha aggiunto Gori – era a conoscenza di tutta la vicenda hantavirus”, sotto i riflettori dei media internazionali da giorni, “ma a lui non era stato comunicato” della necessità di dover stare in quarantena. “Non era consapevole del rischio personale che stava correndo”, ha precisato Bertolaso.  

    Martedì “alle 20.30 al B&B è dunque arrivata l’ambulanza del Sacco dedicata a questo tipo di patologie infettive con a bordo personale esperto e attrezzato – ha proseguito l’assessore -. I due cittadini inglesi sono stati caricati e portati in ospedale dove sono stati posti in isolamento. Gori e la sua équipe hanno fatto tutti i prelievi” e alle 5 del mattino “abbiamo potuto comunicare che erano negativi per hantavirus, e per tutte le altre patologie respiratorie indagate”, da Sars a Rsv e influenza, per avere una panoramica completa. Il contatto del turista in isolamento “non aveva viaggiato su quel volo, ma aveva accompagnato questo signore qui in Italia e secondo le indicazioni dell’Oms e del nostro ministero è libero di andare, di tornarsene a casa”. Per il 60enne invece adesso scatteranno controlli periodici per tutto il periodo della quarantena. I test saranno eseguiti una volta alla settimana, a meno a che il paziente durante questo periodo non presenti dei sintomi compatibili con hantavirus. “Non essendo malato né positivo e non avendo viremia in corso dovrà semplicemente pazientare fino al 6 giugno – ha spiegato Bertolaso -. L’auspicio è che non si manifesti nessun sintomo”.  

    Le condizioni del turista britannico “in questo momento sono assolutamente buone – ha confermato Gori -, è asintomatico e tutti gli esami sono negativi. Questo vuol dire quindi che al momento non è contagioso e non lo è stato fino ad adesso. Quindi non ci sono problemi per le persone che ha potuto incontrare nei giorni scorsi. Poiché la latenza di questo virus è lunga dovrà continuare la quarantena e farà esami periodici per confermare la negatività nel tempo, ma vorrei ripetere che non è contagioso. Tant’è vero che la persona che stava insieme a lui può tornarsene tranquillamente a casa senza nessun rischio né per lui né per tutti noi”. Quanto al B&B, “le persone sono state rassicurate ovviamente e sono state informate della negatività della persona”, ha detto Gori.  

    E’ dunque possibile, ha rimarcato Bertolaso, “fugare tutte le preoccupazioni, i timori, i dubbi di tutti gli italiani che in questi giorni sono stati bombardati di notizie” sul rischio hantavirus. “Nessuno può essere a rischio di contagio perché il paziente è negativo e ora è in isolamento e fino al 6 giugno lo teniamo sotto controllo. Se dovesse malaguratamente diventare positivo non avrebbe infettato nessuno e verrebbe messo sotto terapia e sotto assistenza sanitaria. Non ci sono problemi da questo punto di vista, né pericoli per chi possa aver incontrato questa persona fino ad oggi”. 

    Quanto al tempo che è stato necessario per allertare l’Italia sulla presenza di un contatto a rischio, da quando l’uomo è atterrato in Sud Africa il 25 aprile e quando poi il 4 maggio è stata confermata la positività della donna deceduta, “se c’è stata qualche falla” nel sistema di tracciamento internazionale “non credo che possiamo essere come Paese considerati responsabili di questa falla – ha osservato Bertolaso -. Anzi, noi alle 14 abbiamo saputo di questa vicenda e siamo intervenuti immediatamente. Quello che è accaduto prima dovremmo chiederlo eventualmente agli inglesi e a tutte quelle autorità internazionali che avrebbero dovuto forse comunicarci tempestivamente questa vicenda, ma nulla può essere ascritto al nostro Paese, al nostro governo o alla nostra organizzazione, che si è dimostrata efficace ed efficiente”.  

     

    Un’ipotesi di rimpatrio del turista non è stata presa in considerazione perché, ha motivato l’assessore, “comporterebbe rischi, anche se fosse sotto controllo e protetto, e le normative prevedono che debba rimanere qui. Sarà dunque nostro ospite fino al 6 giugno”. “E non siamo preoccupati per uno sviluppo e un allargamento epidemico su più ampia scala in questo momento – ha concluso Gori -. Sappiamo che il virus si trasmette da contatti molto stretti. La differenza in questo caso la fa la lunghezza del contatto e la vicinanza. E infatti si sono infettate le persone che stanno molto tempo vicine, come marito e moglie” nel caso dei primi due deceduti. “È difficile che ci sia una trasmissione da uomo a uomo con l’hantavirus, anche con questo ceppo Andes”. In altre parole, “non è un nuovo Covid”, ha chiosato Bertolaso.  

     

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    salute

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  • Nuova ondata di maltempo sull’Italia, oggi allerta gialla in 7 regioni

    Nuova ondata di maltempo sull’Italia, oggi allerta gialla in 7 regioni

    (Adnkronos) – Piogge, temporali, ma anche venti di burrasca e grandine. Ancora un’ondata di maltempo a colpire l’Italia oggi, giovedì 14 maggio, e a far scattare l’allerta meteo gialla in ben sette regioni. Nel mirino del meteo finiscono soprattutto le regioni del Centro-Nord. 

     

     

    Un’ampia circolazione depressionaria, con centro d’azione sul Mare del Nord, pilota impulsi perturbati fino al Mediterraneo. Tra oggi e domani un sistema frontale porterà un peggioramento su gran parte del Centro-Nord dell’Italia, con temporali localmente forti e venti sud-occidentali in intensificazione. Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte, alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati, ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse. 

    L’avviso prevede dal mattino di oggi, giovedì 14 maggio, venti sud-occidentali da forti a burrasca, su Liguria, Toscana, Emilia-Romagna, con possibili mareggiate sulle coste esposte. Si prevedono, inoltre, precipitazioni da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, su Lombardia, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Veneto. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, forti raffiche di vento, locali grandinate e frequente attività elettrica.  

     

     

    Sulla base dei fenomeni previsti e in atto è stata valutata quindi per la giornata di oggi allerta gialla sulla Provincia Autonoma di Bolzano, Friuli Venezia Giulia, su gran parte del Veneto e della Lombardia, su settori di Emilia-Romagna, Puglia e Calabria.  

    Il quadro meteorologico e delle criticità previste sull’Italia è aggiornato quotidianamente in base alle nuove previsioni e all’evolversi dei fenomeni, ed è disponibile sul sito del Dipartimento della Protezione Civile (www.protezionecivile.gov.it), insieme alle norme generali di comportamento da tenere in caso di maltempo. Le informazioni sui livelli di allerta regionali, sulle criticità specifiche che potrebbero riguardare i singoli territori e sulle azioni di prevenzione adottate sono gestite dalle strutture territoriali di protezione civile, in contatto con le quali il Dipartimento seguirà l’evolversi della situazione. 

     

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    cronaca

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  • Iran, i raid segreti degli Emirati: come il Golfo rischia di essere trascinato in guerra

    Iran, i raid segreti degli Emirati: come il Golfo rischia di essere trascinato in guerra

    (Adnkronos) –
    Gli Emirati Arabi Uniti avrebbero lanciato attacchi segreti di vasta portata contro l’Iran durante il conflitto con Stati Uniti e Israele e questo rischia di trascinare alcuni Stati del Golfo in una guerra diretta con Teheran. La notizia è stata data in esclusiva dal Wall Street Journal citando fonti ben informate, che hanno descritto gli Emirati come pronti a usare i loro aerei da combattimento di fabbricazione occidentale per proteggere il potere economico e la crescente influenza in tutto il Medio Oriente. Allo stesso tempo, però, fonti citate dal Guardian mettono in luce le divisioni all’interno degli stati del Golfo, in particolare tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, sulla questione se la rabbia araba per gli attacchi iraniani debba sfociare in rappresaglie militari o se ciò possa generare un livello di ostilità da parte dell’Iran tale da minacciare i delicati rapporti diplomatici tra gli stati del Golfo. 

     

    In ogni caso gli attacchi degli Emirati, non rivendicati, includono un bombardamento ad aprile di una raffineria sull’isola iraniana di Lavan, nel Golfo Persico, secondo quanto riferito da fonti a conoscenza dei fatti. Il Kuwait, invece, ha annunciato l’arresto di almeno quattro membri del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche che tentavano di compiere “attacchi terroristici” sull’isola di Bubiyan. 

    “E’ significativo che un Paese arabo del Golfo, in veste di parte belligerante, abbia colpito direttamente l’Iran”, ha affermato Dina Esfandiary, analista del Medio Oriente e autrice di un libro sull’ascesa degli Emirati Arabi Uniti. “Teheran ora cercherà di acuire ulteriormente le tensioni tra gli Emirati Arabi Uniti e gli altri Paesi arabi del Golfo che stanno cercando di mediare per porre fine alla guerra”, ha aggiunto. Prima della guerra, i paesi del Golfo avevano dichiarato che non avrebbero permesso l’utilizzo del loro spazio aereo o delle loro basi per attacchi. Ma una volta iniziata la guerra, l’Iran ha lanciato attacchi missilistici e con droni contro centri abitati, infrastrutture energetiche e aeroporti del Golfo, nel tentativo di aumentare i costi economici e politici e rendere più difficile per gli Stati Uniti e Israele proseguire l’attacco. L’Iran ha concentrato gran parte del suo fuoco sugli Emirati Arabi Uniti, prendendo di mira il Paese con oltre 2.800 missili e droni, un numero di gran lunga superiore a quello di qualsiasi altro Paese, Israele compreso. 

    Gli attacchi hanno duramente colpito il traffico aereo, il turismo e il mercato immobiliare degli Emirati Arabi Uniti, provocando un’ondata di licenziamenti e sospensioni dal lavoro. Hanno inoltre determinato un cambiamento fondamentale nella prospettiva strategica del Paese, che ora considera l’Iran un attore ostile intenzionato a minare il modello economico e sociale del Paese, basato sui talenti stranieri e sulla reputazione di sicurezza e stabilità, secondo quanto affermato da funzionari del Golfo. Da allora, gli Emirati Arabi Uniti sono emersi come il Paese più apertamente conflittuale del Golfo e hanno mantenuto una forte cooperazione militare con gli Stati Uniti per tutta la durata della guerra, secondo fonti a conoscenza dei fatti. 

    “Gli Emirati hanno chiarito fin da subito di non volere questa guerra. Ma è altrettanto chiaro che, sin dai primi attacchi iraniani contro gli Emirati Arabi Uniti, Abu Dhabi ha espresso in modo piuttosto trasparente la sua percezione di un drastico cambiamento del quadro regionale”, ha affermato al Wall Street Journal H.A. Hellyer, ricercatore senior presso il Royal United Services Institute for Defense and Security Studies di Londra. “Abu Dhabi non ha confermato quali obiettivi abbia preso di mira, né se li abbia effettivamente presi di mira, ma fin dai primi giorni della guerra sembrava solo questione di tempo prima di assistere a un maggiore coinvolgimento militare di diversi Stati del Golfo nel conflitto”, ha aggiunto.  

    Spiegando la posizione di Riad ad Arab News, Turki al-Faisal, ex ambasciatore saudita negli Stati Uniti, ha insistito sulla saggezza della moderazione. “Se il piano israeliano riuscisse a scatenare una guerra tra noi e l’Iran, la regione verrebbe trasformata in uno stato di devastazione e distruzione, e Israele riuscirebbe a imporre la propria volontà sulla regione, rimanendo l’unico attore in gioco nel nostro territorio”, ha scritto al-Faisal.  

     

    Secondo alcune ipotesi, se l’Arabia Saudita entrasse oggi in una guerra totale, gli impianti petroliferi sulla costa orientale verrebbero distrutti, gli impianti di desalinizzazione colpiti, il pellegrinaggio alla Mecca subirebbe conseguenze catastrofiche e i progetti di Vision 2030 si bloccherebbero. L’ostilità degli Emirati Arabi Uniti nei confronti dell’Iran riflette divergenze ideologiche di lunga data, tra cui la disponibilità di Abu Dhabi a firmare gli Accordi di Abramo per la normalizzazione delle relazioni con Israele. La strategia di Teheran di trascinare i Paesi del Golfo nella guerra ha esacerbato le divisioni politiche tra le monarchie arabe, costringendole a cercare nuovi accordi che possano garantire la loro sicurezza. 

    Mentre tutti gli stati del Golfo sono alle prese con crescenti rischi per la sicurezza e con l’affidabilità degli Stati Uniti, Abu Dhabi sta rafforzando il rapporto con Washington, ha dichiarato Anwar Gargash, consigliere diplomatico del presidente degli Emirati Arabi Uniti. Oltre i raid, gli Emirati hanno appoggiato le bozze di una risoluzione alle Nazioni Unite che autorizzava l’uso della forza, se necessario, per rompere la morsa dell’Iran sullo stretto di Hormuz. Gli Emirati Arabi Uniti hanno inoltre agito contro gli interessi finanziari dell’Iran, chiudendo scuole e club a Dubai legati a Teheran e negando visti e permessi di transito ai cittadini iraniani. Queste misure hanno compromesso il sostegno economico che gli Emirati hanno a lungo fornito all’Iran, in un contesto di pesanti sanzioni occidentali. L’Iran ha risposto accusando ripetutamente gli Emirati Arabi Uniti di essersi uniti alla campagna statunitense e israeliana. 

     

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  • Meloni ‘sfida’ le opposizioni: “Quadro complesso, porte aperte a chi vuole il confronto”

    Meloni ‘sfida’ le opposizioni: “Quadro complesso, porte aperte a chi vuole il confronto”

    (Adnkronos) – L’apertura ad Azione di Carlo Calenda (“le porte del governo, le porte mie personali, per chi ha voglia di confrontarsi nel merito di questioni che in ogni caso impattano su ciascuno di noi, saranno sempre aperte”). L’invito alla serietà: “Non c’è da parte mia nessuna volontà di organizzare delle passerelle”, ricordando la situazione difficile che abbiamo di fronte, economica e internazionale. Le repliche punto su punto al Pd, che le sottopone oltre venti temi, tanti quanto bastano a farle dire che “siamo nel quizzone finale di un gioco a premi immagino”. L’attacco al M5S sull’evergreen del superbonus (“una misura elettorale fuori controllo che graverà sui conti dello Stato fino al 2027”). E qualche scintilla con Matteo Renzi, che la incalza sull’azione di governo da qui alla fine della legislatura. Il ‘Premier Time’ di Giorgia Meloni in Senato, dura quanto una partita di calcio, 90 minuti, che vedono la presidente del Consiglio replicare alle domande delle opposizioni, che si rivelano un j’accuse su vari temi, con il presidente La Russa, che più di una volta usa il fischietto per invitare a tenere bassi i toni di chi rumoreggia in Aula, come il senatore pentastellato Licheri, richiamato più volte.  

    “Siamo di fronte a un quadro economico e internazionale particolarmente complesso e le tensioni geopolitiche incideranno come già stanno incidendo, sulla crescita, sull’energia sulla competitvità delle impresem sul potere di acquisto delle famiglie. In un momento che facile non è, dovrebbe esserci meno spazio per la polemica e più spazio per un confronto concreto sulle grandi questioni strategiche che riguardano l’Italia”, dice al leader di Azione, Carlo Calenda, il primo a intervenire in Aula che le chiede di aprire “una cabina di regia” per dare soluzione condivisa tra tutte le forze ai tanti dossier aperti.  

    “Le porte del governo, le porte mie personali, per chi ha voglia di confrontarsi nel merito di questioni che in ogni caso impattano su ciascuno di noi, saranno sempre aperte”, dice il capo del governo. “Quanto alla proposta di una Cabina di Regia, io sarei anche disponibile. Le devo ricordare che quando, finora, abbiamo provato a fare delle proposte in questo senso, la risposta da parte della stragrande maggioranza dei partiti dell’opposizione non è stata di disponibilità”, conclude, assicurando che da parte sua “non c’è nessuna volontà di organizzare delle passerelle”.  

     

    Al leader di Italia Viva, Meloni replica con verve, dopo che l’ex premier l’ha descritta come “sedotta e abbandonata da Trump”, evocando “il ginecologo alla Corte dei conti”. “Si invoca” di continuo “la presenza del presidente del Consiglio in Aula e, al netto di accuse e insulti, c’è sempre oggettivamente poco di cui parlare”, replica lei stizzita. Poi Meloni rivendica la stabilità dell’esecutivo, definito strumento fondamentale che permette di realizzare una visione di lungo periodo. “Quello che noi intendiamo fare in questo ultimo anno di governo è continuare una strategia che abbiamo messo in campo”. Interventi a favore di lavoratori, imprese e famiglie. “Oggi l’Italia ha incassato 153 miliardi” con il Pnrr “e sarà liquidata la nona rata nelle prossime settimane. Al 31 marzo 2026 la spesa certificata ammonta a 117 miliardi, pari al 76% del totale, a cui si aggiungono 24 miliardi di strumenti finanziari. Direi che abbiamo fatto un buon lavoro”, dice applaudita dalla maggioranza. 

     

    Meloni respinge le accuse sulla perdita del potere d’acquisto, attribuendo il calo strutturale dei salari reali al biennio 2021-2022 e rivendicando una ripresa della crescita salariale superiore all’inflazione sotto l’attuale esecutivo. La strategia si concentra sul taglio del costo del lavoro e sullo stanziamento di oltre 20 miliardi di euro per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego. La proposta delle opposizioni sul salario minimo legale viene bocciata, poiché si rischia il paradosso di soglia al ribasso per i lavoratori. Meloni parla di “salario giusto” legato ai contratti collettivi nazionali più rappresentativi. “Siamo partiti da qui, ci abbiamo lavorato, e i salari hanno ripreso gradualmente a crescere più dell’inflazione”.  

    “Un lavoratore dipendente con uno stipendio intorno ai 26 mila euro annui oggi può avere tra i 1.500 e i 2.400 euro in più all’anno rispetto al passato”, assicura. “Noi crediamo che i salari vadano aumentati rafforzando la contrattazione, perché è lì che si difendono i diritti dei lavoratori”. dice. Poi, incalzata dal dem Boccia che l’accusa di essere lontana dai bisogni della gente, di non andare nei supermercati per toccare con mano l’impennata dei prezzi risponde: “Sono andato a fare la spesa l’ultima volta al supermercato sabato scorso, se vuole può andare a chiedere. Per cui guardi, non rinuncio a stare in mezzo alla gente, non rinuncio a fare la mia vita normale, proprio perché questo mi aiuta a capire come stanno le cose e quello che capisco è che anche che intorno a questo governo c’è ancora tanto, tanto affetto, dopo quattro anni, e anche questo qualcosa significherà”, dice nel passaggio più applaudito dalla maggioranza in Aula. 

     

    Meloni bolla come falsità le accuse al suo governo di aver alzato le tasse (“con l’eccezione -ironizza- di quelle alle banche, alle assicurazioni e alle società energetiche”). Dal capo del governo vengono ricordate, una dietro l’altra, una serie di misure per alleggerire il carico fiscale: “Riforma fiscale, riduzione delle aliquote Irpef, taglio del cuneo, estensione del regime forfettario per gli autonomi, detassazione degli aumenti retributivi legati ai rinnovi contrattuali, è quello che abbiamo fatto. “Questo governo ha recuperato circa 100 miliardi di euro in tre anni” dall’evasione fiscale e questo “significa più soldi che entrano allo Stato”. “La nostra priorità resta sostenere chi lavora, chi produce, chi tiene in piedi questa Nazione, e non chi vive di rendita o privilegi”, conclude. 

     

    Meloni in Aula rivendica il superamento della logica assistenziale basata sui sussidi finora prevalente nel Meridione, a favore di una strategia incentrata su investimenti, infrastrutture, lavoro e forte semplificazione burocratica. La Zes Unica ha permesso lo sblocco di oltre 1300 investimenti per un valore complessivo di circa 55 miliardi di euro in due anni, supportata dall’istituzione di una Cabina di regia per il Piano Strategico per il Sud. “Per noi il Mezzogiorno non è un problema da risolvere, semmai una grande opportunità da cogliere”. “Anche per questo il governo ha istituito una Cabina di regia con il compito di elaborare un Piano Strategico per il Sud, e anche per coordinare i molti interventi”, aggiunge. “Abbiamo stanziato quasi un miliardo di euro per rinnovare gli incentivi occupazionali, e quegli incentivi vanno soprattutto a giovani under 35, a donne e a lavoratori all’interno della Zes Unica. Mezzo milione di persone al Sud ha trovato un lavoro in questi tre anni e mezzo, dall’inizio del mandato di questo governo”.  

     

    Sul piano Casa, cavallo di battaglia della Lega, che la invita a riparlarne per bocca del capogruppo Romeo, Meloni ribadisce l’importanza di quanto varato in cdm, definendo la casa “un bene fondamentale e non un lusso”. “Uno Stato giusto deve fare sostanzialmente tre cose: aiutare chi ha diritto ad avere una casa popolare; sostenere chi lavora ma non riesce più ad affrontare i costi del mercato; difendere i cittadini dalle occupazioni abusive”. 

     

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  • Caos Roma-Lazio, Sarri all’attacco: “Se si gioca domenica alle 12 non vado, fossi il presidente non presenterei la squadra”

    Caos Roma-Lazio, Sarri all’attacco: “Se si gioca domenica alle 12 non vado, fossi il presidente non presenterei la squadra”

    (Adnkronos) –
    Maurizio Sarri è deluso per la sconfitta della sua Lazio in finale di Coppa Italia contro l’Inter oggi, mercoledì 13 maggio. Dopo l’analisi della partita persa contro i nerazzurri, il tecnico biancoceleste torna però stizzito sul caos della data del derby di Roma, previsto inizialmente domenica 17 maggio e ancora da definire vista la concomitanza con la finale degli Internazionali: “La sensazione è che lunedì vengo, domenica alle 12.30 non vengo. A quell’ora giocano loro. Il casino viene da una serie di errori fatti dalla Lega” ha detto il tecnico nel post-partita ai microfoni di Mediaset. 

    Sarri ha aggiunto: “Il Prefetto è stato chiaro, speriamo che sia quella la data. Se fossi il presidente non presenterei nemmeno la squadra, tanto prendiamo un punto di penalizzazione. Ci sono cinque squadre che si giocano la Champions, che vale 80 milioni, e giocano alle 12? Questo non è calcio”.  

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  • Darderi – Jodar oggi, quarti di finale degli Internazionali – Diretta

    Darderi – Jodar oggi, quarti di finale degli Internazionali – Diretta

    (Adnkronos) – Luciano Darderi contro Rafa Jodar nei quarti di finale degli Internazionali d’Italia 2026. L’azzurro, testa di serie numero 18, affronta il 19enne spagnolo, numero 32 del seeding e astro nascente del circuito. 

     

    Chi vince, affronta in semifinale il norvegese Casper Ruud, numero 23 del tabellone. 

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  • Cannes, ‘Top Gun’ compie 40 anni: spiaggia affollata per proiezione speciale

    (Adnkronos) – La spiaggia di Cannes è stata presa d’assalto, con persone assiepate anche sui muretti laterali, per la proiezione di ‘Top Gun’ nel programma del Cinéma de la Plage del 79esimo Festival di Cannes. Un appuntamento speciale per celebrare i 40 anni dall’uscita del cult del 1986 con Tom Cruise. Nessuna apparizione del pilota Maverick, nonostante nel pomeriggio un post dell’attore su Instagram avesse fatto sperare i fan: “Non vedo l’ora di festeggiare con tutti voi i 40 anni di Top Gun. Sarà divertente riguardarlo sul grande schermo”. A introdurre l’evento sono stati Frédéric Moget, direttore generale di Paramount Pictures Francia, e Charles H. Rivkin, ceo della Motion Picture Association. 

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