di Maria Caravella
Ieri sera il Palatour di Bitritto ha dimostrato di essere molto più di un semplice spazio per eventi, affermandosi come un vero contenitore culturale capace di accogliere, valorizzare e amplificare la voce dei grandi protagonisti della scena italiana.
Sul palcoscenico Walter Veltroni con “Le emozioni che abbiamo vissuto”, uno spettacolo che si è mosso con naturalezza tra racconto civile, memoria collettiva e dimensione intima, accompagnando il pubblico in un viaggio dentro la storia recente del nostro Paese.

Veltroni ha guidato la platea rievocando dagli anni Sessanta ai Duemila alcuni dei passaggi più emblematici di quel periodo: i grandi cambiamenti sociali, le speranze e le fratture di un’Italia che cresceva, le canzoni che hanno fatto da colonna sonora a intere generazioni, i film diventati specchio di un’epoca, i programmi della televisione in bianco e nero che hanno segnato l’immaginario collettivo. Le parole scorrevano come fotogrammi, intrecciando cinema, musica, politica, pubblicità e costume in un mosaico coerente e profondamente umano.

Un ruolo essenziale in questo racconto lo ha avuto la musica dal vivo. Al pianoforte, sul palcoscenico, Gabriele Rossi, giovane talento torinese di appena 24 anni, pianista e ingegnere, scelto personalmente da Veltroni dopo averlo scoperto su Instagram. Le sue esecuzioni hanno accompagnato e amplificato le parole, trasformando i ricordi in emozioni sonore, creando un dialogo continuo tra narrazione e musica.
Tra i momenti più intensi dello spettacolo, i riferimenti alla figura del padre di Veltroni, giornalista scomparso a soli 37 anni per una leucemia fulminante. Un racconto misurato e sincero, che ha aggiunto una dimensione profondamente personale alla narrazione pubblica, ricordando come la grande storia sia sempre attraversata da vicende private che ne segnano il senso e il peso emotivo.
In questo percorso, il Palatour di Bitritto è emerso come una realtà culturale in piena crescita: uno spazio che sta conquistando il pubblico grazie a una programmazione attenta, coraggiosa e di qualità. Portare sul proprio palco artisti e intellettuali di questo calibro significa lanciare un messaggio chiaro: la cultura può essere popolare senza rinunciare alla profondità.

I numerosi consensi di pubblico raccolti non sono casuali. Nascono dalla capacità di intercettare un bisogno autentico di contenuti, di pensiero, di emozioni condivise. Serate come questa dimostrano che anche fuori dai grandi circuiti metropolitani è possibile costruire un’offerta culturale solida, credibile e partecipata.
Quella di ieri sera non è stata solo una data in cartellone, ma la conferma che Bitritto può diventare un punto di riferimento per chi cerca spettacoli che lasciano il segno, e che il Palatour ha tutte le potenzialità per essere una casa aperta alle idee, agli artisti e a un pubblico sempre più consapevole.

