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  • Roland Garros, Fils salta il torneo per infortunio

    Roland Garros, Fils salta il torneo per infortunio

    (Adnkronos) – Arthur Fils salta il Roland Garros 2026. Il francese, numero 19 del mondo, è costretto a saltare lo Slam parigino per problemi fisici. Fils, che avrebbe dovuto affrontare lo svizzero Stan Wawrinka al primo turno, dà forfait per il fastidio all’anca che lo ha costretto al ritiro anche dagli Internazionali d’Italia. Al posto di Fils, numero 1 di Francia, nel tabellone principale del singolare maschile entra l’olandese Jesper de Jong, lucky loser ripescato dopo la sconfitta al terzo turno delle qualificazioni. In teoria, un ostacolo in meno per Alex Zverev, numero 2 del mondo, che presidia la parte bassa del tabellone, dove era inserito Fils. 

    “Quest’anno non potrò giocare qui”, ha spiegato Fils in conferenza stampa. “È un peccato, mi dispiace. A Roma ho sentito un fastidio all’anca e non volevo correre rischi. Ho fatto una serie di esami e era tutto a posto, ma il dolore è rimasto e non sono riuscito ad allenarmi. Nella mia sessione di allenamento di sabato mattina”, contro Jiri Lehecka sul campo Chatrier, “per la prima volta ho giocato qualche punto nelle ultime 2 settimane. Non voglio correre rischi, come ho fatto l’anno scorso. Non voglio fare sciocchezze ma non so spiegare cosa sia: provo dolore e non scompare quando sono in campo. Se questo fosse stato l’ultimo torneo della mia vita, avrei giocato, ma spero di avere altri 10 o 15 anni di carriera davanti a me. Di sicuro non è lo stesso infortunio dell’anno scorso, ma non ne ho la certezza”, ha aggiunto. 

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  • Furlani k.o. in Cina, infortunio per la stella azzurra del lungo

    Furlani k.o. in Cina, infortunio per la stella azzurra del lungo

    (Adnkronos) –
    Infortunio per Mattia Furlani costretto a uscire in barella a Xiamen, seconda tappa della Wanda Diamond League di atletica leggera in Cina. La stella azzurra del salto in lungo finisce k.o. per un infortunio al bicipite femorale della coscia destra: l’entità del problema sarà valutata lunedì al rientro in Italia dopo i primi accertamenti in Cina. Furlani si è fatto male occorsogli nella fase di volo al quarto salto. L’atleta delle Fiamme Oro era terzo in classifica grazie all’8,28 del terzo salto (0,1) successivo all’ingresso in gara di 8,07 (-0,1) e all’8,13 del secondo turno (-0,2). La vittoria è andata al greco campione olimpico Miltiadis Tentoglou, che ha eguagliato la miglior prestazione mondiale stagionale con 8,46 (vento nullo). Furlani ha chiuso al quarto posto alle spalle del giamaicano Gayle (8,32) e al bulgaro Saraboyukov (8,29). 

    Poca gloria per Leonardo Fabbri: il campione europeo di Roma 2024 e due volte sul podio iridato è andato a vuoto con tre nulli e ha concluso anzitempo la gara, con due lanci su tre oltre i 21 metri ma sbilanciandosi con il piede uscendo dalla pedana. La vittoria è del mancino giamaicano Rajindra Campbell, che ha ritoccato il record nazionale con 22,34 e ha prevalso sull’argento mondiale indoor Jordan Geist (21,57) e su un Ryan Crouser ancora non al massimo (21,47). 

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  • Termoli, investita dal padre: grave bimba di due anni trasportata ad Ancona

    (Adnkronos) – Dramma a Portocannone, vicino Termoli, per il grave incidente avvenuto nella mattinata di oggi, sabato 23 maggio, in cui è rimasta coinvolta una bambina di soli due anni. Dalle prime informazioni raccolte, la piccola sarebbe stata investita accidentalmente in retromarcia dall’auto guidata dal padre. Immediata la corsa verso l’ospedale San Timoteo di Termoli, dove la bambina è arrivata in condizioni giudicate critiche. I medici del pronto soccorso, dopo aver prestato le prime cure e valutato la gravità del quadro clinico, hanno deciso di disporre il trasferimento urgente in eliambulanza all’ospedale pediatrico Salesi di Ancona, struttura specializzata. 

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  • Dal calcio ‘malato’ di Zazzaroni alla Marylin di Mailer, le novità in libreria

    Dal calcio ‘malato’ di Zazzaroni alla Marylin di Mailer, le novità in libreria

    (Adnkronos) –
    Da Francesco De Carlo a Ivan Zazzaroni: ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d’inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall’AdnKronos.
     

    E’ in libreria con Rizzoli ‘I malviventi’, il romanzo d’esordio del pioniere della stand-up comedy Francesco De Carlo. Vito è cresciuto a colpi di bullismo in un quartiere difficile di Roma. Goffo, buono, teneramente disfunzionale, è deriso da tutti e da tutti dimenticato. La sua è un’esistenza silenziosa, finché a quarant’anni, dopo un’operazione alle cornee, si toglie gli occhiali e tutto prende una luce diversa.  

    Conosce Carolina, figlia squilibrata del proprietario della banca dove lavora, e se ne innamora. Viene travolto da una passione folle e improbabile, ma anche da compagnie pericolose e dall’ostilità della famiglia benestante della ragazza. In una spirale di violenze, complotti, regolamenti di conti e omicidi più o meno accidentali, Vito si ritrova a maneggiare pistole, nascondere cadaveri e scoprire verità più grandi di lui. E quando tutto sembra perduto, alla fine di una trama in bilico continuo tra comicità e tragedia, dimostrerà di essere molto più lucido e pericoloso di quanto chiunque avesse mai sospettato. Perché anche lo scemo del quartiere per sopravvivere deve farsi furbo. 

    Uscirà il 2 giugno con Mondadori nella collana Strade Blu ‘Per vincere domani’ di Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport. Il 31 marzo 2026, per la terza volta consecutiva, l’Italia non si è qualificata ai Mondiali. Dare la colpa a un rigore fallito o a un capriccio della sorte è un errore, perché la Nazionale non è il problema ma il sintomo, il punto d’arrivo di una filiera che ha deciso di curare le foglie anziché le radici.  

    Ivan Zazzaroni attraversa le macerie di questo fallimento con un’analisi schietta e necessaria, denunciando come il calcio – storicamente strumento di mobilità sociale del Paese – si sia trasformato in un servizio a pagamento che seleziona per censo e non per merito. “Giocano solo i ricchi”scrive, e non è una provocazione, ma la constatazione di un paradosso: in un sistema che ha triplicato i dirigenti e dimezzato i talenti, l’accesso al campo è filtrato da barriere economiche insormontabili. Dalle scuole calcio ridotte a franchising alle quote annuali che pesano sui bilanci familiari come affitti, il pallone ha smesso di rotolare negli oratori e nelle periferie per chiudersi in recinti d’élite, dove i bambini diventano clienti e il talento un fattore secondario. 

    Attraverso un serrato confronto con i modelli europei – dalla coerenza tecnica della cantera spagnola alla programmazione metodica della Germania – l’autore mette a nudo un sistema che brucia le tappe e usa i giovani come pedine di bilancio, dimenticando che il talento ha bisogno di tempo, protezione e, soprattutto, di quella ‘fame’ che si coltiva solo nello spazio libero del gioco. Questo libro non è solo un atto d’accusa contro l’avidità e l’indifferenza delle istituzioni, è una riflessione urgente sulla necessità di restituire al calcio la sua dimensione di bene pubblico. Bisogna ripartire dalla base, abbattendo le barriere che tengono fuori troppi ragazzi e restituendo ai bambini il diritto all’errore e al divertimento: sono questi i passaggi fondamentali da fare oggi, per vincere domani. 

     

    ‘Con parole semplici’, il libro di Richard Ford che arriverà sugli scaffali con Feltrinelli il 26 maggio, è molto più di un saggio: è una storia di vita, di scrittura, di amore per le parole. Attraverso ricordi, letture e incontri, Richard Ford ci racconta come si è avvicinato alla letteratura, i testi e i pensieri che l’hanno ispirato, a partire dal suo esordio, ‘A Piece of My Heart’, fino a ‘Sportswriter’, in cui compare Frank Bascombe, protagonista dei cinque libri che, come è stato scritto, “hanno cambiato la letteratura americana”.  

    Da una giovanile diffidenza verso la politica intesa come schieramento manicheo, Ford giunge a riconoscere che ogni narrazione, anche la più privata, possiede inevitabilmente una dimensione politica, perché esamina il rapporto conflittuale tra individuo e comunità. In un viaggio illuminante attraverso alcuni episodi della sua vita e i primi passi come romanziere, Ford ci conduce dal Mississippi segregazionista e ipocrita, il luogo in cui è nato ma da cui ha voluto staccarsi, al Messico, all’America rurale del Wyoming e al New Jersey. Un percorso che è al tempo stesso esistenziale e letterario perché ricostruisce il legame tra vita personale e narrativa, indagando le modalità di espressione, le molte sfumature che si nascondono nelle singole parole, le “briciole sparse lungo il sentiero tracciato dagli scritti precedenti” e i “dati grezzi” immagazzinati come patrimonio da utilizzare nei suoi lavori futuri. Con ironia e leggerezza, Ford ci racconta il senso di essere uno scrittore e ciò che il romanzo può e deve continuare a essere oggi: una forma di verità, di esplorazione del vivere, in cui il personale e il politico si intrecciano indissolubilmente. “Ciò che qui ho esposto dei miei smarrimenti e ripensamenti iniziali – racconta lo scrittore – probabilmente ha prodotto romanzi e racconti un po’ diversi da quelli che avrei comunque scritto. Ma che la politica – il carattere e il comportamento della polis nel suo tendere al bene – si rispecchi nelle dinamiche della nostra vita privata e che le opere di narrativa siano in grado di ritrarre alla perfezione questa dualità sono sempre state idee ai margini delle mie riflessioni.” 

    Richard Ford, nato nel 1944 a Jackson (Mississippi), è considerato uno dei più grandi scrittori americani contemporanei. Con ‘Il giorno dell’Indipendenza’ (1995; Feltrinelli, 1996) ha vinto i due premi più prestigiosi d’America, il Pen/Faulkner Award for Fiction e il Pulitzer Prize. Feltrinelli ha pubblicato anche: ‘Rock Springs’ (1989), ‘Incendi’ (1991), ‘Sportswriter’ (1992), ‘Il donnaiolo’ (1993), ‘Donne e uomini’ (2001), ‘Infiniti peccati’ (2002), ‘Lo stato delle cose’ (2008), ‘Canada’ (2013, Prix Femina), ‘Tutto potrebbe andare molto peggio’ (2015, finalista al Pulitzer), ‘Tra loro’ (2017), ‘Scusate il disturbo’ (2021), ‘Per sempre’ (2024) e il saggio ‘Con parole semplici’ (2026). Nel 2016 gli è stato conferito il Premio Princesa de Asturias de las Letras. 

     

    Il 30 settembre 1987, due mesi e mezzo prima di morire, Marguerite Yourcenar pronuncia la conferenza ‘Si nous voulons encore essayer de sauver la Terre’. Ora le parole dell’autrice del celebre romanzo ‘Memorie di Adriano’ arrivano con Einaudi nel saggio ‘Se vogliamo provare ancora a salvare la Terra’. È il suo testamento spirituale: un appello a proteggere la natura e le specie minacciate, una scossa alle coscienze davanti al pericolo “della distruzione della Terra, da noi sfruttata e inquinata”, un invito ad agire da “consumatori ponderati e non [da] predatori sconsiderati”.  

    Alla radice, la consapevolezza che la Terra appartiene non solo agli umani, ma a ogni creatura vivente. Questo libro offre anche un testo di Yourcenar del 1981, Chi sa se il soffio vitale delle bestie scenda in basso, verso terra?, una mirabile riflessione sugli “animali sacrificati all’appetito dell’essere umano, o sfruttati al suo servizio”. Dall’accorta postfazione di Stefania Ricciardi, che cura il volume, emergono l’attualità di questi scritti, il loro intreccio con il nostro presente e un impegno a tutela dell’ambiente e dei diritti che, per espresso volere di Yourcenar, va oltre la sua esistenza terrena e funge da richiamo per tutte e tutti noi. 

     

    Cosa rende la scrittura di Stephen King la più potente e immaginifica del nostro tempo, capace di restare dentro di noi e perseguitarci anche dopo l’ultima pagina? Caroline Bicks, professoressa della cattedra Stephen E. King in Letteratura presso l’Università del Maine, prova a rispondere a questa domanda che appassiona milioni di lettori in tutto il mondo nel saggio ‘I segreti di Stephen King’, in libreria con Sperling & Kupfer. È la prima studiosa a cui King ha concesso un accesso esteso ai suoi archivi privati: un patrimonio straordinario di manoscritti, appunti e materiali che documentano il suo processo creativo, in gran parte mai studiati né pubblicati prima. Attraverso cinque opere iconiche – Shining, Carrie, Pet Sematary, Le notti di Salem e A volte ritornano – l’autrice entra nel laboratorio narrativo di King e mostra come nascono le sue storie: dalle prime intuizioni alle revisioni, fino alle scelte che trasformano un’idea in un classico.  

    Analizzando note a margine e interventi editoriali visibili nelle immagini contenute nel libro, Bicks porta alla luce scene tagliate e finali alternativi rimasti finora inediti. Il volume è arricchito anche da interviste realizzate durante la ricerca, che offrono nuove prospettive sul suo metodo di scrittura e sulla sua storia personale. In parte masterclass, in parte biografia, in parte memoir e indagine sulle nostre paure più profonde, I segreti di Stephen King è un viaggio unico dentro la scrittura e dentro l’immaginazione di uno degli autori più letti al mondo. 

     

    Sarà sugli scaffali delle librerie, con Il Mulino, dal 5 giugno ‘Il bello della politica idee, comportamenti, protagonisti’. La politica non è solo l’attività dei politici di professione: è anche e soprattutto ciò che gli uomini e le donne hanno fatto, fanno e faranno per organizzare le loro vite nella ‘polis’ ovvero nel sistema politico nazionale e internazionale. Perciò nella politica c’è del bello; un bello che riguarda la discussione continua su regole, istituzioni, idee e ideologie come pure sui comportamenti e sui protagonisti. Un dialogo in divenire seguito da soluzioni sempre diverse a sfide e problemi; un bello sempre mutevole che qui l’autore mostra in modo suggestivo, sistematico ma non pedante, spaziando fra tematiche come il liberalismo, l’italianità, il corporativismo, l’etica e molto altro. Sguardi, analisi critiche e idee di un decano della scienza politica. 

    Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza politica nell’Università di Bologna, è socio dell’Accademia dei Lincei. Con Norberto Bobbio e Nicola Matteucci ha diretto il ‘Dizionario di Politica’ (1976; 20246). Nel 1970 il Mulino pubblicò il suo primo libro ‘Modernizzazione e sviluppo politico’, ne sono seguiti molti altri. Tra i più recenti ricordiamo anche la quinta edizione del ‘Nuovo corso di scienza politica’ (2023) e ‘Sistemi democratici comparati’ (con M. Valbruzzi, 2024). Vive a Bologna. 

     

    E’ in libreria con Baldini+Castoldi il saggio ‘Arte Criminale. Vite spericolate tra genio,eros e follia’ di Sergio Rossi e Vania Colasanti. Dietro il celestiale volto di una Madonna può nascondersi la mano di un pittore assassino o di uno stupratore? Autori che con i loro crimini hanno macchiato l’arte, ma le cui vicende nulla hanno tolto alla loro grandezza. 

    Non c’è solo Caravaggio a tingere le sue tele e la sua vita di sangue. O Cellini, condannato per efferati omicidi. In questo libro finiscono anche le vittime: la monaca rapita dall’artista frate Lippi e Artemisia Gentileschi, violentata da Agostino Tassi. C’è chi è schiavo delle passioni, come Raffaello, da morire, secondo i biografi, per troppo sesso. Chi è preda dei propri deliri: Borromini si trafigge con la spada; Bernini, per gelosia, fa sfregiare l’amante; Van Gogh si taglia un orecchio; Munch trasforma le sue allucinazioni nell’Urlo; Modigliani muore ubriaco e la compagna incinta si getta dalla finestra; Pollock, devastato dall’alcol, si schianta con l’auto. In ogni capitolo di ‘Arte criminale’ si entra nell’anima nera dei personaggi, con immagini che sottolineano il contrasto tra genio e sregolatezza. Vite borderline di artisti che realizzano opere sublimi e macchiano spesso le loro esistenze di rosso sangue. 

    Sergio Rossi, docente di storia dell’arte all’università Sapienza di Roma. Ha pubblicato oltre 30 libri, tra cui, ‘Pensieri d’artista. Teoria, vita e lavoro nei Maestri del Rinascimento italiano’ (2002); ‘I pittori fiorentini del Quattrocento e le loro botteghe’ (2012); ‘Caravaggio allo specchio tra salvezza e dannazione’ (2022); ‘L’enigma Caravaggio. Nuovi studi a confronto’, con Rodolfo Papa e Rita Randolfi (2023); ‘Dalle botteghe alle accademie’ (2026); ‘Rivoluzione Caravaggio’ (2026). Vania Colasanti, giornalista, autrice televisiva e scrittrice. Ha pubblicato ‘Ciao, sono tua figlia’ (2011), ‘Scatto matto – La stravagante vita di Adolfo Porry-Pastorel’, il padre dei fotoreporter italiani (2013), e con il neurologo Rosario Sorrentino ‘Grazie al cielo’. ‘Vincere la paura di volare (e non solo)’ (2018). In televisione ha lavorato per Renzo Arbore e per Franca Leosini a ‘Storie maledette’. Per RaiPlay ha scritto e ideato la serie di docu-crime sulla stagione dei sequestri: ‘Ti ho visto negli occhi’, sul rapimento Bulgari-Calissoni; ‘343 giorni all’inferno, sulla prigionia di Barbara Piattelli’, e ‘L’incredibile sequestro Casana’. Scrive per il quotidiano ‘la Repubblica’, per le cui pagine romane cura la rubrica di interviste a casa di personaggi celebri. 

     

    “Il Napoli non è una squadra, ma uno stato d’animo”. Lo diceva già Eduardo De Filippo e continuano a pensarlo le migliaia di tifosi che affollano il San Paolo, oggi Maradona, e quelli che in ogni parte del mondo fanno il tifo davanti alla televisione per gli uomini in maglia azzurra. Una passione che dura da cent’anni raccontata da Alessandro Iovino nelle pagine di ‘Un secolo azzurro. Il Napoli. Emozioni, passioni, storie’ pubblicato da Solferino attraverso i personaggi che, in campo e fuori, hanno scritto la storia di una squadra unica. I giocatori, da Attila Sallustro a Ruud Krol, da Fabio Cannavaro a Scott McTominay. Passando per il più grande di tutti: Diego Armando Maradona, che incantò, vinse, fuggì e resterà per sempre amato come nessuno. I presidenti, da Achille Lauro ai due scudetti a testa di Corrado Ferlaino e Aurelio De Laurentiis. E poi i tifosi, illustri come Paolo Sorrentino e Geolier o sconosciuti come Fechella, l’ambulante che trascinando il suo ciuccio per le vie del centro storico creò senza saperlo un portafortuna e un simbolo amatissimo. 

    Un libro non solo per chi tifa Napoli, ma per tutti, se è vero che il murale di Maradona ai Quartieri Spagnoli è il sito più visitato d’Italia dopo il Colosseo con sei milioni di curiosi l’anno. Persone che, come scrive Iovino, “vogliono scoprire con i loro occhi quale mistero ci sia in questo rapporto caldo, inviolabile e inalterato che ancora lega un calciatore alla città che l’ha adottato”. 

     

    Quando ‘Marilyn’ uscì per la prima volta, nel 1973, fu accolto come un evento letterario e mediatico. Norman Mailer, allora già autore consacrato e figura centrale della cultura americana, non si limitò a raccontare la vita di Marilyn Monroe: la reinventò, restituendola come personaggio epico e tragico della modernità. Mailer compone un vero e proprio romanzo in forma di biografia, scritto con la passione del narratore e la precisione dello storico. Un romanzo che ora torna in libreria con La Nave di Teseo. Pagina dopo pagina, Marilyn emerge come una figura di potenza magnetica e vulnerabilità assoluta: una donna che, dietro l’immagine perfetta, nascondeva un abisso di solitudine, ambizione e intelligenza ferita. Mailer ne racconta la nascita come Norma Jean, le prime pose da modella, l’ascesa vertiginosa e l’inevitabile caduta, costruendo un ritratto che fonde realtà e mito, come Marilyn stessa. La sua interpretazione, talvolta spregiudicata, non si accontenta di spiegare l’icona, ma la interroga. Cosa significa essere desiderata da tutti e conosciuta da nessuno? Cosa resta di una persona quando la sua immagine diventa leggenda? 

    Biografia, romanzo, meditazione sul potere distruttivo del successo, libro che attraversa e supera i generi, in ‘Marilyn’ Mailer trasforma la più diva di tutte in un simbolo di bellezza e sacrificio, di libertà e condanna, in un’allegoria dell’America stessa, che crea i suoi idoli per poi divorarli. Norman Mailer, nato in New Jersey nel 1923, è morto a New York nel 2007. Laureato ad Harvard, ha combattuto nel Pacifico durante la seconda guerra mondiale. È stato scrittore, giornalista, poeta, sceneggiatore e regista. È considerato un innovatore della non fiction e uno dei più importanti autori di sempre di questo genere. Durante la sua carriera ha contribuito al canone americano con oltre trenta opere. Ha vinto due volte il premio Pulitzer e altrettante il National Book Award. È considerato uno degli autori più importanti della letteratura americana del ’900. La nave di Teseo ha pubblicato ‘Il nudo e il morto’ (2020), ‘Il canto del boia’ (2021) e ‘The Fight’ (2022). 

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    cultura

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  • Trump e l’Iran ‘americano’, il presidente pubblica la mappa a stelle e strisce

    Trump e l’Iran ‘americano’, il presidente pubblica la mappa a stelle e strisce

    (Adnkronos) –
    “Gli Stati Uniti del Medio Oriente?”. È la domanda rilanciata da Donald Trump su Truth Social, dove il presidente americano ha pubblicato un’immagine della mappa della regione in cui l’Iran appare interamente colorato a stelle e strisce. Il post rientra in una serie di contenuti ironici e provocatori diffusi dal numero 1 della Casa Bianca nella giornata di oggi. Tra gli altri contenuti, una foto in cui Trump viene accolto festosamente a Pechino, accompagnata dalla scritta “la Cina ama Trump”, e un’altra in cui il suo volto gigante emerge dietro le montagne della Groenlandia, mentre saluta con la frase: “Ciao, Groenlandia”. 

    L’Iran ‘americano’ rientra in un filone che Trump ha già alimentato in passato su Truth. Il presidente ha fatto più volte riferimento all”annessione virtuale’ della Groenlandia, tornata sotto i riflettori anche oggi, e a quella del Venezuela, definito potenzialmente il 51esimo stato americano dopo l’operazione compiuta a gennaio con la cattura dell’ex presidente Nicolas Maduro. 

     

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    internazionale/esteri

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  • Parma, docenti aggrediti e picchiati da studenti: “E non chiamare il 113”

    Parma, docenti aggrediti e picchiati da studenti: “E non chiamare il 113”

    (Adnkronos) – Due docenti dell’Itis Leonardo Da Vinci di Parma sono stati aggrediti da alcuni studenti fuori dalla scuola. L’aggressione è stata documentata da un video registrato da un altro studente e rilanciato sui social dalla deputata Gaetana Russo. Nel video, il gruppo di studenti circonda un docente che viene colpito a calci e pugni. Gli studenti si accaniscono anche contro un altro docente, tra le risate di chi riprende tutto al cellulare. “Sto per chiamare il 113”, dice un docente prima di essere aggredito. “Non chiami nessuno”, la risposta di uno dei giovani aggressori. 

    L’istituto ha pubblicato una nota al riguardo a firma del dirigente scolastico Giorgio Piva. “In relazione all’episodio diffuso a mezzo video sui social che ha visto coinvolti due docenti aggrediti da un gruppo di studenti fuori dalla scuola, -riferisce la nota della scuola- si rappresenta che Itis Leonardo da Vinci da sempre opera un’azione educativa volta al rispetto dei ruoli, delle persone e delle regole. Proprio in virtù di questo, nella consapevolezza della gravità di quanto accaduto e della circostanza che la scuola non può abdicare alla sua funzione educativa, si procederà ad investire gli organi collegiali competenti della valutazione di opportuni provvedimenti disciplinari, sempre volti ad una logica educativa, ferme restando le valutazioni di pertinenza di altre istituzioni”. 

    “Evidenzio come il sig. Ministro dell’Istruzione e del Merito, Prof. Giuseppe Valditara si sia tempestivamente interessato a quanto accaduto e mi abbia personalmente coinvolto in una approfondita riflessione al fine di meglio supportare la comunità scolastica dell’Itis Leonardo da Vinci esprimendo, inoltre, grande vicinanza alla comunità stessa, ed in particolare, ai docenti convolti”, conclude la nota. 

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    cronaca

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  • Cinema, Iervolino presenta un’offerta vincolante per l’acquisizione del 100% degli asset di Sipario Movies

    Cinema, Iervolino presenta un’offerta vincolante per l’acquisizione del 100% degli asset di Sipario Movies

    (Adnkronos) – Andrea Iervolino comunica di aver formalizzato, in data 14 maggio 2026, un’offerta vincolante finalizzata all’acquisizione del 100% degli asset di Sipario Movies S.p.A., nell’ambito di una proposta strutturata per essere attuata attraverso una procedura di concordato preventivo in continuità aziendale. L’operazione – riferisce una nota – è accompagnata da un piano industriale e finanziario che prevede la soddisfazione integrale (100%) di tutti i creditori sociali della società. La proposta si fonda su un articolato piano di rilancio industriale volto alla preservazione della continuità aziendale, del valore industriale della società, del know-how produttivo e dei livelli occupazionali. Elemento centrale dell’operazione è il conferimento in azienda di due importanti opere cinematografiche di proprietà del proponente, considerate idonee, per valore economico e prospettive di sfruttamento internazionale, a sostenere il riavvio operativo della società e il suo riposizionamento competitivo nel settore audiovisivo globale. 

    A ulteriore tutela del ceto creditorio, il piano è assistito da garanzie reali e finanziarie fino a 98 milioni di euro, espressamente dimensionate per assicurare la copertura integrale del passivo della società, incluse le esposizioni maturate nella precedente fase liquidatoria. L’operazione prevede inoltre apporti immediati di liquidità e il supporto di società di primario standing internazionale, che affiancano il proponente rafforzando la sostenibilità economica e finanziaria dell’intero progetto industriale. “Questa operazione rappresenta per me una scelta industriale e imprenditoriale di lungo periodo, costruita con l’obiettivo di preservare valore, occupazione e credibilità nei confronti del sistema finanziario e produttivo italiano. Si tratta di un progetto concreto, sostenuto da garanzie reali, asset industriali e partner internazionali, finalizzato a riportare Sipario Movies S.p.A. a essere un operatore competitivo e produttivo nel panorama cinematografico internazionale”, ha dichiarato Andrea Iervolino. 

    La proposta si inserisce in un contesto industriale e procedurale particolarmente rilevante. In data 27 maggio 2026 il Giudice Alessandro Nastri sarà chiamato a decidere in merito all’eventuale apertura della liquidazione giudiziale della società Sipario Movies S.p.A. Il professore Paolo Bastia è attualmente amministratore giudiziario della società nell’ambito della procedura in corso. Tra i recenti risultati industriali, il film “Stolen Girl”, prodotto da Sipario Movies S.p.A., ha raggiunto la posizione numero 1 su Amazon Prime Video in Italia. La società è inoltre associata a produzioni internazionali di rilievo quali “Ferrari”, “Lamborghini” e “Modì”, confermando la propria capacità di sviluppare opere cinematografiche con cast e talent internazionali di assoluto profilo. Il piano industriale e finanziario è finalizzato a creare le condizioni per un rilancio strutturale della società, con l’obiettivo di preservare e ricostruire un patrimonio industriale che coinvolgeva circa 150 tra dipendenti e collaboratori in Italia, oltre a consolidati rapporti con primari istituti finanziari nazionali e internazionali. 

     

    La proposta presentata prevede, tra gli elementi qualificanti: la soddisfazione integrale del ceto creditorio senza falcidie; garanzie reali e finanziarie fino a 98 milioni di euro; apporti immediati di liquidità; il conferimento di asset cinematografici internazionali già pronti a generare flussi economici; il supporto di partner industriali di standing globale; la tutela della continuità aziendale e del patrimonio professionale e produttivo della società. Andrea Iervolino comunica inoltre di aver conferito incarico a uno dei più autorevoli professionisti italiani nel settore del risanamento aziendale e delle procedure concorsuali affinché venga predisposta una opinion tecnica indipendente sull’intera struttura dell’operazione e sul piano di continuità. L’opinione tecnica sarà resa pubblica nei prossimi giorni e messa a disposizione del Tribunale, del Commissario Giudiziale, del ceto creditorio e degli organi di stampa. 

    Andrea Iervolino ribadisce infine la propria piena disponibilità a collaborare con il Tribunale, il Commissario Giudiziale e tutti i creditori nell’ambito della procedura, con l’auspicio che la proposta possa essere valutata esclusivamente sulla base della propria solidità industriale, finanziaria ed esecutiva, nell’interesse della continuità aziendale, dei lavoratori, dei creditori e del sistema produttivo nazionale. 

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    economia

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  • Tragedia alle Maldive, in Italia le salme dei sub: l’arrivo a Malpensa

    (Adnkronos) – Tragedia alle Maldive, sono rientrate oggi in Italia le salme degli altri 4 sub che hanno perso la vita durante una immersione in grotta. Si tratta della biologa marina Monica Montefalcone, docente all’università di Genova, della figlia Giorgia Sommacal, della ricercatrice Muriel Oddenino e del biologo marino Federico Gualtieri. Il corpo del padovano Gianluca Benedetti era già stato rimpatriato nei giorni scorsi. Nelle immagini, l’atterraggio del volo Turkish Airlines a Malpensa.  

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    cronaca

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  • Caso Orlandi, De Priamo: “Emanuela a Londra? Una messa in scena”

    (Adnkronos) – “Insistere sulla scuola Ludovica da Victoria, sulle amiche di Emanuela, sulle compagne di corso, sui suoi ultimi spostamenti avrebbe consentito di partire dalla ragazza che molto probabilmente le prospettò la vicenda Avon, e arrivare ad unire i tasselli e a capire chi ha rapito Emanuela”. Il senatore Andrea De Priamo, che dopo l’elezione al vertice della Commissione Affari Costituzionali del Senato ha lasciato la presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, traccia in un’intervista all’Adnkronos un bilancio del lavoro svolto finora dall’organismo, a pochi giorni dal passaggio del testimone con il neoeletto presidente Fabio Roscani. E parla anche della pista di Londra “costruita ad arte”. 

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    cronaca

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  • Orlandi-Gregori, De Priamo: “Almeno tre allieve sanno chi parlò a Emanuela dell’Avon, pista di Londra costruita ad arte”

    Orlandi-Gregori, De Priamo: “Almeno tre allieve sanno chi parlò a Emanuela dell’Avon, pista di Londra costruita ad arte”

    (Adnkronos) – Le amiche di Emanuela Orlandi della scuola di musica, le ultime persone che Mirella Gregori vide prima di sparire. E ancora gli approfondimenti svolti sulle varie piste – da quella internazionale alla Banda della Magliana, da Londra al mondo del cinema di serie B – il senatore Andrea De Priamo che, dopo l’elezione al vertice della Commissione Affari Costituzionali del Senato, ha lasciato la presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, traccia in un’intervista all’Adnkronos un bilancio del lavoro, svolto finora dall’organismo (GUARDA IL VIDEO), a pochi giorni dal passaggio del testimone con il neoeletto presidente Fabio Roscani.  

    – Senatore Andrea De Priamo, dopo oltre due anni, ha lasciato la presidenza della Commissione. Questo inciderà sull’andamento dei lavori?
     

    “Un uomo delle istituzioni deve accogliere la chiamata delle istituzioni quando arriva. Ovviamente mi è dispiaciuto lasciare la presidenza, ma sono convinto che non ci sarà nessuna discontinuità ferma restando ovviamente l’autonomia e la libertà del nuovo presidente di fare le sue scelte. Ho piena fiducia in Fabio Roscani, non solo perché l’ho letteralmente visto crescere sia politicamente che umanamente, ma perché è una persona di grande rettitudine morale e potrà fare un ottimo lavoro. Continuerò a far parte della Commissione, nel rispetto di tutti i ruoli, e darò un contributo anche perché questa vicenda mi ha avvicinato anche dal punto di vista emotivo. A mio avviso troppo spesso si dimentica che Emanuela e Mirella erano ragazze in carne e ossa, con i loro sogni, con le loro idee, con la loro vita davanti. Continuerò a seguire il caso anche nel rispetto delle famiglie che hanno trovato la forza di trasformare il dolore in voglia di giustizia e di verità”.  

    – Che bilancio traccia del lavoro fatto fino ad oggi?
     

    “Sono stati anni molto intensi e sono stato molto colpito dal riconoscimento unanime di tutte le forze politiche rispetto al metodo di lavoro messo in campo che ha portato a un clima di collaborazione. Abbiamo scelto di non privilegiare nessuna pista e di lavorare in parallelo su tutte quelle piste che avevano una credibilità almeno accettabile. Questo naturalmente ha comportato un grande impegno. Tutta la Commissione ha lavorato senza restare nel recinto del proprio pregiudizio di partenza e questo ha fatto sì che ci fosse un confronto serio e sensazioni condivise, al di là delle appartenenze politiche, rispetto ad alcune audizioni e, ad esempio, alla volontà di collaborazione di alcuni degli auditi e all’assoluta mancanza di volontà di collaborare di altri”. 

     – Quale idea si è fatto sulla scomparsa di Emanuela Orlandi?
     

    “Ci sono almeno tre ragazze dell’epoca della scuola di musica Ludovica da Victoria che, a mio avviso, erano al corrente della persona che aveva avviato, magari inconsapevolmente, Emanuela a subire l’inganno alla base della scomparsa. Insistere sulla scuola Ludovica da Victoria, sulle amiche di Emanuela, sulle compagne di corso, sui suoi ultimi spostamenti avrebbe consentito di partire dalla ragazza che molto probabilmente le prospettò la vicenda Avon, e arrivare a unire i tasselli e a capire chi ha rapito Emanuela”.  

    – E sul caso di Mirella Gregori?
     

    “Nel caso di Mirella sono mancati gli approfondimenti sia sul momento della sua scomparsa sia su cosa è successo davvero nel bar Italia, dove si fermò un quarto d’ora dopo che qualcuno le citofonò e scese di casa. Fin da subito sarebbe stato fondamentale insistere con tutti i protagonisti presenti in quel bar per capire esattamente quali erano stati i movimenti di Mirella. La prima cosa che balza agli occhi è questa: il tempo perso non ha aiutato”. 

    – All’epoca cosa non ha funzionato?
     

    “L’idea prevalente che mi sono fatto in questi anni di lavoro, e ci tengo a ripeterlo a un mese dal 43esimo anniversario della scomparsa di Emanuela e a un po’ di giorni dalla ricorrenza della scomparsa di Mirella, è che purtroppo le indagini, nella fase iniziale, hanno risentito di una mancanza di coordinamento anche perché all’epoca non esistevano delle norme introdotte successivamente. Come vale per tutti i casi di scomparsa, con una intensa attività nelle ore successive, sono certo che si sarebbe arrivati a una soluzione”. 

    – Cosa è emerso dal vostro lavoro rispetto all’ipotesi che la Banda della Magliana sia stata coinvolta?
     

    “Sul tema della Banda della Magliana, a mio avviso, i nodi non sono ancora sciolti. Appare evidente che difficilmente possa esserci un coinvolgimento di quella che potremmo definire nel suo insieme banda della Magliana perché una persona autorevole come l’ex magistrato Lupacchini, che ha dato un contributo fondamentale allo smantellamento di quella organizzazione criminale, non ha mai sentito da nessuno dei protagonisti di quel mondo alcun riferimento alla vicenda Orlandi e questo sicuramente ha una rilevanza. Tuttavia, ad oggi, ritengo che non si possa invece escludere un ruolo di De Pedis e di qualche suo sodale, come una sorta di ‘agenzia’ che potrebbe aver avuto un ruolo nella vicenda, nel rapimento o in qualche iniziativa che possa aver riguardato la sua scomparsa”. 

    – E quale valutazione può fare rispetto alla pista di inglese e all’ipotesi che Emanuela sia stata portata a Londra?
     

    “Il capitolo sulla pista di Londra ovviamente farà parte della relazione finale, ma siamo assolutamente in grado di evidenziare che Emanuela non è stata a Londra per lungo tempo, come quella pista voleva raccontare. Quella pista è stata costruita ad arte, anche se con un inganno e con un artifizio tecnico a mio avviso fatto da professionisti, e quindi sicuramente rientra tra quelle da escludere. La pista di Londra, a mio avviso, era innanzitutto un inganno verso Pietro Orlandi, che ricevette anche mail di una persona che si è finta Baioni, oggi defunto: noi abbiamo avuto modo di appurare che non era assolutamente lui a mandare quelle mail, quindi c’è stato un inganno alla famiglia di Emanuela”. 

    – Ma perché un inganno simile? Chi aveva interesse a deviare dalla verità?
     

    “Potrebbe entrare in vicende più ampie che hanno riguardato il Vaticano, come Vatileaks ed altri casi del genere, e che possono avere altri significati e messaggi rispetto a quelli legati alla vicenda Orlandi”. 

    – La Commissione ha invece escluso definitivamente la pista che legava i casi di Emanuela Orlandi e di Mirella a quelli di altre numerose ragazze delle quali era stata denunciata la scomparsa in quel periodo e su una presunta ‘tratta delle bianche’. Perché?
     

    “L’azione più importante che può svolgere questa Commissione è quella di ‘ripulire’ questa vicenda dalle piste frutto di logiche di vario tipo, ma anche dalla volontà di seguire la spettacolarizzazione della vicenda. Poteva essere sicuramente ‘affascinante’ l’idea di un serial killer che aveva fatto sparire, oltre a Emanuele e Mirella, decine di altre ragazze e questo nasceva da un’analisi della procura dell’epoca rispetto all’allontanamento di molte ragazze. Attraverso la collaborazione degli agenti di collegamento della polizia, abbiamo verificato che questa pista semplicemente non esisteva perché quelle ragazze, in realtà, avevano fatto tutte ritorno a casa nel tempo; questo è sicuramente un risultato importante”.  

    – La Commissione ha trovato un appunto scritto di Emanuela dove si citava un luogo sulla Cassia, ‘il Montaggio delle attrazioni’. Quale collegamento c’è con quel posto?
     

    “I carabinieri del Ros, che collaborano con la Commissione, hanno fatto un lavoro preziosissimo che ci ha condotto ad un luogo – ‘Il montaggio delle attrazioni’ – che Emanuela cita in un suo appunto di circa un mese prima di sparire. Era fondamentalmente un cineforum sul quale non c’è una sola persona, né della famiglia né della classe né delle amicizie personali, che abbia potuto riferire nulla. Resta quindi un punto interrogativo, che si unirà ai tanti altri su questa vicenda. La Commissione non ha trovato alcun riscontro al fatto che Emanuela sia andata in quel cineforum, ma nemmeno a un’iniziativa per andarci con la scuola”. 

    – Però negli ultimi mesi i lavori della Commissione si sono concentrati molto sul mondo dei cosiddetti ‘cinematografari’. Perché?
     

    “Più in generale emerge un mondo legato al cinema di serie B, in alcuni casi anche pornografico, che in quegli anni esercitava una sorta di reclutamento, anche attraverso forme di adescamento, che in qualche modo hanno interessato anche gli ambienti della scuola Ludovica da Victoria. Tuttavia, ad oggi manca un collegamento concreto tra questo mondo ed Emanuela, checché se ne dica o checché ne dicano alcuni colleghi”.  

    – In questo filone si inserisce la figura del misterioso ‘Felix’, cosa avete scoperto?
     

    “Questa è una pista molto cara al vicepresidente della Commissione (Roberto Morassut ndr) e, nell’ottica del rispetto e del lavoro plurale, l’abbiamo approfondita. Ad oggi di Felix Welner si sono perse le tracce in quanto pare che, negli ultimi anni, vivesse come un barbone. È un lavoro da continuare, ma ad oggi non ci sono riscontri di collegamenti tra Felix Welner e la scomparsa di Emanuela: è vero che lui avesse avvicinato la sorella Federica, ma proprio per questo fu oggetto di attenzione dal giudice Sica e poi ritenuto estraneo alla vicenda. Abbiamo riscontro del fatto che questo soggetto, come altri, svolgesse un’azione di adescamento in generale”. 

    – Ritiene che la scomparsa di Emanuela, cittadina vaticana, vada inserita nella situazione geopolitica di quegli anni?
     

    “Personalmente mi colpisce il fatto che il giorno in cui Emanuela scompare, Giovanni Paolo II sta facendo uno dei viaggi che cambieranno la storia, quello in Polonia, da cui poi partirà il primo tassello che porterà alla caduta del muro di Berlino. La cosiddetta ‘pista internazionale’ è stata forse frettolosamente messa da parte. E viene considerata da molti, oggi, una sorta di depistaggio. Io di questo non sono così sicuro e penso che andrebbe ulteriormente approfondita. Indubbiamente ci poteva essere tutto l’interesse a fare pressioni sul Vaticano in quei giorni sia per le azioni che Giovanni Paolo II stava mettendo in campo sia per il processo sull’attentato a Giovanni Paolo II. Come sostiene il giudice Ilario Martella, ci poteva essere interesse a un’operazione di ‘distrazione di massa’ e ad una pressione sul Vaticano’ ma anche sulle istituzioni italiane rispetto a quel processo. È un fatto che il processo si è concluso come chi poteva avere un certo interesse avrebbe auspicato”. 

    – Secondo lei non è vero che il Vaticano non ha collaborato. Perché?
     

    “Il Vaticano, in questa indagine nostra, non ha avuto un atteggiamento di chiusura tant’è che abbiamo audito importanti personaggi di quel mondo, come Giani e Alessandrini (ex vertici della Gendarmeria ndr), padre Lombardi, mons. Miserachs nonché don Pietro Vergari. Sono convinto che nella fase finale dell’indagine saranno importanti alcune altre audizioni che possono riguardare quel mondo e che ancora non abbiamo fatto come, ad esempio, Raoul Bonarelli per il caso di Mirella”. 

    – C’è chi invece guarda a una pista amical-familiare che tira in ballo un presunto ruolo dello zio di Emanuela. Che idea si è fatto?
     

    “Come ho avuto modo di dire anche a Pietro Orlandi, che stimo perché si batte per la verità e la giustizia con grande determinazione, il dovere della Commissione è quello di affrontare tutte le piste che abbiano una credibilità. Lo abbiamo fatto e immagino continueremo a farlo anche sulla pista amical-familiare rispetto alla quale ho personalmente dei dubbi”. 

    – Perché?
     

    “Un coinvolgimento di Meneguzzi significherebbe che di fatto tutta la vicenda Avon non è mai esistita e quindi non si capirebbero le testimonianze del vigile e del poliziotto che hanno visto Emanuela davanti al Senato con l’uomo ‘Avon’. E non si spiegherebbe neppure perché Emanuela in precedenza sarebbe stata seguita, come accertato. Ci sono delle evidenti incongruenze tuttavia ci sono anche degli elementi suggestivi, a mio avviso, legati anche ai rapporti tra Meneguzzi (lo zio di Emanuela ndr) e il suo superiore Peruzy, all’epoca alto funzionario della Camera ed oggi deceduto, che indipendentemente dalla vicenda Orlandi, a mio avviso andrebbero approfonditi”. 

    – I casi di Emanuela e Mirella sono collegati o no tra loro?
     

    “Se dovessi dare una percentuale, direi che al 70% i due casi (di Emanuela e di Mirella, ndr.) sono separati, al 30% potrebbero essere collegati. In questi mesi, forse, potremmo portare questa percentuale ad un 100%. La sensazione prevalente è che siano due vicende separate. Tuttavia, rimane qualche dubbio legato alla telefonate che furono fatte al bar della famiglia Gregori con riferimenti all’abbigliamento di Mirella”. (di Sara Di Sciullo) 

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