di Maria Caravella
Ci sono spettacoli che non chiedono di essere interpretati, ma semplicemente vissuti. Questo lavoro della Compagnia delle Formiche, firmato Aurora Eventi, appartiene a questa categoria preziosa e sempre più rara: quella del teatro che non pretende spiegazioni, non impone chiavi di lettura, non forza simbolismi. Accade, e basta.

La forza dello spettacolo sta proprio nella sua leggerezza consapevole. Scene, musiche e movimenti si susseguono con un ritmo fluido, naturale, come se ogni elemento trovasse il proprio posto senza bisogno di giustificarsi. Non c’è il bisogno di “capire”, perché tutto è già lì, offerto allo sguardo e all’ascolto con generosità.
La Compagnia delle Formiche dimostra ancora una volta la solidità di un’esperienza maturata in oltre vent’anni di lavoro: precisione tecnica, cura scenica, equilibrio tra coralità e individualità. Nulla è lasciato al caso, e proprio per questo lo spettacolo può permettersi il lusso di apparire semplice, immediato, quasi istintivo.
È un teatro che libera lo spettatore dall’obbligo dell’interpretazione, restituendogli il piacere puro dell’immaginazione. Si esce dalla sala con la sensazione di aver fatto un viaggio senza doverne tracciare una mappa, con immagini e suggestioni che restano addosso non perché spiegate, ma perché sentite.
In un tempo in cui tutto sembra dover essere decifrato, questo spettacolo rivendica una verità elementare e potente: non tutto deve avere un significato. A volte è sufficiente che esista.
Numeroso e coinvolto il pubblico presente, anche dalle simpatiche battute in dialetto barese, inserite al momento giusto all’interno dello spettacolo.
Molte le famiglie composte da più generazioni.

