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  • Medical nutrition summit: “In Italia 40% ricoverati a rischio malnutrizione”

    Medical nutrition summit: “In Italia 40% ricoverati a rischio malnutrizione”

    (Adnkronos) – “In Italia circa il 40% dei pazienti ricoverati in ospedale è a rischio di malnutrizione. La percentuale è più alta e raggiunge il 60% nel caso delle persone colpite da tumore, per arrivare al 70% nel caso delle neoplasie gastrointestinali (stomaco e pancreas) e del distretto testa-collo. Circa il 20% dei pazienti oncologici muore per le conseguenze della perdita di peso e massa muscolare. Questa condizione, infatti, si associa a esiti clinici sfavorevoli, quali ridotta tolleranza alle terapie, peggiore prognosi, minore qualità di vita, ospedalizzazioni prolungate e maggiori costi sanitari. Ma, nella pratica clinica, la malnutrizione è sottodiagnosticata e, di conseguenza, insufficientemente trattata. Nel nostro Paese serve una legge nazionale che stabilisca l’obbligatorietà dello screening nutrizionale per tutti i pazienti ricoverati. Va inoltre implementata la formazione universitaria degli operatori sanitari su questi temi e gli alimenti a fini medici speciali devono essere inseriti nei livelli essenziali di assistenza, cioè nell’elenco delle cure garantite a tutti i cittadini, per ridurre le differenze regionali”. Sono le richieste che arrivano dal convegno nazionale’Medical Nutrition Summit’, giunto alla seconda edizione, oggi all’università Statale di Milano.  

    “Lo screening nutrizionale deve essere eseguito quanto prima al momento del ricovero, ma ci sono ancora troppe differenze tra le Regioni”, spiega Riccardo Caccialanza, professore ordinario di Scienza dell’alimentazione e delle tecniche dietetiche applicate al Dipartimento di Oncologia ed emato-oncologia (Dipo) di UniMi. “Nonostante la crescente consapevolezza, soprattutto nei centri oncologici, dell’importanza della nutrizione – continua – l’approccio alla gestione nutrizionale in Italia è eterogeneo e non sempre adeguato. La malnutrizione è il risultato di un’assunzione insufficiente di nutrienti che porta non solo alla perdita di peso, ma anche alla modifica della composizione corporea, soprattutto della massa muscolare. In particolare, i pazienti oncologici possono sperimentare una perdita dell’appetito dovuta a sintomi che compromettono la normale assunzione alimentare, ad esempio ulcere nel cavo orale, diarrea, vomito, dolore, occlusioni intestinali o malassorbimento”. 

    “La nutrizione clinica deve diventare parte integrante dei percorsi di formazione universitaria di tutti gli operatori sanitari – afferma Gianluca Vago, direttore Dipo della Statale milanese – La valutazione e il supporto nutrizionale dovrebbero procedere di pari passo rispetto alle cure oncologiche, iniziando dal counseling nutrizionale iniziale, per proseguire con il supporto nutrizionale orale e, nelle situazioni più compromesse, con la nutrizione enterale o parenterale. Perché l’integrazione avvenga in maniera ottimale – precisa – è necessaria una stretta collaborazione tra tutte le figure coinvolte: oncologi, medici specialisti in nutrizione clinica e dietisti per fornire la migliore assistenza ai pazienti, in tutte le fasi della malattia, sia in corso di trattamento attivo che durante il follow-up”. 

    “E’ importante un impegno condiviso a livello nazionale, da parte dei decisori istituzionali, e anche una sensibilità particolare per chi lavora sulla formazione – evidenzia Vago – In questa direzione, quanto realizzato da Regione Lombardia può rappresentare un primo modello operativo, facilmente replicabile: ha istituito la Rete della nutrizione clinica ed è stata la prima Regione a rendere obbligatorio lo screening nutrizionale per tutti i pazienti ricoverati negli ospedali pubblici e privati convenzionati. Lo screening nutrizionale – rimarca – costituisce parte integrante del Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta) della Regione Lombardia denominato ‘Percorsi nutrizionali nel paziente oncologico’. Questo documento, unico nel suo genere, definisce un modello di presa in carico nutrizionale del paziente oncologico attraverso le strutture di nutrizione clinica e i team nutrizionali multidisciplinari della Regione”. 

    La Lombardia, inoltre – ricorda una nota dal meeting – è stata la prima Regione a penalizzare economicamente l’assenza dello screening nutrizionale nelle cartelle cliniche. “La mancata o inadeguata compilazione della scheda di screening comporta un abbattimento del 20% della remunerazione del rimborso relativo al ricovero – sottolinea Caccialanza – Si tratta di un forte incentivo per garantire il corretto esame di questa condizione in tutti i pazienti. Vi sono solide evidenze scientifiche a supporto dell’efficacia dello screening nutrizionale precoce. Ad esempio, uno studio multicentrico ha dimostrato che, se il paziente oncologico viene trattato dal punto di vista nutrizionale in modo adeguato e proattivo durante la prima settimana di ricovero, si riduce la mortalità a un solo mese dalla dimissione del 6% circa. In un’altra ricerca effettuata dalla nostra struttura al San Matteo di Pavia – aggiunge – è stata evidenziata una riduzione del 60% del rischio di sospendere o ridurre la dose di chemioterapia e radioterapia nei pazienti con tumori del distretto testa-collo trattati precocemente con counseling e supplementazione nutrizionale orale. In un altro studio in pazienti colpiti da diverse forme di neoplasia e a rischio nutrizionale, grazie alla supplementazione precoce è stata ottenuta una riduzione del 30% delle tossicità di grado 3 e 4”.  

    “Oltre ai benefici clinici, il supporto nutrizionale ha anche un importante valore economico per il Servizio sanitario nazionale – rimarca Francesco De Lorenzo, presidente Favo-Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia – La malnutrizione, infatti, è associata a un aumento significativo dei costi sanitari, dovuto soprattutto al prolungamento delle degenze ospedaliere, all’aumento delle complicanze e alla maggiore frequenza di riospedalizzazioni. Nonostante il suo ruolo dimostrato nel migliorare gli esiti clinici, la qualità di vita dei pazienti e la sostenibilità del sistema, la nutrizione clinica non è ancora pienamente integrata nei percorsi di cura oncologici. L’impegno di Favo è quello di richiedere l’inserimento dello screening nutrizionale obbligatorio nelle Reti oncologiche regionali, per la sostenibilità del servizio sanitario e per la qualità della vita dei pazienti oncologici. Quest’ultima rappresenta infatti il terzo pilastro della ‘Mission on cancer’. Noi – assicura – ci impegniamo perché venga promossa questa iniziativa in tutte le Regioni. Il ruolo delle associazioni dei pazienti nelle reti oggi è in grado di condizionare il loro funzionamento, attraverso la partecipazione attiva nella direzione e organizzazione”. 

    “Garantire un adeguato supporto nutrizionale ai pazienti oncologici non rappresenta soltanto una questione clinica o economica, ma anche un tema di equità e di diritti dei pazienti – conclude Caccialanza – L’accesso a una nutrizione adeguata è sempre più riconosciuto come parte integrante del diritto alla salute. L’attenzione delle Istituzioni nei confronti di questi temi sta aumentando. Il 29 ottobre 2025, la Camera ha approvato all’unanimità la mozione bipartisan che riconosce la nutrizione clinica come pilastro fondamentale nella sfida contro il cancro. L’atto impegna il Governo a inserire il supporto nutrizionale nei percorsi di cura. Vi è poi stato l’emendamento alla legge di Bilancio 2026, che ha introdotto un programma di screening nutrizionale per i pazienti oncologici, riconoscendone così il ruolo chiave. Ci auguriamo che il prossimo passo sia l’approvazione di una legge che renda obbligatorio questo tipo di screening”. 

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  • ‘King Marracash’ vince al box office, debutto con 22 mila presenze

    ‘King Marracash’ vince al box office, debutto con 22 mila presenze

    (Adnkronos) –
    Marracash trionfa al box office con ‘King Marracash’. Il docufilm diretto da Pippo Mezzapesa è il film più visto di lunedì 25 maggio al cinema. Un grande debutto (il migliore di un docufilm musicale dal 2024) che conferma lo status del ‘King del rap’ italiano anche sul grande schermo. Nel primo giorno in sala ha registrato oltre 22 mila presenze.  

    Il docufilm previsto per tre giorni al cinema prolunga la sua permanenza in sala: sono previste repliche e nuove programmazioni a partire da giovedì 28 maggio. 

      

    Finire nell’oblio è forse una delle paure più grandi di ogni essere umano. Vivere sapendo che un giorno nessuno ricorderà più chi sei stato, cosa hai fatto, cosa hai lasciato. Van Gogh, durante la sua vita, aveva venduto un solo dipinto. Solo dopo la morte il mondo si è accorto davvero del valore della sua arte. Ci sono artisti che vengono capiti troppo tardi. E poi ce ne sono altri che riescono a vedere il peso della propria eredità mentre sono ancora qui. Che assistono in prima persona al momento in cui la loro storia smette di appartenere solo a loro e diventa di tutti. ‘King Marracash’ parte proprio da questo: dal bisogno di fermare un momento preciso della vita e della carriera di un rapper che si è costruito da solo. Parte proprio dal bisogno di custodirlo quel momento prima che il tempo lo trasformi in ricordo. 

    Il film documentario su Fabio Bartolo Rizzo – prodotto da Groenlandia e Disney+ e diretto da Pippo Mezzapesa, arriva al cinema dal 25 al 27 maggio – e racconta il suo 2025, arrivato dopo un anno di traguardi e consacrazioni. In una delle sue prime interviste Marracash diceva che il suo sogno più grande era cantare a San Siro. Oggi quel sogno lo ha messo in tasca. Insieme a un disco di diamante per ‘Persona’, l’album che ha segnato un prima e un dopo nella sua carriera, e un Block Party nel quartiere dove è cresciuto e dove è tornato da re. 

    Ma la forza di ‘King Marracash’ sta proprio qui: nel fatto che Fabio abbia scelto di raccontarsi senza nascondersi più. Attraverso la musica, le persone che ama e quelle che lo hanno accompagnato fino a qui. Quella famiglia che Marracash ha sempre tenuto lontana dai riflettori. Forse perché, dopo che la storia con Elodie è finita sulla bocca di tutti – fino al palco del Festival di Sanremo – Fabio ha imparato la lezione, e cioè quanto possa essere violento lasciare entrare il mondo nella propria intimità. 

    C’è un fratello, Mirko, che Marra definisce il suo opposto. Si è costruito una famiglia, ha avuto dei figli. Tutte quelle cose che lui racconta in ‘Dubbi’ e osserva da lontano, quasi con la paura di non poterle meritare davvero. Poi c’è un padre, Salvatore – in perfetto stile siciliano – e una madre, Filippa, che lo hanno cresciuto come meglio potevano. Prima Nicosia, piccolo paese dell’entroterra siciliano, poi Milano, lo sfratto, fino alla Barona. La storia di questa famiglia sembrava già scritta. Persino il nome ‘Marracash’ nasce da quella sensazione di sentirsi diverso: da bambino lo chiamavano ‘marocchino’, ‘Marrakech’, per quei lineamenti mediterranei e per le sue origini siciliane. Fabio ha preso quel soprannome e lo ha trasformato in un’identità. In qualcosa che oggi tutti conoscono. 

    La storia di questa famiglia sembrava già scritta. E invece no. Marracash ha preso quella rabbia sociale, l’ha trasformata in parole e si è costruito una carriera barra dopo barra. Perché il 2025, per lui, ha significato soprattutto questo: chiudere dei cerchi. Prima ancora che davanti agli altri, davanti a sé stesso. 

    Nel docufilm Marra racconta anche il suo rapporto ‘malato’ con l’insonnia. Un problema che si trascina da quando era bambino, da quando per lasciarsi andare beveva di nascosto qualche bicchiere del vino di suo padre. E che ancora oggi continua a tormentarlo. Un male apparentemente incurabile, che Fabio prova a zittire con anni di sonniferi. Più che un’abitudine, quasi una sopravvivenza. In ‘King Marracash’ si mette a nudo davvero come forse non aveva mai fatto prima. I suoi genitori sono lì, nella loro umiltà disarmante. Un padre e una madre commossi sotto al palco mentre Fabio, tornato a Nicosia, riceve la cittadinanza onoraria. 

    C’è anche Elodie. Poche settimane fa l’abbiamo vista salire sul palco del ‘MARRA BLOCK PARTY’ alla Barona, mandando il pubblico completamente in tilt. Un’immagine, un momento che li ha rivisti insieme, che nessuno dimenticherà facilmente. C’è Guè, compagno di ‘Santeria’ e fratello prima ancora che collega. C’è Paola Zukar, la manager che Marracash considera uno dei pilastri fondamentali della sua vita. C’è il suo produttore, che accompagna ogni sua scelta artistica. E poi c’è una figura fondamentale: lo psicoterapeuta. Una persona che, negli anni, lo ha aiutato a scavarsi dentro, a fare i conti con quel bisogno costante di rincorrere l’euforia anche quando il mondo intorno tace. 

    È da lì che nasce il dualismo Fabio-Marracash. Un conflitto interiore che lui ha trasformato in una trilogia e in un tour negli stadi. C’è chi ha visto Fabio diventare Marracash e Marracash arrendersi a Fabio. Due anime che per troppo tempo si sono fatte la guerra, fino a capire di non poter esistere davvero l’una senza l’altra.  

    La sua storia artistica è una delle più particolari degli ultimi anni. Marracash pubblica ‘Persona’ il 31 ottobre 2019. Un album che sembrava un rischio: intimo, vulnerabile, diverso da tutto quello che aveva fatto prima. Poi arriva il successo. E con lui ‘Noi, loro, gli altri’ nel 2021. Dopo ancora, anni di silenzio. Quasi sparisce. Non perché manchi qualcosa da dire, ma perché Marracash è uno di quelli che hanno bisogno di chiudersi in una bolla prima di tornare a raccontarsi davvero. Così, all’improvviso, il 13 dicembre 2024 arriva ‘È finita la pace’. Un album che suona come uno sfogo: denuncia sociale, disillusione, ma anche voglia di rimettersi in discussione e ricominciare ancora una volta. 

    Forse perché la sua storia personale lo ha segnato profondamente. Forse perché partire dal nulla – da una “famiglia del ceto medio-basso” – e arrivare a diventare il King del Rap lascia addosso qualcosa che non passa mai davvero. Oggi Marracash è una delle penne più potenti e rispettate della scena musicale. Uno di quelli che hanno aperto la strada anche ad artisti come Sfera Ebbasta e Achille Lauro. Eppure, a guardarlo bene, sembra che una parte di Fabio faccia ancora fatica ad accettare davvero a tutto questo. Perché dentro di lui è rimasto quel ragazzo della Barona che viveva di strada e rubava motorini. Un figlio di genitori siciliani che cercava nelle barre un modo per non sentirsi inghiottito e trasformava i pensieri più bui in poesie. Marracash fa qualcosa che forse non siamo più abituati a vedere. In un mondo musicale dove si parla spesso di droga, sesso e soldi, lui parla delle proprie debolezze. Delle fragilità. Di quella emotività maschile che spesso viene soffocata. 

    Per la prima volta nella sua carriera spiega anche il vero significato di ‘Crudelia’. Forse il suo brano più streammato. Un amore viscerale, che toglie il fiato, ma non nel modo giusto. Un amore che marcisce prima ancora di nascere, che diventa tossico. Un amore che gli ha tolto tanto, ma che gli ha restituito tutto sotto un’altra veste: il successo. “Mentire senza emozioni, come fai?/ Il mio amore è marcito in odio”. È il pezzo durante cui ai concerti si spengono le luci e si accendono migliaia di torce. Quello che canti a squarciagola mentre lasci uscire tutto il dolore che hai dentro. Ed è strano pensare che una persona così amata possa sentirsi ancora così sola. Di giorno ci sono i fan, gli stadi, l’affetto, le persone che ti vedono come un idolo. Poi arriva la notte. E con lei il silenzio. Una testa che non smette mai di pensare, di muoversi, di fare rumore. 

    Fabio e Marracash hanno imparato a convivere. E nel 2025 Marracash sembra aver capito che, per chiudere certi cerchi, serve trovare una forma di pace interiore. E che per aprirne di nuovi bisogna avere il coraggio di raccontare la propria storia fino in fondo. La storia di un bambino che si vergognava perché sua madre faceva le pulizie nelle case dei compagni di scuola. La storia di un bambino che non avrebbe mai immaginato che tutto questo potesse diventare reale. Eppure è successo. Ma nemmeno alzare un disco di diamante tra le strade della Barona è bastato davvero. Nemmeno cantare in via Enrico De Nicola, nel posto dove anni fa usciva per spacciare, è bastato. Perché certi traguardi non riescono mai a riempire del tutto quello che hai dentro. 

    Forse è anche per questo che la notte non riesce a dormire. Perché è difficile accettare di aver realizzato davvero tutto ciò che sognavi. E forse, a volte, basterebbe guardare gli occhi di una madre orgogliosa per capire fino in fondo cosa si è diventati. Marracash è questo. E molto altro. Lui lo sa. Fabio forse lo sta ancora capendo. Ma una cosa è certa: l’oblio non gli appartiene. La sua storia è ancora all’inizio.  

    Arriveranno altri album, altri successi, altri pezzi di vita da raccontare. Lui sta ancora scrivendo il suo libro. Noi, forse, siamo solo a metà. Ma sì, l’oblio non gli appartiene. Viva la musica. E viva chi nella musica riesce ancora a raccontare le proprie fragilità senza vergognarsene. Viva Marracash, che è riuscito a costruirsi un’identità da zero. E viva Fabio, che i suoi sogni a occhi aperti è riuscito a renderli reali. (di Marica Di Giovanni) 

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  • Spiaggia presa d’assalto, ‘sold out’ di ombrelloni e lettini: il video virale

    Spiaggia presa d’assalto, ‘sold out’ di ombrelloni e lettini: il video virale

    (Adnkronos) –
    È la prima vera ondata di caldo della stagione e la spiaggia di Brighton è stata presa d’assalto nel weekend. Centinaia di persone hanno raggiunto la località balneare inglese, situata a circa un’ora di treno da Londra, per godersi sole e temperature quasi estive e per prendere d’assalto la spiaggia. 

    È diventato virale su TikTok un video pubblicato dall’utente ‘travelthroughwithus’, che mostra la situazione lungo il litorale di Brighton: un numero di persone talmente alto da non lasciare libero nemmeno “un singolo sassolino”. Nella didascalia si legge infatti: “Non c’è un singolo sassolino libero in vista. L’estate è ufficialmente arrivata!”, accompagnata dalle temperature registrate nel fine settimana, comprese tra i 28 e i 30 gradi. 

     

    Nel filmato, ripreso da lontano, la spiaggia appare completamente affollata: c’è chi approfitta del caldo per fare il primo bagno della stagione e chi invece si rilassa al sole steso sul telo mare. Con il cielo sereno e il sole alto, per molti britannici (ma non solo) sembra già ufficialmente iniziata l’estate. 

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  • Moglie e fratello indagati, tra proteste e perquisizioni il giugno difficile di Sanchez

    Moglie e fratello indagati, tra proteste e perquisizioni il giugno difficile di Sanchez

    (Adnkronos) – Si prevede un giugno particolarmente difficile per il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez. Le premesse si vedono già da questo fine maggio dato che, nel giorno in cui si trova in Vaticano per una visita a Papa Leone, la sede di Madrid del suo Psoe, il Partito socialista spagnolo, viene perquisita dagli agenti della Guardia Civil in cerca di documenti nell’ambito dell’indagine su un presunto finanziamento illecito. Un’azione che arriva dopo un fine settimana che a Madrid ha visto scendere in piazza 40mila persone ”contro il governo corrotto di Sanchez”, con richieste di dimissioni e di elezioni anticipate. Inoltre domani il fratello minore del premier spagnolo, David Sanchez, dovrà comparire in tribunale, dove dovrà rispondere delle accuse di traffico di influenze, abuso d’ufficio e malversazione. In particolare è sospettato di aver ricevuto un incarico su misura dal consiglio comunale a guida socialista della città sud-occidentale di Badajoz nel luglio 2017, quando Pedro Sanchez era il leader nazionale del Psoe, ma non ancora primo ministro. 

    Nel frattempo prosegue l’indagine sulla moglie di Sanchez, Begona Gomez, accusata di aver usato la sua influenza, come consorte del primo ministro, per ottenere sponsor per un corso di laurea magistrale universitario da lei diretto. Inoltre, sostiene l’accusa, avrebbe utilizzato fondi statali per pagare la sua assistente per l’aiuto in questioni personali. Il tribunale l’ha convocata a comparire il 9 giugno. David Sanchez e Gomez hanno negato ogni addebito. Entrambi si trovano sotto inchiesta a seguito di denunce presentate dal gruppo di pressione Manos Limpias (Mani Pulite), un sindacato vicino alla destra. 

    Negli ultimi mesi altri stretti alleati politici di Sanchez, tra cui l’ex ministro dei trasporti José Luis Abalos, sono stati processati per irregolarità negli appalti pubblici. Parlando della sua cerchia più ristretta, il primo ministro spagnolo ha affermato che la sua famiglia è stata vittima di una ”campagna di molestie e intimidazioni” orchestrata dai suoi oppositori politici e mediatici. E ha insistito sul fatto che né il fratello, né la moglie abbiano commesso alcun reato. Sanchez ha anche apertamente messo in dubbio l’indipendenza di alcuni membri della magistratura spagnola, affermando che ”non c’è dubbio che ci siano giudici che fanno politica e politici che cercano di rendere giustizia”. La scorsa settimana i socialisti spagnoli hanno subito un altro duro colpo quando l’ex primo ministro del Psoe, José Luis Rodriguez Zapatero, è stato accusato da un tribunale penale nazionale di essere a capo di una rete internazionale di traffico di influenze e riciclaggio di denaro legata al Venezuela. In particolare è stato messo sotto inchiesta dal giudice che sta esaminando il salvataggio statale di una compagnia aerea legata al Venezuela durante la pandemia Covid. Figura emblematica della sinistra spagnola e primo ministro dal 2004 al 2011, Zapatero comparirà davanti al giudice il 18 e il 19 giugno. 

    L’ultima indagine si inserisce in un’inchiesta sul salvataggio statale da 53 milioni di euro della compagnia aerea spagnola Plus Ultra, avvenuto nel marzo 2021. I pubblici ministeri stanno verificando se la compagnia abbia fatto un “uso inadeguato” dei fondi pubblici stanziati dal governo per il salvataggio, mentre la polizia anticorruzione sta indagando se la compagnia aerea abbia utilizzato i fondi del salvataggio per riciclare denaro proveniente dal Venezuela attraverso Francia, Svizzera e Spagna. Secondo il giudice istruttore, Zapatero avrebbe supervisionato “una struttura gerarchica di traffico di influenze”, il cui scopo era “ottenere vantaggi economici attraverso l’intermediazione e l’esercizio di influenza presso gli organi pubblici a favore di terzi, principalmente Plus Ultra”. La scorsa settimana Zapatero ha ribadito la propria innocenza e si è detto pronto a collaborare con le indagini. “Desidero ribadire che tutta la mia attività, sia pubblica che privata, si è sempre svolta nel pieno rispetto della legge”, ha affermato in un video, aggiungendo di non aver mai intrapreso “alcuna azione” relativa al salvataggio della compagnia aerea. 

    Secondo alcuni analisti, quello della corruzione è in Spagna un problema strutturale. ”In Spagna esiste un grave problema di corruzione strutturale e trasversale”, ha affermato Elisa de la Nuez, ex procuratrice statale che ha fondato l’organizzazione non profit ‘Hay Derecho’ per difendere lo stato di diritto e combattere la corruzione. Secondo la giurista, sia il Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe) al governo, sia il Partito Popolare (Pp) all’opposizione, hanno gradualmente colonizzato le istituzioni preposte al controllo e all’equilibrio dei poteri. La giurista ha fatto riferimento in particolare agli organi di vigilanza come la Corte dei Conti e alle principali istituzioni giudiziarie, tra cui la Corte Costituzionale e la Procura della Repubblica. “Stiamo assistendo alle conseguenze di una mancanza di controlli preventivi protrattasi per molto tempo”, ha dichiarato de la Nuez a Euractiv. 

    Nella sua relazione del 2025 sullo stato di diritto in Spagna, la Commissione europea ha rilevato che gli appalti pubblici, il finanziamento dei partiti politici, i progetti infrastrutturali e i contratti per i servizi pubblici sono settori chiave ad alto rischio di corruzione nel Paese. La corruzione prospera facilmente, soprattutto nel settore pubblico, a causa del clientelismo, dei fondi non tracciabili, delle attività di lobbying non regolamentate e del fenomeno delle “porte girevoli”, in cui i funzionari politici assumono il controllo di aziende private, ha affermato. Inoltre, se gli organi di controllo falliscono, il governo “opera praticamente senza limiti”. Questo, unito a una grave mancanza di responsabilità politica, aggiunge de la Nuez, porta alla “situazione insolita” in cui il Paese si trova ora. ”Non esiste la responsabilità politica, esiste solo la responsabilità penale”, ha sottolineato. (di Melissa Bertolotti) 

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  • Gruppo Rekeep premia il talento dei migliori studenti, assegnate 438 borse di studio per 246.600 euro

    Gruppo Rekeep premia il talento dei migliori studenti, assegnate 438 borse di studio per 246.600 euro

    (Adnkronos) – Il Gruppo Rekeep, principale player italiano attivo nell’integrated facility management, rinnova anche quest’anno il proprio impegno per la promozione del talento individuale e della solidarietà intergenerazionale con la XVI edizione di KeepCare School, l’iniziativa dedicata alle figlie e ai figli dei dipendenti del Gruppo che, ogni anno, attraverso l’assegnazione di borse di studio basata esclusivamente sul merito, sostiene i migliori studenti e le migliori studentesse d’Italia. Per questa edizione sono stati assegnati ben 438 riconoscimenti, per un importo complessivo pari a 246.600 euro, suddivisi in 319 borse di studio del valore di 400 euro destinate a studentesse e studenti delle scuole superiori, e in 119 borse da 1000 euro, rivolte invece agli universitari. 

      

    Per poter partecipare al bando, oltre a dover essere figlie e figli di dipendenti del Gruppo assunti a tempo indeterminato da almeno dodici mesi (oltre il 90% dell’organico complessivo), gli studenti e le studentesse delle scuole superiori dovevano aver concluso l’anno scolastico precedente con una media di voti superiore o pari a 7,50/10 o, alternativamente, aver conseguito un voto di maturità di almeno 75/100; mentre per le universitarie e gli universitari – di atenei sia pubblici, che privati – era indispensabile aver completato il ciclo di studi in corso con una votazione di laurea di almeno 99/110 o aver superato almeno 2/3 degli esami previsti dal proprio piano di studi, mantenendo una media di voti non inferiore a 27/30.  

      

    KeepCare School si conferma un’iniziativa basata esclusivamente sul merito, grazie alla quale numerosi studenti e studentesse che si sono distinti per impegno costante e rendimenti scolastici elevati, sono stati premiati più volte nel corso del proprio percorso formativo. Basti pensare che nell’edizione appena conclusa, su 438 vincitori, ben 289 (pari al 66%) avevano già ottenuto questo riconoscimento nel corso di una o più delle edizioni precedenti. In linea con una tendenza già osservata nelle edizioni precedenti, anche quest’anno è stato registrato un aumento delle candidature (503 quelle pervenute), accompagnato anche da un progressivo innalzamento della media degli studenti e delle studentesse premiati, che per il 75% sono figli e figlie di operai e per il 14% di lavoratori e lavoratrici nati all’estero. Le regioni che hanno ricevuto il maggior numero di premi sono l’Emilia-Romagna e la Sicilia. Avviato nel 2010, il progetto KeepCare ha visto, nel corso delle sue 16 edizioni, la premiazione complessiva di 2.836 studentesse e studenti e l’assegnazione di circa 4.892 borse di studio, per un investimento totale pari a oltre 2,6 milioni di euro. 

     

    L’iniziativa si inserisce, inoltre, all’interno del più ampio programma di impegni generali in materia di welfare promossi dal Gruppo Rekeep, denominati KeepCare, che comprendono accanto a KeepCare School: KeepCare Kids, con campi residenziali estivi per ragazze e ragazzi dai 12 ai 14 anni in tutta Italia e centri estivi diurni per i bambini dai 6 ai 10 anni. I più grandi possono soggiornare gratuitamente una settimana al mare o in montagna, praticando attività sportive o artistiche in luoghi come l’Isola d’Elba in Toscana, le Foreste Casentinesi, parchi naturali in Sicilia e altre mete diverse ogni anno; mentre i più piccoli possono usufruire per una o due settimane di un servizio educativo organizzato nel periodo delle vacanze scolastiche. Nato inizialmente grazie a un finanziamento ministeriale, il progetto è oggi interamente finanziato da Rekeep; KeepCare Health, che prevede assistenza sanitaria integrativa e iniziative orientate alla prevenzione, sviluppato in collaborazione con associazioni del territorio; KeepCare Family & You, servizi e sostegno pensati per rispondere ai bisogni dei dipendenti nella gestione della vita familiare o nel caso di eventuali situazioni di difficoltà personali o familiari: psicologo, nutrizionista, assistente domiciliare, specialisti per i disturbi dell’apprendimento o supporto al metodo di studio dei figli ; KeepCare Benefits, scontistiche e convenzioni per viaggi, intrattenimento, casa e tempo libero.  

    “KeepCare School è un chiaro esempio di come la nostra cultura aziendale orientata alla valorizzazione delle persone si traduca ogni giorno in azioni concrete”, sottolinea Claudio Levorato, Presidente di Rekeep S.p.A. “Le borse di studio non sono soltanto un aiuto economico, ma riflettono il nostro modo di intendere l’impresa: una realtà capace di generare valore anche per le comunità in cui opera. Sono inoltre il segno di un ideale passaggio di consegne tra generazioni, un collegamento tra chi ha già intrapreso il proprio percorso professionale e chi si appresta a iniziarlo. Sostenere i giovani significa, infatti, investire nel futuro del Paese, una responsabilità che portiamo avanti da ben sedici anni, promuovendo il merito e la formazione come strumenti di crescita personale e collettiva. Il nostro auspicio è che, anche grazie al contributo di Rekeep, questi ragazzi possano trasformare le proprie aspirazioni in realtà, realizzarsi pienamente e contribuire attivamente allo sviluppo delle nostre società”. 

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    economia

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  • Benessere, italiani non inseguono più la performance, 85% decide seguendo l’umore del momento

    Benessere, italiani non inseguono più la performance, 85% decide seguendo l’umore del momento

    (Adnkronos) –
    In collaborazione con Huawei
     

     

    Per anni il benessere è stato raccontato come una questione di controllo: calorie da tracciare, routine da ottimizzare, obiettivi da raggiungere. Oggi qualcosa è cambiato. Secondo la ricerca “The Wellbeing Flow”, realizzata da Ipsos Doxa in occasione del lancio della nuova HUAWEI WATCH FIT 5 Series, l’85% degli italiani prende decisioni legate al proprio benessere seguendo l’umore del momento. Un dato che fotografa una trasformazione molto più profonda del wellness trend: gli italiani non stanno più cercando la performance perfetta, ma un modo sostenibile per gestire la propria energia mentale. 

    Non a caso, il 61% dichiara di voler mantenere abitudini sane “senza diventare ossessivo”, mentre l’approccio ultra-performativo basato sul tracking estremo sopravvive ormai solo in una nicchia (7%). La wellness culture si sta allontanando dall’idea di ottimizzazione continua per avvicinarsi a un nuovo bisogno collettivo: il 28% si riconosce invece nella cosiddetta “soft life”, un approccio che privilegia il sentirsi più leggeri, più presenti e meno sotto pressione. 

    La ricerca mostra come il linguaggio stesso del wellbeing sia cambiato. Oggi non si parla più solo di passi, calorie o allenamenti, ma di “social battery”, “brain fog”, “wellness snacking” e “bed rot”. Segnali di una società che sta trasformando il benessere in una questione emo-tiva prima ancora che fisica. Gli italiani vogliono capire quando sono mentalmente scarichi, quando hanno bisogno di staccare, quando la mente è in overload e quando invece riescono finalmente a sentirsi lucidi e presenti. Tra gli indicatori che gli italiani desiderano monitorare di più riguardano la sfera mentale ed energetica: il 41% vorrebbe comprendere meglio la propria stabilità emotiva, il 39% monitorare la reale energia fisica e il 31% migliorare la qualità del recupero e del sonno. 

     

    In questo scenario emerge una distanza culturale molto netta tra Millennials e Gen Z. I Millennials sembrano vivere il wellbeing come una forma di equilibrio pragmatico: cer-cano pianificazione flessibile (58%), desiderano una tecnologia capace di guidarli senza es-sere invasiva (28%) e sono la generazione più attenta alla propria “social battery”, cioè alla gestione dell’energia sociale e relazionale. Vogliono proteggere concentrazione, stabilità mentale ed equilibrio quotidiano. 

    La Gen Z, invece, vive il benessere come un pendolo emotivo. È la generazione che più alterna estremi apparentemente opposti: da una parte il “bed rot”, ovvero il rifugiarsi a letto senza fare nulla per recuperare energie (15%), dall’altra workout ad alta intensità (14%), utilizzati come valvola di sfogo mentale. Non è contraddizione: è un nuovo modo di regolare le proprie energie. Per la Gen Z il benessere non è più una routine stabile, ma una continua oscillazione tra spegnersi e riaccendersi e infatti il 37% si aspetta dalla tecnolo-gia un approccio più empatico, capace di adattarsi a queste esigenze quotidiane anziché im-porre schemi fissi. 

    Anche il modo di ricaricarsi racconta questa trasformazione. I Millennials cercano soprattutto natura (42%), pratiche di riequilibrio mentale come yoga, meditazione e respirazione profonda (20%) e rituali più strutturati. La Gen Z preferisce invece esperienze brevi, im-mediate e leggere: piccoli momenti di “wellness snacking” (34%), attività playful e ludiche capaci di offrire sollievo emotivo immediato (33%). Il benessere diventa qualcosa da con-sumare a piccole dosi durante la giornata, più vicino a una pausa mentale che a una disci-plina rigida. 

     

    Questo cambiamento culturale sta ridefinendo anche il ruolo della tecnologia. Se i primi wearable servivano principalmente a misurare, oggi le persone (37%) chiedono dispositivi capaci di comprendere stress, recupero, energia e stati emotivi. Non basta più contare i passi: serve una tecnologia che sappia interpretare il modo in cui ci sentiamo. 

    È in questo contesto che Huawei propone un ecosistema ampio di dispositivi pensati per in-tercettare bisogni e stili di vita diversi e HUAWEI WATCH FIT 5 Series rappresenta il punto di incontro tra due mondi solo apparentemente distanti: quello dei Millennials, che cer-cano controllo flessibile e strumenti di supporto alla gestione della propria energia, e quello della Gen Z, che vive il benessere in modo più istintivo, emotivo e frammentato. 

    Con il concept di lancio “Spark Your Vibes”, Huawei interpreta proprio questa nuova idea di wellbeing: non più una performance continua da inseguire, ma la capacità di ascoltare i propri ritmi, comprendere la propria energia mentale e trovare un equilibrio più autentico e sosteni-bile nella quotidianità. 

    Il dispositivo si inserisce perfettamente in questa “danza tra regole e libertà”, offrendo da un lato funzionalità avanzate di monitoraggio del benessere come il tracking del sonno, della frequenza cardiaca e dei livelli di stress, e dall’altro strumenti più intuitivi e immediati come i mini-workout guidati e il monitoraggio degli stati emotivi, pensati per accompagnare la quotidianità senza rigidità. Elemento chiave di questa nuova generazione di wearable è anche la batteria a lunga durata, progettata per sostenere ritmi di vita sempre più fluidi e impreve-dibili, riducendo la necessità di ricariche frequenti e rendendo il dispositivo un compagno con-tinuo, affidabile e sempre presente. 

    ”In questo senso -si sottolinea in una nota- HUAWEI WATCH FIT 5 Series non è solo uno smartwatch, ma il punto di convergenza tra due approcci al benessere: quello più strutturato e quello più istintivo, trasfor-mando la tecnologia in un alleato capace di adattarsi alle persone, e non il contrario. Perché oggi stare bene non significa essere impeccabili. Significa sentirsi abbastanza leggeri da avere di nuovo voglia di fare, creare, muoversi e respirare senza la sensazione di dover essere sempre performanti”. 

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    economia

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  • Tragedia sul lavoro nel Siracusano: operaio muore schiacciato da un pallet

    (Adnkronos) – Un operaio di 35 anni, ucraino, dipendente di un’azienda operante nel campo dell’installazione di impianti fotovoltaici, è morto schiacciato da un pallet in contrada Gravilla, a Francofonte, nel Siracusano. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo era impegnato a scaricare materiale da un camion con un muletto quando, per cause ancora da accertare, è rimasto schiacciato da un pallet contenente pannelli fotovoltaici. L’operaio è stato trasportato al Pronto soccorso dell’ospedale di Lentini dove è morto a causa delle gravi ferite riportate. Le indagini sono condotte dai carabinieri coordinati dalla procura di Siracusa.  

     

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    cronaca

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  • Around The World, Expo Riva Schuh e Gardabags sulle rotte del business

    Around The World, Expo Riva Schuh e Gardabags sulle rotte del business

    (Adnkronos) – Da Orlando a Chengdu, passando per Coventry.  

    Il progetto Around The World porta Expo Riva Schuh e Gardabags là dove si delineano le tendenze, si discute di regolamenti e si stringono partnership. Tre tappe, un solo fine: trasformare la conoscenza dei mercati in opportunità di business.Prosegue dunque l’impegno della fiera nell’approfondire la conoscenza dei mercati e stringere alleanze strategiche che agevolino la crescita delle occasioni di business durante la manifestazione. Rimanendo sempre fedeli al valore dell’internazionalizzazione come motore di sviluppo per l’intero settore.  

    È il senso del progetto Expo Riva Schuh e Gardabags Around The World: portare l’evento oltre i confini di Riva del Garda. Presidiare gli appuntamenti che contano, raccogliere segnali deboli prima che diventino tendenze acclarate per offrire in anticipo, ai frequentatori delle manifestazioni, la miglior interpretazione del mercato globale. Non un tour promozionale, ma un tessere relazioni finalizzato a promuovere il business: ascoltare i mercati per riportarne la voce in fiera. Anno dopo anno, questo progetto ha portato anche la 105ª edizione (13-16 giugno 2026) ad essere un punto di sintesi globale per calzature e borse. 

     

    Orlando, congresso NSRA. Per il quarto anno consecutivo, Expo Riva Schuh e Gardabags hanno preso parte al congresso annuale della National Shoe Retailers Association, il più importante appuntamento dedicato ai retailer indipendenti del settore calzaturiero statunitense. Presenza continuativa, scelta strategica: branding, lobbying, ma soprattutto ascolto. I retailer americani, racconta GianPaola Pedretti, Chief International Officer di Riva del Garda Fierecongressi, “non sono troppo preoccupati rispetto alla situazione geopolitica”. Sui dazi serpeggia ironia più che allarme; sulla voglia di tornare in fiera, costruire programmi e sviluppare i propri brand, vige un cauto ottimismo. A Orlando, l’effetto wow l’ha portato Alberto Mattiello — futurist e membro del Comitato Scientifico di Expo Riva Schuh e Gardabags dove si occupa di innovazione — con un intervento sull’intelligenza artificiale applicata al retail: dal CES di Las Vegas alle integrazioni di Google e Maps con Gemini, fino a un video deepfake del presidente NSRA che gioca a basket con scarpe nuove. 

    Simpatica sintesi visiva di dove può arrivare la tecnologia. Subito dopo, una presentazione di segno diverso per raccontare il valore dell’intelligenza umana, della relazione, del luogo. È stata presentata, infatti, la fiera di Riva del Garda come contesto che favorisce il business proprio perché favorisce il contatto. Due intelligenze, che muovono nella medesima direzione. 

    Tappa successiva, New York, sede ITA – Italian Trade Agency, con la direttrice Erica Di Giovancarlo, che a giugno porterà in fiera una nutrita delegazione di buyer americani. “Il settore moda qui è forte, in particolare la moda italiana”, ha detto Di Giovancarlo: il mercato americano è sempre affascinato non solo dai brand blasonati, ma anche dai piccoli marchi italiani, dalle produzioni limitate, dalla qualità altissima. Il Made in Italy gode di una reputazione che tiene a bada anche il rumore di fondo dei dazi. 

     

    Chengdu, accordo strategico. I numerosi viaggi in Asia – che negli anni hanno legato Expo Riva Schuh e Gardabags al continente dove avviene la gran parte della produzione mondiale di calzature e borse – hanno condotto a una ulteriore e importante intesa. L’8 maggio 2026 la Direttrice Generale di Riva del Garda Fierecongressi, Alessandra Albarelli, e Li Qijun, in rappresentanza della Chengdu Footwear Industry Chain Chamber of Commerce & Huidu Fashion Industrial Park, hanno siglato un accordo di cooperazione strategica. Chengdu è uno dei principali poli asiatici nella produzione di calzature femminili. L’intesa punta a sviluppare networking, matchmaking internazionale, servizi di consulenza per l’internazionalizzazione e iniziative congiunte di promozione fieristica. “Rafforziamo così il dialogo con uno dei più importanti distretti produttivi cinesi, oggi sempre più orientato alla qualità e all’innovazione, e capace di rispondere in modo efficace alle esigenze del mercato globale”, ha dichiarato Albarelli. Alla cerimonia hanno preso parte rappresentanti istituzionali italo-cinesi di primo piano, dal Consolato Generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano all’Associazione per lo Sviluppo Economico e Imprenditoriale Italia-Cina (ASEIIC). 

     

    Coventry, BFA Sustainability Summit. Il 23 aprile 2026 Expo Riva Schuh e Gardabags hanno partecipato, ancora una volta, al Sustainability Summit della British Footwear Association. Il messaggio del summit: per le aziende europee essere sostenibili sarà obbligatorio entro il 2028 e rappresenterà un requisito di sopravvivenza nel mercato entro il 2030. Il calzaturiero affronta la sua più grande trasformazione in vent’anni. Il 19 luglio 2026, in UE, la distruzione 

    dell’invenduto diventerà illegale per le grandi imprese. Tracciabilità, Digital Product Passport, durabilità come primo parametro industriale, dati verificati: tanti gli obblighi (opportunità?!) da cui non si potrà prescindere. Un dato racconta bene il momento attuale: l’85% dei consumatori vorrebbe scegliere meglio, solo il 29% sta davvero cambiando comportamenti. Il gap non è di volontà, è di informazione. Tradotto: chi saprà spiegare bene ciò che fa guadagnerà un vantaggio competitivo. 

    Tre tappe, tre geografie, un’unica logica: conoscere i mercati affinché Expo Riva Schuh e Gardabags proseguano nella loro missione di essere il punto di riferimento per tutto il mondo delle calzature e delle borse. 

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    economia

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  • Sinner, quanto guadagna tra campo e sponsor? Cifre record per Jannik

    Sinner, quanto guadagna tra campo e sponsor? Cifre record per Jannik

    (Adnkronos) –
    Quanto guadagna Jannik Sinner? Nessuno come lui. Il tennista azzurro, fresco di approdo al secondo turno del Roland Garros 2026 dopo aver battuto il francese Clement Tabur all’esordio nello Slam di Parigi, continua a collezionare montepremi da capogiro, ma non solo. Negli ultimi tempi, Sinner ha chiuso diversi accordi commerciali che hanno incrementato il numero dei suoi sponsor e quindi le dimensioni del suo portafoglio. Ad oggi, secondo quanto riportato da Forbes, Sinner è uno degli sportivi a guadagnare di più proprio grazie alle sponsorizzazioni, che si sommano così ai premi. 

    Nel corso della sua carriera Sinner, come riportato dalla pagina ufficile Atp, ha guadagnato circa 65 milioni di euro soltanto dai montepremi, di cui oltre 6 milioni grazie ai risultati conseguiti nel 2026. L’azzurro ha raggiunto la semifinale agli Australian Open e i quarti all’Atp 500 di Doha, per poi vincere in serie il Masters 1000 di Indian Wells, quello di Miami, Montecarlo, Madrid e gli Internazionali di Roma. Risultati straordinari che gli hanno permesso di raggiungere guadagni altrettanto straordinari, aspettando quelli che arriveranno dal Roland Garros appena cominciato. 

    Il dato più rilevante però riguarda i contratti commerciali sottoscritti da Sinner e aumentati con la crescita esponenziale dei suoi risultati sportivi. Ogni anno il numero 1 del mondo intasca oltre 30 milioni di euro di sponsorizzazioni, una cifra che supera di gran lunga quanto si può guadagnare grazie ai risultati in campo. 

    Il numero uno del tennis mondiale è ormai anche un’icona non solo in campo, ma anche fuori. Sinner oggi appare in svariate pubblicità, presta il suo volto a tante iniziative ed è spesso invitato come guest star a grandi eventi. Gucci è stato uno dei primi marchi a puntare su di lui, proprio come Nike, con cui il numero uno al mondo ha un accordo da circa 15 milioni l’anno, il più ‘pesante’ del suo portafoglio. Remunerativo è anche il contratto stipulato con la Rolex, sponsor ufficiale di diversi tornei del circuito 

    In tv lo vediamo spesso negli spot di Fastweb e Lavazza, brand che sponsorizza diversi tornei del circuito. Ma nell’ultimo anno, quello dell’ascesa e della consacrazione, Sinner ha stretto accordi anche con Head, De Cecco, Alfa Romeo e Intesa Sanpaolo. 

    Tra Sinner e Alcaraz chi guadagna di più? Anche lo spagnolo, al momento costretto a restare fuori dai campi per infortunio, incassa notevoli cifre dagli sponsor, che ‘compenseranno’ le perdite a cui va incontro non partecipando ai tornei, specialmente a quelli del Grande Slam, i più ricchi. 

    Alcaraz ha perso, con il forfait di Wimbledon, un totale di circa 13,6 milioni di euro soltanto di montepremi, con quello londinese che poteva garantire, in caso di successo, ben 5,49 milioni, mentre il Roland Garros arriva fino a 4,75. In totale quindi gli incassi a fine stagione saranno inevitabilmente più alti per Sinner, nonostante gli accordi milionari di Alcaraz. Non a caso l’azzurro è stato inserito nella classifica dei 50 sportivi più pagati al mondo. 

     

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    sport

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  • Famiglia nel bosco, avvocato Pillon: “Nuova casa in linea con normative ecologiche europee”

    Famiglia nel bosco, avvocato Pillon: “Nuova casa in linea con normative ecologiche europee”

    (Adnkronos) – “L’architetto Maria Mascarucci, per conto dei coniugi Trevallion-Birmingham, ha presentato lunedì scorso la domanda di permesso di costruire relativa alla nuova abitazione da edificarsi nel terreno di proprietà. Si tratta di un edificio in linea con le più aggiornate tecnologie green e le normative ecologiche europee”. Così in una nota l’avvocato Simone Pillon, legale di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, i genitori della cosiddetta famiglia del bosco. 

    “Trattandosi di strutture in larga parte prefabbricate – spiega il legale – è prevedibile una durata dei lavori di circa 6 mesi dalla concessione del permesso. Fino ad allora la famiglia continuerà a risiedere nell’immobile di Palmoli messo provvisoriamente a disposizione dal Comune. Si auspica che tutto questo contribuisca a dimostrare la serietà di intenti della coppia e a favorire il rientro dei minori in tempi brevi”. 

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    cronaca

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