{"id":82074,"date":"2026-10-28T18:18:45","date_gmt":"2026-10-28T18:18:45","guid":{"rendered":"https:\/\/mediasud.tv\/?p=82074"},"modified":"2026-10-28T18:18:45","modified_gmt":"2026-10-28T18:18:45","slug":"ottimisti-sulla-propria-vita-pessimisti-sul-mondo-cosa-racconta-il-grande-sondaggio-fii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mediasud.tv\/?p=82074","title":{"rendered":"Ottimisti sulla propria vita, pessimisti sul mondo: cosa racconta il grande sondaggio FII"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; Il mondo va nella direzione sbagliata, ma la propria vita, tutto sommato, procede bene. \u00c8 il paradosso che emerge dal FII PRIORITY Compass 2026, la quinta edizione della grande indagine internazionale realizzata dal Future Investment Initiative Institute con Ipsos. Soltanto il 34% degli intervistati ritiene che il mondo stia andando nella direzione giusta, il 46% pensa altrettanto del proprio Paese, mentre ben il 75% continua a esprimere fiducia nell&#8217;andamento della propria esistenza. Un pianeta nel quale il futuro collettivo appare incerto, ma quello individuale conserva una sorprendente capacit\u00e0 di resistenza.\u00a0<\/p>\n<p>La ricerca, condotta tra il 24 aprile e il 5 giugno 2026 su 61.200 adulti in 32 Paesi, fotografa un mondo che chiede soprattutto sicurezza economica, servizi pubblici accessibili e tecnologie capaci di migliorare la vita senza sottrarsi al controllo umano.\u00a0<\/p>\n<p>Una delle fratture pi\u00f9 significative riguarda la percezione del futuro tra Nord e Sud globale. Nei 19 Paesi classificati come Global South, il 47% ritiene che il mondo stia andando nella direzione giusta. Nei 13 Paesi del Global North la percentuale precipita al 15%.\u00a0<\/p>\n<p>La distanza si ripete nelle aspettative economiche: il 49% degli intervistati nel Sud globale \u00e8 ottimista sull&#8217;economia mondiale, contro appena il 19% nel Nord. Non significa che le condizioni materiali siano migliori nei Paesi emergenti, ma suggerisce una diversa relazione con il progresso. Dove redditi e opportunit\u00e0 sono cresciuti, il futuro appare ancora come una promessa; dove il benessere \u00e8 consolidato, prevale la paura di perderlo.\u00a0<\/p>\n<p>Anche la fiducia nella mobilit\u00e0 sociale segue questa geografia: il 75% nel Sud globale ritiene che lavorare duramente permetta di migliorare la propria posizione nella societ\u00e0, contro il 60% nel Nord. A livello mondiale la percentuale raggiunge il 69%, sei punti in pi\u00f9 rispetto al 2025.\u00a0<\/p>\n<p>Per il quinto anno consecutivo, il costo della vita rimane la principale preoccupazione mondiale: lo indica il 56% degli intervistati, sei punti percentuali in pi\u00f9 rispetto al 2025. Le spese energetiche pesano in modo particolare, citate dal 34% del campione.\u00a0<\/p>\n<p>Quando viene chiesto che cosa conti maggiormente per il benessere personale, ai primi posti compaiono la salute e l&#8217;accesso alle cure (44%) e la sicurezza del lavoro e del reddito (43%). Pi\u00f9 della met\u00e0 degli intervistati indica inoltre nel costo della vita e nell&#8217;indebitamento ostacoli alla possibilit\u00e0 di avere il numero di figli desiderato.\u00a0<\/p>\n<p>La prosperit\u00e0, insomma, non viene associata soltanto all&#8217;aumento del reddito, ma alla possibilit\u00e0 di proteggersi dagli imprevisti. Una domanda di stabilit\u00e0 che attraversa economie avanzate ed emergenti.\u00a0<\/p>\n<p>Il rapporto restituisce una popolazione mondiale tutt&#8217;altro che ostile alle nuove tecnologie. Il 57% degli intervistati si dice disposto a pagare per acquisire competenze nell&#8217;intelligenza artificiale. Ma l&#8217;apertura all&#8217;innovazione non coincide con la disponibilit\u00e0 a delegarle qualsiasi responsabilit\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;80% respinge l&#8217;idea che l&#8217;AI possa prendere la decisione finale in ambiti delicati come assunzioni, giustizia e sanit\u00e0. Ancora pi\u00f9 ampio, l&#8217;85%, \u00e8 il consenso verso una regolamentazione internazionale.\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;atteggiamento verso la robotica conferma questa ambivalenza: il 65% ritiene che entro dieci anni i robot saranno una presenza normale nella vita quotidiana e il 61% sarebbe a proprio agio nell&#8217;affidare loro le faccende domestiche. L&#8217;accettazione diminuisce quando si tratta di delegare attivit\u00e0 di cura.\u00a0<\/p>\n<p>La tecnologia \u00e8 dunque benvenuta quando libera tempo e riduce la fatica. Suscita pi\u00f9 resistenze quando sostituisce relazioni e responsabilit\u00e0 umane.\u00a0<\/p>\n<p>Meno della met\u00e0 degli intervistati si dichiara soddisfatta dell&#8217;assistenza sanitaria disponibile nel proprio Paese, mentre il 63% sarebbe favorevole a pagare tasse pi\u00f9 elevate per garantire cure accessibili a tutti.\u00a0<\/p>\n<p>Anche l&#8217;universit\u00e0 attraversa una crisi di percezione: il 65% ritiene che, per la maggior parte delle persone, frequentarla non valga pi\u00f9 il costo sostenuto. Il 69% chiede ai governi di dare maggiore priorit\u00e0 alla formazione professionale, anche alla luce dei cambiamenti introdotti dall&#8217;AI nel mercato del lavoro.\u00a0<\/p>\n<p>Il problema non \u00e8 soltanto quali professioni verranno automatizzate, ma come preparare lavoratori e studenti a un&#8217;economia nella quale le competenze richieste cambiano pi\u00f9 rapidamente dei tradizionali percorsi educativi.\u00a0<\/p>\n<p>\u00c8 proprio sul rapporto tra istruzione, opportunit\u00e0 e mobilit\u00e0 sociale che i risultati italiani assumono particolare rilievo.\u00a0<\/p>\n<p>Soltanto il 46% degli intervistati ritiene che il sistema educativo offra ai bambini provenienti da famiglie a basso reddito una reale possibilit\u00e0 di migliorare la propria posizione sociale. La media globale \u00e8 del 60%: quattordici punti di differenza.\u00a0<\/p>\n<p>Per oltre met\u00e0 degli italiani, dunque, la scuola non rappresenta pi\u00f9, o non rappresenta abbastanza, quello strumento di emancipazione sul quale si \u00e8 costruita una parte importante della promessa democratica del secondo dopoguerra. A indebolirsi non \u00e8 necessariamente la fiducia nell&#8217;insegnamento, ma nella sua capacit\u00e0 di compensare gli svantaggi di partenza.\u00a0<\/p>\n<p>Pi\u00f9 articolato il giudizio sull&#8217;universit\u00e0. In Italia il 53% ritiene che, per la maggior parte delle persone, frequentarla non valga pi\u00f9 il costo sostenuto. \u00c8 una maggioranza, ma ben inferiore alla media globale del 65%: il terzo valore pi\u00f9 basso tra i 32 Paesi esaminati.\u00a0<\/p>\n<p>Un risultato per certi versi controintuitivo: gli italiani credono poco nella capacit\u00e0 della scuola di favorire la mobilit\u00e0 sociale, ma sono relativamente meno scettici di altri sul valore economico dell&#8217;istruzione universitaria.\u00a0<\/p>\n<p>Un&#8217;altra risposta contribuisce a chiarire il quadro. Soltanto il 47% degli italiani concorda con l&#8217;affermazione secondo cui, per trovare un buon lavoro, il titolo di studio conta pi\u00f9 delle competenze effettive. \u00c8 il secondo valore pi\u00f9 basso a livello mondiale.\u00a0<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 quindi continuare a considerare utile una laurea senza attribuire ai titoli di studio un valore automaticamente superiore alle capacit\u00e0 concretamente dimostrabili. E si pu\u00f2 credere nell&#8217;istruzione senza essere convinti che il sistema offra a tutti le stesse opportunit\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p>Per le universit\u00e0, ma anche per le imprese, \u00e8 un segnale da non sottovalutare: la credibilit\u00e0 della formazione passa sempre pi\u00f9 dalla capacit\u00e0 di produrre competenze riconoscibili e opportunit\u00e0 professionali, non soltanto certificazioni.\u00a0<\/p>\n<p>Se la scuola fatica a convincere gli italiani della propria capacit\u00e0 di ridurre le disuguaglianze, il sistema dell&#8217;informazione affronta una crisi di fiducia ancora pi\u00f9 evidente.\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;Italia registra livelli inferiori alla media globale in tutte le forme di media considerate. La televisione nazionale \u00e8 ritenuta affidabile dal 43% degli intervistati, contro il 62% nel mondo: uno scarto di 19 punti. Per le notizie online la fiducia scende al 37%, contro il 52% globale.\u00a0<\/p>\n<p>Il dato pi\u00f9 impressionante riguarda per\u00f2 la percezione dell&#8217;indipendenza editoriale: l&#8217;82% degli italiani ritiene che i media tradizionali siano politicamente orientati.\u00a0<\/p>\n<p>Non significa, naturalmente, che l&#8217;82% dei media sia effettivamente schierato: il sondaggio misura la percezione dei cittadini. Ma \u00e8 proprio questa percezione a rappresentare un problema per un settore la cui autorevolezza dipende dalla credibilit\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p>La diffidenza, del resto, investe tanto i mezzi tradizionali quanto le piattaforme digitali, suggerendo una crisi pi\u00f9 generale nel rapporto tra cittadini e informazione.\u00a0<\/p>\n<p>La crisi dei media tradizionali non si traduce automaticamente in una fiducia generalizzata nei nuovi protagonisti dell&#8217;informazione digitale.\u00a0<\/p>\n<p>Il 48% degli italiani ritiene che i creatori di contenuti online riescano a cogliere le preoccupazioni delle persone comuni. Una valutazione che riguarda soprattutto la capacit\u00e0 di rappresentare bisogni e sensibilit\u00e0 del pubblico, non necessariamente l&#8217;accuratezza delle informazioni.\u00a0<\/p>\n<p>Gli influencer possono dunque essere percepiti come pi\u00f9 vicini all&#8217;esperienza quotidiana delle persone, anche quando la fiducia complessiva nelle notizie online rimane bassa.\u00a0<\/p>\n<p>\u00c8 una delle trasformazioni pi\u00f9 profonde dell&#8217;ecosistema informativo: l&#8217;autorevolezza professionale e la capacit\u00e0 di stabilire un rapporto diretto con il pubblico non coincidono pi\u00f9 necessariamente.\u00a0<\/p>\n<p>La diffidenza verso l&#8217;ecosistema digitale si accompagna a una forte domanda di protezione dei pi\u00f9 giovani.\u00a0<\/p>\n<p>Il 58% degli italiani \u00e8 favorevole a vietare l&#8217;accesso ai social media ai minori di 16 anni, mentre il 37% preferirebbe consentire l&#8217;apertura di account soltanto con il consenso dei genitori.\u00a0<\/p>\n<p>La posizione italiana si inserisce in una tendenza pi\u00f9 ampia: nei Paesi del Nord globale, il 74% ritiene che le aziende tecnologiche non facciano abbastanza per proteggere gli utenti pi\u00f9 giovani. Nel Sud globale la percentuale scende al 45%.\u00a0<\/p>\n<p>Un&#8217;altra manifestazione della diversa percezione della tecnologia: per una parte del mondo l&#8217;innovazione digitale continua a rappresentare soprattutto un&#8217;opportunit\u00e0, per un&#8217;altra \u00e8 diventata anche un sistema di rischi da contenere.\u00a0<\/p>\n<p>Letti insieme, i risultati globali e quelli italiani raccontano qualcosa che va oltre le singole preoccupazioni.\u00a0<\/p>\n<p>Nel mondo, le persone continuano a credere nelle proprie possibilit\u00e0 individuali, ma faticano a riconoscersi nella direzione intrapresa dalle societ\u00e0 e dalle istituzioni. Chiedono stabilit\u00e0 economica, cure accessibili, formazione utile e tecnologie governate da regole.\u00a0<\/p>\n<p>In Italia, questa distanza assume soprattutto i contorni di una crisi di fiducia nelle istituzioni chiamate a garantire opportunit\u00e0 e informazione. La scuola dovrebbe ridurre gli svantaggi di partenza, ma meno di un italiano su due crede che ci riesca. I titoli di studio dovrebbero aprire opportunit\u00e0 professionali, ma il loro valore viene messo in discussione. I media dovrebbero informare in modo credibile, eppure sono percepiti in larghissima maggioranza come politicamente orientati.\u00a0<\/p>\n<p>Non \u00e8 necessariamente un rifiuto delle istituzioni. \u00c8, piuttosto, una richiesta che tornino a dimostrare concretamente la propria utilit\u00e0 e indipendenza.\u00a0<\/p>\n<p>Il paradosso fotografato dal FII PRIORITY Compass 2026 \u00e8 tutto qui: le persone continuano a credere nella possibilit\u00e0 di migliorare la propria vita. Sono molto meno sicure che il mondo sappia aiutarle a farlo._____________________\u00a0<\/p>\n<p>\nIl FII PRIORITY Compass 2026 \u00e8 stato realizzato con Ipsos attraverso interviste online a 61.200 adulti in 32 Paesi, tra il 24 aprile e il 5 giugno 2026. Il campione italiano comprende 2.500 intervistati. Le percentuali descrivono opinioni e percezioni degli intervistati.<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>internazionale\/esteri<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Il mondo va nella direzione sbagliata, ma la propria vita, tutto sommato, procede bene. \u00c8 il paradosso che emerge dal FII PRIORITY Compass 2026, la quinta edizione della grande indagine internazionale realizzata dal Future Investment Initiative Institute con Ipsos. 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