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mediasud > Blog > Ultim’ora > Nato, oggi il summit di Ankara: Alleanza sempre più europea
Ultim’ora

Nato, oggi il summit di Ankara: Alleanza sempre più europea

admin
Last updated: Luglio 7, 2026 4:33 am
admin
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(Adnkronos) –
La Nato com’è stata finora non è più “sostenibile”, perché non si può chiedere a “un Paese con 350 milioni di abitanti che vivono a otto ore di volo da qui”, gli Usa, “di difenderci dai russi, con 600 milioni di persone che vivono in questa parte del territorio Nato”. Il segretario generale dell’Alleanza atlantica Mark Rutte ha delineato così, ad Ankara, l’essenza del ‘burden sharing’ ora evoluto in ‘burden shifting’, il riequilibrio degli oneri che comporta la difesa dell’Europa e che gli Usa non hanno più intenzione di sostenere, perché concentrati sul Pacifico.  

 

Serve un riequilibrio, ha sottolineato l’ex premier olandese, con un ruolo maggiore dell’Europa, mentre gli Usa, pur continuando a offrire l’ombrello nucleare, delegheranno sempre più la difesa convenzionale agli europei. Rutte ha evidenziato che molti Paesi europei, come la Germania, hanno aumentato in modo consistente la spesa nella difesa. 

Ha anche evidenziato, poche ore dopo il nuovo attacco via social alla premier Giorgia Meloni da parte del presidente Usa, che se Paesi come Spagna e Italia hanno portato la spesa nella difesa al 2% del Pil è anche merito di Donald Trump. “Penso che gli Stati Uniti stiano incoraggiando fortemente, ed è un eufemismo, gli alleati – ha detto il segretario generale – a raggiungere il 5%” del Pil per le spese in difesa e sicurezza, “per garantire che la produzione dell’industria della difesa aumenti, e questo non può che essere positivo”. 

Venendo alle “misure specifiche – ha aggiunto Rutte – spetta a ciascun alleato decidere come sviluppare le proprie relazioni bilaterali con gli altri alleati. Ma in generale, è di grande aiuto che il presidente americano si stia impegnando in questo senso”. Certo, “è stato grazie alla Russia, è stato grazie all’Ucraina” che la spesa degli europei nella difesa è salita. Ma, ha proseguito, “se guardiamo all’anno scorso, Paesi come Spagna, Italia, Belgio e Canada, ovvero economie grandi, hanno tutti raggiunto il 2%. Certo, è stato grazie alla Russia e all’Ucraina. Ma forse c’è stato anche, in piccola parte, il fattore Trump. E lo lodo per questo”. 

Perché, ha aggiunto, “è il primo dai tempi di Eisenhower che sta mantenendo questa promessa. E si sta assicurando, laddove gli Stati Uniti sono sempre stati impegnati nella Nato”, che si realizzi “l’aspettativa che gli Stati Uniti avevano fin dai tempi di Dwight Eisenhower”, quella di portare gli alleati europei a spendere quanto gli americani nella difesa. E, pur senza nominare esplicitamente l’Italia, ha aggiunto che, se uno o due Paesi non sono ancora convinti della necessità di aumentare le spese militari, la Nato dispone dei mezzi per convincerli. 

Insomma, per quei Paesi, come l’Italia e la Spagna, le cui opinioni pubbliche continuano ad essere tenacemente contrarie al riarmo dell’Europa (in Italia lo è anche buona parte dell’opposizione), ad Ankara “il clima non è dei migliori”, come ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto prima di partire alla volta della capitale turca.  

 

Il summit vero e proprio sarà piuttosto breve, limitato ad una cena dei leader questa sera e a una riunione del Consiglio del Nord Atlantico domani nell’enorme palazzo voluto dal presidente Recep Tayyip Erdogan nel distretto di Beştepe, che dispone di almeno 1.150 stanze, monumento alla grandeur neo-ottomana di una potenza, la Turchia, che l’Ue tiene fuori dalla porta da decenni, con un processo di adesione messo nel congelatore.  

Ma all’Europa, piaccia o non piaccia, la Turchia serve, come dimostra questo vertice Nato, al quale Trump, se non fosse stato per Erdogan, probabilmente neanche sarebbe venuto. E infatti il segretario generale Mark Rutte, che è olandese, ha lodato più volte l’organizzazione turca, che ha disseminato di poliziotti le strade della sua enorme capitale, che conta ben 5,6 milioni di abitanti, nel bel mezzo dell’altopiano anatolico. L’ex primo ministro ha anche surfato, con la sua consumata abilità dialettica, sulla domanda di un giornalista suo compatriota, che lo interrogava sull’opportunità di tenere un vertice Nato in un Paese in cui il principale oppositore del presidente in carica è stato rinchiuso in galera.  

 

La strategia di Rutte, che è un politico pragmatico, è chiara: da un lato esaltare i progressi fatti dagli alleati europei e canadesi, che in un solo anno dal vertice dell’Aja a suo dire hanno portato la spesa nella difesa al “4%” del Pil, al fine di placare le ire di Trump. Lo scorso anno, ha aggiunto Rutte, “gli alleati europei e il Canada hanno speso quasi il 20% in più per la difesa di base rispetto all’anno precedente. Considerando il 2025 e il 2026 insieme, si tratta di 258 miliardi di dollari di investimenti aggiuntivi. E la tendenza continua”, ha rimarcato.  

Dall’altro lato, il segretario generale ha rimarcato, pubblicando anche un op-ed sull’Economist scritto a quattro mani con Ursula von der Leyen, la necessità che l’industria della difesa europea produca di più, più rapidamente e sforni quegli asset di cui l’Europa non dispone, e che assicurano la superiorità militare degli Usa. Si tratta dei cosiddetti strategic enablers, tutti quegli armamenti che consentono di proiettare la propria forza militare anche a migliaia di chilometri dal proprio territorio, come ad esempio i tanker, o aerocisterne, velivoli che assicurano il rifornimento in volo agli aerei da guerra.  

E infatti il vertice viene preceduto da un summit dedicato proprio all’industria della difesa europea, attardata a produrre armamenti sofisticati e costosissimi, che richiedono anni e anni e una montagna di quattrini, quando la guerra in Ucraina ha dimostrato che un drone da poche decine di migliaia di euro può annientare un carro armato che costa decine di milioni di euro. Se ne stanno accorgendo anche gli azionisti, che hanno iniziato a penalizzare alcuni titoli: si veda il recente rinvio dell’Ipo della franco-tedesca Knds, produttrice dei carri armati Leopard, che avrebbe dovuto sbarcare sui listini di Parigi e Francoforte, ma ha fatto marcia indietro, aspettando tempi migliori. 

 

Ultimo punto, l’Ucraina. Oggi sarà presente ad Ankara il presidente Volodymyr Zelensky, e Rutte è stato chiaro: gli ucraini hanno migliorato la situazione sul campo rispetto a tre o quattro mesi fa, uccidendo sempre più soldati russi. “State avendo successo – ha sottolineato rivolto ad un giornalista ucraino – state colpendo l’economia russa. State colpendo in profondità la Russia, per quanto riguarda le infrastrutture energetiche e la cruciale capacità industriale della difesa russa”. Il segretario generale ha ribadito che la Nato continuerà a sostenere Kiev, con l’obiettivo di costringere i russi a sedersi al tavolo a negoziare. Gli armamenti arriveranno anche dagli Usa, con il programma Purl. Ma a pagare, per una guerra che riguarda gli interessi strategici dell’Europa, saranno, anche in questo caso, gli europei. (di Tommaso Gallavotti) 

 

—

internazionale/esteri

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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