di Maria Caravella
Con Aminue Amare, in occasione del centenario di Vito Maurogiovanni, la Compagnia Teatrale Artù restituisce al pubblico barese uno dei capolavori più amati dell’autorevole drammaturgo barese, autore che ha saputo fare del dialetto una lingua poetica, viva e profonda. L’opera, portata in scena all’AncheCinema di Bari con la regia di Maurizio Sarubbi, è un tuffo nella memoria, una commedia che mescola con grazia ironia, umanità e storia.

Ambientata durante la Seconda guerra mondiale, la pièce racconta le tragicomiche avventure di Coline e Marietta, due coniugi di Bari vecchia, alle prese con la fame, le ristrettezze e le piccole follie quotidiane di un tempo difficile. Accanto a loro si affiancano personaggi irresistibili: la figlia, una bambina curiosa e vivace, un camerata un po’ ingenuo, una suora sfortunata e la voce lontana di una radio d’epoca che fa da filo conduttore sonoro e nostalgico all’intera vicenda. Come sfondo gli avvenimenti storici di allora e la mitica Fiera del Levante, che tutti i baresi aspiravano a visitare e la sua ultima edizione del 1939 prima che lo spazio fieristico venisse occupato durante il conflitto mondiale per ospitare le truppe presenti nella città di Bari.
Il cast — Isabella Gigante, Alessia Salvatori, Deborah Ricci, Susi Rutigliano, Carlo Ranieri e lo stesso Maurizio Sarubbi — forma un ensemble perfettamente affiatato. Ciascuno dona al proprio ruolo verità, ritmo e spontaneità. Sarubbi, oltre alla regia, porta in scena una direzione attenta, costruita su tempi precisi e un discreto rispetto per il testo originario. La scenografia semplice ed essenziale è valorizzata da uno sfondo dove vengono proiettate delle bellissime foto d’epoca che restituiscono allo spettatore la Bari di quegli anni.
Sul piano tecnico, l’allestimento è curato con professionalità: Fabio Cassano firma un impianto luci e sonoro pulito ed efficace, mentre la grafica e l’organizzazione di Maria Pastore donano allo spettacolo un’impronta elegante e coerente. L’ambientazione è essenziale ma evocativa, capace di restituire l’atmosfera di un’Italia ferita ma ancora sorridente.
Tra battute fulminanti, equivoci, dialetto e ricordi, Aminue Amare conquista per la sua semplicità disarmante e per la capacità di unire generazioni diverse in un’unica risata. È teatro popolare nel senso più alto: un rito collettivo di memoria e affetto, che ricorda quanto Maurogiovanni sapesse raccontare la gente comune con infinita tenerezza, ma sempre con un intramontabile sorriso.
Una serata di autentico teatro barese, tra storia ilarità e riflessione qualche volta amare come le “Aminue – mandorle” protagoniste del testo rappresentato, che riconferma quanto il vernacolo — quando è arte vera — può parlare a tutti, soprattutto al cuore.
A presiedere l’evento l’assessore alla cultura del comune di Bari Paola Romano e le figlie del drammaturgo Vito Maurogiovanni: Elvira, Maria Celeste e Giovanna.
Lo spettacolo sarà nuovamente in scena Il 22 e il 23 novembre a Modugno presso il teatro “G. Fava”
