Tag: ultimora

  • Ulisse – Il piacere della scoperta, stasera su Rai 1: Alberto Angela racconta ‘Parigi nascosta’

    Ulisse – Il piacere della scoperta, stasera su Rai 1: Alberto Angela racconta ‘Parigi nascosta’

    (Adnkronos) –
    Alberto Angela scopre la ‘Parigi nascosta’. Questa sera, lunedì 25 maggio, nuovo appuntamento con ‘Ulisse, il piacere della scoperta’ in prima serata su Rai 1, che porterà il pubblico tra le meraviglie meno conosciute della capitale francese.  

    Basta infatti allontanarsi di qualche chilometro dai luoghi più noti, per trovarsi davanti a meraviglie come il castello di Vaux le Vicomte al centro di un appassionante intrigo o a quello di Chantilly, che contiene la pinacoteca più grande di Francia dopo il Louvre, ed è luogo di nascita della famosa crema. Un’esplosione di colori attenderà i visitatori a Giverny, nella casa di Claude Monet, con il giardino fiorito che ha ispirato tante opere del pittore impressionista. Alberto Angela guiderà poi il pubblico alla scoperta dell’Hotel des Invalides, il monumentale edificio che culmina nella tomba di Napoleone, e poi ancora, al museo delle giostre, per tornare bambini. 

    A Parigi sono nate la fotografia e il cinema, ed è anche grazie a loro che è nato il mito della “città dell’amore”. Ma la capitale francese è anche una città dove si legge molto: sono tanti i curiosi in cerca di libri davanti alle boîte dei bouquinistes sul Lungosenna, dai frequentatori della biblioteca nazionale e dai visitatori delle case dei più famosi romanzieri dell’Ottocento: Victor Hugo e Alexandre Dumas. La capitale della Haute Couture può ammaliare anche per i suoi atelier: uno dei più affascinanti è quello del famoso stilista Azzedine Alaia, dove Alberto Angela incontrerà un grande nome della moda e dell’arte, Carla Sozzani. Infine, tappa uno dei locali storici della capitale, per scoprire il segreto di una prelibatezza della cucina francese, la crêpe. 

    —

    spettacoli

    webinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Bergamo, precipita aliante: muore pilota 50enne

    (Adnkronos) – Un moto-aliante è precipitato questo pomeriggio, poco dopo le 15.30, in un luogo impervio a Gorno, in provincia di Bergamo. Immediati i soccorsi di 118, Soccorso alpino e vigili del fuoco. Per il pilota, un uomo di cinquant’anni, però, non c’è stato nulla da fare e i soccorritori ne hanno constatato la morte sul posto. Lo fa sapere l’azienda regionale di emergenza urgenza della Lombardia.  

    —

    cronaca

    webinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Roland Garros, oggi Cobolli-Pellegrino al primo turno – Il match in diretta

    Roland Garros, oggi Cobolli-Pellegrino al primo turno – Il match in diretta

    (Adnkronos) – Derby azzurro al Roland Garros 2026. Oggi, lunedì 25 maggio, Flavio Cobolli sfida Andrea Pellegrino – in diretta tv e streaming – nel primo turno dello Slam di Parigi. Il tennista romano arriva dall’eliminazione al terzo turno degli Internazionali d’Italia, dove si è arreso all’argentino Tirante, mentre Pellegrino si è spinto fino agli ottavi di finale prima di essere eliminato da Jannik Sinner. 

    Dove vedere Cobolli-Pellegrino? Il match, come tutte le partite del Roland Garros, sarà trasmesso in diretta televisiva e in esclusiva sui canali Eurosport, visibili tramite smart tv. I match saranno quindi disponibili, anche in streaming, su HBO Max, Discovery+, Dazn, TimVision e Prime Video Channels 

    I due tennisti si sono affrontati in quattro precedenti, con Cobolli che guida il parziale con tre vittorie a una 

    —

    sport

    webinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Banche, Furlan (Uilca) sul risiko: “Risponda a logiche industriali, non solo a interessi azionisti”

    (Adnkronos) – Le operazioni di M&A “devono dare una prospettiva al settore, devono essere coerenti con il fatto che il settore del credito è centrale nella vita del Paese e non avere solo logiche di profitto o rispondere a interessi di azionisti o, peggio, di politiche”. Lo dice all’AdnKronos Fulvio Furlan, segretario generale Uilca, a margine del congresso in corso a Venezia. 

    Queste oprazioni, spiega, “devono avere logiche industriali e devono costruire delle aziende che abbiano una continuità e garantiscano di svolgere al meglio l’attività del credito, che riguarda sia l’erogazione del credito che il servizio ai cittadini e la tutela del risparmio”.  

    Rispondendo a una domanda sulle fusioni, in particolare tra Popolare di Sondrio e Bper e tra Mps e Mediobanca, Furlan sottolinea che occorre “governare le ricadute di questi processi e richiamare le banche che siano mantenuti presidi sul territorio, l’occupazione, attenzione alle persone, al loro benessere lavorativo e ai loro percorsi professionali”, conclude. 

    —

    finanza

    webinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Soter Mulè condannato per la morte di Paola Caputo: “Vivo col senso di colpa, ho pensato al suicidio”

    Soter Mulè condannato per la morte di Paola Caputo: “Vivo col senso di colpa, ho pensato al suicidio”

    (Adnkronos) – “Vivo con il senso di colpa per non averla salvata”. Sono queste le parole di Soter Mulè, l’ingegnere romano condannato in via definitiva per omicidio colposo per la morte di Paola Caputo. L’uomo ospite a ‘Belve Crime’ nella puntata che andrà in onda domani, martedì 26 maggio, ripercorre la tragedia della giovane ragazza di ventiquattro anni morta durante una sessione di bondage la notte del 9 settembre 2011. 

    Quella notte Mulè, Paola e un’altra ragazza decidono di provare “una pratica più complessa del bondage”, con i corpi delle ragazze sospesi da terra e “le corde intorno al collo, cosa che non si fa mai perché è troppo pericolosa” ricorda Francesca Fagnani. Mulè inizialmente prova a ridimensionare. Poi però ammette: “Sì, è vero, lo abbiamo fatto”. 

    A quel punto Fagnani insiste e affronta il tema del ‘breath play’, la pratica erotica basata sull’asfissia e sul soffocamento durante il sesso. “Volevate fare breath play quella sera?” gli chiede, ricordando come quella fosse stata una delle ipotesi iniziali dell’inchiesta. “No” risponde Mulè, prendendo le distanze da quella definizione. Per poi però ammettere che “attorno al collo di Paola c’erano delle corde, ma non tese, stringenti”. “E perché lo ha fatto? Perché si sentiva così sicuro?” domanda ancora Fagnani. “Perché non era la prima volta che facevamo giochi estremi. E perché fino a quel momento non era mai successo niente” risponde Mulè, in uno dei momenti più tesi dell’intervista. 

    Nel colloquio c’è anche il racconto dettagliato dell’intera serata. Dalla scelta del luogo, quel garage dell’Agenzia delle Entrate a Roma dove lavorava una delle due ragazze, scelto perché “c’era quel tipo di architettura, di colori, di luci che ci stava bene per quella sera”, racconta Mulè. Poi la preparazione della sessione, le corde, gli oggetti erotici utilizzati, l’alcol, l’hashish e il momento in cui Paola perde conoscenza. “Non ho potuto fare nulla”, dice Mulè. “Lei poi non ha potuto fare abbastanza perché non aveva neanche gli strumenti come avrebbe dovuto avere, le forbici…”, gli contesta Fagnani. E Mulè ammette: “Sì, è vero. Non le avevo. E non avevo il coltello in mano. E quello bisogna avercelo a portata di mano”. Un passaggio durissimo dell’intervista, in cui emerge il confine tra pratica estrema, responsabilità e tragedia. 

    Nel colloquio con Francesca Fagnani emerge anche il racconto di quel mondo BDSM frequentato per anni dall’ingegnere romano: le feste private, i corsi di bondage, le esibizioni pubbliche in cui “si legava e ci si faceva legare”, il ruolo del ‘rigger’, cioè di chi immobilizza l’altra persona con le corde, e le relazioni nate all’interno degli ambienti sadomaso romani. “Il bondage richiede studio, abilità, pazienza”, racconta Mulè. “Tra chi lega e chi si fa legare serve fiducia assoluta”. E ancora: “L’universo sadomaso è stato il mio modo di amare. L’amore non può essere ristretto a una serie di canoni considerati normali”. 

    Mulè torna anche sulla figura di Paola, una studentessa pugliese di ventiquattro anni che, racconta, “stava ricominciando a fiorire”. “Vivo nel senso di colpa di non averla salvata. Da allora non ho avuto più rapporti. Troppe paure, voglio evitare che possano più succedere certe cose”, dice. Per poi confessare a Fagnani: “Ho pensato più volte al suicidio in questi anni, l’ultima due mesi fa”. 

    —

    spettacoli

    webinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Serie A, iniziato domino allenatori: Sarri all’Atalanta, Gattuso alla Lazio

    Serie A, iniziato domino allenatori: Sarri all’Atalanta, Gattuso alla Lazio

    (Adnkronos) –
    Lazio e Atalanta sono pronte ad annunciare i loro nuovi allenatori. Oggi, lunedì 25 maggio, il giorno dopo aver concluso la Serie A, Maurizio Sarri è destinato a lasciare il club biancoceleste per volare a Bergamo, dove lo attende un contratto triennale, fino al 2026, da firmare con l’Atalanta. Prima c’è da ratificare l’addio di Raffaele Palladino che, subentrato a Ivan Juric nel corso della stagione, ha portato la Dea alla qualificazione in Conference League. 

    Al posto di Sarri, secondo quanto riportato da SkySport, sulla panchina della Lazio è pronto a sedersi invece Gennaro Gattuso. Il tecnico calabrese, dopo l’esperienza negativa da ct dell’Italia, conclusasi con la sconfitta nella finale playoff dei Mondiali 2026 per mano della Bosnia, è il prescelto dal presidente Claudio Lotito per subentrare all’allenatore toscano, tornato la scorsa estate a Roma ma la cui seconda parentesi in biancoceleste si conclude dopo un solo anno. 

    Gattuso firmerà quindi un contratto biennale, fino al 2028, con opzione per un ulteriore stagione. Come anticipato dall’Adnkronos, negli ultimi giorni si sarebbero intensificati i rapporti tra Lotito e Gattuso, molto apprezzato dal presidente biancoceleste per la sua personalità e con tanta voglia di tornare in panchina dopo la parentesi negativa con la Nazionale. 

     

    —

    sport

    webinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Ucraina, Kiev nel mirino della Russia: “Diplomatici e stranieri lascino la città il prima possibile”

    Ucraina, Kiev nel mirino della Russia: “Diplomatici e stranieri lascino la città il prima possibile”

    (Adnkronos) – La Russia anticipa una nuova ondata di raid contro Kiev e sollecita diplomatici e altri stranieri a lasciare la città “il prima possibile”. “I raid avranno come obiettivi sia i centri decisionali che le postazioni di comando… avvertiamo i cittadini stranieri, incluso il personale delle missioni diplomatiche e delle organizzazioni internazionali, di lasciare la città il prima possibile”, si legge in una inusuale nota del ministero degli Esteri, dopo che nella notte fra sabato e domenica le forze russe hanno preso di mira Kiev con missili balistici, fra cui il nuovo Oreshnik, e droni.  

    L’attacco delle Forze Armate ucraine a Starobelsk “è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”, si legge ancora nella nota. Le forze russe sono pronte a lanciare “attacchi sistematici” contro le strutture del complesso militar-industriale nella capitale, “incluso i centri di progettazione, programmazionale e preparazione all’uso dei droni” che vengono usati dall’Ucraina “con l’assistenza degli specialisti della Nato che si occupano della fornitura di componenti, di intelligence, e di individuare gli obiettivi da colpire”.  

    A Starobelsk, nella regione ucraina occupata dalle forze russe di Luhansk, un raid di Kiev ha provocato la morte di 21 persone, fra cui molte giovani donne. Secondo Mosca è stato colpito uno studentato mentre Kiev denuncia che l’edificio ospitava una base di dronisti russi. 

     

     

    Droni di Kiev hanno intanto colpito le regioni russe di Yaroslav e Belgorod, hanno reso noto le autorità locali. Il governatore di Yaroslav, Mikhail Evraev, ha reso noto che è stata chiusa per alcune ore l’autostrada diretta a Mosca e una donna è rimasta lievemente ferita. Un missile ha colpito una infrastruttura dell’energia, provocando lo stop all’erogazione di energia elettrica e acqua, nella regione di Belgorod. E’ stata anche danneggiata la facciata di un edificio pubblico. Un drone ha colpito un’auto a Gravyoron, vicino alla città di Belgorod, e ha ucciso l’autista. 

     

     

    E’ invece di due morti e 19 feriti il bilancio di un raid aereo russo sull’oblast di Kharkiv, nell’Ucraina orientale. Lo ha dichiarato il governatore regionale Oleg Synegubov, spiegando che l’attacco che ha colpito la città di Dergachi ha ucciso un uomo di 68 anni e uno di 25. 

    —

    internazionale/esteri

    webinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Sub morti alle Maldive: al via oggi le prime autopsie

    Sub morti alle Maldive: al via oggi le prime autopsie

    (Adnkronos) – Sono iniziate oggi le autopsie sui corpi dei cinque sub morti alle Maldive e recuperati nelle grotte di Hekunu Kandu, nell’atollo di Vaavu, dal rescue team finlandese di Dan Europe. A eseguire gli esami il medico legale Luca Tajana dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Pavia. Oggi sono state svolte le autopsie su Gianluca Benedetti e su Federico Gualtieri, mentre nella giornata di domani si dovrebbero svolgere quelle su Monica Montefalcone, sulla figlia Giorgia Sommacal e su Muriel Oddenino. 

    Tajana si è dato 90 giorni per l’esito degli esami. A partecipare alle autopsie anche i consulenti nominati dalle famiglie, per Montefalcone e Sommacal assisterà il medico legale Enrica Valdi, nominata dagli avvocati della famiglia Giuseppe Pugliese e Alessandro Albert, che assistono Carlo Sommacal, marito di Monica Montefalcone e padre di Giulia Sommacal. 

    Parallelamente proseguono le verifiche tecniche sulle attrezzature recuperate dopo il dramma. Gli investigatori stanno analizzando computer subacquei, bombole, videocamere GoPro e strumenti utilizzati durante l’escursione nella grotta sommersa dell’atollo di Vaavu. Tra le ipotesi al vaglio ci sono forti correnti all’interno della cavità e una possibile perdita di orientamento dovuta alla sabbia sollevata sul fondale. 

    Intanto, oltre al profilo della professoressa associata del Distav Monica Montefalcone, anche quello dell’assegnista di ricerca e sub Muriel Oddenino non è più visibile nella rubrica online dell’Università di Genova. Accedendo alle rispettive pagine compare la dicitura: “Persona non trovata” e, subito sotto, “La persona che stai cercando non collabora più con l’Università”. 

    Dopo le prime notizie sulla presunta rimozione dei profili, l’ateneo ha precisato in una nota che non si è trattato di una cancellazione volontaria, ma dell’effetto automatico di una procedura amministrativa del sistema informatico attivata dopo l’inserimento del decesso. “Si tratta – prosegue la nota dell’ateneo – di una procedura amministrativa ordinariamente applicata. Non è stata pertanto compiuta alcuna attività finalizzata a modificare, ridurre o cancellare contenuti relativi al percorso professionale, accademico o scientifico dei due profili”. 

    Unige ha inoltre sottolineato che curricula, “pubblicazioni e contributi scientifici delle due studiose restano consultabili negli archivi e nelle banche dati dedicate alla ricerca”. 

    —

    cronaca

    webinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Zerocalcare: “Il mio rapporto con Netflix? Le contraddizioni ci sono, ma non ho mai tradito i miei contenuti”

    Zerocalcare: “Il mio rapporto con Netflix? Le contraddizioni ci sono, ma non ho mai tradito i miei contenuti”

    (Adnkronos) –
    Zerocalcare, all’anagrafe Michele Rech, torna su Netflix il 27 maggio con la serie animata ‘Due spicci’ – da lui scritta e diretta – che chiude la trilogia iniziata con ‘Strappare lungo i bordi’ e proseguita con ‘Questo mondo non mi renderà cattivo’. Nella nuova serie prodotta da Movimenti Production (parte di Banijay Kids & Family), in collaborazione con Bao Publishing, Zero e Cinghiale gestiscono un piccolo locale, ma problemi economici, incomprensioni e vite personali che si complicano più del dovuto mettono entrambi sotto pressione. Il ritorno di una figura dal passato di Zero e responsabilità inattese fanno precipitare una situazione già fragile, costringendo tutti a confrontarsi con scelte difficili. Nella serie, accanto a Zero, torna l’immancabile coscienza: l’Armadillo, a cui Valerio Mastandrea presta ancora una volta l’inconfondibile voce. La serie, forse la più personale del fumettista e con un tocco di noir, racconta di un suo momento di crisi dovuta anche al confronto con l’età adulta. 

    La serie racconta un momento di crisi che hai vissuto. Adesso, invece, in quale fase della tua vita ti trovi? Dopo quella crisi hai iniziato ad accettare l’età adulta?
     

    “No, in realtà questa serie racconta un momento di crisi che è tutt’altro che risolto. E sì, ha a che fare con l’età adulta, con quella risolutezza che non sono riuscito a trovare. Ma anche nella serie non è che si scioglie davvero. Mettere a tema il fatto che alcune cose, alcune aspettative che avevo – che avevano anche le persone intorno a me – non si realizzeranno, e che su certe cose bisogna fare i conti, un po’ mi aiuta. Mi permette almeno di fissare un punto, di fare una fotografia di come sto, e questo è utile. Però no, sicuramente non è che adesso ho risolto tutto”. 

    Nella serie l’Armadillo ti dice di prenderti “due spicci di responsabilità”. Quale responsabilità ti sei preso portando sullo schermo ‘Due spicci’?
     

    “Quando racconti una storia che parla a tante persone un po’ di responsabilità te la senti addosso per forza. Intanto perché è una storia corale che riguarda anche persone vere: alcuni personaggi – non tutti, ma alcuni sì – sono persone reali, e mi sembrava giusto provare a restituirli in modo rispettoso delle loro vite. E poi è una cosa che guarderanno in tanti. Chi segue le mie cose spesso è ‘impicciato’ quanto me: il minimo comune denominatore è quel senso di inadeguatezza che ci portiamo dietro. Provare a essere onesto con loro rispetto ad alcune cose mi sembra importante, perché chi si specchia in queste storie può sentirsi più solo o meno solo. E penso che sia fondamentale che quel dialogo resti franco, almeno”. 

    Nelle tue storie il conflitto tra ideali e realtà è un tema centrale. Nell’edizione 2025 di ‘Più libri più liberi’, Saviano ha parlato della ‘contraddizione che lacera’ chi lavora nel mondo della cultura collaborando con grandi piattaforme. Come vivi tu questo equilibrio tra la coerenza che ricerchi e il lavorare per un colosso globale come Netflix?
     

    “Io questa contraddizione non l’ho mai nascosta, anzi l’ho messa sul piatto prima ancora che uscisse. C’è addirittura un libro che parla esattamente di questa cosa. La mia contraddizione è particolarmente visibile perché si svolge pubblicamente, ma in realtà è la stessa che vive chiunque quando deve tenere insieme i propri ideali e il proprio lavoro. Io mi sono dato dei paletti e delle regole che mi servivano per continuare a fare un lavoro che potesse parlare a tante persone senza snaturare quello che volevo dire. Finora è stato possibile: mi è stato lasciato fare e non sono mai dovuto scendere a compromessi sui contenuti. Sulla forma sì, sicuramente, ma non sul merito. Nel momento in cui questa cosa non fosse più possibile, dovrò fare i conti col fatto che la mia vita non potrà continuare com’è stata finora. Però, fino a questo momento, mi sembra che l’equilibrio – con tutti gli scivoloni fisiologici che ho fatto – abbia tenuto”. 

    Cosa non ti piace dell’essere Zerocalcare?
     

    “In questo momento ho un grande problema con lo stare sotto i riflettori. C’è tutto il tema delle polemiche continue su qualsiasi cosa, ma anche le cose positive. È qualcosa che adesso mi pesa molto. È chiaro che se uno va in cantiere ci sono pesi molto più grandi e molto più pericolosi. Però questa è una cosa che, se riuscissi a modificarla, camperei un po’ meglio”. 

    Stai pensando a un’altra serie? O magari a un film?
     

    “In questo momento non sto pensando a niente. Sto pensando se la mia vita è ancora compatibile con tutta questa cosa qua. E comunque sono contento di avere chiuso questo ciclo”. 

    —

    spettacoli

    webinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Mieloma multiplo, rimborsata nuova indicazione in prima linea per daratumumab

    Mieloma multiplo, rimborsata nuova indicazione in prima linea per daratumumab

    (Adnkronos) – E’ disponibile e rimborsata la quadrupletta a base di daratumumab in formulazione sottocutanea (Sc) in combinazione con bortezomib, lenalidomide e desametasone (daratumumab-VRd) per il trattamento in prima linea del mieloma multiplo. Nello specifico, la combinazione ha ricevuto la rimborsabilità dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) per il trattamento di pazienti adulti con mieloma di nuova diagnosi, sia eleggibili al trapianto autologo di cellule staminali (Asct) sia non eleggibili. L’utilizzo della combinazione a base di daratumumab – riferisce Johnson & Johnson in una nota – è infatti associato a un miglioramento significativo nel tasso di assenza di malattia residua minima (Mrd), nella sopravvivenza libera da progressione e nella risposta completa o superiore rispetto allo standard terapeutico.  

    Il mieloma multiplo è un tumore del sangue che ha origine nel midollo osseo, causato dalla proliferazione senza controllo delle plasmacellule, ricorda J&J. Nonostante l’incidenza nel complesso sia stabile, con circa 5.800 nuove diagnosi ogni anno, la mortalità di questa neoplasia è in calo, grazie ai progressi della ricerca scientifica. “Oggi siamo in grado di diagnosticare la malattia in una fase precoce e, di conseguenza, trattare i pazienti in modo più efficace – afferma Elena Zamagni, professore associato di Ematologia dell’Istituto di Ematologia ‘L. e A. Seràgnoli’ dell’Irccs Aou S. Orsola-Malpighi di Bologna – Agli inizi degli anni 2000 l’aspettativa di vita dei pazienti con mieloma multiplo era di circa 2-3 anni. Oggi, nei più giovani, può eccedere anche i 10 anni. Il mieloma sta diventando sempre più una malattia cronicizzabile, se non addirittura curabile. Oggi, grazie anche alla disponibilità di nuovi farmaci in diverse combinazioni, siamo in grado di orientare la scelta terapeutica per ciascun paziente non solo sulla base dell’efficacia, ma anche della tollerabilità e della via di somministrazione, permettendoci di puntare sempre di più a una cura funzionale, condizione in cui la malattia è tenuta sotto controllo a lungo termine, permettendo al paziente di vivere una vita il più possibile normale. Inoltre, l’adozione di regimi terapeutici più efficaci nella fase iniziale offre ai pazienti la possibilità di ottenere risultati duraturi nel lungo periodo, prevenendo la resistenza alla terapia e le recidive grazie ad un sistema immunitario del paziente meno compromesso. In tal senso, l’arrivo di questa nuova combinazione consentirà ai pazienti di beneficiare di questo nuovo trattamento ad uno stadio iniziale della malattia, migliorandone gli esiti clinici”.  

    Daratumumab – si legge nella nota – ha come bersaglio l’antigene Cd38, una proteina espressa sulla superficie cellulare di una serie di neoplasie ematologiche, incluse le plasmacellule clonali del mieloma multiplo. Ha una potente attività antitumorale inducendo la morte di queste cellule. “Questa combinazione a base di daratumumab in prima linea – spiega Ciro Botta, professore associato di Ematologia presso l’università degli Studi di Palermo – ha dimostrato significativi benefici in termini di sopravvivenza e di progressione della malattia, con risposte profonde indipendentemente dall’eleggibilità al trapianto e una minore tossicità rispetto alle terapie attualmente disponibili, permettendoci dunque di offrire un trattamento efficace a un gruppo più ampio di pazienti, sin dalle prime fasi della malattia. Questo significa, laddove sia necessario, arrivare al trapianto con una malattia più responsiva, un grande vantaggio per il paziente, sia in termini di efficacia ma anche di qualità di vita. Dagli studi registrativi – riporta l’esperto – emerge, inoltre, sempre di più, l’importanza della malattia minima residua come parametro fondamentale per valutare la profondità delle risposte che otteniamo e, conseguentemente, nel guidare la scelta della terapia più adatta sulla base degli esiti e delle esigenze di ciascun paziente. Sebbene il mieloma multiplo sia attualmente considerato una patologia a decorso cronico, caratterizzata dalla successione di trattamenti continuativi fino a refrattarietà o insorgenza di tossicità, si auspica che in un futuro prossimo tale parametro ci permetterà di prendere in considerazione l’interruzione della terapia, potenzialmente in due pazienti su tre tra i candidabili ad un trapianto autologo di cellule staminali”. 

    La decisione dell’Aifa – dettaglia la nota – è supportata dai dati degli studi registrativi di fase 3 Perseus e Cepheus. In particolare, lo studio Perseus ha confrontato il regime daratumumab-VRd in Sc come terapia di induzione e consolidamento, seguito da una terapia di mantenimento costituita da daratumumab Sc e lenalidomide (D-R), con il trattamento a base di bortezomib, lenalidomide e desametasone (VRd) durante le fasi di induzione e consolidamento, seguito da lenalidomide (R) per la terapia di mantenimento. I risultati, a un follow-up mediano di 47,5 mesi, hanno dimostrato un miglioramento significativo dell’endpoint primario della sopravvivenza libera da progressione (Pfs). Sulla base dei risultati dello studio, la Pfs mediana (mPfs) non è stata raggiunta per il braccio daratumumab-VRd, ma grazie all’utilizzo di modelli matematici di previsione è stato possibile calcolare una stima pari a 17,1 anni. Nella fase di mantenimento, inoltre, daratumumab Sc è stato interrotto in 2 pazienti su 3 dopo almeno 24 mesi di terapia in quelli che hanno avuto una risposta completa o migliore e hanno mantenuto lo stato di malattia residua minima (Mrd) negativo per almeno 12 mesi. Lo studio Cepheus, invece, ha confrontato il regime daratumumab-VRd in Sc rispetto a VRd e ha dimostrato che, a un follow-up mediano di 59 mesi, il tasso complessivo di assenza di Mrd a una sensibilità di 10-5 (nessuna cellula tumorale rilevata su 100.000 cellule del midollo osseo) è stata pari al 60,9% nei pazienti trattati con daratumumab-VRd.  

    Nello scenario complesso del trattamento del mieloma multiplo, la disponibilità e rimborsabilità di daratumumab Sc per questa nuova indicazione permette secondo gli specialisti di migliorare la qualità di vita dei pazienti, grazie anche alla significativa riduzione dei tempi di somministrazione del farmaco. “Ogni progresso della ricerca rappresenta una speranza concreta per i pazienti ematologici e per le loro famiglie”, osserva Giuseppe Toro, presidente nazionale Ail – Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma. “Ail – aggiunge – è da sempre accanto alle persone che affrontano un tumore del sangue, sostenendo la ricerca scientifica, l’assistenza e tutte quelle attività che aiutano i pazienti a sentirsi meno soli nel loro percorso. Il nostro impegno quotidiano è dare supporto concreto ai pazienti e contribuire ai progressi dell’ematologia”. 

    A 10 anni dalla prima approvazione europea, daratumumab è attualmente l’unico anticorpo anti-Cd38 approvato per il trattamento di tutti i tipi di pazienti in prima linea, indipendentemente dall’idoneità al trapianto, a riprova della centralità di questo farmaco nel trattamento del mieloma, rimarca J&J. “In Johnson & Johnson il nostro impegno a favore della ricerca sul mieloma multiplo dura da oltre 20 anni e la nostra determinazione a migliorare i risultati clinici per i pazienti non è mai stata così forte come oggi – dichiara Alessandra Baldini, Innovative Medicine, Direttrice medica Johnson & Johnson Italia – Questa approvazione consente di offrire ai pazienti, indipendentemente dall’età o dalle condizioni fisiche, l’accesso a un regime di combinazione in prima linea, nelle fasi del percorso terapeutico a maggiore rilevanza clinica. Questo traguardo nasce da un impegno pluriennale in ricerca e innovazione, volto a cambiare la traiettoria del mieloma multiplo: non più soltanto prolungare la sopravvivenza, ma puntare, dove possibile, a una cura funzionale. I progressi clinici più recenti sostengono questa direzione per una parte dei pazienti, in coerenza con la nuova indicazione approvata”. 

    Di recente – ricorda l’azienda – daratumumab Sc ha ricevuto il parere positivo dal comitato per i medicinali a uso umano (Chmp) dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema) per l’autosomministrazione o somministrazione da parte di un caregiver, a partire dalla quinta dose, previa approvazione da parte del proprio medico curante e adeguata formazione. Questa decisione storica rende daratumumab il primo farmaco oncologico a somministrazione sottocutanea approvato in Europa per l’autosomministrazione, garantendo al paziente una maggiore flessibilità nella gestione del proprio trattamento, a riprova del crescente impegno dell’azienda nel fornire a medici, pazienti e caregiver opzioni di trattamento efficaci e che tengano conto anche della qualità di vita dei pazienti. “La nostra missione come Johnson & Johnson è guidare l’innovazione terapeutica e ridefinire gli standard di trattamento nelle patologie ad alto impatto, come il mieloma multiplo – conclude Jacopo Murzi, amministratore delegato, Innovative Medicine, Johnson & Johnson Italia – Consideriamo la salute un investimento strategico e lungimirante per rispondere con efficacia e tempestività ai bisogni di cura ancora insoddisfatti. In qualità di partner del Servizio sanitario nazionale, in Italia continuiamo a investire nella ricerca clinica – in particolare in ambito onco-ematologico – collaborando con istituzioni, comunità scientifica e associazioni di pazienti per tradurre il progresso scientifico in benefici concreti per i pazienti”. 

    —

    cronaca

    webinfo@adnkronos.com (Web Info)