Categoria: Ultim’ora

  • Giro d’Italia, Vingegaard vince anche la 16esima tappa e resta maglia rosa

    Giro d’Italia, Vingegaard vince anche la 16esima tappa e resta maglia rosa

    (Adnkronos) –
    Jonas Vingegaard vince in solitaria e in scioltezza la sedicesima tappa del Giro d’Italia oggi, martedì 26 maggio, e firma così il suo quarto acuto dell’edizione. Il danese della Visma Lease a Bike ha tagliato il traguardo al temine dell’ultima salita della tappa svizzera Bellinzona-Carì, 113 km con dislivello complessivo di 3.000 metri con oltre un minuto di vantaggio sui diretti inseguitori tra cui Felix Gall in seconda posizione, Jai Hindley (terzo) e Davide Piganzoli, mentre il portoghese Afonso Eulalio, secondo in classifica generale, accumula oltre due minuti di ritardo (e adesso ha una distanza di oltre 4 minuti dal danese). 

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    sport

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  • Camera, domani commemorazione per Giacomo Matteotti

    (Adnkronos) – Nella giornata di mercoledì 27 maggio, nell’Aula di Montecitorio, alle ore 9.30, in apertura di seduta, con un intervento del Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, si svolge la commemorazione della figura di Giacomo Matteotti. Segue il disvelamento di una targa sul suo scranno. La cerimonia viene trasmessa in diretta sulla webtv e sul canale satellitare della Camera. 

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    politica

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  • Il nuovo ecosistema dell’automazione industriale firmato Sonepar Italy

    Il nuovo ecosistema dell’automazione industriale firmato Sonepar Italy

    (Adnkronos) – Sonepar Italy sceglie il palcoscenico di Sps Italia per svelare la nuova brand identity e il nuovo posizionamento di Cignoli, a due mesi dal suo ingresso nel Gruppo. Con un volume d’affari di circa 20 milioni di euro e un team di 40 professionisti attivi nel Nord Italia, Cignoli si posiziona come Automation Distributor & Solution Partner, al fianco di costruttori di macchine, quadristi e system integrator con competenze applicative, supporto progettuale e una solida conoscenza dei sistemi di automazione. 

      

    “L’evoluzione che presentiamo a Sps Italia nasce da una strategia chiara, orientata a sviluppare i mercati verticali attraverso realtà d’eccellenza, caratterizzate da un’elevata specializzazione”, commenta Marco Brunetti, presidente di Sonepar Italy, che in Italia opera con tre aziende storiche – Sonepar Italia, Sacchi ed Elettroveneta- affiancate da società dedicate a comparti specifici, come l’automazione. 

    “Il solido legame di Cignoli con Siemens, nostro partner strategico di cui siamo Value Added Reseller, ci permette di trasformare l’innovazione tecnologica e la crescente esigenza di digitalizzazione delle imprese in soluzioni concrete, scalabili e orientate alle performance”, conclude Marco Brunetti. L’offerta di Cignoli combina un’ampia gamma di prodotti e tecnologie con servizi che spaziano dall’analisi dei requisiti agli studi di fattibilità, dalle simulazioni ai test, fino alla definizione di offerte tecniche e distinte base. Completano la proposta il supporto alla progettazione di sistemi di automazione, la configurazione di Plc, Hmi,Scada, Motion Control, robotica e reti industriali, oltre a formazione tecnica dedicata, assistenza post-vendita, supporto all’avviamento e system integration.  

     

    “Non siamo semplicemente fornitori di prodotti, ma un team di specialisti che affianca ingegneri, progettisti e tecnici in ogni fase, dalla scelta delle tecnologie fino all’avviamento degli impianti”, sottolinea Paolo Cignoli, Amministratore Delegato di Cignoli. “Essere parte di Sonepar Italy ci consente di affiancare alle nostre competenze come Solution Partner nell’automazione industriale un assortimento e una supply chain unici sul mercato, creando ulteriore valore per i clienti.” 

      

    “La competitività del sistema industriale italiano si gioca sempre di più sulla capacità di integrare intelligenza artificiale industriale, produttività e sostenibilità in un unico percorso di trasformazione”, commenta Floriano Masoero, Presidente e Ceo di Siemens Italia. “Questo significa poter accedere a tecnologie e competenze che trasformino l’innovazione in risultati concreti, anche per le Pmi, vero cuore del manifatturiero italiano. Gli ecosistemi e le partnership, come quella costruita con Cignoli e Sonepar Italy, sono fondamentali per accompagnare le imprese nel trasformare il potenziale tecnologico in vantaggio competitivo reale”. 

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    economia

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  • Bombardieri apre a Orsini: “Dice che i salari sono bassi? E’ un passo avanti, ma ora discutiamo di contrattazione secondo livello”

    (Adnkronos) – “Il fatto che Orsini abbia dichiarato che sono troppo bassi è già un passo positivo, perché è una presa di coscienza sul fatto che i contratti vanno rinnovati e rinnovati a percentuali più alte di quelle delle quali si sta discutendo”. Così Pierpaolo Bombardieri, segretario generale dell’Uil, a margine del congresso Uilca in corso a Venezia, commenta il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che ha dichiarato che i salari sono troppo bassi. 

    “A parte le battute aggiungo un tema”, sottolinea. “Noi siamo pronti a lavorare anche su una discussione sulla produttività e sulla competitività in questo Paese. Per esempio, io dico ad Orsini, a Confindustria, perché non lavoriamo insieme per sviluppare la contrattazione di secondo livello?”, prosegue.  

    “Non solo quella nazionale, perché quella già si sviluppa nel nostro Paese per il 26% dei casi, ma proviamo a sviluppare la contrattazione di secondo livello su filiere, su territori. Se vogliamo parlare di competitività, di un rinnovo di una nuova organizzazione del lavoro, noi siamo pronti a farlo, articolando anche una contrattazione di secondo lavoro che dà la possibilità di modificare l’organizzazione del lavoro e di portare più risorse ai lavoratori e alle lavoratrici”, conclude. 

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    economia

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  • Ebola, identikit del virus Bundibugyo: storia di un nome che fa discutere

    Ebola, identikit del virus Bundibugyo: storia di un nome che fa discutere

    (Adnkronos) – “Scoperta una nuova specie del virus Ebola”. Era il 21 novembre 2008 quando un team di scienziati degli statunitensi Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) di Atlanta, dell’Uganda Virus Research Institute, del ministero della Salute ugandese e dell’americana Columbia University annunciava al mondo – con una pubblicazione sulla rivista open access ‘PLoS Pathogens’ – di aver identificato e caratterizzato il patogeno responsabile esattamente un anno prima (novembre 2007) di una misteriosa epidemia di febbre emorragica nell’Uganda occidentale. Il focolaio aveva causato una quarantina di morti e i casi erano concentrati nei comuni di Bundibugyo e Kikyo, nel distretto di Bundibugyo. Inizialmente vennero raccolti 29 campioni di sangue da casi sospetti e inviati in due spedizioni aeree ai Cdc per le analisi.  

     

    La presenza di un’infezione acuta da ebolavirus fu rilevata in 8 campioni utilizzando un test ampiamente reattivo, noto per reagire in modo crociato con le diverse specie di ebolavirus. Quei campioni, però, erano inizialmente risultati negativi quando furono sottoposti in tempo reale ad altri test altamente sensibili e specifici per tutti gli ebolavirus e marburgvirus allora conosciuti. Tanto che gli stessi esperti nello studio raccontano: “La natura unica di questo virus ha inizialmente creato delle difficoltà per i test diagnostici tradizionali e gli approcci di sequenziamento del genoma”. Incuriositi, gli scienziati decidono di guardare a fondo nel Dna del virus e, usando un approccio che era stato sviluppato di recente, in “meno di 10 giorni” riescono a determinare rapidamente la sequenza di oltre il 70% del genoma virale. Un primo passo cruciale che porterà da un lato al rapido sviluppo di un test sensibile da impiegare sul campo nella risposta all’epidemia; dall’altro al completamento del sequenziamento dell’intero genoma e alla scoperta della nuova specie di virus Ebola. Una specie che differiva “per oltre il 30% a livello genetico dalle altre specie di virus Ebola conosciute”, e che allora venne “provvisoriamente denominata Bundibugyo ebolavirus”.  

    Un nome che resterà in realtà immutato negli anni, non senza qualche ‘mal di pancia’ della popolazione ugandese che soffre la scelta di legare geograficamente a una località del proprio Paese il virus che ora, nel maggio 2026, sta tenendo il mondo con il fiato sospeso per via della maxi epidemia esplosa nella Repubblica Democratica del Congo (con casi inizialmente di importazione segnalati in un secondo momento anche in Uganda). “Bundibugyo è troppo bello per essere il nome di una malattia. Dobbiamo riprenderci il suo nome da questa follia. Chi dobbiamo citare in giudizio? L’Oms?”, si chiede ad esempio Alan Kasujja, executive director dell’Uganda Media Centre, in un post su X.  

    E non è l’unico a pensarla così. “Ora tutto il mondo cerca Bundibugyo e, invece di trovare il Parco nazionale di Tooro Semliki, le sorgenti termali e il Rwenzori, trova il virus Ebola che è in Congo, non a Bundibugyo. Vergogna!”, tuona sempre su X Ron Kazooba Kawamara, Ceo del gruppo di investimento Hugamara di base nella capitale ugandese Kampala. Il distretto in questione, a meno di 400 km da Kampala, si trova nell’Uganda occidentale, lungo il Rift Albertino. Piantagioni di cacao, natura incontaminata, e panorami che spaziano dalle cime del Rwenzori, le antiche ‘montagne della Luna’, al verde delle foreste afromontane, fino alla ‘vaporosa’ area dei geyser e delle sorgenti termali.  

    E adesso, da posto ricco di bellezze naturali, per quanto poco conosciuto magari dall’altro lato del pianeta, Bundibugyo diventa di punto in bianco un argomento ‘trending topic’ su tutti i social per via del nome di un virus responsabile di un’epidemia letale: questa parabola ovviamente non piace al popolo ugandese.  

    Si teme lo stigma. “Nel 2015 – ricorda ancora Kasujja – l’Oms ha pubblicato delle linee guida per la denominazione delle nuove malattie infettive nell’uomo, concepite per minimizzare gli effetti negativi non necessari su nazioni, economie e persone. Questa decisione avrebbe dovuto essere applicata retroattivamente alle malattie i cui nomi erano già stati stabiliti”. Come il virus Bundibugyo, “che per fortuna molti non sanno pronunciare” e che “è stato scoperto nel 2007”, aggiunge. Del resto anche il nome Ebola contiene un riferimento geografico al fiume congolese nelle vicinanze del quale si verificarono i primi casi. E la specie di ebolavirus più diffusa si chiama proprio Zaire (il vecchio nome dell’attuale Repubblica Democratica del Congo), così come il virus Sudan – un’altra specie di ebolavirus – si chiama in questo modo perché intercettato per la prima volta in Sud Sudan. Insomma, corsi e ricorsi ‘geografici’.  

     

    Fortunatamente, da quel lontano novembre 2007, il Bundibugyo – una delle 6 specie di Orthoebolavirus conosciute – si è fatto vivo solo un’altra volta, nel 2012, prima di oggi. Questo virus, come ricordano gli esperti in un focus su ‘Bmj’, ha causato infatti solo due focolai precedentemente riconosciuti. Emma Thompson, professoressa di Malattie infettive e direttrice del Mrc-University of Glasgow Centre for Virus Research, spiega che l’epidemia ugandese del 2007-2008 portò a 131 casi segnalati e 42 decessi, con un tasso di mortalità del 34-40%. Mentre il secondo focolaio, quello del 2012, si è verificato a Isiro, Repubblica Democratica del Congo, con 38 casi confermati in laboratorio e 13 decessi, sebbene i rapporti sull’epidemia, fra casi probabili e sospetti, abbiano riportato totali più elevati. “Queste cifre sono inferiori ai tassi di mortalità osservati in molte epidemie causate dal virus Ebola, ma sono comunque estremamente gravi. La malattia da virus Bundibugyo – conclude Thompson – non è un’infezione lieve”.  

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    internazionale/esteri

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  • Belve Crime, la storia di Mirco Ricci tra droga e alcol: il sequestro di un bambino per un debito

    Belve Crime, la storia di Mirco Ricci tra droga e alcol: il sequestro di un bambino per un debito

    (Adnkronos) –
    Tra successi, dipendenza dall’alcol e debiti di droga. Mirco Ricci è uno degli ospiti di stasera, martedì 26 maggio a Belve Crime, nell’ultimo appuntamento della stagione. Durante l’intervista, Francesca Fagnani ripercorre la storia del campione, che dalla periferia romana è arrivato alle vette del pugilato europeo, soffermandosi sui passaggi più controversi della sua vita: le risse, la tentata rapina e la sparatoria che lo ha visto coinvolto. Poi il crimine più grave che sta ancora scontando e che gli è costato la carriera, il sequestro di un bambino. 

    Sulla dipendenza dall’alcol, il pugile ammette: “Ho iniziato a quindici anni. Ero capace di bere cinque, sei bottiglie di vino a sera e non accorgermene”, dichiara Ricci che mette anche in luce il suo talento sprecato: “Sono riuscito a preparare un titolo italiano in venti giorni”.  

    Poi c’è l’episodio del 19 luglio 2014, quando Ricci, poche ore dopo aver vinto il titolo di campione d’Italia, viene gambizzato mentre guida la sua auto vicino allo stadio Olimpico. Fagnani domanda: “Le posso chiedere se è plausibile pensare che dietro ci fosse una storia di scommesse?”. “Qui stiamo andando proprio sui film americani, non è così”, risponde Ricci, aggiungendo: “Forse è stato qualcuno che non ha digerito una litigata con me”.  

    A quel punto Fagnani insiste: “Uno come lei, che viene da un contesto criminale, sa da chi informarsi e come venire a sapere certe cose. E non l’ha fatto?”. “Non mi interessa. Che devo fare? È successo”, replica Ricci, senza aggiungere altro. 

    L’ex pugile parla anche dei reati per cui è stato processato, tra risse e tentate rapine. Poi affronta il caso più grave: il sequestro di un bambino, vicenda per cui sta ancora scontando una condanna. Una storia legata a un debito di droga contratto da una donna nei confronti dell’ex pugile e della madre.  

    Ricci, durante l’intervista, continua a dichiararsi innocente nonostante la condanna definitiva in Cassazione: “Io non capisco perché sono entrato dentro a questa storia”. E aggiunge: “Mi sono trovato la vita distrutta, perché ho passato dieci anni chiuso dentro”. 

    Fagnani insiste: “Finora ci sono stati episodi molto brutti e violenti, no? Qui però alza il tiro: togliere e tenere un bambino per 48 ore a causa di un debito di droga…”. “Io ho solo portato dei soldi a mia madre – cinquemila euro che mi aveva chiesto – e poi mi sono trovato in mezzo a questo casino assurdo”, replica Ricci. 

    Vista la sua carriera nel pugilato, Fagnani gli chiede anche dove sarebbe potuto arrivare senza la dipendenza dall’alcol: “Non te lo posso dire. Nella vita possono succedere tante cose”. “Lei all’epoca era considerato un fenomeno”, sottolinea Fagnani. “Dicono così, ma io non mi sono mai sentito un fenomeno”.  

    Nel finale si parla del figlio avuto tramite inseminazione artificiale, con cui oggi Ricci riesce a passare del tempo grazie al regime di semilibertà. Fagnani domanda: “Quando sarà grande, come spiegherà a suo figlio la sua vita precedente?”. “Questo me lo domando sempre. Troverò un modo. Aspetto che cresca ancora un po’ e spero di potermi sedere con lui per raccontargli tutti gli sbagli che ho fatto, che sono tanti”. 

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    spettacoli

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  • Calenda: “La nuova Ferrari Luce è un insulto a chi ama il Cavallino”

    Calenda: “La nuova Ferrari Luce è un insulto a chi ama il Cavallino”

    (Adnkronos) –
    Carlo Calenda non ci sta. Il leader di Azione non gradisce la nuova Ferrari Luce, presentata ieri, e dice la sua sui social con un tweet diventato presto virale: “La Ferrari Luce è un insulto estetico e tecnologico per chi ama la Ferrari o, come nel mio caso, ci ha lavorato”.  

    Le parole di Calenda sono un attacco diretto a John Elkann, amministratore delegato di Exor: “Complimenti a Elkann che dopo aver semidistrutto o alienato Marelli, Comau, Iveco, Fiat, Alfa, Maserati, Lancia, Scuderia Ferrari, Juventus, Repubblica e Stampa ci prova ora con Ferrari. E non era facile”.  

    La ‘Luce’ è la prima full electric Ferrari, presentata ieri, lunedì 25 maggio. Calenda, come tanti appassionati del Cavallino, non ha gradito l’estetica e gli interni del nuovo modello progettato a Maranello.  

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    sport

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  • Doc Pharma, equivalenti Made in Italy e sostenibilità Ssn: l’azienda celebra 30 anni

    Doc Pharma, equivalenti Made in Italy e sostenibilità Ssn: l’azienda celebra 30 anni

    (Adnkronos) – Rendere le cure più accessibili, contribuire alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e valorizzare una filiera farmaceutica di qualità, fortemente radicata in Italia e in Europa. Sono i temi al centro dell’evento istituzionale con cui Doc Pharma ha celebrato, oggi a Roma, i 30 anni dalla fondazione, ripercorrendo una storia nata insieme allo sviluppo del farmaco equivalente in Italia e guardando alle sfide future del sistema salute. Nata nel 1996, negli stessi anni in cui il farmaco equivalente muoveva i primi passi nel nostro Paese, Doc Pharma ha accompagnato l’evoluzione di un mercato che ha progressivamente assunto un ruolo centrale per il Ssn, sottolinea l’azienda in una nota.  

    “In questi trent’anni il farmaco equivalente ha dimostrato di essere una leva fondamentale per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale – sottolinea Riccardo Zagaria, Ceo Doc Pharma – Non parliamo soltanto di un tema di prezzo, ma della possibilità concreta di garantire a più cittadini l’accesso a farmaci di qualità, sicuri ed efficaci, liberando al tempo stesso risorse per l’innovazione e per la presa in carico dei nuovi bisogni di salute. Doc Pharma ha contribuito a far crescere nel Paese una cultura sul farmaco equivalente fondata su fiducia, responsabilità e qualità, fino a rappresentare oggi un modello d’eccellenza del Made in Italy farmaceutico”.  

    Il tema dell’accesso ai farmaci – evidenzia il gruppo – assume oggi un valore più rilevante in uno scenario segnato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle cronicità e dalla necessità di garantire continuità terapeutica in un contesto di risorse finite. In questo quadro, il farmaco equivalente rappresenta uno degli strumenti più efficaci per tenere insieme qualità della cura e sostenibilità economica. Il suo contributo non si esaurisce nel prezzo più contenuto, ma riguarda la capacità di rendere più ampio e stabile l’accesso alle terapie, generando benefici per pazienti, professionisti sanitari e sistema pubblico. La qualità del farmaco equivalente passa anche dalla solidità della filiera. Per Doc Pharma questo significa affidarsi a una rete produttiva fortemente radicata in Italia ed Europa: il 70% della fornitura proviene da 48 siti produttivi italiani, il 28% da 61 siti produttivi europei e solo il 2% da 11 siti extra-europei. Un modello che valorizza il Made in Italy farmaceutico e la prossimità produttiva europea, elementi sempre più centrali per garantire qualità, sicurezza degli approvvigionamenti e continuità terapeutica sul territorio nazionale. 

    In questi trent’anni Doc Pharma “è cresciuta fino a diventare una delle realtà di riferimento del farmaco equivalente in Italia – si legge nella nota – Nel 2025 l’azienda ha registrato un fatturato di 350 milioni di euro ed è indicata come seconda azienda per fatturato nel mercato dei farmaci equivalenti in Italia e quinta azienda nel retail Italia. Il portafoglio resta fortemente legato alla storia dell’azienda: il 70% è composto da farmaci equivalenti, mentre il restante 30% riguarda prodotti branded e Otc. Una ripartizione che conferma il peso centrale degli equivalenti, ma racconta anche una fase di progressiva evoluzione verso un perimetro più ampio nel mercato della salute”.  

    Negli ultimi anni il gruppo ha avviato una nuova fase di sviluppo, accompagnata dal passaggio da Doc Generici a Doc Pharma. Il cambio di identità – chiarisce l’azienda – non segna un allontanamento dal farmaco equivalente, che resta il cuore della storia aziendale, ma l’ampliamento di una cultura dell’accesso maturata in trent’anni di attività. La stessa logica che ha guidato la crescita nei farmaci equivalenti orienta oggi lo sviluppo in nuove aree terapeutiche, nei prodotti branded e Otc, con l’obiettivo di rispondere a bisogni di salute sempre più articolati e di rafforzare il contributo dell’azienda al sistema sanitario. “Oggi il tema della filiera è centrale – afferma Zagaria – Poter contare su una rete produttiva fortemente radicata in Italia ed Europa significa rafforzare qualità, continuità terapeutica e sicurezza degli approvvigionamenti. Il passaggio da Doc Generici a Doc Pharma racconta proprio questa evoluzione: il farmaco equivalente resta il cuore della nostra identità, ma quella stessa cultura dell’accesso ci guida oggi verso un perimetro più ampio, con l’obiettivo di continuare a generare valore per i pazienti, i professionisti sanitari e l’intero sistema salute”. 

    I 30 anni rappresentano quindi non solo un anniversario, ma l’avvio di una nuova fase. Doc Pharma guarda al futuro con l’obiettivo di rafforzare il proprio ruolo come piattaforma farmaceutica italiana capace di coniugare la solidità maturata nel farmaco equivalente con nuove competenze, nuove aree terapeutiche e una presenza sempre più ampia nel sistema salute. La direzione – conclude la nota – resta quella che ha accompagnato l’azienda fin dalla nascita: rendere l’accesso alla salute un valore concreto e sostenibile, contribuendo alla qualità delle cure, alla continuità terapeutica e alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. 

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    economia

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  • Napoli, Italiano è la scelta per il dopo-Conte: accordo a un passo

    Napoli, Italiano è la scelta per il dopo-Conte: accordo a un passo

    (Adnkronos) – Il Napoli ha scelto. Il club azzurro ha deciso di virare su Vincenzo Italiano per la panchina. Il tecnico del Bologna è il favorito per diventare il successore di Antonio Conte nella prossima stagione. Nelle ultime ore si era parlato anche di un grande ritorno di Maurizio Sarri e di un arrivo di Massimiliano Allegri (esonerato ieri dal Milan), da tempo nelle idee del presidente. Oggi, martedì 26 maggio, gli agenti dell’allenatore hanno però avuto un colloquio con i dirigenti del club partenopeo, nella sede della Filmauro e il discorso è alle ultime curve. 

    Dopo due anni in rossoblù, Italiano è quindi pronto a calarsi in una nuova sfida.  

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  • Uomini e Donne, nasce una nuova coppia: Ciro ha scelto Elisa

    Uomini e Donne, nasce una nuova coppia: Ciro ha scelto Elisa

    (Adnkronos) –
    Ciro Solimeno ed Elisa Leonardi sono la nuova coppia di Uomini e Donne. Oggi, lunedì 26 maggio, è andata in onda la scelta del tronista, che ha confessato i suoi sentimenti per Elisa, preferendola a Martina Calabrò.  

    La prima a entrare in studio è stata proprio la corteggiatrice Martina. Dopo averle comunicato la sua decisione, è arrivato il momento di Elisa. Queste le parole di Ciro: “Ti ho sempre detto che hai degli occhi bellissimi, però quando guardi me con quegli occhi sei ancora più bella. Io ti dico che non so se saremo complicati, se litigheremo, se la distanza ci allontanerà, se riusciremo a mettere da parte l’orgoglio. L’unica cosa che so è che non riesco più a fingere quando mi guardi negli occhi perché provo dei sentimenti nei tuoi confronti e quindi oggi, guardandoti negli occhi, ti voglio dire che la mia scelta sei tu”.  

    Silenziosa la risposta di Elisa, che si è alzata per abbracciarlo. Poi il bacio, sotto una pioggia di petali di rose.  

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