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  • Polemiche al Roland Garros, Vallejo: “Certi match meglio che siano arbitrati da un uomo”

    Polemiche al Roland Garros, Vallejo: “Certi match meglio che siano arbitrati da un uomo”

    (Adnkronos) – Polemiche al Roland Garros 2026 dopo il match del secondo turno tra Adolfo Daniel Vallejo e Moise Kouame. Stavolta, nelle discussioni dei tennisti finiscono… gli arbitri: “Sarebbe stato molto difficile per una donna arbitrare questa partita” ha detto il tennista paraguaiano al termine del match, commentando le diverse interruzioni della sfida.  

    Il numero 71 del mondo ha perso dopo una battaglia durata 4 ore e 56 minuti a Parigi ed era in vantaggio per 5-2 nel set finale, prima che Kouame completasse la rimonta davanti a un pubblico di casa fortemente di parte. 

    Pur riconoscendo il livello del suo avversario, Vallejo si è concentrato poi soprattutto sulle condizioni arbitrali e su quello che ha definito un ambiente difficile da gestire, sostenendo come una partita del genere debba “essere arbitrata da un uomo perché il pubblico è molto esuberante e ci vuole molta forza per andare contro la folla. Molte volte si è perso tempo, con i giocatori a terra o con il tempo di recupero che veniva sprecato. E non è nemmeno normale che il pubblico continui a urlare per un minuto intero senza che ci sia gioco”. Fotografia di un’atmosfera descritta come “pesante”, a causa del clima venuto fuori nei momenti chiave della partita: “Il pubblico era decisamente fuori luogo, ma capisco che stiano sostenendo il loro connazionale. È un pubblico molto intenso. Ero già preparato, sapevo già che sarebbe andata così. La verità è che non mi ha danneggiato, ma ha soprattutto rafforzato lui”. 

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    sport

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  • Saipem, inaugura Drilling Training Centre per la formazione tecnica del personale

    Saipem, inaugura Drilling Training Centre per la formazione tecnica del personale

    (Adnkronos) – La perforazione in mare aperto, o drilling offshore, è da sempre un pilastro strategico fondamentale per Saipem, leader globale nell’ingegneria e nella costruzione di grandi progetti nei settori dell’energia e delle infrastrutture sia offshore che onshore. Al fine di migliorare performance, sicurezza e affidabilità delle operazioni del settore, chiamato ad affrontare sfide sempre più complesse, è necessario integrare tecnologie avanzate e formazione innovativa: “Il drilling offshore resta un pilastro strategico per Saipem, un’attività ad alto contenuto tecnologico che richiede eccellenza operativa, gestione del rischio e investimenti continui in innovazione. Il settore affronta sfide sempre più complesse, legate a pozzi più profondi, ambienti operativi estremi e standard di sicurezza sempre più stringenti. In questo contesto, l’integrazione di tecnologie digitali avanzate e la formazione attraverso la simulazione sono elementi decisivi per migliorare performance, sicurezza e affidabilità delle operazioni”. Lo sottolinea Adriano Mongini, Chief Operating Officer Drilling and Subsea di Saipem, spiegando l’importanza della perforazione in mare aperto per l’azienda e la necessità di integrare tecnologie digitali avanzate e formazione. (VIDEO) 

    Il Drilling Training Centre è stato, infatti, recentemente inaugurato come hub di formazione in ambito drilling offshore e Leonardo Bori, Drilling Training Centre Coordinator di Saipem, illustra le caratteristiche distintive e gli obiettivi dell’unità: “Il Drilling Training Centre è una branca di Saipem Academy, espressione del continuo investimento dell’azienda sulla conoscenza. Nasce come unità rivolta alla valorizzazione delle competenze in ambito drilling offshore, con l’obiettivo di fornire un polo di eccellenza per la formazione tecnica – spiega Bori – È accreditato dai principali enti internazionali di settore con lo scopo di centralizzare la formazione e la certificazione del personale. Fiore all’occhiello del Centro è un sistema di simulazione full-scale di ultima generazione, col supporto del quale vengono sviluppati percorsi di formazione specialistica basata sulla riproduzione di scenari operativi reali”.  

    Il Drilling Training Centre Coordinator di Saipem, poi, prosegue raccontando le caratteristiche principali di questo sistema di simulazione e ciò che lo rende così vicino alle condizioni operative reali, nonché le tipologie di scenario che possono essere simulate: “Il simulatore full-scale permette di riprodurre in modo estremamente accurato le dinamiche tecniche e comportamentali reali delle operazioni di perforazione offshore. Il sistema integra modelli fisici e matematici avanzati in uno scenario 3D immersivo, dotato di interfacce di controllo identiche a quelle delle postazioni di bordo. La combinazione tra la fedeltà alle attività operative fornita dal sistema e la competenza degli istruttori nel predisporre scenari costruiti su casi reali rende l’esperienza formativa particolarmente efficace, sia per personale esperto che per chi sta sviluppando nuove competenze – afferma – Grazie al simulatore è possibile riprodurre un’ampia gamma di scenari, dalle normali operazioni di perforazione fino a situazioni ad alta complessità o di emergenza”.  

    Questo nuovo approccio alla formazione di Saipem contribuisce a migliorare sicurezza e performance sul campo: “L’impatto sulla sicurezza e sulle performance è diretto. La simulazione consente alle persone di sperimentare la presa di decisioni sotto pressione, di migliorare il lavoro di squadra e la comunicazione e di testare procedure e comportamenti in un ambiente protetto – sottolinea Bori – È un approccio che rafforza la consapevolezza operativa e la prontezza nella risposta in situazioni-problema, senza esporre persone o asset a rischi reali. Questo si traduce in operazioni più sicure, più efficienti e più affidabili”.  

    Ad illustrare la Saipem Academy, nata con l’obiettivo di valorizzare e sviluppare le competenze aziendali, le parole di Alessandro Bruscia, Human Resources Director di Saipem: “La Saipem Academy è nata come elemento competitivo a favore del Business nello sviluppo delle competenze chiave e lo fa sia con uno sguardo verso l’interno sia verso l’esterno, cioè verso tutti gli stakeholder che collaborano con Saipem. L’obiettivo è garantire che le competenze crescano in modo coerente con la strategia industriale dell’azienda e con le sfide future del settore energetico per mantenere un eccellente livello di servizio ai nostri clienti – spiega Bruscia – E’ un ecosistema integrato che accompagna le persone lungo tutto il loro percorso di sviluppo delle conoscenze: tecniche, comportamentali e trasversali quali quelle di Hse e di Business Ethics, mettendo al centro l’apprendimento continuo, valorizzando sia il trasferimento di know‑how interno sia l’adozione di strumenti formativi innovativi, digitali e immersivi e creando partnership verso poli esterni di eccellenza, quali Università, centri di ricerca e fornitori altamente qualificati. In particolare l’elevata esperienza delle persone Saipem vuole essere messa a disposizione anche di studenti e professionisti del settore, come fatto con l’erogazione del Mooc con l’Università di Urbino sulle tematiche della Geotermia”.  

    All’interno di questo ecosistema, strutture specialistiche come il Drilling Training Centre offrono un vero e proprio valore aggiunto e contribuiscono allo sviluppo delle competenze tecniche nel lungo periodo: “Strutture specialistiche come il Drilling Training Centre, ma anche l’Abser Training Center e quelli diffusi in altre sedi del nostro mondo, rappresentano un asset strategico per l’ Academy perché consentono vicino alle sedi più rappresentative e coerenti con il business stesso di preservare e far evolvere competenze tecniche altamente specializzate e realmente necessarie. Sono luoghi in cui l’esperienza operativa si trasforma in conoscenza strutturata e trasferibile, creando continuità tra generazioni di professionisti, assicurando che le competenze chiave restino allineate agli standard più elevati di sicurezza, qualità e innovazione. È un investimento sulle persone che ha un impatto diretto sulla competitività e sulla sostenibilità industriale dell’azienda. Nel lungo periodo, questi centri contribuiscono a rafforzare il capitale umano di Saipem, assicurando che le competenze chiave restino allineate agli standard più elevati di sicurezza, qualità e innovazione. È un investimento sulle persone che ha un impatto diretto sulla competitività e sulla sostenibilità industriale dell’azienda”, conclude Bruscia. 

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    economia

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  • Camion si ribalta nel reggiano, maiali in fuga sulla via Emilia

    Camion si ribalta nel reggiano, maiali in fuga sulla via Emilia

    (Adnkronos) – Un camion per il trasporto animali si ribalta sulla via Emilia nel reggiano e dieci maiali si ritrovano a girovagare sulla carreggiata. È accaduto a Calerno, frazione di Sant’Ilario d’Enza, all’altezza dell’incrocio con via XXV aprile. Sul posto sono intervenuti i carabinieri. Sono stati attivati inoltre polizia locale, stradale, vigili del fuoco, protezione civile e servizio veterinario della Asl per la messa in sicurezza degli animali. 

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    cronaca

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  • Kenya, incendio in collegio femminile: 16 morti. Arrestate 8 studentesse

    Kenya, incendio in collegio femminile: 16 morti. Arrestate 8 studentesse

    (Adnkronos) – Sedici studentesse hanno perso la vita a causa di un incendio doloso in un collegio femminile in Kenya e altre otto sono state arrestate con l’accusa di aver appiccato il fuoco. Lo ha riferito dalla polizia. L’incendio, scoppiato presso l’Accademia femminile Utumishi a Gilgil, a circa 120 chilometri a nord-ovest della capitale Nairobi, ha devastato il piano superiore di un dormitorio che ospitava 135 letti a castello. Dopo aver raccolto le testimonianze di studenti e personale scolastico e dopo un’analisi forense dei filmati delle telecamere di sorveglianza, otto alunne della scuola sono state identificate come “persone di interesse in relazione alla pianificazione e all’esecuzione” del rogo, ha dichiarato il Servizio di Polizia Nazionale in un comunicato. Le indagini per accertare le cause esatte dell’incendio sono tuttora in corso. 

    La polizia ha dichiarato che le studentesse sono state fermate per essere interrogate dagli investigatori che indagano sul tragico rogo. Il Kenya ha una lunga storia di incendi nelle scuole: solo due anni fa 21 persone hanno perso la vita in un rogo divampato in un dormitorio nel Kenya centrale. Molti incendi nei collegi sono stati causati da atti dolosi, con studenti scontenti per la disciplina e le condizioni di vita accusati di esserne responsabili, come ricorda la Bbc. 

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    internazionale/esteri

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  • Sin: “Diagnosi più rapide e farmaci innovativi cambiano decorso sclerosi multipla”

    (Adnkronos) – La sclerosi multipla non è più la malattia invalidante e imprevedibile di qualche decennio fa. Oggi, grazie alla diagnosi precoce, ai farmaci ad alta efficacia e a un approccio sempre più personalizzato, sempre più pazienti riescono a mantenere autonomia, qualità di vita e progettualità. E’ il messaggio che arriva dagli specialisti della Sin – Società italiana di neurologia, in occasione della Giornata mondiale della sclerosi multipla che si celebra sabato 30 maggio. Patologia neurologica cronica, autoimmune, infiammatoria, demielinizzante e neurodegenerativa, la sclerosi multipla colpisce il sistema nervoso centrale – cervello e midollo spinale – e può manifestarsi in modi molto diversi da persona a persona, ricorda la Sin. In Italia interessa oltre 140mila persone, con circa 3.400-3.600 nuove diagnosi ogni anno. L’esordio avviene soprattutto tra i 20 e i 40 anni, con una prevalenza femminile di circa 3 donne per ogni uomo, ma negli ultimi anni si osserva anche un aumento delle forme pediatriche e di quelle a esordio tardivo. I sintomi iniziali possono essere estremamente variabili: dalla neurite ottica con perdita della vista o alterazione della percezione dei colori, fino a disturbi motori, sensitivi o sfinterici legati al coinvolgimento del midollo spinale o del tronco encefalico.  

    Secondo Massimo Filippi, coordinatore del gruppo di studio Sclerosi multipla della Sin, “la vera rivoluzione degli ultimi anni riguarda la possibilità di intervenire molto prima rispetto al passato. La sclerosi multipla resta una malattia grave e progressiva se non viene affrontata con terapie adeguate. Ma oggi è diventata una malattia controllabile. Oggi siamo in grado di porre diagnosi anche nel giro di 1 mese, grazie all’integrazione di marcatori di risonanza magnetica e biomarcatori dei fluidi biologici. La diagnosi precoce ha senso perché oggi disponiamo di terapie efficaci: intervenire subito significa evitare che i meccanismi patologici si autoalimentino e che la disabilità si accumuli”. Parallelamente, la ricerca ha cambiato profondamente anche la comprensione biologica della malattia. “Abbiamo imparato che neuroinfiammazione e neurodegenerazione iniziano fin dalle primissime fasi – sottolinea il neurologo – Non esiste soltanto un’aggressione immunitaria proveniente dall’esterno del sistema nervoso centrale, ma anche processi interni, orchestrati da cellule residenti, come la microglia”. Da qui la necessità di utilizzare precocemente farmaci ad alta efficacia. “Dare subito terapie molto efficaci significa piegare la curva di accumulo della disabilità”, afferma l’esperto. “L’obiettivo oggi non è ancora la guarigione definitiva, ma permettere ai pazienti di vivere bene per decenni”, chiarisce. 

    Sul fronte terapeutico, i risultati raggiunti negli ultimi anni sono particolarmente significativi. “Con i farmaci ad alta efficacia arriviamo a una riduzione delle ricadute e dell’accumulo di nuove lesioni cerebrali intorno al 90% – spiega Nicola De Stefano, presidente eletto della Sin – E’ un impatto estremamente importante, che modifica concretamente il decorso della malattia”. I farmaci oggi disponibili agiscono soprattutto sulla componente infiammatoria, responsabile delle ricadute e del danno cerebrale visibile alla risonanza magnetica. Più complessa resta invece la sfida della neurodegenerazione. “Attualmente non disponiamo ancora di terapie che agiscano direttamente sulla neurodegenerazione – evidenzia De Stefano – Tuttavia, ridurre l’infiammazione resta fondamentale anche per limitare il danno degenerativo futuro. Per questo abbassare drasticamente l’attività infiammatoria migliora anche la prospettiva a lungo termine del paziente”. Secondo lo specialista, oggi la vera sfida è riuscire a utilizzare le terapie nel modo più appropriato e tempestivo possibile. “Non significa somministrare farmaci potenti a tutti indistintamente – precisa – ma poter scegliere il trattamento più adatto in base alle caratteristiche prognostiche individuali. Oggi abbiamo strumenti che consentono di stratificare adeguatamente i pazienti”. 

    E’ proprio verso una medicina sempre più personalizzata che si sta orientando la gestione della sclerosi multipla. “Negli ultimi anni – continua Claudio Gasperini, vice presidente della Sin – abbiamo acquisito una comprensione molto più approfondita dei meccanismi patogenetici della malattia e dei meccanismi d’azione dei farmaci. Questo ci consente di individuare con maggiore precisione le terapie più appropriate per ciascun paziente”. Oggi, infatti, i neurologi possono integrare informazioni cliniche, dati di neuroimaging e biomarcatori innovativi – come i neurofilamenti – per definire il rischio evolutivo della malattia e orientare le scelte terapeutiche. “L’obiettivo è targettizzare in maniera sempre più precisa le strategie di cura”, aggiunge l’esperto.  

    Sempre maggiore attenzione viene riservata anche alla neuroplasticità, cioè alla capacità del cervello di attivare meccanismi compensatori per contrastare il danno neurologico. “Oggi sappiamo che anche lo stile di vita può favorire la neuroplasticità e contribuire a ritardare la comparsa della disabilità – rimarca Gasperini -. Per anni ai pazienti veniva sconsigliata l’attività fisica. Oggi invece sappiamo che l’esercizio fisico stimola il cervello ad attivare nuove connessioni neuronali e meccanismi di compenso funzionale”. L’attività fisica, puntualizza il neurologo, non riduce direttamente l’infiammazione, ma aiuta il cervello a compensare i danni provocati dalla malattia: “L’esercizio favorisce la formazione di nuove sinapsi, che contribuiscono a mantenere più efficiente la trasmissione degli impulsi nervosi”. Sfatati anche vecchi tabù: “Un tempo si sconsigliava persino l’esposizione al sole. Oggi sappiamo, invece, che livelli adeguati di vitamina D rappresentano un fattore protettivo nell’ambito delle malattie neurodegenerative e della sclerosi multipla”.  

    Il messaggio degli specialisti è soprattutto rivolto ai pazienti e guarda al futuro con maggiore fiducia rispetto al passato. “Be active – dice De Stefano – La malattia può accompagnare una persona per tutta la vita, ma non deve definirla. Oggi sempre più pazienti riescono a lavorare, fare sport, costruire una famiglia e perseguire i propri obiettivi”. Una prospettiva resa possibile dalla combinazione tra diagnosi precoce, terapie innovative, monitoraggio continuo e presa in carico multidisciplinare. “La visione attuale della sclerosi multipla – conclude il presidente della Sin, Mario Zappia – va ormai ben oltre la sola gestione clinica della malattia e punta a garantire alle persone una qualità di vita, una prospettiva e un livello di autonomia quanto più possibile vicini alla normalità. Oggi la neurologia dispone di strumenti diagnostici e terapeutici impensabili fino a pochi anni fa, ma la vera sfida è fare in modo che questa innovazione diventi concretamente accessibile e sostenibile per tutti i pazienti, in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. La sclerosi multipla rappresenta uno degli ambiti nei quali il progresso scientifico ha dimostrato più chiaramente quanto la ricerca possa cambiare il destino delle persone. E’ fondamentale continuare a investire nella ricerca clinica, nelle reti assistenziali specialistiche e nella presa in carico multidisciplinare, affinché ogni paziente possa beneficiare tempestivamente delle migliori opportunità terapeutiche disponibili. L’innovazione davvero utile è quella che riesce a tradurre le evidenze scientifiche in valore concreto per la vita quotidiana delle persone, rafforzando allo stesso tempo l’equità, l’efficienza e la sostenibilità del sistema sanitario”. 

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    cronaca

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  • No a glutine o lattosio, tanti bambini a dieta senza diagnosi. Pediatri: “Rischiano carenze”

    No a glutine o lattosio, tanti bambini a dieta senza diagnosi. Pediatri: “Rischiano carenze”

    (Adnkronos) –
    Proteine del latte vaccino, glutine e lattosio eliminati dalla dieta dei bambini anche in assenza di una diagnosi medica. Sempre più famiglie scelgono regimi alimentari restrittivi sulla base di convinzioni salutistiche, timori legati ad alcuni alimenti o abitudini familiari che coinvolgono anche i bambini, talvolta esponendoli al rischio di carenze e squilibri nutrizionali nelle fasi più delicate della crescita. E’ quanto emerge da una survey promossa da Sinupe (Società italiana di nutrizione pediatrica), in collaborazione con la Società italiana di pediatria (Sip), la Federazione italiana dei medici pediatri (Fimp) e la Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps), che ha coinvolto oltre 460 pediatri operanti su tutto il territorio nazionale, e i cui risultati sono stati presentati al congresso italiano di pediatria che si conclude oggi a Padova.  

    I risultati – riporta una nota della Sip – mostrano come le diete prive di glutine e proteine del latte vaccino siano oggi estremamente frequenti: oltre il 95% dei pediatri riferisce di seguire bambini a dieta senza glutine, circa l’85% bambini a dieta priva di latte e derivati e più dell’80% pazienti a dieta priva di lattosio. Sebbene le principali indicazioni restino condizioni cliniche ben definite – come celiachia, allergia alle proteine del latte vaccino e intolleranza al lattosio – emerge anche un ruolo importante delle scelte autonome delle famiglie. Il 33% dei pediatri riferisce infatti di avere almeno un paziente a dieta priva di glutine per scelta dei genitori; la quota sale al 46% per le diete prive di proteine del latte vaccino e al 51% per quelle prive di lattosio. Tra le motivazioni più frequentemente riportate figurano la convinzione che alcune diete siano “più salutari” o “più leggere”, il timore che determinati alimenti possano nuocere alla salute del bambino e, in alcuni casi, la semplice abitudine familiare. Nelle diete prive di lattosio, ad esempio, il 64% dei pediatri segnala la presenza di familiari intolleranti come principale motivazione riferita dalle famiglie.  

    “Le diete di eliminazione rappresentano una terapia indispensabile quando esiste una patologia diagnosticata, come celiachia o allergie alimentari – afferma la presidente Sinupe, Elvira Verduci – Il problema nasce quando restrizioni eccessive vengono introdotte autonomamente senza un reale bisogno clinico. In particolare è importante ricordare che nei bambini, in assenza di una diagnosi certa di celiachia o altra patologia glutine-correlata, la dieta priva di glutine non ha dimostrato di essere più salutare rispetto a una alimentazione equilibrata contenente glutine. Alcuni studi evidenziano inoltre che, se intrapresa senza adeguata supervisione specialistica, potrebbe associarsi a un ridotto apporto di fibre e micronutrienti”. Aggiunge il presidente Sip, Rino Agostiniani: “Oggi le famiglie ricevono informazioni alimentari da molte fonti diverse, non sempre corrette o scientificamente fondate. Per questo il pediatra deve restare il punto di riferimento nelle scelte nutrizionali dei bambini”. 

    Una delle aree di maggior confusione riguarda il latte. Oltre il 57% dei pediatri segnala infatti una frequente sovrapposizione, da parte delle famiglie, tra allergia alle proteine del latte vaccino e intolleranza al lattosio, spesso all’origine di restrizioni alimentari non necessarie. Si tratta però di condizioni molto diverse, chiariscono gli esperti. L’allergia alle proteine del latte vaccino è una reazione del sistema immunitario verso alcune proteine presenti nel latte vaccino e può comparire già nei primi mesi di vita. L’intolleranza al lattosio riguarda invece la difficoltà a digerire uno zucchero del latte, il lattosio, ed è rara nel lattante. Nella maggior parte dei casi non richiede l’eliminazione completa dei derivati del latte, come yogurt e formaggi, ma solo una modulazione dell’assunzione di lattosio in base alla tolleranza individuale . Confondere queste due condizioni può portare a eliminare inutilmente derivati del latte dalla dieta del bambino. Senza un’adeguata supervisione specialistica, il rischio è ridurre l’apporto di nutrienti importanti per la crescita come calcio e proteine.  

    La survey evidenzia inoltre una crescente diffusione delle alimentazioni vegetariane e vegane in età pediatrica. Oltre il 60% dei pediatri ha assistiti che seguono una dieta vegetariana, mentre circa il 30% segue bambini con alimentazione vegana – si legge nella nota – In entrambi i casi la scelta nasce prevalentemente in ambito familiare ed è motivata soprattutto da convinzioni salutistiche, etiche o culturali. Tuttavia, non sempre le famiglie risultano affiancate da figure specializzate in ambito nutrizionale: nella dieta vegetariana solo circa 1 famiglia su 5 viene seguita stabilmente da specialisti della nutrizione, mentre nelle diete vegane circa il 27% dei pediatri riferisce un supporto specialistico raro o assente. Le diete vegane nei bambini – ricordano gli esperti – richiedono un attento monitoraggio da parte del pediatra o di specialisti della nutrizione pediatrica e una corretta supplementazione di micronutrienti, con particolare attenzione alla vitamina B12. 

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    salute

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  • Fondi difesa Ue Safe, 5 Paesi firmano: Italia attende la scadenza

    Fondi difesa Ue Safe, 5 Paesi firmano: Italia attende la scadenza

    (Adnkronos) – Bruxelles aspetta ancora Roma. A un giorno dalla scadenza del 30 maggio, cinque Paesi europei hanno già firmato gli accordi SAFE con la Commissione Ue per ottenere i prestiti destinati alla difesa comune, ma “non l’Italia”. 

    Secondo il portavoce della Commissione europea per la Difesa Thomas Regnier, i Paesi che hanno già aderito sono Polonia, Lituania, Croazia, Romania e Belgio. L’Italia invece non ha ancora sottoscritto l’intesa, nonostante abbia a disposizione, in teoria, 14,9 mld di euro sotto forma di prestiti, a tassi più convenienti di quelli che deve pagare per finanziarsi da sola sui mercati obbligazionari. Tuttavia, i prestiti andrebbero ad incidere sul debito pubblico. La scadenza per firmare l’accordo con la Commissione è domani, 30 maggio.  

     

    SAFE, acronimo di ‘Security Action for Europe’, è il nuovo strumento europeo da 150 miliardi di euro creato per rafforzare la difesa comune dell’Unione Europea. Il programma finanzia acquisti condivisi di armamenti, droni, missili, cyber sicurezza e tecnologie militari europee. 

    La Commissione europea considera il piano uno dei pilastri del progetto ‘ReArm Europe’, nato dopo la guerra in Ucraina e le crescenti tensioni geopolitiche. Tra gli obiettivi c’è quello di rafforzare l’industria europea della difesa; incentivare programmi comuni tra Stati UE; ridurre la dipendenza dagli armamenti extraeuropei. 

    Secondo le regole del programma, i progetti finanziati devono coinvolgere più Paesi europei e avere una forte componente industriale europea. 

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    internazionale/esteri

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  • Giornata senza tabacco, Pistis (Sif), ‘da e-cig e sigarette stessa dipendenza’

    Giornata senza tabacco, Pistis (Sif), ‘da e-cig e sigarette stessa dipendenza’

    (Adnkronos) – “Quando parliamo di dipendenza da tabacco dobbiamo includere anche le sigarette elettroniche e tutti i nuovi dispositivi che erogano nicotina. La dipendenza da e-cigarette non è diversa da quella provocata dalle sigarette tradizionali”. Così all’Adnkronos Salute Marco Pistis, professore di Farmacologia all’Università di Cagliari e membro del Consiglio direttivo della Società italiana di farmacologia (Sif), a margine di ‘Parola alla medicina’, format audiovisivo della Fism (Federazione società medico-scientifiche italiane), di cui Adnkronos è media partner. In occasione della Giornata mondiale senza tabacco del 31 maggio, Pistis ricorda che la dipendenza da nicotina resta una delle più diffuse al mondo e oggi non riguarda più soltanto le sigarette tradizionali. “Il problema non è il tipo di prodotto utilizzato, ma la sostanza che crea dipendenza: la nicotina”, sottolinea l’esperto. 

    Smettere di fumare, però, non è semplice. I sintomi dell’astinenza — irritabilità, ansia e nervosismo — rappresentano spesso uno degli ostacoli principali e possono spingere molte persone a ricadere nel fumo. Anche lo stress quotidiano è tra le cause più frequenti delle ricadute. “Per questo la dipendenza da nicotina va trattata come qualsiasi altra patologia”, osserva Pistis. Chi vuole smettere può contare su diversi strumenti: “I centri antifumo, il supporto medico e le terapie farmacologiche possono aiutare molto — spiega —. Esistono farmaci in grado di attenuare i sintomi più difficili dell’astinenza”.  

    Negli ultimi mesi si è parlato molto della citisina, farmaco utilizzato per smettere di fumare. “In realtà è una molecola conosciuta da tempo — chiarisce il farmacologo —. In passato veniva preparata dalle farmacie come formulazione galenica, mentre oggi è disponibile come farmaco industriale ed è stata autorizzata da Aifa anche per la rimborsabilità”. La citisina si aggiunge ad altri trattamenti già disponibili, “come vareniclina, bupropione e terapie sostitutive a base di nicotina”. Ma Pistis mette in guardia da facili illusioni: “Non esiste la pillola miracolosa. La terapia deve essere personalizzata e prescritta dal medico. I farmaci aiutano a ridurre il rischio di ricaduta, ma non lo eliminano completamente”. 

     

    Accanto ai medicinali, possono essere utili anche percorsi di supporto psicologico e interventi non farmacologici. “Serve un approccio integrato”, aggiunge. Secondo Pistis, inoltre, i centri antifumo continuano a essere poco frequentati soprattutto per ragioni culturali. “Chi soffre di una dipendenza vive ancora uno stigma: si tende a considerare il fumo un vizio e non una vera malattia. Ma le dipendenze sono patologie a tutti gli effetti e vanno trattate con strumenti clinici adeguati, come qualsiasi altra malattia”.  

    L’esperto mette in guardia anche dall’idea che sigarette elettroniche e svapo siano strumenti utili per smettere di fumare. “Non sono un metodo per interrompere la dipendenza da nicotina — rimarca —. Anzi, spesso rappresentano il primo passo verso la dipendenza, soprattutto tra giovani e adolescenti”. 

    Secondo Pistis, molti ragazzi utilizzano e-cig e dispositivi da svapo come primo approccio alla nicotina, e il passaggio alle sigarette tradizionali può avvenire facilmente. “Questo complica anche la percezione del paziente rispetto all’approccio più corretto per smettere di fumare. Non serve passare alle sigarette elettroniche: bisogna interrompere la dipendenza da nicotina in qualsiasi forma”. Il messaggio finale, conclude Pistis, è chiaro: smettere di fumare è possibile, ma difficilmente si riesce da soli. “Servono supporto medico, terapie personalizzate e, in molti casi, anche un sostegno psicologico”. 

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  • Caldo, diabetologo: “No alla tentazione delle bevande zuccherate, troppe calorie”

    Caldo, diabetologo: “No alla tentazione delle bevande zuccherate, troppe calorie”

    (Adnkronos) – Con il caldo improvviso che ha investito la Penisola, la voglia di rinfrescarsi con una bibita ghiacciata durante la giornata è diffusa. Ma, soprattutto se si ha qualche chilo di troppo o problemi di glicemia, la scelta non è tra le più salutari. “Quando si ha sete, meglio non cadere nella tentazione delle bevande zuccherate. L’idratazione è fondamentale, soprattutto con le temperature elevate e soprattutto per le persone di età più avanzate che sono a rischio di disidratazione. Ma per idratarsi serve l’acqua. Le varie bibite apportano calorie in eccesso che sono potenzialmente dannose per quanto riguarda il controllo del peso e del diabete. E possono essere particolarmente dannose per le persone obese”. Così il presidente nazionale dell’Associazione medici diabetologi (Amd), Salvatore De Cosmo, a margine di ‘Parola alla medicina’, format audiovisivo della Fism (Federazione società medico-scientifiche italiane), di cui Adnkronos è media partner. 

    Limitare il consumo di bibite non è un consiglio solo per chi ha problemi con la bilancia o con la glicemia: “E’ utile – precisa De Cosmo – anche nelle persone che non hanno il diabete e che non sono obese, perché queste bevande rappresentano una delle principali fonti di introito calorico e quindi di rischio di sviluppare diabete e obesità”, evidenza l’esperto ricordando che “obesità e diabete di tipo 2 vanno ‘a braccetto’, nel senso che il peso eccessivo è il fattore predittivo più potente di sviluppare la malattia. Quindi bevande zuccherine, seppure in questo periodo sono molto ‘invitanti’, vanno sicuramente limitate in generale”. E serve fare attenzione anche alle calorie ‘nascoste’, per esempio negli integratori utilizzati per aumentare l’energia in queste giornate calde. “Bisogna conoscere le composizioni e valutare il contenuto di zucchero, che va considerato poi nell’introito calorico giornaliero”, conclude.  

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    cronaca

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  • I 100 anni di Elisabetta, re Carlo apre per la prima volta al pubblico le stanze private della regina

    I 100 anni di Elisabetta, re Carlo apre per la prima volta al pubblico le stanze private della regina

    (Adnkronos) –
    Re Carlo ha deciso di aprire le stanze private del Palazzo di Holyroodhouse a Edimburgo al pubblico, così da permettere visite guidate alla residenza ufficiale della monarchia britannica in Scozia. A partire dal 21 maggio e fino al 10 settembre, come spiega la Royal Collection, i visitatori possono così entrare per la prima volta nelle stanze private della defunta regina Elisabetta, che quest’anno avrebbe compiuto 100 anni, e la monarchia britannica potrà monetizzare i palazzi reali.  

    Prezzo del biglietto 75 sterline, l’equivalente di circa 86 euro. Re Carlo, che vorrebbe trasformare Buckingham Palace in un museo, ha disposto l’apertura di varie stanze di Holyroodhouse, tra cui la sala della colazione reale, il camerino della regina dove si preparava per gli eventi ufficiali e il salotto, dove Elisabetta, appassionata di corse ippiche, amava guardare le gare durante il tempo libero. Durante i loro soggiorni a palazzo, la Regina e suo marito Filippo occupavano stanze private risalenti al XVII secolo sul lato est del palazzo, che offrivano una vista sui giardini e sul parco di Holyrood, spiega la Bbc. 

    La Sala della Colazione Reale, dove la regina e il principe Filippo pranzavano in privato durante il loro soggiorno nella residenza, è decorata con splendidi arazzi fiamminghi risalenti al 1650 circa, installati negli anni ’20 su richiesta del re Giorgio V e della regina Maria. Nella camerino, invece, i visitatori potranno ammirare gli abiti indossati dalla regina in occasione di eventi importanti a Edimburgo. Tra questi, un cappotto viola in seta e lana, un abito verde e uno scialle con il tartan dell’Isola di Skye, indossato all’inaugurazione del Parlamento scozzese nel 1999, ispirato al paesaggio scozzese e disegnato da Sandra Murray. In mostra anche un abito da sera in seta ricamato con perline, firmato John Anderson e indossato al ricevimento dei capi di governo del Commonwealth nel 1997. Tradizionalmente, la regina soggiornava a palazzo ogni estate durante la “Settimana di Holyrood”, partecipando a eventi per celebrare la cultura scozzese e ospitando un ricevimento in giardino per circa ottomila invitati. 

    ”Le stanze di Holyroodhouse offrono una prospettiva totalmente nuova sulla vita privata della regina Elisabetta e del principe Filippo. Vedere i luoghi in cui si sentivano più a loro agio quando non erano in veste ufficiale ci permette di conoscerli davvero come persone”, ha dichiarato Richard Williams, curatore educativo della Royal Collection. ”Le stanze sono esattamente com’erano quando la regina e il principe Filippo le abitavano. Nel camerino della regina sono esposti tre abiti da lei indossati durante la Royal Week: un completo da garden party, un abito da sera e un vestito da giorno per l’inaugurazione del Parlamento scozzese”, ha aggiunto Williams. 

    Nella sala principale ci sono un televisore e due divani l’uno di fronte all’altro. Su uno di essi è adagiato un piccolo orsacchiotto in tartan, che era il preferito della regina e che veniva sempre tirato fuori e sistemato nello stesso posto per lei quando soggiornava nella residenza. A differenza delle sale di rappresentanza e degli appartamenti di Buckingham Palace, Holyroodhouse sembra più una casa che un palazzo. ”I dipinti alle pareti non sono di antichi maestri, bensì quadri scozzesi di artisti contemporanei che la regina e il duca avevano acquistato, per cui si può vedere il loro gusto personale in fatto di arte”, ha aggiunto Williams. La curatrice del palazzo, Emma Stead, ha detto che ”il noto amore della regina Elisabetta II per la Scozia verrà messo in una nuova luce grazie a questo accesso unico e speciale agli appartamenti privati, dove i visitatori potranno godere di una nuova prospettiva sull’uso, sia formale che informale, del palazzo reale di Edimburgo”. 

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    internazionale/royalfamilynews

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