{"id":82340,"date":"2026-10-29T14:24:00","date_gmt":"2026-10-29T14:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mediasud.tv\/?p=82340"},"modified":"2026-10-29T14:24:00","modified_gmt":"2026-10-29T14:24:00","slug":"ai-fava-inps-fondamentale-il-ruolo-del-diritto-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mediasud.tv\/?p=82340","title":{"rendered":"Ai, Fava (Inps): &#8220;Fondamentale il ruolo del diritto del lavoro&#8221;"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; \u201cDell\u2019impatto dell\u2019intelligenza artificiale sul lavoro si sente spesso dire che il diritto \u00e8 in ritardo. Non lo credo. Il diritto del lavoro \u00e8 nato per governare il potere del datore di lavoro, e l&#8217;intelligenza artificiale \u00e8 soltanto un modo nuovo di esercitarlo. Cambiano l&#8217;opacit\u00e0 e la scala, ma la domanda resta la stessa, chi risponde di quella decisione, e come la persona pu\u00f2 farla valere. Per questo la sorveglianza umana, se vuole essere reale, ha bisogno di competenza, di tempo e dell&#8217;autorit\u00e0 per dire di no. Altrimenti non \u00e8 un controllo. \u00c8 una firma in fondo a una procedura. All&#8217;Inps abbiamo scelto di costruire prima le regole e poi gli strumenti, perch\u00e9 gli strumenti si comprano e in pochi mesi invecchiano, mentre la capacit\u00e0 di governarli resta. Su queste basi l&#8217;Istituto porta avanti oggi oltre 70 progetti di intelligenza artificiale, con un principio che non \u00e8 negoziabile. L&#8217;algoritmo pu\u00f2 istruire una pratica. Non la norma. La responsabilit\u00e0 ultima resta umana. Ma governare la tecnologia non basta, se non governiamo anche il valore che produce\u201d. Lo ha affermato il presidente Inps, Gabriele Fava, nel suo intervento oggi a Roma al seminario Issa, L\u2019associazione internazionale degli istituti di sicurezza sociale.\u00a0<\/p>\n<p>\u201cL&#8217;intelligenza artificiale arriva insieme alle altre due grandi sfide dei nostri sistemi, l&#8217;invecchiamento e la denatalit\u00e0. In Italia lo scorso anno sono nati circa 355 mila bambini, il numero pi\u00f9 basso della nostra storia. Meno giovani che entrano nel lavoro, pi\u00f9 persone che ne escono, e ora macchine capaci di svolgerne una parte. In questo scenario il patto si regge su un meccanismo semplice. I contributi si calcolano sulla retribuzione. Il valore che il lavoro produce entra nel sistema solo se passa dalla busta paga&#8221;, afferma Fava.\u00a0<\/p>\n<p>&#8221;Se l&#8217;intelligenza artificiale affianca chi lavora, il valore pu\u00f2 diventare salario, e i contributi crescono. Se sostituisce ore di lavoro, il valore si sposta nel margine dell&#8217;impresa. Per il bilancio aziendale \u00e8 un risparmio. Per la sicurezza sociale \u00e8 una base che si assottiglia. E chi si riqualifica o cambia mestiere rischia di ritrovarsi, un giorno, con una pensione pi\u00f9 bassa. Non credo in una tassa sui robot. Colpirebbe l&#8217;innovazione proprio quando ne abbiamo pi\u00f9 bisogno e spingerebbe gli investimenti dove nessuno chiede nulla. Credo in un principio -prosegue Fava-.Se l&#8217;intelligenza artificiale genera valore sostituendo lavoro umano, una parte di quel valore deve restare agganciata alla sicurezza sociale. E credo che vadano protette le transizioni, perch\u00e9 il tempo speso a imparare un mestiere nuovo non diventi un vuoto nella pensione di domani&#8221;. \u00a0<\/p>\n<p>&#8221;Contribuzione figurativa durante la riqualificazione, indennit\u00e0 legate alla formazione, uscite flessibili per chi \u00e8 vicino alla pensione. In Italia abbiamo gi\u00e0 cominciato. Con la Regione Piemonte i lavoratori in cassa integrazione che frequentano corsi di formazione ricevono un&#8217;indennit\u00e0 aggiuntiva erogata dall&#8217;INPS. Sono strade da percorrere con prudenza, per soglie, con gradualit\u00e0 e sperimentazione. Le decisioni spettano a Governo e Parlamento. A noi spetta portare dati, esperienza e proposte\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>\u201cDa oltre un secolo la busta paga tiene insieme il lavoro e la protezione, chi produce e chi \u00e8 protetto, una generazione e quella che viene dopo. L&#8217;intelligenza artificiale pu\u00f2 spezzare quel legame. Oppure pu\u00f2 renderlo pi\u00f9 forte, se la ricchezza prodotta da queste macchine torner\u00e0 a chi lavora. Nei salari, nella formazione, nelle pensioni\u201d, dichiara il presidente Inps.\u00a0<\/p>\n<p>\u201cSecondo l&#8217;Organizzazione internazionale del lavoro, nel mondo un lavoro su quattro \u00e8 esposto all&#8217;intelligenza artificiale generativa, e nei Paesi ad alto reddito la quota sale al 34 per cento. Ma solo il 3,3 per cento si trova nella fascia pi\u00f9 alta, quella in cui la macchina pu\u00f2 davvero prendere il posto della persona \u2013 aggiunge Fava -. Questi numeri non raccontano la fine del lavoro. Ne raccontano la trasformazione. L&#8217;esposizione \u00e8 vasta, la sostituzione ne \u00e8 la parte minore, e il nostro vero punto debole non \u00e8 la tecnologia. Sono le competenze&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>&#8221;Esposizione non vuol dire sostituzione. La tecnologia cambia sempre il lavoro, ma non decide da sola come. Lo decidiamo noi. Lo decidono le regole, i contratti, le scelte di chi guida le imprese e le istituzioni. \u00c8 questa la domanda che l&#8217;intelligenza artificiale pone alla sicurezza sociale. Non quanti posti di lavoro canceller\u00e0. Ma dove andr\u00e0 il valore che produce\u201d, conclude.\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>economia<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; \u201cDell\u2019impatto dell\u2019intelligenza artificiale sul lavoro si sente spesso dire che il diritto \u00e8 in ritardo. Non lo credo. Il diritto del lavoro \u00e8 nato per governare il potere del datore di lavoro, e l&#8217;intelligenza artificiale \u00e8 soltanto un modo nuovo di esercitarlo. 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