Riparte da Bitritto, a pochi chilometri da Bari, il tour teatrale di Walter Veltroni, e non è un dettaglio secondario. Il Palatour di Bitritto, tutto esaurito, diventa il primo palcoscenico di una nuova traversata culturale che toccherà alcuni dei teatri più prestigiosi d’Italia. Un segnale chiaro: la parola, quando è pensata e raccontata con misura, continua ad avere un pubblico attento.
Veltroni porta in scena un racconto che intreccia cronaca e memoria, analisi storica e politica, musica e costume. Non è una lezione, né un comizio mascherato. È piuttosto un flusso narrativo che scorre tra episodi simbolici del Novecento e riflessioni sull’oggi, tenuti insieme da una scrittura sobria, mai urlata. Il palcoscenico diventa così uno spazio civile, dove il passato non è nostalgia ma strumento per leggere il presente.
A Bitritto il pubblico ascolta, partecipa, riconosce. Le storie evocate – uomini, date, canzoni, frammenti di vita collettiva – compongono un mosaico che parla all’Italia intera, ma trova nel Sud una risonanza particolare. Qui la storia non è mai astratta: è esperienza vissuta, racconto tramandato, ferita e riscatto insieme. Veltroni lo sa e calibra il ritmo, alternando passaggi intimi a quadri più ampi, dove la politica torna a essere passione e responsabilità.
La musica accompagna il viaggio come una colonna sonora discreta, evocativa, capace di riportare in superficie emozioni condivise. Il costume, inteso come modo di vivere e di pensare, diventa lente per osservare i cambiamenti del Paese. Tutto concorre a creare un racconto unitario, che non pretende di dare risposte definitive ma invita a porsi domande.
Il sold out del Palatour non è solo un successo organizzativo. È la conferma che esiste ancora uno spazio, nei teatri italiani più prestigiosi, per una narrazione civile che unisce cultura e memoria. Da Bitritto riparte un tour, ma soprattutto riparte un dialogo. E il pubblico, almeno qui, ha già risposto.
L’opus
