“Vorrei iniziare da un tributo al grande prof Gianni Antonucci. Una persona di spessore ed un professionista oltre che un grande amico. Mi ha accompagnato per questi 7 anni e noi vorremmo intitolare la tribuna stampa a lui. Sarebbe per noi un grande desiderio poterlo avere come memoria storica della squadra.
Allo stesso tempo mi impegno a ripristinare la targa a Biagio Catalano assieme al Comune nell’area Hospitality”
Ha avuto inizio così la conferenza stampa del presidente Luigi De Laurentiis in programma questa mattina all’interno del San Nicola.
Un tête-à-tête con la stampa che, ancora una volta, poco ha convinto ed ancor meno cambiato rispetto a quanto dichiarato nel passato.
Un silenzio, quello di fine campionato, che secondo il presidente è servito per proiettarsi rapidamente sui programmi della stagione successiva.
“Abbiamo lavorato per poterci poi presentare alla conferenza stampa con una progettualità già messa in opera. Dovevamo compattarci, con squadra e tecnico. Un aspetto più importante della conferenza stampa in sé per sé.”
Parlare con cognizione di causa, è questo che il Presidente ha voluto far intendere con un’apertura da perfetto manuale.
Come se nel bel mezzo di un terremoto bastasse ripararsi sotto un tavolo per avere la garanzia di salvarsi.
Luigi De Laurentiis fa i compiti a casa, recita il suo discorso in piena linea con la sua storia a Bari e pensa, probabilmente, che questo basti a far placare gli animi o ancora a far riaccendere una passione che di giorno in giorno sembra sempre più affievolirsi negli animi dei baresi.
“Il campionato ha avuto dei rimorsi. Venivamo da un anno difficile dove abbiamo vinto ai play out. Siamo ripartiti poi da zero, da una tabula rasa. Sono cambiati DS, allenatori e giocatori.
Abbiamo ricostruito con idee e passione ma questo comporta tante difficoltà perché occorre trovare in poco tempo un’unità d’intenti alla ricerca di giocatori che arrivassero con voglia a Bari”
Un concetto rimarcato ampiamente nel corso dell’intera conferenza: la volontà degli atleti.
Aspetto non del tutto irrilevante nella totalità della situazione biancorossa.
Le colpe non possono mai essere imputate solo ad un allenatore o ai direttori sportivi ma anche a chi in campo dovrebbe scendere sempre assetato di vittorie ed una squadra che ha fatto rinascere dalle ceneri tutte le compagini oramai retrocesse qualche piccola perplessità la lascia trapelare.
“C’erano tutte le basi per portare questa squadra ai playoff.
È stato un delitto non rientrarci.
Ogni anno che passa accumula lotte, impegni, sacrifici ed investimenti.
Chiudere l’anno in questo modo non è stato semplice.”
Seguendo questa linea di pensiero si potrebbe facilmente desumere che la colpa del mancato approdo ai playoff sia dipeso solo da qualche punto di troppo lasciato per strada, dalla sfortuna del caso.
Invece no. L’annata calcistica di questo Bari è stata un suicidio, non un delitto.
Un treno con traiettoria già definita che deraglia all’ultima curva.
Il Bari ai playoff sarebbe dovuta essere stata una garanzia già da inizio campionato, non un terno a lotto dopo aver rischiato la retrocessione in Serie C l’anno prima.
In un campionato mediocre come quello della Serie B 2024/2025 la mancata qualificazione del Bari alla seconda fase del campionato rappresenta un fallimento progettuale senza se e senza ma.
Nonostante “non sia morto nessuno”, volendo riprendere e citare le dichiarazioni del DS Magalini nel post partita di Sudtirol-Bari.
“Noi abbiamo tre anni davanti a noi.
Mi approccio all’ottavo campionato, sarei matto se lasciassi la piazza al primo qualunque.
Questa città merita di stare in alto.
Questa è anche la mia di missione.”
Una missione che probabilmente i più non sono riusciti a comprendere se di anno in anno si dichiarano solo tante parole ma si assiste a pochi fatti.
Uno sbaraglio continuo, dove allo spogliatoio si tende a dare un ruolo irrilevante nonostante siano stati cambiati innumerevoli allenatori in tutta l’era De Laurentiis.
Anche Longo non riusciva ad intendere la squadra o era la squadra ad essere mal costruita e guidata?
“Quest’anno è arrivato un nuovo allenatore: Fabio Caserta.
Ha sposato dal primo secondo sia il progetto che la piazza e secondo me ha la stoffa anche per fare un salto di categoria.”
La profetizzazione degli allenatori è un must calcistico, soprattutto ad inizio stagione.
Mister Caserta ha dalla sua un dato importante: l’aver totalizzato più pareggi di Longo, ben venti.
L’ex tecnico biancorosso era stato ampiamente attaccato per questa trafila di risultati utili, eppure adesso questo aspetto non parrebbe essere un problema, anzi.
“Con questo tipo di persona, noi dobbiamo trovare gente che al primo secondo della chiamata risponde presente.
Bari non può essere accettata perché è una bella piazza ed una grande vetrina.”
Una Bari strumentalizzata e sfruttata come palcoscenico senza però viverla con l’anima.
Più del rischio di impresa, ad oggi si dovrebbe temere questo: l’accettare Bari non per la credibilità di un progetto ma per il trampolino di lancio che potrebbe rappresentare per tanti nuovi calciatori.
Pur avendo una fondatezza questo discorso, se il San Nicola non dovesse ben rispondere alla campagna abbonamenti e gli spalti dovessero svuotarsi non ci sarebbe possibilità che tenga per i più di mettersi in mostra.
Il piano comunicativo del presidente De Laurentiis è chiaro e non si discosta minimamente dal passato: dimostrare la sua presenza fissa e costante, ma dietro alle quinte, rimarcando il suo attaccamento alla piazza.
Dopo il monologo difensivo circa le proprie responsabilità e doveri, il focus si è spostato sulla questione dei fondi stranieri.
“In questo momento stiamo lavorando alla ricerca di una potenziale società e saremo in linea con gli investimenti di questi anni in Serie B.
L’azienda deve rimanere sana, non può indebitarsi oltremodo.
Sicuramente si deve incrementare il lavoro per raggiungere il traguardo playoff”
L’attenzione ai dettagli lascia presagire che un incremento di budget non ci sarà proprio per mantenere “sana” l’azienda tenendo conto delle situazioni delle altre piazze che hanno assistito al fallimento del Brescia ed alla retrocessione della Salernitana.
Sguardo rivolto quindi sempre a chi naviga in situazioni burrascose e non verso chi invece ha investito ed è stato ben premiato.
Le tematiche affrontate nel corso dell’intera conferenza non hanno aperto gli orizzonti di nuove strade e ci si chiede sulla base di quale aspetto il tecnico Caserta abbia accettato il progetto con estremo entusiasmo.
Il tempo, come sempre, fornirà tutte le debite risposte.
Claudia Santoro
