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Ai: deepfake e clonazioni vocali, la soluzione di Ontier a tutela della voce

viviana miccolis

Da Taylor Swift a Giusy Ferreri, cresce il numero degli artisti che stanno registrando il loro marchio vocale per contrastare gli effetti collaterali dell’intelligenza artificiale, come i deepfake vocali e le clonazioni, che non risparmiano nemmeno l’industria musicale. Solo nel 2025, per esempio, sulla piattaforma Deezer sono stati oltre 13 milioni i brani creati con l’AI e le frodi rappresentano fino all’85% degli ascolti. Caso emblematico, il brano Heart on My Sleeve, diventato virale su Spotify, Apple Music e TikTok, con le voci di Drake e The Weeknd clonate da un misterioso creator. Oggi il settore si interroga quindi sul futuro della tutela della voce nell’era dell’AI. Secondo gli esperti, il problema non riguarda più soltanto la difesa da utilizzi illeciti, ma anche la necessità di riconoscere la voce come un vero patrimonio economico da proteggere in modo legittimo. A fare il punto lo studio legale internazionale Ontier, che insieme a Rockol MusicBiz ha riunito a Milano i rappresentanti di alcune delle maggiori società di discografia, publishing e management per presentare forme inedite di sfruttamento commerciale legittimate come nuove soluzioni di tutela per gli artisti.

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