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  • Sinner, Cahill spegne polemiche: “Per noi non è problema giocare con caldo”

    Sinner, Cahill spegne polemiche: “Per noi non è problema giocare con caldo”

    (Adnkronos) –
    Darren Cahill spegne le polemiche intorno a Jannik Sinner. Oggi, giovedì 28 maggio, il tennista azzurro ha sfidato Juan Manuel Cerundolo nel match che ha aperto il programma diurno del Philippe-Chatrier, iniziato alle ore 12. Un orario decisamente caldo, ma non abbastanza per qualcuno, che lo ha visto come un tentativo di favorire l’azzurro ed evitargli le ore più calde. 

    A rispondere a questi complottisti, che si sono scatenati su X facendo un paragone anche con Novak Djokovic, ci ha pensato Darren Cahill: “Penso che se avessimo voluto evitare il sole, avremmo chiesto di giocare la partita di notte o nel primo slot sul Lenglen”, ha detto il supercoach australiano a TNT Sports, “no, lo sapevamo dopo la nostra prima partita (giocata in serale, ndr). Quindi, per noi, non ha importanza e non è un problema per noi”. 

     

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  • Vittimberga (Inps): “Lavoro transfrontaliero riguarda migliaia di persone che attraversano confine”

    Vittimberga (Inps): “Lavoro transfrontaliero riguarda migliaia di persone che attraversano confine”

    (Adnkronos) – “Il tema del lavoro transfrontaliero riguarda migliaia di persone che ogni giorno attraversano un confine che pur restando giuridicamente esistente, ormai da tempo è superato dalla realtà economica e sociale dei nostri territori”. Lo afferma Valeria Vittimberga, direttrice generale Inps, aprendo i lavori del convegno ‘Il lavoro frontaliero fra Italia, Francia e Principato di Monaco’, ospitato al Casinò di Sanremo. Tra Liguria, Costa Azzurra e il Principato si registra una delle aree di mobilità lavorativa più dinamiche d’Europa: si stimano 8.000 lavoratori frontalieri italiani occupati stabilmente nel solo Principato di Monaco, oltre ai numerosi lavoratori che quotidianamente operano tra Italia e Francia, soprattutto nelle aree di Mentone, Nizza e nelle Alpi Marittime. Una mobilità che coinvolge famiglie, imprese, professionisti e anche amministrazioni pubbliche come le nostre, creando un sistema economico e sociale fortemente integrato. Proprio per questo motivo il compito delle istituzioni pubbliche non può limitarsi all’applicazione delle norme esistenti. Dobbiamo accompagnare il cambiamento del lavoro contemporaneo, garantire certezza giuridica, tutelare i diritti sociali e previdenziali dei lavoratori e costruire strumenti amministrativi che siano semplici e vicini ai cittadini. L’Inps sente pienamente questa responsabilità, essendo non soltanto il principale ente previdenziale italiano, ma anche uno dei maggiori attori europei nel campo della protezione sociale, con una funzione che assume sempre di più una dimensione internazionale.  

    “Le carriere lavorative stanno cambiando rapidamente, sempre di più un lavoratore matura esperienze contributive in più Stati – aggiunge Vittimberga – Le cosiddette carriere internazionali non rappresentano più un’eccezione ma una prospettiva ordinaria, soprattutto per le giovani generazioni. Per questo il coordinamento europeo dei sistemi di sicurezza sociale assume oggi un’importanza strategica. E’ anche uno dei principali motivi per cui in Inps abbiamo creato la direzione relazioni internazionali. Negli ultimi mesi il dibattito europeo si è concentrato in particolare sulle prestazioni di disoccupazione, su quale sia lo Stato tenuto all’erogazione di queste prestazioni, quello di residenza oppure quello del luogo di lavoro del lavoratore”.  

    “Si è concentrato – continua – sul rafforzamento dei meccanismi di cooperazione tra gli enti previdenziali e del lavoro nei diversi Stati membri, proprio per fronteggiare una mobilità lavorativa sempre più intensa e complessa. In questo quadro desidero ricordare il recente accordo sottoscritto tra Inps e France Travail in materia di prevenzione delle frodi e scambio di dati relativi alle prestazioni di disoccupazione. Un accordo, di cui andiamo molto fieri, favorito anche dall’Autorità europea del lavoro che consentirà lo scambio strutturato di informazioni e di buone pratiche finalizzato a rafforzare la correttezza dei sistemi di welfare e a tutelare le risorse pubbliche destinate ai cittadini che ne hanno effettivamente diritto”. 

    “Il tema del telelavoro transfrontaliero, così come quello dei cosiddetti nomadi digitali, rappresenta probabilmente la sfida più attuale e più concreta che siamo chiamati ad affrontare e che interessa sempre più lavoratori, in gran parte giovani, ma non solo. L’esperienza maturata negli anni successivi alla pandemia – spiega – ha modificato profondamente il concetto stesso di lavoro frontaliero. Sempre più lavoratori svolgono infatti attività contemporaneamente in più Stati alternando presenza fisica e lavoro da remoto. Questo fenomeno è estremamente positivo, un’innovazione molto favorevole per la qualità della vita, per la sostenibilità ambientale, per la modernizzazione del lavoro; però pone anche questioni molto delicate in materia di legislazione applicabile, contribuzione previdenziale, tutela sociale”.  

    “Italia e Principato di Monaco – ricorda hanno affrontato questa sfida con grande lungimiranza attraverso l’Emendamento 1 alla Convenzione Generale di Sicurezza Sociale tra la Repubblica Italiana e il Principato. L’accordo consente ai lavoratori residenti in uno dei due Stati che svolgono attività in telelavoro per un datore di lavoro situato nell’altro Stato, di continuare ad essere assoggettati alla legislazione sociale del paese del datore di lavoro. Si tratta di un risultato estremamente importante per i lavoratori frontalieri e per il tessuto economico del Ponente Ligure e del Principato, perché dimostra come il diritto internazionale e come la cooperazione amministrativa a valle del diritto internazionale possano adattarsi concretamente all’evoluzione del lavoro contemporaneo. Per l’Inps questi temi sono talmente rilevanti che è stato istituito anche il gruppo specifico dei lavoratori frontalieri dedicato all’analisi e alla gestione delle problematiche connesse alla mobilità internazionale dei lavoratori. In questo contesto desidero anticipare che stiamo lavorando e saranno presto disponibili anche in versione digitale, sorta di guida interattiva personalizzata rivolta alla cittadinanza sviluppati dall’Inps e disponibili sia in lingua italiana sia in lingua francese. Questi strumenti dei simulatori digitali saranno degli strumenti innovativi destinati ad aiutare i lavoratori, le imprese e i professionisti nell’individuazione della legislazione applicabile nei casi di attività lavorativa svolta contemporaneamente in più paesi”.  

    “Quando un lavoratore frontaliero – prosegue Vittimberga – riesce a comprendere facilmente quali siano i propri diritti previdenziali, quale normativa si applichi, come verranno valorizzati i contributi versati in diversi paesi o quali siano da tutelare in caso di disoccupazione, allora le istituzioni stanno davvero svolgendo il proprio compito. E anche per questo motivo occasioni come quella odierna assumono un valore che va ben oltre il semplice ragionamento tecnico. Rappresentano un momento di costruzione di una vera cultura della cooperazione europea. I territori di confine non devono essere percepiti come periferie degli Stati, devono essere percepiti come dei laboratori avanzati di Unione Europea, nei quali sperimentare modelli innovativi di collaborazione amministrativa e sociale. La Liguria, la Francia e il Principato di Monaco condividono una storia comune di relazioni economiche, culturali e lavorative che precede persino gli attuali assetti istituzionali europei. E oggi abbiamo l’opportunità di consolidare ulteriormente questi rapporti anche attraverso una gestione moderna efficiente e condivisa delle politiche del lavoro, della protezione sociale”. 

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  • Totti-show con Toni… in telecronaca: alle Maldive è ‘amarcord’ Mondiali 2006

    Totti-show con Toni… in telecronaca: alle Maldive è ‘amarcord’ Mondiali 2006

    (Adnkronos) –
    Francesco Totti, con il pallone tra i piedi, dà spettacolo anche alle Maldive. Il leggendario capitano della Roma ha deliziato gli appassionati anche in spiaggia, con il suo destro sempre infallibile. Stavolta, Totti è stato protagonista e vincitore di una sfida all’ultima ‘punizione’, piazzando la palla sempre in porta da 5, 10, 15, 20, 25 e poi 30 metri. Sempre al primo colpo, senza errori, facendo divertire decine di tifosi accorsi in spiaggia per godersi i colpi del campione.  

    Per l’occasione, le prodezze di Totti sono state commentate in spiaggia dall’amico ed ex compagno di squadra Luca Toni, anche lui campione del mondo con la Nazionale azzurra nel 2006.  

    Il video ha presto fatto il giro dei social, nel giorno del nono anniversario del ritiro dal calcio di Totti. E con la voce dell’ex attaccante Luca Toni, per tanti tifosi è subito amarcord Mondiali 2006. Vent’anni dopo la leggendaria cavalcata degli azzurri in Germania.  

     

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  • Locatelli: “Oltre l’oncologia, Cart-T nuova frontiera in immunoterapia”

    Locatelli: “Oltre l’oncologia, Cart-T nuova frontiera in immunoterapia”

    (Adnkronos) – “Le cellule Car-T rappresentano a pieno titolo la frontiera più estrema dell’immunoterapia. Sono state inizialmente sviluppate per il trattamento delle patologie ematologiche maligne, ma oggi stiamo assistendo a un vero cambio di paradigma. Accanto ai risultati ottenuti nelle leucemie, nei linfomi e nel mieloma multiplo, si stanno aprendo prospettive molto importanti nei tumori solidi — come il neuroblastoma, nel quale proprio al Bambino Gesù abbiamo ottenuto risultati significativi — ma soprattutto nel campo delle malattie autoimmuni”. Così Franco Locatelli, professore di Pediatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttore dipartimento di Oncoematologia e Terapia Genica dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, in occasione all’81.esimo Congresso italiano di pediatria (Sip), in corso a Padova, illustra all’Adnkronos Salute le novità nell’impiego della terapia cellulare grazia alla quale “possono emanciparsi dalla malattia e diventare completamente liberi dai trattamenti immunosoppressivi cronici”. 

    In particolare, quelle patologie “autoimmuni mediate dai linfociti B, come il lupus eritematoso sistemico e la dermatomiosite giovanile – chiarisce Locatelli – Abbiamo raccolto dati molto solidi, ottenuti nel nostro ospedale e recentemente pubblicati su ‘Nature Medicine’, che dimostrano come le cellule Car-T riescano a eliminare le popolazioni di linfociti B autoreattivi, determinando la scomparsa dei segni clinici, dei sintomi e dei marcatori immunologici della malattia. In altri termini, realizziamo un vero e proprio ‘reset’ del sistema immunitario. Questo significa che i pazienti, con a una singola somministrazione di Car-T, potranno evitare le terapie immunosoppressive tradizionali che, pur essendo efficaci – precisa – nel lungo periodo possono causare danni a diversi organi. Riuscire quindi a ottenere remissioni prolungate senza necessità di ulteriori farmaci rappresenta una conquista straordinaria. Per i primi pazienti trattati al Bambino Gesù abbiamo ormai un follow-up superiore ai tre anni”. 

    Dopo le prime applicazioni “nelle neoplasie ematologiche – in particolare leucemie linfoblastiche acute, linfomi non-Hodgkin e mieloma multiplo – il campo si sta rapidamente ampliando – ricostruisce Locatelli – Sono in corso sperimentazioni nelle leucemie mieloidi acute, nei tumori solidi e anche nelle neoplasie del sistema nervoso centrale. Un altro filone estremamente promettente riguarda la possibilità di generare cellule Car-T direttamente ‘in vivo’, utilizzando nanoparticelle lipidiche che trasportano la sequenza genetica del costrutto Car. Questo approccio potrebbe rendere le Car-T più facilmente accessibili, più rapide da produrre e anche più sostenibili dal punto di vista economico”. I risultati osservati nei bambini con malattie autoimmuni “trovano conferma anche negli adulti – sottolinea l’esperto – In questi pazienti la qualità di vita e la prospettiva di sopravvivenza migliorano in maniera clamorosa. E non parliamo soltanto di malattie reumatologiche. Nell’ambito dell’autoimmunità, le Car-T potrebbero avere un ruolo importante anche in alcune malattie neurologiche selezionate, come le poliradicoloneuropatie, la neuromielite ottica e, negli adulti, la miastenia grave”. 

    “Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha previsto la creazione di Centri Nazionali di ricerca. Uno di questi, il Centro Nazionale 3, è dedicato proprio allo sviluppo di approcci terapeutici basati sull’Rna e sulla terapia genica. Grazie a questi investimenti è stato possibile potenziare laboratori già esistenti e promuovere trial clinici che non solo sono stati avviati al letto del paziente, ma hanno già prodotto risultati pubblicati su riviste scientifiche internazionali. È fondamentale che questi investimenti trovino continuità di investimento proprio in un’ottica di sistema Paese, perché investire in ricerca significa investire nel futuro, soprattutto nel futuro delle nuove generazioni” ha ribadito Locatelli. “Stiamo vivendo una vera rivoluzione biotecnologica, con opportunità straordinarie – continua Locatelli – Ma sarebbe un errore pensare che la tecnologia possa essere separata dalla centralità della persona. La biotecnologia deve sempre accompagnarsi alla ‘filantropia’, intesa come attenzione all’uomo e ai suoi bisogni. Abbiamo la fortuna di vivere in un Paese dotato di un Servizio sanitario nazionale fondato sui principi di equità e universalità delle cure. È un patrimonio straordinario che non deve essere disperso. Per questo – conclude – la comunità scientifica deve continuare a sensibilizzare anche il mondo politico: non può esistere vero avanzamento biotecnologico senza equità di accesso e senza uguaglianza nel diritto alla cura”. 

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  • I pediatri: “Dalla prevenzione alle cure su misura, cambia il futuro dei bambini”

    I pediatri: “Dalla prevenzione alle cure su misura, cambia il futuro dei bambini”

    (Adnkronos) – La pediatria sta vivendo una trasformazione profonda. Oggi non si interviene più soltanto quando la malattia si manifesta, ma sempre più spesso prima che compaiano i sintomi, con strumenti capaci di prevedere il rischio, modificare il decorso delle patologie e costruire cure personalizzate sul singolo bambino. È questo il quadro emerso all’81.esimo Congresso italiano di pediatria, in corso a Padova, dove specialisti provenienti da tutta Italia si stanno confrontando sulle nuove frontiere della ricerca e dell’assistenza pediatrica: dalla medicina genomica alle terapie cellulari avanzate, dalla prevenzione delle infezioni respiratorie allo screening precoce del diabete tipo 1 e della celiachia. “Il filo conduttore – afferma Rino Agostiniani, presidente Sip-Società italiana di pediatria – è un cambio di paradigma destinato a ridefinire la medicina dell’infanzia: dalla cura alla prevenzione, dalla terapia standard alla medicina di precisione e personalizzata, dalla gestione della malattia alla possibilità di intercettarla e modificarla prima ancora che provochi danni irreversibili”.  

    Tra le innovazioni più rivoluzionarie – informa Sip in una nota – ci sono le cellule Cart-T, terapie cellulari già utilizzate con successo nelle leucemie pediatriche e oggi sempre più promettenti anche nei tumori solidi e nelle malattie autoimmuni gravi. Ogni anno in Italia circa 400 bambini e adolescenti si ammalano di leucemia linfoblastica acuta, il tumore pediatrico più frequente. Nei casi refrattari o recidivati, le Car-T hanno cambiato radicalmente la prognosi, con tassi di remissione completa che raggiungono l’80-90%. Risultati molto incoraggianti stanno emergendo anche nel neuroblastoma, uno dei tumori solidi pediatrici più aggressivi. Studi condotti all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma hanno mostrato una risposta globale nel 66% dei pazienti con una malattia ricaduta e refrattaria, con remissioni complete nel 40% dei casi a sei mesi e una sopravvivenza a cinque anni superiore al 40% nei casi più avanzati, rispetto a valori che non andavano oltre il 15% con le terapie convenzionali. 

    Ma la vera svolta riguarda oggi le malattie autoimmuni pediatriche severe. “Stiamo assistendo a un vero cambio di paradigma”, spiega Franco Locatelli, responsabile dell’area di Oncoematologia e terapia cellulare e genica dell’ospedale Pediatrico Bambino Gesù e professore di Pediatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Se inizialmente le Car-T erano limitate alle neoplasie ematologiche – chiarisce – oggi si stanno dimostrando efficaci anche in altri contesti, incluse le malattie autoimmuni, come lupus eritematoso sistemico, dermatomiosite, sclerosi sistemica e, in prospettiva, alcune malattie neurologiche autoimmuni”. In uno studio recente condotto all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù e pubblicato su ‘Nature Medicine’ su bambini refrattari alle terapie convenzionali – riferisce la nota – le Car-T anti-Cd19 hanno ottenuto remissioni complete e durature, consentendo la sospensione delle terapie immunosoppressive. Alcuni pazienti sono oggi liberi da malattia a quasi tre anni dal trattamento. 

     

    “Il meccanismo è una sorta di reset del sistema immunitario – illustra Locatelli. Le cellule responsabili dell’autoimmunità vengono eliminate e, quando il sistema immunitario si ricostruisce, le cellule B che portavano all’aggressione sull’organismo del paziente non si ripresentano”. Si tratta di un cambiamento enorme, soprattutto nei bambini, perché significa poter ridurre o addirittura evitare anni di terapie immunosoppressive croniche, spesso associate a effetti collaterali importanti sulla crescita, sul metabolismo e sulla qualità di vita. “Nei prossimi anni – precisa l’esperto – queste terapie potrebbero essere utilizzate sempre più precocemente, con l’obiettivo di prevenire danni irreversibili a organi come reni, polmoni o sistema nervoso”.  

    Cambia anche la storia della bronchiolite da virus respiratorio sinciziale (Rsv), principale causa di ricovero nei primi mesi di vita. A modificare lo scenario – riferisce Sip – è stato l’arrivo del nirsevimab, l’anticorpo monoclonale somministrato in dose unica per proteggere i bambini, soprattutto nel primo anno di vita. Già nella scorsa stagione, la prima con l’introduzione del trattamento, un monitoraggio della Sip aveva registrato un forte calo dei ricoveri nei bambini sotto i 12 mesi, pur con marcate differenze regionali. Ora, i nuovi dati preliminari della seconda stagione di immunizzazione con l’anticorpo monoclonale raccolti dai presidenti delle sezioni regionali della Sip, e attualmente riferiti a 12 Regioni, mostrano un ulteriore calo delle ospedalizzazioni nei bambini sotto i 12 mesi. I ricoveri sono passati: dai 4.530 della stagione 2023-2024, quando non c’era ancora l’anticorpo, ai 2.430 del 2024-2025 (prima stagione di nirsevimab), ai 1.610 del 2025-2026. Ancora più marcato il calo dei ricoveri in terapia intensiva neonatale e pediatrica: sono scesi da 343 a 129 fino a 62 casi.  

    Un altro ambito in forte evoluzione è quello dello screening precoce per il diabete tipo 1 e la celiachia. L’obiettivo non è più soltanto diagnosticare la malattia quando compaiono i sintomi, ma identificarla nelle fasi iniziali, quando può restare silente per mesi o anni. In questa direzione si inserisce la Legge 130/2023, che ha introdotto in Italia un programma nazionale di screening pediatrico, con una sperimentazione pilota, condotta in 4 regioni (Campania, Lombardia, Marche e Sardegna) che ha coinvolto oltre 5.500 bambini, 429 pediatri di famiglia e più di 5.300 campioni analizzati. I dati preliminari mostrano che circa l’1% dei bambini sottoposti al test presentava marcatori di rischio per il diabete tipo 1, consentendo di identificare casi già in fase presintomatica, prima dell’esordio clinico della malattia. “Il risultato più importante riguarda però la riduzione delle forme più gravi di esordio”, sottolinea Valentino Cherubini, responsabile dell’Unità di Endocrinologia e diabetologia pediatrica, dipartimento di Salute della donna e del bambino, Azienda ospedaliero-universitaria delle Marche. Contestualmente all’introduzione della Legge 130, infatti, uno studio multicentrico italiano condotto in 59 centri pediatrici ha documentato una riduzione del 26% del rischio di chetoacidosi diabetica e del 49% delle forme gravi nei bambini con nuova diagnosi di diabete tipo 1. 

     

    “Il diabete tipo 1 non si scopre più soltanto in emergenza – aggiunge Cherubini – Oggi possiamo intercettarlo prima dei sintomi, monitorarne l’evoluzione e, in alcuni casi, utilizzare terapie in grado di rallentarne la progressione”. Tra queste c’è il teplizumab, anticorpo monoclonale già utilizzato nei bambini in stadio 2 di malattia per ritardare la comparsa del diabete clinico. 

    Uno degli esempi più concreti di come la ricerca pediatrica abbia cambiato il destino di malattie un tempo considerate rapidamente progressive e invalidanti è la fibrosi cistica. In Italia convivono con questa patologia circa 6mila persone, di cui una quota importante in età pediatrica. Nel 2000 – riporta la nota – l’aspettativa di vita dei bambini con fibrosi cistica non superava i 25 anni. Oggi, grazie ai modulatori della proteina Cftr, le nuove generazioni possono realisticamente guardare a una prospettiva di vita superiore ai 60-70 anni. Si tratta di farmaci che non si limitano a controllare i sintomi, ma agiscono direttamente sul difetto genetico responsabile della malattia. Dal 2021 queste terapie innovative sono disponibili anche in Italia e oggi circa il 90% dei pazienti può beneficiarne. Una recente estensione dell’accesso terapeutico consentirà adesso a circa 1.500 ulteriori italiani di essere trattati, ampliando così la platea dei bambini e degli adolescenti che potranno accedere alle cure più avanzate. “La fibrosi cistica è il simbolo più evidente di come la medicina di precisione possa cambiare la storia naturale di una malattia – evidenzia Renato Cutrera, consigliere Sip e responsabile dell’Unità operativa complessa di Pneumologia e fibrosi cistica Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – Oggi non parliamo più soltanto di aumentare la sopravvivenza, ma di migliorare in modo concreto qualità e prospettive di vita.” 

    Parallelamente cresce l’attenzione verso allergie e malattie atopiche, condizioni croniche sempre più diffuse in età pediatrica. Negli ultimi anni la ricerca ha mostrato come il rischio atopico inizi già nei cosiddetti “primi 1000 giorni di vita”, periodo cruciale per lo sviluppo del sistema immunitario. “Sempre più evidenze indicano il ruolo centrale di microbiota intestinale, alimentazione precoce, modalità del parto, esposizioni ambientali, e introduzione controllata degli alimenti”, rimarca Michele Miraglia del Giudice, professore ordinario di Pediatria all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, past presidente Siaip-Società italiana di Allergologia e immunologia pediatrica. “La prevenzione sta quindi sostituendo progressivamente le vecchie strategie basate sull’evitamento – continua – Parallelamente, stanno emergendo nuove terapie biologiche mirate, capaci non solo di controllare i sintomi ma anche di modificare l’evoluzione della cosiddetta ‘marcia atopica’, riducendo la progressione verso forme allergiche più gravi”. 

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    cronaca

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  • Ucraina: Eurispes, per il 61,8% italiani l’invasione non è preludio di altri attacchi russi in Europa

    Ucraina: Eurispes, per il 61,8% italiani l’invasione non è preludio di altri attacchi russi in Europa

    (Adnkronos) – Tre quarti degli intervistati (75,6%) giudicano “ingiustificabile” l’invasione russa, la pensa contrariamente il 24,4%. un quinto dei cittadini (20,7%) ritiene invece l’invasione “comprensibile”. Lo rileva il Rapporto Italia 2026 di Eurispes. Guardando alle prospettive ed ai rischi futuri, la maggioranza degli italiani (61,8%) non crede che l’invasione dell’Ucraina sia preludio di altri attacchi russi in Europa, mentre il 38,2% ha questo timore. Più della metà (52%) pensa sia invece preludio di un espansionismo russo su altri territori. 

    La possibilità di un nuovo assetto mondiale con una “spartizione” del mondo in aree di influenza delle superpotenze (Stati Uniti, Cina, Russia) è giudicata negativa dal 54,9% dei cittadini, il 17% la definisce “il male minore”, solo il 4,6% la reputa positiva; quasi 1 su 4 non sa pronunciarsi in merito (23,5%).  

    Nell’ipotesi in cui ad essere attaccato fosse un paese appartenente alla Nato, più della metà degli italiani (52,6%) afferma che l’Italia dovrebbe restare neutrale, un quarto che dovrebbe inviare milizie ed armi in difesa del paese aggredito (25%) ed il 22,4% che dovrebbe inviare solo armi in sua difesa. Secondo gli italiani, l’Europa non è unità dal punto di vista della difesa militare (64,4%); sul piano delle politiche economiche (65,2%); dal punto di vista politico (67,8%) e nemmeno commerciale (57,9%).  

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  • Cefalea digitale, pediatri ‘iper-esposizione a schermi si collega a mal di testa’

    Cefalea digitale, pediatri ‘iper-esposizione a schermi si collega a mal di testa’

    (Adnkronos) – Negli ultimi anni numerosi studi hanno evidenziato una associazione tra tempo trascorso davanti agli schermi e aumento di cefalee ed emicranie in età pediatrica. Si tratta della cefalea digitale, una forma di mal di testa associata a uso prolungato di dispositivi elettronici, all’alterazione del sonno, all’affaticamento visivo e al sovraccarico cognitivo. È uno dei temi centrali dell’81.esimo Congresso italiano di pediatria, in corso a Padova fino a domani, 29 maggio. Smartphone usati fino a tarda notte, ore passate tra TikTok, video brevi e scrolling infinito, mal di testa e disturbi del sonno: anche attraverso questi segnali i pediatri osservano gli effetti dell’iper-esposizione digitale sulla salute dei più giovani.  

    La cefalea – informa in una nota la Società italiana di pediatria (Sip) – rappresenta “una delle cause più frequenti di accesso agli ambulatori pediatrici. Interessa fino al 15% dei bambini e adolescenti in età scolare”. Una recente review pubblicata sulla rivista ‘Headache’ che ha analizzato 48 studi internazionali, indica infatti la durata dello ‘screen time’ come uno dei fattori più frequentemente associati alla cefalea nei ragazzi. Tra i sintomi più segnalati compaiono mal di testa, affaticamento visivo, bruciore oculare e alterazioni del sonno. Un altro recente studio pubblicato sul ‘Boletín Médico del Hospital Infantil de México’ – continua la nota – ha osservato che nei bambini che riferivano di soffrire di cefalea, “risultava più frequente un utilizzo di smartphone e tablet superiore alle 3 ore al giorno, mentre l’uso dei dispositivi oltre le 6 ore quotidiane era associato a una maggiore frequenza degli episodi di mal di testa”. Lo studio ha inoltre rilevato un miglioramento della sintomatologia dopo la riduzione del tempo trascorso davanti agli schermi. 

    A favorire cefalee ed emicranie nei ragazzi – riferisce Sip – è una combinazione di fattori legati all’uso prolungato degli schermi. “Tra i principali meccanismi coinvolti ci sono innanzitutto l’affaticamento visivo causato dalla fissazione prolungata di contenuti rapidi e altamente stimolanti, come i video brevi e lo scrolling continuo tipici delle piattaforme social. A questo si aggiunge l’alterazione del ritmo sonno-veglia: la luce blu emessa dagli schermi può infatti ridurre la produzione di melatonina, rendendo più difficile addormentarsi e peggiorando la qualità del sonno, uno dei principali fattori associati alla cefalea”. Un altro elemento interessa la postura: passare molte ore con “il collo piegato sullo smartphone (“text neck”) aumenta la tensione dei muscoli cervicali e può favorire dolore che si irradia verso la testa, soprattutto nelle forme di cefalea tensiva”. 

    Ma non c’è solo una componente fisica. Le piattaforme digitali espongono inoltre i ragazzi a una stimolazione continua fatta di notifiche, video brevissimi, cambi rapidi di immagini e contenuti sempre nuovi – evidenziano gli esperti – Questo sovraccarico cognitivo, insieme all’ansia di restare sempre connessi e di “non perdersi nulla” (la cosiddetta Fomo, Fear of Missing Out), può contribuire ad aumentare stress e vulnerabilità alla cefalea nei soggetti predisposti. 

    “Non si tratta di demonizzare la tecnologia – spiega Antonino Gulino, pediatra di famiglia a Catania e componente del consiglio direttivo Sip – ma di imparare a utilizzarla in modo corretto. Oggi sappiamo che l’uso serale degli smartphone, il binge scrolling, il sonno insufficiente e l’iper-esposizione agli schermi possono contribuire a peggiorare cefalee ed emicranie nei soggetti predisposti”. Per questo la Società italiana di pediatria richiama l’attenzione sull’importanza di un corretto uso dei device fin dall’infanzia, come indicato anche nelle recenti raccomandazioni Sip sull’esposizione ai media digitali.  

    “I dispositivi elettronici fanno ormai parte della quotidianità dei bambini e degli adolescenti – osserva Rino Agostiniani, presidente Sip – ma proprio per questo è fondamentale educare famiglie e ragazzi a un utilizzo consapevole. Regole semplici come evitare smartphone e tablet prima di dormire, tenere le camere da letto ‘device-free’, limitare il tempo trascorso online e fare pause frequenti durante l’uso degli schermi – avverte – possono avere effetti importanti sul benessere fisico e psicologico dei più giovani. La prevenzione oggi passa anche dall’educazione digitale”. 

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  • Barilla e università Parma concludono percorso Genconnect

    Barilla e università Parma concludono percorso Genconnect

    (Adnkronos) – Dal confronto tra generazioni nato in azienda a un dialogo che oggi coinvolge il mondo universitario e il territorio: si è conclusa presso la sede di Barilla di Parma la prima edizione di Genconnect, il programma promosso dall’ERG Young del Gruppo Barilla e sviluppato insieme all’Università di Parma all’interno del progetto ‘Unipr4Talents: talentuosi si diventa’ con cui l’ateneo si è aggiudicato un rilevante finanziamento nell’ambito del ‘Bando talenti’ della Regione Emilia-Romagna. Un progetto che ha l’ambizione di diventare un modello replicabile e contribuire al dibattito pubblico sul futuro del lavoro, grazie alla volontà di Barilla di dare continuità all’esperienza attraverso la costruzione, insieme all’Università di Parma, Federmanager, JEParma e Parma Capitale Europea dei Giovani 2027, di un tavolo di lavoro dedicato al tema dell’intergenerazionalità. 

    Il percorso ha coinvolto 40 partecipanti – 20 persone Barilla e 20 studenti e studentesse universitari – in un’esperienza costruita attorno a tre momenti plenari (apertura, confronto intermedio e chiusura) e a una serie di incontri in coppie generazionali. Ogni coppia, formata da una persona Barilla e da uno studente o studentessa, ha vissuto momenti di scambio diretto e informale, pensato per condividere esperienze e aspettative. Non un programma di mentoring né un’attività di recruiting, ma un percorso di ascolto reciproco e confronto paritario, con l’obiettivo di leggere insieme le trasformazioni del mondo del lavoro e le diverse esigenze delle generazioni.  

    L’evento conclusivo ha riunito i partecipanti nella sede Barilla di Parma per un momento di restituzione condivisa, tra attività di gruppo e confronto sui principali temi emersi nel percorso. Tra questi, il work-life balance, inteso come ricerca di equilibrio tra vita personale e professionale e come necessità di preservare uno spazio identitario oltre il lavoro; l’intelligenza artificiale, vista come strumento di supporto all’efficienza e all’apprendimento, ma solo se accompagnata da consapevolezza e pensiero critico; e il purpose, ovvero il bisogno crescente di trovare nel lavoro significato, direzione e coerenza con i propri valori. Dal confronto è emerso un messaggio comune: le differenze tra generazioni tendono ad avvicinarsi quando vengono meno barriere, ruoli e contesti formali, lasciando spazio a un dialogo diretto tra persone. 

     

    Un approccio che ha permesso di superare ruoli e schemi predefiniti, favorendo un dialogo più autentico tra le persone, come conferma la testimonianza di Lucia Fusco, studentessa magistrale del corso Amministrazione e direzione aziendale: “Dalla generazione passata possiamo apprendere l’etica del lavoro, la capacità di costruire nel tempo e di dare valore all’esperienza. Allo stesso modo, credo che dalla mia generazione le persone più senior possano cogliere una maggiore elasticità mentale e un approccio più aperto al cambiamento, anche rapido. E’ stato interessante vedere come questi due punti di vista, così diversi, possano in realtà incontrarsi e arricchirsi a vicenda quando c’è ascolto reciproco”.  

    A riconoscere il valore dello scambio è anche Alessandro D’Alessandro, senior scientist in Ricerca e Sviluppo in Barilla da oltre 30 anni, che ha evidenziato l’importanza dell’ascolto e della sospensione del giudizio: “L’esperienza mi ha insegnato quanto sia importante sospendere il giudizio iniziale e provare davvero ad ascoltare, senza lasciarsi guidare dai preconcetti. Questo atteggiamento ha cambiato il mio modo di lavorare e di relazionarmi con i colleghi più giovani, rendendo il confronto più aperto e costruttivo. La mia generazione può portare ai giovani l’idea di rallentare un po’, ricordando che non tutto è immediatamente disponibile: alcune cose richiedono tempo, fatica e capacità di riflessione prima di arrivare a una soluzione. Dai giovani, invece, porto a casa un grande entusiasmo in tutto quello che fanno e un rapporto più aperto con l’autorità”. 

    GenConnect si inserisce nel più ampio percorso di diversity & inclusion che Barilla porta avanti da anni a livello globale. Nel Gruppo sono attivi 17 Employee Resource Group, che coinvolgono circa 2.000 collaboratori e rappresentano comunità volontarie, organizzate e guidate dalle persone Barilla per promuovere una cultura aziendale sempre più inclusiva e stimolare il cambiamento dall’interno. Tra questi, ERG Young è il gruppo dedicato alle nuove generazioni e al dialogo intergenerazionale, con l’obiettivo di dare voce ai giovani talenti e favorire il confronto tra età, esperienze e prospettive diverse. Accanto a ERG Young, Barilla promuove numerose iniziative di inclusione, come Thisability, il programma dedicato alla valorizzazione dei talenti delle persone con disabilità, premiato con il Premio Aretè 2023, e progetti sviluppati in collaborazione con realtà come Hackability, Dynamo Camp, Dynamo Academy e altre organizzazioni impegnate nella rimozione delle barriere fisiche e culturali. ‘Unipr4Talents: Talentuosi si diventa’ mira a rafforzare le sinergie tra l’università e il mondo imprenditoriale locale e regionale. Grazie ai servizi di accompagnamento al lavoro e al sostegno delle carriere, l’iniziativa punta a superare il semplice matching tra domanda e offerta. Gli obiettivi principali includono quindi la qualificazione dei servizi di placement e il supporto alle carriere, attraverso lo sviluppo di seminari e workshop, servizi di mentoring one-to-one, percorsi di placement per PhD e talenti internazionali, attività di comunicazione mirata e una progettualità di customer relationship management per migliorare le relazioni con enti e aziende che collaborano su diversi ambiti con l’ateneo. 

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  • Blockx cade sui teloni, si infortuna e… chiede i danni al Roland Garros

    Blockx cade sui teloni, si infortuna e… chiede i danni al Roland Garros

    (Adnkronos) –
    Alexander Blockx chiede i danni al Roland Garros. Il tennista belga è stato costretto al ritiro per infortunio prima del match del secondo turno contro Alex De Minaur, dopo aver battuto all’esordio Coleman Wong. A permettere l’azione legale del belga è stata la dinamica dell’infortunio: Blockx è infatti scivolato su un telone, rimediando una storta alla caviglia. 

    L’infortunio ha messo fine in anticipo al suo torneo, facendogli ovviamente perdere la possibilità di conquistare una parte del montepremi messo in palio dallo Slam francese. Da qui la richiesta di risarcimento che, come confermato dall’allenatore di Blockx a The Athletic, potrebbe arrivare nei prossimi giorni. 

    Quello del belga non è comunque un caso isolato. Nel 2018 Eugenie Bouchard ha ricevuto un risarcimento dalla Federazione americana di tennis dopo essere scivolata negli spogliatoi degli US Open, a causa del pavimento bagnato.  

     

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  • Roland Garros, complottisti contro Sinner: “Vogliono favorirlo”

    Roland Garros, complottisti contro Sinner: “Vogliono favorirlo”

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    C’è un complotto per favorire Jannik Sinner al Roland Garros 2026? L’ultima accusa, niente di nuovo a dire il vero, arriva poco prima del match tra l’azzurro e Juan Manuel Cerundolo, valido per il secondo turno dello Slam parigino. La sfida è stata programmata come prima del programma diurno del Philippe-Chatrier, che inizierà alle ore 12. 

    Sinner giocherà quindi nelle ore più calde parigine, con la capitale francese in questi giorni attanagliata da condizioni quasi estreme che stanno condizionando i tennisti in campo. Nonostante una programmazione decisamente non favorevole all’azzurro, che aveva esordito invece di sera contro Tabur, qualcuno continua a gridare al complotto, asserendo che quelle in cui giocherà Sinner non sono le ore più calde della giornata, anzi. 

    “In 25 anni il numero 1 del mondo non è mai stato messo al primo slot del programma del Chatrier, e negli ultimi 55 primi turni soltanto due sono stati maschili”, hanno detto nel podcast ‘Tennis Weekly’, “questo solleva molti sospetti. La programmazione può arrivare quindi solo da una sua richiesta o da un gesto del torneo per proteggerlo da uno dei giorni più caldi, ora che non c’è Alcaraz”. 

    Come detto, non si tratta di una polemica nuova. Negli scorsi giorni diversi utenti su X avevano scritto di un presunto complotto contro Novak Djokovic, che ieri ha giocato nel primo pomeriggio contro Royer. Nel mirino infatti ci sarebbe un presunto trattamento di favore verso Sinner: “Djokovic giocherà alle 15. Vediamo se avranno il coraggio di mettere Sinner un giorno a mezzogiorno. Non lo faranno perché proteggono quelli di sempre”, ha scritto un utente, prima di essere smentito dall’organizzazione del torneo. 

    Il pensiero, comunque, è largamente condiviso: “Il Roland Garros ha programmato Novak Djokovic nella la parte più calda della giornata, con temperature previste di 34 gradi”, è il messaggio di un altro appassionato su X, “gioca anche contro un francese, che in circostanze normali sarebbe una partita serale. Qualcun altro non è sorpreso da questo?”. 

     

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