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  • Magi: “Dopo Covid Italia più preparata contro i virus ma territorio resta fragile”

    Magi: “Dopo Covid Italia più preparata contro i virus ma territorio resta fragile”

    (Adnkronos) – L’esperienza del Covid “ha lasciato un’eredità importante nella gestione delle emergenze sanitarie. Contro virus emergenti l’Italia è più preparata, ma il Ssn presenta ancora criticità soprattutto sul fronte della sanità territoriale e della carenza di specialisti”. Così all’Adnkronos Salute Antonio Magi, segretario generale del Sumai-Assoprof, il sindacato dei medici specialisti ambulatoriali, parlando dei recenti allarmi legati a hantavirus ed Ebola e della capacità del Paese di rispondere tempestivamente a eventuali nuove emergenze epidemiche. 

    Secondo Magi, “oggi l’Italia dispone di strumenti più strutturati rispetto al passato: esistono reti di sorveglianza epidemiologica, protocolli condivisi e una maggiore capacità diagnostica dei laboratori. Tuttavia – spiega – il vero nodo resta la rapidità organizzativa e la capacità di garantire una risposta uniforme in tutte le Regioni. Il piano pandemico non può attivarsi solo durante l’emergenza – sottolinea – ma deve essere costantemente aggiornato e integrato con le attività sanitarie del territorio”. A preoccupare Magi è il “coordinamento operativo del sistema sanitario regionale, chiamato a reagire in modo omogeneo e immediato davanti a possibili focolai”. 

    Il segretario generale di Sumai-Assoprof invita comunque a “distinguere chiaramente tra virus” come Ebola o hantavirus e il Covid-19. “Le modalità di trasmissione sono molto diverse”, precisa: “Nel caso di Ebola e hantavirus è necessario un contatto diretto con persone sintomatiche, mentre il Covid poteva essere diffuso anche da soggetti apparentemente sani. Per questo, al momento, non esistono le condizioni per un allarme simile a quello vissuto durante la pandemia da Sars-CoV-2”. Il punto più critico resta però la medicina territoriale. “La vera sfida si gioca sul territorio” rimarca Magi, ricordando come durante il Covid “proprio le difficoltà dell’assistenza territoriale abbiano contribuito alla crisi degli ospedali. A preoccupare è soprattutto la carenza crescente di medici specialisti e di professionisti della medicina generale. Sebbene esista già un collegamento tra medici di famiglia, pediatri e specialistica ambulatoriale, mancano le risorse umane necessarie per garantire una risposta efficace e tempestiva”. 

    “Bisogna investire sugli specialisti e rafforzare l’integrazione con i dipartimenti di prevenzione – afferma Magi – L’obiettivo è riuscire a gestire contemporaneamente sia eventuali emergenze epidemiche sia le normali patologie acute e croniche, che durante il Covid hanno spesso subito ritardi e disagi assistenziali”. In questo contesto viene indicato come strategico anche il ruolo delle Case di comunità, “considerate uno strumento fondamentale per rafforzare la presa in carico territoriale e migliorare la capacità di risposta del sistema sanitario”. 

    I focolai di Ebola e hantavirus ripropongono il tema della One health, l’approccio che collega salute umana, salute animale e tutela dell’ambiente. Secondo Magi, “il principio è ormai condiviso, ma ancora non pienamente applicato. Le zoonosi, cioè il salto dei virus dagli animali all’uomo, sono favorite anche dai cambiamenti ambientali e dalla distruzione degli ecosistemi. Deforestazione, inquinamento e uso massiccio di pesticidi modificano infatti gli equilibri naturali e aumentano il rischio di nuove emergenze sanitarie. Per questo, One health non può restare solo uno slogan: deve diventare una vera cultura della prevenzione e una priorità strutturale delle politiche sanitarie e ambientali”, conclude il segretario generale Sumai-Assoprof. 

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  • Casella (Sitd): “15 milioni di italiani avrebbero bisogno di cure per le dipendenze ma solo l’8% accede ai servizi”c

    Casella (Sitd): “15 milioni di italiani avrebbero bisogno di cure per le dipendenze ma solo l’8% accede ai servizi”c

    (Adnkronos) – “In Italia circa 15 milioni di persone avrebbero bisogno di cure per una forma di dipendenza, ma solo l’8% accede realmente ai servizi sanitari dedicati, da qui la neccessità di un maggior impegno politico e investimenti. Nel nostro Paese si stimano circa 13 milioni di fumatori, quasi 1,5 milioni di consumatori di cocaina e circa 400mila persone che fanno uso di oppiacei. Per il gioco d’azzardo, invece, si parla di circa 1 milione di giocatori problematici adulti e di 800mila giovani con un contatto continuativo con piattaforme di gioco”. A lanciare l’allarme all’Adnkronos Salute è Pietro Casella, esperto di medicina delle dipendenze e consigliere nazionale della Società italiana tossicodipendenze (Sitd), a margine di ‘Parola alla medicina’, format audiovisivo della Fism (Federazione società medico-scientifiche italiane), di cui Adnkronos è media partner. 

    “Le dipendenze non riguardano solo droghe, alcol o fumo – spiega Casella – ma anche comportamenti e strumenti digitali che possono provocare danni fisici, psicologici, sociali ed economici. Inoltre, colpiscono uomini e donne di ogni età e classe sociale, in modo trasversale e democratico”. Secondo l’esperto, si parla di vera dipendenza quando una persona, pur convinta di poter smettere in qualsiasi momento, si rende conto di non riuscirci. “Vale per il fumo, per l’alcol, per il gioco d’azzardo e sempre più anche per social network e dispositivi digitali”. Particolare preoccupazione desta il fenomeno delle dipendenze digitali. “I dati sono ancora limitati perché si tratta di un fenomeno relativamente recente, ma un elemento appare chiaro: l’età del primo accesso si sta abbassando drasticamente. Stiamo andando sotto i 6 anni”, avverte Casella, sottolineando il ruolo cruciale dei genitori nell’educazione all’uso della tecnologia. 

    Secondo l’esperto, non basta vietare: serve soprattutto sensibilizzare le famiglie. “Non si può usare lo smartphone come strumento per calmare un bambino, anche mentre lo si sta allattando al seno. Questa non è una questione che si può risolvere soltanto con le leggi, ma riguarda soprattutto l’educazione”, precisa. In diversi Paesi, come Australia e Francia, l’accesso ai social network è regolato per i minori di 13 anni. Anche in Italia il dibattito è aperto. Ma, per Casella, il vero nodo resta la prevenzione precoce: “Bisogna educare i genitori già nei corsi pre-parto, spiegando l’importanza di ritardare il più possibile l’esposizione ai dispositivi digitali e dare il buon esempio”. Il rischio, ammonisce, è che un’immersione troppo precoce nel mondo digitale favorisca disturbi emotivi, difficoltà nel controllo delle emozioni e, nei casi più gravi, veri e propri disturbi psichiatrici: “Le dipendenze digitali possono diventare anche una porta d’accesso ad altre dipendenze, come droghe, gioco d’azzardo e gaming patologico”. Casella sottolinea infine la necessità di interventi mirati sul territorio. “Le campagne di massa spesso hanno effetti limitati. Serve un lavoro capillare con pediatri, consultori familiari, scuole e comunità locali”. Fondamentale anche una migliore comunicazione sanitaria: “Fare una buona informazione significa rendere più efficaci le cure”. 

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    cronaca

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  • Autostrade Cav, da giugno possibile rimborso pedaggio per cantieri o blocco del traffico

    Autostrade Cav, da giugno possibile rimborso pedaggio per cantieri o blocco del traffico

    (Adnkronos) – Dal 1° giugno 2026 scatta anche per gli utenti di Concessioni Autostradali Venete la possibilità di chiedere il rimborso dei pedaggi in caso di cantieri o blocco prolungato del traffico lungo la rete di competenza. La novità, introdotta dalla delibera 211/2025 dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART), riguarda in questa prima fase solamente i viaggi effettuati all’interno delle competenze di ogni singola concessionaria e il rimborso sarà possibile solo in determinati casi, come ad esempio rallentamenti dovuti a cantieri programmati o traffico bloccato per oltre un’ora. L’importo sarà determinato sulla base di coefficienti stabiliti dall’Art. Non si avrà diritto al ristoro in presenza di cantieri emergenziali, come quelli in caso di incidenti, eventi meteo avversi o attività di soccorso. 

    L’eventuale rimborso non è automatico, ma previsto, previa verifica dei requisiti, solamente se l’utente ne farà richiesta, compilando l’apposito form all’interno del sito www.cavspa.it. Nella richiesta andranno indicate le stazioni di entrata e uscita, che dovranno necessariamente insistere all’interno delle competenze Cav (a titolo di esempio: Padova Est – Venezia Mestre, oppure Preganziol – Spinea). Sono esclusi dal rimborso i percorsi per i quali è previsto pedaggio pari a 0 euro (ad esempio: Venezia Mestre – Mira Oriago). 

    Insieme ai dati del richiedente e alle coordinate bancarie su cui effettuare l’eventuale accredito, dovranno essere trasmessi: lo scontrino di pagamento del pedaggio, la fattura del fornitore del dispositivo di telepedaggio o la ricevuta di pagamento del Rapporto di Mancato Pagamento Pedaggio. Tale documentazione è necessaria per attestare l’effettivo transito per cui viene chiesto il rimborso. 

    n base alla delibera ART, il ristoro è dovuto qualora l’importo calcolato raggiunga la cifra di 0,10 euro e verrà erogato dalla concessionaria, tramite bonifico bancario, soltanto al raggiungimento, da parte dell’utente, dell’importo di 1 euro. Ad esempio: se un viaggio determina il rimborso per un importo pari a 0,09 euro, la richiesta verrà rigettata. Se invece un viaggio determina il rimborso per un importo pari a 0,20 euro, la richiesta verrà accolta, ma l’importo non verrà erogato subito: verrà cumulato con quelli dovuti per eventuali transiti successivi, fino alla cifra di almeno 1 euro, al raggiungimento della quale verrà effettivamente erogato. 

    La possibilità di chiedere il rimborso dei pedaggi affianca altre attività messe in campo da CAV per garantire agli utenti le migliori condizioni di servizio e fruizione delle infrastrutture: i cantieri, ove possibile, vengono realizzati in orario notturno oppure organizzati con deviazioni all’interno delle proprie competenze, in modo da non impattare eccessivamente sul traffico. La Società, inoltre, ha intrapreso una collaborazione con le concessionarie limitrofe e i gestori stradali veneti che ha portato alla sottoscrizione di un protocollo di gestione congiunta della viabilità in caso di blocchi prolungati del traffico dovuti a criticità non prevedibili, come incidenti complessi con tempi lunghi di risoluzione, che prevedono deviazioni consigliate a lungo raggio per evitare le code. Sempre sul fronte dell’informazione all’utenza, CAV ha adottato una piattaforma di infotraffico che comunica agli utenti le condizioni della viabilità in tempo reale, anche sulla rete viaria esterna: dal sito della Società, infatti, al link Eventi di traffico – CAV Spa è possibile verificare gli eventi in corso costantemente aggiornati con informazioni sulla velocità misurata dai veicoli in transito e il ritardo previsto in base all’andamento del traffico. 

    Per informazioni e chiarimenti riguardanti i rimborsi del pedaggio autostradale per cantieri o blocco del traffico, CAV mette a diposizione l’indirizzo rimborsi.art@cavspa.it, il numero di telefono 041.5497217 e l’Info Point | Centro Servizi CAVhere in area di servizio Arino Est (A4 direzione Trieste). Sul sito www.cavspa.it è presente anche una sezione dedicata e delle FAQ (domande frequenti e relative risposte) con tutte le indicazioni su come procedere ad eventuali richieste di rimborso. 

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    economia

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  • Sostenibilità, riciclo e sport a Castelporziano: 200 studenti alla Tenuta Presidenziale

    Sostenibilità, riciclo e sport a Castelporziano: 200 studenti alla Tenuta Presidenziale

    (Adnkronos) – Tenuta Presidenziale di Castelporziano trasformata in un laboratorio a cielo aperto per la sostenibilità: 200 studenti delle scuole primarie italiane sono stati coinvolti oggi in una giornata tra educazione ambientale, sport e gioco di squadra. Un’iniziativa promossa da Conai, il Consorzio Nazionale Imballaggi, in collaborazione con Globe Italia, con la partecipazione del Coni e l’ospitalità del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica. 

    In un luogo simbolo della tutela della biodiversità e della relazione tra uomo e natura, i ragazzi hanno vissuto un’esperienza immersiva fatta di dialogo, gioco, attività esperienziali e scoperta dei materiali, mettendo in relazione i valori dello sport con quelli del riciclo e dell’economia circolare. 

    Ad accoglierli Giulia Bonella, capo del servizio Tenuta Presidenziale di Castelporziano, insieme a Simona Fontana, direttore generale Conai, Carlo Mornati, segretario generale Coni, e Matteo Favero, presidente di Globe Italia. Per loro, un confronto diretto con i ragazzi attraverso domande e riflessioni sui temi della sostenibilità, della cittadinanza attiva e dei valori condivisi tra sport e ambiente. Ospite d’eccezione, il campione olimpico Matteo Lodo, medaglia di bronzo a Rio De Janeiro 2016 e a Tokyo 2020, impegnato in un inedito faccia a faccia con i giovanissimi: dal rispetto delle regole all’importanza del lavoro di squadra, dalla cura del ‘campo di gioco’ rappresentato dal Pianeta fino alla corretta raccolta differenziata. Gli studenti si sono fatti guidare in un percorso educativo pensato per mostrare come comportamenti responsabili e impegno quotidiano possano contribuire concretamente alla tutela dell’ambiente. 

    “Anche quest’anno abbiamo accolto con slancio la proposta di ospitare presso la Tenuta l‘iniziativa promossa dal Conai e da Globe Italia – ha affermato Giulia Bonella, capo del servizio Tenuta Presidenziale di Castelporziano – la novità di avere con noi il Coni aggiunge una voce coinvolgente al dialogo con gli studenti su temi a loro cari, quali quelli legati all’ambiente, alla sostenibilità, alla biodiversità per un futuro migliore per tutti. Solo qualche giorno fa, il nostro Presidente della Repubblica, qui da Castelporziano, ha chiamato ognuno a non lasciare ai giovani un pianeta compromesso, riconoscendo l’importanza dell’istruzione, della formazione, della conoscenza per la cura della natura: la giornata di oggi è una prima riposta di comunità che ci responsabilizza a proseguire con impegno rinnovato”. 

    Nel corso della giornata, organizzata nell’ambito del progetto di educazione ambientale Riciclo di classe, gli studenti hanno preso parte anche a momenti interattivi e attività all’aperto dedicate ai materiali di imballaggio sperimentando in modo pratico i principi dell’economia circolare e il valore del riciclo. “La Tenuta Presidenziale di Castelporziano è un luogo straordinario per parlare dei valori dell’economia circolare e dell’importanza di non sprecare le risorse che abbiamo a disposizione – ha dichiarato Simona Fontana, direttore generale Conai – Il riciclo, proprio come lo sport, è un grande gioco di squadra: come ripeto spesso, ognuno deve fare la sua parte, rispettare le regole e contribuire con il proprio impegno quotidiano. Grazie alla collaborazione di cittadini, istituzioni, scuole e imprese, oggi l’Italia è tra i Paesi leader in Europa nel riciclo degli imballaggi. Un risultato che nasce anche dall’educazione delle nuove generazioni anch’esse vere risorse per il nostro futuro”. 

    L’iniziativa ha voluto sottolineare il forte legame tra educazione ambientale e valori sportivi: costanza, responsabilità, collaborazione e rispetto diventano strumenti fondamentali per costruire una cultura della sostenibilità capace di coinvolgere le nuove generazioni. “Sport e riciclo sono due strumenti fondamentali per migliorare il mondo in cui viviamo – ha aggiunto Matteo Favero, presidente di Globe Italia – Entrambi insegnano che ogni azione individuale può fare la differenza e che, lavorando insieme, è possibile raggiungere grandi risultati. Prendersi cura del proprio benessere attraverso lo sport e del nostro pianeta attraverso il riciclo è una scelta che porta benefici alla nostra economia e alle nostre comunità”. 

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    economia

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  • Lavoro, Tenerini: “Valorizzare preposto anche con riconoscimento salariale”

    Lavoro, Tenerini: “Valorizzare preposto anche con riconoscimento salariale”

    (Adnkronos) – “Si sta discutendo di come riconoscere ufficialmente il ruolo del preposto all’interno dei contratti di lavoro. Già oggi esiste la possibilità di prevedere, nel contratto, un aumento o un riconoscimento economico per chi svolge il ruolo di preposto. Tuttavia, siccome questo riconoscimento non è obbligatorio per legge, la decisione viene lasciata alle parti che negoziano il contratto. Mi chiedo perché il ruolo di questo lavoratore, che riesce a fare prevenzione rispetto agli eventuali rischi a cui sono sottoposti i suoi colleghi nella catena della lavorazione, non debba essere valorizzato con un quid in più nella parte salariale e anche nella copertura assicurativa Inail, in relazione a un compito più gravoso, di grande valore ma anche di grande responsabilità. E’ importante dare valore alle grandi responsabilità, altrimenti rimane un richiamo sulla carta, ma senza sostanza”. E’ quanto affermato dalla deputata Chiara Tenerini, componente della Commissione Lavoro della Camera, intervenuta da remoto nel corso del convegno ‘La valorizzazione del preposto nella contrattazione collettiva’, organizzato da Cifa e Confsal nell’ambito di Ambiente-Lavoro 2026, il Salone della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, in svolgimento negli spazi di BolognaFiere dal 26 al 28 maggio 2026. 

    “La formazione e la sicurezza sul lavoro – spiega – devono entrare nel Dna culturale di ogni azienda e di ogni lavoratore. Per farlo, è necessario far passare il messaggio che la spesa per la sicurezza sul lavoro rappresenta un investimento sul futuro delle aziende e sul welfare del Paese. Se riusciamo a prevenire gli incidenti, evitando le conseguenze più tragiche, come la mortalità o ripercussioni permanenti su chi subisce un infortunio, riusciamo anche ad alleggerire il costo futuro sul sistema welfare. Pertanto, l’investimento in sicurezza sul lavoro riguarda la tenuta sociale del Paese e deve essere visto come un investimento anche da parte delle aziende”. 

    “Credo che – sottolinea – per il mondo delle piccole imprese, delle pmi e delle imprese familiari occorra fare uno sforzo in più, perché anche in quella realtà deve consolidarsi la cultura della formazione e della sicurezza sui luoghi di lavoro. Per farlo, occorre garantire loro un aiuto ulteriore da parte del Governo, attraverso premialità e misure fiscali, perché per queste aziende è più difficile entrare in questa dimensione. Si tratta di una corresponsabilità che chiama in causa le istituzioni, il Governo, il Parlamento, le parti sociali, le parti datoriali, i lavoratori tutti, fin dalla giovane età . Questo sforzo collettivo passa anche da piccoli aspetti, come la valorizzazione contrattuale del preposto: ogni tassello concorre a questa corresponsabilità. C’è ancora tanto da fare, purtroppo, e lo dicono i numeri. Però l’investimento del Governo e quello di Inail, con 600 milioni di euro attraverso il Bando Isi, che finanzia progetti per il miglioramento della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, rappresentano un passaggio importante. Non ci dobbiamo fermare, dobbiamo comporre un mosaico che davvero ci consegni un’Italia in cui il diritto al lavoro sia garantito come elemento costituzionale, e in cui il lavoro sia non solo dignitoso, ma anche sicuro, perché chi esce la mattina per andare al lavoro deve assolutamente riuscire a tornare a casa la sera. Questo è un dovere morale che dobbiamo portare avanti tutti insieme. Non lo affermo solo a parole, ma sono pienamente allineata con questa filosofia che Confsal sta portando avanti e che credo abbia un grande valore sociale e umano”. 

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  • Alessandro Sallusti nuovo direttore del quotidiano ‘Libero’

    Alessandro Sallusti nuovo direttore del quotidiano ‘Libero’

    (Adnkronos) – “Leopoldo de’ Medici, Presidente di Editoriale Libero S.r.l., comunica che, a decorrere da oggi, Alessandro Sallusti assume la direzione del quotidiano Libero”. Lo comunica una nota della società editrice del quotidiano, confermando così le notizie uscite sui media nelle ultime ore.  

    Giornalista di lunga esperienza, già direttore di importanti quotidiani nazionali, Sallusti torna alla guida di Libero con l’obiettivo di proseguire e rafforzare il percorso di crescita della testata, nel solco della sua tradizione editoriale e della sua vocazione a essere una voce libera, riconoscibile e protagonista nel dibattito pubblico. La sua attenzione all’evoluzione del giornalismo digitale e alla valorizzazione dell’informazione online rappresenta inoltre un elemento centrale per accompagnare Libero nella fase di sviluppo da tempo intrapresa, capace di integrare autorevolezza editoriale, innovazione e dialogo costante con i lettori. 

    “Desidero rivolgere ad Alessandro Sallusti i migliori auguri di buon lavoro”, dichiara il Presidente. “La sua esperienza, la sua competenza e la sua riconosciuta capacità di interpretare il dibattito pubblico rappresentano un valore importante per Libero e per il suo futuro. Siamo certi che saprà guidare il quotidiano con autorevolezza, visione e piena consapevolezza del ruolo che la testata ricopre nel sistema dell’informazione italiana”. Con questa nomina, “!il gruppo rinnova il proprio impegno a promuovere una stampa libera, pluralista e di qualità, fondata sull’autonomia del lavoro giornalistico, sul rispetto delle diverse sensibilità culturali e sulla responsabilità verso i lettori”. 

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  • Tumori, Aiom: “In Italia qualità di vita pazienti misurata solo nel 34% dei centri”

    Tumori, Aiom: “In Italia qualità di vita pazienti misurata solo nel 34% dei centri”

    (Adnkronos) – In Italia la qualità di vita dei pazienti colpiti da tumore viene misurata solo nel 34% delle Oncologie. Meno del 70% (67,9%) delle strutture può contare sull’assistenza domiciliare e solo nel 40% sono presenti coordinatori di ricerca clinica strutturati. L’oncologia nel nostro Paese vede anche progressi importanti rispetto al passato. I servizi di supporto psiconcologico sono presenti in quasi il 90% dei centri (88,5%), anche se solo il 60% è dotato di uno psicologo dedicato ai pazienti oncologici. Il 93% ha l’anatomia patologica, l’88% una nutrizione clinica di riferimento e il 72% un laboratorio di biologia molecolare diagnostica. La qualità degli studi è garantita, nel 64% dei casi, da procedure operative standard (Sop, Standard operating procedure), cioè checklist che consentono di produrre risultati di alto livello. Però è necessario ridurre gli ostacoli e i tempi di avvio delle sperimentazioni. Oggi possono servire 4 mesi (e in alcuni casi anche di più) per la firma del contratto che consente di iniziare uno studio. I dati emergono dall’Annuario dell’oncologia italiana 2026, realizzato dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e dalla Federation of Italian Cooperative Oncology Groups (Ficog) e presentato nella conferenza stampa ufficiale di Aiom al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), al via oggi a Chicago. 

    “Qualità dell’assistenza e ricerca sono strettamente legate e lo dimostrano i risultati di questa pubblicazione, che evidenzia molte luci e alcune ombre della nostra oncologia – afferma Massimo Di Maio, presidente nazionale Aiom – Oggi pochi ospedali adottano i Pro (patient-reported outcome’), misure di monitoraggio sistematico dei sintomi da parte dei pazienti. I Pro sono strumenti importantissimi nella valutazione dei trattamenti anticancro e della qualità di vita, ma sono necessari risorse e personale da dedicare a questa attività. Serve più attenzione anche a temi che influenzano la qualità della vita, perché connessi alla progettualità dopo il cancro, come la possibilità di avere un figlio al termine delle cure, ma solo il 22% delle strutture è dotato di un centro per la preservazione della fertilità”. 

    Nel 2025 in Italia sono state stimate 390.000 nuove diagnosi di cancro, negli Usa oltre 2 milioni nel 2026. “Negli Stati Uniti, il 70% dei pazienti è vivo a 5 anni – continua Di Maio – In Italia ci stiamo avvicinando, perché il 65% nelle donne e il 59% negli uomini raggiungono questo traguardo e almeno 1 paziente su 4 è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può ritenersi guarito. Nel nostro Paese nel 2026, rispetto al periodo 2020-2021, è stimata una diminuzione dei tassi di mortalità oncologica del 17,3% negli uomini e dell’8,2% nelle donne. Terapie innovative, come i farmaci a bersaglio molecolare e l’immunoterapia, permettono, in una percentuale significativa di casi, di cronicizzare la malattia in fase avanzata o di ottenere la guarigione, con consistenti risparmi in altre voci di spesa, sanitaria e sociale. Ma è possibile continuare a garantire la qualità delle cure e la sostenibilità del sistema solo con politiche di sostegno all’assistenza e alla ricerca, che permette di sviluppare terapie innovative”.  

    I tumori su cui si concentra il maggior numero di sperimentazioni sono quelli mammari, gastrointestinali, toracici, urologici e ginecologici. Dal censimento emerge come il tempo medio richiesto per la firma del contratto sia, in quasi il 60% dei casi, di 4-8 settimane, ma in circa il 40% è compreso fra 2 e 4 mesi. “Il Regolamento europeo del 2014 sulla ricerca clinica – ricorda Rossana Berardi, presidente eletto Aiom – nasceva con l’obiettivo di armonizzare e rendere più efficienti le procedure autorizzative degli studi clinici nei Paesi membri, definendo tempistiche condivise e riducendo gli oneri burocratici, spesso caratterizzati da richieste documentali eterogenee e ridondanti. Tuttavia, in Italia, nonostante l’entrata in vigore del Regolamento europeo, l’iter di approvazione delle sperimentazioni cliniche continua a presentare criticità significative, soprattutto sul piano amministrativo. In molti casi, infatti, l’attivazione dei centri richiede ancora tempi molto lunghi, con ritardi che possono protrarsi per diversi mesi. Queste difficoltà rischiano di compromettere la competitività e l’attrattività del nostro Paese nei confronti dei promotori profit, oltre a limitare o ritardare l’accesso dei pazienti italiani a studi clinici innovativi e a nuove opportunità terapeutiche. Per questo motivo è fondamentale promuovere un concreto processo di semplificazione amministrativa e organizzativa, capace di garantire procedure più rapide, uniformi ed efficienti”. 

    “Da medico e da rappresentante delle istituzioni, ritengo fondamentale porre al centro delle priorità la ricerca, snodo fondamentale per assicurare le migliori opportunità di cura ai cittadini – dichiara il ministro della Salute, Orazio Schillaci, nella prefazione del libro – Circa il 35% delle sperimentazioni condotte in Italia riguarda l’oncologia, l’area in cui si concentra il maggior numero degli studi clinici, un ambito che richiede competenze sempre di più specifiche e multidisciplinari, nonché nuovi modelli e approcci, sia nella ricerca che nella pratica clinica. E possiamo affermare, in tal senso, che l’Italia è all’avanguardia in Europa. Desidero inoltre ricordare che da tempo nel nostro Paese sono attivi i gruppi cooperativi, che sono impegnati nella ricerca e hanno prodotto lavori che hanno cambiato la pratica clinica a livello internazionale in diversi tipi di tumori. Vincere il cancro è un obiettivo cruciale che perseguiamo attraverso il pieno sostegno alla ricerca e investimenti nella prevenzione e nell’innovazione tecnologica”.  

    “In Italia il 31% delle strutture presenta più di 20 studi clinici attivi, il 12% oltre 60 – sottolinea Berardi – Il 75% ha la possibilità di gestire campioni biologici per studi traslazionali, che permettono di trasferire rapidamente i risultati delle ricerche al letto del paziente. Il 24% è inserito nei centri Aifa accreditati per la fase I, in cui rientrano i trial più complessi perché prevedono requisiti stringenti, procedure operative dedicate e una certificazione da parte dell’ente regolatorio. Restano però forti criticità nella disponibilità di personale e di una solida infrastruttura. Il 70% dei centri è privo di un bioinformatico e il 50% non può contare sul supporto statistico. E sono troppo pochi i coordinatori di ricerca clinica strutturati. Nella maggior parte dei casi queste figure, essenziali per condurre le sperimentazioni, operano da precari con contratti libero professionali o borse di studio”.  

    “Sono significativi i passi avanti realizzati nella definizione dei percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali, i Pdta, essenziali per garantire un’assistenza multidisciplinare: sono stati deliberati dalla quasi totalità delle strutture, per un totale di oltre 1.250 documenti – evidenzia Di Maio – Naturalmente bisogna garantire che i percorsi definiti in quei documenti siano realizzabili quotidianamente nella pratica in maniera equa e tempestiva. Ancora troppo pochi centri, meno del 70%, prevedono un percorso di assistenza domiciliare oncologica. Una forbice che si allarga spostandosi lungo la Penisola: al Nord le cure domiciliari sono infatti attivate dal 80% delle strutture, rispetto al 42% del Sud. Il 42% delle strutture ha un ambulatorio per le urgenze oncologiche, anche qui con un gradiente dal 56% del Nord al 21% del Sud. Inoltre, andrebbero implementati, con risorse adeguate, i gruppi di cure simultanee, presenti nel 75% delle Oncologie. Anche in questo caso si passa dall’87% al Nord al 52% nel Meridione”.  

    “Questo volume – conclude il presidente Aiom – rappresenta l’evoluzione naturale di due esperienze consolidate: il Libro bianco Aiom e l’Annuario Ficog/Aiom dei Centri di ricerca oncologica in Italia. L’integrazione di queste due fonti consente oggi di disporre di uno strumento unico, capace di coniugare l’analisi dell’organizzazione assistenziale con quella dell’attività di ricerca”. 

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    cronaca

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  • Casa, Futuro Nazionale vuole ministero ad hoc: “Garantirla a tutti i nuovi nuclei familiari”

    Casa, Futuro Nazionale vuole ministero ad hoc: “Garantirla a tutti i nuovi nuclei familiari”

    (Adnkronos) – In Italia serve un ‘ministero per la Casa’. Per questo i vannacciani hanno deciso di presentare alla Camera la loro prima proposta di legge, chiedendo l’intervento del legislatore per dar vita al dicastero ‘per le politiche della casa, della riqualificazione urbana, dell’housing sociale e delle politiche abitative’. Perché, spiegano, i quattro deputati passati sotto le insegne di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, Pozzolo, Ravetto, Sasso e Ziello, “senza casa rimane difficile costruire una stabilità familiare”, essenziale per “la cellula fondante della società italiana” basata su “realtà familiari con figli e/o anziani all’interno”. L’accesso alla casa infatti avrebbe innanzi tutto “ricadute dirette anche sulla crisi demografica che affligge il Paese”. Serve anche per questo “un sistema che garantisca la casa a tutti i nuovi nuclei familiari”. 

    Nasce così l’idea del nuovo ministero, che andrebbe ad aggiungersi agli attuali quindici (quelli con portafoglio), portandoli a sedici. La ratio, viene spiegato in premessa del provvedimento, è quella di sottrarre le politiche abitative alla frammentazione tra più ministeri (Infrastrutture, Economia, Lavoro) per affidarle a “un dicastero autonomo il quale affronti le tematiche abitative a tutto tondo”. L’articolo 1 del testo inquadra il tutto in una cornice costituzionale esplicita, richiamando gli articoli 4, 29, 31, 36 e 47 della Carta, che tutelano rispettivamente il diritto al lavoro, la famiglia, la maternità, la retribuzione equa e il risparmio finalizzato all’acquisto della prima casa. Le competenze attribuite al nuovo dicastero dall’articolo 44-bis sono ampie.  

    Al ministro spetterebbe la gestione dei programmi di edilizia residenziale pubblica, la definizione dei ‘livelli minimi del servizio abitativo’, il coordinamento delle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi di edilizia popolare, la vigilanza sull’abusivismo edilizio e la gestione dei fondi europei destinati alle politiche abitative. Rientrerebbe nel perimetro del nuovo ministero anche l’osservatorio nazionale della condizione abitativa, attualmente allocato presso il Mit. Sul versante organizzativo, l’articolo 44-quater prevede una struttura articolata in non più di due dipartimenti e otto direzioni generali. Il personale verrebbe trasferito dai settori funzionali del ministero delle Infrastrutture. (di Francesco Saita) 

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    politica

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  • Reggio Emilia, camion si ribalta: maiali in fuga sulla carreggiata

    (Adnkronos) – Un camion per il trasporto animali si ribalta sulla via Emilia nel reggiano e dieci maiali si ritrovano a girovagare sulla carreggiata. È accaduto a Calerno, frazione di Sant’Ilario d’Enza, all’altezza dell’incrocio con via XXV aprile. Sul posto sono intervenuti i carabinieri. Sono stati attivati inoltre polizia locale, stradale, vigili del fuoco, protezione civile e servizio veterinario della Asl per la messa in sicurezza degli animali. 

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    cronaca

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  • Polemiche al Roland Garros, Vallejo: “Certi match meglio che siano arbitrati da un uomo”

    Polemiche al Roland Garros, Vallejo: “Certi match meglio che siano arbitrati da un uomo”

    (Adnkronos) – Polemiche al Roland Garros 2026 dopo il match del secondo turno tra Adolfo Daniel Vallejo e Moise Kouame. Stavolta, nelle discussioni dei tennisti finiscono… gli arbitri: “Sarebbe stato molto difficile per una donna arbitrare questa partita” ha detto il tennista paraguaiano al termine del match, commentando le diverse interruzioni della sfida.  

    Il numero 71 del mondo ha perso dopo una battaglia durata 4 ore e 56 minuti a Parigi ed era in vantaggio per 5-2 nel set finale, prima che Kouame completasse la rimonta davanti a un pubblico di casa fortemente di parte. 

    Pur riconoscendo il livello del suo avversario, Vallejo si è concentrato poi soprattutto sulle condizioni arbitrali e su quello che ha definito un ambiente difficile da gestire, sostenendo come una partita del genere debba “essere arbitrata da un uomo perché il pubblico è molto esuberante e ci vuole molta forza per andare contro la folla. Molte volte si è perso tempo, con i giocatori a terra o con il tempo di recupero che veniva sprecato. E non è nemmeno normale che il pubblico continui a urlare per un minuto intero senza che ci sia gioco”. Fotografia di un’atmosfera descritta come “pesante”, a causa del clima venuto fuori nei momenti chiave della partita: “Il pubblico era decisamente fuori luogo, ma capisco che stiano sostenendo il loro connazionale. È un pubblico molto intenso. Ero già preparato, sapevo già che sarebbe andata così. La verità è che non mi ha danneggiato, ma ha soprattutto rafforzato lui”. 

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