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  • Attias: “Basta dire che l’Europa è finita: a Roma portiamo mille investitori globali”

    Attias: “Basta dire che l’Europa è finita: a Roma portiamo mille investitori globali”

    (Adnkronos) – Roma come luogo simbolico di una nuova possibile rinascita europea. È questa la scelta della Future Investiment Initiative, che dal 17 al 19 giugno porterà nella Capitale il FII Priority Europe 2026 Summit, ospitato al Rome Cavalieri, Waldorf Astoria Hotel. Il tema scelto per l’edizione europea è “Europe Reimagined: Capital, Sovereignty & Strategic Autonomy”: capitale, sovranità e autonomia strategica, in una fase in cui il continente prova a uscire dalla lunga stagione della gestione delle crisi e a ridefinire il proprio ruolo globale tra energia, tecnologia, sicurezza, finanza, industria e catene di approvvigionamento. 

    Il summit riunirà 1.000 investitori globali, leader politici, grandi gruppi industriali, policymaker, innovatori, scienziati, media internazionali e rappresentanti del mondo culturale, con 150 relatori. Al centro del programma ci saranno AI, dati e infrastrutture digitali, turismo e rigenerazione urbana, politica industriale verde ed energia, supply chain, commercio e sicurezza, mercati dei capitali, manifattura avanzata e deep tech. L’obiettivo dichiarato è discutere come il capitale privato e una nuova politica industriale possano contribuire alla competitività europea di lungo periodo. 

    Per Richard Attias, presidente del FII Institute, la scelta dell’Italia non è casuale. Roma, spiega in questa intervista all’Adnkronos, è il luogo da cui può partire un messaggio diverso sull’Europa: non più un continente percepito come stanco, diviso o condannato al declino, ma una piattaforma centrale per investimenti, innovazione, talento e connessioni tra Nord e Sud, Est e Ovest, Mediterraneo, Africa e Balcani. Tra i nomi e i profili citati da Attias figurano il governatore del Public Investment Fund saudita e presidente di Aramco Yasir Al-Rumayyan, la principessa Reema bint Bandar al Saud, ambasciatrice saudita negli Stati Uniti e figura chiave dell’iniziativa Wave sugli oceani, Mohamed Alabbar, fondatore del colosso emiratino Emaar, oltre a una delegazione saudita con diversi ministri. Ci saranno il ceo di Pimco Emmanuel Roman, di Minerva Foods Fernando Galletti de Queiroz, il presidente di Barclays Bank Stephen Daintan e il capo degli investimenti di Goldman Sachs Anthony Gutman. Tra gli italiani, oltre a Matteo Renzi (nel board del FII) e a vari ministri del governo, ci saranno gli amministratori delegati di Unicredit Andrea Orcel e di Fincantieri Pierroberto Folgiero, mentre Attias auspica la partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, compatibilmente con gli impegni internazionali di quei giorni, tra tutti il Consiglio europeo. 

    Per il fondatore, che ha alle spalle una lunga esperienza tra Davos, Clinton Foundation e la conferenza dei premi Nobel, il punto è soprattutto cambiare narrazione: “Molti ci dicono che l’Europa è finita. Io non posso accettarlo”, dice all’Adnkronos. E aggiunge, premettendo un tocco di immodestia: “Quello che portiamo a Roma non è solo un’altra conferenza. È un dono all’Europa”. 

    Richard Attias, che cosa è cambiato da quando avete lanciato il FII?
     

    “A ottobre celebreremo a Riad la decima edizione, che sarà una tappa molto importante. Sei anni fa abbiamo avviato i FII Priority Summit, perché ci siamo resi conto che, se si vuole essere davvero inclusivi, non si può aspettare che le persone vengano una volta all’anno al nostro evento principale. Bisogna mantenere la conversazione viva ogni due o tre mesi. Il mondo sta cambiando. Stiamo affrontando un nuovo ordine geo-economico e ora anche geopolitico. Per questo per noi era importante andare quasi in tutti i continenti. Siamo partiti dalle Americhe, prima New York e poi Miami, che è diventata affollata quasi quanto Riad. Poi siamo andati in Asia, scegliendo Hong Kong dopo il Covid. Siamo stati la prima grande conferenza business a tornare lì dopo la pandemia, con 1.200 delegati per quasi tre giorni”. 

    Lei dice spesso che il FII non è solo una conferenza. Che cosa intende?
     

    “Il FII è diventato un movimento. Questa è la grande differenza rispetto ad altre conferenze. Molte conferenze sono importanti perché producono conversazioni. Il FII, invece, è orientato all’esecuzione. Disegniamo e curiamo la conferenza in modo che sia focalizzata su accordi, opportunità e risultati concreti. Quando il principe ereditario Mohammed bin Salman chiese di creare qualcosa come il FII, disse: costruiamo una piattaforma in cui gli investitori di tutto il mondo possano venire una volta all’anno per capire dove va il denaro, sia in termini geografici sia in termini settoriali. Oggi sappiamo dove va il denaro negli Stati Uniti, sappiamo dove gli americani investono, sappiamo dove il capitale si muove in Asia, in Giappone, in Medio Oriente. Ora vogliamo portare questa conversazione anche in Europa”. 

    Perché l’Europa, e perché proprio Roma?
     

    “Negli ultimi dodici mesi, a ogni FII che abbiamo organizzato a Riad o a Miami, molti investitori e anche alcuni leader politici ci hanno detto: ‘l’Europa è finita’. Questo per me è doloroso. Sono un prodotto del sistema educativo europeo, ho vissuto 25 anni della mia vita in Europa, sono arrivato in Francia dal Marocco, dove sono nato, come migrante. Non posso accettare questa idea. Abbiamo avuto una lunga discussione nel board del FII Institute e ci siamo detti: non possiamo lasciare l’Europa da parte. E perché l’Italia? Perché pensiamo che l’Europa debba iniziare un nuovo Rinascimento. E chi ha inventato il Rinascimento?” 

    Che cosa deve raccontare oggi l’Europa di sé stessa?
     

    “L’Europa deve essere reimmaginata, reinventata. Deve parlare di ciò che funziona. Vorrei citare il presidente Clinton: quando fu eletto, nel suo discorso inaugurale disse che non c’è nulla di sbagliato in America che non possa essere corretto da ciò che c’è di buono in America. Noi speriamo che a Roma si parli di più di ciò che c’è di buono in Europa. Dobbiamo parlare dei talenti, dell’innovazione, della creatività, di come l’Europa prende sul serio la rivoluzione dell’AI, di ciò che può offrire nella nuova equazione energetica, di come può disegnare nuovi corridoi per il commercio, le supply chain, l’energia. E quale posto migliore di Roma? Una città mitica, dove tante cose sono state reinventate”. 

    Roma è anche uno snodo geografico e geopolitico.
     

    “L’Italia è molto ben posizionata: collega il Nord e il Sud dell’Europa, l’Est e l’Ovest. È vicina ai Balcani, a Paesi che aspirano a entrare nell’Unione europea, come Montenegro e Albania, ed è molto vicina all’Africa. È un grande hub. Ma non è solo il Paese di Leonardo da Vinci e della creatività. L’Italia può essere la forza motrice della reinvenzione dell’Europa. È per questo che speriamo che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni possa partecipare. Le date coincidono con altri impegni internazionali, ma sarebbe un peccato perdere l’occasione di parlare a circa mille ceo e imprenditori globali che arrivano insieme per la prima volta a Roma in questo formato”. 

    Che cosa possono trovare gli investitori internazionali in Italia e in Europa?
     

    “Devono capire perché l’Italia può essere una grande porta d’accesso all’Europa, e quali sono le opportunità nel Paese. L’immagine dell’Italia, all’estero, è spesso confusa. Noi al FII cerchiamo sempre di ospitare conversazioni che abbiano un impatto sull’umanità e sui cittadini. Da cinque anni realizziamo una rilevazione molto importante, il FII Priority Compass, in cui chiediamo a cittadini di tutto il mondo quale sia la loro priorità. Per cinque anni consecutivi la risposta è stata la stessa: costo della vita, costo della vita, costo della vita. È fondamentale ascoltare dai leader europei che cosa stanno facendo e che cosa intendono fare per affrontare questo problema”. 

    Quali sono le altre priorità?
     

    “La seconda è la sanità. Il Covid ha dimostrato che molti sistemi sanitari sono fragili o rotti. Poi c’è la sicurezza, che è collegata anche all’immigrazione, uno dei grandi temi che l’Europa affronta. E c’è l’inclusione tecnologica: le persone non vogliono essere escluse da questa grande rivoluzione, ma non tutti hanno accesso alla tecnologia, purtroppo anche in Europa. Per questo è cruciale che i leader europei affrontino questi temi faccia a faccia con i business leader, con i giovani imprenditori, con la nuova generazione di leader e con i media. I media sono fondamentali, perché sono la cassa di risonanza di ciò che viene discusso. Come possono i cittadini accedere all’informazione e alla conoscenza se i media non sono al centro della conversazione?”. 

    L’Europa ha un problema di accesso ai capitali, soprattutto quando le startup devono crescere e scalare.
     

    “Voi dei media siete parzialmente responsabili”, risponde Attias sorridendo. “Conosco molto bene l’ecosistema tecnologico, perché vengo da lì: ho iniziato la mia carriera in Ibm. Negli Stati Uniti una cosa l’hanno imparata molto presto: comunicare. L’Europa, invece, è molto debole sulla comunicazione. Parliamo sempre del bicchiere mezzo vuoto, invece di raccontare le storie di successo. In Europa ci sono grandi imprenditori e grandi aziende che non hanno nulla da invidiare agli americani o ai cinesi in termini di tecnologia. Ma non ne parliamo. Se vai per strada e chiedi a dieci persone di nominare dieci aziende tecnologiche, citeranno dieci aziende americane. Forse, se sei fortunato, qualcuno citerà Mistral in Francia o qualche altra società britannica. Ma c’è molto di più”. 

    Quindi il problema è anche culturale.
     

    “In Europa siamo timidi, discreti. È quasi un tabù dire che hai successo. Dobbiamo imparare a celebrare il successo. Negli Stati Uniti, quando qualcuno vede una bella macchina, dice: un giorno ne avrò una anch’io. In Europa, te la rigano. È una questione di mentalità. Dobbiamo smettere di guardare al successo come a qualcosa di sospetto. Dobbiamo raccontare meglio le nostre miniere d’oro nascoste. Alcune realtà europee sono più avanzate di aziende della Silicon Valley, ma non fanno rumore. E se non fai rumore, è più difficile attrarre milioni o miliardi”. 

    Lei sostiene che l’Europa è già una potenza, ma non riesce a percepirsi come tale.
     

    “Se prendi l’Europa come un’unica entità e la confronti con Stati Uniti e Cina, l’Europa è la seconda area al mondo in termini di Pil. Gli Stati Uniti valgono circa 26 mila miliardi, l’Europa circa 25 o 24,5, la Cina è dietro, intorno a 18,5. Quindi le superpotenze non sono solo Stati Uniti e Cina. C’è anche l’Europa. Ma non lo promuoviamo, perché l’Europa si sente divisa. Noi vogliamo celebrare il fatto che l’Europa può essere una grande destinazione per gli investimenti. Che ha un posto al tavolo e che non è affatto finita”. 

    Chi guarda oggi all’Europa come destinazione di investimento?
     

    “L’Asia guarda all’Europa. Il Medio Oriente guarda all’Europa. Lo sappiamo bene: il Public Investment Fund saudita ha aperto da poco un ufficio a Parigi e ne ha già uno a Londra. Non lo fanno per beneficenza. Lo fanno perché sanno che ci sono opportunità. Anche gli americani guardano all’Europa, nonostante le tensioni sui dazi. Ci sono tre grandi poli: America, Europa e Cina, ma c’è anche una nuova Asia che emerge, con Corea del Sud, Indonesia, Malesia. E nel G20 ci sono molte grandi economie europee. Per questo veniamo in Europa”. 

    Che dimensioni avrà il summit di Roma?
     

    “Siamo già quasi a mille delegati registrati e avremo circa 150 speaker internazionali. Probabilmente sarà una delle più grandi conferenze business mai ospitate a Roma. E non bisogna dimenticare che Roma è anche il Vaticano. Per questo abbiamo chiesto a Sua Santità il Papa se potrà rivolgersi alla business community. Vedremo che cosa accadrà nei prossimi giorni”. 

    Il FII rivendica una differenza rispetto ad altri grandi forum internazionali: i risultati concreti. Quali numeri potete indicare?
     

    “In nove anni di FII a Riad non abbiamo firmato memorandum d’intesa simbolici. Abbiamo firmato accordi reali per un totale di quasi 250 miliardi di dollari. Questa è la realtà. Non c’è un’altra conferenza al mondo che possa mostrare questo livello di esecuzione. Per questo diciamo di essere la principale conferenza di investimento al mondo, e siamo orgogliosi di questo risultato”. 

    Oltre alle conferenze, che cos’è oggi il FII Institute?
     

    “Abbiamo duemila membri. All’inizio non avevamo un programma di membership, ma molti Ceo ci chiedevano di far parte di ciò che stavamo costruendo: sostegno a cause, aiuto ai giovani imprenditori, investimenti in Paesi dove portiamo acqua pulita, educazione, computer. Abbiamo un pilastro molto importante che si chiama Act: vogliamo guidare anche con l’esempio. Non siamo semplicemente organizzatori di conferenze. Abbiamo indici, pubblicazioni e iniziative. Quest’anno probabilmente lanceremo un nuovo indice, Capital in Motion, per capire anno dopo anno dove si muove il denaro. Abbiamo un altro indice che analizza come i Paesi investono in sanità. E abbiamo quattro grandi filoni di lavoro: AI e robotica, healthcare, sostenibilità ed educazione”. 

    Lei ha citato Wave, l’iniziativa sugli oceani.
     

    “Wave è un’iniziativa straordinaria su come proteggere, pulire e rigenerare gli oceani. Abbiamo molti partner e una grande base dati per capire davvero qual è la situazione. Tutti parlano degli oceani, ma pochi sanno esattamente che cosa sta accadendo. L’ecosistema sottomarino è in una crisi gravissima. Se non proteggiamo e rigeneriamo gli oceani, avremo problemi enormi, perché sappiamo quanto gli oceani portano all’umanità. E gli imprenditori che partecipano alle nostre iniziative vogliono investire con un purpose, uno scopo, rispondere alle priorità dei cittadini”. (di Giorgio Rutelli) 

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  • Qvc Italia punta su TikTok Shop e guida evoluzione retail verso social commerce

    Qvc Italia punta su TikTok Shop e guida evoluzione retail verso social commerce

    (Adnkronos) – A un anno dal lancio nel mercato italiano, TikTok Shop si conferma uno dei principali driver del modello di discovery e-commerce, con oltre 21.000 venditori attivi e una crescita significativa delle performance della piattaforma. Secondo i dati diffusi dalla piattaforma, i formati shoppable – video e Live shopping – hanno contribuito rispettivamente al 38% e al 20% del fatturato commerce 2025, con beauty, fashion e home & living tra le categorie più performanti. In questo contesto, QVC Italia – il retailer multicanale leader nel live shopping – rafforza la propria strategia digitale e punta sempre di più su TikTok Shop, interpretando in modo coerente l’evoluzione del retail contemporaneo, dove intrattenimento, contenuto e acquisto convergono in un’unica esperienza integrata. QVC Italia vuole infatti ribadire il suo ruolo di protagonista nella trasformazione del retail digitale, accelerando il proprio percorso verso il Social Commerce ed evolvendo ulteriormente la propria natura di retailer multicanale. 

    Per presidiare la piattaforma in modo efficace e ispirandosi al modello già consolidato negli Stati Uniti – dove, solo nel 2025, QVC Group ha acquisito quasi 1 milione di nuovi clienti statunitensi su TikTok Shop e recentemente, in occasione del TikTok Summit 2026 a Los Angeles, è stato premiato da TikTok come ‘Seller of the year’ – QVC Italia ha sviluppato una presenza articolata su TikTok attraverso due canali verticali: QVC Italia Home e QVC Italia Beauty. Questa struttura a doppio canale consente di intercettare audience segmentate per interessi, garantendo un’esperienza di navigazione più rilevante e coerente con le logiche della piattaforma, oltre a valorizzare le specificità delle diverse categorie merceologiche. QVC Italia interpreta pienamente il modello del discovery commerce, in cui il prodotto emerge all’interno di contenuti ispirazionali che guidano la scoperta. Il live shopping rappresenta uno degli elementi centrali di questa esperienza, in cui intrattenimento, consulenza degli esperti e acquisto si fondono in tempo reale.  

    In un ecosistema come TikTok, dominato da creator e contenuti user-generated, QVC Italia introduce un elemento distintivo: la presenza dell’esperto. Attraverso video e dirette live, l’Expert diventa parte integrante del racconto, trasformando l’intrattenimento in un momento di consulenza all’acquisto e rafforzando la fiducia del consumatore. Questo approccio si inserisce in un modello di shoppertainment già consolidato da QVC Italia, che trova nei propri studi televisivi di Brugherio il cuore dell’esperienza di brand. A questi si aggiunge ora il nuovo studio dedicato a TikTok Shop, progettato per i linguaggi nativi della piattaforma e per la produzione di contenuti digital-first e live, con quattro diversi set all’interno dello studio, pensati per unire dimensione televisiva e linguaggi digitali, diventando così parte integrante anche della produzione di contenuti per le piattaforme social, in un’ottica sempre più fluida e omnicanale. Il nuovo studio contribuirà a dare ulteriore impulso alle vendite live che già rappresentano circa il 25% delle vendite totali su TikTok, mentre le vendite generate dai creator affiliati raggiungono il 47%. 

     

    Non solo: il successo dei primi sei mesi di attività del canale – che hanno costituito una fase di sperimentazione e test – è dimostrato anche dal fatto che l’80% dei clienti QVC di TikTok Shop sono nuovi clienti; l’85% sceglie di acquistare prodotti della categoria home (principalmente kitchen e food), mentre il 15% acquista prodotti beauty, con un valore medio dello scontrino di 28 euro. 

    “TikTok Shop rappresenta per QVC Italia un’evoluzione naturale del nostro modello di social commerce, costruito nel tempo attraverso la capacità di creare connessioni autentiche con i nostri clienti. E’ un’estensione del nostro ecosistema, in cui tecnologia, contenuti e attenzione alle persone si integrano per offrire un’esperienza d’acquisto coinvolgente e di valore. Da sempre il nostro elemento distintivo è la relazione, costruita attraverso presentatori ed esperti, un servizio clienti di alta qualità e un approccio multicanale ai contenuti video che oggi include TV, digitale, social media e nuove piattaforme come TikTok”, afferma Sarah-Jane Morgan, ceo di QVC Italia. 

    “Con QVC Italia Home e QVC Italia Beauty abbiamo scelto un approccio nativo alla piattaforma: due canali verticali pensati per le logiche di TikTok e per un’audience che scopre i prodotti attraverso il contenuto. Il nuovo studio dedicato nasce da questa visione: uno spazio progettato per i formati live e video della piattaforma, in cui la competenza dei nostri esperti si traduce nel linguaggio digitale. È il modo in cui portiamo su TikTok ciò che da sempre distingue QVC: un’expertise di prodotto capace di trasformare ogni contenuto in un momento di consulenza all’acquisto”, aggiunge Donatella Bochicchio, director digital Platforms di QVC Italia. 

    L’ingresso su TikTok Shop di QVC Italia valorizza inoltre un asset strategico già consolidato: una struttura operativa e logistica end-to-end in grado di gestire l’intera customer journey, dalla gestione del prodotto all’evasione degli ordini, fino al customer service. Un vantaggio competitivo significativo rispetto a molti operatori che stanno ancora definendo i propri modelli nei marketplace digitali. Il rafforzamento della presenza di QVC Italia su TikTok Shop rientra in una strategia più ampia volta ad allargare la base clienti, con l’obiettivo di intercettare nuove audience difficilmente raggiungibili attraverso i canali tradizionali. Se la piattaforma QVC – TV, web, app e streaming con QVC+ – mostra una forte capacità di generare valore anche presso segmenti più maturi – con una quota significativa di utenti over 40 che rappresentano circa il 41% del valore generato – TikTok si conferma un canale fondamentale per raggiungere un pubblico esperto di tecnologia, sempre più incline ad acquistare su questa piattaforma. 

     

    Oggi QVC Italia si conferma molto più di un retailer: è uno spazio in cui contenuto, tecnologia e relazione con il cliente si integrano in un ecosistema coerente, capace di parlare ad un pubblico ovunque esso faccia acquisti. Un modello che si è evoluto nel tempo attraverso tutti i touchpoint – TV, sito web, app, social media, streaming e messaggistica diretta – e che oggi trova in TikTok Shop un’ulteriore estensione naturale, in linea con le nuove modalità di scoperta e acquisto dei consumatori. 

    Per celebrare il nuovo studio dedicato esclusivamente ai contenuti per TikTok Shop, il 28 maggio QVC Italia ospiterà la sua prima TikTok Mega Live, una maratona di shopping e intrattenimento della durata di 10 ore (dalle 12:00 alle 22:00) trasmessa dal profilo @qvcitaliahome. Durante la diretta, i presenter si muoveranno tra quattro diversi set all’interno dello studio, utilizzando dispositivi mobili per garantire un flusso live continuo e immersivo, senza interruzioni. Una modalità che trasforma lo spazio in un ambiente dinamico e narrativo, capace di mettere lo spettatore ‘al centro dell’azione’. 

    La Mega Live rappresenta inoltre un’esperienza all’avanguardia nel panorama del social commerce. Per la prima volta su TikTok, QVC Italia introdurrà formati di acquisto interattivi come aste in tempo reale e flash sales guidate dalla partecipazione attiva degli utenti, che potranno influenzare direttamente la selezione dei prodotti in evidenza. Il palinsesto della maratona seguirà i trend più rilevanti sulla piattaforma, dai prodotti virali come lo yogurt Easiyo ai kit da viaggio, fino a momenti di intrattenimento tematico che culmineranno in un ‘pizza party’ serale. 

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    economia

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  • Prize money, ‘dentro’ la rivolta al Roland Garros: da Sinner a Sabalenka, cosa chiedono i campioni del tennis

    Prize money, ‘dentro’ la rivolta al Roland Garros: da Sinner a Sabalenka, cosa chiedono i campioni del tennis

    (Adnkronos) – Nei primi giorni del Roland Garros 2026, torna al centro del mondo del tennis la tensione tra gli atleti di vertice e gli organizzatori dei tornei del Grande Slam. Il tema? La ripartizione dei ricavi generati dagli eventi e, più in generale, il ruolo dei giocatori nei processi decisionali che incidono sui loro diritti economici e previdenziali. A cominciare dai numeri uno Jannik Sinner e Aryna Sabalenka, i giocatori hanno inviato una lettera per manifestare la loro insoddisfazione per il livello del prize money dello Slam parigino, ritenuto non proporzionato alla crescita dei ricavi. Una contestazione che si inserisce nell’ambito di un malcontento più ampio, già emerso a più riprese nel corso del 2025, in relazione al modello di governance e al sistema economico di tali tornei.  

    “Sabalenka e Sinner hanno evocato, in maniera esplicita, l’ipotesi di un boicottaggio degli Slam come estrema forma di pressione negoziale, affermando che senza i tennisti non ci sarebbe lo spettacolo-evento sportivo ed evidenziando al contempo che l’attuale modello di distribuzione dei ricavi penalizza i giocatori rispetto al valore economico generato” ha spiegato all’Adnkronos
    Luca Ferrari, Global Head of Sports dello studio legale Withers e advisor legale di diversi campioni, tra cui l’ex numero uno del tennis mondiale Novak Djokovic.  

    Una posizione condivisa anche da Jasmine Paolini, che ha ricondotto la protesta non solo al livello dei montepremi, ma a una più ampia questione di equità del sistema, richiamando l’attenzione sul tema delle tutele previdenziali, della maternità e del welfare, sottolineando come gli Slam – a differenza dei circuiti Atp e Wta – non offrano adeguate garanzie su questi fronti. 

    I tornei del Grande Slam rappresentano le quattro competizioni di massima rilevanza del tennis internazionale e sono disciplinati da un regolamento unitario, l’Official Grand Slam Rule Book, adottato con l’obiettivo di garantire lo svolgimento regolare ed equo di tutti gli Slam.  

    “Ciascuno Slam – continua Ferrari – è organizzato dalla federazione nazionale del Paese in cui si svolge. Tennis Australia per l’Australian Open, Fédération Française de Tennis per il Roland Garros, United States Tennis Association per lo US Open e, nel caso di Wimbledon, da un comitato congiunto composto dall’All England Lawn Tennis & Croquet Club e dalla Lawn Tennis Association”.
     

    La governance dei quattro Slam è esercitata attraverso il Grand Slam Tennis, organismo di coordinamento che riunisce i tornei in una struttura di gestione condivisa. Il Grand Slam Tennis opera tramite un board composto dai presidenti dei quattro tornei ed è competente per tutte le decisioni in materia di competizione sportiva, regolamenti, codice di condotta e relazioni istituzionali. Le scelte in tale sede confluiscono nell’Official Grand Slam Rule Book e possono essere modificate solo con il voto favorevole di almeno tre membri del Grand Slam Tennis board.  

    Ferrari precisa: “In questo assetto, la Federazione Internazionale Tennis (ITF) svolge un ruolo di raccordo istituzionale, supportando gli organizzatori di ciascuno Slam in ambito di governance, amministrazione e media. Sul piano dell’accesso, i tornei del Grande Slam si fondano sul principio della competizione aperta e non discriminatoria, consentendo la partecipazione a tutti i giocatori, esclusivamente sulla base della posizione occupata nei ranking Atp e Wta, e fatti salvo il limite di età di 14 anni”.  

    Le disposizioni dell’Official Grand Slam Rule Book vincolano ogni tennista e devono essere accettate quale condizione per la partecipazione. Configurano un rapporto giuridico di natura regolamentare, non negoziabile individualmente: l’iscrizione al torneo implica l’accettazione integrale non solo di tali regole, ma anche di quelle contenute nel regolamento del torneo e nel codice di condotta. “Tra le disposizioni più rilevanti, vediamo come l’Official Grand Slam Rule Book preveda espressamente che i tennisti partecipanti a ciascuno Slam debbano essere remunerati, in base ai risultati conseguiti, mediante il montepremi corrisposto dall’organizzatore del torneo” aggiunge Ferrari. 

    L’edizione 2026 del Roland Garros presenta un montepremi complessivo pari a 61,723 milioni di euro, con un incremento del 9,53% rispetto all’anno precedente. Entrando nello specifico, il prize money destinato alle fasi di qualificazione è stato aumentato del 12,9%, mentre quello del main draw del 10,1% rispetto al 2025, con incidenza più significativa sui primi tre turni del singolare (aumento tra l’11,11% e l’11,54%) rispetto alle fasi successive (tra il 6,82% e il 9,80%).  

    Ferrari chiarisce: “Secondo i giocatori firmatari della dichiarazione, tuttavia, a fronte di tali aumenti nominali si nasconderebbe, in realtà, una riduzione della quota dei ricavi del torneo destinata agli stessi atleti”. In particolare, i giocatori evidenziano che: la quota dei ricavi destinata ai giocatori sarebbe passata dal 15,5% nel 2024 a una quota stimata del 14,9% nel 2026; nel 2025 il torneo avrebbe generato ricavi pari a circa 395 milioni di euro, con un incremento annuo del 14%, mentre il prize money sarebbe cresciuto solo del 5,4%, con una conseguente riduzione della quota effettiva ai giocatori al 14,3% dei ricavi; per il 2026, a fronte di ricavi stimati superiori ai 400 milioni di euro, la percentuale destinata ai giocatori sarebbe inferiore al 15%.  

    Alla luce di questi dati, i tennisti chiedono una redistribuzione dei ricavi che riconosca loro una quota pari al 22%, in linea con il modello adottato nei tornei Atp e Wta 1000.
     

    Il tema è stato precisato all’Adnkronos anche da Alessia Murgia, associate dello studio Withers: “Questa rivendicazione si fonda su un concetto ormai ricorrente nel dibattito sportivo più recente. Il riconoscimento degli atleti quali principali creatori del valore economico dell’evento. Nello sport di alto livello, il successo commerciale di una competizione come il Roland Garros non dipende esclusivamente dalla capacità organizzativa del torneo o dalla sua tradizione storica, ma in misura determinante dalla qualità delle performance offerte sul campo di gioco. Sono gli atleti, attraverso la competizione agonistica, a generare interesse del pubblico, audience, incremento del valore dei diritti audiovisivi e attrattività per gli sponsor. La prestazione sportiva costituisce, quindi, il nucleo essenziale dello spettacolo-evento. In assenza dei giocatori di vertice, la competizione perderebbe parte del proprio valore economico e mediatico”. Un tema da non sottovalutare.  

    In questa prospettiva, le attuali rivendicazioni dei tennisti sollevano una questione strutturale, in cui il montepremi assume una duplice funzione. Non solo strumento remunerativo, ma anche indice del riconoscimento del contributo degli atleti alla produzione del valore complessivo dell’evento.  

    La crescente commercializzazione del tennis rende quindi inevitabile interrogarsi sulla misura in cui i ricavi debbano riflettersi sulla remunerazione dei suoi protagonisti. 

    Murgia sottolinea un tema: “La questione deve estendersi oltre la semplice prestazione agonistica. Gli atleti mettono a disposizione dell’organizzatore dell’evento anche ulteriori asset economicamente rilevanti, dovendo concedere diritti di utilizzazione e sfruttamento commerciale della propria immagine nonché di una pluralità di diritti connessi ai dati e alle informazioni generate durante la competizione (quali dati statistici, di live scoring e di performance analysis). In un sistema sempre più incentrato sulla monetizzazione dei contenuti sportivi e dei dati, il valore economico prodotto dagli atleti appare dunque eccedere il solo risultato maturato sul campo”.  

    Al riguardo, un profilo rilevante nell’assetto regolamentare dell’Official Grand Slam Rule Book riguarda la disciplina dei diritti di immagine dei tennisti. “Come condizione di accesso alla competizione – interviene Ferrari – i giocatori concedono agli organizzatori dello Slam, in via perpetua, il diritto di realizzare, utilizzare e diffondere la propria immagine nell’ambito della propria prestazione sportiva nel corso dello Slam, senza diritto a compensi ulteriori rispetto al prize money. 

    Analoga rilevanza economica e giuridica assume la cessione irrevocabile, e in via esclusiva, dei dati generati durante gli Slam. A tali concessioni si aggiunge l’impegno a cooperare con i media e a partecipare alle attività promozionali degli eventi, nonché la previsione di ampie clausole di manleva e rinuncia a qualsiasi pretesa risarcitoria nei confronti di Grand Slam Tennis, degli organizzatori e degli sponsor per eventuali danni comunque connessi alla partecipazione al torneo. 

    “Da ultimo – chiude – va tenuto conto delle limitazioni imposte all’utilizzo, durante e in relazione al torneo, dei brand che sponsorizzano i giocatori e alle relative attivazioni promo-pubblicitarie”. Ne emerge un sistema centralizzato, che assegna agli enti organizzatori la titolarità delle principali leve economiche e decisionali e che costituisce il presupposto sul quale si innesta il confronto – sempre più acceso – sulla ripartizione dei ricavi e sulla valenza economica dei protagonisti nei tornei del Grande Slam. (di Michele Antonelli) 

     

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  • Roland Garros, allerta gialla a Parigi: il caldo vero avversario di Sinner

    Roland Garros, allerta gialla a Parigi: il caldo vero avversario di Sinner

    (Adnkronos) –
    Allarme caldo a Parigi. Oggi, martedì 26 maggio, Jannik Sinner debutta al Roland Garros 2026 contro il padrone di casa Clement Tabur nel primo turno dello Slam parigino con l’incognita legata alle elevate temperature che stanno colpendo la capitale francese. Météo-France, per conto dell’Ile-de-France, ha infatti diramato un’allerta gialla visto l’inasprirsi ulteriore delle condizioni meteo. 

    Le previsioni meteo promettono infatti un anticipo d’estate con temperature massime che superano i 30 gradi: un record per la Francia nel mese di maggio. Già oggi, in realtà, si candida per diventare una delle giornate più calde mai osservate nel paese nel mese in corso, con la temperatura a Parigi che si attesta sui 32 gradi.  

    Al Roland Garros, i due campi principali – Philippe Chatrier e Suzanne Lenglen – sono dotati di tetto mobile che si chiude in 15 minuti e consente di giocare anche in caso di pioggia. Nei match serali, la trasformazione dei campi in ‘indoor’ consente di giocare fino a tarda ora in condizioni stabili. 

    E proprio l’orario serale, in cui debutterà Sinner, potrebbe quindi diventare il più ambito in queste giornate caratterizzate da temperature roventi. L’Atp, che non organizza i tornei dello Slam, ha varato nuove norme per tutelare la salute dei giocatori: cooling break di 10 minuti se la temperatura supera i 30 gradi, ipotesi di sospensione se sale oltre i 32. 

     

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  • Confindustria, Meloni: “Subito cantiere comune per riforma radicale burocrazia in Italia”

    Confindustria, Meloni: “Subito cantiere comune per riforma radicale burocrazia in Italia”

    (Adnkronos) – “Vorrei proporvi di avviare subito un cantiere comune per arrivare a una riforma radicale della burocrazia in Italia. Io penso che questo sia fondamentale farlo insieme, perché quando c’è un servizio che non funziona, se tu vuoi risolvere quel problema, devi interrogare gli utenti”. Così la premier Giorgia Meloni, parlando alla platea di Confindustriaa cui ha rivolto un ringraziamento “per aver riconosciuto gli sforzi che il governo ha fatto in questi anni per rimettere al centro il lavoro, l’impresa, la produzione”. “Non lo considero scontato, in una nazione nella quale il dibattito tende spesso a scivolare nello scontro ideologico, a esaurirsi nella tifoseria e al merito dei problemi e delle soluzioni si finisce per non dedicare mai lo spazio che meriterebbe”, ha sottolineato. 

    “La semplificazione e la sburocratizzazione devono essere il nostro mantra per spingere la forza propulsiva della produzione e non per frenarla, finendo peraltro, come è accaduto in questi anni, spesso per favorire produzioni che arrivavano dall’estero”, ha affermato. 

    “Penso che la presenza del capo dello Stato Sergio Matatrella qui oggi ricordi ancora una volta alla nazione intera quanto importante sia il ruolo che l’industria italiana ricopre, non solamente dal punto di vista economico ma anche sul fronte storico, identitario, culturale e direi anche reputazionale”, ha sottolineato Meloni che ha citato Virgilio: “‘Sit itur ad astra’, scriveva Virgilio, ‘così si sale alle stelle’. Per farlo, noi non dobbiamo temere di volare alto, di osare, di liberarci dalle incrostazioni, di scardinare le abitudini, per concentrarci su quello che alla fine sappiamo fare meglio, che è resistere, inventare e rilanciare”.  

    “La principale, enorme fragilità che ci riguarda da vicino” risiede “nell’attuale configurazione dell’Unione europea, un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato competitività, crescita, visione strategica” contribuendo “a spingere il continente verso un progressivo declino economico e geopolitico, un’Europa inarrestabile nella sua capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune, ma esitante improvvisamente quando si tratta di far sentire la propria voce nelle dinamiche globali”, ha detto ancora la premier. 

    “Non bisogna avere paura di dire le cose come stanno. Noi chiediamo che l’Europa faccia meno e lo faccia meglio. Chiediamo l’applicazione del principio di sussidiarietà, che significa che l’Europa si occupi di quello che gli Stati non possono fare da soli e non di quello che gli Stati fanno meglio da soli. Chiediamo priorità sensate e velocità delle decisioni, perché siamo in un tempo in cui la velocità di reazione agli eventi determina la posizione che occupi nello scenario, se cioè sei tra coloro che orientano le scelte o se piuttosto sei tra coloro che le subiscono. Serve sicuramente un cambio di passo sulla competitività, perché è impossibile chiedere alle nostre imprese di correre sui mercati globali se noi siamo i primi a frenarla con meccanismi burocratici infernali, con il peso soffocante di milioni di adempimenti amministrativi e regolamenti”, ha detto. 

    “L’Italia ha scritto alla Commissione europea per chiedere l’estensione del campo di applicazione della National Escape Clause anche agli interventi necessari per tutelare famiglie, lavoratori e imprese dall’impatto della crisi. Non si tratta di essere autorizzati a fare nuovo debito a livello nazionale, si tratta di adottare al meglio quello che è già previsto. Puro e semplice buon senso”, ha aggiunto. 

    “La crisi iraniana sta chiaramente producendo effetti dirompenti sui costi per le famiglie e per le imprese e sulla competitività dei nostri sistemi produttivi, aggravando le nostre vulnerabilità”, ha osservato la premier. “Sono circostanze che sfuggono al controllo degli Stati membri dell’Ue, che giustificano dal nostro punto di vista, ampiamente, l’estensione della flessibilità già concessa per le spese in sicurezza e difesa anche agli investimenti necessari a far fronte alla crisi energetica”, ha proseguito Meloni affermando: “Noi vogliamo proseguire speditamente sulla strada per il ritorno dell’energia nucleare in Italia, puntando sulle tecnologie più innovative con mini-reattori modulari sicuri e puliti che ci consentano di avere maggiore sicurezza ma anche costi nettamente più bassi rispetto agli attuali. Entro l’estate, sarà approvata la legge delega e poi saranno adottati i decreti attuativi”, ha quindi affermato Meloni aggiungendo: “Non ho dubbi sul fatto che la ripresa della produzione nucleare in Italia sia un obiettivo alla nostra portata – ha proseguito Meloni – e non ho dubbi sul fatto che può rappresentare una svolta per la nostra competitività”. 

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  • Iran, l’esperto: “Accordo a portata di mano, Washington ha più fretta di Teheran”

    (Adnkronos) – Nonostante la tensione sia di nuovo in salita, l’accordo tra Stati Uniti e Iran è “a portata di mano”, anche se la questione del programma nucleare resta ancora da definire e verrà affrontata più avanti. Ne è convinto Mehrzad Boroujerdi, docente universitario irano-americano della Missouri University of Science and Technology e autore di ‘Postrevolutionary Iran: A Political Handbook’, che in un’intervista all’Adnkronos evidenzia il ruolo della Cina nel conflitto, le conseguenze del blocco a Hormuz sul mercato petrolifero e sottolinea come gli Stati Uniti abbiano una fretta maggiore di chiudere un’intesa rispetto alla Repubblica islamica. 

    “Credo che l’accordo sia ormai a portata di mano, anche se la soluzione finale sul dossier nucleare non è stata ancora raggiunta. Quella arriverà più avanti”, afferma il docente, secondo cui la chiusura dello Stretto di Hormuz ha avuto un impatto enorme sul mercato dell’energia mondiale, creando pressioni che l’Amministrazione americana non può più permettersi di ignorare. “I mercati hanno risentito enormemente della chiusura di Hormuz. Le conseguenti spinte inflazionistiche e le interruzioni delle catene di approvvigionamento non erano qualcosa che Trump potesse ignorare ancora per molto”, spiega. 

    Teheran, prosegue, dal canto suo è abile ad usare il controllo sullo stretto come leva negoziale. “L’Iran riaprirà lo stretto soltanto quando gli verranno garantite concessioni importanti. E sa anche di poterlo chiudere in qualsiasi momento se gli sviluppi non andranno nella direzione desiderata”, dichiara Boroujerdi, secondo cui è Washington ora a mostrare maggiore urgenza nel raggiungere un’intesa. “A mio giudizio Washington è più ansiosa di raggiungere un accordo, mentre Teheran può permettersi di aspettare più a lungo perché vuole essere sicura che non si arrivi a un accordo inutile e che non venga poi nuovamente attaccata”. 

    Boroujerdi analizza inoltre il ruolo cruciale della Cina nella crisi, evidenziando come il gigante asiatico importi il 70% del suo fabbisogno petroliero, il 30% del quale passa proprio attraverso lo stretto. “Pechino non acquista greggio soltanto dall’Iran, ma anche dagli altri Paesi del Golfo e ha un interesse enorme nel vedere terminare questa guerra”, ritiene l’esperto, ricordando che la Cina “ha bisogno di stabilità commerciale”. 

    Il professore mette in luce infine le “divisioni interne” presenti sia negli Stati Uniti che in Iran e che frenano un’intesa. “Trump avrà difficoltà a presentare questo accordo come migliore rispetto a quello del 2015 e riceverà critiche dagli ambienti più conservatori e filo-israeliani – conclude – Anche in Iran, i falchi osservano con estrema attenzione l’evoluzione dei negoziati con l’obiettivo di assicurarsi che nessuno svenda il Paese”. 

     

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  • Meloni cita Virgilio all’assemblea di Confindustria: “Così si sale alle stelle”

    Meloni cita Virgilio all’assemblea di Confindustria: “Così si sale alle stelle”

    (Adnkronos) – “‘Sit itur ad astra’, scriveva Virgilio, ‘così si sale alle stelle’. Per farlo, noi non dobbiamo temere di volare alto, di osare, di liberarci dalle incrostazioni, di scardinare le abitudini, per concentrarci su quello che alla fine sappiamo fare meglio, che è resistere, inventare e rilanciare”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, nel passaggio conclusivo del suo intervento all’assemblea nazionale di Confindustria. 

    “Vi chiedo di non avere paura, perché il tempo delle incertezze è anche il tempo del coraggio, e il tempo del coraggio inevitabilmente è anche il tempo delle scelte. Siate coraggiosi e io vi prometto che farò lo stesso”, l’invito della premier. 

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  • Ultimo conquista gli studenti di Tor Vergata: “Come ho superato i miei limiti? Li ho cantati’

    Ultimo conquista gli studenti di Tor Vergata: “Come ho superato i miei limiti? Li ho cantati’

    (Adnkronos) – “Stanotte pensavo all’idea di venire qui, e voglio dire che oggi sono qui a forma di punto interrogativo. Ho la stessa età di alcuni di voi, mi faccio le vostre stesse domande e non ho le risposte, anzi per me sono più importanti le domande”. Ultimo e la sua sincerità diretta e ‘low profile’ conquistano l’ateneo di Tor Vergata: nel giorno dell’incontro con gli studenti, tra applausi, silenzi attenti e risate, l’artista romano si racconta con autenticità a poche settimane dall’atteso concerto evento ‘La favola per sempre’ in programma sabato 4 luglio, proprio nella grande spianata accanto all’Università.  

    L’incontro, organizzato dall’ateneo romano con la collaborazione di Vivo Concerti, è stato introdotto dal Magnifico rettore Nathan Levialdi: “Ultimo sa comunicare con un’onestà a tratti brutale, quel senso di precarietà esistenziale che affligge una fetta dignificativadella gioventù odierna”, ha detto presentandolo. In un dialogo intimo con lo psichiatra Paolo Crepet, davanti ad un’aula strapiena, Niccolò parte subito diretto: “Non mi sento all’altezza delle canzoni che scrivo -dice- È la magia delle canzoni. So che la canzone appartiene ad un’altra sfera”. Lui un punto di riferimento? “Non so onestamente, ma so che se uno nella vita fa quello che gli viene facile fare non sbaglia mai”. C’è spazio per ricordare gli esordi, e la forza della musica da sempre dentro di lui: “Ho cominciato ad otto anni col pianoforte e per me non era una cosa qualunque, c’era solo questo, era questione di ‘o vita o morte’. Ancora oggi per me è una questione personale”.  

    Oggi, la fama ha cambiato qualcosa: “Quando scrivevo le prime canzoni avevo una leggerezza forse diversa, parlavo di cose che pensavo fossero solo mie. Oggi lo faccio, ma sarebbe ipocrita dire che quando scrivo io sia totalmente libero come quando ho fatto uscire il mio primo disco”. E lo dice in un giorno non casuale: stanotte è uscito il suo nuovo singolo, ‘Romantica’, che anticipa l’album ’Il giorno che aspettavo’ in uscita il 19 giugno.  

    Non ci sono consigli per i giovani che gli pongono domande -Janet, Iris, Aurora e tanti altri- ma uno spunto dato dall’esperienza personale: “Come ho superato i miei limiti? Li ho cantati -dice Ultimo- Bisognerebbe introdurre una nuova materia nelle scuole, cercare di capire cosa ti viene facile fare, e cosa non vuoi fare. Anche perché tra cent’anni non ci saremo più. Ma forse io sono un sognatore”. Che però non ci sta a indulgere nel facile stereotipo della ‘periferia’: “Ho vissuto una vita in cui non mi è mancato niente -scandisce Ultimo- Questo mito della periferia a volte è fraintendibile. Ho sempre vissuto in modo normale”. Fatalista ma ipocondriaco, pessimista ma sognatore: le contraddizioni emergono tutte, stregando la platea. Il concerto del 4 luglio “sarà qualcosa di nuovo. C’è un lavoro che va avanti da un anno e mezzo ogni giorno, prepararlo è qualcosa che supera un normale concerto”. Un live, spiega l’artista romano, che ha sognato nitidamente tanto tempo prima: “Io ho avuto questa visione in tempi in cui non si sapeva nemmeno se si sarebbe potuto fare. Mi è accaduto anche con altre cose, le ho viste prima che accadessero e non ho dato alcuno spazio al fatto che potessero non accadere, e si sono verificate”.  

    Ultimo racconta anche qualcuno dei suoi lati ‘oscuri’, come la difficoltà del ritorno alla vita normale dopo il bagno di folla dei concerti. “Una cosa che mi accade è che quando finisco i tour entro in una sorta di sensazione in cui mi sembra che sia tutto finto -spiega a Crepet-. La sera prima stai lì, con tutta questa onda di amore, davanti a 50-60mila persone, e il giorno dopo torni alla vita di tutti i giorni e magari non ti si accende la tv. La vera domanda quindi è come mi sveglierò il 5 luglio”, dice Ultimo. Ci sono stato molti momenti in cui avrebbe voluto mollare, ammette, ma poi “sono tornato sempre al pianoforte”. E rispondendo all’ultima domanda, si concede una piccola annotazione: “Sono riuscito a partire senza una raccomandazione neanche minima, e poi mi è successo. Le cose accadono e basta, uno fa quello che può fare”. (di Ilaria Floris) 

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  • Isola dei Famosi rivoluzionata: ‘addio’ allo studio e Lucarelli in pole per la conduzione

    Isola dei Famosi rivoluzionata: ‘addio’ allo studio e Lucarelli in pole per la conduzione

    (Adnkronos) –
    ‘L’Isola dei Famosi’ totalmente rinnovata. Il celebre reality di Canale 5 si prepara a tornare in una veste completamente nuova, trasformandosi in un adventure game, senza studio ma con una conduzione sul campo, come accade già in altri reality come ad esempio ‘Pechino Express’. Secondo quanto apprende l’Adnkronos, la nuova edizione abbandonerà la location dell’Honduras, che aveva caratterizzato le ultime edizioni, per trasferirsi in un’isola delle Filippine. 

    La partenza del cast, ancora top secret, è prevista nelle prossime settimane. Intanto è giallo sulla conduzione. Tramontata l’ipotesi di Belen Rodriguez, per il ruolo di conduttrice sul campo sarebbe in pole position il nome di Selvaggia Lucarelli, che ha inaugurato il suo rapporto con Mediaset quest’anno come opinionista al ‘Grande Fratello Vip’. 

    La decisione di rinnovare radicalmente il format segue i risultati in calo delle ultime due edizioni, che avevano indotto Mediaset a sospendere per una stagione il programma. L’edizione 2024 condotta da Vladimir Luxuria ha ottenuto una media di 2.152.000 spettatori (16,6%), mentre quella del 2025 con Veronica Gentili è scesa a 1.829.000 (15,7%). Ora, il programma, in una veste completamente nuova, si prepara a tornare nella prossima stagione di Canale 5.  

    Le voci su un possibile ruolo da conduttrice di Selvaggia Lucarelli nel reality Mediaset stanno provocando anche rumors sulla sua possibile uscita dal cast dei giudici di ‘Ballando con le Stelle’. Notizia che però al momento non trova conferme.  

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  • Barletta, tre arresti per l’omicidio di Francesco Diviesti: il corpo venne bruciato e nascosto in copertoni

    Barletta, tre arresti per l’omicidio di Francesco Diviesti: il corpo venne bruciato e nascosto in copertoni

    (Adnkronos) – Sono stati arrestati i tre presunti esecutori dell’omicidio di Francesco Diviesti, parrucchiere di 26 anni, di Barletta, scomparso il 25 aprile dell’anno scorso a Canosa di Puglia e ritrovato senza vita quattro giorni dopo nelle campagne tra Canosa e Minervino Murge. L’arresto è avvenuto nell’ambito dell’operazione congiunta, relativa anche ad indagini transnazionali, svolta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e della Procura speciale anticorruzione e criminalità organizzata di Tirana in Albania. Ha operato una squadra investigativa comune costituita con il sostegno e il coordinamento di Eurojust. Due le misure cautelari eseguite. Quindici in tutto gli arresti. Nelle indagini rientra il riciclaggio internazionale di denaro contante tra Italia e Albania che sarebbe stato gestito da un gruppo strutturato e organizzato, con sede a Tirana.  

    L’attività investigativa relativa al gruppo dedito al riciclaggio è stata svolta dalla Direzione Investigativa Antimafia di Bari, con il contributo delle autorità albanesi e dell’ufficio dell’esperto per la sicurezza di Tirana. Ed è stato grazie a queste indagini che la Polizia di Stato della Bat e la stessa Dia, anche con il coordinamento iniziale della Procura della Repubblica di Trani, hanno ricostruito l’omicidio Diviesti. 

    Con il primo provvedimento, emesso dal gip di Bari, sono stati riconosciuti gravi indizi di colpevolezza a carico di un cittadino albanese, ritenuto autore materiale dell’omicidio, e di due italiani, un uomo ed una donna, di Barletta, che avrebbero contribuito a cancellare le tracce del reato e non avrebbero riferito all’autorità giudiziaria quanto a loro conoscenza. Lo stesso Diviesti, da quanto è emerso, sarebbe stato anche vittima di una tentata estorsione.  

    Ed infine, nello stesso ambito investigativo, è stata contestata anche la detenzione ed il porto in luogo pubblico di una pistola, successivamente sequestrata, utilizzata per effettuare, in aperta campagna, una esercitazione ‘a fuoco’ con l’esplosione di 25 colpi.  

     

    Nella tarda serata del 25 aprile Diviesti era stato coinvolto in una colluttazione in un bar di Barletta ed era poi stato condotto all’interno di alcune grotte in una zona isolata sull’Alta Murgia, nelle campagne di Canosa, dove venne colpito, a distanza ravvicinata, da cinque colpi esplosi da due pistole prima di essere bruciato all’interno di alcuni copertoni, con l’intento di sopprimerne il cadavere, secondo una metodica che riporta alla memoria la tecnica mafiosa già utilizzata negli anni ’90 nel territorio della Bat.  

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