{"id":82855,"date":"2026-10-30T17:38:32","date_gmt":"2026-10-30T17:38:32","guid":{"rendered":"https:\/\/mediasud.tv\/?p=82855"},"modified":"2026-10-30T17:38:32","modified_gmt":"2026-10-30T17:38:32","slug":"le-guerre-non-finiscono-quando-crediamo-la-bosnia-e-quella-difesa-europea-che-esiste-gia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mediasud.tv\/?p=82855","title":{"rendered":"Le guerre non finiscono quando crediamo. La Bosnia e quella difesa europea che esiste gi\u00e0"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; L&#8217;idea che l&#8217;Europa possa risparmiare sulla propria difesa chiedendo all&#8217;Ucraina di deporre le armi e accettare le condizioni di Mosca contiene un errore di contabilit\u00e0, prima ancora che di valutazione politica o morale. Un&#8217;Ucraina disarmata, governata da un regime subordinato alla Russia, porterebbe l&#8217;influenza militare e strategica di Mosca fino alle frontiere della Polonia, della Slovacchia e della Romania. La fine dei combattimenti aprirebbe una stagione di instabilit\u00e0, costringendo i Paesi europei a investire per decenni in deterrenza, difesa aerea, infrastrutture militari, intelligence e protezione dei confini.\u00a0<\/p>\n<p>Nessuno pu\u00f2 sapere se da una vittoria russa deriverebbe un&#8217;altra invasione, sebbene siano molti gli esperti e i servizi di intelligence che prevedono nei prossimi anni un gesto ostile del Cremlino per testare la tenuta dell\u2019articolo 5 Nato.  \u00c8 lo scenario ipotizzato, tra gli altri, da Carlo Masala, professore all&#8217;Universit\u00e0 della Bundeswehr di Monaco, in questa intervista all\u2019Adnkronos durante la Lennart Meri Conference.\u00a0<\/p>\n<p>Il Kiel Institute for the World Economy aveva gi\u00e0 calcolato nel 2024 che, in uno scenario di interruzione degli aiuti occidentali e conseguente avanzata russa, i costi economici per la Germania nei cinque anni successivi sarebbero stati da dieci a venti volte superiori a quelli del mantenimento del sostegno militare a Kiev. Una stima condizionata alle ipotesi dello studio, ma utile a contestare l&#8217;equazione tra resa e risparmio.\u00a0<\/p>\n<p>Del resto, sappiamo gi\u00e0 quanto possa essere lungo e costoso il periodo che segue la fine di una guerra. Basta guardare alla Bosnia.\u00a0<\/p>\n<p>Quattro italiani hanno perso la vita nell\u2019incidente di un elicottero CH-47 Chinook, impegnato nella missione europea Eufor Althea nella regione bosniaca di Br\u010dko. Altri undici sono rimasti feriti. \u00a0<\/p>\n<p>Sono passati trentun anni dagli accordi di Dayton, negoziati nel novembre 1995 nella base aerea americana di Wright-Patterson, in Ohio, dai presidenti Slobodan Milo\u0161evi\u0107, Franjo Tu\u0111man e Alija Izetbegovi\u0107, sotto la regia diplomatica statunitense di Richard Holbrooke. Firmati formalmente a Parigi il 14 dicembre, posero fine a una guerra che aveva provocato circa centomila morti e milioni di profughi e sfollati.\u00a0<\/p>\n<p>Dayton fu un successo diplomatico indiscutibile. Ma il compromesso che rese possibile la pace cristallizz\u00f2 le divisioni etniche all&#8217;interno delle istituzioni. La Bosnia fu organizzata in due entit\u00e0, la Federazione di Bosnia-Erzegovina e la Republika Srpska, con una presidenza tripartita e un complesso sistema di rappresentanza e di veto.\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;assetto costituzionale costruito per impedire una nuova guerra ha spesso impedito anche il normale funzionamento dello Stato. Le tensioni separatiste, le contestazioni delle istituzioni centrali e la fragilit\u00e0 politica continuano a rendere necessaria una presenza militare internazionale.\u00a0<\/p>\n<p>Dal 2 dicembre 2004 \u00e8 l&#8217;Unione europea a guidare la missione di stabilizzazione in Bosnia, subentrando alla Nato. L&#8217;operazione Eufor Althea, autorizzata dal Consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu, conta oggi circa 1.200 militari. Il suo compito \u00e8 garantire un ambiente sicuro, vigilare sull&#8217;attuazione degli aspetti militari degli accordi di Dayton, sostenere e addestrare le forze armate bosniache.\u00a0<\/p>\n<p>Non si tratta soltanto di osservare. Althea dispone di un mandato esecutivo e di capacit\u00e0 di intervento in caso di deterioramento della sicurezza. I militari svolgono esercitazioni, pattugliamenti, attivit\u00e0 di sorveglianza e mantengono rapporti continui con le autorit\u00e0 e le comunit\u00e0 locali.\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;Italia ha una responsabilit\u00e0 di primo piano. Dal 21 gennaio 2026 il comandante della missione \u00e8 il generale di divisione Maurizio Fronda. Il nostro Paese aveva gi\u00e0 guidato Althea nel 2005-2006 e nel 2008-2009. Per il 2026 il Parlamento ha autorizzato un contingente nazionale massimo di 320 militari, con mezzi terrestri e assetti aerei. Il contributo italiano comprende personale dell&#8217;Esercito impegnato nella sorveglianza e nella raccolta di informazioni, unit\u00e0 di fanteria e assetti dell&#8217;Aviazione dell&#8217;Esercito.\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;operazione mostra anche come funziona concretamente la cooperazione militare europea: la direzione politica appartiene all&#8217;Unione, le truppe sono fornite dagli Stati e parte delle capacit\u00e0 di pianificazione e comando \u00e8 assicurata attraverso gli accordi Berlin Plus con la Nato.\u00a0<\/p>\n<p>Quando si dice che l&#8217;Europa non dispone di una difesa comune si trascura un pezzo di realt\u00e0. L&#8217;Unione conduce da anni operazioni militari all&#8217;estero. Oltre ad Althea, nel Mediterraneo opera Irini, impegnata soprattutto nell&#8217;applicazione dell&#8217;embargo sulle armi verso la Libia; nel Mar Rosso Aspides protegge la navigazione commerciale; nell&#8217;Oceano Indiano Atalanta contribuisce alla sicurezza delle rotte marittime. Eumam Ukraine si occupa invece dell&#8217;addestramento delle forze ucraine.\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;Italia svolge un ruolo rilevante in diverse di queste operazioni, compreso il comando strategico di Irini, con quartier generale a Roma.\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;Europa dispone dunque di missioni, comandi e una certa esperienza operativa. Non possiede per\u00f2 un esercito federale n\u00e9 l&#8217;autonomia necessaria per affrontare da sola un conflitto convenzionale di grandi dimensioni. Gli uomini e i mezzi dipendono dai governi nazionali; molte capacit\u00e0 decisive restano legate alla Nato e agli Stati Uniti.\u00a0<\/p>\n<p>\u00c8 su questa distanza tra le responsabilit\u00e0 assunte e le capacit\u00e0 effettivamente disponibili che si concentra il nuovo sforzo europeo per la difesa, con il programma Safe da 150 miliardi di euro in prestiti per investimenti e acquisti congiunti e il pi\u00f9 ampio piano di preparazione militare al 2030 (maldestramente chiamato \u201cRearm\u201d in un primo momento). \u00a0<\/p>\n<p>La Bosnia ci fa vedere cosa l\u2019Europa \u00e8 gi\u00e0 in grado di fare in termini di stabilizzazione, solidariet\u00e0 e responsabilit\u00e0. I missili balistici russi che colpiscono le citt\u00e0, le scuole e gli ospedali ucraini ci ricordano ogni giorno quanto ancora dovrebbe essere capace di fare.\u00a0<\/p>\n<p>Le due guerre hanno storie, dimensioni e responsabilit\u00e0 differenti. Il caso bosniaco aiuta a correggere un equivoco ricorrente: un accordo pu\u00f2 interrompere le ostilit\u00e0 senza risolvere le condizioni che le hanno provocate.\u00a0<\/p>\n<p>Dayton ha garantito alla Bosnia trentun anni senza una nuova guerra. \u00c8 un risultato storico. Eppure, pi\u00f9 di due decenni dopo il passaggio delle responsabilit\u00e0 dalla Nato all&#8217;Unione europea, servono militari internazionali per garantire la stabilit\u00e0 del Paese.\u00a0<\/p>\n<p>I quattro italiani morti a Br\u010dko partecipavano a una missione che larga parte dell&#8217;opinione pubblica europea aveva dimenticato, pur continuando a beneficiarne.\u00a0<\/p>\n<p>Chi propone oggi una resa dell&#8217;Ucraina come scorciatoia verso la pace dovrebbe considerare anche questo. Un cessate il fuoco pu\u00f2 essere necessario, una trattativa pu\u00f2 essere auspicabile. Ma senza garanzie credibili e un equilibrio di sicurezza sostenibile, la fine della guerra rischia di trasferirne il costo sugli anni successivi, sulle frontiere di altri Paesi e sulle generazioni che dovranno difenderle. Le guerre possono finire in un giorno. Le loro conseguenze strategiche, molto raramente.\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>internazionale\/esteri<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; L&#8217;idea che l&#8217;Europa possa risparmiare sulla propria difesa chiedendo all&#8217;Ucraina di deporre le armi e accettare le condizioni di Mosca contiene un errore di contabilit\u00e0, prima ancora che di valutazione politica o morale. 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