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  • Sinner, il caldo e il crollo: quando la scienza studiava la resistenza dei ‘rossi’

    Sinner, il caldo e il crollo: quando la scienza studiava la resistenza dei ‘rossi’

    (Adnkronos) –
    Jannik Sinner k.o. al Roland Garros per il caldo e per… il colore dei capelli? Il crollo fisico del numero 1 del mondo, sconfitto dall’argentino Juan Manuel Cerundolo, monopolizza l’attenzione nel mondo del tennis e non solo. Il 24enne si è ‘spento’ tra crampi e conati di vomito in una giornata caratterizzata da temperature oltre i 30 gradi a Parigi. “Faceva caldo ma non era terribile. Ero senza energia, succede: non sono un robot”, ha sintetizzato Sinner. 

    L’azzurro già in passato ha sofferto le condizioni estreme in campo: è successo a Shanghai, in Australia, a Cincinnati. Tutti tornei condizionati da temperature elevate e, in alcuni casi, elevato tasso di umidità. Sinner probabilmente ha poco feeling con le giornate roventi: nulla di anomalo, se si considera una caratteristica della stella del tennis. Carnagione chiara e capelli rossi, dice ‘la scienza’, non vanno d’accordo con le elevate temperature. E può succedere che persino il miglior giocatore del pianeta rimanga senza benzina, incappando in una crisi che non può essere considerata una rarità nello sport. Le condizioni di gioco a Parigi hanno messo a durissima prova la resistenza di Jakub Mensik o Casper Ruud, tra gli altri: né il ceco né il norvegese hanno capelli rossi.
     

     

    In queste ore, rimbalzano online gli articoli relativi ad uno studio che già nel 2005, quando Sinner non aveva nemmeno 4 anni, si soffermava sulle caratteristiche peculiari dei ‘rossi’ in relazione alla soglia del dolore. I ricercatori dell’Università di Louisville hanno condotto uno studio su 30 donne con i capelli rossi e 30 con i capelli castani. Ai soggetti partecipanti è stato chiesto di segnalare disagi o effetti dolorosi abbinati alle alte o alle basse temperature. Le persone con capelli rossi hanno mostrato una maggiore sensibilità al dolore termico: il primo gruppo lo segnalava ad una temperatura più bassa rispetto al livello raggiunto dal secondo, 46,3 gradi contro 47,7. La differenza, secondo lo studio pubblicato su Anesthesiology, era statisticamente significativa. Si trattava di ‘fastidi’ a livello superficiale, senza sintomi riconducibili a quelli manifestati da Sinner in campo. Nessuna delle persone coinvolte nello studio, inoltre, veniva esaminata durante uno sforzo prolungato paragonabile ad un match di tennis sotto il sole. 

    Lo stesso studio, in ogni caso, ha evidenziato una maggiore sensibilità anche al freddo doloroso, mentre non sono emerse differenze con stimoli elettrici. Gli autori collegano questi risultati alle mutazioni del gene MC1R, tipico delle persone con capelli rossi e pelle chiara. Questo gene sembra influenzare non solo il colore dei capelli, ma anche la percezione del dolore termico. Lo studio, pur essendo limitato alle donne e al calore applicato sulla pelle, rappresenta una delle prove scientifiche più solide sulla maggiore sensibilità al caldo delle persone rosse. 

    Lo stesso studio ha evidenziato una maggiore sensibilità dei rossi anche al freddo: iniziavano a percepire disturbi intorno ai 6°C, le persone con i capelli castani rimanevano impassibili fino a quando il termometro non raggiungeva lo zero. Secondo lo studio, che in passato ha trovato spazio anche sulle pagine del Guardian, i ricercatori ritenevano che il gene MC1R – tipico delle persone con i capelli rossi – “possa causare una sovraattivazione del gene responsabile della percezione della temperatura, rendendo le persone più sensibili”. 

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    sport

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  • Aefi e It-ex, per la giornata mondiale ecco lacampagna social ‘Fiere, motore del Made in Italy’

    Aefi e It-ex, per la giornata mondiale ecco lacampagna social ‘Fiere, motore del Made in Italy’

    (Adnkronos) – Un video inedito per raccontare il ruolo strategico del sistema fieristico italiano nella promozione, nell’internazionalizzazione e nella crescita del Made in Italy. È questo il messaggio della campagna social ‘Fiere, motore del Made in Italy’, firmata da Aefi (Associazione Esposizioni e Fiere Italiane) e IT-EX (Italian Association of International Exhibitions) in occasione dell’11ª edizione del Global Exhibition Day, in programma in tutto il mondo mercoledì 3 giugno 2026. 

    Per celebrare la Giornata mondiale delle fiere (Ged), quartieri fieristici e organizzatori associati alle due principali organizzazioni rappresentative del settore diffonderanno online un video che evidenzia il contributo concreto dell’industria fieristica italiana allo sviluppo economico e al rafforzamento della politica industriale del Paese. 

    Il comparto fieristico italiano continua infatti a rappresentare uno degli asset strategici dell’economia nazionale. Nel 2026 sono circa 900 gli eventi in calendario lungo tutta la Penisola – tra cui 276 fiere internazionali e 202 nazionali – distribuiti su una superficie espositiva di oltre 4,2 milioni di metri quadrati; un dato che conferma l’Italia al quarto posto nel mondo, e seconda in Europa, per ampiezza del sistema fieristico. 

     

     

      

    Promossa da Ufi (Unione Fiere Internazionali), l’edizione di quest’anno della Ged è dedicata al tema “Exhibitions drive opportunities”, un messaggio che riflette perfettamente il modello italiano. Fiere, filiere produttive e imprese hanno infatti condiviso negli anni un percorso di crescita comune. Ogni anno le fiere italiane generano un impatto economico complessivo sui territori pari a 22,5 miliardi di euro, equivalente allo 0,7% del PIL nazionale. Un motore di sviluppo che produce effetti diretti sia sulle imprese espositrici sia sull’intera economia.  

    Secondo le analisi di Prometeia per il Libro Bianco del sistema fieristico italiano 2025, le aziende che partecipano alle fiere registrano tassi di crescita quasi doppi rispetto alla media delle imprese che non utilizzano questo strumento, mentre ogni euro speso dai visitatori in occasione degli eventi fieristici genera un ritorno di 2,5 euro sull’economia del Paese. 

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    economia

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  • Inflazione accelera a maggio e supera il 3%: pesano i prezzi di energia e trasporti

    (Adnkronos) – Secondo le stime preliminari, nel mese di maggio 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,4% su base mensile e del +3,2% su base annua (da +2,7% del mese precedente). Lo rileva l’Istat. 

    L’accelerazione dell’inflazione risente prevalentemente di quella dei prezzi degli Energetici non regolamentati (da +9,6% a +12,6%), degli Energetici regolamentati (da +5,3% a +5,8%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,6% a +1,8%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a +3,0%). Nel mese di maggio l’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accentua il suo ritmo di crescita (da +1,6% a +1,8%), come anche quella al netto dei soli beni energetici (da +1,9% a +2,1%). 

    I prezzi dei beni e quelli dei servizi registrano un’accelerazione su base annua di pari entità (rispettivamente da +3,1% a +3,5% e da +2,4% a +2,8%). Di conseguenza, il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni resta invariato rispetto al mese precedente, a -0,7 punti percentuali. Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona resta stabile a +2,3%, mentre quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto sale leggermente (da +4,2% a +4,5%). 

    La variazione congiunturale dell’indice generale riflette soprattutto l’aumento dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,4%), degli Alimentari non lavorati (+0,6%), degli Energetici regolamentati e di quelli non regolamentati (+0,5% per entrambi), degli Alimentari lavorati e dei Beni non durevoli (+0,3% per entrambi); diminuiscono i prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (-0,5%). L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +2,6% per l’indice generale e a +1,6% per la componente di fondo. 

    In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +0,4% su base mensile e a +3,3% su base annua (da +2,8% del mese precedente). 

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    economia

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  • Engineering, in primo trimestre ricavi +4,1 %, Ebitda in miglioramento

    Engineering, in primo trimestre ricavi +4,1 %, Ebitda in miglioramento

    (Adnkronos) – Il Gruppo Engineering ha registrato nel primo trimestre 2026 una crescita organica dei ricavi e un miglioramento della redditivita’ in accelerazione rispetto agli ultimi anni, “confermando l’efficacia del percorso di riposizionamento strategico verso attivita’ a maggiore valore aggiunto”. Lo si legge in una nota in cui si sottolinea come nel periodo considerato “la maggior parte dei principali indicatori economici e patrimoniali del Gruppo ha evidenziato un andamento positivo”. In particolare i ricavi sono saliti a 426 milioni di euro in crescita del +4,1 per cento su base organica rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; l’Ebitda adjusted a 58,3 milioni di euro (+5,9 per cento YoY) mentre l’Ebitda Adjusted post-CapEx a 51 milioni di euro (+9,6 per cento YoY), in miglioramento grazie alla particolare attenzione al contenimento dei costi, a un mix di business piu’ favorevole e alla normalizzazione degli investimenti. La leva finanziaria netta si attesta a 4,3 volte l’Ebitda, in miglioramento rispetto al primo trimestre 2025, grazie alla rafforzata capacita’ di generazione di cassa, sostenuta dalla maggiore redditivita’ e profittabilita’ del Gruppo. 

    La crescita registrata nel trimestre e’ trasversale a tutti i principali mercati di riferimento in cui opera il Gruppo ed e’ guidata principalmente dalle performance positive nel Public Sector e nell’Healthcare, oltre che dai risultati dei Software Products (+9 per cento) e del Digitech & Consulting (+6 per cento). 

    Come sottolinea Aldo Bisio, Amministratore delegato del Gruppo “il primo trimestre 2026 conferma la solidita’ della direzione intrapresa, caratterizzata da un progressivo spostamento verso attivita’ a maggiore valore aggiunto, da una crescente integrazione dell’intelligenza artificiale e da un rafforzamento della disciplina finanziaria. L’evoluzione del nostro modello industriale vede un ruolo centrale della GenAI grazie al lancio dell’architettura modulare IS-IA (Italy’s Sovereign Intelligence Architecture), che si fonda sull’Llm proprietario EngGPT 2, per offrire a Pubbliche Amministrazioni e aziende un’Intelligenza Artificiale sovrana, ovvero governabile, efficiente, aperta e in grado di integrarsi con altri modelli generalisti”. 

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    economia

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  • Ascolti tv giovedì 28 maggio, ‘Forbidden Fruit’ su Canale 5 vince prima serata

    Ascolti tv giovedì 28 maggio, ‘Forbidden Fruit’ su Canale 5 vince prima serata

    (Adnkronos) – ‘Forbidden Fruit’ ha vinto la prima serata di ieri, giovedì 28 maggio, con il 14,3% di share. Il serial televisivo turco, in onda su Canale 5, ha incollato allo schermo 1.924.000 telespettatori. Su Rai1, ‘Permette? Alberto Sordi’ ha intrattenuto 1.880.000 telespettatori, pari al 13%. Su Rai2, ‘Ore 14 Sera’ ha totalizzato 1.224.000 telespettatori e il 10,2%. Su Italia 1, ‘Sarabanda Celebrity’ è stato visto da 872.000 telespettatori, pari al 6,7%, mentre su La7 ‘Piazzapulita’ da 861.000 spettatori, pari al 6,8%.  

    Su Rete 4, ‘Dritto e Rovescio’ ha ottenuto 732.000 telespettatori e il 6,4%. Su Rai3, ‘Splendida Co.co.co!’ ha segnato 783.000 telespettatori e il 4,4%. Su Tv8 la replica di ‘MasterChef’ è stata vista da 424.000 telespettatori, pari al 3,4%. Infine, sul Nove ‘Nove Comedy Club – Bodyscemi’ ha radunato 402.000 telespettatori, pari al 2,7%.  

    Nella fascia access prime time, su Rai1 ‘Cinque Minuti’ ha registrato 3.720.000 telespettatori e il 21,5%, mentre ‘Affari Tuoi’ 4.496.000 telespettatori 23,8%. Su Canale5, ‘La Ruota della Fortuna’ ha conquistato 4.467.000 telespettatori pari al 23.7%. 

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    spettacoli

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  • BankItalia, Panetta: “In Ue servono decisioni tempestive. Con AI rischio disuguaglianze sul lavoro”

    BankItalia, Panetta: “In Ue servono decisioni tempestive. Con AI rischio disuguaglianze sul lavoro”

    (Adnkronos) – In Europa “il cammino di riforma procede lentamente” ma “l’instabilità internazionale non lascia spazio a esitazioni o risposte parziali. L’efficacia delle riforme dipenderà dalla capacità di superare gli ostacoli che troppo spesso ne rallentano l’attuazione: negoziati lunghi, compromessi al ribasso, applicazioni nazionali disomogenee, risorse annunciate ma non mobilitate”. Lo ha detto oggi, venerdì 29 maggio, il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, nelle sue Considerazioni finali. 

    Panetta ha esortato: “Le priorità sono state individuate; il compito ora è trasformarle in decisioni tempestive, finanziamenti adeguati e risultati concreti. È su questa capacità di esecuzione che si misura la credibilità dell’azione europea”. 

    Dopo un periodo di miglioramento delle condizioni economiche in tutto il mondo, Panetta ha spiegato che “la situazione è stata drammaticamente modificata dal conflitto nel Golfo Persico” e gli impatti della guerra hanno fatto sì che “le prospettive economiche si siano fortemente deteriorate”. E ancora: “Difficile stabilire quanto dureranno le ostilità e quanto sarà stabile l’assetto che seguirà. In ogni caso, i danni alle infrastrutture energetiche continueranno a pesare sulle forniture; i costi di trasporto e assicurazione per la navigazione nello stretto di Hormuz rimarranno alti a lungo. L’incertezza è destinata a restare elevata, ostacolando la pianificazione di famiglie e imprese e frenando i consumi e gli investimenti”. 

    Sul tema, Panetta ha precisato: “Negli scenari più sfavorevoli, un prolungamento del conflitto e ulteriori danni alle infrastrutture energetiche del Golfo potrebbero sottrarre complessivamente 1 punto percentuale alla crescita nel biennio 2026-27” in Europa, con “l’inflazione che potrebbe raggiungere un picco superiore al 6 per cento e, se non contrastata, rimanere a lungo al di sopra dell’obiettivo, via via che lo shock energetico si trasmette a un numero crescente di settori”. 

    Altro grande tema è l’uso dell’intelligenza artificiale nella contemporaneità: “In questo campo la rapidità di azione è cruciale. L’Unione ha definito regole per l’uso dei modelli e delle informazioni, una strategia per lo sviluppo del settore e programmi di investimento dedicati. Dispone inoltre di un ampio patrimonio di dati e di competenze scientifiche su cui far leva per sviluppare le applicazioni e promuoverne l’adozione. Eppure i ritardi nell’attuazione delle iniziative già avviate rischiano di frenare i progressi e di ampliare il divario con le altre grandi economie”.  

    Per Panetta, l’impatto sul lavoro dell’intelligenza artificiale “merita particolare attenzione” in quanto “il contenuto del lavoro cambierà, anche se non è ancora possibile prevederne pienamente gli sviluppi” ma questa “transizione non sarà priva di costi. Non tutti i lavoratori potranno spostarsi agevolmente dalle attività rese obsolete verso quelle nuove” e “i benefici potrebbero concentrarsi su chi possiede competenze più elevate, accentuando le disuguaglianze”.  

    Per cui, ha detto ancora, per fare sì che “l’intelligenza artificiale diventi una leva di crescita diffusa, occorre favorirne l’adozione nelle imprese, incluse quelle piccole e medie, e investire nella formazione delle persone. I lavoratori più esposti al cambiamento vanno tutelati e accompagnati nella riqualificazione delle competenze, affinché i guadagni di produttività si traducano non solo in maggiore efficienza, ma anche in nuove opportunità di lavoro e in una più ampia partecipazione ai frutti dell’innovazione”. 

    Nel corso delle sue Considerazioni finali, il governatore della Banca d’Italia ha lanciato un invito: “La strategia sull’Unione del risparmio e degli investimenti è un passo importante” ma “una vera integrazione finanziaria richiede un titolo sovrano europeo: uno strumento liquido e sicuro, in grado di offrire un riferimento ai mercati e di attrarre risorse dall’estero, rafforzando il ruolo internazionale dell’euro”.  

    Un eurobond, ha indicato, “se fondato su un’adeguata capacità di bilancio comune, favorirebbe il finanziamento di investimenti di interesse europeo. Si eviterebbero le inefficienze di iniziative nazionali non coordinate e sarebbe più agevole mobilitare capitali privati su larga scala”. 

    Per poi aggiungere: “Gli ostacoli giuridici e politici all’integrazione non possono più giustificare l’inazione. La sfiducia reciproca che ha segnato l’Europa a partire dalla crisi dei debiti sovrani è stata superata di fronte alla pandemia. Oggi le sfide non sono meno gravi: riguardano la sicurezza, l’energia, la tecnologia. Il quadro generale resta fragile. Con ingenti debiti pubblici e vulnerabilità crescenti nell’intermediazione non bancaria, anche shock circoscritti possono generare effetti a cascata. La crescita mondiale è esposta a rischi più numerosi, più interconnessi e più difficili da governare rispetto al passato”. 

    “La politica monetaria” della Banca Centrale Europea “non può evitare che il rincaro dell’energia si trasmetta al sistema produttivo. Deve però impedire che questo processo dia luogo a un’inflazione persistente, radicata nelle aspettative e nelle scelte di imprese e lavoratori” ha spiegato Panetta, ribadendo come “una spirale tra prezzi e salari vada prevenuta: una volta avviata, sarebbe dannosa e costosa da eliminare”. 

    “Lo scoppio del conflitto in Medio Oriente ha determinato un netto deterioramento del quadro macroeconomico” in Europa, con “la fiducia delle famiglie che è scesa bruscamente, riportandosi sui livelli del 2022 e prefigurando un indebolimento dei consumi. Le prospettive sono peggiorate anche per le imprese dei servizi, che fino ad allora avevano rappresentato il principale sostegno all’attività economica”.  

    Inoltre, ha ricordato il governatore della Banca d’Italia: “Le condizioni finanziarie sono divenute più restrittive: i rendimenti sono saliti, gli spread sovrani si sono ampliati; le banche europee hanno inasprito i criteri di offerta di prestiti e prevedono di continuare a farlo. Ne risentiranno gli investimenti. Il rincaro delle materie prime si è già riflesso sui carburanti e si sta trasmettendo alle tariffe energetiche. Gli effetti indiretti sui prezzi degli altri beni e servizi emergeranno gradualmente, con un’intensità che dipenderà dai tempi di risoluzione della crisi”. 

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    economia

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  • Emilia Romagna, Manageritalia: competitività e crescita frenate da scarsa managerializzazione

    Emilia Romagna, Manageritalia: competitività e crescita frenate da scarsa managerializzazione

    (Adnkronos) – Troppe microimprese (94,1%), pochissime grandi (0,1%) e poche piccole (5%) o medie (0,7%) e in generale sottomanagerializzate. Questo il quadro in Emilia-Romagna, che non si discosta molto da quello nazionale e vede le imprese impreparate ad affrontare sfide complesse come la transizione energetica e digitale e una crisi internazionale che si fa sentire e incide sulla capacità di innovare e competere. In Emilia-Romagna ci sono 10.854 dirigenti, di cui circa il 16,4% donne (aumentate del 78,9% negli ultimi 16 anni), e 22.485 imprese sopra i 9 dipendenti sul totale di 383.434: il dato testimonia come ancora la stragrande maggioranza delle pmi sia priva di manager esterni alla famiglia, presenti solo nel 30% delle pmi italiane a fronte di circa l’80% di quelle di Germania, Francia e Spagna.  

    Quanto una gestione manageriale sia determinante per competere lo spiegano i dati che vedono le nostre grandi e medie imprese avere una produttività in linea e a volte superiore alla media europea, mentre il livello crolla nelle piccole e microimprese. La crescita e, quindi, la managerializzazione delle pmi sono alcuni dei temi al centro dell’assemblea di Manageritalia Emilia-Romagna che si è svolta ieri giovedì 28 maggio a Villa Clelia in via San Donato 197 a Bologna. 

    Il gap manageriale rispetto ai principali competitor (in Italia ci sono nel settore privato 0,9 dirigenti ogni cento dipendenti, 0,8 in Emilia-Romagna e 2-4 nei principali Paesi europei) non può certo essere colmato da una crescita nell’ultimo anno del 2,9% dei dirigenti privati nella regione (+2% negli ultimi 16 anni) a fronte di una crescita nazionale del 2,6% nell’ultimo anno e del +12,4% dal 2008 a oggi. 

    “La scarsa presenza di dirigenti nelle pmi dell’Emilia Romagna è oggi uno dei principali freni alla crescita e alla competitività del nostro sistema produttivo. Senza competenze manageriali diffuse è difficile affrontare sfide sempre più complesse come innovazione, digitalizzazione e transizione energetica. Serve un deciso cambio di passo: favorire l’ingresso di manager anche nelle imprese più piccole, sostenere la cultura manageriale e accompagnare le pmi in percorsi strutturati di sviluppo. Solo così potremo colmare il gap con l’Europa e liberare il pieno potenziale dei nostri territori. Servono anche incentivi per spingere a cambiare la cultura, li stiamo chiedendo alla Regione da tempo, quelli per gli export manager non bastano”, spiega la presidente di Manageritalia Emilia-Romagna, Cristina Mezzanotte. 

    Nella sua parte pubblica l’assemblea, oltre al tema della scarsa managerializzazione delle pmi, è stato affrontato anche il nodo strategico della sostenibilità, dell’innovazione, della crescente attenzione ai benefici dell’economia e della finanza circolare oltre ad un approccio human centric asset ormai indispensabile per la crescita e la competitività delle imprese. Asset vari che richiedono competenze, visione strategica e una rinnovata cultura aziendale che solo i manager possono garantire accompagnando le imprese nei processi di trasformazione. Il dibattito ha messo confronto idee e analisi tra manager di lungo corso e nuove start-up del territorio come: SaferPlaces – Blulend – RAPCO2 – 2G Carbons. 

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    economia

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  • Eurispes, l’Italia del malessere: metà Paese pessimista e ceto medio sempre più povero

    Eurispes, l’Italia del malessere: metà Paese pessimista e ceto medio sempre più povero

    (Adnkronos) – Un Paese diviso in due parti “ognuna delle quali tira dalla sua senza trovare accordo a interezza”. È la fotografia scattata dall’ultimo rapporto Eurispes e che il presidente dell’Istituto, Gian Maria Fara, restituisce nelle sue considerazioni generali. Proprio come Medardo di Terralba, il Visconte Dimezzato di Italo Calvino, che – ferito in guerra da una cannonata – si ritrova il corpo diviso in due metà. E dalle “dinamiche profonde” del Paese, tra lo spopolamento legato all’inverno demografico e alla fuga dei giovani, e una crescente sfiducia nel futuro e nella maggior parte delle istituzioni, “si ha la sensazione che la realtà abbia corso più veloce di ogni previsione”, osserva Fara. 

    Tra i dati più significativi che emergono dall’indagine, spicca il giudizio negativo sull’andamento dei prezzi nel corso dell’anno passato che aumenta nell’82% dei casi. I cittadini ritengono che l’aumento dei prezzi si sia attestato oltre l’8% (38,9%), ma sono anche molti a riferire un aumento tra il 3% e l’8% (35,7%). Le categorie dove i rincari sono stati più pesanti sono generi alimentari (93,3%), carburanti (91,2%), pasti fuori casa (83,4%) e viaggi e vacanze (82,2%), ma anche trasporti (75,4%), vestiario e calzature (72,4%), cura della persona (70,9%), spese per la salute come ticket-medicine (68,8%), tecnologia (61,7%), arrendamento e servizi per la casa (61,4%), cinema/spettacoli e attività culturali (61,1%), affitto (60%). Quote più contenute riguardano invece l’acquisto della casa (56,8%), la palestra e lo sport (56,3%) e le spese telefoniche (49,9%). Il pagamento dell’affitto mette in difficoltà il 45,6% delle famiglie che devono affrontare questa spesa, seguono le utenze (28,7%), il mutuo (27,2%) e le spese mediche (25,5%). Ne consegue una quota molto elevata di famiglie che arriva a fine mese, ma con difficoltà (62,1%) e circa un terzo (33,1%, ma erano il 35,4% nel 2025) che usa i risparmi accumulati per poter arrivare alla fine del mese.  

    Per contenere le spese, vengono rinviati anche acquisti considerati necessari (60,2%), si riducono le uscite fuori casa (54,1%), i viaggi o le vacanze (52,1%), si spende meno per la cura della persona (43,5%), l’aiuto domestico (42,6%), lavori o ristrutturazioni (39,6%). Le rinunce più difficili sono quelle relative alle cure per la salute più elevate nei controlli medici periodici (34,6%; erano il 27,2% nel 2025) e nelle cure odontoiatriche (32,1%; 28,2% nel 2025). 

     

    Intanto, il potere d’acquisto del ceto medio italiano è sceso del 7,5% circa dal 2021: nel 2023 il reddito reale delle famiglie si è ridotto dell’1,6%, mentre i beni essenziali (utenze, cibo, medicine) sono aumentati oltre il tasso d’inflazione. Il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene il 59,9% dell’intera ricchezza nazionale mentre la metà più povera ne detiene appena il 7,4%. Nel 2024 la ricchezza dei 71 miliardari italiani è cresciuta di 61,1 miliardi di euro (+166 milioni al giorno), raggiungendo 272,5 miliardi complessivi. Circa il 43% della popolazione italiana non versa l’Irpef: su 42,6 milioni di dichiaranti, 9 milioni (il 21%) presentano un’imposta netta pari a zero. Il 76,87% del gettito Irpef grava su soli 11,6 milioni di contribuenti. E se si prende a riferimento la definizione Ocse di ‘classe media’, ossia che ne fa parte chi guadagna tra 1.877 e 5.006 euro netti al mese, allora la maggior parte delle famiglie italiane – il cui reddito medio è di circa 2.500 euro mensili – si colloca nella parte bassa di questa fascia. Non solo: la ricchezza netta dei nuclei familiari italiani è scesa del 5,5% nel decennio 2014-2024, dato che porta l’Eurispes a segnalare che, di fatto, il ceto medio sopravvive sempre più grazie al patrimonio ereditato dalle generazioni precedenti.  

     

    E mentre la forza del ceto medio a sostegno dell’economia del Paese si affievolisce, si deve fronteggiare un problema di sostenibilità del sistema pensionistico. Le nascite totali sono in costante calo dal 2004, fino al minimo storico registrato nel 2024, con una riduzione del 34% in vent’anni. Il sistema pensionistico italiano è sotto pressione per la convergenza simultanea di più dinamiche che si alimentano a vicenda. La natalità scende, la base contributiva si restringe, i salari reali ristagnano, il lavoro irregolare sottrae risorse al sistema, i giovani più qualificati emigrano portando con sé il capitale umano finanziato con risorse pubbliche. Secondo gli ultimi dati Eurispes, l’Italia perde almeno 34.700 giovani ogni anno: “Un caso unico in Europa”, sottolinea Fara. E se queste dinamiche singolarmente sono “gestibili”, la loro combinazione “produce uno squilibrio strutturale”.  

    Le proiezioni prefigurano un miglioramento a partire dal 2040, costruito però – osserva l’Istituto – su ipotesi “che i dati attuali faticano a sostenere: crescita della produttività all’1,3% annuo, inversione della natalità, saldo migratorio positivo di 165.000 unità l’anno”. Nel frattempo, le generazioni che contribuiscono, oggi si trovano di fronte a una prospettiva concreta: andare in pensione a 70 anni con un assegno pari a poco più della metà dell’ultima retribuzione. “Sono necessari interventi che agiscano simultaneamente su più fronti: ampliare la base contributiva contrastando il lavoro irregolare, valorizzare i flussi migratori come fattore di stabilizzazione del mercato del lavoro, ridurre le barriere strutturali alla genitorialità, correggere le asimmetrie di genere che sottraggono ogni anno al sistema milioni di giornate lavorate”, si raccomanda nel rapporto.  

     

    Non sorprende, quindi, che quasi la metà dei cittadini (47,8%) preveda un peggioramento della situazione economica del Paese nei prossimi dodici mesi (oltre il 10% in più rispetto allo scorso anno): è “un eloquente segnale di consapevolezza, timore di una nuova crisi in arrivo e sfiducia nel futuro”, viene evidenziato. Tuttavia, nonostante questa indicazione, “la dimensione economica personale e familiare mostra stabilità rispetto alla rilevazione dello scorso anno con la quota più ampia di cittadini (42,1%) che indica ‘rimasta sostanzialmente invariata’ la propria situazione economica negli ultimi 12 mesi; tuttavia, il 36,9% riporta un deterioramento della propria situazione economica (12,7% ‘molto’; 24,2% ‘lievemente’) e solo uno su dieci ha sperimentato un miglioramento”.  

    Una sfiducia, questa, che si allarga anche alla dimensione sociale: il 65,8% degli italiani ritiene che nel nostro Paese la solidarietà sociale sia scarsa, il 62,5% non si fida del prossimo e ben l’82,2% ritiene che i cittadini non siano adeguatamente sostenuti dalle Istituzioni in caso di difficoltà economica. Questo ‘sentimento’ è più radicato presso i giovani tra i 18 e i 24 anni (70,2%). L’unico segnale positivo proviene dalle persone su cui contare in caso di difficoltà economiche: ne dispone il 54% degli italiani; “una percentuale comunque non eccellente, considerando che il 46% si troverebbe privo di sostegno in caso di difficoltà”, evidenzia l’Istituto. Non vengono ‘risparmiate’ nemmeno le istituzioni: il Presidente della Repubblica resta l’unico a raccogliere piena fiducia con il 61,8% dei giudizi positivi mentre il Parlamento vede fiducioso circa 1 cittadino su 4 (26,1%), e il Governo si attesta al 32,1%. La sfiducia nei confronti della Magistratura arriva al 46,5%, anche se il giudizio dei cittadini è spaccato a metà (i fiduciosi sono il 43,4%). Anche i Presidenti delle Regioni non raccolgono un consenso pieno nel giudizio dei cittadini e si fermano al 41,2%.  

     

    Altra questione che attira l’attenzione e le sensibilità dei cittadini, secondo il rapporto Eurispes, è quella del Sud. Per un italiano su quattro si tratta infatti di “una questione complessa che va affrontata con un approccio e strumenti specifici” e più di un italiano su 5 (21,8%) pensa che l’istituzione di un organo di gestione e controllo aiuterebbe a ristabilire trasparenza nell’utilizzo delle risorse per il Sud. Per il 23% istituire un organo specifico per la risoluzione del divario Nord-Sud sarebbe, invece, inutile e gravoso per la spesa pubblica e il 13,8% ritiene che la questione meridionale non sia una priorità per il Paese. Quindi, dati alla mano, il 46% dei cittadini caldeggia l’istituzione di un Ministero per il Sud (anche se nel 2016 il dato arrivava al 54,7%). Parallelamente, l’idea di istituire un Ministero per il Futuro convince il 45% degli italiani ed è un’opzione che raccoglie soprattutto l’interesse dei giovanissimi dai 18 ai 24 anni (63%).  

    “Il Sud – commenta Fara – è la nostra più grande risorsa non sfruttata. Ha coste, clima, paesaggi, tradizioni culturali e gastronomiche, siti archeologici, risorse idriche. Ha bisogno però di infrastrutture, di legalità, di istruzione, di fiducia. L’esperienza della Zes Unica per il Mezzogiorno ha prodotto in questo senso risultati importanti, mettendo in rete risorse e imprese sul territorio”. 

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  • Sabalenka: “Doloroso vedere Sinner così, tornerà ancora più forte”

    Sabalenka: “Doloroso vedere Sinner così, tornerà ancora più forte”

    (Adnkronos) – La sconfitta di Jannik Sinner al Roland Garros fa discutere il mondo del tennis. Il numero uno del ranking Atp è stato eliminato nel secondo turno dello Slam parigino da Juan Manuel Cerundolo, a causa di problemi fisici verso la fine del terzo set (quando era a un passo dalla vittoria, dopo i primi due parziali vinti). Il ko del fuoriclasse azzurro, arrivato al quinto set con tanta sofferenza (per chiudere il match senza ritiro), è stato commentato anche dalla numero uno del ranking Wta Aryna Sabalenka: “Lo sostengo sempre e vederlo lottare così è stato davvero doloroso da vedere, sono stata dalla sua parte fino all’ultimo momento”.  

     

    Ieri, la campionessa bielorussa ha vinto il suo match del secondo turno contro la francese Elsa Jacquemot e ha poi parlato di quanto accaduto a Sinner in conferenza stampa: “Speravo che Jannik vincesse, sono triste ma sono abbastanza sicura che tornerà ancora più forte”. 

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    sport

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  • Ebola, Meloni scrive a vertici Ue: “Coordinare vigilanza frontiere”. In arrivo circolare e ordinanza

    Ebola, Meloni scrive a vertici Ue: “Coordinare vigilanza frontiere”. In arrivo circolare e ordinanza

    (Adnkronos) – L’Italia ritiene che la situazione epidemiologica nell’Africa centrale collegata al recente focolaio di virus Ebola Bundibugyo (BVD) nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda “richieda la massima attenzione”. Per questo motivo, si legge in una nota di Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha inviato una lettera al presidente di turno dell’UE Nikos Christodoulides, al Presidente del Consiglio europeo António Costa e alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. L’obiettivo, precisa la presidenza del Consiglio, è “sollecitare, nel rispetto delle prerogative nazionali in materia di tutela della salute, un coordinamento rafforzato della vigilanza alle frontiere attraverso regole comuni per la gestione degli arrivi diretti e indiretti dalle zone colpite”. 

    Meloni “ha proposto l’inserimento del tema della gestione delle frontiere all’ordine del giorno del Consiglio europeo del 18-19 giugno 2026.” In vista di questo appuntamento, il “governo italiano ha chiesto di anticipare il coordinamento in oggetto in una videoconferenza dei Ministri della Salute già la prossima settimana e nel Consiglio EPSCO del 16 giugno per definire le priorità operative”. A “livello nazionale”, recita ancora la nota, ”il ministero della Salute, in raccordo con la Protezione Civile, ha emanato circolari per attivare una sorveglianza sanitaria mirata e protocolli di vigilanza per i viaggiatori in rientro dalle regioni colpite”. 

    ”Già questo fine settimana -grazie al lavoro della Farnesina, del ministero della Salute, della Protezione Civile e dell’Aise – l’Italia invierà a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, una squadra di esperti dell’Istituto Spallanzani, per fornire assistenza tecnica, consegnare materiale sanitario e medicinali, e rafforzare la sorveglianza epidemiologica”, si legge ancora nella nota. 

     

    “Non abbiamo nessun caso di Ebola in Italia, nessun contagiato, non c’è una pandemia. C’è il riflesso inconscio del Covid ma non siamo in quella situazione. Il ministero della Salute ha attivato una sorveglianza scientifica e non facciamo sconti alla sicurezza dei cittadini. Sul sito del ministero ci sono le domande e le risposte per i cittadini, la disinformazione è la cosa peggiore che ci può essere ora ma noi seguiamo le procedure senza allarme e usando i protocolli. Stiamo lavorando a due documenti che tutelano i cittadini, arriveranno una circolare e una ordinanza – che non innalzano il livello di paura – ma tutelano i cittadini – per dare le indicazioni della valutazione del rischio agli operatori sanitari e alle regioni per sapere cosa fare di fronte ad un caso probabile, sospetto o possibile”. Così Maria Rosaria Campitiello, capo Dipartimento prevenzione, ricerca ed emergenze sanitarie del ministero della Salute, ospite di ‘Uno Mattina’ su Rai1.  

    Sta bene, non ha sintomi e sta riposando, la dottoressa rientrata questa notte dalla Repubblica democratica del Congo in Italia e trasferita all’Inmi Spallanzani di Roma in biocontenimento effettuato e completato in sicurezza con Usmaf e Cri all’arrivo, apprende intanto l’Adnkronos Salute. La dottoressa di Medici senza frontiere, visitando e soprattutto operando pazienti in Rdc, era venuta in contatto con persone risultate casi sospetti di Ebola. Questo ha portato alla scelta del rientro precauzionale in Italia. 

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