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  • Sonia Bruganelli, la figlia Silvia Bonolis torna a casa: “Grazie per le vostre preghiere”

    Sonia Bruganelli, la figlia Silvia Bonolis torna a casa: “Grazie per le vostre preghiere”

    (Adnkronos) –
    “Finalmente siamo a casa”. Silvia Bonolis, la figlia di Sonia Bruganelli e Paolo Bonolis, è uscita dall’ospedale ed è tornata tra le mura della sua casa, insieme alla sua famiglia. A renderlo noto è stata l’imprenditrice che ha condiviso un video sui social in cui ha mostrato alcuni dei momenti trascorsi in ospedale. La giovane era stata ricoverata lo scorso 10 maggio, nel giorno della Festa della mamma.  

    “Abbiamo voluto condividere con tutti voi solo i momenti belli ma tutte le persone che sono in queste foto ci sono state anche nei momenti difficili perché per noi e per nostra figlia sono famiglia”, si legge a corredo del post. “Grazie per le vostre preghiere”, ha aggiunto in riferimento a tutti i messaggi ricevuti dopo la notizia del ricovero della figlia. 

    Nel filmato pubblicato compaiono, accanto a Silvia, il compagno di Sonia Bruganelli, Angelo Madonia, il fratello Davide Bonolis e altre persone, amici di famiglia che hanno fatto visita alla giovane durante i giorni trascorsi in ospedale.  

    Tra i commenti spicca quello del fratello minore Davide: “Non sei solo una sorella maggiore, sei una donna forte, una donna che mi insegna ogni giorno come si vive. Ti amo”, ha scritto a corredo di un cuore rosso.  

     

    L’imprenditrice non ha reso noto il motivo per cui la figlia è stata ricoverata, ma è noto che Silvia sia nata con una patologia cardiaca congenita. Subito dopo la nascita, infatti, ha subito un’operazione delicata. La giovane ha riportato una ipossia cerebrale che le ha causato danni neurologici con conseguenze sul piano motorio. 

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  • Belen torna sui social e rompe il silenzio, il video dopo il ricovero: come sta

    Belen torna sui social e rompe il silenzio, il video dopo il ricovero: come sta

    (Adnkronos) –
    Belen è tornata sui social per mandare un messaggio ai follower dopo la notizia sul suo ricovero in ospedale. La showgirl argentina ha condiviso un video in cui appare sdraiata sul letto in pigiama con la luce soffusa mentre, con lo sguardo fisso sulla camera del telefono, fa l’occhiolino e accenna un sorriso.  

    Nella didascalia un semplice cuore bianco, senza ulteriori spiegazioni. Ma il messaggio è piuttosto chiaro: Belen Rodriguez ha voluto ringraziare, per tutti i messaggi ricevuti in questi ultimi giorni, chi ha seguito con apprensione le notizie riguardanti il suo stato di salute.  

    La showgirl nella tarda mattinata di lunedì 25 maggio è stata trasportata al Policlinico di Milano per accertamenti, a seguito dell’allarme lanciato da uno dei vicini, preoccupato per le grida provenienti dalle finestre del suo appartamento in zona Brera.  

    L’uomo, secondo quanto riportato da ‘Il Giorno’ e ‘La Repubblica’, ha chiamato il 112 intorno alle 7 del mattino. “Aiuto, aiutatemi”, avrebbe urlato la showgirl allarmando diverse persone nel condominio in cui vive. Sul posto sono giunte due volanti del commissariato Garibaldi-Venezia, un’ambulanza e i vigili del fuoco, bloccando inevitabilmente il traffico stradale. La showgirl sarebbe stata invitata – secondo quanto si apprende – più volte a uscire di casa, ma prima di aprire le porte ai pompieri sarebbero trascorse oltre 3 ore. Dopo le continue sollecitazioni, Belen avrebbe aperto la porta e si sarebbe mostrata in evidente stato di agitazione. 

    La 41enne sarebbe stata assistita prima sul posto per poi essere accompagnata al Policlinico in codice giallo per tutti gli accertamenti del caso. La popolare showgirl argentina qualche tempo fa aveva anche raccontato in un video del periodo difficile che stava attraversando e della depressione che in passato l’aveva colpita. “Non ho mai fatto un segreto di aver sofferto di attacchi di panico. Ne ho avuti, nella vita, uno dopo l’altro. Non è facile riuscire ad accettarsi con queste fragilità, soprattutto quando fai un lavoro pubblico e la tua fragilità può diventare anche una presa in giro”, aveva confessato. 

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  • Germania, avvistato drone: chiuso aeroporto di Monaco

    Germania, avvistato drone: chiuso aeroporto di Monaco

    (Adnkronos) – L’aeroporto di Monaco è stato chiuso e i voli sono stati sospesi dopo l’avvistamento di un drone nei pressi delle piste. Lo ha riferito la polizia della città tedesca. Quello di Monaco è il secondo aeroporto più trafficato della Germania. Le autorità hanno invitato i viaggiatori a consultare lo stato dei voli prima di recarsi in aeroporto e le autorità stanno indagando. 

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  • Ebola, obbligo di dichiarazione per chi arriva da Congo o Uganda: l’ordinanza

    Ebola, obbligo di dichiarazione per chi arriva da Congo o Uganda: l’ordinanza

    (Adnkronos) – Dopo il focolaio di Ebola, arrivano le prime misure del governo in Italia. “Chiunque provenga, direttamente o indirettamente, con qualsiasi mezzo di trasporto, dalla Repubblica Democratica del Congo e dall’Uganda, o che sia stato in quelle aree fino a 21 giorni prima dell’ingresso in Italia, deve entro 24 ore compilare, firmare e inviare una dichiarazione al Dipartimento di prevenzione della Asl di residenza o domicilio”. E’ quanto prevede l’ordinanza del ministro della Salute, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, entrata in vigore ieri con durata 120 giorni, ed emanata in relazione al focolaio in corso causato dal virus Bundibugyo (Bvd) collegato all’Ebolavirus e per il quale l’Oms ha dichiarato un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (Pheic). 

    “Le Regioni provvedono, sui propri canali e mezzi di comunicazione istituzionale, a dare ampia diffusione delle modalità di trasmissione della dichiarazione per i territori di competenza e della relativa modulistica. – si legge ancora nell’ordinanza -. Il provvedimento disciplina anche gli obblighi dei vettori aerei, degli armatori marittimi, dei gestori aeroportuali e delle autorità di sistema portuale che devono fornire ai passeggeri provenienti dalla Repubblica del Congo e dall’Uganda i moduli per la dichiarazione prima dell’ingresso in Italia. Con la circolare, allegata all’ordinanza, sono definite le misure di prevenzione da adottare e i criteri di valutazione medici ed epidemiologici del rischio”. 

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  • Verissimo – Le storie, oggi sabato 30 maggio: gli ospiti e le interviste

    Verissimo – Le storie, oggi sabato 30 maggio: gli ospiti e le interviste

    (Adnkronos) –
    Silvia Toffanin torna oggi, sabato 30 maggio, e domani, domenica 31 maggio, con un nuovo doppio appuntamento di Verissimo – Le storie, dedicato alle interviste più intense della stagione.  

    In studio oggi, Arianna Montefiori e Briga. Il racconto inedito di Toni Capuozzo. La storia d’amore, e di famiglia, di Beatrice Valli e Marco Fantini. Rivivremo anche le emozioni di Cecilia Rodriguez e Ignazio Moser e l’intervista di Marcella Bella. 

    Domenica 31 maggio spazio al talento del campione di sci Simone Deromedis. Il racconto padre e figlio di Paolo e Davide Bonolis. Rivivremo l’intervista dei Pooh, l’intenso racconto di Heather Parisi e la storia d’amore di Giorgia Palmas e Filippo Magnini. 

     

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    spettacoli

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  • L’ex principe Andrea e le e-mail controverse, Buckingham Palace sapeva da 6 anni

    L’ex principe Andrea e le e-mail controverse, Buckingham Palace sapeva da 6 anni

    (Adnkronos) – Buckingham Palace è entrato a conoscenza già sei anni fa delle controverse e-mail che avrebbero dimostrato come l’ex principe Andrea, in qualità di inviato commerciale, stesse condividendo informazioni governative riservate. Lo riporta la Bbc citando documenti del tribunale. Da questi è emerso che un archivio di 30mila e-mail, contenenti informazioni sulle controverse transazioni finanziarie dell’ex principe, è stato consegnato nel 2020 al Lord Ciambellano, il più alto funzionario della Casa Reale. In particolare, i documenti di una sentenza dell’Alta Corte dell’aprile 2021 mostrano che una “copia dell’archivio” era stata fornita al “Lord Ciambellano nel maggio 2020”.  

    Nel giugno 2022, una successiva sentenza dell’Alta Corte fa riferimento a un’e-mail, datata 10 luglio 2020, affermando che le e-mail erano state “consegnate a Buckingham Palace”. Nel 2020, la carica di Lord Ciambellano era ricoperta da Lord Peel. Si tratta di un ruolo, secondo il sito web della Famiglia Reale, che include “la supervisione della condotta e degli affari generali della Casa Reale”. 

    Interpellato in merito, Buckingham Palace ha detto che “dato che è in corso un’indagine di polizia riguardante il signor Mountbatten-Windsor, non è possibile rilasciare commenti su questi fatti”. Dopo l’arresto dell’ex principe Andrea con l’accusa di abuso d’ufficio, la scorsa settimana la polizia della Thames Valley ha chiesto di farsi avanti a chiunque avesse informazioni rilevanti. Le e-mail rivestono un’importanza notevole dato che si riferiscono a un periodo estremamente controverso delle transazioni finanziarie dell’ex Duca di York con i Rowland e la Banque Havilland, che in seguito furono sanzionate dal Regno Unito e dell’Ue. 

    Le email furono consegnate a Buckingham Palace durante il regno della defunta regina Elisabetta II. Sotto il regno di re Carlo, nei confronti di Mountbatten-Windsor è stato adottato un atteggiamento più severo, con la revoca dei suoi titoli. Dopo l’arresto di Mountbatten-Windsor, re Carlo ha affermato: “La legge deve fare il suo corso”. Mountbatten-Windsor ha negato di aver tratto vantaggio personale dal suo ruolo di inviato commerciale. 

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  • Dalla F1 raccontata da Patrese a Franz Liszt secondo Bahrami, le novità in libreria

    Dalla F1 raccontata da Patrese a Franz Liszt secondo Bahrami, le novità in libreria

    (Adnkronos) – Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d’inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall’AdnKronos. 

    E’ in libreria con Mondadori ‘Viva il Re! Viva la Repubblica!’, saggio di Alfonso Celotto, Giulia Guerrini uscito in occasione degli 80 anni della Repubblica. In un’Italia ancora segnata da vent’anni di dittatura e dalle macerie di un conflitto mondiale, il 2 giugno 1946 milioni di cittadini e cittadine si recarono alle urne per scegliere tra Monarchia e Repubblica. Per la prima volta la decisione della forma di Stato non era imposta dall’alto, da una dinastia o da una volontà politica esterna, ma proveniva dal basso, da un voto diretto e democratico a suffragio universale. Il popolo, inconsapevole e smarrito, veniva chiamato a pronunciarsi non solo sul futuro, ma sul senso stesso del proprio passato.  

    A ottant’anni di distanza, Alfonso Celotto e Giulia Guerrini ripercorrono in queste pagine quel voto così decisivo attraverso le testimonianze dirette e appassionate di chi lo visse in prima persona. Le voci dei protagonisti – giovani, reduci, donne al loro primo voto -, oggi ormai centenari, rievocano le emozioni, le incertezze e le speranze che accompagnarono quei giorni fondamentali per la nostra Italia. Un coro al quale si accompagnano le ricostruzioni storiche, i pensieri e i dubbi anche intimi dei leader politici e le zone d’ombra legate alla votazione: dalle incertezze dei conteggi alle contestazioni giuridiche, dalle polemiche sui brogli al mistero tuttora irrisolto delle schede distrutte. Ne emerge il ritratto di un’Italia divisa, sospesa tra la spinta al cambiamento e il desiderio di stabilità, ma che racchiudeva in sé il germe della speranza. Un racconto che restituisce alle nuove generazioni la memoria e la dignità di chi ha scritto la nostra storia nelle cabine elettorali. Un libro prezioso per conoscere il nostro passato e comprendere fino in fondo il senso della nostra Repubblica, un progetto ancora vivo, costruito voto dopo voto in un’Italia ferita, ma determinata a rinascere. 

    E’ in libreria con Momo Edizioni ‘Non sono la stupida bionda di nessuno’ di Ilenia Rossini. “Please, don’t make me look like a joke”. Marilyn Monroe chiese questo poche settimane prima di morire. È da quel desiderio – essere finalmente presa sul serio, non trasformata in un’icona vuota o in un simbolo comodo – che nasce questo libro. Lontano dai miti consolatori e dalle semplificazioni che l’hanno inseguita per decenni, Non sono la stupida bionda di nessuno racconta una donna che fu strategica e vulnerabile, consapevole e contraddittoria. Una lavoratrice dello spettacolo che costruì con lucidità la propria immagine pubblica, schiacciata da un sistema che non sapeva cosa fare del suo talento. 

    Tra performance e identità, tra controllo e smarrimento, emerge il ritratto di una figura straordinariamente moderna: un’attrice che lottò per il rispetto professionale, una intellettuale autodidatta, una donna che non smise mai di interrogarsi su chi ci fosse davvero dietro il personaggio che il mondo pretendeva da lei. Una Marilyn finalmente restituita al suo tempo e alla sua complessità. Non una vittima. Non un’icona. Ma un essere umano. 

    Diciassette anni in Formula 1, 256 Gran Premi disputati, duelli con i più grandi piloti dell’epoca, un’epoca in cui si correva con il sedere prima ancora che con la testa, quando il talento si sentiva nelle mani e nella schiena, e il rischio faceva parte del mestiere. Erano anni in cui il paddock era praticamente ad accesso libero, si fumava e giocava a calcio nelle pause fra le prove libere ma d’altro canto in pista si rischiava la pelle un giorno sì e l’altro pure. Nelle pagine di ‘Da Niki a Kimi’, sugli scaffali con Rizzoli, Riccardo Patrese, che oltre all’esperienza in prima persona con Williams, Brabham e Arrows, ha mantenuto un punto di vista privilegiato e ravvicinato sull’ambiente seguendo la carriera automobilistica del figlio Lorenzo, racconta la sua Formula 1 e quella di oggi senza nostalgia cieca, né indulgenza. Racconta la solitudine del pilota, il politicamente corretto del paddock, il talento feroce di Max Verstappen, la fragilità di Lando Norris, la differenza tra correre per vincere e correre per divertirsi. Ma anche di Lewis Hamilton e della Ferrari, della crescente presenza femminile in Formula 1 e degli esorbitanti costi richiesti agli esordienti.  

    E ancora, di com’è cambiata la quotidianità dei piloti e degli addetti ai lavori, la conformazione dei circuiti e delle auto, la competitività, la comunicazione, la composizione del pubblico e in generale l’atmosfera che si respira, in pista e fuori. Tante novità, tante domande, ma un’unica certezza: il brivido che prova un pilota al volante della sua monoposto, lanciata alla massima velocità, rimane una beatitudine quasi mistica, come sottolineava Ayrton Senna, che nessuna innovazione tecnologica o impegno mediatico potrà mai attenuare. 

    ‘Franz Liszt. Il pianista del fuoco e della fede’ è il titolo del libro di Ramin Bahrami in libreria con La Nave di Teseo. “Non cercare di essere grande. Cerca di essere vero. Il resto verrà da sé.” Questo il lascito di Franz Liszt, uno dei più grandi innovatori della musica di tutti i tempi, ai giovani pianisti. In un racconto in prima persona indirizzato a un amico immaginario di nome Sebastian – è Liszt stesso a prendere la parola in questo libro – Ramin Bahrami ricostruisce la parabola esistenziale e artistica del grande compositore ungherese, il bambino fragile nato in una famiglia modesta, attraverso i grandi incontri della sua vita: il maestro Carl Czerny, custode dell’eredità di Beethoven, che rifiutò ogni compenso perché aveva riconosciuto il genio del giovane allievo; il vecchio Salieri, che insegnò al prodigioso pianista che la vera bravura non è nella velocità ma nella voce interiore; il “Titano” Beethoven, davanti al quale il ragazzo di undici anni tremava come dinanzi a un essere mitologico. E poi Parigi – il crocevia del mondo romantico, dove il “mago del pianoforte” faceva svenire le dame nei teatri e scatenava la “Lisztomania” – con Chopin, che diventerà suo amico fraterno, Berlioz, George Sand, Victor Hugo, Rossini; il genero Richard Wagner, “vulcano che ha preso la forma umana”, amato e odiato, verso cui Liszt fu generoso come un padre; i grandi amori, Marie d’Agoult e la principessa Carolyne von Sayn-Wittgenstein. Viene raccontato infine l’ultimo periodo della sua vita, in cui rinunciò a ogni virtuosismo per cercare Dio tra le note, nel saio dell’abbé Liszt e nella musica spogliata di ogni ornamento. 

    Ramin Bahrami è nato a Teheran nel 1976. Ha lasciato l’Iran con parte della famiglia dopo la rivoluzione e ha studiato in Italia, dove si è diplomato in pianoforte al conservatorio di Milano con Piero Rattalino. Vive a Stoccarda. Perfezionatosi con maestri del calibro di Alexis Weissenberg, Andràs Schiff, Rosalyn Tureck, nutre una passione profonda e totale per Johann Sebastian Bach, di cui è oggi uno dei più grandi interpreti. Ha un repertorio di incisioni bachiane con Decca Universal che hanno scalato le classifiche discografiche, ha debuttato al teatro alla Scala nel 2012 e si esibisce nei teatri e nelle sale da concerto più prestigiosi del mondo. Ha pubblicato ‘Come Bach mi ha salvato la vita’ (2012), ‘Il suono dell’Occidente’ (2014) e ‘Nonno Bach’ (2015), ‘Wolfang Amadeus Mozart. Il genio sempre giovane’ (2019), ‘Ludwig van Beethoven. Il genio ribelle’ (2019) e ‘Mille e una musica. Breve storia della musica persiana’ (2021). 

    E’ in libreria con Sellerio ‘I Mondiali immaginari’ di Angelo Carotenuto. Stanno per iniziare i Mondiali immaginari, un mirabolante torneo di calcio nel quale passato e presente convivono senza gerarchie. Si affrontano le nazionali di calcio più celebri e quelle più improbabili della Storia, in partite impossibili ma incredibilmente vere, narrate con il rigore del dettaglio calcistico e l’immaginazione più sfrenata. Trentuno sfide avvincenti, drammatiche, festose, battagliere, dai sedicesimi alla finalissima. 

    Ma è meglio il gioco offensivo dell’Olanda 1974 o il contropiede dell’Italia 1982? L’utopia del calcio socialista dell’Ungheria 1954 avrebbe sconfitto il collettivo insuperabile del tikitaka spagnolo del 2010? Chi sono i veri maestri, gli inventori del football (l’Inghilterra) o gli interpreti sopraffini del futebol (il Brasile)? Poiché l’arte del calcio, come l’arte della letteratura, esige la sospensione del dubbio e del sospetto, vedremo l’inglese Gascoigne inseguire sua maestà Pelé; le calciatrici americane sfidare il Kaiser tedesco Beckenbauer; i Fenomeni di oggi di fronte ai Miti di una volta. Ci sono anche una storia d’amore e un malvagio antagonista, un’Ombra che appare e scompare per rovinare il giubilo di chi pensa che il calcio dovrebbe appartenere a chi lo ama, e non a chi lo possiede per arricchirsi. A tenere insieme l’intero torneo c’è Orazio Pánama, il solo testimone accreditato, un radiocronista che parla tutte le lingue del mondo e forse non ne sa scrivere alcuna. La sua voce, con uno stile mimetico e ritmico ancorato ai gesti e ai suoni del campo, attraversa i continenti annunciando verità che nessuno potrà verificare, meravigliandosi sempre per quanta poesia, dolore, gioia e sofferenza possano stare dentro a un campo da gioco. 

    Angelo Carotenuto ha scritto un romanzo che attraverso il calcio pone domande al presente, un atlante di storie per rovistare nel passato e chiederci dove stiamo andando, cos’è che ci fa amare e ci fa tradire, e per quale misteriosa ragione torniamo all’infanzia ogni volta che rotola un pallone. 

    E’ in libreria con Laterza ‘La democrazia è antiquata’ , l’ultimo saggio di Marco Revelli. Secondo Peter Thiel e molte altre personalità vicine al governo di Donald Trump, “libertà e democrazia sono incompatibili”, anzi la partecipazione diffusa tende a limitare l’efficienza dei governi. Insomma, la democrazia è superata e questo è dimostrato dalla crescente diffusione in tutto il mondo di autocrazie e governi autoritari. Ma è davvero così o è solo il disegno di oligarchi e megamiliardari? La democrazia è antiquata: questa la provocazione da cui muove Marco Revelli per capire se la democrazia ha ancora un futuro. Una provocazione che non vuole certificarne la morte, ma serve a fotografare lo snaturamento in atto. 

    Così, l’autore disseziona con rigore le forme del degrado democratico: dalla democrazia ‘esecutoria’, che sostituisce il Parlamento con l’efficienza del leader, alla democrazia ‘senza popolo’, dove l’astensionismo diventa ‘partecipazione negativa’; dalla democrazia ‘dei pochi’, sempre più oligarchica, alla democrazia del denaro, dove il mercato regola ogni relazione; dalla democrazia della disinformazione, deformata da media e algoritmi, a quella ‘delle armi’ e ‘del segreto’. Le democrazie contemporanee non fanno più promesse, si limitano a presentarsi come la forma di governo ‘meno peggiore’. E la distanza tra ideali e realtà è così abissale da renderne irriconoscibili i principi fondativi: rappresentanza, partecipazione, trasparenza, informazione. Ma Revelli non si ferma alla diagnosi: indica la necessità di un ‘nuovo inizio’, che riparta dal basso, nella convinzione che solo una critica radicale della democrazia reale può salvarne il futuro da costruire.  

    Revelli è professore emerito di Scienza della politica all’Università del Piemonte Orientale. Tra i più autorevoli analisti del mutamento sociale e politico italiano, si è occupato di storia del movimento operaio, trasformazioni del lavoro, populismi e crisi della democrazia. 

    Arriva sugli scaffali con Solferino ‘Se avesse vinto la monarchia’ di Marco Patricelli. 10 Giugno 1946. La Corte di Cassazione comunica i risultati del referendum istituzionale: la Repubblica prevale sulla Monarchia per due milioni di voti. Questo dice la storia. A ottant’anni dal voto, il libro di Marco Patricelli ribalta la prospettiva: è il fronte repubblicano a essere sconfitto anche grazie a un intervento segreto di Stati Uniti e Gran Bretagna, che temono una deriva a sinistra, e nutrono dubbi sulle personalità espresse dal CLN e sul ruolo di Palmiro Togliatti rientrato dall’Urss come longa manus di Stalin. 

    Che ruolo giocano in quei mesi il presidente Truman, il direttore dell’intelligence Souers e l’ambasciatore a Roma, Comstock Kirk? Lo scopriamo in un racconto documentato e incalzante tra Roma, Washington, Londra e Mosca: per contribuire al successo della monarchia, e tenerla sotto scacco, gli Alleati danno vita all’operazione White Cross – dal simbolo araldico dei Savoia – facendo votare i prigionieri di guerra, con appositi seggi nei campi e la promessa di un rientro rapido in Italia. E consentendo il voto anche in Trentino, dove molti elettori temono una deriva punitiva. 

    Le iniziali perplessità di Umberto di Savoia vengono superate dopo le elezioni parziali di marzo e aprile 1946, quando i partiti di sinistra colgono importanti risultati. È allora che dà a Falcone Lucifero – più volte sollecitato dall’ambasciatore Usa – il via libera all’operazione Bianca Croce. Da questo momento la storia d’Italia prende una piega diversa… 

    E’ in libreria con Vallecchi ‘Chi resta mentre il mondo scappa. Storie di confini e sopravvivenza’ di Daniela Tagliafico. A Lampedusa, Mara serve caffè e sogna di spegnere incendi, mentre impara ogni giorno a convivere con un orizzonte che non dà tregua. Sull’isola, la bellezza è una lama sottile: illumina e ferisce nello stesso istante. In una vigilia di Natale sospesa, tra vento, pioggia e collegamenti interrotti, per la prima volta gli sbarchi si fermano e l’hotspot si svuota: resta un’attesa irreale, fatta di racconti, silenzi e verità che emergono piano.  

    A Roma, Sandro tiene il punto tra ordine e caos, ma un legame ostinato con un uomo venuto dal Senegal incrina certezze, regole, distanze. Poliziotto abituato agli scontri e alle tensioni, porta dentro una storia inattesa di amicizia e debito umano, che riemerge mentre la città si accende e una telefonata tarda ad arrivare. Non è una storia sull’immigrazione. È una storia sull’attraversare i confini e le coscienze. Con una scrittura ritmica e fresca, Daniela Tagliafico evita ogni retorica e racconta ciò che resta: i gesti minimi, le scelte che pesano, le vite che si sfiorano senza salvarsi davvero. Perché ci sono luoghi dove tutto arriva e niente se ne va intatto. 

    E’ in libreria con Rizzoli ‘Complice la pioggia’ di Laura Facchi. Maura Amato ha quarantacinque anni, un gatto di nome Sedano che la ama moltissimo, una leggera zoppia e il conto sempre in rosso. Convive con la sindrome dell’impostore e con il suo cuore spezzato, da quando l’amore per Tony, magistrato di origini napoletane, è naufragato. Per sbarcare il lunario, dopo aver pubblicato due libri di scarso successo, lavora come editor freelance di romanzi gialli. 

    Un giorno, in un cappotto preso a un mercatino vintage, trova un biglietto accartocciato in cui qualcuno confessa un omicidio avvenuto vent’anni prima. Si tratta della morte di Paul Mezzatesta, un diciassettenne ucciso durante una vacanza in un campeggio al mare, in una notte di pioggia battente. È così che Maura si ritrova catapultata in un misterioso cold case che la porterà all’isola d’Elba, a scavare nel passato di un gruppo di amici, ragazzini all’epoca e oggi uomini e donne che custodiscono gelosamente segreti mai confessati. L’isola le riserverà inquietanti sorprese ma anche incontri inaspettati. Con una scrittura brillante e ironica, Laura Facchi tratteggia una protagonista imperfetta e meravigliosamente reale. Un giallo imperdibile che è anche, e soprattutto, la storia di una donna che, rovistando nei segreti altrui, impara a non scappare dai propri, ritrovando una sfrontata voglia di vivere. (a cura di Carlo Roma) 

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    cultura

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  • Bimba morta a Bordighera, svolta nell’inchiesta: arrestato il compagno della madre

    (Adnkronos) – Svolta nell’inchiesta sulla morte di Beatrice, la bambina di 2 anni trovata senza vita lo scorso 9 febbraio a Bordighera, in provincia di Imperia, nella casa in cui viveva con la madre e le sorelle. 

    Dopo l’arresto della madre, Emanuela Aiello, avvenuto nelle ore successive alla morte, è stato arrestato anche il compagno Manuel Iannuzzi, già indagato dalla procura. Le accuse sono di maltrattamenti aggravati dalla morte. 

     

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    cronaca

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  • Prof aggredito da 11enne, sul casco del ragazzo le scritte sulle stragi Usa

    (Adnkronos) – Non solo il messaggio scritto su TikTok ‘Don’t blame me for what I will do in 4 hrs’, cioè ‘Non datemi la colpa per quello che farò tra quattro ore’. L’undicenne che ieri ha tentato di accoltellare il suo docente di tecnologia a San Vito Lo Capo, aveva pubblicato sempre sul social, con gli hashtag “Stream” e “truecrimetok”, una foto del casco integrale – poi indossato durante la tentata aggressione – con le scritte che facevano riferimento alle stragi di ragazzi negli Stati Uniti. Ad esempio ‘Isla Vista’ nella contea di Santa Barbara, in California, dove la sera di venerdì 23 maggio 2014 ci fu una strage di giovani nei pressi dell’università. Oppure la scritta ‘Elliot’, con il riferimento a Elliot Rodger, il ragazzo autore della strage. E’ stato lo stesso professore a bloccare lo studente quando ha visto che lo voleva accoltellare. Per fortuna non è rimasto ferito, ma ha avuto solo qualche graffio.  

    Dietro al gesto dell’11enne ci sarebbe un brutto voto preso dopo una interrogazione andata male, è il sospetto dei docenti della scuola frequentata dal ragazzino. Secondo gli inquirenti il giovanissimo avrebbe preparato tutto fin nei minimi particolari. Solo la prontezza del professore ha evitato il peggio. Giovedì sera, come scrive Serena Mazzini nella newsletter di Valetutto, “un account aveva mostrato l’outfit scelto per l’attacco”. Poi ieri mattina il folle gesto e quella frase criptica. “L’undicenne che frequenta la prima media andava bene a scuola. Non c’erano stati segnali di disagio né di contrasti con i professori. Normali dinamiche scolastiche. Non possiamo aggiungere altro, il minorenne va tutelato”, ha detto il dirigente scolastico Alberto Ruggirello. 

     

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    cronaca

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  • È morta Marcia Lucas, la montatrice premio Oscar di ‘Star Wars’

    È morta Marcia Lucas, la montatrice premio Oscar di ‘Star Wars’

    (Adnkronos) –
    Marcia Lucas, la montatrice che contribuì in modo decisivo alla nascita dell’universo di Star Wars e che vinse l’Oscar per il montaggio di ‘Guerre stellari’, è morta mercoledì 27 maggio a Rancho Mirage, in California. Aveva 80 anni. L’avvocato della famiglia ha confermato che la causa della morte è stata un cancro. Marcia Lucas, all’anagrafe Marcia Lou Griffin era nata a Modesto, in California, il 4 ottobre 1945 ed era stata sposata, dal 1969 al 1983, con George Lucas, il regista e produttore che ha creato le saghe cinematografiche di ‘Guerre stellari’ e ‘Indiana Jones’, e scritto e diretto i film cult come ‘American Graffiti’. 

    In una nota, i familiari l’hanno ricordata con parole che restituiscono la misura del suo impatto umano e professionale: “Marcia sarà ricordata come una narratrice brillante, una pioniera per le donne nel cinema, una madre e una nonna amorevole, una padrona di casa generosa e un’amica leale, il cui umorismo e la cui luce riempivano ogni stanza in cui entrava. La sua influenza sul cinema è indelebile, ma chi l’ha conosciuta meglio ricorderà il modo in cui rendeva la vita più vivida, più bella, più divertente e più piena d’amore”. E ancora: “Il suo lavoro era noto per l’intelligenza emotiva, il ritmo e l’umanità e una capacità rara di trovare la verità di una scena e portare sullo schermo cuore, slancio e chiarezza”. 

    Marcia, che amava definirsi l’“arma segreta” di George Lucas, co-montò ‘American Graffiti’ (per cui fu candidata all’Oscar) e vinse la statuetta per ‘Guerre stellari’. Lavorò anche a ‘Il ritorno dello Jedi’, oltre che a tre film fondamentali della prima fase di Martin Scorsese: ‘Alice non abita più qui’, ‘Taxi Driver’ e ‘New York, New York’.
     

    Il suo contributo all’universo creato dall’allora marito George Lucas è stato spesso descritto come decisivo. Nel libro ‘The Secret History of Star Wars’, Michael Kaminski scrive: “Marcia, insieme a molti amici di George, criticava quali personaggi funzionassero, quali no, quali scene fossero buone, e Lucas compose la sceneggiatura in questo modo. Marcia è sempre stata critica verso ‘Star Wars’, ma era una delle poche persone che Lucas ascoltava con attenzione, sapendo che aveva un talento nel modellare personaggi forti”. 

    Fu lei, per esempio, a suggerire una delle svolte più iconiche della saga. George Lucas raccontò a ‘Rolling Stone’ nel 1977 che l’idea di far morire Obi-Wan Kenobi sulla Morte Nera fu sua: “Più pensavo a Ben che veniva ucciso, più mi piaceva l’idea, perché rendeva la minaccia di Vader più grande e si legava alla Forza e al fatto che potesse usare il lato oscuro”. 

    Mark Hamill, l’attore che nella saga interpretava il personaggio di Luke Skywalker, in un’intervista, ha ricordato un altro momento chiave: “So per certo che Marcia Lucas fu responsabile nel convincere George Lucas a mantenere quel piccolo bacio d’augurio prima che Carrie (Fisher, ndr.) e io ci lanciassimo oltre il baratro nel primo film”. George Lucas temeva che il pubblico ridesse per le ragioni sbagliate, ma secondo Hamill lei gli disse: “‘George, ridono perché è così dolce e inaspettato’. E la sua influenza era tale che, se lei voleva tenerlo, restava”. 

    Nata Marcia Lou Griffin a Modesto e cresciuta a North Hollywood, iniziò come archivista cinematografica prima di entrare come apprendista nel sindacato dei montatori. Conobbe George Lucas quando entrambi furono assunti per lavorare con la leggendaria montatrice Verna Fields. Si sposarono nel 1969 e lei fu assistente al montaggio del suo primo lungometraggio, ‘THX 1138’. La coppia divorziò nel 1983. Il suo secondo matrimonio, terminato nel 1993, fu con Tom Rodrigues, production manager allo Skywalker Ranch. 

    Marcia Lucas lascia le figlie Amanda Lucas e Amy Soper, i nipoti Felix Hallikainen, Aeliana Hallikainen e Knox Soper, e la sua “famiglia d’elezione” composta da Sarah Dyer e Jon Taylor. Una figura spesso rimasta nell’ombra, ma senza la quale il cinema americano degli anni Settanta – e l’immaginario di Star Wars – non sarebbe stato lo stesso. 

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