di Maria Caravella
Al Palatour di Bitritto, “STARS – A Pop-Rock Celebration” non è stato semplicemente uno spettacolo: è stata un’esperienza sonora e visiva che ha travolto il pubblico sin dalle prime battute. L’idea di portare sul palco oltre cento voci per reinterpretare i grandi classici del pop e del rock poteva sembrare ambiziosa; nella realtà, si è rivelata vincente.
Il cuore dello spettacolo è proprio quel “muro di suono” corale, potente ma sorprendentemente equilibrato. La direzione di Alex Negro tiene insieme una macchina complessa senza mai perdere precisione. Le voci non si sovrappongono: si incastrano, si rincorrono, si amplificano a vicenda. Il risultato è una tessitura sonora che dà nuova vita a brani conosciuti, senza tradirne l’anima.

Il repertorio è una vera cavalcata nella memoria collettiva: da Michael Jackson ai Queen, dai Pink Floyd ai Led Zeppelin, fino a Elton John, Madonna e gli U2. Non si tratta di semplici cover: gli arrangiamenti di Silvano Borgatta rielaborano i brani con rispetto, ma anche con coraggio, trasformando ogni pezzo in una nuova esperienza d’ascolto.
Le voci soliste – tra cui Rosanna Russo e Marco Caselle – si muovono con sicurezza su un terreno complesso, dialogando con il coro senza mai esserne schiacciate. La band dal vivo aggiunge dinamica e solidità, evitando l’effetto “karaoke orchestrale” che spesso penalizza produzioni simili.

Ma è anche l’impatto visivo a fare la differenza. La regia di Melina Pellicano costruisce uno spettacolo fluido, dove luci e scenografie accompagnano la musica senza sovrastarla. Ogni brano ha un’identità visiva precisa, e questo aiuta il pubblico a entrare, pezzo dopo pezzo, in un viaggio emotivo coerente.
Certo, qualche momento risulta inevitabilmente più forte di altri – quando il coro esplode in piena potenza, l’effetto è travolgente; nei passaggi più intimi, invece, si avverte una lieve dispersione. Ma è il prezzo naturale di una produzione così ampia.
Alla fine resta una sensazione chiara: “STARS” funziona perché non è nostalgia, ma rilettura viva. Non si limita a ricordare i grandi del passato, li rimette in circolo, li restituisce al pubblico con energia nuova.
Uno spettacolo che non si guarda soltanto: si attraversa.

