di Maria Caravella
A Teatro c’è una soglia sottile, in cui la risata si incrina e diventa qualcosa di più profondo. È proprio in quello spazio che si colloca I ragazzi irresistibili di Neil Simon, portato in scena al Teatro Piccinni da due giganti del palcoscenico italiano: Umberto Orsini e Franco Branciaroli, con la regia di Massimo Popolizio.
Lo spettacolo, inserito nella stagione teatrale del Comune di Bari nel circuito di Puglia Culture, non è soltanto una raffinata macchina comica: è un vero e proprio duello scenico tra due attori che sembrano specchiarsi l’uno nell’altro.
La trama è semplice e insieme perfetta. Due leggende del varietà, separati da undici anni di rancori, vengono convinti a riunirsi per una serata celebrativa. Ma ciò che accade sul palcoscenico non ha nulla della rimpatriata nostalgica. È piuttosto un campo di battaglia fatto di pause, sarcasmo e colpi bassi.
Branciaroli abita la scena con un’energia febbrile, quasi anarchica: ogni gesto è un affondo, ogni battuta una provocazione. Orsini risponde con un lavoro più sottratto e calibrato, quasi chirurgico, costruendo un personaggio fragile e insieme ostinato. Ne nasce un gioco teatrale irresistibile: quando uno attacca, l’altro resiste; quando uno ironizza, l’altro incassa e rilancia.

La regia di Popolizio lascia respirare il testo di Simon, permettendo alla macchina comica di funzionare con precisione, ma insinuando sotto la superficie una vibrazione più malinconica. Non è difficile cogliere, sotto la comicità, un’eco che ricorda certe atmosfere di Samuel Beckett o Anton Chekhov: il tempo che consuma, la gloria che svanisce, la paura di non essere più chiamati in scena.
I ragazzi irresistibili è anche una dichiarazione d’amore al mestiere dell’attore.
La scena diventa un luogo della memoria, spazi concreti ma anche mentali, attraversati da fantasmi, rivalità e ricordi.
Accanto ai due protagonisti si muove un cast affiatato — Flavio Francucci, Sara Zoia, Giorgio Sales ed Emanuela Saccardi — che sostiene il ritmo dello spettacolo senza mai oscurare il centro magnetico della scena: quel confronto continuo tra due “ragazzi” che non hanno mai smesso di esserlo davvero.
Orsini e Branciaroli non interpretano soltanto due vecchie glorie del palcoscenico.
In fondo, la vera domanda che aleggia sul palco è una sola: cosa resta di un attore quando le luci si spengono?

E forse è proprio questa domanda, sospesa tra ironia e vertigine, a rendere questo incontro tra Orsini e Branciaroli uno dei momenti più intensi della stagione teatrale barese.
“I ragazzi irresistibili” tra risate e memoria, è un teatro che prova ad aprirsi davvero a tutti.
Un teatro che prova a essere inclusivo
Un elemento importante di questa tappa barese è stato infatti, il tentativo di rendere lo spettacolo accessibile anche agli spettatori non vedenti e ipovedenti attraverso il progetto Teatro No Limits, promosso dal Centro Diego Fabbri di Forlì.
L’iniziativa prevedeva l’audiodescrizione dal vivo tramite cuffie wireless, uno strumento prezioso per permettere anche a chi non vede di seguire lo spettacolo. Purtroppo, proprio la recita del 4 marzo, quella inaugurale, non ha potuto usufruire del servizio a causa di sopravvenuti problemi tecnici. Resta comunque valida e si auspica ripetibile l’iniziativa inclusiva che ha caratterizzato questo bellissimo spettacolo.
