{"id":83451,"date":"2026-11-02T17:18:20","date_gmt":"2026-11-02T17:18:20","guid":{"rendered":"https:\/\/mediasud.tv\/?p=83451"},"modified":"2026-11-02T17:18:20","modified_gmt":"2026-11-02T17:18:20","slug":"brenner-il-controspionaggio-non-riguarda-piu-solo-i-governi-anche-le-aziende-sono-nel-mirino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mediasud.tv\/?p=83451","title":{"rendered":"Brenner: &#8220;Il controspionaggio non riguarda pi\u00f9 solo i governi, anche le aziende sono nel mirino&#8221;"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; La Russia potrebbe lanciare attacchi fortemente destabilizzanti contro un Paese della Nato nei prossimi tre-cinque anni. La probabilit\u00e0, secondo Joel Brenner, \u00e8 &#8220;molto alta&#8221;. E mentre Mosca si prepara a mettere alla prova la tenuta dell&#8217;Alleanza Atlantica, Pechino potrebbe avere tutto l&#8217;interesse a evitare una guerra, persino su Taiwan, perch\u00e9 la competizione con l&#8217;Occidente sta gi\u00e0 evolvendo a suo favore.\u00a0<\/p>\n<p>\u00c8 un quadro tutt&#8217;altro che rassicurante quello tracciato in un&#8217;intervista all&#8217;Adnkronos da Brenner, gi\u00e0 National Counterintelligence Executive degli Stati Uniti, ispettore generale della National Security Agency (Nsa), oggi docente al Massachusetts Institute of Technology (Mit) e membro dell&#8217;Advisory Board di Highground, che si riunir\u00e0 a Roma in occasione degli HG Dialogues. Un uomo che ha passato buona parte della propria carriera a occuparsi delle minacce alla sicurezza americana e che oggi individua il principale pericolo per l&#8217;Occidente nelle sue stesse debolezze.\u00a0<\/p>\n<p>\nLei sostiene che la minaccia pi\u00f9 grave per le democrazie occidentali arrivi oggi proprio dalle loro fragilit\u00e0 interne, che possono essere sfruttate dalle potenze autoritarie. \u00c8 questo il principale problema dell&#8217;Occidente?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;La questione dei punti di forza e di debolezza delle societ\u00e0 aperte rispetto a quelle autoritarie non \u00e8 nuova. Era forse il problema filosofico fondamentale della prima met\u00e0 del Novecento. Negli anni Trenta, quando le economie liberali crollarono, molti pensavano che il futuro sarebbe stato fascista o comunista: in entrambi i casi, una soluzione autoritaria all&#8217;incapacit\u00e0 delle societ\u00e0 aperte di risolvere i propri problemi strutturali.\u00a0<\/p>\n<p>Oggi stiamo assistendo a qualcosa di simile. Il mondo \u00e8 pi\u00f9 disorganizzato e instabile che in qualsiasi momento dalla fine della Seconda guerra mondiale e, con l&#8217;eccezione di alcune settimane durante la crisi dei missili di Cuba del 1962, anche pi\u00f9 pericoloso.\u00a0<\/p>\n<p>Il problema fondamentale dell&#8217;Occidente \u00e8 la difficolt\u00e0 ad affrontare questa sfida, per ragioni sia culturali sia strutturali. C&#8217;\u00e8 un profondo risentimento sociale verso le \u00e9lite di governo, accompagnato da una sorta di ripiegamento su se stesse delle democrazie dei consumatori. I romani parlavano di panem et circenses. Oggi abbiamo i sussidi pubblici e, al posto dei giochi del circo, TikTok e altre forme di intrattenimento superficiale. Anche il settore privato riflette questa ricerca della gratificazione immediata, con l&#8217;ossessione per i risultati trimestrali e l&#8217;incapacit\u00e0 di programmare sul lungo periodo.\u00a0<\/p>\n<p>Abbiamo poi costruito una cultura politica che enfatizza i diritti senza attribuire altrettanta importanza ai doveri e agli obblighi verso la collettivit\u00e0. Le generazioni pi\u00f9 giovani conoscono poco la propria storia e il funzionamento delle istituzioni. Nel frattempo, tra le persone immensamente ricche si \u00e8 diffusa un&#8217;ideologia contraria all&#8217;intervento pubblico, che non riconosce nemmeno allo Stato il compito di definire obiettivi collettivi.\u00a0<\/p>\n<p>E poi ci sono le disuguaglianze, con concentrazioni di ricchezza straordinarie e multinazionali che dispongono di risorse e potere superiori a quelli di molti governi. A tutto questo si aggiungono le migrazioni, aggravate dai cambiamenti climatici e sfruttate anche dalla Russia come strumento di pressione sull&#8217;Europa. Non sorprende che assistiamo alla crescita dell&#8217;estrema destra in tutto l&#8217;Occidente&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>\nLa Cina sta cercando di rafforzare la propria capacit\u00e0 di attrazione in Europa, soprattutto presso imprese, universit\u00e0 e centri di ricerca. Gli Stati Uniti sembrano invece avere perso parte della loro capacit\u00e0 di proporre un modello. Sta venendo meno il legame culturale e politico tra le due sponde dell&#8217;Atlantico?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;La storia degli Stati Uniti e dell&#8217;Europa \u00e8, per molti versi, la storia di una comunit\u00e0 nordatlantica. Abbiamo origini culturali comuni, ma questo racconto sta cominciando a cambiare, anche per effetto delle trasformazioni demografiche americane. Ci sono cittadini provenienti dalla Somalia o dall&#8217;America Latina che si chiedono perch\u00e9 dovrebbero interessarsi all&#8217;Ucraina quando gli Stati Uniti hanno mostrato scarso interesse per le regioni da cui provengono.\u00a0<\/p>\n<p>Durante la Guerra fredda avevamo capito che era essenziale avere una storia da raccontare. Non soltanto l&#8217;economia occidentale era enormemente pi\u00f9 forte di quella sovietica, ma avevamo anche un racconto migliore. E quel racconto piaceva. Piace ancora: le persone continuano a voler venire in Europa e negli Stati Uniti.\u00a0<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che oggi non lo stiamo raccontando. Negli Stati Uniti siamo stati governati da un&#8217;amministrazione che ha abbandonato le istituzioni internazionali attraverso le quali si esercita l&#8217;influenza. Ma l&#8217;atteggiamento mostrato agli altri popoli non \u00e8 una caratteristica americana: \u00e8 una caratteristica di chi ci governa oggi&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>\nPensa che, con una diversa amministrazione americana, sia possibile tornare a un rapporto pi\u00f9 forte con l&#8217;Europa? O qualcosa \u00e8 cambiato definitivamente?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Dobbiamo fare attenzione all&#8217;espressione &#8216;tornare indietro&#8217;. Potremmo avere una nuova amministrazione democratica, orientata alla cooperazione internazionale, ma non torneremo a quello che avevamo prima. Quando Trump venne eletto nel 2016 e poi arriv\u00f2 Biden, pensammo che tutto fosse tornato alla normalit\u00e0. Non succeder\u00e0 di nuovo. \u00a0<\/p>\n<p>Credo per\u00f2 che sia molto probabile l&#8217;arrivo di una nuova amministrazione che comprenda quanto la forza dell&#8217;Occidente dipenda dalle sue alleanze. Non penso che continueremo ad avere questa visione estremamente transazionale dei rapporti internazionali. L&#8217;Europa richieder\u00e0 comunque l&#8217;attenzione degli Stati Uniti, che agli americani piaccia oppure no. E Vladimir Putin avr\u00e0 molto da dire al riguardo&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>\nCome stanno interpretando Cina e Russia le debolezze occidentali?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Credo che cinesi e russi stiano traendo lezioni molto diverse da quello che sta accadendo. Se fossi Xi Jinping, l&#8217;ultima cosa che vorrei in questo momento sarebbe una guerra. Le guerre sono rischiose, pericolose, e gli Stati Uniti, anche quando vengono considerati un soggetto imprevedibile, restano un soggetto imprevedibile molto potente. Per la Cina le cose stanno andando nella direzione giusta. Perch\u00e9 rischiare una guerra, persino su Taiwan? Nessuno sa come andrebbe a finire. Le forze armate cinesi si stanno modernizzando rapidamente, ma quelle americane rimangono enormemente potenti. Se fossi Xi, non vorrei scommettere sull&#8217;esito di un conflitto.\u00a0<\/p>\n<p>La Russia vede il mondo diversamente. Putin ha giocato molto, molto bene una mano debole. Il suo Paese gli sta cadendo a pezzi intorno, ma dispone ancora di forze armate potenti, che sono migliorate notevolmente rispetto alla d\u00e9b\u00e2cle del febbraio e marzo 2022, quando sembravano incapaci persino di allacciarsi le scarpe. Credo che la probabilit\u00e0 di attacchi russi davvero destabilizzanti contro un Paese Nato nei prossimi tre-cinque anni sia molto alta.\u00a0<\/p>\n<p>Mosca vede un&#8217;Unione europea squilibrata, bloccata dalla regola dell&#8217;unanimit\u00e0 e incapace di prendere decisioni significative negli affari internazionali. E vede anche una Nato in difficolt\u00e0. Gi\u00e0 dieci o quindici anni fa, nelle riunioni dell&#8217;Alleanza, si sentivano domande del tipo: andremmo davvero in guerra per difendere questo o quel Paese? Putin capisce perfettamente queste debolezze. \u00c8 un uomo del judo, sa che tutto si basa sull&#8217;equilibrio. Credo che vedremo l&#8217;intera alleanza difensiva sottoposta a una prova molto seria. Non conosco nessuno che pensi che i russi non tenteranno qualcosa del genere entro cinque anni. Alcuni parlano di tre. La Cina \u00e8 il nostro concorrente pi\u00f9 importante per il benessere e la posizione complessiva dell&#8217;Occidente nel mondo, ma la Russia rappresenta probabilmente il problema pi\u00f9 urgente&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>\nL&#8217;AI sta trasformando anche il lavoro delle agenzie di intelligence. Il vantaggio americano nelle tecnologie pi\u00f9 avanzate si tradurr\u00e0 in una superiorit\u00e0 strategica rispetto alla Cina?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Non conosco la risposta a queste domande. Nessuno la conosce. Ma penso che ci stiamo concentrando eccessivamente su chi sia in testa nella corsa all&#8217;AI, su chi possieda il chip migliore o il modello leggermente pi\u00f9 avanzato. Una cosa nella quale i cinesi sono sicuramente pi\u00f9 bravi di noi \u00e8 la diffusione delle tecnologie e la loro applicazione nell&#8217;economia e nella societ\u00e0. Credo che questo sia importante quanto la capacit\u00e0 di sviluppare i sistemi pi\u00f9 sofisticati. Gli europei amano parlare di sovranit\u00e0 tecnologica e digitale, sostenendo di possederla o di volerla conquistare, ma non hanno n\u00e9 l&#8217;una n\u00e9 l&#8217;altra.\u00a0<\/p>\n<p>Lo dico da amico dell&#8217;Europa: non potete uscire da questo problema a colpi di regolamenti. Dovete uscirne innovando. E non credo che l&#8217;Europa sia oggi nelle condizioni di farlo. \u00c8 troppo affezionata alla regolamentazione di ogni cosa. Alcune delle caratteristiche che rendono l&#8217;Europa un posto meraviglioso in cui vivere derivano proprio da quelle regole, ma stanno anche frenando la crescita nei modi peggiori. La maggior parte dei Paesi europei \u00e8 un pessimo posto in cui avviare un&#8217;impresa. La pressione fiscale \u00e8 altissima e gli ostacoli regolamentari sono molto pesanti&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>\nQuanto all&#8217;intelligence, l&#8217;AI potr\u00e0 davvero aiutare i governi ad anticipare crisi e minacce? Il giudizio umano rester\u00e0 indispensabile?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Tutti utilizzano l&#8217;AI. La usano i miei studenti, la uso io e naturalmente la utilizzano le agenzie di intelligence per elaborare enormi quantit\u00e0 di informazioni che altrimenti non potrebbero essere analizzate e sintetizzate. \u00c8 anche uno strumento straordinariamente utile per comprendere come cambiano i risultati quando si modificano determinate variabili. Per la pianificazione militare, per esempio, \u00e8 estremamente prezioso.\u00a0<\/p>\n<p>Ma l&#8217;idea che l&#8217;AI sia un oracolo capace di guardare nel futuro \u00e8 un mito. Utilizzarla senza il controllo di un giudizio umano esperto \u00e8 molto pericoloso per qualsiasi decisione strategica. Credo che l&#8217;elemento umano rester\u00e0 indispensabile per sempre. L&#8217;AI \u00e8 un generatore di probabilit\u00e0 estremamente sofisticato. Pu\u00f2 essere addestrata soltanto su ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 accaduto nel mondo, non sul futuro.\u00a0<\/p>\n<p>Come ci ricordano gli intermediari finanziari, i risultati passati non garantiscono quelli futuri. Naturalmente il passato ci aiuta a capire ci\u00f2 che potrebbe accadere, ma non lo determina. Il mondo \u00e8 pieno di sorprese e non credo che l&#8217;AI eliminer\u00e0 la possibilit\u00e0 di essere colti di sorpresa. Pu\u00f2 arricchire la nostra riflessione sugli scenari futuri, ma non dirci che cosa accadr\u00e0. Inoltre \u00e8 vulnerabile all&#8217;avvelenamento dei dati e alla disinformazione, che la stessa AI pu\u00f2 produrre a velocit\u00e0 sempre maggiore. Il bisogno di giudizio umano non scomparir\u00e0&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>\nOggi si parla sempre pi\u00f9 spesso di sicurezza economica e di un approccio che coinvolga l&#8217;intera societ\u00e0, comprese le imprese private. Quanto \u00e8 cambiata la responsabilit\u00e0 del settore privato nella sicurezza nazionale?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Quando ero responsabile delle politiche di controspionaggio del governo americano, dicevo alle aziende che il controspionaggio era stato a lungo un problema dei governi, ma ormai era diventato anche un loro problema. Perch\u00e9 le imprese hanno segreti da proteggere, operazioni da difendere, e ci sono attori che vogliono rubare quei segreti e interrompere quelle attivit\u00e0. Nelle societ\u00e0 aperte occidentali, la maggior parte di ci\u00f2 che chiamiamo infrastrutture critiche \u00e8 controllata dal settore privato: reti elettriche, sistemi finanziari, trasporti, petrolio, gas ed energia. Sono sistemi dai quali dipende il funzionamento dei nostri Paesi e che, durante una guerra o nella fase che la precede, verrebbero attaccati.\u00a0<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che i consigli di amministrazione e i dirigenti devono preoccuparsi dei risultati economici e degli azionisti. Ma i costi di un eventuale collasso di queste infrastrutture ricadrebbero sull&#8217;intera societ\u00e0, non soltanto sulle aziende proprietarie. E quei costi non vengono adeguatamente considerati. I governi devono quindi occuparsi molto di pi\u00f9 delle vulnerabilit\u00e0 nazionali create dalle debolezze delle imprese private. \u00c8 un problema con cui mi confronto da circa vent&#8217;anni. L&#8217;Europa \u00e8 pi\u00f9 propensa degli Stati Uniti a regolamentare, ma applica le regole in modo discontinuo. Mi \u00e8 capitato di incontrare aziende, anche in Germania e in Giappone, i cui responsabili della sicurezza sapevano di non essere in grado di proteggere le reti informatiche, mentre i vertici non volevano nemmeno sentirne parlare.\u00a0<\/p>\n<p>Ho l&#8217;impressione che le grandi imprese americane oggi siano pi\u00f9 consapevoli del problema rispetto a quelle europee, anche se \u00e8 difficile generalizzare. In Europa, comunque, c&#8217;\u00e8 ancora molto da fare. E i russi stanno contribuendo a far capire la gravit\u00e0 del problema a chi prima non voleva vederlo. Basta guardare quello che sta succedendo in Ucraina&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>internazionale\/esteri<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; La Russia potrebbe lanciare attacchi fortemente destabilizzanti contro un Paese della Nato nei prossimi tre-cinque anni. La probabilit\u00e0, secondo Joel Brenner, \u00e8 &#8220;molto alta&#8221;. 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