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  • Nautica, Formenti (Confindustria Nautica): “Segmento piccole imbarcazioni in sofferenza”

    Nautica, Formenti (Confindustria Nautica): “Segmento piccole imbarcazioni in sofferenza”

    (Adnkronos) – “I dati elaborati da Confindustria Nautica in collaborazione con Deloitte confermano la tenuta del macro-comparto. Nonostante le profonde perturbazioni geopolitiche, il settore preserva i risultati raggiunti negli ultimi anni: se il comparto dei superyacht si conferma molto solido e la media nautica registra buoni volumi, la sofferenza maggiore si riscontra nella “nautica per tutti”. Il segmento delle piccole imbarcazioni, pur resistendo, sconta le preoccupazioni di una clientela più sensibile all’instabilità globale, fattore che rallenta inevitabilmente la propensione all’acquisto e all’investimento”. Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica, commenta così i dati della quarta edizione dello studio ‘The state of the art of the global yachting market’, presentati oggi a Milano.  

    E aggiunge: “Un dato di particolare rilievo emerge dal confronto internazionale: a fronte di una contrazione del mercato globale della cantieristica stimata intorno al -2,1%, l’industria italiana segna una crescita. Questo differenziale positivo dimostra la straordinaria resilienza del nostro sistema produttivo, trainato da prodotti di fascia alta con elevati contenuti di design, tecnologia e innovazione. Tale eccellenza – osserva – ci permette di navigare in sicurezza anche in scenari complessi, confermandoci leader mondiali – specialmente nel segmento superyacht – e pronti a consolidare il nostro primato industriale”. 

    Sul fronte normativo, in seguito all’approvazione della nuova legge ‘Valorizzazione della risorsa Mare’, pubblicata recentemente in Gazzetta Ufficiale, Formanti afferma: “È il risultato di un lavoro sinergico con il governo, volto a introdurre semplificazioni amministrative e nuovi standard di sicurezza per i diportisti. Il provvedimento è cruciale per la tutela del Made in Italy contro le contraffazioni e per il potenziamento del charter, un segmento in forte espansione che genera ricadute positive sul turismo locale e sull’intera industria nautica, dai battelli pneumatici alle imbarcazioni a vela”. 

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  • Sinner: “Cerco sempre un modo per battere tutti. La racchetta? Non la cambio”

    Sinner: “Cerco sempre un modo per battere tutti. La racchetta? Non la cambio”

    (Adnkronos) –
    Jannik Sinner scaramantico anche agli Internazionali d’Italia 2026. Oggi, martedì 12 maggio, il tennista azzurro ha raggiunto i quarti del Masters 1000 di Roma battendo Andrea Pellegrino in due set. Al termine del match Sinner ha svelato il ‘segreto’ dietro la scelta della sua racchetta, che ormai lo accompagna da anni, e che ha a che fare con la sua ‘solita’ scaramanzia: “La racchetta l’ho scelta perché mi piace il colore”, ha detto il numero 1 in conferenza stampa, “d’altra parte stiamo cercando sempre il miglior tipo di racchetta, bisogna stare al passo con i tempi. Tra cinque anni avrà qualcosa in più rispetto a ora, però visto che ho giocato piuttosto bene gli ultimi anni non voglio cambiare il colore”. 

    Contro Pellegrino si sono viste un po’ più di variazioni nel gioco di Sinner rispetto al solito: “Non sono un tipo che fa molti numeri in campo, sto cercando di trovare sempre un modo per battere ogni giocatore. Con la semplicità io riesco a raggiungere i risultati migliori, ma stiamo cercando di aggiungere piccole cose, di andare a rete più spesso e secondo me questo oggi l’ho fatto molto bene”, ha detto Sinner, “cerco sempre di studiare il mio avversario, di fare i miei compiti. A volte si prepara bene la partita, mentre a volte bisogna cambiare in corsa. Secondo me fa parte del lavoro”. 

    La partita del Centrale è stata molto dura anche da un punto di vista fisico: “Fisicamente mi sento molto bene. Oggi è stata una partita molto fisica, con tanti punti lunghi e quando c’è molto vento bisogna muoversi sempre un po’ di più. Sono contento perché sono queste partite che mi servono, che mi spingono al limite. è un’ottima preparazione per Parigi. Un tennista della nuova generazione che mi incuriorisce? Ce ne sono tanti, ma guardando gli ultimi tre-quattro tornei, Jodar sta giocando molto bene, è un giocatore di altissimo livello che sta giocando un buon tennis. Bisogna vedere con il tempo”. 

    “Non c’è stato un momento in cui mi sono reso conto di essere superiore agli altri, è qualcosa che arriva con il tempo. Se vuoi essere il più forte devi giocare tutti i tornei al massimo, su ogni superficie, la testa fa tanta differenza. Dipende come gestisci alcune cose durante il torneo e io e il mio team stiamo andando nella giusta direzione”, ha spiegato Sinner, “devo stare sempre più sul presente e cercare di capire come sarà il tennis nel futuro, che secondo me sarà sempre più veloce e il servizio sarà sempre più importante”.  

     

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  • Giro d’Italia, Narvaez vince la quarta tappa. Ciccone nuova maglia rosa

    Giro d’Italia, Narvaez vince la quarta tappa. Ciccone nuova maglia rosa

    (Adnkronos) –
    Jhonatan Narvaez vince la quarta tappa del Giro d’Italia, la Catanzaro-Cosenza di 138 km. Oggi, martedì 12 maggio, l’ecuadoriano del team Uae Emirate Xrg ha preceduto in volata il venezuelano Orluis Aular (Movistar). L’italiano Giulio Ciccone (Lidl-Trek) è la nuova maglia rosa. L’abruzzese in classifica generale guida con 4″ di vantaggio sullo svizzero Jan Christen (Uae Emirates Xrg). 

    Domani quinta frazione, 203 km con partenza da Praia a Mare e arrivo a Potenza.
     

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    sport

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  • Made in Italy: Oro Saiwa celebra 70 anni di valore industriale

    Made in Italy: Oro Saiwa celebra 70 anni di valore industriale

    (Adnkronos) – In occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy 2026, Mondelēz Italia, azienda di riferimento nel settore alimentare, celebra con Oro Saiwa sette decenni di tradizione italiana con un evento istituzionale presso il Senato della Repubblica Italiana, promosso dal Senatore Giorgio Maria Bergesio, dal titolo ‘Dal grano al biscotto: Oro Saiwa celebra 70 anni di valore industriale, filiera e cultura alimentare italiana’. L’occasione ha riunito istituzioni, filiera agricola e ricerca, per un confronto sul valore strategico delle filiere agroalimentari, nonché sul loro impatto nel sistema economico e il ruolo della sostenibilità come leva di competitività per il Paese. 

    Di rilievo, il confronto sui nodi centrali del sistema agroalimentare italiano ed europeo: il rapporto tra sostenibilità dichiarata e comportamenti d’acquisto reali, le sfide strutturali del settore agricolo e le opportunità della transizione ecologica; il dialogo virtuoso tra agricoltura, ricerca e industria; il valore dei protocolli di filiera come strumento di governance; e il ruolo dell’industria di marca nella creazione di valore condiviso per il sistema Paese. 

    Al centro di questo dibattito, Oro Saiwa si afferma come caso emblematico di eccellenza produttiva italiana. Non semplicemente un biscotto: un patrimonio collettivo italiano. Sin dalla propria nascita, rappresenta il profumo della colazione, un rituale intergenerazionale che unisce memoria e quotidianità. In 70 anni, Oro Saiwa ha saputo evolversi senza tradire la propria identità, integrando innovazione tecnologica e attenzione alla qualità delle materie prime per rispondere ai bisogni di consumatori in costante cambiamento. 

     

     

    Prodotto nello stabilimento di Capriata d’Orba, – polo industriale d’eccellenza profondamente radicato nel tessuto economico, sociale e agricolo del Piemonte – Oro Saiwa incarna il legame imprescindibile tra marca e territorio, tra qualità e responsabilità verso il sistema produttivo nazionale. A testimonianza di questo impegno, il brand utilizza oggi grano 100% italiano, tracciato e selezionato, con un approvvigionamento di circa 36.000 tonnellate annue provenienti da oltre 5.000 ettari di campi e 450 aziende agricole. Un ecosistema integrato che garantisce redditività alle comunità agricole, qualità al consumatore e resilienza all’intero sistema. 

    L’impatto di questo modello è concreto e misurabile: oltre 510 milioni di euro di valore distribuito lungo la catena e più di 6.700 posti di lavoro sostenuti. Negli ultimi dieci anni, Mondelēz ha investito oltre 60 milioni di euro negli stabilimenti piemontesi per potenziarne efficienza, capacità innovativa e sostenibilità, confermando un impegno industriale di lungo periodo verso il territorio. 

    “Non festeggiamo solo un marchio, ma un pezzo di storia delle nostre famiglie e della nostra economia. Vedere una grande realtà internazionale che sceglie di farsi interprete dei valori del territorio italiano è la prova che il nostro Paese, quando mette a sistema le sue eccellenze, non ha rivali. Il nostro compito, come istituzioni, è quello di creare il terreno fertile affinché questi percorsi di crescita responsabile possano consolidarsi. Lo stiamo facendo con una visione chiara: sostenere chi investe in Italia e proteggere ciò che rende unico il nostro Made in Italy”, ha dichiarato Giorgio Maria Bergesio, vicepresidente Commissione Industria e Agricoltura Senato della Repubblica. 

     

     

    Per Mondelēz la sostenibilità è un pilastro fondamentale ed è il modo stesso di fare impresa, concentrando gli sforzi lì dove l’impatto è maggiore, nella convinzione che attenzione alle materie prime, qualità, e sostenibilità possano rafforzarsi a vicenda. In questa direzione, da oltre dieci anni, grazie al pioneristico programma europeo Harmony – co-ideato con agricoltori, Ong, esperti agro-ecologici e istituti tecnici – l’azienda promuove pratiche agricole fondate sulla riduzione di pesticidi e fertilizzanti, la tutela delle risorse idriche, la preservazione del suolo e la valorizzazione della biodiversità. Con Harmony Ambition 2030, Mondelēz introduce tecniche di agricoltura rigenerativa, con l’obiettivo che entro il 2030 il 100% del grano sia coltivato secondo i principi della Carta Rigenerativa Harmony. Secondo l’indagine ‘La Sostenibilità tra il Dire e il Fare’ condotta da NielsenIQ – ricerca che fotografa come le famiglie italiane si rapportano alla sostenibilità nei loro acquisti quotidiani – il 40% delle famiglie italiane fa oggi una spesa sostenibile. Un dato che conferma come la sostenibilità sia proprio un criterio di scelta reale, e che rafforza la direzione intrapresa da Oro Saiwa con la sua filiera 100% italiana. 

    “Essere oggi al Senato della Repubblica Italiana in occasione dei 70 anni di Oro Saiwa ci riempie di orgoglio, perché portiamo una testimonianza concreta di ciò che l’Italia sa fare quando mondo agricolo, industria e istituzioni lavorano nella stessa direzione. Oro Saiwa è la dimostrazione di come tradizione e innovazione, identità territoriale e visione globale possano rafforzarsi reciprocamente. Per noi la filiera non è solo una catena produttiva: è un bene comune, un patto tra chi coltiva, chi produce e chi sceglie ogni giorno cosa portare in tavola. Custodirla e farla crescere è una responsabilità che sentiamo profondamente”, ha dichiarato Silvia Bagliani, presidente e amministratore delegato di Mondelēz Italia S.r.l.. 

    Celebrare i 70 anni di Oro Saiwa significa celebrare una storia industriale che è parte integrante della cultura alimentare italiana: un modello che genera valore per il Paese, per i suoi territori e per le sue comunità. Al centro di tutto, le circa 900 persone che ogni giorno lavorano in Mondelēz Italia: sono loro il motore di ciò che l’azienda realizza e la ragione per cui investire nella loro crescita, nel loro benessere e nella loro capacità di innovare, resta la priorità su cui si fonda la competitività del Gruppo nel Paese. 

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    economia

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  • Malattie cardiovascolari, al Senato piano europeo per ridurre mortalità

    Malattie cardiovascolari, al Senato piano europeo per ridurre mortalità

    (Adnkronos) – Le malattie cardiovascolari continuano a rappresentare la principale causa di morte in Italia e in Europa, con un impatto crescente sulla salute pubblica, sulla qualità della vita dei cittadini e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari. Nel nostro Paese provocano 25 morti ogni ora, oltre 220mila ogni anno, e sono responsabili del 30,9% di tutti i decessi. A livello europeo coinvolgono oltre 62 milioni di persone nei 27 Stati membri, generando un costo economico stimato in più di 280 miliardi di euro l’anno tra spesa sanitaria, assistenza e perdita di produttività. Il dato più significativo resta tuttavia quello legato alla prevenzione: secondo l’Iss fino all’80% delle morti cardiovascolari potrebbe essere evitato attraverso diagnosi precoce, corretti stili di vita e percorsi di cura tempestivi ed efficaci. E’ partendo da questa emergenza che questa mattina, nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, sede del Senato, si è tenuto il convegno nazionale dedicato al ‘Safe hearts plan’, il Piano europeo per la salute cardiovascolare pubblicato dalla Commissione europea nel dicembre 2025. Il piano, promosso dall’Ue per affrontare in modo coordinato quella considerata la più grande emergenza sanitaria del continente, individua tre direttrici prioritarie di intervento – prevenzione, diagnosi precoce e screening, miglioramento delle cure – e definisce un obiettivo ambizioso, ma preciso: ridurre del 25% la mortalità cardiovascolare prematura entro il 2035.  

    Il convegno, organizzato con il supporto scientifico dell’Inrc – Istituto nazionale ricerche cardiovascolari, ha riunito rappresentanti del ministero della Salute, presidenti di federazioni sanitarie nazionali, cardiologi, medici di medicina generale e associazioni di pazienti, con l’obiettivo di tradurre gli obiettivi europei in una proposta operativa concreta per rafforzare il sistema sanitario italiano. “Portare il Safe hearts plan al Senato non è un atto simbolico: è il primo passo per trasformare un documento europeo in politica sanitaria nazionale – ha detto Francesco Fedele, direttore dell’Inrc – Sappiamo che la maggior parte di queste morti è prevenibile. Oggi disponiamo delle conoscenze scientifiche, degli strumenti clinici e di un quadro programmatico chiaro. La vera sfida è tradurre tutto questo in azioni strutturali e coordinate, capaci di incidere realmente sulla prevenzione e sulla mortalità cardiovascolare nel nostro Paese”. 

    Le conclusioni della giornata – si legge in una nota – confluiranno in un documento programmatico che verrà sottoposto alle competenti commissioni parlamentari e alle autorità sanitarie nazionali, con l’obiettivo di definire standard condivisi e percorsi diagnostico-terapeutici applicabili uniformemente su tutto il territorio nazionale, a partire dal Mezzogiorno dove il divario nella mortalità cardiovascolare rispetto al resto del Paese si è allargato anziché ridursi. 

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    cronaca

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  • Heysel, 41 anni fa la strage di tifosi della Juve: Fdi propone “giorno ricordo vittime”

    Heysel, 41 anni fa la strage di tifosi della Juve: Fdi propone “giorno ricordo vittime”

    (Adnkronos) – Istituire la ‘Giornata nazionale in memoria delle vittime della strage dello stadio Heysel di Bruxelles’. E’ quanto chiede, presentando alla Camera una proposta di legge, il deputato di Fratelli d’Italia, Fabrizio Comba, torinese e segretario regionale del partito in Piemonte. Che riporta all’attenzione del legislatore la strage dello stadio Heysel di Bruxelles, costata la vita a 39 tifosi, di cui 32 italiani, avvenuta poco prima dell’inizio della finale di Coppa dei Campioni del 29 maggio 1985 tra la Juventus e Liverpool. Comba ricorda con l’AdnKronos quanto avvenne quella notte di quasi 41 anni fa, anniversario che cade tra poco più di due settimane. “Avevo 19 anni ed ero all’Heysel, noi siamo una famiglia di juventini -sottolinea all’AdnKronos – . C’erano i miei genitori, un fraterno amico, oggi Prefetto, eravamo circa 30 persone, era una festa e quello doveva restare, al di là del risultato. Io facevo le trasferte con mio padre e oggi le faccio con mio figlio, che ancora non era nato quel giorno. A Bruxelles c’era una emozione grandissima, eravamo partiti in pullman da Torino, seguivamo sempre i bianconeri…”. 

    Poi il finimondo: “Ci siamo accorti di quanto succedeva dalla tribuna, il settore Z era sulla nostra destra, vedevamo il flusso, l’ondeggiare, tifosi inglesi e italiani divisi da nulla, con gli hooligans che premevano. Abbiamo visto tutto, il caos, la calca, a un certo punto hanno iniziato a portare la gente in campo, quelli che si erano salvati e i feriti”. “Non esistevano i cellullari, arrivavano notizie, ma non si capiva: feriti, forse morti, c’era una agitazione pazzesca, una confusione totale, bambini che piangevano, chi si era perso, ho visto transenne trasformate in barelle” il tutto “nella totale insufficienza e indifferenza da parte delle forze di polizia, con i gendarmi che giravano a cavallo senza saper cosa fare, non c’era coordinamento e fu davvero un errore scegliere quello stadio, così inadeguato”. La tragedia dell’Heysel segnò profondamente il paese e tutto il mondo del calcio. Fu quasi una nuova Superga per Torino, stavolta sponda bianconera. Anche la tifoseria dei granata, volle commemorare le vittime, esponendo sul colle di Superga, dove riposa il Grande Torino, uno striscione loro dedicato. 

    Da questo ricordo (“una tragedia indimenticabile”) nasce la richiesta del deputato torinese che nell’articolato chiede che “le amministrazioni pubbliche, anche in collaborazione o in coordinamento con la Federazione italiana giuoco calcio, gli enti pubblici e privati, le associazioni e le società sportive, i circoli culturali, le scuole di ogni ordine e grado e le università” promuovano “in tutto il territorio nazionale, specifiche iniziative volte alla diffusione della conoscenza della tragedia occorsa il 29 maggio 1985 nello stadio Heysel di Bruxelles, al fine di promuovere il valore e l’importanza dei princìpi dello sport, della non violenza e della convivenza civile”. Anche la Rai dovrà essere coinvolta per la giornata del ricordo, prevendendo “appositi spazi alla divulgazione e al ricordo delle vittime della strage dell’Heysel, in quanto patrimonio culturale, sportivo e sociale italiano”. 

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  • Cial, Italia tra i Paesi Ue più virtuosi nel riciclo imballaggi in alluminio, in 2025 tasso 69,5%

    Cial, Italia tra i Paesi Ue più virtuosi nel riciclo imballaggi in alluminio, in 2025 tasso 69,5%

    (Adnkronos) – Il riciclo degli imballaggi in alluminio in Italia si conferma su livelli stabilmente superiori agli obiettivi europei: nel 2025 il sistema nazionale non solo centra i target Ue al 2025 (50%), ma anticipa ancora una volta anche quelli al 2030 (60%), grazie a una filiera consolidata e capace di gestire volumi in crescita. Lo attestano i dati presentati durante l’assemblea pubblica annuale di Cial–Consorzio nazionale imballaggi alluminio, che hanno confermato il consolidamento di un sistema industriale maturo, capace di gestire quantità crescenti di materiale garantendo standard ambientali di eccellenza. 

    Nel 2025, il tasso di riciclo degli imballaggi in alluminio si è attestato al 69,5%, prossimo alla media del 70% degli ultimi anni, con un recupero complessivo pari al 72,9%. Il lieve calo di due punti percentuali rispetto al dato 2024 rettificato (71,4%) non riflette un peggioramento delle performance, ma è diretta conseguenza dell’aumento del 7% delle quantità di imballaggi immesse sul mercato, a sua volta frutto di una migliore congiuntura economica e dell’applicazione di nuovi correttivi nel calcolo dell’immesso, inclusa la quota di alluminio presente negli imballaggi compositi.  

    Le 65mila tonnellate di imballaggi riciclati rappresentano il livello più alto degli ultimi anni, con un incremento del 4,2% rispetto al 2024. Dati che confermano come la filiera sia in grado di assorbire in maniera soddisfacente quantità crescenti di immesso attraverso un sistema di raccolta, selezione e trattamento ormai consolidato su tutto il territorio nazionale. Considerando inoltre la gestione del rifiuto da compositi e i correttivi metodologici introdotti dalle nuove norme europee, il tasso di riciclo del packaging in alluminio nel suo complesso ammonterebbe al 72%. 

    Anche sul fronte delle lattine per bevande, l’Italia si conferma tra i Paesi più efficienti d’Europa. Il tasso di riciclo per questa specifica tipologia di imballaggio raggiunge nel 2025 il 92,8%, in aumento di 5,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Un risultato straordinario, frutto della procedura dedicata di determinazione del tasso di riciclo delle lattine avviata da Cial nel 2021 e condivisa con Conai. Si tratta di performance che dimostrano l’efficienza e l’efficacia del sistema nazionale di gestione dei rifiuti, basato sulla raccolta differenziata e il riciclo, in grado di conseguire risultati pari -e in alcuni casi superiori- a quelli dei Paesi europei che da diversi anni hanno adottato il sistema con deposito cauzionale. In Europa, il tasso medio di riciclo delle lattine per bevande dei sistemi basati sul deposito è attualmente intorno al 92%, mentre il tasso medio complessivo, includendo sia il sistema con deposito sia quelli con raccolta differenziata, è pari al 75%. 

    Il riciclo degli imballaggi in alluminio rappresenta uno dei contributi più significativi alla transizione ecologica. Nel 2025, grazie all’avvio a riciclo di 65mila tonnellate di imballaggi, si è evitata l’emissione di circa 460 mila tonnellate di Co₂ equivalenti e si è ottenuto un risparmio energetico pari a 205 mila tonnellate equivalenti di petrolio. Valori superiori all’anno precedente, grazie alle maggiori quantità riciclate. Un risultato reso possibile dalla straordinaria efficienza dell’alluminio: il metallo riciclato richiede infatti solo il 5% dell’energia necessaria per produrre alluminio primario. Un vantaggio ambientale che trasforma ogni imballaggio usato in una vera e propria riserva di energia riutilizzabile, confermando il riciclo dell’alluminio come investimento concreto nella riduzione delle emissioni climalteranti, nel risparmio di risorse naturali e nell’efficienza energetica. 

    Il sistema consortile continua a rafforzare la propria presenza capillare sul territorio nazionale, con 429 convenzioni attive e una copertura che raggiunge oggi il 79% della popolazione italiana e il 71% dei comuni. Crescono gli abitanti serviti soprattutto al Nord, con circa 600mila abitanti in più rispetto al 2024, confermando la solidità delle collaborazioni con i gestori locali e la capacità di operare efficacemente anche nei piccoli centri. Questo presidio territoriale capillare è un elemento chiave che consente al sistema Cial di raccogliere, selezionare e riciclare grandi volumi di alluminio, generando benefici ambientali significativi e misurabili per tutta la collettività. 

    “I dati 2025 confermano ulteriormente la solidità e la maturità del modello italiano di gestione degli imballaggi in alluminio, tra i più virtuosi ed efficienti in Europa. Con 65mila tonnellate riciclate, un tasso del 92,8% per le lattine e oltre 460 mila tonnellate di Co₂ evitate, la filiera dimostra concretamente come sia possibile coniugare sostenibilità ambientale, efficacia economica e responsabilità condivisa. Un sistema che anticipa già gli obiettivi europei al 2030 e che guarda con fiducia all’applicazione del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi, pronto a confermarsi punto di riferimento per il riciclo di qualità in Europa”, sottolinea Carmine Bruno Rea, presidente di Cial. 

    Il 22 gennaio 2025 è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale dell’Ue il Regolamento (Ue) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (Ppwr), in vigore dall’11 febbraio 2025 e applicabile a decorrere dal 12 agosto 2026. Il nuovo quadro normativo introdurrà rilevanti cambiamenti nel settore degli imballaggi, dalla progettazione fino ai sistemi di riciclo. Cial è attivamente impegnata nei tavoli di lavoro nazionali e internazionali per garantire una transizione fluida e valorizzare i risultati già conseguiti dal sistema italiano. Tra i temi di maggiore rilievo figura l’introduzione di un’etichettatura ambientale armonizzata, che entro il 12 agosto 2028 dovrà essere presente su tutti gli imballaggi per informare i consumatori sulla corretta destinazione di conferimento. Cial sta già lavorando in sinergia con le istituzioni europee per anticipare i nuovi standard. 

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    economia

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  • Giuliano Tartufi, tartufo italiano tra tradizione e nuove sfide

    Giuliano Tartufi, tartufo italiano tra tradizione e nuove sfide

    (Adnkronos) – C’è un momento, nelle parole di Giuliano Martinelli, il fondatore di Giuliano Tartufi, in cui il tartufo smette di essere soltanto un ingrediente d’eccellenza e torna ad essere quello che è sempre stato: un pezzo di terra italiana, di cultura contadina e di tradizione tramandata nei boschi. A Tuttofood 2026, la grande manifestazione dedicata al food in corso a Fiera Milano-Rho, Martinelli porta un’azienda diventata negli anni una delle realtà italiane più conosciute nel settore, ma soprattutto una storia che parte molto lontano dalle logiche del marketing internazionale. Parte dai boschi di Pietralunga, in Umbria, dove oltre quarantacinque anni fa iniziava a cercare tartufi con il suo cane. 

    “All’epoca il tartufo era ancora sottovalutato”, racconta Martinelli. “Io però avevo capito quanto fosse straordinario il suo sapore e quanto potenziale avesse”. Una visione che negli anni si è rivelata corretta: oggi il tartufo italiano è diventato protagonista dell’alta cucina mondiale, ingrediente ricercato e simbolo del Made in Italy gastronomico. Ma dietro la crescita del mercato, Martinelli rivendica soprattutto il valore culturale e territoriale del prodotto. “Ancora oggi continuo ad andare nei boschi”, spiega. “Perché quella è la vera tradizione delle nostre terre. In certe zone non cresce quasi nulla, ma il tartufo è il tesoro che la terra ci restituisce”. 

    Un legame con il territorio che, secondo il fondatore di Giuliano Tartufi, rischia però di perdersi se il tartufo viene raccontato solo come prodotto di lusso. Per questo insiste molto sul tema della cultura del prodotto, della trasparenza e della conoscenza della filiera. “Quando si ordina un piatto al tartufo bisognerebbe sapere quale tartufo viene utilizzato, in che quantità e da dove arriva”, sottolinea. Oggi il settore vive infatti una fase di trasformazione importante. Se un tempo il mercato era quasi interamente legato alla raccolta locale, oggi le aziende lavorano su scala internazionale e selezionano prodotto anche da altre aree del mondo. “Siamo diventati selezionatori globali”, spiega Martinelli. “Ma il tartufo bianco perfetto continua a nascere in Italia”. 

     

    A Milano l’azienda umbra ha presentato anche il nuovo percorso di rebranding sviluppato con Robilant: un aggiornamento dell’identità visiva pensato per rafforzare la presenza internazionale del marchio senza perdere il legame con le origini. Un passaggio che lo stesso Martinelli ammette di aver affrontato con prudenza. “Ero molto legato alla vecchia immagine, perché raccontava la mia storia”, dice. “Poi ho capito che era arrivato il momento di evolvere”. 

    Il tema del rapporto tra tradizione e innovazione attraversa oggi tutto il comparto del tartufo italiano. Da una parte la necessità di parlare ai mercati internazionali e ai nuovi consumatori; dall’altra la volontà di preservare un patrimonio fatto di conoscenze, territorio e lavoro spesso invisibile. 

    Un concetto condiviso anche dallo chef Carlo Cracco, presente accanto all’azienda alla serata di presentazione. “La cultura del tartufo è fondamentale”, spiega. “Dietro questo prodotto ci sono territori, persone e competenze che devono essere raccontate”. La vera sfida del tartufo italiano sarà quella di continuare a crescere nel mondo senza perdere il contatto con il territorio da cui tutto è partito. 

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  • Carlo Cracco: “Cultura tartufo è valore eccellenza gastronomica”

    Carlo Cracco: “Cultura tartufo è valore eccellenza gastronomica”

    (Adnkronos) – “Quando si lavorano le materie prime si impara a conoscerle, valorizzarle e rispettare chi le porta sulle nostre tavole”. Carlo Cracco racconta così il valore della collaborazione con realtà specializzate come Giuliano Tartufi, protagonista nella serata di presentazione del nuovo logo dell’azienda di Pietralunga. Per lo chef, il tartufo rappresenta non soltanto un ingrediente d’eccellenza ma anche un patrimonio culturale e territoriale da raccontare e preservare. “La valorizzazione del tartufo passa attraverso la cultura del tartufo: bisogna far conoscere il territorio, le persone e tutto ciò che c’è dietro questo prodotto”, afferma. 

    Cracco evidenzia inoltre quanto sia fondamentale poter contare su una filiera affidabile e su fornitori capaci di garantire qualità costante, sostenibilità e continuità nel tempo. “Il rapporto con il fornitore è essenziale: si costruisce sulla fiducia, sul rispetto reciproco e sulla possibilità di crescere insieme”, spiega. 

    Secondo lo chef, il futuro del tartufo passa proprio dalla capacità di fare cultura attorno al prodotto, valorizzando il lavoro di chi ogni giorno opera nei territori di raccolta e nella selezione della materia prima. 

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  • Giuliano Martinelli: “Ho creduto nel tartufo quando ancora poco valorizzato”

    Giuliano Martinelli: “Ho creduto nel tartufo quando ancora poco valorizzato”

    (Adnkronos) – “Ho visto nel tartufo un potenziale enorme quando ancora era un prodotto poco valorizzato”. Così Giuliano Martinelli, fondatore di Giuliano Tartufi, racconta la nascita dell’azienda protagonista a Tuttofood 2026. Partito nei primi anni ’80 come giovane tartufaio nei boschi di Pietralunga, Martinelli ha trasformato una passione personale in una realtà internazionale specializzata nella produzione e commercializzazione di specialità a base di tartufo. 

    “La soddisfazione più grande non è che il tartufo sia arrivato ovunque, ma che oggi tutti possano apprezzarne sapore e aroma”, spiega l’imprenditore umbro. Per Martinelli il tartufo resta soprattutto simbolo di tradizione e identità territoriale. “Ancora oggi continuo ad andare nei boschi con i miei cani. Questa è la vera tradizione delle nostre terre”, sottolinea. 

    Fondamentale anche il lavoro sulla filiera e sulla selezione delle materie prime. “Oggi siamo diventati selezionatori internazionali: andiamo a cercare il prodotto perfetto ovunque si trovi. Ma il miglior tartufo bianco nasce ancora in Italia”, conclude. 

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