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  • Neurologo Barbanti: “Per emicrania serve approccio integrato tra specialisti e medicina generale”

    Neurologo Barbanti: “Per emicrania serve approccio integrato tra specialisti e medicina generale”

    (Adnkronos) – “I vantaggi di un percorso integrato tra medico di medicina generale e specialisti nella gestione dell’emicrania sono molteplici. In primo luogo, è fondamentale superare l’idea che si tratti di un disturbo banale: l’emicrania è una vera e propria malattia, oggi anche ben trattabile e, nella maggior parte dei casi, gestibile con terapie efficaci e senza effetti collatorali. Un altro punto chiave riguarda il modo in cui viene seguito il paziente. E’ necessario sviluppare un approccio più continuativo, che accompagni la persona nel tempo. In questo senso, figure come il medico di famiglia o lo specialista di riferimento, diventano punti stabili di relazione e presa in carico”. Lo ha detto Pietro Barbanti, ordinario di Neurologia all’Università San Raffaele Roma, intervenuto all’evento istituzionale ‘Qui, per la salute di ogni Donna’ – promosso da Organon Italia oggi a Roma.  

    L’emicrania, ha sottolineato Barbanti “non può essere considerata in modo isolato: spesso si associa ad altre condizioni, come endometriosi, sindrome dell’ovaio policistico o patologie cardiovascolari e internistiche, che possono rendere più complessa la gestione clinica. Per questo è necessario mantenere alta l’attenzione sulle comorbidità e aggiornare costantemente l’approccio terapeutico”. Dunque, “non si tratta di demandare la gestione a un singolo specialista, ma di lavorare in pool, mettendo in comunicazione competenze diverse e costruendo percorsi condivisi tra professionisti, per garantire una presa in carico più efficace e completa del paziente” ha poi concluso. 

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  • Colao: “Depressione, emicrania e osteoporosi colpiscono più le donne”

    Colao: “Depressione, emicrania e osteoporosi colpiscono più le donne”

    (Adnkronos) – “Le donne presentano una diversa incidenza di numerose patologie rispetto agli uomini e questo rende indispensabile un approccio clinico specifico e di genere”. Così Annamaria Colao, direttore Uoc di Endocrinologia presso il Policlinico Federico II di Napoli e titolare della Cattedra Unesco ‘Educazione alla salute e allo sviluppo sostemninile’, intervenuta all’evento ‘Qui, per la salute di ogni donna’, promosso a Roma da Organon. 

    “In ambito oncologico, il tumore della mammella rappresenta la principale patologia femminile, mentre i tumori dell’apparato digerente risultano sostanzialmente simili tra uomini e donne – spiega Colao -. Più marcate le differenze in altri ambiti: disturbi neurologici come depressione ed emicrania, così come osteoporosi e patologie tiroidee, colpiscono le donne con una frequenza fino a cinque volte superiore rispetto agli uomini”. Accanto a queste patologie a prevalenza femminile, esistono condizioni che interessano entrambi i sessi ma che si manifestano in modo diverso, come le malattie cardiovascolari, alcune patologie epatiche e renali. “Non esistono organi ‘neutri’ dal punto di vista del genere”, osserva Colao, “perché le differenze biologiche influenzano l’espressione e la progressione delle malattie”. 

    Al centro del ragionamento di Colao c’è il ruolo dell’assetto ormonale, che regola numerosi processi dell’organismo. “Gli ormoni non agiscono su un singolo organo, ma su tutto il corpo: ogni funzione biologica è influenzata da un sistema complesso di interazioni endocrine, che risponde continuamente a fattori come alimentazione, ambiente e stile di vita”, sottolinea l’endocrinologa. Per questo motivo, l’assetto ormonale dovrebbe essere considerato in modo sistematico nella valutazione della salute di ogni individuo, lungo tutto l’arco della vita. Tuttavia, secondo Colao, “il ruolo degli ormoni è ancora sottovalutato” nella pratica clinica quotidiana. Da qui la necessità di un “approccio multidisciplinare. Solo il confronto tra specialisti diversi consente di leggere il paziente nella sua complessità e di costruire percorsi di cura più efficaci” conclude.  

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    cronaca

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  • Binetti (Organon): “Le donne vivono più a lungo ma con più anni di malattia”

    Binetti (Organon): “Le donne vivono più a lungo ma con più anni di malattia”

    (Adnkronos) – “Le donne vivono più a lungo, ma spesso trascorrono molti anni in condizioni di salute non ottimali. Per questo è fondamentale intervenire prima, accompagnandole in ogni fase della vita con un approccio integrato e multidisciplinare”. Lo ha dichiarato Flavia Binetti, amministratore delegato Organon Italia, intervenuta all’evento istituzionale ‘Qui, per la salute di ogni Donna’ – promosso da Organon Italia oggi a Roma – che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, della comunità scientifica e della medicina generale per confrontarsi sulle trasformazioni demografiche ed epidemiologiche in atto e promuovere un nuovo approccio alla salute della donna. 

    “Abbiamo scelto una missione distintiva: essere al fianco delle donne lungo tutto il loro percorso di vita, dalla contraccezione alla pianificazione familiare, fino alla menopausa e alla gestione delle patologie croniche e delle comorbilità – ha spiegato Binetti – Ma il tema centrale resta la consapevolezza: molte donne conoscono ancora poco i cambiamenti legati alle diverse fasi della vita e le possibilità di prevenzione e cura disponibili”. Secondo l’Ad di Organon Italia, è necessario superare un approccio frammentato alla salute femminile: “La donna ha bisogni complessi che devono essere affrontati a 360 gradi. Per questo è essenziale mettere in rete medicina generale e specialistica, evitando percorsi discontinui, duplicazioni di esami e sprechi per il Servizio sanitario nazionale”. 

    Binetti ha inoltre richiamato l’attenzione sulla ‘predisposizione di genere’ nell’approccio alle cure: “Le donne affrontano molte patologie in modo diverso rispetto agli uomini. Lo vediamo, ad esempio, nell’ambito cardiovascolare: spesso sono più informate, ma tendono a prendersi cura degli altri trascurando se stesse, con una minore aderenza alle terapie. Comprendere queste differenze significa migliorare gli esiti clinici e rendere più efficace il sistema sanitario”. Infine, il tema della sostenibilità sociale e lavorativa. “Come azienda vogliamo mettere in pratica ciò che promuoviamo. Oggi ci sono sempre più donne medico e professioniste sanitarie, con esigenze nuove legate all’equilibrio tra vita privata e lavoro. Servono modelli organizzativi capaci di sostenere genitorialità, caregiving e crescita professionale, modelli evolui”, ha poi concluso. 

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  • ‘Qui, per la salute di ogni donna’, istituzioni ed esperti rilanciano la medicina di genere

    ‘Qui, per la salute di ogni donna’, istituzioni ed esperti rilanciano la medicina di genere

    (Adnkronos) – La salute della donna non è solo una priorità clinica, ma una leva strategica per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e per la medicina del futuro. E’ questo il messaggio al centro dell’evento ‘Qui, per la salute di ogni donna’ – promosso da Organon Italia oggi a Roma – che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, della comunità scientifica e della medicina generale per confrontarsi sulle trasformazioni demografiche ed epidemiologiche in atto e promuovere un nuovo approccio alla salute della donna. A guidare i lavori nel corso dell’intera giornata il giornalista Gianluca Semprini. Per tutto il giorno un serrato confronto tra istituzioni, clinici ed esperti sui cambiamenti che stanno ridefinendo i bisogni di salute delle donne del nostro Paese.  

    “Dedicarsi alla salute della donna significa andare oltre la cura della singola patologia e guardare alla persona nella sua interezza, nelle diverse fasi della vita – ha dichiarato Joe Morrissey, Ceo Organon – In Organon crediamo che colmare i gap nella salute femminile non sia solo una questione di equità, ma una scelta strategica per la salute collettiva. Per questo vogliamo essere un partner attivo del sistema, capace di ascoltare, collaborare e contribuire a soluzioni concrete”. 

    Al centro del confronto è emersa innanzitutto la voce delle donne rispetto a temi quali prevenzione, preservazione della fertilità, accesso tempestivo alle cure e qualità della presa in carico nella cronicità: voci e testimonianze che confermano ancora una marcata distanza tra bisogni percepiti e risposta del sistema. A partire da questi elementi, il dibattito si è concentrato sull’evoluzione della domanda di cura dei prossimi decenni, alla luce delle elaborazioni della Società italiana di medicina generale (Simg), che fotografano uno scenario di profondo cambiamento: continua diminuzione della natalità, invecchiamento della popolazione, aumento delle cronicità e delle disuguaglianze di salute e ampliamento del gender health gap. In questo contesto, le donne – che vivono più a lungo ma con più anni di malattia – rappresentano il punto di snodo di una transizione che impone un ripensamento strutturale che ponga al centro la salute della donna come elemento essenziale per la ridefinizione dei modelli assistenziali. 

    “L’approccio di genere nella medicina non è più un’opzione culturale, ma un imperativo clinico ed economico – ha spiegato Claudio Cricelli, presidente emerito della Simg – Le donne concentrano una quota crescente della domanda di cura per cronicità, fragilità e neurodegenerazione. Senza un rafforzamento della medicina territoriale e della presa in carico continuativa, il sistema non sarà in grado di sostenere la pressione dei prossimi decenni”. Durante il dibattito è emersa con forza la necessità di adottare un approccio multidisciplinare alla salute della donna, per integrare competenze diverse e accompagnare le pazienti lungo tutto l’arco della vita: dalla pianificazione familiare alla preservazione della fertilità, dall’emicrania fino ad arrivare alla gestione delle patologie croniche, quali l’osteoporosi e le malattie cardiovascolari, che possono interessare le donne nella fase della vita più matura. Ampio spazio è stato dedicato all’integrazione tra competenze specialistiche e medicina territoriale, come condizione imprescindibile per rispondere con efficacia ai bisogni di salute femminili che evolvono nel tempo e richiedendo percorsi personalizzati e una continuità di cura reale tra territorio e specialistica. 

    In particolare, gli esperti hanno evidenziato l’importanza di un approccio multidisciplinare alla salute delle donne under 40, per aumentare l’informazione e il counseling personalizzato su patologie quali l’emicrania, sulla fertilità e sulla sua preservazione. Centrale il ruolo della collaborazione tra ginecologi, medici di medicina generale, endocrinologi, neurologi e centri di fertilità, anche attraverso modelli organizzativi e buone pratiche regionali, per rispondere in modo integrato ai bisogni di salute riproduttiva delle donne e contrastare denatalità e accessi tardivi alle cure. Il dibattito ha posto al centro anche i bisogni di salute delle donne over 40, sottolineando l’importanza di una corretta informazione sulla salute riproduttiva che si modifica con l’avanzare dell’età e sui cambiamenti cardiometabolici legati alla fase di peri e post menopausa. Anche in questa fase la parola chiave è multidisciplinarietà per migliorare i percorsi di procreazione medicalmente assistita (Pma), intercettare precocemente condizioni come disturbi metabolici e cardiovascolari, osteopenia, osteoporosi ed emicrania, e contrastare il sottotrattamento al fine di preservare salute e qualità di vita. 

    In questo scenario, Organon ribadisce il proprio ruolo come partner strategico del sistema salute. “Essere qui, per la salute di ogni donna, significa assumersi una responsabilità che va oltre il farmaco – ha affermato Flavia Binetti, amministratore delegato Organon Italia – Vuol dire contribuire allo sviluppo di un approccio multidisciplinare centrato sulla persona, che tenga conto dell’evoluzione dei bisogni di salute della donna nelle diverse fasi della vita in grado di garantire un invecchiamento in buona salute e una migliore qualità di vita. Come azienda ci proponiamo inoltre di favorire il dialogo tra specialisti ed istituzioni e di aiutare alla comprensione dei reali bisogni di salute delle donne superando tabù e falsi miti”. 

    Dal confronto tra ginecologi, endocrinologi, cardiologi, neurologi e medici di medicina generale è emersa infine l’importanza della rete territoriale e del coordinamento tra medicina generale e specialistica, come leva decisiva per garantire continuità assistenziale e una presa in carico realmente integrata. La partnership annunciata tra Organon e Simg si inserisce in questa visione condivisa, con l’obiettivo di rafforzare l’attenzione alla salute femminile nella pratica clinica quotidiana e valorizzare il ruolo della medicina generale, nell’ottica di una sempre maggiore sinergia con gli specialisti per migliorare la presa in carico della paziente e realizzare percorsi multidisciplinari integrati sul territorio. 

    “La salute delle donne è il vero banco di prova della sostenibilità del nostro sistema sanitario – ha concluso Cricelli – . Investire oggi in integrazione delle cure, medicina di genere e continuità assistenziale significa evitare domani costi umani, sociali ed economici molto più elevati”.  

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    cronaca

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  • Ultimo, l’annuncio per il 4 luglio: “Fabrizio Moro aprirà il concerto di Tor Vergata”

    Ultimo, l’annuncio per il 4 luglio: “Fabrizio Moro aprirà il concerto di Tor Vergata”

    (Adnkronos) –
    Fabrizio Moro canterà al concerto-evento di Ultimo a Tor Vergata, dove il prossimo 4 luglio sono attese 250mila persone. “Ciao Fabri, era da tempo che non ci vedevamo. Mi sono svegliato e mi sono chiesto chi è che può essere vicino a me in un giorno così unico della mia vita come quello del 4 luglio”, si legge in una lettera che il giovane cantautore romano scrive a Moro sui social.  

    “Ho incontrato tanti artisti in questi 10 anni di carriera, ma l’unico nome che continuava a rimbombarmi dentro eri tu. Eri tu perché ci sono persone che ti tendono una mano quando ancora non sei niente per il mondo, e forse neanche per te stesso. Eri tu – prosegue – perché sono passati 10 anni da quando ho aperto il tuo concerto al PalaLottomatica di Roma, e io quella tachicardia prima di salire sul palco non l’ho mai dimenticata. Eri tu perché ‘è eterno un ragazzo che sogna con gli occhi bagnati’, e io e te sappiamo bene questa frase cosa voglia dire viverla”. 

    Ultimo si dice “onorato di annunciarvi che Fabrizio suonerà a Tor Vergata prima che io salga sul palco. E ci tengo a dirlo chiaramente: non vivo questa cosa come un’apertura al mio concerto, ma come un suo vero e proprio concerto prima del mio. Sarà l’unico artista ad esserci. Perché è giusto così. Perché voi lo meritate. E forse, dopo questi 10 anni di strada, me lo merito anche io”.  

    E poi conclude con un pensiero che esprime tutta la sua gioia e gratitudine per quel 4 luglio: “E da oggi aspetterò quel giorno con una sensazione diversa nel cuore. Perché prima di trovarmi davanti a tutta quella gente, davanti alla notte più grande della mia vita e della mia storia, ci sarà qualcuno che senza saperlo tanti anni fa ha iniziato a scriverla insieme a me”.  

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    spettacoli

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  • Matrimonio a Roma per Will Smallbone, centrocampista del Millwall: l’arrivo della sposa

    (Adnkronos) – Il calciatore inglese Will Smallbone, naturalizzato irlandese, centrocampista della squadra inglese del Millwall (in prestito dal Southampton) ha scelto Roma per celebrare il suo matrimonio con la compagna Sofia Lepore. I due hanno annunciato il matrimonio nel giugno del 2024 quando il calciatore ha chiesto la mano della fidanzata a Los Angeles. Dopo un anno hanno scelto la storica Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, nel centro storico della Capitale, per celebrare le loro nozze.  

    Al suo arrivo la sposa è stata accolta dagli applausi dei turisti fermi in piazza e dai clacson delle macchine bloccate nel traffico. 

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    sport

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  • L’impatto nascosto delle cure degli animali, cosa dicono i veterinari

    (Adnkronos) – Boehringer Ingelheim ha pubblicato oggi i risultati di un’indagine globale che accende i riflettori sugli aspetti spesso trascurati della medicina veterinaria, essenziali per proteggere gli animali, le persone e la società, informa l’azienda in una nota. Basata sulle risposte di 1.046 professionisti veterinari qualificati in 51 Paesi, la survey ha identificato tre degli aspetti più importanti, ma anche meno riconosciuti della pratica veterinaria: individuazione di problemi di salute nascosti e segnali di dolore, identificati dall’87% dei veterinari per animali da compagnia e dal 60% dei veterinari equini; protezione della sicurezza della filiera alimentare, identificata dal 65% dei veterinari per animali d’allevamento; programmi di sorveglianza per limitare la diffusione delle malattie, identificati dal 62% dei veterinari per animali d’allevamento. Risultati che evidenziano “il ruolo di vasta portata della professione veterinaria nella nostra vita quotidiana, dalla cura degli animali da compagnia presenti in oltre la metà delle famiglie del mondo, alla tutela degli animali e dei prodotti di origine animale che aiutano a nutrire il 97% della popolazione mondiale”, commenta la società biofarmaceutica attiva nel settore della salute umana e animale.  

    “Il contributo della medicina veterinaria si esprime ogni giorno non solo nella tutela della salute e del benessere animale, ma anche nella prevenzione dei rischi sanitari, nella sicurezza delle filiere alimentari e nel monitoraggio delle malattie che possono avere un impatto sull’uomo – dichiara Karin Ramot, Head of Boehringer Ingelheim Animal Health Italia – In un contesto sempre più interconnesso, il veterinario rappresenta un presidio chiave di equilibrio tra salute animale, umana e ambientale. Rendere più evidente questo suo contributo significa rafforzare una cultura della prevenzione e promuovere una consapevolezza più ampia del suo ruolo strategico all’interno dell’approccio One Health, a beneficio dell’intera collettività”. Queste competenze invisibili nascono da anni di formazione, sottolinea l’azienda. Individuare problemi di salute e definire il percorso terapeutico richiedono infatti un livello di conoscenza che non è immediatamente evidente. “Molto spesso, durante una visita veterinaria, il proprietario vede solo il risultato finale: una diagnosi, una terapia, un consiglio. Dietro quelle decisioni, però, ci sono anni di formazione universitaria, specializzazione ed esperienza clinica – afferma Marco Melosi, presidente Anmvi (Associazione nazionale medici veterinari) – Il medico veterinario è chiamato ogni giorno a riconoscere segnali deboli, intercettare patologie nascoste e prendere decisioni che possono cambiare la qualità e l’aspettativa di vita degli animali. Non sorprende quindi che l’87% dei veterinari per animali da compagnia indichi proprio questa capacità diagnostica come l’aspetto meno riconosciuto della professione. E’ un lavoro spesso invisibile, ma essenziale non solo per la salute animale, bensì anche per la salute pubblica e per l’equilibrio dell’approccio One Health”. 

    Il percorso per diventare veterinario – si ricorda nella nota – richiede generalmente 5 anni di studi universitari, ai quali si possono aggiungere fino ad almeno 3 anni di formazione specialistica. Alcune decisioni cliniche sono quindi basate su oltre un decennio di studi ed esperienza clinica pratica. Per cani e gatti, questa expertise può fare la differenza nelle diagnosi precoci di condizioni gravi, come ad esempio il diabete o la malattia renale cronica. Con l’aumento delle aspettative dei proprietari di animali in termini di salute e benessere, il giudizio clinico veterinario diventa sempre più centrale in tutte le fasi della cura: dalla prevenzione alla diagnosi precoce fino alla gestione di condizioni complesse. Eppure, gran parte di questo lavoro resta invisibile: non a caso quasi 9 veterinari per animali da compagnia su 10 ha indicato “l’individuazione di problemi di salute nascosti” come l’aspetto più importante, ma meno riconosciuto del loro ruolo. “Ogni giorno i medici veterinari svolgono un lavoro silenzioso, ma essenziale: proteggono la salute e il benessere degli animali, garantiscono la sicurezza degli alimenti e contribuiscono alla prevenzione e al controllo delle malattie che possono avere un impatto anche sull’uomo – avverte Gaetano Penocchio, presidente Fnovi (Federazione nazionale Ordini veterinari italiani) – Gran parte di questo impegno resta invisibile agli occhi del pubblico, proprio perché la prevenzione efficace spesso non fa notizia. Questa indagine contribuisce a riportare l’attenzione sul valore strategico della professione veterinaria all’interno dell’approccio One Health, evidenziando il ruolo fondamentale dei medici veterinari nella tutela della salute collettiva e della società”. 

    Gran parte della medicina veterinaria è orientata alla prevenzione, prosegue la nota. Interventi tempestivi e osservazione attenta permettono di evitare l’aggravarsi di problemi di salute e di ridurre l’impatto emotivo ed economico per i proprietari. Nel caso dei veterinari per equini, l’indagine ha rilevato che tra gli aspetti più importanti, ma meno riconosciuti della loro professionalità ci sono “l’identificazione del dolore nascosto e dei segni precoci delle malattie”, per 6 su 10, e “l’utilizzo dell’ambiente e della storia clinica del cavallo per prevedere i rischi legati alla sua salute”, per il 42%. Nella pratica, questo significa fornire indicazioni personalizzate sull’alimentazione del cavallo, sulla sua igiene orale e degli zoccoli, vaccinazioni, controllo dei parassiti, valutazione dello stato osteoarticolare e la gestione degli ambienti in cui vive, contribuendo a prevenire patologie come coliche, laminite, zoppie, malattie respiratorie e cardiocircolatorie. “Nel nostro settore – riferisce Giorgio Strozzi, prsidente Sive (Società italiana veterinari per equini) – una parte fondamentale del lavoro veterinario si svolge lontano dai riflettori: significa saper leggere segnali sottili, interpretare il comportamento dell’animale e integrare informazioni cliniche, ambientali e gestionali. Questo approccio non solo migliora il benessere e le performance del cavallo, ma consente anche di prevenire patologie complesse e costose. Rendere più visibile questo valore significa riconoscere il contributo specialistico dei veterinari equini all’interno dell’approccio One Health e alla sostenibilità dell’intero sistema”. 

    La medicina veterinaria applicata al mondo dell’allevamento – che protegge animali come bovini, suini e pollame – ha un impatto diretto e misurabile sulla filiera alimentare, contribuendo a circa il 34% dell’apporto proteico globale, riporta Boehringer Ingelheim. E’ inoltre cruciale per la salute pubblica: il 60% delle malattie infettive umane si trasmette tra animali e uomini, e il 70% delle malattie emergenti ha origine animale. Per Vito Loconte, presidente Sivarsib (Società italiana veterinari per animali da reddito e buiatria), “questa indagine contribuisce a far emergere un aspetto ancora poco noto della professione. Nella pratica quotidiana, i veterinari che operano nel settore buiatrico sono impegnati non solo nella cura degli animali, ma anche nella prevenzione, nel monitoraggio continuo degli allevamenti e nella gestione dei rischi sanitari che possono avere un impatto sull’intera collettività. Rafforzare la consapevolezza di questo contributo è essenziale per valorizzare una professione che è parte integrante dell’approccio One Health e della sostenibilità delle produzioni zootecniche”. Ma nonostante i dati, secondo i veterinari specializzati in animali d’allevamento intervistati, questo impatto più ampio del loro ruolo è spesso sconosciuto. Per questo nella survey il 65% ha identificato la “protezione della sicurezza alimentare” come l’aspetto del loro lavoro più trascurato dal pubblico, seguito dalla “sorveglianza per limitare la diffusione delle malattie” (62%). 

    “Questa indagine – commenta Bartolomeo Griglio, presidente Aivemp (Associazione italiana veterinari per la medicina pubblica e le produzioni) – evidenzia con chiarezza quanto il ruolo del medico veterinario sia ancora oggi percepito solo in parte nella sua reale ampiezza e complessità. Accanto alla cura e al benessere degli animali, la professione veterinaria svolge infatti una funzione essenziale nell’ambito della sanità pubblica, della sicurezza alimentare, della prevenzione e sorveglianza delle malattie. Ogni giorno i veterinari operano per garantire la tutela della salute animale e umana, contribuendo concretamente alla sicurezza delle produzioni alimentari e al rafforzamento dell’approccio One Health, sempre più centrale nelle sfide sanitarie contemporanee”. 

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  • Barry Gibb vittima di fake new, i fan piangono (per errore) l’ultimo Bee Gees ancora in vita

    Barry Gibb vittima di fake new, i fan piangono (per errore) l’ultimo Bee Gees ancora in vita

    (Adnkronos) –
    Una fake news sulla presunta morte di Barry Gibb ha scatenato nelle ultime ore una vera ondata di emozione e confusione sul web. Una pagina Facebook intitolata ‘R.I.P. Barry Gibb’, poi rimossa, ha raccolto in poco tempo quasi un milione di like, alimentando la convinzione che il celebre cantante dei Bee Gees fosse deceduto. 

    La notizia, completamente falsa, annunciava la morte del musicista britannico, 79 anni, noto in tutto il mondo per la sua inconfondibile voce in falsetto che ha reso immortali i più grandi successi della band. Moltissimi fan hanno creduto al messaggio e hanno iniziato a condividere tributi e messaggi di cordoglio sui social network. A mettere fine alle speculazioni è stata però la famiglia dell’artista, che ha rassicurato i fan dichiarando che il cantante di ‘Stayin’ Alive’ è “sano, felice e in ottima forma”. 

    Barry Gibb è l’ultimo membro superstite dei leggendari Bee Gees, il gruppo fondato negli anni Cinquanta insieme ai fratelli Maurice e Robin, entrambi scomparsi. La band ha scritto pagine fondamentali della storia della musica pop e disco internazionale grazie a brani iconici come ‘How Deep Is Your Love’ e ‘Nights On Broadway’.  

    Barry Gibb non è l’unica celebrità ad essere stata vittima di recente di false notizie sulla propria morte. In passato, episodi simili hanno coinvolto anche Justin Bieber, Tom Hanks e Jon Bon Jovi. Solo poche settimane fa, inoltre, l’emittente americana Cnn aveva pubblicato per errore un video commemorativo dedicato all’attore Michael J. Fox. L’attore aveva reagito con ironia sui social, scherzando sull’assurda esperienza di vedere in televisione la notizia della propria morte. (di Paolo Martini) 

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  • Laos, trovati vivi 5 dei 7 minatori intrappolati in una grotta allagata: proseguono le ricerche

    Laos, trovati vivi 5 dei 7 minatori intrappolati in una grotta allagata: proseguono le ricerche

    (Adnkronos) –
    Cinque dei sette abitanti di un villaggio rimasti intrappolati in una grotta allagata in Laos sono stati trovati vivi dai soccorritori, in un’operazione che ricorda il drammatico salvataggio della squadra di calcio giovanile in Thailandia nel 2018. I cinque uomini sono stati localizzati oggi da sommozzatori specializzati, ma restano ancora bloccati in una cavità sotterranea nella provincia centrale laotiana di Xaisomboun. Proseguono intanto le ricerche degli altri due dispersi. 

    “Cinque persone sono state trovate sane e salve. La ricerca continua per le altre due”, ha scritto su Facebook il sub thailandese Kengkad Bongkawong. Anche il gruppo laotiano ‘Rescue Volunteer for People’ ha confermato che i cinque sopravvissuti sono vivi e in condizioni stabili. 

    Prima del ritrovamento, i soccorritori avevano parlato di una “corsa contro il tempo” per raggiungere il gruppo, intrappolato da una settimana nella grotta. “Stiamo correndo contro il tempo, dato che oggi è il settimo giorno e il percorso è pieno di insidie”, aveva dichiarato il sub finlandese Mikko Paasi, già coinvolto nel salvataggio della grotta di Tham Luang nel 2018. 

    Paasi, che partecipa anche all’attuale missione, ha poi espresso sollievo per il ritrovamento dei cinque uomini: “Finora il compito è stato tutt’altro che facile e tutti hanno svolto un lavoro straordinario”. Ha però precisato che si tratta solo di “un breve momento di sollievo”, perché i superstiti devono ancora essere evacuati. “Sono tutti in salute e di buon umore, ma l’estrazione sarà molto complicata”, ha spiegato. 

    Secondo quanto riferito dai soccorritori, i cinque uomini appaiono molto deboli e affamati, ma non avrebbero malattie o ferite gravi. I sub torneranno ora nella cavità per consegnare nuove scorte di cibo e aiutarli a recuperare le forze in vista dell’uscita. 

    I sette uomini, tutti di sesso maschile, erano entrati nella grotta il 20 maggio alla ricerca di oro in quella che Paasi ha definito una “miniera d’oro abbandonata”, ma le forti piogge hanno provocato un’improvvisa inondazione che ha bloccato la via d’uscita. Le autorità locali e gli abitanti del villaggio hanno lavorato per giorni per pompare fuori l’acqua dalla grotta. 

    Le operazioni di salvataggio si stanno rivelando particolarmente difficili. Per raggiungere i dispersi, i soccorritori hanno dovuto attraversare un tunnel lungo circa 340 metri, in parte allagato e completamente al buio. Alcuni passaggi sarebbero larghi appena 60 centimetri, tanto che uno dei sub è stato costretto a rimuovere parte dell’attrezzatura per riuscire a proseguire. 

    Il sistema di grotte, situato in una zona remota a circa 125 chilometri dalla capitale Vientiane, si estende in profondità nel sottosuolo con diversi livelli e stretti cunicoli. “Bisogna percorrere centinaia di metri tra continui ostacoli, inondazioni, pericoli di crollo e un elevato rischio di inquinamento atmosferico”, aveva spiegato Paasi prima del ritrovamento. 

    All’operazione partecipano oltre 100 persone, tra cui 15 sommozzatori esperti e specialisti che avevano preso parte al celebre salvataggio in Thailandia nel 2018. 

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  • Oliveti (Adepp): “Investimenti proficui e prudenti nel Paese è obiettivo”

    Oliveti (Adepp): “Investimenti proficui e prudenti nel Paese è obiettivo”

    (Adnkronos) – “La nostra posizione ufficiale è che gli investimenti servono a finanziare le prestazioni previdenziali alle quali le Casse sono chiamate. Abbiamo espresso tutta una volontà di iniziative di supporto ai nostri professionisti in termini di prestazioni, gli investimenti saranno funzionali a questo. E’ chiaro che poi se gli investimenti ricadono nelle aree professionali delle professioni sottostanti alla nostra associazione, ovviamente ne abbiamo un vantaggio doppio, e questo è il nostro obiettivo. Fare investimenti proficui che siano però diversificati, prudenti nel nostro Paese è un obiettivo che allinea il nostro interesse con quello dei rappresentanti del governo e della politica”. Così, con Adnkronos/Labitalia, Alberto Oliveti, presidente di Adepp, associazione degli enti previdenziali privati, in chiusura degli Stati generali della previdenza dei liberi professionisti organizzati dalla stessa Adepp.  

    Oliveti ha però subito chiarito: “mai dimenticando che la nostra esigenza è quella di non correre rischi eccessivi perchè i soldi che usiamo per investire sono contributi degli iscritti e quindi devono essere protetti e non possono essere soggetti a investimenti troppo speculativi perchè il rischio sarebbe troppo grosso”, ha concluso.  

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    economia

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