di Maria Caravella
Il Palatour si riempie fino all’ultimo respiro, sfiorando il sold out, e l’atmosfera è quella delle grandi occasioni. Quando Filippo “Nek” Neviani sale sul palco, non c’è bisogno di presentazioni: bastano poche note per capire che sarà un viaggio dentro la memoria collettiva di almeno tre generazioni.
L’apertura è potente, diretta, senza fronzoli. Nek entra in scena con quella naturalezza che lo ha sempre distinto: niente effetti inutili, solo musica, voce e presenza. E il pubblico risponde subito, compatto, caldo, partecipe. Il Palatour diventa un unico coro.

Il cuore del concerto è un susseguirsi di successi che hanno fatto la storia del pop italiano. Quando partono le prime note di “Laura non c’è”, la platea esplode: è un momento quasi rituale, con centinaia di voci che si intrecciano alla sua. Ma non è l’unico picco emotivo. “Fatti avanti amore” trascina, “Lascia che io sia” emoziona, mentre “Se io non avessi te” e “Almeno stavolta” riportano a un Nek più intimo e riflessivo.
Uno dei momenti più raffinati arriva con “Se telefonando”, eseguita con rispetto e personalità: un omaggio elegante che conferma la maturità artistica raggiunta. E poi ancora energia con “Sei solo tu”, “Unici”, fino a “E da qui”, che chiude idealmente il cerchio tra passato e presente.

Colpisce la solidità della band, precisa e mai invasiva, ma soprattutto la voce di Nek: pulita, potente, sorprendentemente fedele alle versioni originali, segno di una carriera costruita con disciplina e passione.
Ma il vero protagonista resta il pubblico. Il Palatour canta, batte le mani, si alza in piedi più volte. Non è solo un concerto: è una condivisione emotiva, un ritorno a canzoni che hanno accompagnato vite, amori, ricordi.
Alla fine, lunghi applausi e quella sensazione rara di aver assistito a qualcosa di autentico. Nek non ha bisogno di reinventarsi: gli basta essere sé stesso. Ed è proprio questo che, ancora oggi, riempie i teatri.
