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  • Benessere, italiani non inseguono più la performance, 85% decide seguendo l’umore del momento

    Benessere, italiani non inseguono più la performance, 85% decide seguendo l’umore del momento

    (Adnkronos) –
    In collaborazione con Huawei
     

     

    Per anni il benessere è stato raccontato come una questione di controllo: calorie da tracciare, routine da ottimizzare, obiettivi da raggiungere. Oggi qualcosa è cambiato. Secondo la ricerca “The Wellbeing Flow”, realizzata da Ipsos Doxa in occasione del lancio della nuova HUAWEI WATCH FIT 5 Series, l’85% degli italiani prende decisioni legate al proprio benessere seguendo l’umore del momento. Un dato che fotografa una trasformazione molto più profonda del wellness trend: gli italiani non stanno più cercando la performance perfetta, ma un modo sostenibile per gestire la propria energia mentale. 

    Non a caso, il 61% dichiara di voler mantenere abitudini sane “senza diventare ossessivo”, mentre l’approccio ultra-performativo basato sul tracking estremo sopravvive ormai solo in una nicchia (7%). La wellness culture si sta allontanando dall’idea di ottimizzazione continua per avvicinarsi a un nuovo bisogno collettivo: il 28% si riconosce invece nella cosiddetta “soft life”, un approccio che privilegia il sentirsi più leggeri, più presenti e meno sotto pressione. 

    La ricerca mostra come il linguaggio stesso del wellbeing sia cambiato. Oggi non si parla più solo di passi, calorie o allenamenti, ma di “social battery”, “brain fog”, “wellness snacking” e “bed rot”. Segnali di una società che sta trasformando il benessere in una questione emo-tiva prima ancora che fisica. Gli italiani vogliono capire quando sono mentalmente scarichi, quando hanno bisogno di staccare, quando la mente è in overload e quando invece riescono finalmente a sentirsi lucidi e presenti. Tra gli indicatori che gli italiani desiderano monitorare di più riguardano la sfera mentale ed energetica: il 41% vorrebbe comprendere meglio la propria stabilità emotiva, il 39% monitorare la reale energia fisica e il 31% migliorare la qualità del recupero e del sonno. 

     

    In questo scenario emerge una distanza culturale molto netta tra Millennials e Gen Z. I Millennials sembrano vivere il wellbeing come una forma di equilibrio pragmatico: cer-cano pianificazione flessibile (58%), desiderano una tecnologia capace di guidarli senza es-sere invasiva (28%) e sono la generazione più attenta alla propria “social battery”, cioè alla gestione dell’energia sociale e relazionale. Vogliono proteggere concentrazione, stabilità mentale ed equilibrio quotidiano. 

    La Gen Z, invece, vive il benessere come un pendolo emotivo. È la generazione che più alterna estremi apparentemente opposti: da una parte il “bed rot”, ovvero il rifugiarsi a letto senza fare nulla per recuperare energie (15%), dall’altra workout ad alta intensità (14%), utilizzati come valvola di sfogo mentale. Non è contraddizione: è un nuovo modo di regolare le proprie energie. Per la Gen Z il benessere non è più una routine stabile, ma una continua oscillazione tra spegnersi e riaccendersi e infatti il 37% si aspetta dalla tecnolo-gia un approccio più empatico, capace di adattarsi a queste esigenze quotidiane anziché im-porre schemi fissi. 

    Anche il modo di ricaricarsi racconta questa trasformazione. I Millennials cercano soprattutto natura (42%), pratiche di riequilibrio mentale come yoga, meditazione e respirazione profonda (20%) e rituali più strutturati. La Gen Z preferisce invece esperienze brevi, im-mediate e leggere: piccoli momenti di “wellness snacking” (34%), attività playful e ludiche capaci di offrire sollievo emotivo immediato (33%). Il benessere diventa qualcosa da con-sumare a piccole dosi durante la giornata, più vicino a una pausa mentale che a una disci-plina rigida. 

     

    Questo cambiamento culturale sta ridefinendo anche il ruolo della tecnologia. Se i primi wearable servivano principalmente a misurare, oggi le persone (37%) chiedono dispositivi capaci di comprendere stress, recupero, energia e stati emotivi. Non basta più contare i passi: serve una tecnologia che sappia interpretare il modo in cui ci sentiamo. 

    È in questo contesto che Huawei propone un ecosistema ampio di dispositivi pensati per in-tercettare bisogni e stili di vita diversi e HUAWEI WATCH FIT 5 Series rappresenta il punto di incontro tra due mondi solo apparentemente distanti: quello dei Millennials, che cer-cano controllo flessibile e strumenti di supporto alla gestione della propria energia, e quello della Gen Z, che vive il benessere in modo più istintivo, emotivo e frammentato. 

    Con il concept di lancio “Spark Your Vibes”, Huawei interpreta proprio questa nuova idea di wellbeing: non più una performance continua da inseguire, ma la capacità di ascoltare i propri ritmi, comprendere la propria energia mentale e trovare un equilibrio più autentico e sosteni-bile nella quotidianità. 

    Il dispositivo si inserisce perfettamente in questa “danza tra regole e libertà”, offrendo da un lato funzionalità avanzate di monitoraggio del benessere come il tracking del sonno, della frequenza cardiaca e dei livelli di stress, e dall’altro strumenti più intuitivi e immediati come i mini-workout guidati e il monitoraggio degli stati emotivi, pensati per accompagnare la quotidianità senza rigidità. Elemento chiave di questa nuova generazione di wearable è anche la batteria a lunga durata, progettata per sostenere ritmi di vita sempre più fluidi e impreve-dibili, riducendo la necessità di ricariche frequenti e rendendo il dispositivo un compagno con-tinuo, affidabile e sempre presente. 

    ”In questo senso -si sottolinea in una nota- HUAWEI WATCH FIT 5 Series non è solo uno smartwatch, ma il punto di convergenza tra due approcci al benessere: quello più strutturato e quello più istintivo, trasfor-mando la tecnologia in un alleato capace di adattarsi alle persone, e non il contrario. Perché oggi stare bene non significa essere impeccabili. Significa sentirsi abbastanza leggeri da avere di nuovo voglia di fare, creare, muoversi e respirare senza la sensazione di dover essere sempre performanti”. 

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    economia

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  • Tragedia sul lavoro nel Siracusano: operaio muore schiacciato da un pallet

    (Adnkronos) – Un operaio di 35 anni, ucraino, dipendente di un’azienda operante nel campo dell’installazione di impianti fotovoltaici, è morto schiacciato da un pallet in contrada Gravilla, a Francofonte, nel Siracusano. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo era impegnato a scaricare materiale da un camion con un muletto quando, per cause ancora da accertare, è rimasto schiacciato da un pallet contenente pannelli fotovoltaici. L’operaio è stato trasportato al Pronto soccorso dell’ospedale di Lentini dove è morto a causa delle gravi ferite riportate. Le indagini sono condotte dai carabinieri coordinati dalla procura di Siracusa.  

     

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    cronaca

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  • Around The World, Expo Riva Schuh e Gardabags sulle rotte del business

    Around The World, Expo Riva Schuh e Gardabags sulle rotte del business

    (Adnkronos) – Da Orlando a Chengdu, passando per Coventry.  

    Il progetto Around The World porta Expo Riva Schuh e Gardabags là dove si delineano le tendenze, si discute di regolamenti e si stringono partnership. Tre tappe, un solo fine: trasformare la conoscenza dei mercati in opportunità di business.Prosegue dunque l’impegno della fiera nell’approfondire la conoscenza dei mercati e stringere alleanze strategiche che agevolino la crescita delle occasioni di business durante la manifestazione. Rimanendo sempre fedeli al valore dell’internazionalizzazione come motore di sviluppo per l’intero settore.  

    È il senso del progetto Expo Riva Schuh e Gardabags Around The World: portare l’evento oltre i confini di Riva del Garda. Presidiare gli appuntamenti che contano, raccogliere segnali deboli prima che diventino tendenze acclarate per offrire in anticipo, ai frequentatori delle manifestazioni, la miglior interpretazione del mercato globale. Non un tour promozionale, ma un tessere relazioni finalizzato a promuovere il business: ascoltare i mercati per riportarne la voce in fiera. Anno dopo anno, questo progetto ha portato anche la 105ª edizione (13-16 giugno 2026) ad essere un punto di sintesi globale per calzature e borse. 

     

    Orlando, congresso NSRA. Per il quarto anno consecutivo, Expo Riva Schuh e Gardabags hanno preso parte al congresso annuale della National Shoe Retailers Association, il più importante appuntamento dedicato ai retailer indipendenti del settore calzaturiero statunitense. Presenza continuativa, scelta strategica: branding, lobbying, ma soprattutto ascolto. I retailer americani, racconta GianPaola Pedretti, Chief International Officer di Riva del Garda Fierecongressi, “non sono troppo preoccupati rispetto alla situazione geopolitica”. Sui dazi serpeggia ironia più che allarme; sulla voglia di tornare in fiera, costruire programmi e sviluppare i propri brand, vige un cauto ottimismo. A Orlando, l’effetto wow l’ha portato Alberto Mattiello — futurist e membro del Comitato Scientifico di Expo Riva Schuh e Gardabags dove si occupa di innovazione — con un intervento sull’intelligenza artificiale applicata al retail: dal CES di Las Vegas alle integrazioni di Google e Maps con Gemini, fino a un video deepfake del presidente NSRA che gioca a basket con scarpe nuove. 

    Simpatica sintesi visiva di dove può arrivare la tecnologia. Subito dopo, una presentazione di segno diverso per raccontare il valore dell’intelligenza umana, della relazione, del luogo. È stata presentata, infatti, la fiera di Riva del Garda come contesto che favorisce il business proprio perché favorisce il contatto. Due intelligenze, che muovono nella medesima direzione. 

    Tappa successiva, New York, sede ITA – Italian Trade Agency, con la direttrice Erica Di Giovancarlo, che a giugno porterà in fiera una nutrita delegazione di buyer americani. “Il settore moda qui è forte, in particolare la moda italiana”, ha detto Di Giovancarlo: il mercato americano è sempre affascinato non solo dai brand blasonati, ma anche dai piccoli marchi italiani, dalle produzioni limitate, dalla qualità altissima. Il Made in Italy gode di una reputazione che tiene a bada anche il rumore di fondo dei dazi. 

     

    Chengdu, accordo strategico. I numerosi viaggi in Asia – che negli anni hanno legato Expo Riva Schuh e Gardabags al continente dove avviene la gran parte della produzione mondiale di calzature e borse – hanno condotto a una ulteriore e importante intesa. L’8 maggio 2026 la Direttrice Generale di Riva del Garda Fierecongressi, Alessandra Albarelli, e Li Qijun, in rappresentanza della Chengdu Footwear Industry Chain Chamber of Commerce & Huidu Fashion Industrial Park, hanno siglato un accordo di cooperazione strategica. Chengdu è uno dei principali poli asiatici nella produzione di calzature femminili. L’intesa punta a sviluppare networking, matchmaking internazionale, servizi di consulenza per l’internazionalizzazione e iniziative congiunte di promozione fieristica. “Rafforziamo così il dialogo con uno dei più importanti distretti produttivi cinesi, oggi sempre più orientato alla qualità e all’innovazione, e capace di rispondere in modo efficace alle esigenze del mercato globale”, ha dichiarato Albarelli. Alla cerimonia hanno preso parte rappresentanti istituzionali italo-cinesi di primo piano, dal Consolato Generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano all’Associazione per lo Sviluppo Economico e Imprenditoriale Italia-Cina (ASEIIC). 

     

    Coventry, BFA Sustainability Summit. Il 23 aprile 2026 Expo Riva Schuh e Gardabags hanno partecipato, ancora una volta, al Sustainability Summit della British Footwear Association. Il messaggio del summit: per le aziende europee essere sostenibili sarà obbligatorio entro il 2028 e rappresenterà un requisito di sopravvivenza nel mercato entro il 2030. Il calzaturiero affronta la sua più grande trasformazione in vent’anni. Il 19 luglio 2026, in UE, la distruzione 

    dell’invenduto diventerà illegale per le grandi imprese. Tracciabilità, Digital Product Passport, durabilità come primo parametro industriale, dati verificati: tanti gli obblighi (opportunità?!) da cui non si potrà prescindere. Un dato racconta bene il momento attuale: l’85% dei consumatori vorrebbe scegliere meglio, solo il 29% sta davvero cambiando comportamenti. Il gap non è di volontà, è di informazione. Tradotto: chi saprà spiegare bene ciò che fa guadagnerà un vantaggio competitivo. 

    Tre tappe, tre geografie, un’unica logica: conoscere i mercati affinché Expo Riva Schuh e Gardabags proseguano nella loro missione di essere il punto di riferimento per tutto il mondo delle calzature e delle borse. 

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    economia

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  • Sinner, quanto guadagna tra campo e sponsor? Cifre record per Jannik

    Sinner, quanto guadagna tra campo e sponsor? Cifre record per Jannik

    (Adnkronos) –
    Quanto guadagna Jannik Sinner? Nessuno come lui. Il tennista azzurro, fresco di approdo al secondo turno del Roland Garros 2026 dopo aver battuto il francese Clement Tabur all’esordio nello Slam di Parigi, continua a collezionare montepremi da capogiro, ma non solo. Negli ultimi tempi, Sinner ha chiuso diversi accordi commerciali che hanno incrementato il numero dei suoi sponsor e quindi le dimensioni del suo portafoglio. Ad oggi, secondo quanto riportato da Forbes, Sinner è uno degli sportivi a guadagnare di più proprio grazie alle sponsorizzazioni, che si sommano così ai premi. 

    Nel corso della sua carriera Sinner, come riportato dalla pagina ufficile Atp, ha guadagnato circa 65 milioni di euro soltanto dai montepremi, di cui oltre 6 milioni grazie ai risultati conseguiti nel 2026. L’azzurro ha raggiunto la semifinale agli Australian Open e i quarti all’Atp 500 di Doha, per poi vincere in serie il Masters 1000 di Indian Wells, quello di Miami, Montecarlo, Madrid e gli Internazionali di Roma. Risultati straordinari che gli hanno permesso di raggiungere guadagni altrettanto straordinari, aspettando quelli che arriveranno dal Roland Garros appena cominciato. 

    Il dato più rilevante però riguarda i contratti commerciali sottoscritti da Sinner e aumentati con la crescita esponenziale dei suoi risultati sportivi. Ogni anno il numero 1 del mondo intasca oltre 30 milioni di euro di sponsorizzazioni, una cifra che supera di gran lunga quanto si può guadagnare grazie ai risultati in campo. 

    Il numero uno del tennis mondiale è ormai anche un’icona non solo in campo, ma anche fuori. Sinner oggi appare in svariate pubblicità, presta il suo volto a tante iniziative ed è spesso invitato come guest star a grandi eventi. Gucci è stato uno dei primi marchi a puntare su di lui, proprio come Nike, con cui il numero uno al mondo ha un accordo da circa 15 milioni l’anno, il più ‘pesante’ del suo portafoglio. Remunerativo è anche il contratto stipulato con la Rolex, sponsor ufficiale di diversi tornei del circuito 

    In tv lo vediamo spesso negli spot di Fastweb e Lavazza, brand che sponsorizza diversi tornei del circuito. Ma nell’ultimo anno, quello dell’ascesa e della consacrazione, Sinner ha stretto accordi anche con Head, De Cecco, Alfa Romeo e Intesa Sanpaolo. 

    Tra Sinner e Alcaraz chi guadagna di più? Anche lo spagnolo, al momento costretto a restare fuori dai campi per infortunio, incassa notevoli cifre dagli sponsor, che ‘compenseranno’ le perdite a cui va incontro non partecipando ai tornei, specialmente a quelli del Grande Slam, i più ricchi. 

    Alcaraz ha perso, con il forfait di Wimbledon, un totale di circa 13,6 milioni di euro soltanto di montepremi, con quello londinese che poteva garantire, in caso di successo, ben 5,49 milioni, mentre il Roland Garros arriva fino a 4,75. In totale quindi gli incassi a fine stagione saranno inevitabilmente più alti per Sinner, nonostante gli accordi milionari di Alcaraz. Non a caso l’azzurro è stato inserito nella classifica dei 50 sportivi più pagati al mondo. 

     

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    sport

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  • Famiglia nel bosco, avvocato Pillon: “Nuova casa in linea con normative ecologiche europee”

    Famiglia nel bosco, avvocato Pillon: “Nuova casa in linea con normative ecologiche europee”

    (Adnkronos) – “L’architetto Maria Mascarucci, per conto dei coniugi Trevallion-Birmingham, ha presentato lunedì scorso la domanda di permesso di costruire relativa alla nuova abitazione da edificarsi nel terreno di proprietà. Si tratta di un edificio in linea con le più aggiornate tecnologie green e le normative ecologiche europee”. Così in una nota l’avvocato Simone Pillon, legale di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, i genitori della cosiddetta famiglia del bosco. 

    “Trattandosi di strutture in larga parte prefabbricate – spiega il legale – è prevedibile una durata dei lavori di circa 6 mesi dalla concessione del permesso. Fino ad allora la famiglia continuerà a risiedere nell’immobile di Palmoli messo provvisoriamente a disposizione dal Comune. Si auspica che tutto questo contribuisca a dimostrare la serietà di intenti della coppia e a favorire il rientro dei minori in tempi brevi”. 

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    cronaca

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  • Roland Garros, Cinà-De Jong e lo ‘strano’ ritardo per l’inizio del match: cos’è successo a Parigi

    Roland Garros, Cinà-De Jong e lo ‘strano’ ritardo per l’inizio del match: cos’è successo a Parigi

    (Adnkronos) – Ritardo notevole per l’inizio di uno dei primi match di oggi, mercoledì 27 maggio, al Roland Garros. La sfida tra l’azzurro Federico Cinà e l’olandese Jesper De Jong è cominciata con quasi mezz’ora di ritardo, intorno alle 11:30, quando l’inizio ufficiale della partita era fissato alle 11. Ma cos’è successo a Parigi? I giocatori sono entrati sul campo intorno alle 11:15: prima De Jong (con una vistosa fasciatura alla gamba destra) e poi, dopo qualche minuto, il diciannovenne palermitano. I motivi non sono stati resi noti dall’organizzazione del torneo, ma l’evento ha lasciato perplessi addetti ai lavori e soprattutto tifosi, che hanno passato diversi minuti a guardare l’orologio e a chiedersi il motivo, in un’altra giornata di grande caldo nella capitale francese. 

    Un ritardo molto strano e che non si vede spesso in tornei di questo livello, dove la puntualità è all’ordine del giorno anche considerando il gran numero di match da giocare durante la giornata.  

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    sport

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  • Ebola, dottoressa italiana in rientro dal Congo: è entrata in contatto con pazienti contagiati

    Ebola, dottoressa italiana in rientro dal Congo: è entrata in contatto con pazienti contagiati

    (Adnkronos) – È previsto per oggi il rientro a Roma di una dottoressa medico chirurgo italiana impegnata in missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo, nell’area di Bunia (Ituri), dove è in corso un’epidemia di Ebola. A renderlo noto è il ministero della Salute attraverso una nota ufficiale in cui spiega che “la professionista, che opera con Medici Senza Frontiere, è stata autorizzata al trasferimento in Italia e sarà presa in carico dall’Istituto Spallanzani”. 

    Nell’ambito della sua attività clinica “il chirurgo è entrato in contatto, il 16 maggio scorso, con pazienti risultati poi positivi. Si tratta, quindi, di un caso di contatto diretto. Il medico ha anche eseguito un intervento chirurgico salvavita d’urgenza, il 18 maggio, su un bambino vittima dell’esplosione di una granata. Il bambino – sottolina la nota – è un caso sospetto di Ebola il cui test non è ancora disponibile”. 

    La dottoressa, al momento del rientro, non presenta sintomi. Una volta arrivata a Roma sarà sottoposta a quarantena e a sorveglianza sanitaria attiva secondo i protocolli previsti per i casi di contatto con virus altamente infettivi, presso il reparto specializzato dello Spallanzani. 

     

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    cronaca

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  • Roland Garros, oggi Cinà-De Jong al secondo turno – Diretta

    Roland Garros, oggi Cinà-De Jong al secondo turno – Diretta

    (Adnkronos) – Quarta giornata di match al Roland Garros 2026. Dopo l’esordio vincente di Jannik Sinner, oggi, mercoledì 27 maggio, sono diversi gli azzurri impegnati nel secondo Slam della stagione. Da Federico Cinà, in campo contro l’olandese Jesper De Jong (alle 11), a Jasmine Paolini e Lorenzo Sonego, sarà una giornata ricca di appuntamenti a Parigi.  

    Dove vedere Cinà-De Jong? Il match sell’azzurro sarà trasmesso in diretta televisiva e in esclusiva sui canali Eurosport, visibili tramite smart tv. I match saranno quindi disponibili, anche in streaming, su HBO Max, Discovery+, Dazn, TimVision e Prime Video Channels.  

    Il talento azzurro, classe 2007 e numero 238 del ranking Atp (prima di Parigi, ora è già nella top 200), ha battuto l’americano Reilly Opelka nel primo turno dello Slam francese imponendosi con il punteggio di 3-6, 6-4, 6-2, 6-7 (6-8), 6-4 in tre ore e 26 di gioco.  

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    sport

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  • Londra, incendio in supermercato Kosher: 100 pompieri in campo

    Londra, incendio in supermercato Kosher: 100 pompieri in campo

    (Adnkronos) – Un incendio è scoppiato in un supermercato Kosher nel nord di Londra, nel quartiere di Golders Green. Per spegnerlo sono intervenuti un centinaio di vigili del fuoco, mentre le cause dell’incendio sono ancora sconosciute. ‘Kosher Kingdom’ si presenta sul proprio sito internet come “il più grande supermercato Kosher in Europa”, con una superficie di circa settemila metri quadrati e più di 9.500 clienti alla settimana. 

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    internazionale/esteri

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  • Manufacturing Forum 2026, tra flessibilità, turni e digitalizzazione le sfide che ridisegnano il lavoro

    Manufacturing Forum 2026, tra flessibilità, turni e digitalizzazione le sfide che ridisegnano il lavoro

    (Adnkronos) – Presentati il 26 maggio al “Manufacturing Forum 2026”, il report “Manufacturing Workforce Outlook Italia 2026” e un estratto specifico sul settore della ricerca “HR & Payroll Pulse” che tracciano un quadro chiaro delle dinamiche del lavoro che stanno ridefinendo il manifatturiero italiano. Entrambi realizzati da SD Worx, gli studi mettono in luce le principali priorità di imprese e lavoratori, tra organizzazione del lavoro, flessibilità, retention e digitalizzazione dei processi HR. 

    Secondo i dati di Confindustria, il manifatturiero genera in Italia il 15% del prodotto lordo del Paese e il 35% degli investimenti in macchinari e attrezzature, inoltre, investe il 50% della spesa complessiva in ricerca e sviluppo. Non solo, il settore occupa più del 25% dei lavoratori privati, contro una media europea del 21% (fonte Eurostat) e rappresenta il 13% del valore aggiunto manufatturiero dell’intera Europa. 

    In questo scenario, le risorse umane assumono un ruolo sempre più strategico. Nelle imprese manifatturiere italiane, il 43% dei datori di lavoro ritiene che la funzione HR non sia ancora sufficientemente coinvolta nella pianificazione del business, una quota superiore alla media europea del 33,5% considerando l’insieme dei settori. Un dato che conferma quanto il contributo dell’HR sia oggi decisivo per affrontare trasformazione organizzativa, continuità operativa e competitività. 

     

    Le condizioni di lavoro e l’organizzazione degli orari restano al centro delle preoccupazioni dei lavoratori del comparto. Per il 47% degli addetti della manifattura, un adeguato supporto al work-life balance è una priorità, contro una media europea del 38%. Quando si parla di benefit e premi, il 38% dei dipendenti del settore indica come preferenza principale una maggiore flessibilità oraria, rispetto al 31% rilevato a livello europeo. Nel manifatturiero, questa leva risulta ancora più rilevante dell’aumento dei giorni di ferie o dei buoni pasto, che invece guidano le preferenze in altri comparti. 

    A fronte di queste aspettative, solo il 17% dei datori di lavoro della manifattura dichiara di avere piena consapevolezza delle richieste dei lavoratori in tema di flessibilità. Le imprese continuano invece a concentrarsi soprattutto su retention e turnover, indicati come priorità dal 35% delle aziende, contro una media europea che, considerando tutti i settori, si ferma al 24%. Il dato evidenzia un disallineamento che può incidere sulla capacità di attrarre e trattenere competenze. 

     

    A rendere ancora più complesso il quadro contribuiscono l’invecchiamento della forza lavoro e la gestione di turni e orari articolati. In questo contesto, emergono anche criticità operative che segnalano un livello di digitalizzazione ancora insufficiente. Se a livello europeo il 63% dei lavoratori afferma di riuscire a registrare facilmente le proprie ore senza eccessivi oneri burocratici, tra gli addetti italiani della manifattura la quota scende al 51%. Analogamente, solo il 55% dichiara di leggere con facilità la propria busta paga, contro il 69% della media europea. Elementi che confermano come la semplificazione dei processi HR possa diventare un fattore concreto di efficienza e competitività. 

    “I distretti manifatturieri italiani sono letteralmente delle macchine di sapere tacito per questo la manifattura italiana non ha bisogno di reinventarsi, ma di riconoscersi. – commenta Adriano Solidoro, Associate Professor of Organization & Management all’Università degli Studi di Milano-Bicocca – Oggi i responsabili HR e i direttori di produzione del manifatturiero italiano si trovano, inoltre, in un campo di tensioni simultanee che non ha precedenti nella storia recente del settore: cambio generazionale, flessibilità delle mansioni, leadership in trasformazione, wellbeing e retention. Da qui l’importanza di abbracciare la tecnologia come il mezzo, non il fine: digitalizzare il manifatturiero significa trasmettere il sapere alle prossime generazioni, e chi capisce questa distinzione ha già vinto la sfida del decennio”. 

    “In Italia il manifatturiero ha un problema che non si risolve con nuovi macchinari: la gestione delle persone è ancora troppo “analogica”. — dichiara Alessia Rigoni, Managing Director per l’Italia di SD Worx — I dati ci dicono che solo il 51% degli addetti riesce a registrare facilmente le proprie ore di lavoro. Quando metà della forza lavoro è in difficoltà su un processo così basilare, il tema non è più solo HR: è un freno alla competitività. Per questo lavoriamo con le imprese manifatturiere per trasformare la governance del lavoro da costo operativo a leva strategica”. 

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