di Maria Caravella
Teatro gremito e applausi convinti per la prima al Teatro Piccinni dello spettacolo “La mia vita raccontata male”, interpretato da Claudio Bisio e diretto da Giorgio Gallione.
Lo spettacolo, tratto dai testi dello scrittore e sceneggiatore Francesco Piccolo, è arrivato a Bari dopo il debutto al Teatro Umberto Giordano e resterà in scena al Piccinni fino al 15 marzo.
La formula è quella di un racconto teatrale ironico e autobiografico, nel quale Bisio attraversa frammenti di vita quotidiana, piccole nevrosi, ricordi generazionali e riflessioni sull’Italia contemporanea. Il testo di Piccolo – già premio Strega nel 2014 – diventa materia scenica agile, capace di alternare comicità, malinconia e momenti di autentica introspezione.
Sul palco Bisio costruisce un dialogo diretto con il pubblico, oscillando tra confessione personale e osservazione collettiva. Il risultato è un teatro narrativo che funziona proprio grazie alla misura: non c’è mai l’eccesso della comicità televisiva, ma una recitazione più intima, calibrata sui tempi della parola e della memoria.

Il sodalizio artistico tra Bisio e Gallione, iniziato negli anni Novanta con Monsieur Malaussène tratto da Daniel Pennac e proseguito con diversi spettacoli nel corso degli anni, dimostra ancora una volta una sintonia scenica solida. La regia privilegia essenzialità e ritmo, lasciando spazio alla forza del racconto e alla presenza scenica dell’attore.
Sul palcoscenico non ci sono grandi cambi di ambientazione. L’impianto è costruito come uno spazio teatrale neutro, che ricorda più un luogo di narrazione che una scena realistica. Gli elementi principali sono pochi ma funzionali: una pedana centrale dove si muove Bisio, che diventa di volta in volta casa, strada, ricordo o luogo simbolico; i due musicisti dal vivo, collocati lateralmente o sul fondo della scena, che accompagnano il racconto con interventi musicali; alcuni arredi essenziali (vecchi televisori, un divano, libri, sedie, leggii e altri piccoli elementi scenici) usati con funzione evocativa e che spesso vengono calati dallalto; un disegno luci molto importante, che modifica l’atmosfera e suggerisce i diversi momenti della memoria.

Le luci creano ambienti diversi senza cambiare scenografia: a volte intime e concentrate sul monologo, altre più aperte e teatrali. Questo permette allo spettacolo di passare rapidamente da un ricordo personale a una riflessione collettiva.
Il risultato è una scenografia quasi minimalista, che si avvale di oggetti simbolici, coerente con la struttura dello spettacolo.
Il pubblico barese ha risposto con partecipazione e risate sincere, ma anche con momenti di silenzio attento, segno di uno spettacolo che non si limita a divertire ma invita a riconoscersi nei dettagli della vita di tutti i giorni.
La mia vita raccontata male si conferma così un lavoro intelligente e leggero allo stesso tempo: un viaggio nella normalità che, proprio attraverso l’ironia, riesce a restituire un ritratto riconoscibile dell’Italia di oggi.
