Categoria: Ultim’ora

  • Rebuild 2026, Gardelli (Provincia Trento): “Urbanistica torni a occuparsi dell’abitare”

    Rebuild 2026, Gardelli (Provincia Trento): “Urbanistica torni a occuparsi dell’abitare”

    (Adnkronos) – Secondo Gardelli, “un’urbanistica che all’inizio di questo secolo era più vocata ai temi della conservazione dell’ambiente, della tutela e della sostenibilità, si deve anche riappropriare dei temi dell’abitare, del sociale e della residenza”. Un cambio di paradigma che, secondo il dirigente della Provincia autonoma di Trento, richiede strumenti più dinamici e capaci di accompagnare le trasformazioni del territorio. 

    “La logica non può essere più soltanto conformativa o vincolistica”, ha aggiunto, ma deve puntare “a individuare strategie e obiettivi che indirizzino nuovi modelli di sviluppo”. Un percorso che, ha concluso Gardelli, dovrebbe favorire anche il coinvolgimento di “partner investitori” per dare risposte più efficaci alle nuove esigenze abitative. 

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    economia

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  • Morto Jason Collins, primo giocatore gay a fare coming out in Nba

    Morto Jason Collins, primo giocatore gay a fare coming out in Nba

    (Adnkronos) – È morto Jason Collins, il primo giocatore della Nba a fare coming out e a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità. Collins, 47 anni, era stato colpito da un glioblastoma, un tumore al cervello. A novembre dello scorso anno aveva reso nota la diagnosi ed era volato a Singapore per sottoporsi a terapie sperimentali non ancora autorizzate negli Stati Uniti. Si era ritirato nel 2014 dopo una carriera di 11 stagioni cominciata e poi terminata con la maglia dei Nets, prima in New Jersey e poi a Brooklyn. “Quando ho fatto coming out non c’è stato nessuno scandalo. Era un po’ come dire ‘sono abbastanza forte per giocare nella Nba e sono gay’. Si trattava di mettere tutte le carte sul tavolo”, aveva detto a novembre in un’intervista a ESPN. 

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    sport

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  • Truffe agli anziani, 116 colpi in un anno in tutta Italia: 10 arresti

    Truffe agli anziani, 116 colpi in un anno in tutta Italia: 10 arresti

    (Adnkronos) – Dieci persone, tutte italiane, sono state arrestate dai Carabinieri per associazione per delinquere finalizzata alla truffa e all’estorsione nella forma aggravata. L’indagine è partita dopo l’ennesima truffa ai danni di un anziano. Quando i militari di Tivoli hanno sequestrato cellulari e schede sim a uno degli indagati, è apparso subito chiaro che dietro quel singolo episodio si nascondeva qualcosa di molto più grande.  

    Analisi dopo analisi, telefonata dopo telefonata, ha preso forma il quadro di una vera e propria organizzazione criminale, con base nel cuore di Napoli e ramificazioni in tutta Italia. Gli elementi raccolti dagli investigatori fanno ipotizzare non un gruppo improvvisato, ma una struttura solida e gerarchica, con vertici che coordinavano le operazioni da una sorta di ‘centrale telefonica’ nascosta in un appartamento del centro storico. 

    Quando i Carabinieri sono riusciti a individuare il covo, i truffatori erano ancora in piena attività. Nel corso della perquisizione sono stati sequestrati cellulari, elenchi telefonici, appunti e persino fogli parzialmente bruciati nel tentativo di eliminare le prove. Soprattutto, decine di truffe in corso sono state bloccate prima che venissero portate a termine. Gli investigatori ipotizzano 116 truffe commesse in diverse regioni italiane, tra febbraio 2022 e marzo 2023, per un valore complessivo superiore ai 500mila euro.  

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    cronaca

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  • Usa-Cina, Trump oggi a Pechino per il summit con Xi: cosa c’è sul tavolo

    Usa-Cina, Trump oggi a Pechino per il summit con Xi: cosa c’è sul tavolo

    (Adnkronos) – Donald Trump oggi in Cina per l’atteso summit con Xi Jinping. Tuttavia, dopo il volo a bordo dell’Air Force One partito nel pomeriggio di ieri da Washington, nel programma diffuso dalla Casa Bianca non viene indicato nessun impegno ufficiale per il presidente nella sua prima giornata a Pechino. Come anticipato, infatti, l’intero programma del vertice sarà concentrato tra domani e venerdì.  

    Per il presidente degli Stati Uniti, al suo secondo mandato alla Casa Bianca, è la prima volta dal 2017. Il leader cinese nel frattempo ha consolidato il suo potere, con un terzo mandato senza precedenti. Mentre il mondo attende il vertice, che si sarebbe dovuto tenere a marzo, intanto l’Asia teme un rafforzamento del gigante asiatico. 

    Alle 10 del mattino di giovedì, ora di Pechino, Trump verrà accolto da Xi nella Grande Sala del Popolo e a seguire, alle 10.15, inizieranno i colloqui bilaterali tra i due leader. In serata poi, alle 18, Trump parteciperà al banchetto di Stato offerto in suo onore da Xi.  

    Venerdì 15 il secondo round di incontri tra Trump e Xi, preceduto, alle 11.30, dallo scatto di una “friendship photo” una foto dell’amicizia tra i due presidenti. Il programma diffuso dalla Casa Bianca prevede quindi alle 11.40 un “bilateral tea”, in cui è prevista la presenza dei giornalisti al seguito, e poi un “bilateral lunch”, chiuso alla stampa. A seguire la partenza per il rientro a Washington.  

    Trump chiederà al suo omologo cinese Xi Jinping di “aprire” la Cina alle imprese americane. “Chiederò al presidente Xi – leader senza pari – di aprire la Cina affinché queste persone brillanti possano operare la loro magia e contribuire ad elevare la Repubblica Popolare a un livello ancora più alto!”, ha scritto il presidente americano sui social media riferendosi agli imprenditori americani che lo accompagnano durante la sua visita. 

    Intanto il Dragone, in vista dell’incontro, si è detto pronto a collaborare con gli Stati Uniti per perseguire una “maggiore stabilità” a livello globale. “La diplomazia di alto livello svolge un ruolo strategico insostituibile nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun durante una conferenza stampa. “La Cina è disposta a collaborare con gli Stati Uniti nello spirito di uguaglianza, rispetto e mutuo vantaggio, per ampliare la cooperazione, gestire le divergenze e infondere maggiore stabilità e certezza in un mondo volatile e interconnesso”, ha aggiunto Guo. 

    Resta l’ombra del ‘dossier’ Iran su un appuntamento a cui Xi, dicono gli osservatori, si avvicina con poche aspettative. La Cina ha ribadito che le sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro tre società con sede nel Paese, accusate da Washington di sostenere le attività militari iraniane, sono “illegali e unilaterali”, avvertendo che Pechino tutelerà gli interessi delle aziende coinvolte. “Abbiamo sempre richiesto alle imprese cinesi di condurre le proprie attività nel rispetto delle leggi e dei regolamenti”, ha dichiarato Guo aggiungendo che “la Cina salvaguarderà con fermezza i diritti e gli interessi legittimi delle imprese cinesi”. Le sanzioni erano state annunciate nei giorni scorsi dal Dipartimento di Stato americano nei confronti di dieci individui e società, tra cui entità con sede in Cina e a Hong Kong, accusati dagli Stati Uniti di sostenere gli sforzi militari dell’Iran. La decisione è arrivata proprio a ridosso della visita di Trump a Pechino. “La priorità urgente è impedire in ogni modo una ripresa dei combattimenti, piuttosto che usare la guerra per associare e screditare maliziosamente altri Paesi”, ha aggiunto Guo. 

    Intanto in Asia, fra gli altri Paesi, ci sarebbe una forma di cautela che nasconderebbe non pochi timori. Non passa inosservata a un’analisi del New York Times una serie di accordi conclusi di recente. Il giornale li elenca: la Polonia ospiterà presto linee di produzione di tank sudcoreani, l’Australia sta acquistando navi da guerra dal Giappone, il Canada fornirà uranio in India, mentre l’India offre missili da crociera al Vietnam e il Brasile costruisce aerei cargo militari per gli Emirati Arabi Uniti. Ogni accordo, secondo l’analisi, rappresenta un “tentativo” da parte delle cosiddette ‘Middle powers’ di “proteggersi” nel mezzo delle ripercussioni del conflitto in Iran e in vista del vertice.  

    Molti, scrive il giornale, ritengono il summit porti con sé più rischi che benefici e per mesi funzionari in Asia hanno temuto Trump potesse essere troppo impulsivo nel voler arrivare a un accordo con Xi, tanto da porre fine alle vendite di armamenti a Taiwan o da accettare un ammorbidimento del linguaggio della politica determinando un vantaggio per la Cina che punta alla “riunificazione” di quella che è un’isola di fatto indipendente, con la sua democrazia. 

    “Sarebbe l’incubo peggiore”, ha ammesso un funzionario di Taiwan, coperto da anonimato, che ha comunque detto di ritenere improbabile una limitazione del sostegno da parte degli Usa all’isola con una manciata di alleati nel mondo e che ha da sempre negli Stati Uniti il suo principale sostenitore a livello internazionale. Qualsiasi concessione su Taiwan, prosegue l’analisi del Nyt, potrebbe indurre altri partner degli Usa a temere l’abbandono. Per il gigante asiatico non mancano rivendicazioni nel Mar cinese meridionale e dispute territoriali. In Vietnam, prosegue il giornale, ci sono funzionari che ritengono che se da Trump arrivassero un gesto conciliatorio o persino lodi per Xi, anche senza grandi compromessi, la Cina ne trarrebbe vantaggio con un margine di manovra maggiore per un pressing più intenso su Paesi più piccoli. 

    L’altro punto dolente, l’altro timore nella regione, continua l’analisi del Nyt, è che in cambio di condizioni economiche più favorevoli con la Cina, ‘novità’ di Trump possano ricadere su sicurezza e difesa sul lungo periodo. In passato il tycoon ha minacciato il ritiro di truppe dal Giappone, dove al potere c’è Sanae Takaichi e i soldati americani sono circa 53.000, e dalla Corea del Sud, dove i militari Usa sono 24.000. E ci sono i ‘progetti’ che non piacciono a Pechino, che – secondo gli analisti citati dal giornale – potrebbero saltare. Il pensiero corre ad Aukus, il patto tra Australia, Regno Unito e Usa pensato per contrastare l’influenza di Pechino e rafforzare la sicurezza nell’Indo-Pacifico dotando l’Australia di sottomarini a propulsione nucleare. “E’ molto concreta la sensazione che alleati degli Usa debbano fare affidamento gli uni sugli altri perché non possono più guardare all’America”, ha commentato Hugh White, con un passato nell’intelligence australiana, oggi docente di studi strategici all’Australia National University. 

    Takaichi, che a marzo era da Trump alla Casa Bianca, si è mostrata – osserva il Nyt – più audace nel tentativo di promuovere relazioni più solide con altri Paesi e in Giappone c’è chi teme per le sue ‘operazioni’. Conservatrice convinta, poco dopo l’arrivo al potere, si è presto ‘scontrata’ con Pechino su Taiwan. Molti Paesi, anche alcuni che stanno beneficiando del rafforzamento di legami tra ‘Middle powers’, stanno attenti a non suscitare le ire di Pechino. L’Indonesia, è l’esempio del quotidiano, ha fatto meno di quanto qualcuno a Tokyo avrebbe gradito per sostenere il Giappone durante le scintille tra Tokyo e Pechino su Taiwan innescate dalla parole di Takaichi che non ha escluso un intervento militare del Giappone in caso di attacco cinese a Taiwan. Così, secondo fonti diplomatiche del Nyt, funzionari vietnamiti avrebbero fatto pressioni su Takaichi affinché evitasse di criticare in modo diretto la Cina durante la visita a Hanoi di inizio mese. 

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    internazionale/esteri

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  • Grande Fratello Vip, Lucia è la terza finalista: chi è

    Grande Fratello Vip, Lucia è la terza finalista: chi è

    (Adnkronos) – E’ Lucia Ilardo la terza finalista del Grande Fratello Vip 2026. La 28enne l’ha spuntata su Raul, Renato, Raimondo e Adriana nella puntata di ieri, martedì 12 maggio.  

    Tra accuse, strategie messe in discussione, nuove alleanze e rivalità sempre più evidenti, i concorrenti si sono trovati faccia a faccia in dinamiche che hanno cambiato ancora una volta gli equilibri del reality. Non sono mancati momenti emozionanti, sorprese speciali per le finaliste, sfide di talento e il televoto decisivo per il terzo finalista del gioco reality da Ilary Blasi. 

    Francesca Manzini è finita al centro delle polemiche dopo un gioco fatto durante un party con Raul Dumitras. Raimondo Todaro è stato accusato nella Casa di essere un concorrente molto strategico. Grande sorpresa per Antonella: nella Casa è entrata Vera Gemma, sua grande amica.  

    Alessandra, seconda finalista, ha raccontato il lato più fragile della sua vita, segnato da una famiglia complicata e dal difficile rapporto con la nonna Romilda. Parlando della madre, invece, si è emozionata ricordando i sacrifici fatti per la famiglia e il forte legame che ancora le unisce. 

    Classe 1997, nata a Totte del Greco (Napoli), Lucia Ilardo è vissuta a Vignola, in provincia di Modena. Lavora come consulente amministrativa in un’agenzia di marketing e comunicazione e studia per diventare speaker radiofonica. Fidanzata con Rosario, ha voluto mettere alla prova la loro relazione a distanza partecipando a Temptation Island ma, nonostante avessero concluso il percorso nel programma salvando il loro rapporto e uscendone ancora come coppia, la storia si è poi chiusa dopo la fine della trasmissione si legge nella sua scheda pubblicata ufficiale del Grande Fratello. 

    Le votazioni sono avvenute in modo palese nella Mystery Room. Raimondo ha scelto Francesca, spiegando di aver seguito il cuore e di voler premiare l’amicizia nata nella Casa. Francesca ha ricambiato nominando Raimondo, definendolo un punto di riferimento importante durante il percorso. 

    Adriana ha votato Renato, che considera un amico sincero e capace di portare leggerezza nel gruppo. Anche Raul ha scelto Renato, sottolineando il legame nato fin dall’inizio dell’avventura. Renato, invece, ha deciso di nominare Raul, spiegando di voler condividere con lui il traguardo della finale. 

    Successivamente sono intervenute le finaliste Antonella, Alessandra e Lucia, chiamate a indicare chi vorrebbero accanto a loro in finale. Antonella ha puntato su Adriana, Alessandra ha scelto Raul definendolo generoso e autentico, mentre Lucia ha votato Renato, considerandolo una presenza fondamentale nel suo percorso. Al termine delle Nomination, i più votati risultano Renato e Raul: saranno quindi loro due a sfidarsi al televoto per conquistare il posto da quarto finalista del reality. 

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  • “Iran ha missili in abbondanza”, intelligence Usa smentisce Trump

    “Iran ha missili in abbondanza”, intelligence Usa smentisce Trump

    (Adnkronos) –
    “L’Iran è stato annientato”. Parola di Donald Trump. L’intelligence, però, smentisce il presidente degli Stati Uniti e delinea un quadro totalmente diverso. Teheran è ancora una minaccia perché dispone di missili in abbondanza. Trump, nelle ultime settimane, ha descritto un nemico in ginocchio: “L’Iran non ha più la Marina, non ha l’Aeronautica, le scorte di missili sono quasi esaurite”, ha detto e ripetuto il presidente americano. Le informazioni fornite dalle agenzie di intelligence ai membri del Congresso, in sedute a porte chiuse, sono nettamente differenti. 

    La Repubblica islamica, come scrive il New York Times, ha ripristinato l’accesso operativo a 30 dei 33 siti missilistici lungo lo Stretto di Hormuz: i pasdaran quindi sono in grado di minacciare, e in teoria, colpire, le navi da guerra degli Stati Uniti e le petroliere americane che attraversano il braccio di mare, decisivo per il commercio del 20% del greggio mondiale. L’Iran, secondo le informazioni citate dal quotidiano, può utilizzare rampe di lancio mobili all’interno dei siti ed è in grado di spostare i missili. Solo tre siti missilistici lungo lo stretto sono totalmente inaccessibili. Nel complesso, secondo le stime, Teheran può contare ancora su circa il 70% dei dispositivi mobili di lancio sul territorio nazionale e conserva all’incirca il 70% del suo arsenale: tale dotazione comprende sia missili balistici, in grado di colpire altri Paesi della regione, sia una minore quantità di missili da crociera, utilizzabili contro obiettivi a distanza inferiore, sia terrestri che navali. Immagini satellitari e informazioni acquisite con altre tecnologie di sorveglianza autorizzano a ritenere, inoltre, che l’Iran abbia riacquistato l’accesso a circa il 90% delle sue basi sotterranee per lo stoccaggio e il lancio di missili: le strutture ora risultano “parzialmente o completamente operative”, come affermano fonti citate dal New York Times.  

    I dati delineano uno scenario non coerente con le affermazioni di Trump. Già il 9 marzo, appena 10 giorni dopo l’inizio dell’operazione Epic Fury, il presidente alla Cbs dichiarava che i missili iraniani erano “ridotti a pochi esemplari” e che il Paese non aveva “più nulla in termini militari”. Sulla stessa linea le parole di Pete Hegseth: il segretario alla Difesa l’8 aprile sottolineava in conferenza stampa al Pentagono che gli attacchi di Usa e Israele avevano “decimato l’esercito iraniano, rendendolo inefficace in combattimento per gli anni a venire”. 

    Secondo i media americani, sono gli Stati Uniti a dover fare i conti con una gestione complicata di armi e munizioni. Trump e i suoi consiglieri hanno ripetutamente negato che le scorte siano state ridotte a livelli pericolosamente bassi dalla guerra contro Teheran. Il Pentagono avrebbe anche rassicurato i partner europei, che hanno acquistato miliardi di dollari di munizioni dagli Stati Uniti per conto dell’Ucraina. “Abbiamo munizioni sufficienti per quello che ci è stato assegnato in questo momento”, ha detto il generale Dan Caine, comandante degli Stati maggiori congiunti, in un’audizione davanti ad una sottocommissione della Camera dei Rappresentanti. 

    Secondo il New York Times, gli Stati Uniti hanno utilizzato cirrca 1.100 missili da crociera stealth a lungo raggio durante la guerra, un numero vicino alla quantità totale di missili ancora presenti nell’arsenale americano. Gli Usa hanno anche lanciato più di 1.000 missili Tomahawk, circa 10 volte il numero che il Pentagono acquista in un anno. Inoltre, sono stati impiegati più di 1.300 missili intercettori Patriot durante la guerra: la quantità corrisponde circa alla produzione totale di 2 anni. Per riempire i magazzini serviranno anni, scrive il NYT. Lockheed Martin, evidenzia il quotidiano, produce attualmente circa 650 intercettori Patriot all’anno. L’azienda ha annunciato l’intenzione di aumentare la produzione fino a 2.000 unità all’anno. Basterà per soddisfare Trump? 

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  • Internazionali, quando gioca Sinner con Rublev? Data, orario e dove vederla in tv

    Internazionali, quando gioca Sinner con Rublev? Data, orario e dove vederla in tv

    (Adnkronos) –
    Quando gioca Jannik Sinner agli Internazionali 2026? Giovedì 14 maggio il tennista azzurro sfida Andrej Rublev – in diretta tv e streaming – nei quarti di finale del Masters 1000 di Roma per un posto in semifinale. Sinner arriva al match dopo aver eliminato Ofner all’esordio, Popyrin al secondo turno e Pellegrino nel derby italiano del terzo. Rublev invece ha superato Kecmanovic, Davidovich Fokina e Basilashvili. 

     

    La sfida tra Sinner e Rublev è in programma domani, giovedì 14 maggio, con orario ancora da definire. I due tennisti si sono affrontati in ben dieci precedenti, con l’azzurro che conduce con un parziale di 7-3. L’ultimo incrocio risale agli ottavi di finale del Roland Garros 2025, quando Sinner si impose in tre set. 

     

    Sinner-Rublev sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport. Il match sarà visibile anche in streaming sull’app SkyGo e su NOW. 

     

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    sport

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  • Farmaci anti-obesità e menopausa: semaglutide protettivo per cuore ed emicrania

    (Adnkronos) –
    Farmaci anti-obesità in menopausa: oltre alla perdita di peso, possono essere protettivi per i cuore e per gli attacchi di emicrania. Sono stati presentati oggi da Novo Nordisk all’European Congress on Obesity (Eco), in corso a Istanbul, nuovi dati che mostrano come semaglutide, ai dosaggi 2,4 mg e 7,2 mg, favorisca una perdita di peso significativa e costante nelle donne con obesità in tutte le fasi della vita riproduttiva, dal periodo premenopausale alla transizione verso la menopausa e oltre. I risultati derivano da un’analisi integrata che include lo studio clinico sulla gestione del peso Step up, lo studio di riferimento nel campo cardiovascolare Select e un ampio studio osservazionale basato su dati real-world, tutti presentati al congresso Eco.  

    La perdita di peso con semagludite nelle donne, indicano i dati, si associa a un miglioramento della composizione corporea con riduzione della circonferenza vita, indicativa di una minor quantità di grasso viscerale, principale responsabile del rischio cardiometabolico. Infatti, parallelamente al calo ponderale, le pazienti hanno registrato una riduzione del rischio di infarti e ictus e un miglioramento della qualità di vita, con benefici che spaziano dalla riduzione del carico dell’emicrania e dei sintomi depressivi fino alla mitigazione dei disturbi legati alla menopausa.  

    Nello specifico, i risultati dell’analisi post hoc dello studio Step up hanno mostrato, nelle donne in premenopausa con obesità, una perdita di peso media del 22,6% e una media della circonferenza vita del 17,5%, in seguito al trattamento settimanale con semaglutide 7,2 mg. Inoltre, oltre 4 donne su 10 (41,4%) hanno ottenuto una perdita di peso pari o superiore al 25%, rispetto al placebo. Le donne in perimenopausa e in postmenopausa hanno ottenuto, invece, una perdita di peso rispettivamente del 19,7% e del 19,8% e una riduzione della circonferenza vita del 15,6% e del 15,3%, indice di una significativa perdita di grasso viscerale. Al termine delle 72 settimane di studio, quasi la metà delle donne in tutti i gruppi era passata dalle categorie di obesità alle categorie di sovrappeso o di normopeso. 

    Per Mette Thomsen, group vice president e head of global medical affairs di Novo Nordisk, “le nuove evidenze presentate all’European Congress on Obesity di quest’anno dimostrano che l’efficacia di semaglutide nelle donne nelle diverse fasi della menopausa va oltre la perdita di peso, agendo anche sulle complicanze correlate all’obesità come malattie cardiovascolari e disfunzione metabolica. Ma può anche aiutare ad affrontare i disturbi quotidiani, quali emicrania, depressione e sintomi della menopausa. Siamo orgogliosi di condividere questi risultati che potrebbero portare benefici alle tante donne che convivono con l’obesità”. (Dall’inviata dell’Adnkronos Salute Raffaella Ammirati) 

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    salute

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  • Trump: “Pronto a finire il lavoro contro l’Iran”. Il piano per una ‘nuova guerra’

    Trump: “Pronto a finire il lavoro contro l’Iran”. Il piano per una ‘nuova guerra’

    (Adnkronos) –
    “L’Iran deve fare la cosa giusta. Oppure, finiremo il lavoro”. Donald Trump parte per la Cina e, prima di imbarcarsi sull’Air Force One, rinnova la minaccia: gli Stati Uniti pensano ad una ‘guerra bis’ se Teheran non accetterà il piano americano per porre fine alle ostilità. Se l’operazione Epic Fury è stata dichiarata conclusa, a breve potrebbe cominciare l’operazione Martello. Non è solo una questione formale: nuovo nome, nuova campagna, con la Casa Bianca svincolata per 2 mesi dal controllo del Congresso. 

    “L’Iran non può avere l’arma nucleare”, è la linea rossa del presidente Usa in un quadro che appare bloccato e che è caratterizzato dalla nuova fiammata dei prezzi del petrolio, ormai abitualmente sopra quota 100 dollari al barile. “Non credo abbiamo bisogno di aiuto con l’Iran. Vinceremo in un modo o nell’altro. Con mezzi pacifici o in altro modo. La loro Marina è andata. L’Aeronautica è distrutta. Ogni singolo pezzo della loro macchina da guerra è stato eliminato”, dice ribadendo, per l’ennesima volta, i risultati ottenuti a livello militare. 

     

    Trump continua a ripetere che l’Iran “fermerà al 100% l’arricchimento dell’uranio”. “Me ne occupo io, mi hanno detto che otterremo la polvere. La chiamo ‘polvere nucleare’ perché è appropriato”, dice riferendosi alle scorte di uranio arricchito sopravvissute agli attacchi statunitensi. Teheran possiede circa 440 chili di uranio arricchito al 60%: mancano pochi step, relativamente semplici, per arrivare alla soglia del 90%, necessaria per l’impiego del materiale in ambito bellico e per la produzione di armi nucleari. 

    Ai proclami del numero 1 della Casa Bianca, Teheran risponde valutando la possibilità di arricchire ulteriormente l’uranio qualora gli Stati Uniti riprendessero gli attacchi contro l’Iran. La prospettiva viene delineata da Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione per la politica estera e la sicurezza nazionale del Parlamento iraniano. La proposta sarà esaminata venerdì dal Parlamento di Teheran. La Repubblica islamica, insomma, è pronta a inviare un segnale chiaro agli Usa: nessun cedimento. 

     

    La prospettiva di un ‘secondo tempo’ nella guerra non può essere scartata. Lo confermano i movimenti al Pentagono , dove si valuta di rinominare l’eventuale nuova offensiva militare contro l’Iran ‘Operation Sledgehammer’ (‘Operazione Martello’) nel caso in cui il fragile cessate il fuoco dovesse crollare e il presidente Donald Trump decidesse di riprendere le operazioni di combattimento su larga scala. Secondo funzionari americani citati da Nbc News, il cambio di nome rispetto all’attuale ‘Operation Epic Fury’ (‘Operazione Furia Epica’) consentirebbe all’amministrazione Trump di sostenere che si tratterebbe di una nuova operazione militare, facendo così ripartire il limite dei 60 giorni previsto dal War Powers Resolution del 1973 prima che sia necessaria un’autorizzazione del Congresso. 

    L’amministrazione aveva dichiarato conclusa ‘Operation Epic Fury’ dopo il cessate il fuoco raggiunto ad aprile per favorire i negoziati diplomatici con Teheran, anche se il Pentagono continua formalmente a utilizzare quella denominazione. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran restano comunque elevate: Teheran ha bloccato il traffico navale nello Stretto di Hormuz mentre Washington mantiene il blocco economico e valuta le opzioni per riaprire il passaggio strategico. 

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  • Terremoto in Iran, scossa di magnitudo 4.6 a Teheran

    (Adnkronos) – Terremoto in Iran oggi, 12 maggio 2026, con una scossa di magnitudo superiore a 4 registrata nella capitale Teheran. L’US Geological Survey ha registrato un sisma di magnitudo di 4.3, il Centro Sismologico Euro-Mediterraneo indica una magnitudo di 4.5 e i media statali iraniani fanno riferimento al valore 4.6. Non ci sono state segnalazioni immediate di danni o vittime. I media iraniani hanno riferito che l’epicentro del terremoto si trova al confine tra Teheran e l’area di Mazandaran, a est della capitale. L’USGS ha collocato l’epicentro del sisma vicino alla città di Damavand. 

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