{"id":83267,"date":"2026-11-02T11:09:21","date_gmt":"2026-11-02T11:09:21","guid":{"rendered":"https:\/\/mediasud.tv\/?p=83267"},"modified":"2026-11-02T11:09:21","modified_gmt":"2026-11-02T11:09:21","slug":"nicko-mcbrain-pronto-a-suonare-ancora-con-gli-iron-maiden-i-concerti-non-devono-essere-solo-per-i-ricchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mediasud.tv\/?p=83267","title":{"rendered":"Nicko McBrain: &#8220;Pronto a suonare ancora con gli Iron Maiden. I concerti? Non devono essere solo per i ricchi&#8221;"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; A dieci anni guardava un batterista in televisione e capiva che quella sarebbe stata la sua strada. A 74 anni, di cui 42 anni negli Iron Maiden, Nicko McBrain continua a parlare di musica con lo stesso entusiasmo di quel ragazzino. \u00c8 forse questo l\u2019aspetto pi\u00f9 interessante di \u2018Hello Boys And Girls\u2019, l\u2019autobiografia appena arrivata in Italia per Il Castello nella collana Chinaski: il racconto di una passione che non ha mai smesso di cambiare forma. McBrain ripercorre gli anni prima dei Maiden, le droghe, gli eccessi, l\u2019ingresso nella band, i rapporti con Bruce Dickinson e gli altri compagni, fino all\u2019uscita dal gruppo nel 2024 dopo l\u2019ictus che gli ha compromesso la possibilit\u00e0 di suonare come prima. Oggi, da fuori, guarda i suoi ex compagni continuare a correre sul palco mentre si dice pronto a tornare dietro la batteria &#8220;per qualche traccia&#8221;, se ci sar\u00e0 l\u2019occasione di un nuovo album. E con l\u2019AdnKronos parla anche di ci\u00f2 che sta succedendo nell&#8217;industria musicale: prezzi dei biglietti sempre pi\u00f9 alti, concerti che rischiano di diventare inaccessibili e una musica dal vivo che, se non si mette un freno, potrebbe finire per assomigliare a qualcosa di molto diverso da quello che conosciamo. \u201cNon essere avidi. Fate in modo che funzioni\u201d \u00e8 il suo messaggio.\u00a0<\/p>\n<p>\nNicko, nel libro racconti che ti sei innamorato della batteria guardando un programma televisivo, quanto di quel ragazzino \u00e8 ancora presente oggi?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>\u201cOh, non se n\u2019\u00e8 mai andato. La passione \u00e8 sempre quella del ragazzino di dieci anni che guardava il suo idolo in televisione, semplicemente \u00e8 cresciuta e si \u00e8 trasformata con il tempo. E s\u00ec, ce l\u2019ho ancora addosso. \u00c8 uno dei motivi per cui possiedo un negozio di strumenti musicali, specializzato in batterie. Credo che ogni ragazzo che inizia a suonare la batteria conosca questa sensazione: passare davanti a un negozio di musica, vedere uno strumento nuovo e sentire immediatamente il desiderio di entrare a dare un\u2019occhiata. Ti chiedi: \u201cCos\u2019\u00e8 quella batteria? Com\u2019\u00e8 quel modello nuovo? Chiss\u00e0 come suona\u201d. \u00c8 un entusiasmo che nasce da l\u00ec, da quel ragazzino curioso che continua a vivere dentro di noi. E, s\u00ec, ancora oggi, alla mia et\u00e0, provo la stessa emozione davanti a a un set di piatti appena uscito o a qualsiasi strumento a percussione diverso dal solito. Quella passione non \u00e8 mai scomparsa\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>\nNel libro racconti anche che, prima di entrare negli Iron Maiden, avevi gi\u00e0 suonato con diversi musicisti e vissuto esperienze molto diverse. Quanto \u00e8 stato difficile trovare la tua strada nella musica?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>\u201cNon \u00e8 stato facile. Mi cacciavano continuamente dalle band in cui suonavo. Lemmy, che era un caro amico fin dai primi anni Settanta, ogni volta che mi vedeva scherzava: \u201cAllora, chi ti ha licenziato stavolta?\u201d. Sono diventato musicista professionista a 21 anni e ci sono voluti quasi nove anni, in realt\u00e0 ancora di pi\u00f9, prima di trovare il mio posto negli Iron Maiden. \u00c8 stato un percorso lungo e spesso complicato: ho suonato in molte band, sono stato allontanato da diverse di loro e alcuni progetti sono naufragati per problemi economici, gestionali o per un management non all\u2019altezza. Alla fine, per\u00f2, ho trovato le persone giuste. Steve Harris aveva un sogno e c\u2019erano altri ragazzi pronti a condividerlo con lui. Quando entrai negli Iron Maiden e facemmo la prima prova, nel gennaio del 1983, capii subito di aver trovato la mia casa. Pensai: \u201cEcco, questi sono i miei ragazzi\u201d. Ma per arrivarci \u00e8 stato necessario un viaggio lungo e piuttosto duro\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>\nParli anche del rapporto con le droghe e con l\u2019eroina alla fine degli anni Settanta. Dici che sei stato abbastanza fortunato da non sviluppare una dipendenza pi\u00f9 grave e che hai smesso prima di entrare negli Iron Maiden. Quando ripensi a quegli anni, che cosa ti colpisce di pi\u00f9? Quanto \u00e8 stato importante per te riuscire a uscire da quella situazione?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>\u201cPersonalmente non credo che le droghe siano mai qualcosa di positivo. Quando sei giovane magari ti capita di sperimentare, ma non ne vale la pena. Non ti fanno suonare meglio, anche se a volte puoi convincerti del contrario. Io sono stato fortunato: sono riuscito a smettere da solo, senza dover ricorrere alla riabilitazione. Ho smesso di bere, fumare, fare uso di hashish e cocaina, e gi\u00e0 negli anni Settanta avevo abbandonato l\u2019eroina, una sostanza estremamente pericolosa che pu\u00f2 creare dipendenza anche dopo una sola volta. Oggi la situazione \u00e8 forse ancora pi\u00f9 insidiosa, perch\u00e9 molte droghe contengono sostanze come il fentanyl, che possono essere letali. Ho visto persone perdere la vita per questo e mio figlio stesso, che \u00e8 pulito da quattro anni, ha perso degli amici lungo il percorso. Per questo il mio consiglio a chiunque stia affrontando un problema di dipendenza \u00e8 di chiedere aiuto a professionisti e circondarsi di persone che sappiano davvero sostenerlo. Io sono assolutamente contrario a qualsiasi tipo di droga, proprio per tutto quello che ho visto e vissuto\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>\nSei entrato negli Iron Maiden nei primi anni Ottanta. Ricordi il momento in cui hai pensato: \u2018Questa \u00e8 la volta giusta\u2019?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>\u201cIl momento \u00e8 arrivato il 9 gennaio 1983, alla prima prova con gli Iron Maiden. Eravamo in una sala del Chalet Hotel di Corbiere, a Jersey, e dopo aver suonato insieme quattro o cinque brani ho capito subito che era il posto giusto per me. Mi sono detto: \u201cEcco, ci siamo. Questa \u00e8 la mia band\u201d. In realt\u00e0 conoscevo gi\u00e0 gli Iron Maiden da qualche anno. Li avevo visti dal vivo nel 1980, al loro primo concerto fuori dall\u2019Inghilterra, e osservando Steve Harris sul palco avevo pensato che sarebbero diventati enormi. Conoscevo anche il loro manager, Rod Smallwood, che gi\u00e0 alla fine degli anni Settanta mi parlava della band come di un fenomeno destinato a esplodere. Ma \u00e8 stato solo quando mi sono seduto dietro la batteria e abbiamo iniziato a suonare pezzi come Wrathchild e The Number of the Beast che ho avuto la certezza di aver trovato una casa. La sensazione fu immediata: \u201cHo trovato i miei ragazzi\u201d. Poco dopo part\u00ec il tour di Piece of Mind e, da l\u00ec in avanti, il resto \u00e8 storia: oltre quarant\u2019anni trascorsi insieme agli Iron Maiden\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>\nE dopo tutto questo tempo, com\u2019\u00e8 cambiato il tuo rapporto con la band? Com\u2019\u00e8 oggi?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>\u201cCon il passare degli anni il rapporto tra noi \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 forte. Ci sono stati momenti difficili, naturalmente. Prima l\u2019uscita di Adrian nel 1991, poi nel 1993 quella di Bruce. Abbiamo vissuto alcuni anni con Blaze Bayley, un periodo che ricordo con grande affetto e che ha prodotto due ottimi album, The X Factor e Virtual XI. Quando Bruce e Adrian sono tornati, per\u00f2, \u00e8 successo qualcosa di speciale. Sembrava quasi che non se ne fossero mai andati. Allo stesso tempo, tutto era diverso: non eravamo pi\u00f9 in cinque, ma in sei. L\u2019energia della band cambi\u00f2 completamente e i rapporti personali si rafforzarono ancora di pi\u00f9. Siamo diventati un gruppo pi\u00f9 unito, pi\u00f9 solido, una vera famiglia. Gli ultimi venticinque anni sono stati straordinari. Bruce \u00e8 uno dei miei eroi e gli voglio bene, cos\u00ec come a tutti gli altri membri della band. Quello che ci lega va oltre la musica: \u00e8 amicizia, rispetto reciproco, passione condivisa. C\u2019\u00e8 una sorta di magia che nasce dal modo in cui stiamo insieme e lavoriamo insieme. E questa famiglia non si limita ai sei membri degli Iron Maiden. Comprende anche il management, da Rod Smallwood ad Andy Taylor, il tour director Ian Day, tutta la crew e le persone che lavorano dietro le quinte. Il successo degli Iron Maiden \u00e8 il risultato di uno sforzo collettivo: senza di loro non saremmo dove siamo oggi, cos\u00ec come loro non sarebbero gli stessi senza la band. \u00c8 questo legame tra tutti noi che rende questa storia cos\u00ec speciale\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>\nQual \u00e8, secondo te, il segreto della longevit\u00e0 della band?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>\u201cCredo che il segreto sia la passione che questi ragazzi hanno ancora per la musica e per il palco. Quando li guardi suonare lo percepisci immediatamente. Simon (Dawson, ndr) \u00e8 un batterista straordinario, molto diverso da me, ma l\u2019energia \u00e8 la stessa: si divertono, si vogliono bene e amano ancora quello che fanno. \u00c8 anche divertente vedere come sono cambiati nel tempo. Negli anni Ottanta Adrian stava quasi immobile, Dave sorrideva e si muoveva poco. Oggi, invece, corrono da una parte all\u2019altra del palco, salgono persino sulla pedana della batteria. Si divertono come sempre, e perch\u00e9 non dovrebbero? Molti di loro hanno superato i 65 anni, l\u2019et\u00e0 in cui tanti pensano alla pensione, eppure gli Iron Maiden continuano a crescere e ad andare avanti. Alla base di tutto ci sono grandi canzoni, musicisti straordinari e una voce unica come quella di Bruce, che conserva ancora una potenza impressionante. Per me \u00e8 stato un privilegio trascorrere 42 anni con questa band. Certo, mi dispiace non aver potuto partecipare al tour The Future Past a causa dei miei problemi di salute. Avrei davvero voluto esserci. Ma sono felicissimo che la band continui il suo percorso e abbia aggiunto nuove date. Sono orgoglioso di loro e non vedo l\u2019ora di rivederli dal vivo il prossimo anno, quando passeranno dagli Stati Uniti\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>\nPerch\u00e9 non sei ancora andati a vederli dal vivo?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;In realt\u00e0 il motivo \u00e8 semplice. Nel primo tour Simon era appena entrato nella band e non volevo presentarmi l\u00ec a fargli sapere che ero tra il pubblico. Era il nuovo batterista e ritenevo giusto lasciargli il suo spazio. Per la seconda parte del Run For Your Lives Tour avevo invece programmato di andare a Knebworth. Ci tenevo molto, anche perch\u00e9 sapevo che ci sarebbero stati Blaze Bayley e la band di Ricky Warwick. Purtroppo, per\u00f2, ho dovuto rinunciare: avevo alcuni impegni da gestire negli Stati Uniti, dove vivo, e mia moglie \u00e8 stata molto chiara sul fatto che dovessi restare a casa. Adesso la band \u00e8 impegnata in Sud America e poi andr\u00e0 in Australia, quindi non credo che riuscir\u00f2 a raggiungerli. Ma l\u2019anno prossimo andr\u00f2 sicuramente a vederli. E no, il motivo non \u00e8 che mi siederei tra il pubblico pensando continuamente: \u201cDovrei essere io lass\u00f9\u201d. Certo, ogni tanto quel pensiero potrebbe anche sfiorarmi. Dopo tutto ho passato pi\u00f9 di quarant\u2019anni dietro quella batteria. Ma sono abbastanza maturo da non lasciare che questo influenzi il rapporto con i miei amici e con quelli che considero ancora i miei fratelli\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>\nSe ti chiedessero di suonare alcune tracce di un nuovo disco, accetteresti?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, assolutamente. Se dovesse succedere, dovrebbe trattarsi di brani adatti alle mie condizioni attuali. Ci sono canzoni degli Iron Maiden che riesco ancora a suonare senza problemi, come Stranger in a Strange Land o The Number of the Beast. Altre, invece, pi\u00f9 complesse e ricche di passaggi tecnici, come Murders in the Rue Morgue, oggi sarebbero troppo impegnative per me. Per questo mi piacerebbe contribuire a qualche brano piuttosto che a un intero album. Magari potrei suonare su due, quattro o cinque pezzi, quelli pi\u00f9 adatti al mio stile e alle mie possibilit\u00e0. Del resto, Simon Dawson \u00e8 ormai il batterista della band e sarebbe giusto che fosse lui a occuparsi della maggior parte del lavoro. L\u2019idea di tornare per qualche partecipazione speciale, per\u00f2, mi piacerebbe molto. Al momento non ci sono piani concreti per un nuovo disco degli Iron Maiden, ma le cose possono sempre cambiare. Per ora non resta che aspettare eventuali annunci ufficiali e vedere cosa riserver\u00e0 il futuro\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>\nAlcuni artisti scelgono di parlare apertamente di politica durante i loro concerti, anche su questioni divisive come la guerra e quello che sta accadendo nel mondo. Altri artisti preferiscono tenere la politica fuori dal palco. Tu da che parte stai?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Credo che questa domanda parta dall\u2019idea che i musicisti debbano necessariamente essere politici. Personalmente non la penso cos\u00ec. Non credo che un artista abbia l\u2019obbligo di prendere posizione o di fare politica attraverso la propria musica. Detto questo, ci sono musicisti che hanno convinzioni politiche molto forti, sia a sinistra sia a destra, e hanno tutto il diritto di esprimerle. Allo stesso modo, per\u00f2, mi aspetto che venga rispettata anche la mia scelta di non farlo. Ognuno dovrebbe essere libero di seguire la strada che ritiene pi\u00f9 giusta, senza imporre le proprie convinzioni agli altri\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>\nNel libro usi molta autoironia. Non \u00e8 un\u2019autobiografia convenzionale. Quanto \u00e8 stato difficile mettere dentro anche i periodi e le storie pi\u00f9 difficili della tua vita?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;In realt\u00e0 non \u00e8 stato cos\u00ec difficile, quanto piuttosto molto lungo. Ho iniziato a scrivere il libro tra il 2011 e il 2012 e, arrivato a 21 capitoli, mi sono bloccato. Nel frattempo ero impegnato con il Final Frontier Tour e poi con la realizzazione di The Book of Souls, quindi il lavoro con la band ha inevitabilmente preso il sopravvento. Per anni Rod Smallwood ha continuato a chiedermi quando avrei finito il libro. Quando mi sono ritirato, mi disse scherzando: \u201cAdesso hai tutto il tempo del mondo\u201d. Fu lui a spronarmi a completarlo e a promettermi che avrebbe trovato un editore una volta terminato. A darmi una mano \u00e8 stato anche un caro amico che aveva gi\u00e0 collaborato alla stesura di diversi libri sportivi, oltre ad aver lavorato con Geezer Butler alla sua autobiografia. Grazie al suo aiuto e all\u2019impegno di Rod, che ha trovato un accordo con HarperCollins, il libro \u00e8 finalmente arrivato in libreria. La sfida pi\u00f9 grande, durante la scrittura, era gestire i ricordi: ogni storia ne faceva riaffiorare un\u2019altra e spesso dovevo decidere quale fosse la pi\u00f9 adatta da raccontare in quel momento. Volevo soprattutto che il libro fosse onesto, ma senza risultare volgare. Ci sono un paio di parolacce e alcuni episodi piuttosto movimentati, ma ho cercato di mantenere il tono e i valori con cui sono cresciuto, quelli che mi hanno trasmesso i miei genitori e mia sorella. Sono soddisfatto del risultato finale. Alcune storie sono rimaste fuori, altre le ho alleggerite o ripulite un po\u2019. Diciamo che nel libro c\u2019\u00e8 abbastanza da lasciare spazio all\u2019immaginazione, senza bisogno di raccontare proprio tutto&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>\nChe cosa pensi delle dinamiche dei prezzi dei biglietti oggi? Vediamo prezzi davvero folli. Ti preoccupa che la musica possa diventare un\u2019esperienza riservata soltanto alle persone pi\u00f9 ricche?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 una domanda delicata, perch\u00e9 oggi ci sono artisti e promoter che, in qualche caso, approfittano della popolarit\u00e0 di una band quando vanno in tour. Gli Iron Maiden hanno sempre cercato di offrire ai fan un\u2019esperienza di grande livello senza spingere i prezzi dei biglietti a cifre assurde. Detto questo, organizzare un grande tour \u00e8 diventato incredibilmente costoso: produzioni sempre pi\u00f9 complesse, schermi, scenografie, effetti speciali e una struttura enorme da portare in giro. Credo per\u00f2 che si debba fare una distinzione. Ci sono band che cercano di mantenere un equilibrio e altre che finiscono per spremere i propri fan. Quello che non mi piace \u00e8 quando andare a un concerto diventa una sorta di lotteria o quando a un biglietto apparentemente accessibile si aggiungono parcheggi, merchandising e costi extra che fanno lievitare il conto finale. \u00a0<\/p>\n<p>Una famiglia dovrebbe poter assistere a un concerto senza dover spendere una fortuna. Invece sta diventando sempre pi\u00f9 difficile e il rischio \u00e8 che la musica dal vivo diventi un lusso riservato a chi pu\u00f2 permetterselo. Se per vedere la tua band preferita devi pagare centinaia di dollari per un solo biglietto, molte persone finiranno inevitabilmente per restare fuori. Per questo credo che il settore debba riflettere seriamente sulla questione. Bisogna trovare un equilibrio tra i costi reali di uno spettacolo e il rispetto per il pubblico. \u00c8 giusto che un tour sia sostenibile e redditizio, ma non che si approfitti della passione dei fan solo perch\u00e9 si pu\u00f2 farlo. In definitiva, il mio messaggio \u00e8 semplice: fate in modo che il sistema funzioni, ma senza avidit\u00e0. Perch\u00e9 se i prezzi continueranno a salire, il rischio \u00e8 che la musica dal vivo diventi sempre meno accessibile, ed \u00e8 una prospettiva che dovrebbe preoccupare tutti&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>spettacoli<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; A dieci anni guardava un batterista in televisione e capiva che quella sarebbe stata la sua strada. 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