Tag: ultimora

  • Blue economy, Assiterminal celebra primi 25 anni

    Blue economy, Assiterminal celebra primi 25 anni

    (Adnkronos) – Assiterminal celebra i suoi primi 25 anni con tre priorità: certezza del diritto, governance coordinata e rappresentanza unitaria della portualità italiana. Si è svolta oggi presso la Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano della Camera di Commercio di Roma l’Assemblea pubblica di Assiterminal celebrativa dei 25 anni dell’Associazione. Un appuntamento che ha riunito istituzioni, operatori, stakeholder e rappresentanti del mondo portuale e logistico per una riflessione sul ruolo strategico della portualità italiana nello sviluppo economico, industriale ed energetico del Paese. Sono intervenuti in rappresentanza del Governo il Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, il Vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi e il Consigliere economico del Presidente del Consiglio Renato Loiero. Nel corso dei lavori sono stati inoltre trasmessi il videomessaggio del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e i messaggi del Ministro della Difesa Guido Crosetto e del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che il Presidente Tomaso Cognolato e il Direttore Generale Alessandro Ferrari avevano incontrato nei giorni scorsi presso il Mimit per un confronto istituzionale dedicato alle prospettive del settore. 

    Al centro della giornata il tema della centralità dei porti, richiamato anche dal titolo scelto per l’Assemblea – “La ricerca è assurda se non implica l’esistenza di un porto” di Don Luigi Giussani – come simbolo della necessità di individuare nei porti un approdo strategico per il futuro del sistema Paese. Nel suo intervento il Presidente di Assiterminal Tomaso Cognolato, riconfermato ieri all’unanimità alla guida dell’Associazione dall’Assemblea elettiva, ha tracciato una visione del futuro della portualità italiana fondata su tre priorità, “tre desideri”, per il settore: certezza del diritto, governance coordinata e rappresentanza associativa unitaria della portualità italiana. 

    “Nel corso di questi 25 anni la portualità italiana è profondamente cambiata: oggi i porti non sono più soltanto luoghi di transito, ma piattaforme strategiche in cui si intrecciano logistica, industria, energia, turismo, innovazione e sviluppo dei territori. Come Assiterminal vogliamo continuare a rappresentare questo cambiamento con un approccio aperto, inclusivo e concreto”, ha dichiarato Cognolato. 

     

    “Il primo desiderio è la certezza del diritto, indispensabile per consentire alle imprese di investire e pianificare in modo stabile e competitivo; il secondo è una governance più coordinata, capace di semplificare processi, integrare competenze e accompagnare la transizione energetica e digitale dei porti; il terzo è costruire una rappresentanza associativa sempre più unita del settore portuale, perché le sfide globali richiedono visione sistemica e capacità di fare squadra”, ha aggiunto il Presidente di Assiterminal. “I terminal portuali sono un asset strategico per il Paese e vogliamo continuare a lavorare insieme alle Istituzioni, alle Autorità portuali, ai territori e alle parti sociali per rafforzare competitività, occupazione e sviluppo sostenibile della portualità italiana” – ha concluso Cognolato. 

    Nel corso dei lavori, moderati da Roberta Busatto, sono stati affrontati i principali temi che interessano il futuro del comparto: dagli scenari geopolitici alla transizione energetica e digitale nei porti, dalle prospettive della governance portuale fino all’evoluzione del lavoro e delle competenze nel settore. Prima dell’intervento del Presidente Cognolato sono intervenuti la Sen. Simona Petrucci, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare per l’Economia del Mare, l’Amm. Isp. Capo (Cp) Sergio Liardo, Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, Mario Zanetti, Delegato per l’Economia del Mare di Confindustria e Alessandro Panaro, Head of Maritime & Energy di SRM, che ha illustrato il quadro geopolitico internazionale e i relativi impatti sui traffici marittimi, sulle rotte commerciali e sulla competitività del sistema logistico-portuale italiano. 

    Tra i momenti centrali dell’Assemblea il confronto “Porti, scenari e governance”, che ha visto dialogare il Presidente della IX Commissione Trasporti della Camera dei Deputati On. Salvatore Deidda e il Vice Presidente della VIII Commissione del Senato Sen. Lorenzo Basso sui temi della governance portuale, della competitività infrastrutturale e della riforma del sistema portuale italiano. Nel panel “Transizione energetica e digitale nei porti: quali opportunità e sviluppi”, realizzato in collaborazione con Rina, istituzioni, operatori e stakeholder si sono confrontati sulle prospettive della transizione energetica della portualità, sullo sviluppo dei Port Energy System, sulla produzione energetica in autoconsumo, sull’interoperabilità dei dati e sul ruolo delle nuove tecnologie nella trasformazione dei porti italiani. Particolarmente significativo anche il panel “La ricerca è assurda se non implica l’esistenza di un porto”, realizzato in collaborazione con Cultura Italiae, che ha proposto una riflessione sul porto come luogo di approdo, connessione e costruzione di relazioni, attraverso un dialogo trasversale tra cultura, scienza, sport e società civile. Particolarmente emozionante il momento celebrativo che ha visto la partecipazione dei soci fondatori Ignazio Messina, Luigi Negri (anche past president) e dei Past president Marco Conforti anche a nome di Cirillo Orlandi, Luca Becce (in video) anche a nome della famiglia Giannini, in ricordo di Alessandro Giannini e del Direttore Alessandro Ferrari. 

    —

    economia

    webinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Blue economy, Rixi: “Italia deve investire di più sul mare e avere regoli comuni”

    Blue economy, Rixi: “Italia deve investire di più sul mare e avere regoli comuni”

    (Adnkronos) – “L’Italia deve investire molto di più sul mare e sull’economia marittima, che oggi rappresenta uno dei settori con le maggiori possibilità di crescita”. Lo ha dichiarato il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Edoardo Rixi a margine dell’Assemblea pubblica di Assiterminal a Roma, intervenendo sul futuro del sistema portuale italiano e sulla riforma della governance marittima. Secondo Rixi, “anche se non navighiamo in mari tranquilli e con venti favorevoli”, il settore marittimo rappresenta una delle principali opportunità strategiche per il Paese. “O l’Italia fa sistema, con un comparto marittimo che lavora come una squadra e condivide buone pratiche, oppure rischiamo di non sfruttare appieno le nostre potenzialità”, ha spiegato. 

    Il viceministro ha sottolineato come il commercio internazionale italiano sia ancora fortemente concentrato all’interno del continente europeo. “Quasi il 70% del nostro commercio resta in Europa e non oltremare. È invece importante rafforzare le strategie marittime e proiettare all’estero le nostre capacità, anche acquisendo porti in altri Paesi”. Rixi ha indicato tra le aree strategiche per lo sviluppo internazionale dell’Italia “Sud America, Indo-Pacifico e Africa”, definite “economie emergenti con grandi potenzialità per le imprese italiane”. 

    Sul tema della governance portuale, il viceministro ha spiegato che “serve una struttura capace di coordinare alcune attività sopra le singole Autorità portuali, per garantire regole certe e comuni in tutti gli scali italiani”. L’obiettivo, ha aggiunto, è fare in modo che “le buone pratiche non restino legate alla singola Autorità portuale o alla capacità del singolo presidente, ma possano diventare patrimonio comune dell’intero sistema”. “Il Parlamento e il Paese dovranno decidere, io non ho posizioni preconcette”, ha precisato Rixi, sottolineando però “la difficoltà storica dell’Italia nel superare rendite di posizione e visioni di piccolo cabotaggio”. “Io credo che il nostro Paese debba diventare la prima economia marittima del continente, superando anche gli olandesi. Per farlo è necessario che pubblico e privato lavorino insieme”. 

    —

    economia

    webinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Blue economy, Deidda: “La riforma va condivisa, basta divisioni sul sistema marittimo”

    Blue economy, Deidda: “La riforma va condivisa, basta divisioni sul sistema marittimo”

    (Adnkronos) – “Una riforma così importante merita un lavoro condiviso e non divisioni tra maggioranza e opposizione”. Lo ha dichiarato Salvatore Deidda a margine dell’Assemblea pubblica di Assiterminal a Roma, intervenendo sul percorso di riforma del sistema portuale italiano. “Il settore si aspetta un lavoro dignitoso da parte della politica, non bandierine”, ha spiegato Deidda, sottolineando la volontà di lavorare affinché “anche l’opposizione sia soddisfatta del lavoro che porteremo avanti in commissione”. 

    Secondo il presidente della Commissione Trasporti della Camera, il recente decreto sulla valorizzazione della risorsa mare rappresenta “un tassello” di un percorso più ampio che riguarda blue economy e logistica. “La politica deve ascoltare le imprese e non imporre dall’alto i propri desiderata. Sono le aziende che devono dirci quali condizioni servono per lavorare al meglio”, ha aggiunto. 

    Tra gli obiettivi principali della riforma, Deidda ha indicato la costruzione di “un interesse nazionale sulla portualità”, superando la frammentazione tra singole Autorità portuali. “Finora ogni porto guardava giustamente al proprio territorio, ma mancava uno spirito nazionale. Oggi dobbiamo costruire un vero sistema Italia della portualità”. Il parlamentare ha poi richiamato il tema della certezza del diritto e della tutela del lavoro portuale. “Serve chiarezza nella governance, nelle competenze e nei rapporti tra autorità e operatori, ma anche maggiori certezze per i lavoratori del settore”. Deidda ha inoltre ribadito l’importanza del dialogo tra istituzioni e associazioni di categoria: “Tutti i provvedimenti che abbiamo costruito, dalla risorsa mare alle infrastrutture, sono nati ascoltando le esigenze delle aziende e degli operatori”. Infine, una critica all’Ets europeo applicato al settore marittimo: “È uno di quei provvedimenti che piacevano al legislatore europeo ma che hanno portato soltanto danni al mondo marittimo”. 

    —

    economia

    webinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Rebuild 2026, Bonatta (Itas assicurazioni): “Housing e decarbonizzazione richiedono visione Esg integrata”

    Rebuild 2026, Bonatta (Itas assicurazioni): “Housing e decarbonizzazione richiedono visione Esg integrata”

    (Adnkronos) – “Il panel a cui abbiamo partecipato è quello relativo all’aspetto della decarbonizzazione collegata non solo alla E di Environment, ma bensì anche alla S di Social e alla G di Governance, che per noi sono aspetti molto importanti per ottenere una sostenibilità davvero completa. Trascurare l’aspetto sociale o di governance, infatti, non ci permette di raggiungere quegli obiettivi mutualistici che ci siamo dati nella gestione del patrimonio immobiliare del Gruppo. Di conseguenza, solo un’armonia tra le componenti ambientali, sociali e di governance, che tentiamo di attuare nel nostro operato quotidiano permette una sostenibilità che sia davvero degna di questo nome”. Così Alessandro Bonatta, direttore real estate and sustainability – Itas assicurazioni, intervenendo alla dodicesima edizione Rebuild, l’evento dedicato all’innovazione sostenibile del mondo delle costruzioni, in svolgimento dal 12 al 13 maggio al Centro congressi di Riva del Garda (Tn): due giorni, 22 conferenze, 80 speaker, 3 workshop per affrontare le sfide del settore più urgenti dei prossimi anni. 

    “Rebuild è una manifestazione a cui partecipiamo da più edizioni ed è molto importante per Itas assicurazioni, soprattutto perché offre l’opportunità di ragionare con una platea di interlocutori che ci permettono di fare valutazioni e considerazioni sul futuro dell’housing, nel caso specifico di quest’anno, e sulle migliori tecnologie e pratiche in uso. Il confronto e il dialogo generano per noi sempre delle opportunità di crescita, di valutazione del nostro operato e delle possibilità di miglioramento del patrimonio che ci troviamo a gestire per i nostri soci assicurati”, conclude. 

    —

    economia

    webinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Gli Omega-3 fanno bene alla salute? Medico-nutrizionista: “Sì ma dipende dal contesto biologico”

    Gli Omega-3 fanno bene alla salute? Medico-nutrizionista: “Sì ma dipende dal contesto biologico”

    (Adnkronos) – Omega-3 sì, ma senza eccessi e soprattutto con le giuste fonti. Sempre più studi confermano i benefici di questi grassi essenziali per cuore, cervello e infiammazione, ma gli esperti avvertono: non tutti gli integratori sono davvero utili e, in alcuni casi, possono persino risultare controproducenti. 

    Come spiega all’Adnkronos Salute l’immunologo Mauro Minelli, docente di Nutrizione clinica all’università Lum Giuseppe Degennaro, l’interesse crescente per gli acidi grassi Omega-3 “non rappresenta una semplice tendenza nutrizionale, ma riflette l’evoluzione di una ricerca scientifica orientata alla comprensione profonda della biochimica umana. Questi composti, in particolare l’acido eicosapentaenoico (Epa) e il docosaesaenoico (Dha), sono pilastri della nostra salute definiti ‘essenziali’ poiché il corpo non è in grado di produrli autonomamente in quantità sufficienti. La loro azione coinvolge direttamente le membrane cellulari, favorendo la comunicazione tra le cellule e contribuendo alla regolazione dei processi infiammatori.  

    Secondo l’immunologo Mauro Minelli, gli Omega-3 svolgono un ruolo importante nella riduzione dei trigliceridi, nel controllo della pressione arteriosa e nel supporto dello sviluppo neuro-cognitivo. Tuttavia, i benefici reali dipendono infatti dalle condizioni metaboliche del singolo individuo e dalla qualità delle fonti utilizzate. 

    “Il concetto che gli Omega-3 facciano ‘sempre bene’ merita un’analisi più rigorosa e meno semplicistica. Se da un lato è accertata la loro capacità di ridurre i trigliceridi, modulare la pressione arteriosa e sostenere lo sviluppo neuro-cognitivo, dall’altro l’efficacia di una loro integrazione dipende strettamente dal contesto biologico del singolo individuo. Recenti evidenze suggeriscono, infatti, che in soggetti già in equilibrio metabolico l’aggiunta di supplementi non porti benefici incrementali significativi. Inoltre, la qualità della fonte è determinante: gli Omega-3 sono molecole estremamente instabili e sensibili all’ossidazione. L’assunzione di oli mal conservati può risultare paradossalmente dannosa, innescando processi di stress ossidativo anziché contrastarli”.  

     

    Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il delicato equilibrio tra Omega-3 e Omega-6. “Entrambe le famiglie di grassi polinsaturi sono necessarie, ma competono negli stessi processi metabolici. Mentre gli Omega-3 promuovono la risoluzione dell’infiammazione, un eccesso di Omega-6 tende a favorire uno stato pro-infiammatorio. Nelle diete occidentali contemporanee questo equilibrio è spesso gravemente compromesso – sottolinea Minelli – con una presenza di Omega-6 sproporzionata rispetto a quella dei loro antagonisti benefici. Non basta dunque incrementare l’apporto di Omega-3; la vera sfida clinica consiste nel ridurre contestualmente le fonti eccessive di Omega-6 per permettere al metabolismo di funzionare correttamente”. 

    Dal punto di vista alimentare, le migliori fonti di Omega-3 restano i pesci azzurri di piccola taglia, come alici, sarde e sgombri, particolarmente ricchi di Epa e Dha e con un minor rischio di accumulo di metalli pesanti. Esistono anche fonti vegetali come semi di lino, semi di chia e noci, che apportano Ala, un precursore degli Omega-3 che però il nostro organismo converte con efficienza limitata. “In definitiva, la via verso il benessere non passa attraverso l’assunzione indiscriminata di integratori, ma si costruisce ristabilendo un’armonia biochimica complessiva, preferendo alimenti freschi e integrali inseriti in un percorso nutrizionale personalizzato che rispetti le reali necessità dell’organismo”, conclude Minelli.  

    —

    cronaca

    webinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Blue economy, Cognolato (Assiterminal): “Servono regole certe e una voce unica del terminalismo”

    Blue economy, Cognolato (Assiterminal): “Servono regole certe e una voce unica del terminalismo”

    (Adnkronos) – “Servono regole certe, semplificazione normativa e una rappresentanza unica del terminalismo italiano”. Lo ha dichiarato il presidente di Assiterminal, Tomaso Cognolato, a margine dell’Assemblea pubblica di Assiterminal, organizzata a Roma per i 25 anni dell’associazione, dedicata ai temi della portualità, della logistica e delle trasformazioni geopolitiche ed energetiche del settore. Sulla riconferma come presidente per un nuovo mandato: “Più che soddisfatto, direi felice. La riconferma significa che il lavoro svolto nel precedente mandato è stato apprezzato e che gli obiettivi individuati continueranno nel segno della continuità”, ha spiegato Cognolato. 

    Il presidente di Assiterminal ha quindi indicato “tre desideri” per il futuro della portualità italiana. “Il primo è la certezza del diritto: servono regole chiare, uguali per tutti e non interpretabili, per dare agli operatori un quadro stabile su cui investire”. Il secondo punto riguarda “la semplificazione e l’omogeneizzazione delle norme che regolano il settore portuale italiano, oggi estremamente complesso e spesso privo della stabilità necessaria per programmare”. 

    Infine, Cognolato ha sottolineato la necessità di “una rappresentanza associativa unica del terminalismo italiano”, spiegando che “la portualità si muove ormai in un contesto di concorrenza internazionale e non più soltanto nazionale”. Secondo il presidente di Assiterminal, il settore ha dimostrato capacità di adattamento negli ultimi anni: “Abbiamo affrontato una pandemia imprevedibile e successivamente un quadro geopolitico sempre più instabile. Nonostante questo, grazie alla capacità imprenditoriale italiana, continuiamo a garantire un sistema infrastrutturale essenziale per il Paese”. 

    —

    economia

    webinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Rino Barillari, l’aggressione di Depardieu e il processo: “Ho ritirato la querela”

    Rino Barillari, l’aggressione di Depardieu e il processo: “Ho ritirato la querela”

    (Adnkronos) –
    “È un grande attore che amo e amerò sempre”. Si chiude così il caso tra Rino Barillari, il ‘King’ dei paparazzi, e l’attore francese Gerard Depardieu, accusato di averlo aggredito a Roma il 21 maggio del 2024.  

    Il paparazzo ospite oggi nel salotto de ‘La volta buona’, su Rai1, ha spiegato di aver ritirato la querela: “Abbiamo trovato un accordo. Perché i paparazzi hanno anche un cuore e sanno perdonare”, ha detto.  

    Barillari ospite in passato, sempre nel programma di Caterina Balivo, aveva raccontato l’accaduto: “Era in compagnia di una donna a Roma, in Via Veneto. Arrivo, faccio le foto: lui che tira il ghiaccio. Aspetto che si alzino, arriva lei come una tigre che voleva la macchina fotografica. Arriva lui, tre cazzotti e finisco in ospedale”, aveva raccontato.  

    E non era finita così… “Mi guarda e mi dice ‘Italian m…’”, aveva aggiunto Barillari senza completare la frase. Il paparazzo lo aveva denunciato e pubblicamente aveva fatto una specifica richiesta: “Deve chiedere scusa a tutti gli italiani, perchè ai francesi abbiamo dato il cuore”. 

    Le scuse, a quanto pare, sono arrivate: “La cosa più importante è che lui sia tornato in Italia, nello stesso locale della discordia e ha chiesto scusa perché ha capito di aver sbagliato”, ha concluso. 

     

    —

    spettacoli

    webinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Fiere, idrogeno e cybersicurezza: dal 9 all’11 giugno tornano a Piacenza Hydrogen Expo e Cybsec-Expo

    Fiere, idrogeno e cybersicurezza: dal 9 all’11 giugno tornano a Piacenza Hydrogen Expo e Cybsec-Expo

    (Adnkronos) – Hydrogen-expo e Cybsec-expo tornano a Piacenza Expo dal 9 all’11 giugno 2026. Organizzate da Mediapoint & exhibitions di Fabio Potestà, le due manifestazioni giungono rispettivamente alla quinta e alla terza edizione, consolidando il proprio ruolo di appuntamenti di riferimento per le filiere dell’idrogeno e della cybersecurity a livello nazionale e internazionale. Un percorso di crescita che si inserisce in un momento di straordinaria accelerazione per entrambi i settori, con la transizione energetica e la sicurezza digitale sempre più al centro dell’agenda industriale e istituzionale del Paese. 

    Sul fronte idrogeno, il decreto legislativo approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 27 marzo 2026 recepisce la direttiva europea sui mercati dell’idrogeno e del gas, introducendo una cornice organica per regolazione, trasporto e stoccaggio. Parallelamente, le Hydrogen Valleys finanziate dal Pnrr stanno entrando nella fase operativa, mentre resta aperta la sfida della diffusione dell’idrogeno rinnovabile, oggi ancora marginale rispetto a una produzione prevalentemente fossile. Sul fronte cybersecurity, il Rapporto Clusit 2026 indica che il 2025 è stato l’anno peggiore mai registrato in Italia per numero di incidenti informatici gravi: 507 attacchi critici, in crescita del 42% rispetto all’anno precedente. Un quadro che conferma come automazione e intelligenza artificiale stiano rendendo le minacce sempre più rapide e sofisticate, imponendo investimenti strutturali in resilienza digitale e protezione delle infrastrutture critiche. 

    Hydrogen-expo si è affermata come la principale manifestazione italiana e tra le più rilevanti in Europa dedicata alla filiera dell’idrogeno. La quinta edizione si svolge in un contesto ormai evoluto: i primi impianti sono operativi, le infrastrutture di distribuzione crescono e la domanda industriale si sta consolidando. L’idrogeno è quindi passato dalla fase di promessa a quella di filiera in costruzione. A Piacenza Expo saranno presenti espositori nazionali e internazionali lungo tutta la catena del valore — produzione, stoccaggio, distribuzione e applicazioni industriali (inclusa mobilità pesante e usi domestici). Completano l’evento convegni e workshop realizzati con H2IT, associazione di riferimento del settore. Cybsec-Expo è giunta alla terza edizione in un contesto di crescente complessità della sicurezza digitale, con attacchi sempre più frequenti e sofisticati contro infrastrutture critiche come energia, acqua, trasporti e pubbliche amministrazioni.  

     

    Il quadro normativo europeo, in particolare la Direttiva NIS2, ha introdotto nuovi obblighi e responsabilità per gli operatori, mentre resta un forte gap nelle Pmi: solo una minoranza adotta infatti un approccio strutturato alla cybersecurity. L’evento nasce proprio per colmare questo divario, creando una piattaforma di confronto tra imprese, Pa, mondo accademico e forze dell’ordine. A Piacenza Expo si discuterà di temi chiave come protezione delle infrastrutture OT/IT, governance della sicurezza nelle filiere industriali, competenze digitali e impatti della NIS2. 

    Entrambe le manifestazioni saranno affiancate da un fitto programma di convegni qualificati, conferenze, tavoli tecnici e sessioni tematiche, pensati come spazi reali di confronto, scambio e networking tra i protagonisti delle rispettive filiere. La formula che ha contraddistinto le edizioni precedenti – contenuti ad alto profilo, relatori istituzionali e industriali, dibattito aperto tra tutti gli attori della catena del valore – si conferma anche per il 2026, con l’obiettivo di offrire non solo visibilità espositiva, ma valore concreto per chi opera nei due settori. Il programma congressuale di entrambe le manifestazioni riflette la maturità raggiunta dai rispettivi settori. È la direzione che confermano i protagonisti della filiera. 

    “Quando abbiamo lanciato Hydrogen-Expo, l’idrogeno era ancora un tema di nicchia per addetti ai lavori. Oggi è al centro delle politiche energetiche europee e di piani industriali concreti. Lo stesso vale per la cybersecurity: con la NIS2, la protezione delle infrastrutture critiche è diventata un obbligo di sistema, non una scelta facoltativa. Queste due evoluzioni parallele ci hanno convinto che Hydrogen-Expo e Cybsec-Expo non siano due fiere affiancate per convenienza organizzativa, ma due risposte complementari alla stessa domanda: come costruire un sistema-Paese sovrano, resiliente e competitivo. Piacenza, dal 9 all’11 giugno, sarà il luogo dove questa domanda trova risposte concrete”. Ha commentato Fabio Potestà, direttore di Mediapoint & Exhibitions. 

     

    Sul fronte dell’idrogeno, il salto di qualità tra questa edizione e le precedenti è tangibile: si passa dal dibattito sui modelli al confronto sui progetti operativi, dalle ipotesi agli investimenti. “Hydrogen Expo rappresenta un momento di confronto strategico per l’intero ecosistema dell’idrogeno, in una fase in cui il settore sta evolvendo rapidamente da ambito di sperimentazione a componente sempre più concreta delle politiche industriali ed energetiche europee. Negli ultimi anni sono stati avviati numerosi progetti dimostrativi, anche grazie al supporto del PNRR, che hanno permesso di gettare le basi per uno sviluppo più strutturato. Oggi la sfida è fare un passo ulteriore: accompagnare la crescita della filiera verso un mercato pienamente operativo, capace di generare investimenti, scala industriale e competitività. In questo percorso diventa essenziale un dialogo continuo tra istituzioni, imprese e attori tecnologici, insieme a un quadro regolatorio chiaro e coerente a livello europeo. In questo senso, Hydrogen Expo è un’occasione preziosa per allineare visioni e accelerare lo sviluppo del settore in Italia e in Europa”. Ha specificato Alberto Dossi, Presidente di H2IT – Associazione Italiana Idrogeno e Celle a Combustibile. A dare la cornice scientifica e istituzionale a entrambe le manifestazioni è Enea, che sarà presente con i propri esperti tanto sul versante energetico quanto su quello digitale — a conferma che la transizione non può essere affrontata per compartimenti stagni, ma richiede un approccio integrato che coniughi decarbonizzazione e innovazione tecnologica. 

    “Hydrogen Expo è un’importante occasione per mostrare le attività di ricerca Enea nel settore idrogeno e in tutti gli altri che afferiscono all’energia rinnovabile. È ormai opinione condivisa che l’idrogeno, come vettore energetico pulito, contribuirà al mix energetico del futuro, insieme alle fonti rinnovabili, rappresentando una soluzione alla crisi climatica e al tempo stesso un’opportunità per l’autonomia e la sicurezza energetica del Paese. Anche a Cybsec-Expo Enea darà prova del suo know-how nel campo della transizione digitale. Oggi infatti si parla di transizione gemella che individua nell’integrazione tra tecnologie digitali e tecnologie per la decarbonizzazione la migliore strategia per raggiungere gli obiettivi ambientali tutelando al contempo la competitività dell’industria europea. La neutralità climatica entro il 2050, priorità per l’Europa, deve quindi essere accompagnata da percorsi abilitanti che rendano sostenibile la transizione energetica”. Così, Giulia Monteleone, Direttrice del Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili di Enea – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. 

    Hydrogen-expo e Cybsec-expo hanno ottenuto il sostegno di un’ampia rete di patrocini istituzionali e associativi, a conferma della rilevanza strategica delle due manifestazioni per il sistema-Paese. Tra gli enti patrocinanti: Aeronautica Militare, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Regione Emilia-Romagna, Regione Liguria, Comune di Piacenza, Enea – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, insieme alle principali associazioni di categoria dei rispettivi comparti. 

     

    Mercoledì 10 giugno, durante Hydrogen-expo, dalle ore 18.15 a Piacenza Expo è inoltre prevista la 4ª edizione degli Ihta–italian hydrogen technology awards, i riconoscimenti ideati per dare visibilità internazionale al lavoro delle imprese che operano sia in Italia che all’estero nella filiera tecnologica dell’idrogeno, riconoscendone la professionalità, il know-how, lo sviluppo e il ruolo strategico: fattori che costituiscono un vero capitale a beneficio di tutta l’economia, nazionale ed europea. Come da tradizione per tutti gli eventi firmati Mediapoint & exhibitions, anche la quinta edizione di Hydrogen-expo e la terza di Cybsec-expo prevedono esclusive cene di gala riservate agli espositori, ai partecipanti e ai loro ospiti, nella splendida cornice della Sala degli Arazzi della Galleria Alberoni di Piacenza: un momento di networking di alto profilo in un contesto di straordinario pregio storico e culturale. 

    Hydrogen-expo e Cybsec-expo si svolgeranno in concomitanza con Nuclear power-expo, la manifestazione dedicata alla filiera nucleare italiana, anch’essa organizzata da Mediapoint & Exhibitions e giunta alla sua seconda edizione. Le tre iniziative, che condividono il medesimo quartiere fieristico di Piacenza Expo, offrono ai visitatori professionali un’esperienza integrata sui grandi temi dell’energia e della sicurezza del futuro: idrogeno, nucleare e cybersecurity come tre facce di una stessa sfida sistemica, quella della sovranità energetica e digitale del Paese. 

    —

    economia

    webinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Rebuild 2026, Andreis (Kyoto Club): “Sulle case verdi l’Italia è in ritardo”

    Rebuild 2026, Andreis (Kyoto Club): “Sulle case verdi l’Italia è in ritardo”

    (Adnkronos) – “In Italia viviamo una situazione paradossale: da un lato si discute di piano casa, dall’altro non siamo ancora in linea con la direttiva europea sulle case verdi”.  

    A dichiararlo è Sergio Andreis, direttore esecutivo del Kyoto Club, intervenendo alla dodicesima edizione di REbuild, l’evento dedicato all’innovazione sostenibile del mondo delle costruzioni in corso al Centro Congressi di Riva del Garda (Tn). 

    Il direttore esecutivo del Kyoto Club ha richiamato il rischio di nuove procedure di infrazione da parte dell’Unione Europea per il mancato recepimento della direttiva sulla prestazione energetica degli edifici. “Se non verrà recepita entro i termini, l’Italia non solo perderà le opportunità previste, ma rischierà anche sanzioni economiche rilevanti”, ha spiegato. 

    La direttiva, ha ricordato il direttore esecutivo del Kyoto Club, interviene su un patrimonio edilizio europeo in larga parte datato ed energivoro. “L’85% degli edifici europei è stato costruito prima del 2000 e una quota molto elevata presenta scarse prestazioni energetiche, con un impatto significativo sulle emissioni di gas serra”, ha precisato in chiusura del suo intervento. 

    —

    economia

    webinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Rebuild 2026, Micelli (Rebuild): “Emergenza casa nasce da squilibrio fra territori”

    Rebuild 2026, Micelli (Rebuild): “Emergenza casa nasce da squilibrio fra territori”

    (Adnkronos) – “Siamo di fronte a un’emergenza casa e questo in modo quasi paradossale, perché la popolazione italiana non cresce e abbiamo un vasto numero, diversi milioni, di immobili non utilizzati. Come conciliare questi dati apparentemente discordanti e dare senso a questo tema dell’emergenza casa? In realtà la popolazione italiana tende, ormai, a muoversi sempre verso le stesse località, sempre verso grandi sistemi metropolitani, in particolare nel centro-nord, lasciando indietro tante altre aree”. Lo ha detto Ezio Micelli, presidente comitato scientifico – Rebuild, professore dell’università Iuav di Venezia e membro Eu housing advisory board, partecipando alla dodicesima edizione Rebuild, l’evento dedicato all’innovazione sostenibile del mondo delle costruzioni, in svolgimento dal 12 al 13 maggio al Centro congressi di Riva del Garda (Tn): due giorni, 22 conferenze, 80 speaker, 3 workshop per affrontare le sfide del settore più urgenti dei prossimi anni. 

    “In questo modo teniamo insieme un quadro che ci spiega i valori esorbitanti di parte del mercato immobiliare, per esempio delle grandi città come Milano, e, invece, abitazioni abbandonate in tante regioni, in particolare dell’Appennino e delle isole, che non hanno praticamente più valore -afferma Micelli-. L’emergenza si spiega a partire da questi movimenti lenti che caratterizzano la demografia del nostro Paese. Da questo punto di vista, dobbiamo pensare che le politiche per la casa richiedono un investimento di medio-lungo periodo: le case non si fanno in una mattina, hanno bisogno di tempo e dobbiamo essere in grado di coniugare diversi strumenti -spiega-. La prima famiglia di strumenti riguarda la finanza: dobbiamo essere in grado, infatti, di reperire capitali che diano valore a questi nuovi interventi, con rendimenti commisurati al rischio: più basso è il rischio, più basso è il rendimento. Ma non solo, è necessario avere capitali pazienti che non abbiano bisogno di essere immediatamente remunerati. Da questo punto di vista, il modello finanziario fa leva su una vasta platea di investitori che accettano le regole del gioco appena descritto”.  

    “Il secondo pilastro riguarda gli strumenti di natura regolativa: i piani urbanistici per molti anni si sono occupati di casa, ma oggi devono occuparsi di nuovo di casa e devono concorrere sia alla organizzazione di quartieri desiderabili, abitabili e sostenibili -sottolinea Micelli- ma devono essere anche in grado di recuperare aree dal costo nullo o molto contenuto, e questo è fondamentale per poter poi, successivamente, alimentare una produzione che non faccia ricadere il valore dei suoli sulle spalle degli affittuari o sugli acquirenti finali. Questo è un gioco impegnativo e difficile che le amministrazioni devono tornare a saper giocare per dare concretezza ai propri piani”. 

      

    “Il terzo aspetto è legato a costruzioni che devono essere, grazie alle nuove tecnologie e all’uso del digitale, allo stesso tempo più efficienti e maggiormente capaci di generare valore. Proprio perché ibridano produzione manifatturiera e produzione in cantiere, devono essere più precise, più accurate, di maggiore qualità e devono costare meno. Anche in questo caso, siamo di fronte a un risparmio che si riverbera in costi minori per le famiglie e per i cittadini che magari si vanno a insediare in questi interventi di affordable house – continua – Questi tre diversi pilastri non devono essere visti come luoghi di innovazione separata. In realtà, dobbiamo immaginare che l’autentica innovazione sia sempre di natura sistemica, ovvero questi livelli di innovazione devono integrarsi, se non si integrano abbiamo innovazioni parziali, su cui possiamo ragionare, ma non daranno risposte a quelle aspettative che, invece, vediamo molto ben radicate nell’opinione pubblica”. 

      

    “Quartieri di qualità, quartieri abbordabili, quartieri che hanno costi contenuti sono l’esito di una riflessione sistemica sul cambiamento e solo a queste condizioni potremmo davvero incrociare una domanda che inizia a farsi urgente in particolare in tutte le nostre grandi città”, conclude Micelli. 

    —

    economia

    webinfo@adnkronos.com (Web Info)