La città che parla di violenza sulle donne ma tace dove dovrebbe intervenire
di Maria Caravella
Succede ancora, e succede da anni, in una delle zone più suggestive di Bari: il molo San Nicola, luogo di passeggiate, famiglie, turisti, pescatori. Ma anche luogo in cui, ormai da tempo, i parcheggiatori abusivi agiscono in totale libertà, imponendo “oboli” non richiesti e spesso trasformando una semplice sosta in un episodio di intimidazione.
L’ultima vicenda ha coinvolto due ragazze baresi. Avevano parcheggiato l’auto quando sono state avvicinate da un parcheggiatore abusivo. Una volta, si dice, si accontentavano di una mancia simbolica; oggi sembra non bastare più. Le giovani, intimidite, gli hanno consegnato un euro pur di allontanarlo. Ma l’uomo non solo ha rifiutato la somma: l’ha scagliata contro la loro auto e ha iniziato a colpire il parabrezza, urlando e pretendendo di più.
Le ragazze, terrorizzate, sono riuscite a ripartire rapidamente. Successivamente hanno sporto denuncia, raccontando di aver chiamato anche il 112 durante l’aggressione. Nessuno è intervenuto e se lo ha fatto, è arrivato quando l’episodio si era già concluso con la disperata fuga delle due ragazze.
E allora la domanda è inevitabile: è normale tutto questo in una città che si definisce civile?
È accettabile che in una zona centralissima, di fronte a uno dei simboli di Bari, si permetta a individui noti e riconoscibili di esercitare da anni un’attività illegale, molesta e in alcuni casi aggressiva, senza un controllo costante e senza un’azione risolutiva?
Il paradosso è bruciante: proprio nei giorni in cui si moltiplicano eventi e dichiarazioni contro la violenza sulle donne, due giovani baresi vivono sulla loro pelle un episodio di paura e sopraffazione. Non serve scomodare slogan o conferenze stampa: basta scendere in strada, osservare ciò che accade ogni giorno, e chiedersi perché sia tollerato.
Il fenomeno dei parcheggiatori abusivi non è una novità. Ma il modo in cui viene lasciato proliferare, soprattutto in alcune zone della città, lo rende un problema di sicurezza pubblica, non solo di “decoro urbano”. Le segnalazioni sono numerose, le testimonianze abbondano, eppure nulla cambia. Interventi sporadici, controlli a intermittenza, nessuna soluzione definitiva. Così l’illegalità diventa abitudine, la paura diventa routine, e chi vive la città finisce per rassegnarsi.
Una comunità che vuole dirsi davvero attenta ai diritti, soprattutto a quelli delle donne, non può limitarsi alle celebrazioni del 25 novembre.
La tutela passa dai gesti concreti, dalle strade, dai parcheggi, dai luoghi in cui una ragazza deve potersi sentire sicura. Sempre, non solo quando lo impone il calendario.
Bari merita di più. Le sue donne meritano di più.
E soprattutto meritano che qualcuno, finalmente, intervenga dove il bisogno è reale, quotidiano, urgente
