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  • Roland Garros, oggi Zverev-Halys – Diretta

    Roland Garros, oggi Zverev-Halys – Diretta

    (Adnkronos) –
    Alexander Zverev torna in campo al Roland Garros 2026. Oggi, venerdì 29 maggio, il tennista tedesco sfida il francese Quentin Halys – in diretta tv e streaming – nel terzo turno dello Slam di Parigi. Zverev, che vuole approfittare della sconfitta di Jannik Sinner per provare a portare a casa il suo primo titolo Slam, arriva al match dopo aver battuto Bonzi e Machac. Halys invece ha superato Bellucci e Humbert. 

     

    In caso di passaggio del turno, Zverev se la vedrà con il vincente di Khachanov-De Jong. 

     

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  • San Vito Lo Capo, 11enne tenta di accoltellare l’insegnante e fa la diretta su Telegram

    San Vito Lo Capo, 11enne tenta di accoltellare l’insegnante e fa la diretta su Telegram

    (Adnkronos) – Un alunno di 11 anni, che frequenta la scuola media di San Vito Lo Capo (Trapani), ha tentato oggi, venerdì 29 maggio, di accoltellare il professore di tecnologia durante le lezioni, ma è stato bloccato prima di riuscire a ferirlo. Secondo le prime ricostruzioni, il ragazzino avrebbe portato a scuola due coltelli di piccole dimensioni e avrebbe provato ad aggredire il docente davanti ai compagni di classe. L’undicenne avrebbe indossato un casco integrale nel tentativo di non farsi riconoscere, poi avrebbe ripreso la scena con il cellulare e trasmesso una diretta video all’interno di un gruppo Telegram. Gli investigatori ascolteranno i genitori e i professori dell’11enne.  

    Lo scorso marzo un episodio analogo era avvenuto a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo quando una professoressa di francese era stata colpita con due coltellate da uno studente di 13 anni poco prima dell’inizio delle lezioni. Anche in quell’occasione il ragazzino che indossava una maglietta con scritto ‘vendetta’, aveva trasmesso l’aggressione su Telegram.  

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  • Serie B, oggi Monza-Catanzaro – Diretta

    Serie B, oggi Monza-Catanzaro – Diretta

    (Adnkronos) – Torna in campo la Serie B con l’ultima partita della stagione. Oggi, venerdì 29 maggio, si gioca la finale di ritorno dei playoff tra Monza e Catanzaro – in diretta tv e streaming – che deciderà l’ultima squadra qualificata nella massima serie. I biancorossi sono i favoriti, dopo il successo per 2-0 all’andata (firmato dalle reti di Hernani e Caso), anche alla luce del terzo posto nella regular season (che dà un vantaggio in caso di parità complessiva tra le due partite).  

     

    Una tra Monza e Catanzaro raggiungerà quindi Venezia e Frosinone in Serie A. 

     

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  • Hussar: “La teoria di un attacco baltico alla Russia? Propaganda per nascondere la debolezza di Mosca”

    Hussar: “La teoria di un attacco baltico alla Russia? Propaganda per nascondere la debolezza di Mosca”

    (Adnkronos) – Lauri Hussar parla da Roma, ma il messaggio riguarda tutta l’Europa. Presidente del Riigikogu, il Parlamento estone, giornalista di lungo corso prima di entrare in politica, Hussar è oggi una delle voci più nette del fronte nordico-baltico sulla guerra russa contro l’Ucraina, sulla deterrenza Nato e sulla necessità di rafforzare la difesa europea. 

    Eletto alla guida del Parlamento estone nel 2023 e riconfermato nel marzo 2026, Hussar appartiene a una generazione politica cresciuta nella memoria dell’occupazione sovietica e nella consapevolezza che la sicurezza, per i Paesi baltici, non è mai una categoria astratta. L’Estonia ha deciso di portare la propria spesa militare al 5,4% del Pil, una delle percentuali più alte dell’Alleanza atlantica. Una scelta che a Tallinn viene letta non come un gesto simbolico, ma come una necessità strategica. 

    In questa intervista con l’Adnkronos, Hussar lega il tema della difesa alla sopravvivenza stessa della sovranità europea. “La Russia resta una minaccia di lungo periodo”, afferma. L’obiettivo di Vladimir Putin, secondo il presidente del Parlamento estone, non è fermarsi all’Ucraina, ma “ripristinare l’Unione sovietica e costruire un impero russo”. Per questo, sostiene, la risposta occidentale deve muoversi su tre direttrici: sostegno militare e finanziario a Kyiv, aumento del costo dell’aggressione per Mosca attraverso nuove sanzioni e piena responsabilità internazionale per i crimini commessi dalla Russia, a partire dal tribunale speciale sul crimine di aggressione. 

    Hussar respinge anche la narrazione, rilanciata dalla propaganda russa e arrivata in varie forme anche nel dibattito occidentale, secondo cui i Paesi baltici starebbero preparando provocazioni contro Mosca. “È totalmente falso”, dice. “Sono argomenti di propaganda usati per spostare l’attenzione dal fatto che la Russia è debole, che l’Ucraina riesce a colpire infrastrutture strategiche e che Mosca sta perdendo iniziativa”. 

    Presidente Hussar, partiamo dalla difesa. In Italia l’aumento della spesa militare è un tema politicamente molto delicato. L’Estonia, invece, è arrivata al 5,4% del Pil. Che cosa direbbe all’opinione pubblica e ai politici italiani per spiegare l’urgenza di questa scelta?
     

    Noi lo abbiamo fatto intenzionalmente. Alcuni anni fa la nostra spesa per la difesa era al 2% del Pil, poi abbiamo deciso di aumentarla fino al 5,4%. La ragione è chiara: la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina e l’aggressività russa. 

    Sappiamo che la Russia resterà una minaccia di lungo periodo per l’Europa. Il suo obiettivo non è fermarsi in Ucraina, ma andare oltre. Come membri della Nato e dell’Unione europea, dobbiamo essere il più solidi e forti possibile. Serve una deterrenza eccellente, costruita insieme agli alleati ma anche con il massimo sforzo nazionale. Dobbiamo fare in modo che la Russia non osi mai attaccare. 

    Per noi è una questione di sicurezza e di sovranità. In Estonia abbiamo una presenza molto solida di forze alleate: britannici, americani, francesi. Abbiamo avuto anche la missione italiana di air policing e la cooperazione con l’Italia è stata eccellente. 

    Questo dimostra come funziona la Nato, ma anche quale sia il nostro contributo. Contribuiremo alla difesa comune in tutti i settori, compresa la sicurezza del fianco sud. Ma il punto centrale è che oggi dobbiamo pensare alla sicurezza, a come essere forti e presi sul serio dopo tutto quello che è accaduto. 

    La nostra preoccupazione principale resta la guerra russa contro l’Ucraina. È evidente che Putin non vuole finirla. I suoi obiettivi non sono cambiati: vuole ripristinare l’Unione sovietica e costruire un impero russo. Noi siamo dall’altra parte: siamo il mondo democratico. Dobbiamo difendere i valori democratici, tutto ciò che ci ha portato benessere, prosperità, libertà. Per questo l’aumento della spesa per la difesa è inevitabile. 

    In questi mesi abbiamo visto droni e violazioni dello spazio aereo in diversi Paesi del fianco orientale e settentrionale. In Italia non c’è questa percezione quotidiana delle minacce “sotto soglia”, quelle che non sono un’aggressione aperta ma mettono in crisi i sistemi democratici. Tra Paesi baltici e nordici c’è oggi una maggiore consapevolezza?
     

    Il tema dei droni è reale. In Estonia abbiamo avuto un episodio recente: un drone proveniente dal territorio russo è stato abbattuto in sicurezza. Ora stiamo costruendo i sistemi necessari per rilevare e neutralizzare questo tipo di minacce: radar, sistemi acustici, capacità di intercettazione. E lavoriamo molto da vicino con gli ucraini, che hanno sviluppato un’esperienza straordinaria nella guerra contro i droni. 

    Oggi le informazioni che arrivano dall’Ucraina sono essenziali. Kyiv ci ha già dato molti consigli su come affrontare questo problema. I metodi della guerra sono cambiati, ma restano fondamentali tre cose: essere rapidi, concentrarsi sulle questioni essenziali e lavorare strettamente con gli alleati. 

    C’è poi un altro aspetto. La Russia cerca di accusarci sostenendo che lo spazio aereo baltico sarebbe stato usato per attaccare il suo territorio. Ci sono state accuse ancora più assurde, secondo cui i droni sarebbero partiti dai Paesi baltici. È totalmente falso. 

    Anche in Italia è circolata una teoria secondo cui i Paesi baltici starebbero preparando un attacco contro la Russia.
     

    È totalmente falso. I Paesi baltici non hanno nessun piano del genere. Queste voci, questi argomenti di propaganda, servono solo a distogliere l’attenzione da un fatto: la Russia oggi è debole. L’Ucraina riesce a colpire punti strategici, porti, infrastrutture critiche. Sta ottenendo risultati importanti e la Russia si indebolisce. 

    Per questo Mosca cerca di spostare l’attenzione accusando gli altri. Ma la Russia dovrebbe guardare a sé stessa, ai crimini che ha commesso, alla sua aggressività, e dovrebbe pensare a come porre fine alla guerra in modo giusto. È evidente che la guerra è stata iniziata dalla Russia. È la Russia l’aggressore. Ha commesso moltissimi crimini sul suolo ucraino e deve essere portata davanti alla giustizia. L’accountability, la responsabilità giuridica e politica, è fondamentale. 

    A proposito di responsabilità: come valuta i progressi sulla proposta di un tribunale speciale per il crimine di aggressione? E più in generale, come giudica la strategia europea in questa nuova fase del conflitto?
     

    Sul tema della responsabilità della Russia ci sono progressi. I Paesi membri del Consiglio d’Europa hanno raggiunto un accordo su questioni specifiche e ora il processo va avanti. Tocca ai Parlamenti. In Estonia abbiamo già ratificato questi passaggi, a partire dal tribunale speciale. So che diversi Paesi seguiranno presto. 

    Accertare la responsabilità della Russia è importantissimo perché riguarda lo Stato di diritto, il diritto internazionale, l’ordine internazionale. È essenziale riportare ordine e diritto nelle relazioni internazionali. È una questione di giustizia. 

    Vedo che le cose stanno avanzando. Anche il fatto che l’Ungheria rientri nella Corte penale internazionale è un segnale: i Paesi stanno prendendo molto seriamente la questione dell’accountability. E questo processo andrà avanti. 

    Dopo l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, l’Europa ha atteso a lungo una soluzione negoziale costruita da Washington. Ora c’è il prestito da 90 miliardi per l’Ucraina e si parla di un ruolo più centrale dell’Europa al tavolo. Quale dovrebbe essere la strategia europea per arrivare alla fine della guerra?
     

    In questo momento è evidente che la Russia non vuole negoziare. Pensa ancora di poter vincere la guerra. Ma ciò che sta facendo è disperato: usare missili balistici contro civili a Kyiv è un altro esempio molto chiaro della criminalità del regime di Putin. 

    Dobbiamo continuare a sostenere l’Ucraina. Gli ucraini sono militarmente molto capaci, stanno avanzando, sono motivati e sanno difendersi. Questo è il primo punto. 

    Il secondo è alzare il costo dell’aggressione per la Russia. Questo significa più sanzioni e un isolamento molto più forte. Vediamo che le sanzioni funzionano, funzionano molto bene. 

    Il terzo è il sostegno degli alleati all’Ucraina. Il prestito da 90 miliardi di euro è una misura importante, ma credo che ce ne saranno altre, non solo da parte dei Paesi europei ma anche di altri partner. 

    Ci sono segnali molto chiari che la Russia sia più debole che mai, o comunque più debole di quanto sia stata negli ultimi vent’anni. Ha perso l’iniziativa in molti campi, ha perso posizione internazionale, è bloccata in questa guerra e non riesce a uscirne. Ma la guerra è anche l’unica ragione per cui Putin resta al potere: è la sua idea, è il suo progetto. Per questo continua. 

    Lei vede quindi una Russia indebolita, non una Russia in grado di dettare le condizioni?
     

    Sì. Basta guardare a ciò che è accaduto il 9 maggio a Mosca, durante la parata militare. È stata la parata più patetica della storia russa. Per la prima volta da molto tempo non hanno mostrato equipaggiamenti sulla Piazza Rossa, li hanno mostrati solo in video. La ragione principale è che quegli equipaggiamenti non li hanno più: sono al fronte oppure sono stati distrutti. Questo ha dato un segnale molto chiaro: le cose stanno cambiando. 

    Lei ha detto che il 2% del Pil per la difesa non può più essere considerato un obiettivo, ma semmai un punto di partenza. Qual è allora il benchmark realistico per l’Europa?
     

    Il punto non è fissare una cifra simbolica. Il punto è capire quali capacità servono davvero. Noi abbiamo portato la spesa al 5,4% perché abbiamo valutato la minaccia, le nostre esigenze e il contesto strategico. Per l’Estonia, oggi, questa è una necessità. 

    Ogni Paese ha la propria situazione di bilancio e le proprie priorità, ma tutti gli alleati devono capire che la sicurezza europea non può essere data per scontata. Per molti anni, in Europa, si è pensato che la pace fosse permanente. La guerra russa contro l’Ucraina ha dimostrato che non è così. 

    Il 2% era un segnale politico importante, ma oggi non basta più. Dobbiamo costruire capacità reali: difesa aerea, munizioni, sistemi anti-drone, prontezza militare, infrastrutture, cyberdifesa, mobilità militare. La domanda non deve essere “quanto poco possiamo spendere”, ma “che cosa serve per impedire alla Russia di pensare che un’aggressione possa avere successo”. La Russia usa strumenti ibridi, propaganda, attacchi cibernetici, pressioni energetiche, campagne di disinformazione. Queste minacce riguardano tutti. 

    La sicurezza del fianco orientale e quella del fianco meridionale non sono in contraddizione. Sono parte della stessa sicurezza europea. La Nato funziona se ogni alleato comprende le minacce degli altri e contribuisce alla difesa comune. (di Giorgio Rutelli) 

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  • De Corso (UniPg): “Nuovi biologici verso somministrazioni ogni 6 mesi”

    De Corso (UniPg): “Nuovi biologici verso somministrazioni ogni 6 mesi”

    (Adnkronos) – “I farmaci biologici hanno rivoluzionato il trattamento di alcune malattie croniche, come la poliposi nasale e l’asma. Tuttavia, l’innovazione in questo campo non si è fermata: le nuove tecnologie e le modifiche nella struttura molecolare di questi farmaci stanno aprendo la strada allo sviluppo di biologici con caratteristiche differenti rispetto a quelli attualmente disponibili, in particolare per quanto riguarda la durata d’azione e l’interazione con il target terapeutico”. Così Eugenio De Corso, professore associato dell’università degli Studi di Perugia, nell’ambito del Congresso nazionale della Società italiana di otorinolaringoiatria e chirurgia cervico-facciale (SIOeChCf), in corso fino al 30 maggio all’Auditorium Parco della Musica di Roma. 

    “Tra gli obiettivi attuali – spiega – vi è quello di prolungare gli intervalli di somministrazione grazie a una maggiore affinità con il bersaglio terapeutico. L’ipotesi, in prospettiva, è arrivare anche a una somministrazione ogni 6 mesi, con vantaggi importanti per il paziente, soprattutto in termini di qualità della vita e di gestione della terapia. Una maggiore durata d’azione – sottolinea – potrebbe favorire non solo un migliore controllo dell’infiammazione, ma anche una più elevata aderenza terapeutica, riducendo il carico del trattamento per il paziente. Naturalmente saranno necessarie ulteriori evidenze scientifiche per confermare questi benefici, ma è chiaro che l’innovazione in questo ambito è ormai avanzata e potrà avere un impatto significativo sulla pratica clinica”. 

    “Resta comunque centrale – precisa lo specialista – il rapporto tra medico e paziente: anche in presenza di intervalli di somministrazione più lunghi, è fondamentale che i pazienti continuino a essere monitorati nel tempo, per valutare efficacia e sicurezza della terapia. Sarà quindi necessario mantenere un follow-up regolare e motivare i pazienti a garantire continuità nel percorso di cura”. 

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  • Cantone (UniCal): “Nella poliposi nasale decisiva la medicina di precisione”

    Cantone (UniCal): “Nella poliposi nasale decisiva la medicina di precisione”

    (Adnkronos) – “Oggi è fondamentale selezionare attentamente il paziente con poliposi nasale, poiché viviamo in un’epoca in cui la medicina di precisione è centrale. La fenotipizzazione, o meglio la feno‑endotipizzazione, è essenziale per definire la scelta terapeutica più appropriata e individuare il paziente corretto”. Lo ha detto Elena Cantone, professoressa di Otorinolaringoiatria all’università della Calabria e direttore dell’Uoc di Otorinolaringoiatria dell’ospedale Annunziata di Cosenza, in occasione del congresso nazionale della Società italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia cervico‑facciale (SIOeChCf), in corso a Roma. 

    L’esperta ha approfondito il profilo del paziente con infiammazione di tipo 2 (T2), “una forma di infiammazione sistemica che rende la patologia una malattia cronica, capace di manifestarsi a livello polmonare con l’asma, a livello nasale con la poliposi e a livello cutaneo con la dermatite atopica. Comorbidità, biomarcatori e manifestazioni cliniche – tra cui iposmia o perdita dell’olfatto – incidono significativamente sulla qualità della vita”. 

    In un contesto sempre più orientato alla prevenzione delle recidive, “l’approccio clinico è cambiato, traducendosi in una presa in carico più precoce e strutturata del paziente, soprattutto nel follow‑up – ha spiegato Cantone – Dopo l’intervento chirurgico, il paziente viene monitorato in modo continuativo, così da intercettare tempestivamente eventuali riacutizzazioni e correggere fattori di rischio che possono favorire le recidive, come fumo ed esposizione ad allergeni.E’ importante che il paziente sia consapevole di trovarsi di fronte a una malattia benigna, ma infiammatoria e cronica, e si rivolga allo specialista fin dalle prime manifestazioni”.  

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  • Vultaggio (Careggi): “Bene monoclonali per poliposi nasale e asma severa”

    Vultaggio (Careggi): “Bene monoclonali per poliposi nasale e asma severa”

    (Adnkronos) – “Abbiamo recentemente pubblicato uno studio su pazienti con asma severa o eosinofilica associata a poliposi nasale, valutando l’impatto del trattamento con anticorpi monoclonali anti‑interleuchina‑5 sulle caratteristiche istologiche delle alte vie aeree. L’analisi ha evidenziato una riduzione della quota di eosinofili infiammatori, cioè di quelle cellule attivate coinvolte direttamente nel danno tissutale”. Lo ha detto Alessandra Vultaggio, professoressa di Allergologia e immunologia clinica dell’Aou Careggi di Firenze, in occasione del congresso nazionale della Società italiana di otorinolaringologia e chirurgia cervico‑facciale (SIOeChCf), in corso a Roma fino al 30 maggio. 

    “E’ emerso chiaramente – ha spiegato – che quanto più si riesce a incidere su queste cellule, tanto migliore è l’esito clinico in termini di poliposi nasale, come indicato dai principali score di severità della malattia”. L’esperta sottolinea inoltre l’importanza di considerare asma e poliposi nasale come manifestazioni di un unico processo patologico: “Si tratta di una condizione che coinvolge sia le alte sia le basse vie aeree. Pur con alcune differenze locali, i meccanismi infiammatori sono condivisi e questo ha implicazioni rilevanti anche sul piano terapeutico, rendendo strategico disporre di trattamenti attivi su entrambi i distretti”. 

    Sul fronte dell’approccio clinico, Vultaggio richiama il ruolo della personalizzazione delle cure: “Non siamo ancora in una piena medicina di precisione, ma disporre di più opzioni terapeutiche impone criteri di selezione rigorosi per identificare il paziente giusto al momento giusto e intervenire precocemente sui meccanismi patogenetici. Essendo patologie croniche caratterizzate da possibile rimodellamento dei tessuti, un trattamento tempestivo può contribuire a prevenire esiti irreversibili”. Attenzione anche ai bisogni ancora insoddisfatti: “I pazienti con poliposi nasale presentano frequentemente recidive anche dopo interventi chirurgici. L’accesso alle terapie biologiche può variare nel percorso di cura ed è quindi fondamentale un approccio multidisciplinare, con il coinvolgimento di allergologo, immunologo, pneumologo e otorinolaringoiatra, per definire la strategia più appropriata nelle diverse fasi della malattia”, ha concluso. 

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  • Tiziano Ferro pronto per Sanremo: “Mi piacerebbe partecipare in gara, ci vuole la canzone giusta”

    Tiziano Ferro pronto per Sanremo: “Mi piacerebbe partecipare in gara, ci vuole la canzone giusta”

    (Adnkronos) – “Mi piacerebbe partecipare in gara al Festival di Sanremo: con la canzone giusta lo farei. Sono cambiato, oggi sono più sereno e non me ne importerebbe nulla della competizione. La partecipazione di Giorgia ci ha insegnato che non essere tra i primi cinque non è un problema”. Così Tiziano Ferro, in un incontro con la stampa, risponde alla domanda dell’Adnkronos se gli piacerebbe calcare quel palco da Big in gara, ricordando anche che Carlo Conti lo aveva invitato: “Mi aveva chiesto di andare, ma stavo per uscire con il disco e non potevo fermare tutto: ci lavorano cento persone, con cento famiglie da sostenere”. L’artista coglie l’occasione per riconoscere il lavoro di Amadeus: “Il Festival era un po’ dormiente e lui lo ha riattivato”.  

    È il caso di dirlo: Tiziano Ferro è tornato. E lo fa al grido di ‘Sono un grande’, che non è solo il titolo del nuovo album ma una dichiarazione di identità, una lettera d’amore verso sé stesso dopo anni difficili: la dipendenza dall’alcol raccontata nel docu-film ‘Ferro’, la fine del matrimonio, la gestione complessa dei figli dopo la separazione, le ferite personali da ricucire. Ora il cantante di Latina è pronto a un nuovo capitolo: chiuso il tour negli stadi, si immergerà nel film tratto dal suo romanzo ‘La felicità al principio’. “Abbiamo appena finito di scrivere la sceneggiatura e il film entrerà in produzione l’anno prossimo”, rivela. Alla regia ci sarà Francesco Amato, già dietro la macchina da presa di Imma Tataranni. Il cast? “Non lo abbiamo ancora scelto, però mi piacerebbe da morire Riccardo Scamarcio. Ma anche Alessandro Borghi”. 

    Intanto Ferro scalda i motori per la prima data del tour negli stadi, il 30 maggio a Lignano. Poi Milano (6 e 7 giugno), Torino (10 giugno), Bologna (14 giugno), Padova (18 giugno), Napoli (23 giugno), Roma (27 e 28 giugno), Ancona (3 luglio), Bari (8 luglio), fino all’ultima tappa del 12 luglio a Messina. “Sarà un grande palco in cui presente e passato si incontrano”. La scaletta si apre con ‘Sono un grande’ e si chiude con ‘Xdono’, che compie 25 anni, gli stessi anni di carriera che festeggerà il 21 giugno. “Nel mondo in cui viviamo possiamo chiamarci ‘grandi’, nessuno può negarci il diritto di concederci un complimento. Prima invece chiedevamo perdono”.  

    Sulla costruzione della scaletta, Tiziano spiega di aver “provato a farla tutta a ritroso, come un viaggio nel tempo”, ma alla fine “siamo a un 60-70% di ritorno al passato, non del tutto”. A lui piace “schematizzare, creare timeline”, ma ricorda che la scaletta “è fatta per le persone”: “Quando vado a un concerto voglio ridere, stare bene, tornare a casa con un ricordo. Voglio cantare in macchina con gli amici, come quando ascolti Dolly Parton o Donna Summer”. Anche se alcuni brani sono meno popolari, li rivendica: “Sono quelli che piacciono a me. Io sono un veicolo di emozioni”. Racconta poi di aver capito tardi il suo ruolo: “All’inizio scrivi cose che speri ascolti la tua famiglia, perché finalmente si accorga di te. Poi diventano un disco, poi due… e magari ancora non si accorgono di te”. Intanto però “c’è un mare di persone con la mano alzata che ti chiede di parlare con loro”, e quel linguaggio che per i più vicini “sembrava quasi da analfabeta” diventa “utile a tutti gli altri”. Per Ferro “è una missione, a volte anche una condanna: continui a non essere compreso nel cerchio più stretto, ma sei circondato da migliori amici che ti hanno scelto”.  

    Non mancherà il corpo di ballo hip hop, cifra stilistica che Ferro sente addosso da sempre: “Per questo tour ho semplicemente rispolverato cose che avevo già. Non ho dovuto costruire un vagone del treno. Era tutto lì”. Oggi esce negli store fisici anche ‘Sono un grande – Deluxe’: tra i featuring Giorgia in ‘Superstar’, Shiva in ‘Felici a metà’ e Lazza in’ XXdono’. “All’età di Lazza io non avevo nient’altro che la musica, era tutto. Adesso non è più così, perché ho imparato anche a parlare. Prima parlavo solo attraverso la musica: c’erano cose che non riuscivo a dire se non con la musica, ed era anche giusto così”. Nelle date milanesi saliranno sul palco Lazza, Shiva e Ditonellapiaga, mentre a in quelle romane Giorgia e Ariete. “Da quando sono diventato padre, però, il concerto è diventato un momento in cui riesco a togliermi i vestiti sbavati – dice ridendo – e creare un’onestà intima, nuda e cruda, con le persone che ho davanti. Un’onestà che non troverei neanche in un club: se dovessi cantare con la chitarra, occhi negli occhi con il pubblico, forse mi vergognerei”. E ora che tutto è pronto, Ferro si sente carico: “Mi sono detto: che figata. Sono pieno di entusiasmo, stracolmo di energie. Stavolta gioco in difesa: viaggio con la logopedista e anche con la psicologa. Quella ce la dovremmo portare tutti”, conclude. 

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  • Nastri d’argento, ‘La grazia’ guida le nomination e ‘Buen camino’ con Zalone è Nastro dell’anno

    Nastri d’argento, ‘La grazia’ guida le nomination e ‘Buen camino’ con Zalone è Nastro dell’anno

    (Adnkronos) –
    ‘La grazia’ di Paolo Sorrentino con nove nomination è il film più candidato all’80esima edizione dei Nastri d’argento, i premi assegnati dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani. A seguire con 6 ‘Cinque secondi’ di Paolo Virzì, ‘Gli occhi degli altri’ di Andrea De Sica, ‘Le città di pianura’ di Francesco Sossai e ‘Le cose non dette’ di Gabriele Muccino. Hanno ottenuto 5 candidature ’40 secondi’ di Vincenzo Alfieri, ‘La gioia’ di Nicolangelo Gelormini e ‘Primavera’ di Damiano Michieletto. Con 4 ‘Duse’ di Pietro Marcello, ‘Il Dio dell’Amore’ di Francesco Lagi, ‘Notte prima degli esami 3.0’ di Tommazo Renzoni. Infine, 3 le candidature per ‘Ammazzare stanca – Autobiografia di un assassino’ di Daniele Vicari, ‘Gioia mia’ di Margherita Spampinato, ‘La salita’ di Massimiliano Gallo e ‘La valle dei sorrisi’ di Paolo Strippoli.  

    Nel corso della cerimonia di premiazione – che si terrà mercoledì 24 giugno al Teatro Argentina – sarà consegnato il Nastro d’argento dell’anno a ‘Buen Camino’ di Gennaro Nunziante con Checco Zalone: è la prima volta che questo riconoscimento va a una commedia. 

     

    Oltre ai titoli candidati per il Miglior film’, i cinque finalisti per la ‘Migliore regia’ sono Andrea De Sica per ‘Gli occhi degli altri’, Nicolangelo Gelormini per ‘La gioia’, Gabriele Muccino per ‘Le cose non dette’, Paolo Sorrentino per ‘La grazia’ e Paolo Virzì per ‘Cinque secondi’.  

    I ‘Migliori esordi’ in nomination sono quelli di Massimiliano Gallo per ‘La salita’, Damiano Michieletto per ‘Primavera’, Alberto Palmiero per ‘Tienimi presente’, Ludovica Rampoldi per ‘Breve storia d’amore’ e Margherita Spampinato per ‘Gioia mia’.  

    Candidati per la Commedia: ‘Il Dio dell’Amore’ di Francesco Lagi, ‘La vita va così’ di Riccardo Milani, ‘Lavoreremo da grandi’ di Antonio Albanese, ‘Notte prima degli esami 3.0’ di Tommaso Renzoni, ‘Oi vita mia’ di Pio e Amedeo. 

    Nella cinquina per il Soggetto in lizza per il premio ci sono: ‘Fuori la verità’ di Davide Minnella, Elena Giogli, Michele Furfari, Gaia Marianna Musacchio; ‘Il bene comune’ di Valter Lupo e Rocco Papaleo; ‘La valle dei sorrisi’ di Jacopo Del Giudice, Paolo Strippoli, Milo Tissone; ‘Un film fatto per bene’ Franco Maresco e Claudia Uzzo; ‘Unicorni’ di Alessia Crocini e Michela Andreozzi. Per la ‘Sceneggiatura’ sono entrati in cinquina Francesco Bruni, Carlo Virzì, Paolo Virzì con ‘Cinque secondi’, per ‘La gioia’ Giuliano Scarpinato, Benedetta Mori in collaborazione con Chiara Tripaldi con la collaborazione alla sceneggiatura di Nicolangelo Gelormini, Paolo Sorrentino per ‘La grazia’, Riccardo Brun, Mara Fondacaro, Massimiliano Gallo per ‘La salita’, Francesco Sossai e Adriano Candiago per ‘Le città di pianura’.  

     

    E poi le attrici e gli attori in nomination di questa 80esima edizione. Le ‘Protagoniste’ candidate sono Valeria Bruni Tedeschi per ‘Duse’, Anna Ferzetti per ‘La grazia’, Valeria Golino per ‘La gioia’, Aurora Quattrocchi per ‘Gioia mia’, Jasmine Trinca per ‘Gli occhi degli altri’; le ‘non protagoniste’ in candidatura sono invece Giuliana De Sio per ‘Nel tepore del ballo’, Milvia Marigliano per ‘La grazia’, Fabrizia Sacchi per ‘Primavera’, Teresa Saponangelo con ‘Per te’, Ilaria Spada per ‘Cinque secondi’.  

    E ancora la cinquina degli ‘Attori protagonisti’: Valerio Mastandrea per ‘Cinque secondi’, Gabriel Montesi per ‘Ammazzare stanca – Autobiografia di un assassino’, Saul Nanni per ‘La gioia’, Sergio Romano per ‘Le città di pianura’, Toni Servillo per ‘La grazia’. I ‘non protagonisti’: Pierpaolo Capovilla per ‘Le città di pianura’, Francesco Gheghi per ’40 secondi’, Vinicio Marchioni per ‘Ammazzare stanca – Autobiografia di un assassino’, Andrea Pennacchi per ‘Primavera’, Claudio Santamaria per ‘Le cose non dette’.  

    E ancora attrici e attori per la commedia: le ‘Attrici’ candidate sono Beatrice Arnera per ‘Cena di classe’, Sabrina Ferilli per ‘Notte prima degli esami 3.0’, Daria Frediani per ‘Era’, Claudia Pandolfi per ‘2 cuori e 2 capanne’, Isabella Ragonese per ‘Il Dio dell’Amore’. E gli ‘Attori’: Giuseppe Battiston per ‘Lavoreremo da grandi’, Francesco Colella per ‘Il Dio dell’Amore’, Gianni Di Gregorio per ‘Come ti muovi sbagli’, Edoardo Leo per ‘2 cuori e 2 capanne’, Gian Marco Tognazzi per ‘Notte prima degli esami 3.0’.  

    Per la ‘Fotografia’ concorrono Gogò Bianchi per ‘Gli occhi degli altri’, Daria D’Antonio per ‘La grazia’, Gherardo Gossi per ‘Ammazzare stanca – Autobiografia di un assassino’, Marco Graziaplena per ‘Duse’, Fabio Zamarion per ‘Le cose non dette’.  

    Per la ‘Scenografia’ Gaspare De Pascali con Carlotta Dessmann per ‘Duse’, Massimiliano Nocente per ‘Breve storia d’amore’, Lily Pungitore per ‘Anna’, Alessandro Vannucci per ‘Gli occhi degli altri’, Tonino Zera per ‘Alla festa della rivoluzione’.  

    Per i ‘Costumi’ sono candidati Mariarita Barbera e Gaia Calderone per ‘Primavera’, Antonella Cannarozzi per ‘La gioia’, Andrea Cavalletto per ‘Testa o croce?’, Massimo Cantini Parrini per ‘Gli occhi degli altri’, Ursula Patzak per ‘Alla festa della rivoluzione’.  

    In cinquina per il ‘Montaggio’ Vincenzo Alfieri per ’40 secondi’, Paolo Cottignola per ‘Le città di pianura’, Claudio Di Mauro per ‘Le cose non dette’, Massimo Quaglia per ‘Anna’, Cristiano Travaglioli per ‘La grazia’.  

    Per il ‘Sonoro’, infine, in rappresentanza dell’intera squadra sono in lizza: Emanuele Cecere e Mirko Perri per ‘La grazia’, Fabio Conca per ‘Cinque secondi’, Adriano Di Lorenzo per ’40 secondi’, Maricetta Lombardo per ‘Gli occhi degli altri’, Francesco Morosini per ‘La valle dei sorrisi’.  

    In gara per il Nastro dedicato ai ‘Casting director’ concorrono: Marco Matteo Donat-Cattin e Federica Baglioni per ’40 secondi’, Anna Pennella per ‘La valle dei sorrisi’, Antonio Rotundi per ‘Le cose non dette’, Margherita Spampinato e Giulia Tarquini per ‘Gioia mia’, Davide Zurolo per ‘Un anno di scuola’.  

    Le candidature per la ‘Migliore colonna sonora’: Enzo Avitabile per le musiche de ‘La salita’, Stefano Bollani per ‘Il Dio dell’Amore’, Michele Braga per ‘Il bene comune’, Fabio Massimo Capogrosso per ‘Primavera’, Moses Concas per ‘La vita va così’. Infine le ‘Canzoni originali’ in gara: ‘Le brave ragazze’ da Notte prima degli esami 3.0 composta da Alessandro Casagni, testi e musica di Margherita Carducci (Ditonellapiaga) eseguita da Ditonellapiaga; ‘Le cose non dette’ da ‘Le cose non dette’ scritta da Marcello Grilli, Alessandro Mahmoud e Paolo Buonvino, prodotta e orchestrata da Paolo Buonvino ed eseguita da Mahmood; ‘Malavia’ da ‘Malavia’ musica e testi di Vincenzo Artigiano (Speaker Cenzou), Giuseppe Sica, Mattia Cozzolino eseguita da Mattia Cozzolino e Speaker Cenzou (Vincenzo Artigiano); ‘Ti’ da ‘Le città di pianura’ musica, testi ed esecuzione di Marco Spigariol (Krano); ‘Vàttelo!’ da ‘Io sono Rosa Ricci’ testo di Gennaro “Raiz” Della Volpe e Silvia Uras, musica di Paolo Baldini Dubfiles eseguita da Paolo Baldini Dubfiles feat. Raiz e Silvia Uras. 

    Nei prossimi giorni l’annuncio dei Premi di quest’edizione come sempre assegnati dal Direttivo Nazionale che aggiungerà riconoscimenti e segnalazioni per film e talenti che non figurano nelle nomination. E ancora una volta i giovani saranno grandi protagonisti di un palmarès che assegnerà il Nastro d’Argento Siae per la sceneggiatura e del Premio Bnl Bnp Paribas, dei Premi Guglielmo Biraghi, Nuovo Imaie e il Premio Nastri d’Argento-Hamilton Behind the camera. Saranno annunciati anche i Premi della Fondazione Claudio Nobis e il riconoscimento intitolato a Graziella Bonacchi.  

    La selezione a cura del Direttivo Nazionale dei Giornalisti Cinematografici Italiani (Sngci) presieduto da Laura Delli Colli è stata condivisa da Paolo Sommaruga (vicepresidente), Fulvia Caprara, Nicole Bianchi e Damiano Panattoni con la collaborazione di Maurizio di Rienzo e Fabio Falzone per il Consiglio Nazionale. Segreteria organizzativa Sngci Susanna Rotunno. La raccolta dei voti e lo spoglio sono affidati, come sempre, al Notaio Alessandra Temperini.  

    Nelle candidature da oggi al voto della stampa specializzata, che sceglierà i vincitori di quest’ edizione così significativa, sono 36 i titoli selezionati, tra i quali scorre un fil rouge che evidenzia con la qualità degli esordi, una selezione eterogenea con una presenza di temi sociali che emergono anche nella commedia. Significativa, inoltre, l’attenzione d’autore ad una narrazione che, con stili diversi, sottolinea comunque un presente nel quale è forte lo smarrimento di fronte alle difficoltà quotidiane, ma anche la rappresentazione della violenza e il senso della sopraffazione di genere che filtra fin dalle sceneggiature. 

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  • Djokovic, furia contro… un cameraman: cos’è successo con Fonseca

    Djokovic, furia contro… un cameraman: cos’è successo con Fonseca

    (Adnkronos) –
    Furia Novak Djokovic al Roland Garros 2026. Oggi, venerdì 29 maggio, il tennista serbo ha sfidato il brasiliano Joao Fonseca nel terzo turno dello Slam di Parigi, in una partita caratterizzata da alcuni momenti di nervosismi. Dopo aver conquistato il secondo set, ripetendo il 6-4 con cui si era concluso il primo parziale, Djokovic si è arrabbiato con un cameramen. 

    Quando Djokovic si è seduto in panchina infatti, la telecamera si è avvicinata per il più classico dei primi piani, ma provocando la reazione rabbiosa del serbo: “Vuoi venirmi addosso?”, ha urlato Djokovic, che poi ha ribadito il concetto con un “dammi un po’ di spazio”. 

    Non è la prima volta durante il match che Djokovic si lascia andare a momenti di nervosismo. Nel corso della sfida infatti, il serbo si è lamentato in particolare per il sole e per il sudore che gli finiva negli occhi, non aiutandolo quindi a giocare: “Non vedo niente”, ha urlato in più occasione Djokovic rivolto al suo angolo. 

     

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