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  • Porti: Webuild, nuova diga foranea di Genova, affondato il 22° cassone

    Porti: Webuild, nuova diga foranea di Genova, affondato il 22° cassone

    (Adnkronos) – Avanzano a ritmo sostenuto le operazioni di realizzazione della Nuova Diga Foranea di Genova. È stata completata con successo la posa del ventiduesimo cassone, a soli tre giorni dall’affondo del ventunesimo, confermando la solidità dell’impianto esecutivo messo in piedi dal Consorzio PerGenova Breakwater, guidato da Webuild, per conto dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale. Una volta ultimata, insieme al Progetto Unico Terzo Valico dei Giovi–Nodo di Genova, realizzato anche questo da Webuild, il progetto è destinato a garantire inoltre centralità al porto ligure nei flussi commerciali del Nord Italia e in Europa, rafforzandone la competitività e l’adeguamento del suo sistema portuale alle nuove dinamiche del traffico marittimo internazionale. 

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    economia

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  • Tragedia alle Maldive, Carlo Sommacal: “Monica donna bellissima, illuminata dal sorriso. Lei e Giorgia due sirene”

    Tragedia alle Maldive, Carlo Sommacal: “Monica donna bellissima, illuminata dal sorriso. Lei e Giorgia due sirene”

    (Adnkronos) – “Monica era una donna bellissima, illuminata dal suo sorriso, ed è così che voglio ricordarla”. Così all’Adnkronos Carlo Sommacal, marito di Monica Montefalcone, professoressa associata di Ecologia presso il Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita, e padre di Giorgia Sommacal, laureanda all’università di Genova, entrambe vittime della tragedia dello scorso 14 maggio alle Maldive.  

    Sommacal parla nel giorno in cui sono state effettuate le autopsie sui corpi delle due donne, che serviranno a fare chiarezza su quanto accaduto. “Monica aveva competenze al di sopra della norma, quando si parla di lei bisogna essere davvero preparati, a chi dice che la missione non era autorizzata chiedo ma allora cosa andavano a fare ogni anno alle Maldive? A prendere il sole? Stanno uscendo pubblicazioni anche su profondità di 80 metri”. Sul lato umano Sommacal ricorda la moglie come una donna “a cui piaceva aiutare i giovani all’università, vedeva talenti, come in Muriel e Chicco (Muriel Oddenino e Federico Gualtieri, anche loro vittime della tragedia), si faceva in quattro per procurare fondi e promuovere campagne sull’ambiente”. Un impegno che per Monica Montefalcone era sociale: “Andava in tv e rifiutava i gettoni di presenza, quando le chiedevo perché lo facesse mi rispondeva che non bisogna essere pagati per tutelare l’ambiente”. Sulla figlia Carlo Sommacal spende parole d’affetto: “Era fantastica, però non voglio parlarne troppo perché voglio proteggerla. Lei e la madre erano due sirene”.  

     

    “Le autopsie non hanno fatto emergere nulla di dirimente sulle cause della morte, sarà necessario attendere l’esito degli esami tossicologici che si svolgeranno nei prossimi giorni”. Così all’Adnkronos l’avvocato Giuseppe Pugliese, che con il collega Alessandro Albert assistono Giorgio Sommacal. Pugliese spiega che è stato dato il nullaosta per i funerali, ma che la data non è ancora stata fissata. 

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    cronaca

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  • Scuola, Anief su rinnovo ccnl 2025-27: parità trattamento precari buoni pasto e compensi per formazione

    Scuola, Anief su rinnovo ccnl 2025-27: parità trattamento precari buoni pasto e compensi per formazione

    (Adnkronos) – Garantire la partecipazione integrativa a tutti i sindacati rappresentativi anche non firmatari, spostare alla contrattazione alcune materie ad oggi oggetto di confronto, introdurre la parità di trattamento giuridica e economica tra personale precario e di ruolo, introdurre i buoni pasto anche per i lavoratori della scuola, prevedere la definizione dei criteri legati ai compensi legati alla formazione incentivante e alla valorizzazione del personale docente, attribuire i fondi con la contrattazione integrativa per il compenso della indennità dei Dsga dai risparmi sul dimensionamento, ridefinire le risorse sulla continuità didattica a favore di risorse legate al ristoro per le spese sostenute dai lavoratori fuori sede, introdurre in contrattazione integrativa di istituto la materia della salute e sicurezza dei lavoratori per riconoscere, prevenire e risarcire il burnout, trattare le deroghe per la mobilità annuale e non, migliorare quanto statuito sul lavoro agile e da remoto nei contratti nazionali precedenti. Sono questi i punti principali oggi trattati dal sindacato Anief durante il secondo incontro all’Aran sulla parte normativa del ccn 2025-2027 di Scuola, università e ricerca. 

    In particolare, durante il suo intervento Marcello Pacifico presidente nazionale, ha espresse le necessità collocandole al tema delle relazioni sindacali e alla volontà di ammodernare l’impianto normativo del contratto collettivo nazionale in vigore: “In materia di contrattazione integrativa – ha detto il leader dell’Anief – va affrontato il tema della sicurezza dei lavoratori. Possiamo cominciare a intervenire a livello di luogo di lavoro su misure di prevenzione, riscontrando la presenza del burnout, introducendo misure finalizzate a impedire che si ripeta, considerando che è una responsabilità del datore di lavoro, anche penale, nel caso che, una volta individuato il burnout, non si attuino delle misure tese a cercare di arginarlo e di evitarlo”. 

    Pacifico ha quindi affrontato il tema della mobilità: “è stata materia su cui è intervenuto il legislatore, dandoci la possibilità di derogare a criteri e vincoli di legge, attraverso l’assegnazione provvisoria. Abbiamo chiuso il contratto parlando di deroghe per figli under 14, ma visto quello che è successo dovremmo ridiscutere la norma per estendere il tutto ai figli under 16, se non addirittura under 18. Per quanto riguarda il welfare, so che è stata introdotta un’assicurazione non solo sanitaria ma anche sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, non credo che la legge parlasse di materia di contrattazione integrativa, però bisognerebbe andare a verificare se è il caso pure di inserirla all’interno del testo. Occorre poi parlare dei buoni pasto. È un tema trasversale, significa, quindi, che come avvenuto in altri contratti, bisogna mettere in materia di confronto già da ora. Ricordo che nel contratto delle Funzioni locali è prevista l’istituzione di servizio mensa e in alternativa l’attribuzione di buoni pasto sostitutivi al servizio mensa. Sarebbe bene inserire questa voce ora in termini di confronto, per poi andarla a definire”. 

     

    Si è quindi parlato delle aziende ospedaliero-universitarie: “si tratta di una cosa bellissima – ha detto Pacifico -ma a noi piacerebbe che fosse messa come premessa per tutti i settori del comparto, cioè chi ha un contratto a tempo determinato ha lo stesso trattamento economico e giuridico di chi non ha un contratto a tempo indeterminato. Ricordo che c’è una procedura di infrazione, la 2277 del 2024, sul personale del comparto Istruzione e Ricerca, sulla violazione del principio di disparità di trattamento. E poi tra l’altro c’è un’altra sentenza, della scorsa settimana, della Commissione europea contro l’Italia. Allora, a nostro avviso dovremmo fare quello che l’Europa ci dice in termini di rispetto delle norme, anche pensando alle sanzioni che potranno arrivare, perché una volta che l’Italia è stata dichiarata inadempiente rispetto al diritto europeo, come contratto devo fare la mia parte, il governo faccia la sua, ognuno deve fare la sua, ma noi dobbiamo dare un segnale per essere adempienti, per evitare anche future sanzioni”. 

    “Sui tutor e sugli orientatori, introdotti dal DM 63 del 2023 – ha spiegato il presidente Anief – si è fatto bene, a nostro avviso, a collocarli dentro la contrattazione integrativa nazionale per definirne i criteri. Penso però che occorra ancora un passaggio per l’attuazione di quanto disposto dal decreto legislativo 59, articolo 16 ter, che parla della formazione incentivante e dei criteri da attribuire per questa formazione incentivante che erano rimandati alla contrattazione collettiva nazionale integrativa; stiamo parlando dei famosi 1.500 euro per la formazione incentivante, materia che riguarda anche la valorizzazione del personale, di cui credo ci dobbiamo appropriare”. 

    “Così come, non so se necessiti un passaggio specifico su quanto previsto dalla legge 60 del 2025, articolo 9 ter, che destina in sede di Fun per i dirigenti scolastici e di Mof per i Dsga la definizione delle risorse, quindi in sede di contrattazione integrativa, una volta che vengono certificate sul dimensionamento i risparmi, da dare quindi in contrattazione d’istituto ai Dsga. Così, infine, come non so se è il caso di citare espressamente l’indennità di continuità didattica, relativa all’articolo 1 comma 593 bis della legge 215 del 2017, in merito alla permanenza nei luoghi di servizio”, ha concluso Pacifico. Nell’intervento successivo, Stefano Cavallini, segretario generale Anief, ha puntualizzato richieste ulteriori di modifica del testo, seguito da Roberto Papi, capo dipartimento Anief Ricerca, con Daniela Rosano, segretaria generale in presenza. Sempre per Anief, erano collegati on line Cristina Dal Pino, Alberico Sorrentino, Pasquale Spinelli e Roberto Rotundo. Prossimo incontro, 24 giugno, ore 15. 

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    economia

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  • Giro d’Italia, Vingegaard vince anche la 16esima tappa e resta maglia rosa

    Giro d’Italia, Vingegaard vince anche la 16esima tappa e resta maglia rosa

    (Adnkronos) –
    Jonas Vingegaard vince in solitaria e in scioltezza la sedicesima tappa del Giro d’Italia oggi, martedì 26 maggio, e firma così il suo quarto acuto dell’edizione. Il danese della Visma Lease a Bike ha tagliato il traguardo al temine dell’ultima salita della tappa svizzera Bellinzona-Carì, 113 km con dislivello complessivo di 3.000 metri con oltre un minuto di vantaggio sui diretti inseguitori tra cui Felix Gall in seconda posizione, Jai Hindley (terzo) e Davide Piganzoli, mentre il portoghese Afonso Eulalio, secondo in classifica generale, accumula oltre due minuti di ritardo (e adesso ha una distanza di oltre 4 minuti dal danese). 

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    sport

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  • Camera, domani commemorazione per Giacomo Matteotti

    (Adnkronos) – Nella giornata di mercoledì 27 maggio, nell’Aula di Montecitorio, alle ore 9.30, in apertura di seduta, con un intervento del Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, si svolge la commemorazione della figura di Giacomo Matteotti. Segue il disvelamento di una targa sul suo scranno. La cerimonia viene trasmessa in diretta sulla webtv e sul canale satellitare della Camera. 

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    politica

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  • Il nuovo ecosistema dell’automazione industriale firmato Sonepar Italy

    Il nuovo ecosistema dell’automazione industriale firmato Sonepar Italy

    (Adnkronos) – Sonepar Italy sceglie il palcoscenico di Sps Italia per svelare la nuova brand identity e il nuovo posizionamento di Cignoli, a due mesi dal suo ingresso nel Gruppo. Con un volume d’affari di circa 20 milioni di euro e un team di 40 professionisti attivi nel Nord Italia, Cignoli si posiziona come Automation Distributor & Solution Partner, al fianco di costruttori di macchine, quadristi e system integrator con competenze applicative, supporto progettuale e una solida conoscenza dei sistemi di automazione. 

      

    “L’evoluzione che presentiamo a Sps Italia nasce da una strategia chiara, orientata a sviluppare i mercati verticali attraverso realtà d’eccellenza, caratterizzate da un’elevata specializzazione”, commenta Marco Brunetti, presidente di Sonepar Italy, che in Italia opera con tre aziende storiche – Sonepar Italia, Sacchi ed Elettroveneta- affiancate da società dedicate a comparti specifici, come l’automazione. 

    “Il solido legame di Cignoli con Siemens, nostro partner strategico di cui siamo Value Added Reseller, ci permette di trasformare l’innovazione tecnologica e la crescente esigenza di digitalizzazione delle imprese in soluzioni concrete, scalabili e orientate alle performance”, conclude Marco Brunetti. L’offerta di Cignoli combina un’ampia gamma di prodotti e tecnologie con servizi che spaziano dall’analisi dei requisiti agli studi di fattibilità, dalle simulazioni ai test, fino alla definizione di offerte tecniche e distinte base. Completano la proposta il supporto alla progettazione di sistemi di automazione, la configurazione di Plc, Hmi,Scada, Motion Control, robotica e reti industriali, oltre a formazione tecnica dedicata, assistenza post-vendita, supporto all’avviamento e system integration.  

     

    “Non siamo semplicemente fornitori di prodotti, ma un team di specialisti che affianca ingegneri, progettisti e tecnici in ogni fase, dalla scelta delle tecnologie fino all’avviamento degli impianti”, sottolinea Paolo Cignoli, Amministratore Delegato di Cignoli. “Essere parte di Sonepar Italy ci consente di affiancare alle nostre competenze come Solution Partner nell’automazione industriale un assortimento e una supply chain unici sul mercato, creando ulteriore valore per i clienti.” 

      

    “La competitività del sistema industriale italiano si gioca sempre di più sulla capacità di integrare intelligenza artificiale industriale, produttività e sostenibilità in un unico percorso di trasformazione”, commenta Floriano Masoero, Presidente e Ceo di Siemens Italia. “Questo significa poter accedere a tecnologie e competenze che trasformino l’innovazione in risultati concreti, anche per le Pmi, vero cuore del manifatturiero italiano. Gli ecosistemi e le partnership, come quella costruita con Cignoli e Sonepar Italy, sono fondamentali per accompagnare le imprese nel trasformare il potenziale tecnologico in vantaggio competitivo reale”. 

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    economia

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  • Bombardieri apre a Orsini: “Dice che i salari sono bassi? E’ un passo avanti, ma ora discutiamo di contrattazione secondo livello”

    (Adnkronos) – “Il fatto che Orsini abbia dichiarato che sono troppo bassi è già un passo positivo, perché è una presa di coscienza sul fatto che i contratti vanno rinnovati e rinnovati a percentuali più alte di quelle delle quali si sta discutendo”. Così Pierpaolo Bombardieri, segretario generale dell’Uil, a margine del congresso Uilca in corso a Venezia, commenta il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che ha dichiarato che i salari sono troppo bassi. 

    “A parte le battute aggiungo un tema”, sottolinea. “Noi siamo pronti a lavorare anche su una discussione sulla produttività e sulla competitività in questo Paese. Per esempio, io dico ad Orsini, a Confindustria, perché non lavoriamo insieme per sviluppare la contrattazione di secondo livello?”, prosegue.  

    “Non solo quella nazionale, perché quella già si sviluppa nel nostro Paese per il 26% dei casi, ma proviamo a sviluppare la contrattazione di secondo livello su filiere, su territori. Se vogliamo parlare di competitività, di un rinnovo di una nuova organizzazione del lavoro, noi siamo pronti a farlo, articolando anche una contrattazione di secondo lavoro che dà la possibilità di modificare l’organizzazione del lavoro e di portare più risorse ai lavoratori e alle lavoratrici”, conclude. 

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    economia

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  • Ebola, identikit del virus Bundibugyo: storia di un nome che fa discutere

    Ebola, identikit del virus Bundibugyo: storia di un nome che fa discutere

    (Adnkronos) – “Scoperta una nuova specie del virus Ebola”. Era il 21 novembre 2008 quando un team di scienziati degli statunitensi Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) di Atlanta, dell’Uganda Virus Research Institute, del ministero della Salute ugandese e dell’americana Columbia University annunciava al mondo – con una pubblicazione sulla rivista open access ‘PLoS Pathogens’ – di aver identificato e caratterizzato il patogeno responsabile esattamente un anno prima (novembre 2007) di una misteriosa epidemia di febbre emorragica nell’Uganda occidentale. Il focolaio aveva causato una quarantina di morti e i casi erano concentrati nei comuni di Bundibugyo e Kikyo, nel distretto di Bundibugyo. Inizialmente vennero raccolti 29 campioni di sangue da casi sospetti e inviati in due spedizioni aeree ai Cdc per le analisi.  

     

    La presenza di un’infezione acuta da ebolavirus fu rilevata in 8 campioni utilizzando un test ampiamente reattivo, noto per reagire in modo crociato con le diverse specie di ebolavirus. Quei campioni, però, erano inizialmente risultati negativi quando furono sottoposti in tempo reale ad altri test altamente sensibili e specifici per tutti gli ebolavirus e marburgvirus allora conosciuti. Tanto che gli stessi esperti nello studio raccontano: “La natura unica di questo virus ha inizialmente creato delle difficoltà per i test diagnostici tradizionali e gli approcci di sequenziamento del genoma”. Incuriositi, gli scienziati decidono di guardare a fondo nel Dna del virus e, usando un approccio che era stato sviluppato di recente, in “meno di 10 giorni” riescono a determinare rapidamente la sequenza di oltre il 70% del genoma virale. Un primo passo cruciale che porterà da un lato al rapido sviluppo di un test sensibile da impiegare sul campo nella risposta all’epidemia; dall’altro al completamento del sequenziamento dell’intero genoma e alla scoperta della nuova specie di virus Ebola. Una specie che differiva “per oltre il 30% a livello genetico dalle altre specie di virus Ebola conosciute”, e che allora venne “provvisoriamente denominata Bundibugyo ebolavirus”.  

    Un nome che resterà in realtà immutato negli anni, non senza qualche ‘mal di pancia’ della popolazione ugandese che soffre la scelta di legare geograficamente a una località del proprio Paese il virus che ora, nel maggio 2026, sta tenendo il mondo con il fiato sospeso per via della maxi epidemia esplosa nella Repubblica Democratica del Congo (con casi inizialmente di importazione segnalati in un secondo momento anche in Uganda). “Bundibugyo è troppo bello per essere il nome di una malattia. Dobbiamo riprenderci il suo nome da questa follia. Chi dobbiamo citare in giudizio? L’Oms?”, si chiede ad esempio Alan Kasujja, executive director dell’Uganda Media Centre, in un post su X.  

    E non è l’unico a pensarla così. “Ora tutto il mondo cerca Bundibugyo e, invece di trovare il Parco nazionale di Tooro Semliki, le sorgenti termali e il Rwenzori, trova il virus Ebola che è in Congo, non a Bundibugyo. Vergogna!”, tuona sempre su X Ron Kazooba Kawamara, Ceo del gruppo di investimento Hugamara di base nella capitale ugandese Kampala. Il distretto in questione, a meno di 400 km da Kampala, si trova nell’Uganda occidentale, lungo il Rift Albertino. Piantagioni di cacao, natura incontaminata, e panorami che spaziano dalle cime del Rwenzori, le antiche ‘montagne della Luna’, al verde delle foreste afromontane, fino alla ‘vaporosa’ area dei geyser e delle sorgenti termali.  

    E adesso, da posto ricco di bellezze naturali, per quanto poco conosciuto magari dall’altro lato del pianeta, Bundibugyo diventa di punto in bianco un argomento ‘trending topic’ su tutti i social per via del nome di un virus responsabile di un’epidemia letale: questa parabola ovviamente non piace al popolo ugandese.  

    Si teme lo stigma. “Nel 2015 – ricorda ancora Kasujja – l’Oms ha pubblicato delle linee guida per la denominazione delle nuove malattie infettive nell’uomo, concepite per minimizzare gli effetti negativi non necessari su nazioni, economie e persone. Questa decisione avrebbe dovuto essere applicata retroattivamente alle malattie i cui nomi erano già stati stabiliti”. Come il virus Bundibugyo, “che per fortuna molti non sanno pronunciare” e che “è stato scoperto nel 2007”, aggiunge. Del resto anche il nome Ebola contiene un riferimento geografico al fiume congolese nelle vicinanze del quale si verificarono i primi casi. E la specie di ebolavirus più diffusa si chiama proprio Zaire (il vecchio nome dell’attuale Repubblica Democratica del Congo), così come il virus Sudan – un’altra specie di ebolavirus – si chiama in questo modo perché intercettato per la prima volta in Sud Sudan. Insomma, corsi e ricorsi ‘geografici’.  

     

    Fortunatamente, da quel lontano novembre 2007, il Bundibugyo – una delle 6 specie di Orthoebolavirus conosciute – si è fatto vivo solo un’altra volta, nel 2012, prima di oggi. Questo virus, come ricordano gli esperti in un focus su ‘Bmj’, ha causato infatti solo due focolai precedentemente riconosciuti. Emma Thompson, professoressa di Malattie infettive e direttrice del Mrc-University of Glasgow Centre for Virus Research, spiega che l’epidemia ugandese del 2007-2008 portò a 131 casi segnalati e 42 decessi, con un tasso di mortalità del 34-40%. Mentre il secondo focolaio, quello del 2012, si è verificato a Isiro, Repubblica Democratica del Congo, con 38 casi confermati in laboratorio e 13 decessi, sebbene i rapporti sull’epidemia, fra casi probabili e sospetti, abbiano riportato totali più elevati. “Queste cifre sono inferiori ai tassi di mortalità osservati in molte epidemie causate dal virus Ebola, ma sono comunque estremamente gravi. La malattia da virus Bundibugyo – conclude Thompson – non è un’infezione lieve”.  

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    internazionale/esteri

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  • Belve Crime, la storia di Mirco Ricci tra droga e alcol: il sequestro di un bambino per un debito

    Belve Crime, la storia di Mirco Ricci tra droga e alcol: il sequestro di un bambino per un debito

    (Adnkronos) –
    Tra successi, dipendenza dall’alcol e debiti di droga. Mirco Ricci è uno degli ospiti di stasera, martedì 26 maggio a Belve Crime, nell’ultimo appuntamento della stagione. Durante l’intervista, Francesca Fagnani ripercorre la storia del campione, che dalla periferia romana è arrivato alle vette del pugilato europeo, soffermandosi sui passaggi più controversi della sua vita: le risse, la tentata rapina e la sparatoria che lo ha visto coinvolto. Poi il crimine più grave che sta ancora scontando e che gli è costato la carriera, il sequestro di un bambino. 

    Sulla dipendenza dall’alcol, il pugile ammette: “Ho iniziato a quindici anni. Ero capace di bere cinque, sei bottiglie di vino a sera e non accorgermene”, dichiara Ricci che mette anche in luce il suo talento sprecato: “Sono riuscito a preparare un titolo italiano in venti giorni”.  

    Poi c’è l’episodio del 19 luglio 2014, quando Ricci, poche ore dopo aver vinto il titolo di campione d’Italia, viene gambizzato mentre guida la sua auto vicino allo stadio Olimpico. Fagnani domanda: “Le posso chiedere se è plausibile pensare che dietro ci fosse una storia di scommesse?”. “Qui stiamo andando proprio sui film americani, non è così”, risponde Ricci, aggiungendo: “Forse è stato qualcuno che non ha digerito una litigata con me”.  

    A quel punto Fagnani insiste: “Uno come lei, che viene da un contesto criminale, sa da chi informarsi e come venire a sapere certe cose. E non l’ha fatto?”. “Non mi interessa. Che devo fare? È successo”, replica Ricci, senza aggiungere altro. 

    L’ex pugile parla anche dei reati per cui è stato processato, tra risse e tentate rapine. Poi affronta il caso più grave: il sequestro di un bambino, vicenda per cui sta ancora scontando una condanna. Una storia legata a un debito di droga contratto da una donna nei confronti dell’ex pugile e della madre.  

    Ricci, durante l’intervista, continua a dichiararsi innocente nonostante la condanna definitiva in Cassazione: “Io non capisco perché sono entrato dentro a questa storia”. E aggiunge: “Mi sono trovato la vita distrutta, perché ho passato dieci anni chiuso dentro”. 

    Fagnani insiste: “Finora ci sono stati episodi molto brutti e violenti, no? Qui però alza il tiro: togliere e tenere un bambino per 48 ore a causa di un debito di droga…”. “Io ho solo portato dei soldi a mia madre – cinquemila euro che mi aveva chiesto – e poi mi sono trovato in mezzo a questo casino assurdo”, replica Ricci. 

    Vista la sua carriera nel pugilato, Fagnani gli chiede anche dove sarebbe potuto arrivare senza la dipendenza dall’alcol: “Non te lo posso dire. Nella vita possono succedere tante cose”. “Lei all’epoca era considerato un fenomeno”, sottolinea Fagnani. “Dicono così, ma io non mi sono mai sentito un fenomeno”.  

    Nel finale si parla del figlio avuto tramite inseminazione artificiale, con cui oggi Ricci riesce a passare del tempo grazie al regime di semilibertà. Fagnani domanda: “Quando sarà grande, come spiegherà a suo figlio la sua vita precedente?”. “Questo me lo domando sempre. Troverò un modo. Aspetto che cresca ancora un po’ e spero di potermi sedere con lui per raccontargli tutti gli sbagli che ho fatto, che sono tanti”. 

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  • Calenda: “La nuova Ferrari Luce è un insulto a chi ama il Cavallino”

    Calenda: “La nuova Ferrari Luce è un insulto a chi ama il Cavallino”

    (Adnkronos) –
    Carlo Calenda non ci sta. Il leader di Azione non gradisce la nuova Ferrari Luce, presentata ieri, e dice la sua sui social con un tweet diventato presto virale: “La Ferrari Luce è un insulto estetico e tecnologico per chi ama la Ferrari o, come nel mio caso, ci ha lavorato”.  

    Le parole di Calenda sono un attacco diretto a John Elkann, amministratore delegato di Exor: “Complimenti a Elkann che dopo aver semidistrutto o alienato Marelli, Comau, Iveco, Fiat, Alfa, Maserati, Lancia, Scuderia Ferrari, Juventus, Repubblica e Stampa ci prova ora con Ferrari. E non era facile”.  

    La ‘Luce’ è la prima full electric Ferrari, presentata ieri, lunedì 25 maggio. Calenda, come tanti appassionati del Cavallino, non ha gradito l’estetica e gli interni del nuovo modello progettato a Maranello.  

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