di Maria Caravella
“Negli anni ’68-69 e 70, noi giovani attori arrivati a Roma pieni di speranze trascorrevamo il nostro tempo a Piazza Navona o a Campo dei fiori dove si trova la statua di Giordano Bruno, il grande filosofo condannato dal tribunale dell’Inquisizione. Quello che vivevamo noi allora era il periodo delle rivoluzioni culturali e della guerra del Vietnam. Anche il seicento fu epoca di rivoluzioni con la presenza di grandi personaggi da Shakespeare a Cervantes. Fu così che a Campo dei fiori all’ombra della statua di Giordano Bruno nacque con un amico, compagno di Accademia, molto più colto di me in merito a pittura e filosofia, l’idea di scrivere una breve performance, un dialogo tra Caravaggio anche lui uomo del seicento e Giordano Bruno, che avevamo immaginato all’interno del carcere, dove il filosofo espiava la sua pena e dove i due si incontravano quando Caravaggio a causa della vita sregolata che conduceva, veniva condotto per piccoli reati.
L’idea nata in quell’occasione, non mi ha mai abbandonato, fu da me sviluppata in seguito, visitando le chiese di Roma dove sono esposti molti dei quadri del Caravaggio. Quando sono passato dal Teatro al Cinema, grazie all’incontro con Monica Vitti, che mi chiese di interpretare un certo Tonino Santità, ruolo affidatomi perché pugliese, in quanto avrei dovuto recitare in barese. Da allora si aprirono per me le porte del Cinema compresi incontri importanti con grandi registi. L’idea di fare un film sulla vita di Caravaggio così l’ho realizzata. Questo lungometraggio è stato girato quasi interamente a Napoli in un periodo particolare, nel 2020 quando eravamo ancora in epoca Covid. Caravaggio visse a Napoli nel periodo in cui scappò da Roma perché aveva ucciso un suo giovane amico di scorribande, protettore di alcune prostitute. In questo film non si narra solo del Caravaggio artista che tutti conoscono per le sue tecniche innovative e per i suoi giochi di luce, ma si narra soprattutto della sua vita privata, di chi frequentava, di cosa faceva delle risse che spesso lo vedevano protagonista e dei suoi trascorsi in carcere e soprattutto delle sue frequentazioni con le prostitute, figure femminili presenti in modo ricorrente nei suoi dipinti, i volti delle sue madonne infatti, sono i volti di alcune prostitute che in questo film hanno nome e cognome. Personaggio rivoluzionario per l’epoca in cui visse, non solo per la sua vita fatta di eccessi, ma soprattutto perché ebbe il coraggio di introdurre nella pittura il concetto di verità ispirandosi al reale, ma a questo la Chiesa di allora non era pronta, infatti il quadro raffigurante la morte della Vergine, se fosse stato per il papa dell’epoca sarebbe stato bruciato, mentre un pittore francese riuscì a salvarlo e a portarlo al Louvre dove ancora si trova. “ Questi in sintesi i contenuti dell’intervista realizzata dal giornalista Livio Costarella al Maestro Michele Placido, Mercoledì 9 novembre, presso il Multicinema Galleria di Bari,allo spettacolo delle 20,50, per presentare il film «L’ombra di Caravaggio», di cui Placido è regista, attore e sceneggiatore (con Fidel Signorile e Sandro Petraglia).
La storia è ambientata nell’Italia del 1600. Michelangelo Merisi è un artista geniale e ribelle, nei confronti delle regole dettate dal Concilio di Trento che tracciava le coordinate esatte nella rappresentazione dell’arte sacra. Dopo aver appreso che Caravaggio usava nei suoi dipinti sacri prostitute, ladri e vagabondi, Papa Paolo V decide di delegare a un agente segreto del Vaticano una vera e propria indagine, per decidere se concedere la grazia che il pittore chiedeva dopo la sentenza di condanna a morte. Così “l’Ombra”, questo il nome dell’investigatore, avvia la sua indagare sul pittore che – con la sua vita e con la sua arte – affascina, sconvolge, sovverte. “Un’Ombra che avrà nelle sue mani potere assoluto, di vita o di morte”.
Un film minuziosamente costruito attraverso una ricerca metodica intorno alla vita di questo straordinario artista, sapientemente realizzato in tutti i suoi aspetti, storici, tecnici e di costume, con non poca attenzione nei confronti dell’introspezione psicologica dei personaggi; il tutto reso sublime dalla raffinata poesia che pervade il corso dell’intera pellicola. Placido riesce a comunicare tutto questo, anche attraverso il talento di uno straordinario cast, composto da: Riccardo Scamarcio, Louis Garrel, Isabelle Huppert, Micaela Ramazzotti e dallo stesso Michele Placido.
