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  • Blanco torna nei palazzetti e ‘rimette le ali’, la fragilità dietro tre anni di silenzio

    Blanco torna nei palazzetti e ‘rimette le ali’, la fragilità dietro tre anni di silenzio

    (Adnkronos) – Se Gianluca Grignani è passato alla storia come il ‘poeta maledetto’ della canzone italiana, Blanco è l’artista della nuova generazione che quel nome sembra rincorrerlo. Non per le canzoni che scrive – non ancora almeno – ma per la traiettoria della sua carriera: esplosa prestissimo, troppo in fretta, fino quasi a divorarlo. 

    “Siamo vite allo sbaraglio, sbando, schianto / dentro ogni mio sbaglio quanto ho pianto”, canta in apertura del live di stasera all’Unipol Forum. E in fondo tutto il concerto sembra ruotare attorno a questo: una richiesta di scuse. 

    Oggi Blanco ha 23 anni, ma guardandolo sul palco è ancora possibile scorgere il ragazzo che ad appena vent’anni riempiva l’Ippodromo Snai San Siro dopo una manciata di hit. Aveva vent’anni, una vittoria al Festival di Sanremo insieme a Mahmood, un sesto posto all’Eurovision Song Contest e milioni di ragazzi ai suoi piedi che cantavano ogni parola delle sue canzoni. Aveva vent’anni e sembrava avere già tutto. Poi qualcosa si è rotto. 

    Forse quello che succede a tanti ragazzi della sua età quando tutto diventa troppo grande. Solo che nel suo caso è successo davanti a tutti, nel giro di pochi mesi, nel pieno di un successo diventato, forse troppo presto, ingestibile. Un giorno era l’artista emergente più amato del pop italiano. Il giorno dopo il suo nome era ovunque, ma per il motivo sbagliato. 

    Tutto si è rotto con quella scena del palco distrutto a Sanremo, diventata più grande di lui. Gli auricolari che non funzionano, la rabbia, il gesto impulsivo. Un errore consumato nella settimana più intoccabile della televisione italiana. E il resto è storia. Non è stato l’errore a segnarlo, sono state le urla di chi lo ha giudicato e Blanco ha deciso di fare quello che forse era più facile: sparire. Ed è forse questa la cosa più adulta che abbia fatto a vent’anni: capire che era il momento di tirarsi indietro, lasciare crollare tutto e provare a salvare se stesso prima ancora della carriera. Bello e dannato, sì. Ma anche e soprattutto, fragile.  

    Prima della lunga pausa, Blanco aveva davvero tutte le carte per diventare uno dei nomi più forti della musica italiana. Le radio passavano le sue canzoni, tutti volevano quella voce chiara e riconoscibile, quel ‘Blanchito bebe, Michelangelo mettimi le ali’ diventato ormai un marchio. Lo volevano Mace, Marracash, persino Mina. E forse anche lui aveva iniziato a credere di avere il mondo in tasca. 

    Ma oggi gli artisti vengono consumati velocemente. Spinti, spremuti, trasformati in qualcosa che deve sempre funzionare. E quando sbagli in televisione, in mondovisione, il conto da pagare arriva subito. Così Blanco ha provato a fare l’unica cosa possibile: rimanere in silenzio e prendersi cura di se. Per poi ricominciare da capo, in punta di piedi. Con un disco dedicato a sua madre, forse l’unico amore che non l’ha mai lasciato davvero. Quella spalla su cui in questi tre anni di silenzio magari ha pianto più di una volta. Eppure stasera, guardando il Forum, sembra che la sua carriera non si sia mai fermata davvero. I fan sono tutti lì. Ad aspettarlo. A dirgli bentornato. 

    Per ricominciare Blanco ha scelto i palazzetti. Il suo pubblico è di nuovo lì, non se n’è mai andato davvero. Ad aprire il concerto è la voce di Gino Paoli con ‘Il cielo in una stanza’. Una scelta che sembra quasi una benedizione. Lo stesso brano che Blanco e Mahmood avevano portato sul palco di Sanremo 2022 durante la serata cover, classificandosi al secondo posto solo dopo Gianni Morandi.  

    Blanco parla poco. Lascia che siano le canzoni a raccontare quello che gli è successo. Canzoni dure, intime, spesso pesanti da portarsi addosso. Si mette a nudo senza cercare davvero di spiegarsi. Ed è qui che si vede la differenza più grande rispetto al passato. Anni fa si arrampicava sulle impalcature, urlava, correva ovunque, trascinava il caos sul palco. Oggi sembra esserci più Riccardo che Blanco. E Riccardo vuole solo essere accettato. Vuole essere un ragazzo di 23 anni che sta provando a rimettere insieme i pezzi. Non ci sono effetti speciali, né il bisogno continuo di stupire. Preferisce lasciare spazio alle canzoni, al racconto di questi anni difficili, a quel senso di colpa che sembra portarsi addosso da tempo. 

    Blanco è tornato, ma non è più il ‘blanchitobebe’ che si era preso tutto senza pensarci. È diverso. Più controllato. Forse sta ancora cercando di capire chi è davvero. Ma per la prima volta dopo tanto tempo sembra disposto a farlo davanti a tutti. E adesso prova a riprendersi, pezzo dopo pezzo, quello che in questi anni aveva lasciato sospeso. E in questo ritorno non c’è urgenza di stupire, ma solo di ricominciare. Fuori dalla sua cameretta c’è ancora un mondo da scoprire. Ora è arrivato il momento di rimettere le ali. Bentornato Blanco (di Marica Di Giovanni). 

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  • Eurovision, stasera primo appuntamento: dove vederlo e quando canta Sal Da Vinci

    Eurovision, stasera primo appuntamento: dove vederlo e quando canta Sal Da Vinci

    (Adnkronos) –
    Stasera, martedì 12 maggio, andrà in onda su Rai 1 il primo appuntamento dell’Eurovision Song Contest 2026. Tre appuntamenti in totale in diretta da Vienna con Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini alla conduzione italiana. Su Rai 2, il 12 e 14 maggio, su Rai 1 il 16 maggio. In simulcast su Rai Radio2 e in diretta streaming su RaiPlay e RaiPlay Sound. 

    Sal Da Vinci si esibirà questa sera fuori concorso, così come la Germania, già qualificate di diritto per la finale insieme all’Austria, Paese ospitante e campione in carica, Francia e Regno Unito che invece si esibiranno nella semifinale di giovedì 14 maggio. Nella prima semifinale di oggi sarà in gara anche San Marino con Senhit. 

    L’Eurovision Song Contest torna a Vienna per la sua 70ª edizione, dopo la vittoria dell’Austria con JJ a Basilea 2025. La dimensione internazionale dell’evento sarà confermata dal pubblico in arrivo a Vienna. Sono stati venduti 95 mila biglietti con fan da 75 Paesi. Il 42 per cento dei biglietti è stato acquistato da pubblico internazionale e Vienna si prepara al più grande pubblico live dell’Eurovision degli ultimi anni, con arrivi anche da Stati Uniti, Australia, Canada, Brasile, Messico, Giappone, Sudafrica, Emirati Arabi Uniti, Hong Kong e Nuova Zelanda. 

    Durante la settimana la città diventerà un punto d’incontro anche fuori dalla Wiener Stadthalle, tra Eurovision Village a Rathausplatz, eventi culturali, fan zone, proiezioni pubbliche e iniziative diffuse in tutta la capitale austriaca. 

    Quest’anno a Vienna l’Italia sarà rappresentata da Sal Da Vinci con ‘Per sempre sì’. Figlio d’arte, nato a New York durante una tournée del padre Mario Da Vinci, cantante e attore napoletano, Sal Da Vinci porta sul palco una carriera costruita tra musica, teatro e racconto popolare, con un’identità fortemente legata alla tradizione partenopea e alla canzone italiana. 

    Il suo brano, già primo classificato alla 76ª edizione del Festival di Sanremo, tra i 35 che saranno in gara a Vienna risulta anche il protagonista dello streaming: Sal Da Vinci, con il brano ‘Per sempre sì’, ha conquistato la vetta della classifica globale con oltre 24.2 milioni di stream, distanziando nettamente tutti gli altri concorrenti. L’Italia arriva a questa edizione con una continuità di risultati significativa: dopo otto piazzamenti consecutivi in Top 10, Sal Da Vinci cercherà il nono risultato utile di fila per il nostro Paese. 

    La presenza italiana sarà però molto più ampia grazie ad artisti e storie legate al nostro Paese. In gara per San Marino ci sarà Senhit con ‘Superstar’: nata e cresciuta a Bologna da famiglia eritrea, già protagonista eurovisiva per il Titano, torna sul palco dell’Eurovision dopo aver vinto il San Marino Song Contest. A Vienna sarà accompagnata da Boy George, in una delle presenze più attese dell’edizione. 

    Tra i legami italiani di Eurovision 2026 ci sono anche Sarah Engels, in gara per la Germania, con radici siciliane; Veronica Fusaro, svizzera di nascita ma italiana da parte di padre; e Leléka, rappresentante dell’Ucraina, che ha collaborato con il compositore italiano Stefano Lentini. 

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  • Giro d’Italia, oggi tappa 4: orario, percorso e dove vederla

    Giro d’Italia, oggi tappa 4: orario, percorso e dove vederla

    (Adnkronos) – Dopo lo show bulgaro, il Giro d’Italia comincia a far girare le ruote in Italia con la ‘prima’ tappa nella penisola. Oggi, martedì 12 maggio, si corre la Catanzaro-Cosenza, di 138 km. Una tappa breve e veloce, con una lunga salita intermedia sebbene non impegnativa. Partenza da Catanzaro per raggiungere Lamezia Terme senza difficoltà altimetriche e di lì proseguire lungo la costa Tirrenica, sempre su strada larga e leggermente ondulata. Ecco il percorso e dove vedere la quarta tappa in tv e streaming. 

    Ma qual è il percorso della quarta tappa? Dopo San Lucido si affronta la salita di Cozzo Tunno (collegata in vetta al Passo della Crocetta da Paola). Salita di quasi 15 km, ma senza pendenze importanti. Segue una lunga discesa fino alla piana del Crati dove in leggera salita si raggiunge l’arrivo di Cosenza. Ultimi 3 km cittadini con alcune curve nella parte centrale sempre su strade ampie. La corsa è sempre in leggerissima salita fino alla gobba de. ponte sul Crati. Si affrontano alcune ampie curve in seguito che immettono nel rettilineo finale. Retta di arrivo di 450 m al 3.7% di pendenza, su asfalto di larghezza 8 m.  

    La quarta tappa del Giro d’Italia 2026 è prevista oggi, martedì 12 maggio, alle ore 14, con arrivo in programma intorno alle 17. La gara si potrà seguire in diretta televisiva in chiaro sui canali Rai e su quelli Eurosport. In streaming invece la corsa sarà disponibile su RaiPlay, Hbo MAX., Dazn, Discovery+ e Prime Video Channels. 

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  • Darderi-Zverev: orario, precedenti e dove vederla in tv

    Darderi-Zverev: orario, precedenti e dove vederla in tv

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    Luciano Darderi a caccia dell’impresa contro Alexander Zverev. Oggi, martedì 12 maggio, il tennista azzurro sfida il tedesco negli ottavi degli Internazionali d’Italia 2026. Darderi arriva al match dopo aver battuto, all’esordio del Masters 1000 di Roma, Hanfmann ed essersi ripetuto con Paul nel terzo turno. Zverev invece ha superato Altmaier e Blockx. 

     

    La sfida tra Darderi e Zverev è in programma oggi, martedì 12 maggio, non prima delle ore 14, con il match che è fissato come terzo del programma diurno della BNP Paribas Arena. I due tennisti si sono affrontati in un solo precedente, quando il tedesco riuscì a battere in due set l’azzurro nel terzo turno degli Internazionali 2024. 

     

    Darderi-Zverev sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport. Il match sarà visibile anche in streaming sull’app SkyGo e su NOW. 

     

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  • Musetti-Ruud: orario, precedenti e dove vederla in tv

    Musetti-Ruud: orario, precedenti e dove vederla in tv

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    Lorenzo Musetti torna in campo agli Internazionali d’Italia 2026. Oggi, martedì 12 maggio, il tennista azzurro sfida il norvegese Casper Ruud – in diretta tv e streaming – negli ottavi di finale del Masters 1000 di Roma. Musetti arriva al match dopo aver battuto il francese Giovanni Mpetshi-Perricard all’esordio e l’argentino Francisco Cerundolo nel terzo turno e in caso di passaggio ai quarti troverà il vincente della sfida tra Khachanov e Prizmic, mattatore di Novak Djokovic. 

     

    La sfida tra Musetti e Ruud è in programma oggi, martedì 12 maggio, alle ore 11, con il match che è fissato come primo nel programma diurno del Centrale. I due tennisti si sono affrontati in tre precedenti, con il norvegese in vantaggio 2-1 nel parziale. L’ultimo incrocio è stato vinto proprio da Ruud in due set, nella semifinale dell’Atp di Bastad 2023. 

     

    Musetti-Ruud sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport. Il match sarà visibile anche in streaming sull’app SkyGo e su NOW. 

     

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  • Sinner-Pellegrino: orario, precedenti e dove vederla in tv

    Sinner-Pellegrino: orario, precedenti e dove vederla in tv

    (Adnkronos) –
    Jannik Sinner a caccia dei quarti agli Internazionali d’Italia 2026. Oggi, martedì 12 maggio, il tennista azzurro sfida Andrea Pellegrino – in diretta tv e streaming – nel derby italiano degli ottavi del Masters 1000 di Roma. Sinner arriva al match dopo aver eliminato, dopo il bye del primo turno, Ofner al secondo e Popyrin al terzo turno, mentre Pellegrino, partito dalle qualificazioni, ha superato, nel tabellone principale, Nardi, Fils, ritiratosi per infortunio, e Tiafoe. 

     

    La sfida tra Sinner e Pellegrino è in programma oggi, martedì 12 maggio, non prima delle ore 15, con il match che è fissato come il terzo della sessione diurna del Centrale. Tra i due tennisti c’è un solo precedente, datato 2019 e vinto da Sinner nell’Itf sardo di Santa Caterina di Pula. 

     

    Sinner-Pellegrino sarà trasmessa in diretta televisiva sui canali SkySport, ma visibile anche in chiaro su Tv8. La sfida sarà inoltre disponibile in streaming sull’app SkyGo, su NOW e sulla piattaforma web di Tv8. 

     

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  • Ucraina: mobilitazione, raid e ruolo della Bielorussia. Mosca prepara nuova escalation?

    Ucraina: mobilitazione, raid e ruolo della Bielorussia. Mosca prepara nuova escalation?

    (Adnkronos) –
    Mosca valuterebbe una nuova escalation della guerra in Ucraina, mentre il negoziato resta bloccato e il cessate il fuoco, proclamato in occasione della parata del 9 maggio appare, secondo fonti ucraine, soltanto una pausa tattica. E’ quanto emerge da un’analisi pubblicata da Rbc-Ucraina, secondo cui il Cremlino starebbe studiando nuove opzioni per cambiare il corso del conflitto: dall’intensificazione degli attacchi contro le infrastrutture strategiche ucraine fino a una possibile nuova mobilitazione di massa in Russia, mentre c’è grande attenzione sulle attività della Bielorussia. 

    Nei giorni scorsi, dopo la parata del Giorno della Vittoria di più basso profilo degli ultimi anni, Vladimir Putin ha affermato di ritenere che la guerra si stia “avvicinando alla fine”. Il presidente russo ha anche aperto alla possibilità di nuovi negoziati sulla sicurezza europea, indicando l’ex cancelliere Gerhard Schroeder come possibile mediatore per futuri colloqui. Una proposta che ha suscitato scetticismo in Germania, dove diversi esponenti politici hanno evidenziato i legami storici di Schroeder con il Cremlino e con le società energetiche russe. 

    Parallelamente il Cremlino ha confermato che gli inviati statunitensi, Steve Witkoff e Jared Kushner, potrebbero tornare presto a Mosca per proseguire il dialogo nell’ambito degli sforzi portati avanti dall’Amministrazione Trump. Secondo Yuri Ushakov, consigliere di Putin, i due emissari americani dovrebbero arrivare “molto presto” nella capitale russa. 

    Nonostante questi segnali, fonti militare e politiche citate da Rbc-Ucraina ritengono che sul terreno non vi siano elementi concreti per pensare a una vera de-escalation. La tregua, legata alle celebrazioni del 9 maggio non avrebbe riguardato il fronte, dove gli assalti russi sarebbero proseguiti senza sosta. “Di fatto è stata una pausa negli attacchi con droni e missili, ma al fronte nulla si è fermato”, ha riferito una fonte informata, aggiungendo che Mosca avrebbe nel frattempo accumulato nuove capacità offensive. 

     

    Le dichiarazioni di Putin, osserva l’agenzia di stampa ucraina, non mostrano una disponibilità immediata a compromessi. Anzi, il Cremlino starebbe preparando una nuova fase della guerra, rivedendo obiettivi e modalità degli attacchi contro l’Ucraina. Uno dei principali cambiamenti riguarda la strategia dei bombardamenti. Dopo mesi di raid concentrati sulle infrastrutture energetiche ucraine, che hanno provocato danni pesanti senza però spezzare la resistenza del Paese, Mosca starebbe ora spostando l’attenzione verso nuovi bersagli strategici, in particolare impianti dell’industria della difesa, infrastrutture del gas e del petrolio e depositi di carburante, come ha evidenziato il portavoce dell’Aeronautica ucraina, Yuri Inhat.  

    Alcune fonti ritengono che almeno fino all’autunno la Russia non lancerà una campagna di bombardamenti sistematica contro la rete energetica come quella dello scorso inverno, ma cresce il timore che durante l’estate anche i sistemi idrici possano diventare un bersaglio, rischio evocato nelle scorse settimana anche dal presidente Volodymyr Zelensky. 

    Nello stesso tempo, Mosca starebbe modificando le modalità operative dei raid. L’aumento della produzione di droni Shahed avrebbe consentito alla Russia di organizzare attacchi in più ondate nell’arco dell’intera giornata, con l’obiettivo di logorare le difese aeree ucraine e il personale militare. Secondo Rbc-Ucraina, la Russia avrebbe inoltre ripreso ad accumulare missili balistici Iskander-M dopo l’intenso utilizzo durante l’inverno.  

     

    Sul fronte nord è massima invece l’attenzione alle mosse della Bielorussia. Dall’inizio della guerra Alexander Lukashenko ha sostenuto Mosca concedendo il proprio territorio per l’invasione iniziale, mettendo a disposizione infrastrutture militari e trasferendo armamenti dai depositi bielorussi. Secondo la Guardia di frontiera ucraina, Minsk continua a collaborare anche nel supporto logistico e tecnologico ai droni russi e lo stesso Zelensky ha denunciato una crescita delle attività militari bielorusse vicino al confine ucraino. Secondo Kiev, la Russia non dispone attualmente in Bielorussia di forze sufficienti per una nuova offensiva su larga scala, resta però il rischio di provocazioni o operazioni ibride lungo il confine. 

     

    Un altro nodo centrale riguarda la mobilitazione in Russia. Il Cremlino continua a reclutare soldati attraverso campagne rivolte ai coscritti, detenuti e forme di mobilitazione indiretta nelle regioni periferiche. Il piano, approvato per il 2026, prevede il reclutamento di oltre 409mila militari a contratto, circa 34mila al mese. Secondo Rbc-Ucraina, però, questo flusso sarebbe sufficiente solo a compensare le perdite subite al fronte. Per questo motivo Mosca starebbe valutando anche l’ipotesi di una nuova mobilitazione di massa simile a quella dell’autunno 2022, quando dopo le sconfitte nella regione di Kharkiv furono richiamati circa 300mila uomini. 

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  • Venezuela, Trump: “Sto considerando di renderlo 51esimo Stato”

    Venezuela, Trump: “Sto considerando di renderlo 51esimo Stato”

    (Adnkronos) – Non solo Groenlandia e Canada. Donald Trump ha detto di stare “seriamente considerando” l’idea di rendere il Venezuela il 51esimo Stato americano. In un’intervista a Fox News, il presidente statunitense ha affermato che il “Venezuela ama Trump” e ha ricordato che il Paese latinoamericano ha risorse petrolifere pari a 40 trilioni di dollari. 

    Non è tardata ad arrivare la replica di Delcy Rodriguez, diventata presidente venezuelana ad interim dopo che le forze speciali Usa hanno catturato nel blitz del 3 gennaio Nicolas Maduro di cui era la vice. Il Venezuela “non ha mai considerato” la possibilità di diventare il 51mo Stato americano, ha detto. La cosa, ha spiegato Rodriguez rispondendo ai giornalisti all’Aja, “non verrebbe mai presa in considerazione perché” “noi donne e uomini venezuelani abbiamo amiamo il nostro processo d’indipendenza, amiamo i nostri eroi e le nostre eroine dell’indipendenza”. 

    Rodriguez si è recata all’Aja nel suo primo viaggio all’estero da quando ha preso la guida del Paese per intervenire di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia riguardo ad una disputa territoriale con la Guyana per il controllo dell’Esequibo, regione ricca di petrolio. Nel suo intervento, la presidente ad interim ha ribadito la “storica posizione” del Venezuela nel non cedere ad organismi internazionali questioni riguardo alla sovranità, affermando che la disputa potrà essere risolta solo con negoziati bilaterali e non da una sentenza della Corte. Rodriguez ha spiegato di essere andata all’Aja per “dimostrare al mondo la verità sui diritti appartenuti al Venezuela riguardo al territorio” contesto. “Questo non implica in nessun modo il riconoscimento della giurisdizione della Corte sulla controversia territoriale”, ha concluso. 

     

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  • Garlasco e la revisione della condanna di Stasi, la pg di Milano: “Una questione complicata”

    Garlasco e la revisione della condanna di Stasi, la pg di Milano: “Una questione complicata”

    (Adnkronos) –
    Alberto Stasi sta scontando una condanna definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi. Ora però, alla luce dell’avviso di conclusione delle indagini della procura di Pavia ad Andrea Sempio, potrebbe venire valutata una revisione nei suoi confronti, istanza che potrebbe procedere, in linea teorica, “parallelamente” al processo Sempio. Al momento però la difesa di Stasi non ha presentato nessuna richiesta di revisione. 

    “Abbiamo ricevuto una memoria di cento pagine dalla Procura di Pavia, stiamo cominciando a studiare e analizzare. È una questione delicata, complicata, difficile”. Lo afferma la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni sul sollecito ricevuto dai pm pavese di valutare l’eventuale revisione di Alberto Stasi. 

    A chi le chiede se la decisione sarà presa in tempi rapidi, Nanni replica: “Le cose vanno fatto in un certo modo” confermando quanto già detto ad aprile scorso sulla necessità di leggere con cura ogni atto e quindi sull’ipotesi di poter chiedere altri faldoni ai titolari della nuova indagine che vede indagato Andrea Sempio. Al momento la difesa di Stasi non ha presentato nessuna richiesta di revisione, istanza che potrebbe procedere, in linea teorica, “parallelamente” al processo Sempio. 

    “È ancora più rafforzata l’idea che non ci sia spazio perché venga concessa una revisione che deve basarsi non solo su elementi nuovi, ma che vadano a scardinare l’impianto accusatorio che ha retto in giudicato. Qua molti degli elementi sono stati bypassati”. Lo sostiene Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia di Chiara Poggi.  

    Dalla lettura delle consulenze allegate alla discovery “non emergono realmente elementi che possano sconfessare la sentenza passata in giudicato, non vedo spazio per una revisione, né dalla consulenza medico-legale della dottoressa Cattaneo, né dalla consulenza di Dal Checco dal punto di vista informatico, né dalle consulenze del Ris per quanto riguarda la Bpa”. Per il legale “l’unico tema da esplorare è l’impronta 33”, la traccia che i pm riconducono a Sempio e che la difesa dell’indagato contesta, che la parte civile aveva chiesto di inserire nell’incidente probatorio: “Era già in essere la perizia dattiloscopia, sarebbe stato economico in termini di tempo e di costi”.  

    In attesa che la difesa del condannato depositi la richiesta di revisione, “si sono bypassati i punti centrali della condanna di Stasi: la famosa camminata viene liquidata in una paginetta, non viene trattata minimamente dal Ris di Cagliari né dagli altri consulenti che dovevano confrontarsi semmai con la perizia Testi-Bitelli-Vitturari che all’epoca fecero una perizia geomatica che non viene proprio considerata”.  

    E l’avvocato della parte civile Tizzoni aggiunge: “E’ oggettivamente strano e non riesco a capacitarmene di come sia uscita dalla scena la bicicletta nera. Quella bicicletta è lì negli atti, da sempre, anche il giudice Vitelli che assolse Stasi la ritenne importantissima come bicicletta dell’assassino. Non si può immaginare una revisione togliendo quello che non piace e che non torna ma senza spiegarlo come elementi di novità”. 

    La scarpa rimane un numero 42, “sostanzialmente nessuno l’ha messa in discussione. In un’ipotesi molto lontana per cui questa scarpa potesse andar bene a Sempio, non vuol dire che non va più bene a Stasi. Se parliamo di revisione bisogna dimostrare che quella scarpa non va più bene a Stasi, non metterci dentro chiunque passa”. Inoltre, nella Bpa “non si dà atto che l’assassino abbia chiuso la porta a libro, Stasi lo scopritore dice che ha trovato la porta chiusa. Se il Ris oggi ricostruisce la scena dicendo che la porta è rimasta aperta vuol dire che Stasi ha mentito; il problema è conoscere gli atti, le sentenze” rimarca. 

    Anche nella consulenza informatica della Procura di Pavia “non ho visto tutti questi riscontri informatici che rafforzerebbero la tesi accusatoria. Nella relazione si dà atto della possibilità che Chiara abbia aperto la cartella ‘militare’ non solo alle 22 (del 12 agosto 2007, la sera prima del delitto, ndr) come abbiamo sostenuto noi, ma addirittura immagina che questo potrebbe essere avvenuto anche successivamente nella serata. Quindi tornando al famoso movente del motivo di litigio (di coppia tra la vittima e Stasi, ndr), nella consulenza si apre anche questa finestra” conclude il legale. 

     

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  • Iran-Usa, Trump: “La tregua è appesa a un filo”

    Iran-Usa, Trump: “La tregua è appesa a un filo”

    (Adnkronos) –
    La tregua tra Stati Uniti e Iran è appesa a un filo. O, per usare le parole di Donald Trump, “è in terapia intensiva”. Il presidente americano ha bocciato senza appello la risposta di Teheran al piano proposto dagli Usa per porre fine al conflitto. “Una lettera inaccettabile”, dice Trump. Teheran chiede lo stop alle ostilità, il controllo dello Stretto di Hormuz, risarcimenti di guerra. E, a quanto pare, ha anche cambiato idea sulla consegna dell’uranio arricchito agli Usa: prima sì, ora no. Ce n’è abbastanza per indurre Trump a consultare i vertici delle forze armate per rivalutare la situazione, con la prospettiva di una ripresa delle operazioni militari. 

    “Il cessate è il fuoco è incredibilmente debole. Non è mai stato così debole ed è appeso a un filo”, dice il presidente prima di ricorrere ai termini medici: “La tregua è in rianimazione. Come quando il dottore va dai parenti del paziente per dire ‘il vostro cari ha solo l’1% di possibilità di farcela’”, la sintesi estrema. 

    Trump, in particolare, accusa l’Iran di aver fatto marcia indietro sulla questione del programma nucleare. “Due giorni fa” Teheran avrebbe manifestato l’intenzione di consegnare 440 chili di uranio, arricchito al 60%, agli Stati Uniti. “Poi hanno cambiato idea”, dice il numero 1 della Casa Bianca. Inizialmente “mi hanno detto ‘lo avrete, ma dovrete recuperarlo voi’. Il sito è stato distrutto a tal punto che solo noi e la Cina siamo in grado di compiere l’operazione. Gli iraniani non sono in grado di farlo. Avevano detto sì, poi sono tornati indietro”, afferma. 

    La ‘melina’ prosegue, la soluzione della crisi appare ancora lontana. Intanto, il prezzo del petrolio è in altalena e quello dei carburanti rimane alto. “Scenderà come un sasso quando tutto questo finirà”, dice Trump, che continua a esibire fiducia nell’epilogo positivo. “Molte persone si chiedono: ‘ha un piano?’. Certo che ho un piano, ed è il piano migliore di sempre”, dice, senza in realtà esporlo nemmeno per sommi capi. “L’Iran non può avere armi nucleari”, si limita a ripetere mentre sciorina il consueto repertorio: la superiorità militare degli Stati Uniti è schiacciante, il blocco navale nello Stretto di Hormuz è efficace. 

     

    Intanto, però, Teheran non ha nessuna intenzione di soddisfare le richieste di Washington. Secondo un report dell’intelligence statunitense citato dal Washington Post, l’Iran può resistere altri 3-4 mesi prima che la sua economia entri in crisi profonda. In sostanza, Trump rischia di dover attendere la fine dell’estate per sperare nel cedimento del nemico. Gli iraniani, attacca il presidente, “sono stupidi. Pensano che mi stancherò di tutto questo, mi annoierò, sentirò un po’ di pressione. Non c’è alcuna pressione. Otterremo una vittoria totale. In teoria, dal punto di vista militare, abbiamo già ottenuto una vittoria totale”, tiene a precisare. 

    L’Iran, intanto, non cambia la propria linea e si dice pronto a rispondere ad ogni aggressione. “Le nostre forze armate – scrive su X il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf – sono pronte a dare una risposta adeguata a qualsiasi aggressione; strategie errate e decisioni sbagliate porteranno sempre a risultati sbagliati: il mondo intero lo ha già capito. Siamo pronti a ogni eventualità. Rimarranno sorpresi”. 

     

    Il braccio di ferro è destinato a durare ancora, almeno fino al viaggio di Trump in Cina. Il presidente americano sarà a Pechino per incontrare Xi Jinping domani e giovedì. La Cnn, in particolare, dà spazio alle valutazioni di una fonte vicina al processo negoziale: eventuali sviluppi “dipenderanno dai risultati della visita del presidente Trump a Pechino”, segnalando il ruolo sempre più centrale della Cina nel dialogo tra Washington e Teheran. La stessa fonte indica come “molto probabile” la presenza del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, a Delhi per la riunione dei ministri degli Esteri dei Brics, in programma giovedì e venerdì, negli stessi giorni della visita di Trump in Cina. La partecipazione di Araghchi viene considerata particolarmente “importante” erché al vertice potrebbero prendere parte anche i ministri degli Esteri di Arabia Saudita ed Egitto, due dei Paesi coinvolti nei contatti indiretti tra Stati Uniti e Iran mediati dal Pakistan. 

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