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  • Darderi-Zverev: orario, precedenti e dove vederla in tv

    Darderi-Zverev: orario, precedenti e dove vederla in tv

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    Luciano Darderi a caccia dell’impresa contro Alexander Zverev. Oggi, martedì 12 maggio, il tennista azzurro sfida il tedesco negli ottavi degli Internazionali d’Italia 2026. Darderi arriva al match dopo aver battuto, all’esordio del Masters 1000 di Roma, Hanfmann ed essersi ripetuto con Paul nel terzo turno. Zverev invece ha superato Altmaier e Blockx. 

     

    La sfida tra Darderi e Zverev è in programma oggi, martedì 12 maggio, non prima delle ore 14, con il match che è fissato come terzo del programma diurno della BNP Paribas Arena. I due tennisti si sono affrontati in un solo precedente, quando il tedesco riuscì a battere in due set l’azzurro nel terzo turno degli Internazionali 2024. 

     

    Darderi-Zverev sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport. Il match sarà visibile anche in streaming sull’app SkyGo e su NOW. 

     

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  • Musetti-Ruud: orario, precedenti e dove vederla in tv

    Musetti-Ruud: orario, precedenti e dove vederla in tv

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    Lorenzo Musetti torna in campo agli Internazionali d’Italia 2026. Oggi, martedì 12 maggio, il tennista azzurro sfida il norvegese Casper Ruud – in diretta tv e streaming – negli ottavi di finale del Masters 1000 di Roma. Musetti arriva al match dopo aver battuto il francese Giovanni Mpetshi-Perricard all’esordio e l’argentino Francisco Cerundolo nel terzo turno e in caso di passaggio ai quarti troverà il vincente della sfida tra Khachanov e Prizmic, mattatore di Novak Djokovic. 

     

    La sfida tra Musetti e Ruud è in programma oggi, martedì 12 maggio, alle ore 11, con il match che è fissato come primo nel programma diurno del Centrale. I due tennisti si sono affrontati in tre precedenti, con il norvegese in vantaggio 2-1 nel parziale. L’ultimo incrocio è stato vinto proprio da Ruud in due set, nella semifinale dell’Atp di Bastad 2023. 

     

    Musetti-Ruud sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport. Il match sarà visibile anche in streaming sull’app SkyGo e su NOW. 

     

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  • Sinner-Pellegrino: orario, precedenti e dove vederla in tv

    Sinner-Pellegrino: orario, precedenti e dove vederla in tv

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    Jannik Sinner a caccia dei quarti agli Internazionali d’Italia 2026. Oggi, martedì 12 maggio, il tennista azzurro sfida Andrea Pellegrino – in diretta tv e streaming – nel derby italiano degli ottavi del Masters 1000 di Roma. Sinner arriva al match dopo aver eliminato, dopo il bye del primo turno, Ofner al secondo e Popyrin al terzo turno, mentre Pellegrino, partito dalle qualificazioni, ha superato, nel tabellone principale, Nardi, Fils, ritiratosi per infortunio, e Tiafoe. 

     

    La sfida tra Sinner e Pellegrino è in programma oggi, martedì 12 maggio, non prima delle ore 15, con il match che è fissato come il terzo della sessione diurna del Centrale. Tra i due tennisti c’è un solo precedente, datato 2019 e vinto da Sinner nell’Itf sardo di Santa Caterina di Pula. 

     

    Sinner-Pellegrino sarà trasmessa in diretta televisiva sui canali SkySport, ma visibile anche in chiaro su Tv8. La sfida sarà inoltre disponibile in streaming sull’app SkyGo, su NOW e sulla piattaforma web di Tv8. 

     

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  • Ucraina: mobilitazione, raid e ruolo della Bielorussia. Mosca prepara nuova escalation?

    Ucraina: mobilitazione, raid e ruolo della Bielorussia. Mosca prepara nuova escalation?

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    Mosca valuterebbe una nuova escalation della guerra in Ucraina, mentre il negoziato resta bloccato e il cessate il fuoco, proclamato in occasione della parata del 9 maggio appare, secondo fonti ucraine, soltanto una pausa tattica. E’ quanto emerge da un’analisi pubblicata da Rbc-Ucraina, secondo cui il Cremlino starebbe studiando nuove opzioni per cambiare il corso del conflitto: dall’intensificazione degli attacchi contro le infrastrutture strategiche ucraine fino a una possibile nuova mobilitazione di massa in Russia, mentre c’è grande attenzione sulle attività della Bielorussia. 

    Nei giorni scorsi, dopo la parata del Giorno della Vittoria di più basso profilo degli ultimi anni, Vladimir Putin ha affermato di ritenere che la guerra si stia “avvicinando alla fine”. Il presidente russo ha anche aperto alla possibilità di nuovi negoziati sulla sicurezza europea, indicando l’ex cancelliere Gerhard Schroeder come possibile mediatore per futuri colloqui. Una proposta che ha suscitato scetticismo in Germania, dove diversi esponenti politici hanno evidenziato i legami storici di Schroeder con il Cremlino e con le società energetiche russe. 

    Parallelamente il Cremlino ha confermato che gli inviati statunitensi, Steve Witkoff e Jared Kushner, potrebbero tornare presto a Mosca per proseguire il dialogo nell’ambito degli sforzi portati avanti dall’Amministrazione Trump. Secondo Yuri Ushakov, consigliere di Putin, i due emissari americani dovrebbero arrivare “molto presto” nella capitale russa. 

    Nonostante questi segnali, fonti militare e politiche citate da Rbc-Ucraina ritengono che sul terreno non vi siano elementi concreti per pensare a una vera de-escalation. La tregua, legata alle celebrazioni del 9 maggio non avrebbe riguardato il fronte, dove gli assalti russi sarebbero proseguiti senza sosta. “Di fatto è stata una pausa negli attacchi con droni e missili, ma al fronte nulla si è fermato”, ha riferito una fonte informata, aggiungendo che Mosca avrebbe nel frattempo accumulato nuove capacità offensive. 

     

    Le dichiarazioni di Putin, osserva l’agenzia di stampa ucraina, non mostrano una disponibilità immediata a compromessi. Anzi, il Cremlino starebbe preparando una nuova fase della guerra, rivedendo obiettivi e modalità degli attacchi contro l’Ucraina. Uno dei principali cambiamenti riguarda la strategia dei bombardamenti. Dopo mesi di raid concentrati sulle infrastrutture energetiche ucraine, che hanno provocato danni pesanti senza però spezzare la resistenza del Paese, Mosca starebbe ora spostando l’attenzione verso nuovi bersagli strategici, in particolare impianti dell’industria della difesa, infrastrutture del gas e del petrolio e depositi di carburante, come ha evidenziato il portavoce dell’Aeronautica ucraina, Yuri Inhat.  

    Alcune fonti ritengono che almeno fino all’autunno la Russia non lancerà una campagna di bombardamenti sistematica contro la rete energetica come quella dello scorso inverno, ma cresce il timore che durante l’estate anche i sistemi idrici possano diventare un bersaglio, rischio evocato nelle scorse settimana anche dal presidente Volodymyr Zelensky. 

    Nello stesso tempo, Mosca starebbe modificando le modalità operative dei raid. L’aumento della produzione di droni Shahed avrebbe consentito alla Russia di organizzare attacchi in più ondate nell’arco dell’intera giornata, con l’obiettivo di logorare le difese aeree ucraine e il personale militare. Secondo Rbc-Ucraina, la Russia avrebbe inoltre ripreso ad accumulare missili balistici Iskander-M dopo l’intenso utilizzo durante l’inverno.  

     

    Sul fronte nord è massima invece l’attenzione alle mosse della Bielorussia. Dall’inizio della guerra Alexander Lukashenko ha sostenuto Mosca concedendo il proprio territorio per l’invasione iniziale, mettendo a disposizione infrastrutture militari e trasferendo armamenti dai depositi bielorussi. Secondo la Guardia di frontiera ucraina, Minsk continua a collaborare anche nel supporto logistico e tecnologico ai droni russi e lo stesso Zelensky ha denunciato una crescita delle attività militari bielorusse vicino al confine ucraino. Secondo Kiev, la Russia non dispone attualmente in Bielorussia di forze sufficienti per una nuova offensiva su larga scala, resta però il rischio di provocazioni o operazioni ibride lungo il confine. 

     

    Un altro nodo centrale riguarda la mobilitazione in Russia. Il Cremlino continua a reclutare soldati attraverso campagne rivolte ai coscritti, detenuti e forme di mobilitazione indiretta nelle regioni periferiche. Il piano, approvato per il 2026, prevede il reclutamento di oltre 409mila militari a contratto, circa 34mila al mese. Secondo Rbc-Ucraina, però, questo flusso sarebbe sufficiente solo a compensare le perdite subite al fronte. Per questo motivo Mosca starebbe valutando anche l’ipotesi di una nuova mobilitazione di massa simile a quella dell’autunno 2022, quando dopo le sconfitte nella regione di Kharkiv furono richiamati circa 300mila uomini. 

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  • Venezuela, Trump: “Sto considerando di renderlo 51esimo Stato”

    Venezuela, Trump: “Sto considerando di renderlo 51esimo Stato”

    (Adnkronos) – Non solo Groenlandia e Canada. Donald Trump ha detto di stare “seriamente considerando” l’idea di rendere il Venezuela il 51esimo Stato americano. In un’intervista a Fox News, il presidente statunitense ha affermato che il “Venezuela ama Trump” e ha ricordato che il Paese latinoamericano ha risorse petrolifere pari a 40 trilioni di dollari. 

    Non è tardata ad arrivare la replica di Delcy Rodriguez, diventata presidente venezuelana ad interim dopo che le forze speciali Usa hanno catturato nel blitz del 3 gennaio Nicolas Maduro di cui era la vice. Il Venezuela “non ha mai considerato” la possibilità di diventare il 51mo Stato americano, ha detto. La cosa, ha spiegato Rodriguez rispondendo ai giornalisti all’Aja, “non verrebbe mai presa in considerazione perché” “noi donne e uomini venezuelani abbiamo amiamo il nostro processo d’indipendenza, amiamo i nostri eroi e le nostre eroine dell’indipendenza”. 

    Rodriguez si è recata all’Aja nel suo primo viaggio all’estero da quando ha preso la guida del Paese per intervenire di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia riguardo ad una disputa territoriale con la Guyana per il controllo dell’Esequibo, regione ricca di petrolio. Nel suo intervento, la presidente ad interim ha ribadito la “storica posizione” del Venezuela nel non cedere ad organismi internazionali questioni riguardo alla sovranità, affermando che la disputa potrà essere risolta solo con negoziati bilaterali e non da una sentenza della Corte. Rodriguez ha spiegato di essere andata all’Aja per “dimostrare al mondo la verità sui diritti appartenuti al Venezuela riguardo al territorio” contesto. “Questo non implica in nessun modo il riconoscimento della giurisdizione della Corte sulla controversia territoriale”, ha concluso. 

     

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  • Garlasco e la revisione della condanna di Stasi, la pg di Milano: “Una questione complicata”

    Garlasco e la revisione della condanna di Stasi, la pg di Milano: “Una questione complicata”

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    Alberto Stasi sta scontando una condanna definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi. Ora però, alla luce dell’avviso di conclusione delle indagini della procura di Pavia ad Andrea Sempio, potrebbe venire valutata una revisione nei suoi confronti, istanza che potrebbe procedere, in linea teorica, “parallelamente” al processo Sempio. Al momento però la difesa di Stasi non ha presentato nessuna richiesta di revisione. 

    “Abbiamo ricevuto una memoria di cento pagine dalla Procura di Pavia, stiamo cominciando a studiare e analizzare. È una questione delicata, complicata, difficile”. Lo afferma la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni sul sollecito ricevuto dai pm pavese di valutare l’eventuale revisione di Alberto Stasi. 

    A chi le chiede se la decisione sarà presa in tempi rapidi, Nanni replica: “Le cose vanno fatto in un certo modo” confermando quanto già detto ad aprile scorso sulla necessità di leggere con cura ogni atto e quindi sull’ipotesi di poter chiedere altri faldoni ai titolari della nuova indagine che vede indagato Andrea Sempio. Al momento la difesa di Stasi non ha presentato nessuna richiesta di revisione, istanza che potrebbe procedere, in linea teorica, “parallelamente” al processo Sempio. 

    “È ancora più rafforzata l’idea che non ci sia spazio perché venga concessa una revisione che deve basarsi non solo su elementi nuovi, ma che vadano a scardinare l’impianto accusatorio che ha retto in giudicato. Qua molti degli elementi sono stati bypassati”. Lo sostiene Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia di Chiara Poggi.  

    Dalla lettura delle consulenze allegate alla discovery “non emergono realmente elementi che possano sconfessare la sentenza passata in giudicato, non vedo spazio per una revisione, né dalla consulenza medico-legale della dottoressa Cattaneo, né dalla consulenza di Dal Checco dal punto di vista informatico, né dalle consulenze del Ris per quanto riguarda la Bpa”. Per il legale “l’unico tema da esplorare è l’impronta 33”, la traccia che i pm riconducono a Sempio e che la difesa dell’indagato contesta, che la parte civile aveva chiesto di inserire nell’incidente probatorio: “Era già in essere la perizia dattiloscopia, sarebbe stato economico in termini di tempo e di costi”.  

    In attesa che la difesa del condannato depositi la richiesta di revisione, “si sono bypassati i punti centrali della condanna di Stasi: la famosa camminata viene liquidata in una paginetta, non viene trattata minimamente dal Ris di Cagliari né dagli altri consulenti che dovevano confrontarsi semmai con la perizia Testi-Bitelli-Vitturari che all’epoca fecero una perizia geomatica che non viene proprio considerata”.  

    E l’avvocato della parte civile Tizzoni aggiunge: “E’ oggettivamente strano e non riesco a capacitarmene di come sia uscita dalla scena la bicicletta nera. Quella bicicletta è lì negli atti, da sempre, anche il giudice Vitelli che assolse Stasi la ritenne importantissima come bicicletta dell’assassino. Non si può immaginare una revisione togliendo quello che non piace e che non torna ma senza spiegarlo come elementi di novità”. 

    La scarpa rimane un numero 42, “sostanzialmente nessuno l’ha messa in discussione. In un’ipotesi molto lontana per cui questa scarpa potesse andar bene a Sempio, non vuol dire che non va più bene a Stasi. Se parliamo di revisione bisogna dimostrare che quella scarpa non va più bene a Stasi, non metterci dentro chiunque passa”. Inoltre, nella Bpa “non si dà atto che l’assassino abbia chiuso la porta a libro, Stasi lo scopritore dice che ha trovato la porta chiusa. Se il Ris oggi ricostruisce la scena dicendo che la porta è rimasta aperta vuol dire che Stasi ha mentito; il problema è conoscere gli atti, le sentenze” rimarca. 

    Anche nella consulenza informatica della Procura di Pavia “non ho visto tutti questi riscontri informatici che rafforzerebbero la tesi accusatoria. Nella relazione si dà atto della possibilità che Chiara abbia aperto la cartella ‘militare’ non solo alle 22 (del 12 agosto 2007, la sera prima del delitto, ndr) come abbiamo sostenuto noi, ma addirittura immagina che questo potrebbe essere avvenuto anche successivamente nella serata. Quindi tornando al famoso movente del motivo di litigio (di coppia tra la vittima e Stasi, ndr), nella consulenza si apre anche questa finestra” conclude il legale. 

     

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  • Iran-Usa, Trump: “La tregua è appesa a un filo”

    Iran-Usa, Trump: “La tregua è appesa a un filo”

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    La tregua tra Stati Uniti e Iran è appesa a un filo. O, per usare le parole di Donald Trump, “è in terapia intensiva”. Il presidente americano ha bocciato senza appello la risposta di Teheran al piano proposto dagli Usa per porre fine al conflitto. “Una lettera inaccettabile”, dice Trump. Teheran chiede lo stop alle ostilità, il controllo dello Stretto di Hormuz, risarcimenti di guerra. E, a quanto pare, ha anche cambiato idea sulla consegna dell’uranio arricchito agli Usa: prima sì, ora no. Ce n’è abbastanza per indurre Trump a consultare i vertici delle forze armate per rivalutare la situazione, con la prospettiva di una ripresa delle operazioni militari. 

    “Il cessate è il fuoco è incredibilmente debole. Non è mai stato così debole ed è appeso a un filo”, dice il presidente prima di ricorrere ai termini medici: “La tregua è in rianimazione. Come quando il dottore va dai parenti del paziente per dire ‘il vostro cari ha solo l’1% di possibilità di farcela’”, la sintesi estrema. 

    Trump, in particolare, accusa l’Iran di aver fatto marcia indietro sulla questione del programma nucleare. “Due giorni fa” Teheran avrebbe manifestato l’intenzione di consegnare 440 chili di uranio, arricchito al 60%, agli Stati Uniti. “Poi hanno cambiato idea”, dice il numero 1 della Casa Bianca. Inizialmente “mi hanno detto ‘lo avrete, ma dovrete recuperarlo voi’. Il sito è stato distrutto a tal punto che solo noi e la Cina siamo in grado di compiere l’operazione. Gli iraniani non sono in grado di farlo. Avevano detto sì, poi sono tornati indietro”, afferma. 

    La ‘melina’ prosegue, la soluzione della crisi appare ancora lontana. Intanto, il prezzo del petrolio è in altalena e quello dei carburanti rimane alto. “Scenderà come un sasso quando tutto questo finirà”, dice Trump, che continua a esibire fiducia nell’epilogo positivo. “Molte persone si chiedono: ‘ha un piano?’. Certo che ho un piano, ed è il piano migliore di sempre”, dice, senza in realtà esporlo nemmeno per sommi capi. “L’Iran non può avere armi nucleari”, si limita a ripetere mentre sciorina il consueto repertorio: la superiorità militare degli Stati Uniti è schiacciante, il blocco navale nello Stretto di Hormuz è efficace. 

     

    Intanto, però, Teheran non ha nessuna intenzione di soddisfare le richieste di Washington. Secondo un report dell’intelligence statunitense citato dal Washington Post, l’Iran può resistere altri 3-4 mesi prima che la sua economia entri in crisi profonda. In sostanza, Trump rischia di dover attendere la fine dell’estate per sperare nel cedimento del nemico. Gli iraniani, attacca il presidente, “sono stupidi. Pensano che mi stancherò di tutto questo, mi annoierò, sentirò un po’ di pressione. Non c’è alcuna pressione. Otterremo una vittoria totale. In teoria, dal punto di vista militare, abbiamo già ottenuto una vittoria totale”, tiene a precisare. 

    L’Iran, intanto, non cambia la propria linea e si dice pronto a rispondere ad ogni aggressione. “Le nostre forze armate – scrive su X il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf – sono pronte a dare una risposta adeguata a qualsiasi aggressione; strategie errate e decisioni sbagliate porteranno sempre a risultati sbagliati: il mondo intero lo ha già capito. Siamo pronti a ogni eventualità. Rimarranno sorpresi”. 

     

    Il braccio di ferro è destinato a durare ancora, almeno fino al viaggio di Trump in Cina. Il presidente americano sarà a Pechino per incontrare Xi Jinping domani e giovedì. La Cnn, in particolare, dà spazio alle valutazioni di una fonte vicina al processo negoziale: eventuali sviluppi “dipenderanno dai risultati della visita del presidente Trump a Pechino”, segnalando il ruolo sempre più centrale della Cina nel dialogo tra Washington e Teheran. La stessa fonte indica come “molto probabile” la presenza del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, a Delhi per la riunione dei ministri degli Esteri dei Brics, in programma giovedì e venerdì, negli stessi giorni della visita di Trump in Cina. La partecipazione di Araghchi viene considerata particolarmente “importante” erché al vertice potrebbero prendere parte anche i ministri degli Esteri di Arabia Saudita ed Egitto, due dei Paesi coinvolti nei contatti indiretti tra Stati Uniti e Iran mediati dal Pakistan. 

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  • Hantavirus, la circolare del ministero della Salute: quarantena, contagi e mascherine. Ecco cosa prevede

    Hantavirus, la circolare del ministero della Salute: quarantena, contagi e mascherine. Ecco cosa prevede

    (Adnkronos) – Nessun pericolo Hantavirus in Italia. A rassicurare è il ministro della Salute Orazio Schillaci che fa il punto sulla situazione nel nostro Paese, parlando delle 4 persone in isolamento, che erano sul volo Klm insieme alla passeggera olandese della nave da crociera, poi, morta. “I risultati dei test ancora non li abbiamo. Stanno bene, sono asintomatiche e seguite con attenzione dalle autorità sanitarie di riferimento”, ha precisato Schillaci. “Oggi non c’è alcun pericolo in Italia” per l’Hantavirus. “E’ un virus diverso” rispetto al Covid, “con bassa contagiosità. Siamo tranquilli”. 

    Il ministero della Salute ha comunque diffuso una circolare, firmata dal capo di dipartimento della Prevenzione, Maria Rosaria Campitiello e dal direttore della Prevenzione Sergio Iavicoli con le misure da prendere per limitare i rischi.  

     

    Il ministero della Salute ha rafforzato le misure di prevenzione, legate al rischio Hantavirus, con particolare attenzione ai passeggeri della nave Mv Hondius e a chi ha avuto contatti stretti con casi probabili o confermati di infezione. 

    Secondo la circolare, per i soggetti considerati ad alto rischio è prevista una quarantena fiduciaria di 42 giorni. Le regole stabiliscono l’isolamento in una stanza separata, il mantenimento della distanza di almeno 2 metri dalle altre persone, l’utilizzo di stoviglie dedicate e la corretta ventilazione degli ambienti. In caso di necessità, legate alla salute mentale, è consentito uscire solo indossando una mascherina chirurgica. Restano invece vietati i viaggi su mezzi pubblici e voli commerciali. 

    Per chi ha avuto contatti brevi o occasionali con persone potenzialmente contagiate è previsto, invece, un periodo di automonitoraggio di 42 giorni. I sintomi da controllare includono febbre, dolori muscolari, mal di testa, affaticamento e problemi respiratori. In presenza di sintomi sospetti, il ministero impone l’isolamento immediato e la segnalazione alle autorità sanitarie per eseguire test e valutazioni mediche. 

    Il ministero della Salute ha, inoltre, invitato compagnie aeree e operatori marittimi ad aumentare l’attenzione verso eventuali problemi sanitari a bordo di aerei e navi che potrebbero essere collegati all’Hantavirus. Le compagnie aeree devono comunicare tempestivamente ogni sospetto caso di malattia infettiva alle autorità sanitarie aeroportuali e portuali e raccogliere i dati dei passeggeri per facilitare il tracciamento dei contatti. 

    Nonostante l’allerta, il rischio di diffusione dell’Hantavirus Andes in Italia viene considerato basso. Il virus, infatti, non è presente nel nostro Paese perché il principale serbatoio naturale, il roditore Oligoryzomys Longicaudatus, vive esclusivamente in Sud America. In Italia sono stati individuati roditori portatori di altri ceppi di Hantavirus, come Puumala e Dobrava, ma i casi umani risultano rari e generalmente collegati a viaggi o esposizioni all’estero. 

    La circolare ricorda, inoltre, che il periodo di incubazione del virus Andes varia solitamente da 2 a 4 settimane, ma può arrivare fino a 42 giorni. Tra i contatti considerati ad alto rischio rientrano i passeggeri della nave, le persone che condividono stanza o bagno con un caso sospetto, chi ha avuto contatti fisici diretti e chi è rimasto per oltre 15 minuti in ambienti chiusi con una persona infetta. 

    Il ministero sottolinea infine che la priorità nell’esecuzione dei test deve essere riservata ai soggetti sintomatici, soprattutto in presenza di un quadro clinico compatibile con la sindrome cardiopolmonare da Hantavirus Andes, così da garantire una gestione tempestiva dei casi e l’attivazione delle necessarie misure di prevenzione sanitaria. 

     

    Dodici membri dello staff dell’ospedale universitario Radboud di Nijmegen sono stati messi in quarantena per sei settimane, dopo alcuni errori nelle procedure di prelievo del sangue e smaltimento delle urine di un paziente positivo all’Hantavirus, evacuato dalla nave Mv Hondius. L’ospedale precisa, comunque, che il rischio di contagio è basso.  

    Nel frattempo le autorità spagnole hanno annunciato che uno dei passeggeri, evacuati dalla stessa nave, è risultato positivo a un primo test per l’Hantavirus. L’uomo, ricoverato all’ospedale militare Gómez Ulla di Madrid, è asintomatico e in buone condizioni. Gli altri 13 spagnoli sono risultati negativi.  

     

    L’Organizzazione mondiale della sanità ha confermato che l’Hantavirus, responsabile dell’epidemia a bordo della nave da crociera Mv Hondius, è più contagioso nelle prime fasi della malattia. Il virus si trasmette con maggiore facilità non appena compaiono i sintomi, rendendo necessaria la quarantena immediata dei contatti.  

    L’agenzia Onu raccomanda la quarantena di 42 giorni per tutti i passeggeri e membri dell’equipaggio presenti sulla nave al momento dello sbarco a Tenerife. In media i sintomi compaiono dopo circa 3 settimane, ma possono iniziare in modo lieve con stanchezza e febbre bassa prima di aggravarsi. Dato il lungo periodo di incubazione potrebbero emergere nuovi casi nei prossimi giorni. Secondo l’Oms, la Mv Hondius ha rappresentato un ambiente favorevole alla trasmissione del virus sia per gli spazi chiusi che per la convivenza stretta tra passeggeri ed equipaggio. 

     

     

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  • Hantavirus, l’Oms avverte: è più contagioso non appena compaiono i sintomi

    Hantavirus, l’Oms avverte: è più contagioso non appena compaiono i sintomi

    (Adnkronos) – L’Organizzazione mondiale della sanità ha confermato che l’hantavirus, responsabile dell’epidemia a bordo della nave da crociera Mv Hondius, è più contagioso nelle prime fasi della malattia. Il virus si trasmette con maggiore facilità non appena compaiono i sintomi, rendendo necessaria la quarantena immediata dei contatti. 

     

    L’epidemia ha già causato 3 morti e ha acceso l’attenzione internazionale per il rischio di diffusione. Le persone evacuate dalla nave stanno rientrando nei Paesi di origine, dove sono state avviate misure di sorveglianza sanitaria. 

     

    Secondo Olivier Le Polain, responsabile dell’Unità di epidemiologia e analisi per la risposta dell’Oms, i primi istanti della malattia sono quelli con la contagiosità più elevata. L’agenzia Onu raccomanda la quarantena di 42 giorni per tutti i passeggeri e membri dell’equipaggio presenti sulla nave al momento dello sbarco a Tenerife.  

    Il periodo corrisponde all’incubazione massima del virus Andes, l’unico ceppo di hantavirus noto per trasmettersi tra esseri umani. In media i sintomi compaiono dopo circa 3 settimane, ma possono iniziare in modo lieve con stanchezza e febbre bassa prima di aggravarsi. 

     

    Le Polain ha spiegato che il lungo periodo di incubazione significa che potrebbero emergere nuovi casi nei prossimi giorni. Per questo l’Oms invita a riconoscere, isolare e curare i casi ai primi segnali. 

     

    Sebbene le linee guida Oms prevedano 42 giorni di quarantena, ogni Paese applica protocolli diversi. Germania, Gran Bretagna, Svizzera e Grecia hanno scelto 45 giorni. Australia e Francia hanno fissato periodi minimi di 2-3 settimane, prorogabili. Gli Stati Uniti non hanno imposto la quarantena ai 17 passeggeri americani di ritorno, una scelta definita “rischiosa” dal direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. 

     

    Secondo l’Oms, la Mv Hondius ha rappresentato un ambiente favorevole alla trasmissione del virus sia per gli spazi chiusi che per la convivenza stretta tra passeggeri ed equipaggio. 

     

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  • “Mondiali? Trump adora l’Italia”: l’inviato Usa Zampolli ‘riaccende’ il sogno ripescaggio degli azzurri

    (Adnkronos) – Il ripescaggio degli azzurri ai Mondiali è possibile? Paolo Zampolli ancora ci spera: “Avere l’Italia ai Mondiali, questo è il mio sogno…”. Il rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali è tornato sul tema durante Il Processo al 90° su Rai2. Tornando sull’ipotesi che la nazionale azzurra possa sostituire l’Iran alla prossima Coppa del Mondo di calcio (se il Paese degli Ayatollah dovesse dare forfait a causa del conflitto in Medio Oriente) Zampolli non nasconde il suo entusiasmo. Cosa ne pensa Trump dell’Italia ripescata? “Il presidente adora l’Italia, bisognerebbe chiederlo a lui” conclude. 

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