{"id":71117,"date":"2026-05-14T12:07:00","date_gmt":"2026-05-14T12:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mediasud.tv\/?p=71117"},"modified":"2026-05-14T12:07:00","modified_gmt":"2026-05-14T12:07:00","slug":"sostenibilita-report-italia-leader-in-europa-per-circolarita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mediasud.tv\/?p=71117","title":{"rendered":"Sostenibilit\u00e0: report, Italia leader in Europa per circolarit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211;  L\u2019Italia \u00e8 leader in Europa per la circolarit\u00e0 ma resta il Paese pi\u00f9 dipendente dalle importazioni di materiali tra le grandi economie dell\u2019Ue. Il 46,6% delle materie prime trasformate proviene dall\u2019estero, contro una media Ue del 22,4%, con la Spagna al 39,8%, la Germania al 39,5% e la Francia al 30,8%. Il costo di questa dipendenza sta diventando sempre pi\u00f9 insostenibile. Nel 2025 la spesa per le importazioni di materiali ha sfiorato i 600 miliardi di euro, con un aumento del 23,3% rispetto al 2021, pur con volumi complessivi in calo. Il costo dei metalli &#8211; nichel, rame, acciaio &#8211; \u00e8 cresciuto del 18% e rappresenta il 40% del valore totale delle importazioni nazionali. Sono i dati che emergono dall\u2019VIII Rapporto sull\u2019Economia Circolare in Italia 2026, presentato oggi a Roma durante la Conferenza Nazionale sull\u2019Economia Circolare, promossa dal Circular Economy Network in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e con Enea. \u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Con la crisi di Hormuz si discute molto della necessit\u00e0 di ridurre la vulnerabilit\u00e0 prodotta dalla dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, ma troppo poco di quella altrettanto critica legata a numerose materie prime, decisive per la sicurezza degli approvvigionamenti e soggette a forte volatilit\u00e0 dei prezzi &#8211; osserva Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile &#8211; Una maggiore circolarit\u00e0 dell&#8217;economia, che implica un uso pi\u00f9 efficiente dei materiali, una riduzione del consumo di materie prime attraverso il riciclo dei rifiuti e un ricorso pi\u00f9 ampio alla riparazione, al riutilizzo e all&#8217;uso condiviso, insieme a modelli di consumo pi\u00f9 sobri e responsabili, diventer\u00e0 sempre pi\u00f9 una condizione imposta non solo dalla crisi climatica e dalla limitatezza delle risorse, ma dal contesto geopolitico. La circolarit\u00e0 \u00e8 ormai un contenuto essenziale di una politica industriale all&#8217;altezza dei tempi\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;EUROPA &#8211; Sul fronte europeo, il Rapporto evidenzia un ritardo significativo: nonostante il notevole aumento del riciclo e la riduzione dello smaltimento, la generazione complessiva di rifiuti resta elevata e i consumi di materie prime, in gran parte importate, rimangono consistenti. I volumi globali di materiali utilizzati sono pi\u00f9 che triplicati negli ultimi 50 anni e continuano a crescere al ritmo del 2,3% annuo. Di questo passo l&#8217;Unione non raggiunger\u00e0 il target del 24% di tasso di circolarit\u00e0 entro il 2030. \u00a0<\/p>\n<p>LE PROPOSTE DEL CEN &#8211; In vista del futuro Circular Economy Act, il Circular Economy Network propone dieci azioni concrete per accelerare la transizione verso un modello circolare capace di ridurre sprechi, dipendenza dalle materie prime vergini e impatto ambientale: creare un mercato unico delle materie prime seconde; rafforzare il recupero dei rifiuti elettronici e delle materie critiche; progettare prodotti pi\u00f9 durevoli, riparabili e riciclabili; estendere la responsabilit\u00e0 dei produttori a tutte le filiere; introdurre incentivi fiscali per riparazione, riuso e ricondizionamento; usare gli appalti pubblici per sostenere i mercati circolari; favorire alleanze industriali tra produzione e riciclo; rafforzare il ruolo di citt\u00e0 e regioni nella transizione; mobilitare investimenti pubblici e privati per l\u2019economia circolare; promuovere standard comuni e cooperazione internazionale per filiere circolari competitive e sostenibili.\u00a0<\/p>\n<p>LE MATERIE PRIME CRITICHE &#8211; Una sezione innovativa del Rapporto 2026, elaborata da Enea, mette in relazione diretta la circolarit\u00e0 con la sicurezza delle materie prime critiche. Il fosforo, componente essenziale di fertilizzanti e mangimi, \u00e8 un caso emblematico: la dipendenza europea dalle importazioni \u00e8 dell&#8217;82%. Il Rapporto indica nei fanghi di depurazione una fonte sottoutilizzata di recupero di questo elemento strategico. Per quanto riguarda il magnesio, la Cina controlla l&#8217;88% della produzione mondiale e la dipendenza Ue \u00e8 totale per il magnesio primario. Il Rapporto analizza il potenziale della desalinizzazione circolare: la salamoia prodotta dagli impianti &#8211; tradizionalmente considerata uno scarto problematico &#8211; contiene elementi come magnesio, potassio, calcio e bromo con un valore di mercato teorico superiore a 200 euro per metro cubo.\u00a0<\/p>\n<p>\u201cL\u2019attuale crisi geopolitica ha evidenziato la vulnerabilit\u00e0 del nostro sistema produttivo che dipende per il 46,6% dall\u2019importazione di materie prime &#8211; sottolinea Claudia Brunori, direttrice del dipartimento Enea di Sostenibilit\u00e0 &#8211; Anche se il nostro Paese ha sviluppato una grande capacit\u00e0 di riciclo e produttivit\u00e0 delle materie prime, \u00e8 quanto mai necessario un cambio di paradigma improntato sullo sfruttamento delle nostre \u2018miniere\u2019 urbane e sull\u2019uso efficiente delle risorse lungo la catena di valore, a partire dalle fasi di progettazione e produzione. In questo contesto, Enea \u00e8 fortemente impegnata nello sviluppo e nel trasferimento di soluzioni tecnologiche avanzate che possono imprimere una decisa accelerazione verso la circolarit\u00e0; tuttavia, per generare un effetto sistemico e duraturo, occorrono anche strumenti normativi e finanziari adeguati\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>I DATI DELLA CIRCOLARITA&#8217; &#8211; In Italia, il tasso di utilizzo circolare di materia (Cmu) ha raggiunto il 21,6% nel 2024 &#8211; il pi\u00f9 alto in Europa &#8211; contro una media Ue del 12,2%. Significa che oltre un quinto dei materiali consumati in Italia non viene estratto n\u00e9 importato, ma recuperato. Un risparmio strategico enorme, in termini di costi, emissioni e dipendenza geopolitica. Il tasso di riciclaggio sul totale dei rifiuti gestiti (urbani e speciali) ci mostra che l&#8217;Italia, su 160 Mt ne ricicla l&#8217;85,6% (137 Mt), pi\u00f9 del doppio della media Ue che \u00e8 del 41,2% e distaccando nettamente Spagna (54,7%), Francia (52,3%) e la stessa Germania (44,4%). La produttivit\u00e0 delle risorse \u00e8 cresciuta del 32% dal 2019: nel 2024 l&#8217;Italia si \u00e8 confermata leader, generando 4,7 euro di Pil per ogni chilogrammo di risorse consumate, il valore pi\u00f9 alto tra le grandi economie europee e nettamente sopra la media Ue (3 \u20ac\/kg). Sul fronte del riciclo degli imballaggi l&#8217;Italia guida la classifica europea con il 76,7% nel 2024 (dato Conai), contro una media Ue del 67,5%.\u00a0<\/p>\n<p>GLI INVESTIMENTI &#8211; Infine, il Rapporto segnala &#8220;una contraddizione preoccupante: proprio mentre il contesto geopolitico rende urgente accelerare la circolarit\u00e0, gli investimenti privati in Italia nelle attivit\u00e0 tipiche dell\u2019economia circolare (riciclo, riuso, riparazione, noleggio, leasing) sono calati da 13,1 miliardi di euro nel 2019 a 10,2 miliardi nel 2023 (dallo 0,7% allo 0,5% del Pil). Una tendenza negativa condivisa quasi in tutta Europa&#8221;. Sul fronte del Pnrr, &#8220;con oltre 1.100 progetti finanziati per impianti di gestione dei rifiuti e filiere del riciclo, la spesa resta bassa &#8211; circa il 17% a ottobre 2025 &#8211; con scadenze al 2026 sempre pi\u00f9 a rischio&#8221;. Sul piano industriale, il programma Transizione 5.0 ha mostrato, secondo il Rapporto, &#8220;forti limiti di coerenza e efficacia&#8221;, evidenziando la necessit\u00e0 &#8220;di integrare stabilmente la circolarit\u00e0 nelle strategie industriali nazionali&#8221;. \u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;OCCUPAZIONE &#8211; L&#8217;occupazione in una serie di attivit\u00e0 tipiche pi\u00f9 direttamente collegate all\u2019economia circolare conta 508mila addetti (2% del totale, in linea con la media Ue), ma con una flessione del 7% rispetto al 2019. &#8220;\u00c8 un segnale che l&#8217;economia circolare italiana, pur eccellente nelle performance ambientali, non ha ancora trovato un modello di crescita economica robusta&#8221;, si evidenzia nell&#8217;analisi.\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>economia<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; L\u2019Italia \u00e8 leader in Europa per la circolarit\u00e0 ma resta il Paese pi\u00f9 dipendente dalle importazioni di materiali tra le grandi economie dell\u2019Ue. 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