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  • ‘Oltre’, nel carcere di Castrovillari l’evento di moda e inclusione dedicato a Jole Santelli

    ‘Oltre’, nel carcere di Castrovillari l’evento di moda e inclusione dedicato a Jole Santelli

    (Adnkronos) – Si terrà il prossimo 27 maggio alle 11, presso la Casa circondariale di Castrovillari, ‘Oltre’, l’evento moda promosso dall’Associazione Jole Santelli con il sostegno della Regione Calabria e la direzione artistica di Claudio Greco. Una manifestazione pensata per celebrare inclusione, diversità e valorizzazione della persona attraverso il linguaggio universale della moda, trasformando la passerella in uno spazio di partecipazione, sensibilità e bellezza autentica. Testimonial dell’evento sarà Francesca Pascale, che ha voluto accompagnare la sua presenza con un ricordo intenso e profondo dedicato a Jole Santelli. 

    “Sostenere l’iniziativa “Oltre” significa dare concretezza al principio che nessuno debba essere lasciato indietro. Trasformare la solidarietà in azioni tangibili significa creare opportunità reali di inclusione e riscatto -ha detto il presidente della regione Calabria Roberto Occhiuto-. Vedere le detenute della Casa Circondariale di Castrovillari impegnate nel laboratorio sartoriale e i ragazzi autistici del progetto “Modelli si nasce” sfilare con orgoglio e professionalità rappresenta la prova che la Calabria può essere un modello avanzato di civiltà, integrazione e umanità. È un messaggio potente: il diritto al riscatto per chi ha sbagliato e il diritto all’inclusione per chi vive condizioni di fragilità devono diventare pilastri di una società più giusta e consapevole”. 

    “Il ricordo di Jole Santelli continua a vivere attraverso iniziative come questa. Jole è stata una donna straordinaria, che ha amato profondamente la Calabria, la sua sensibilità e la sua visione restano ancora oggi un esempio autentico di politica fatta con passione, vicinanza e umanità -ha aggiunto Occhiuto-. Ringrazio l’Associazione Jole Santelli per l’impegno costante e per la sensibilità dimostrata. Crediamo che la dignità delle persone non sia definita dagli errori o dalle fragilità, ma dalla possibilità di riappropriarsi del proprio futuro attraverso il talento, la creatività e il lavoro”.  

     

     

    (Adnkronos) – “Ricordare Jole Santelli significa ricordare una donna che ha donato tutta sé stessa alla sua terra, alla sua gente e alla politica vissuta come servizio. Ha affrontato il suo percorso con forza, determinazione e amore profondo per la Calabria, senza mai perdere il sorriso, il coraggio e la dignità, anche nei momenti più difficili. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto umano e politico enorme, perché Jole non rappresentava soltanto un’istituzione: rappresentava una presenza autentica, vicina alle persone, capace di parlare con il cuore prima ancora che con i ruoli -ha detto Pascale, vicepresidente di ‘Diritti e Libertà’ e presidente onoraria di ‘Gay conservatori liberali’-. L’Associazione nata nel suo nome non è soltanto un ricordo, ma un impegno concreto affinché i valori in cui ha creduto continuino a vivere: attenzione verso gli altri, amore per la propria terra, libertà, solidarietà e senso delle istituzioni. Ricordarla significa non lasciare spegnere ciò che ha seminato. E significa dire, con riconoscenza e affetto, che la Calabria non dimenticherà mai una donna che le ha dedicato tutta l’anima”.  

    “Con “Oltre il confine” vogliamo lanciare un messaggio chiaro: ogni persona ha il diritto di esprimere sé stessa liberamente, oltre ogni etichetta, oltre ogni pregiudizio e oltre gli errori del passato. In questi anni, come Associazione Jole Santelli, abbiamo realizzato numerosi progetti dedicati al mondo del carcere e alle neurodivergenze, ma questa iniziativa vuole andare ancora oltre: vuole essere un inno concreto all’inclusione, alla dignità e alla possibilità, per ognuno di noi, di trovare il proprio spazio nella società attraverso il talento, la creatività e la libertà di espressione -ha detto Paola Santelli, presidente dell’Associazione Jole Santelli-. Ringrazio di cuore Francesca Pascale, alla quale ci lega un rapporto di profonda amicizia e tanti bellissimi ricordi con Jole, per essere la testimonial di questa iniziativa. Un grazie speciale anche alla giornalista Paola Severini Melograni che ha aderito sin da subito e con grande sensibilità al progetto, condividendone pienamente lo spirito e i valori. Un ringraziamento particolare va inoltre al presidente Roberto Occhiuto, grazie al quale tutto questo ha potuto prendere forma. È stata infatti fortemente voluta da lui la legge regionale che ha previsto un finanziamento a sostegno delle attività dell’Associazione Jole Santelli, consentendoci di realizzare progetti concreti dedicati all’inclusione, al sociale e alla valorizzazione delle fragilità». 

     

     

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  • Encefalopatia epatica, Germani (Aisf): “Troppi pazienti arrivano tardi alla diagnosi”

    Encefalopatia epatica, Germani (Aisf): “Troppi pazienti arrivano tardi alla diagnosi”

    (Adnkronos) – “Molti pazienti con encefalopatia epatica arrivano alla diagnosi tardi, spesso già in fase avanzata. Il ritardo diagnostico è uno dei determinanti più importanti dell’evoluzione prognostica e funzionale dei pazienti con cirrosi epatica”.  

    Così Giacomo Germani, segretario dell’Associazione italiana per lo studio del fegato (Aisf), alla presentazione – oggi a Roma – della campagna ‘Encefalopatia epatica: riEEsci a vederla?’, promossa da Alfasigma in collaborazione con associazione EpaC Ets e con i patrocini di Aigo – Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi ospedalieri, Aisf, Cleo – Club degli epatologi ospedalieri, Fadoi – Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti e Simg – Società italiana di medicina generale e delle cure primarie.  

    L’encefalopatia epatica, spiega lo specialista, “è una complicanza neurologica della cirrosi che può manifestarsi inizialmente in forme lievi, definite ‘encefalopatia minima’, ma evolvere progressivamente in forme più gravi e conclamate. In questi casi il paziente può sviluppare importanti alterazioni neurologiche, fino al coma, con conseguente necessità di ricovero ospedaliero. Per questo – avverte Germani – è fondamentale riconoscere tempestivamente non solo i fattori che possono scatenare la patologia, come infezioni, disidratazione o stipsi, ma anche i sintomi più precoci e lievi. Tra questi rientrano alterazioni del ritmo sonno-veglia, difficoltà di concentrazione o lievi problemi motori, segnali che spesso vengono sottovalutati o confusi altre alterazioni neurologiche associate magari all’età del paziente o ad altre comorbidità”. 

    “Una diagnosi precoce e una presa in carico adeguata già nelle fasi iniziali della malattia possono fare la differenza, migliorando prognosi, qualità di vita e gestione clinica dei pazienti con cirrosi epatica ed encefalopatia”, conclude l’esperto. 

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    cronaca

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  • Encefalopatia epatica, EpaC: “Serve più informazione per superare stigma e isolamento”

    Encefalopatia epatica, EpaC: “Serve più informazione per superare stigma e isolamento”

    (Adnkronos) – “Oggi è un giorno storico perché finalmente si dà voce ai pazienti e alle loro famiglie, persone che troppo spesso non sono state ascoltate. L’encefalopatia epatica, infatti, è una complicanza della cirrosi epatica ancora accompagnata da un forte stigma, perché questa malattia viene spesso associata esclusivamente al consumo di alcol. In realtà la cirrosi può avere molte altre cause: infettive, metaboliche, autoimmuni e non solo. L’encefalopatia epatica provoca inoltre importanti difficoltà cognitive e psicologiche: problemi di memoria, alterazioni del comportamento e azioni incontrollate che possono disorientare profondamente anche i familiari e i caregiver. Questa campagna rappresenta quindi l’inizio di un percorso di corretta informazione, nato proprio dall’esperienza concreta di una paziente e della sua famiglia. Insieme alle società scientifiche vogliamo diffondere nei prossimi mesi strumenti e informazioni utili per aiutare pazienti e caregiver a gestire meglio questa condizione. Le persone devono sapere che non sono più sole”.  

    Così Massimiliano Conforti, presidente dell’associazione EpaC Ets, alla presentazione – oggi a Roma – della campagna ‘Encefalopatia epatica: riEEsci a vederla?’, promossa da Alfasigma in collaborazione con EpaC e con il patrocinio di Aigo – Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi ospedalieri, Aisf – Associazione italiana per lo studio del fegato, Cleo – Club degli epatologi ospedalieri, Fadoi – Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti e Simg – Società italiana di medicina generale e delle cure primarie. 

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    cronaca

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  • Lombardia, Alparone (vicepresidente Regione): “Pa ha bisogno di competenze ingegneri”

    Lombardia, Alparone (vicepresidente Regione): “Pa ha bisogno di competenze ingegneri”

    (Adnkronos) – “L’ingegnere ha quel tipo di competenza che serve a fare servizio pubblico: oggi ne abbiamo davvero bisogno, in un momento di profonda trasformazione e digitalizzazione della pubblica amministrazione”. Ad affermarlo Marco Alparone, vicepresidente e assessore al Bilancio di Regione Lombardia, durante il convegno ‘Stati generali delle ingegnerie – Innovazioni per un futuro comune’, in corso all’Acquario civico di Milano.  

    Il tema dell’incontro è proprio il ruolo degli ingegneri di fronte alle grandi sfide globali: “Penso che il valore dell’Ordine sia prima di tutto quello di tenere assieme delle competenze e di far sì che quelle competenze diventino un valore per il singolo all’interno di una collettività”, è l’opinione di Alparone. Se “il fine è quello di semplificare, di aumentare la trasparenza e soprattutto l’efficienza della pubblica amministrazione”, le competenze costituiscono uno “strumento di competitività per un territorio. Abbiamo bisogno di riconoscerle, attrarle e trattenerle: l’ecosistema lombardo sicuramente attrae”, ha continuato l’assessore, “perché ha un sistema della formazione che attrae; trattenerle è molto più difficile, ma se noi non le tratteniamo non sviluppiamo l’economia sociale di quelle competenze”. Del resto, “se un giovane ingegnere va all’estero anziché rimanere nella sua città, non potrà mettere le sue competenze a disposizione del territorio”.  

    Alparone ha poi concluso il suo intervento con un messaggio: “Lavoriamo insieme per mettere al centro quel modello di coesione sociale che ha fatto della Lombardia quello che è oggi e che deve continuare a essere, perché se si ferma la locomotiva Lombardia si fermano tutti gli altri vagoni. Dobbiamo provare a vivere questa transizione, che spesso chiamiamo ecologica e digitale, ma che secondo me è soprattutto di carattere culturale: ognuno di noi deve fare un pezzo per la tenuta del sistema Paese”. 

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    economia

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  • Encefalopatia epatica, al via campagna per riconoscerla prima

    Encefalopatia epatica, al via campagna per riconoscerla prima

    (Adnkronos) – Confusione, disorientamento, sonnolenza, cambiamenti di umore, difficoltà di concentrazione e memoria, fino ad arrivare, nei casi più gravi, a coma e danni neurologici permanenti: sono i sintomi di grave impatto sulla vita quotidiana dell’encefalopatia epatica (Ee), la seconda manifestazione più grave e frequente della cirrosi scompensata, dopo l’ascite, con il 30-45% dei pazienti cirrotici che sviluppa almeno un episodio. Una complicanza a elevata complessità clinica, andamento cronico recidivante, sottodiagnosticata o riconosciuta tardivamente, causata dall’incapacità del fegato di eliminare tossine, come l’ammoniaca, che si accumulano nell’organismo e raggiungono il cervello. Dopo un primo episodio il rischio di recidiva a 1 anno è del 40% e la sopravvivenza fortemente compromessa. L’Ee è responsabile di 10.000-14.000 ricoveri ordinari l’anno con costi complessivi di gestione ospedaliera che assorbono oltre 200 milioni l’anno di risorse pubbliche. L’encefalopatia epatica, gravata da una carenza di diagnosi precoce, da un significativo sommerso clinico e dalle fragilità del continuum di cura nella fase di post-dimissione, con evidenti criticità in termini di appropriatezza e aderenza terapeutica, rappresenta una priorità. Eppure, ad oggi questa grave sindrome continua a essere gestita solo come evento acuto in emergenza, vittima di limiti clinici, strutturali e organizzativi. E’ il quadro tracciato dai promotori di una campagna sull’Ee. 

    Per rendere ‘visibile’ e riconoscibile questa seria condizione, difficile da individuare nelle fasi iniziali, è stata presentata a Roma ‘Encefalopatia epatica: riEEsci a vederla?’, campagna promossa da Alfasigma in collaborazione con Associazione EpaC Ets e con i patrocini di Aigo – Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi ospedalieri, Aisf – Associazione italiana per lo studio del fegato, Cleo – Club degli epatologi ospedalieri, Fadoi – Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti e Simg – Società italiana di medicina generale e delle cure primarie. Dal momento che l’Ee, per le sue caratteristiche fisiopatologiche, le criticità del percorso di cura e i tanti bisogni assistenziali dei pazienti fragili, rappresenta un paradigma della cronicità, l’iniziativa – spiega una nota – vuole essere un richiamo forte a guardare ‘oltre il sintomo’ e non banalizzare i segnali della complicanza, a rafforzare la centralità della persona, a sostenere pazienti e caregiver, attraverso un sito web dedicato (www.encefalopatiaepatica.it), strumenti di patient empowerment come opuscoli informativi e pillole formative, eventi istituzionali regionali e una ‘caregiver academy’. 

    “Il valore della campagna ‘Encefalopatia epatica: riEEsci a vederla?’ sta nel voler enfatizzare la persona ponendola al centro di un percorso di presa in carico globale, costruire intorno alla persona/paziente un supporto concreto attraverso l’integrazione ospedale-territorio, ma più ancora una consapevolezza a riconoscere la patologia, a non banalizzare i segnali che nelle fasi iniziali possono essere sfumati e costruire una rete attorno ai molteplici bisogni clinici e di vita quotidiana – afferma Massimiliano Conforti, presidente EpaC Ets – Le evidenze dimostrano che circa il 20% dei pazienti con epatopatia cronica avanzata necessita di un’assistenza continuativa: pertanto, diventa indispensabile riconoscere il ruolo strategico del caregiver, che a sua volta andrebbe supportato da un care manager, una figura intermedia tra i medici curanti e il paziente, alla quale il caregiver può rivolgersi nella fase di post-dimissione. In questo modo si ridurrebbero gli accessi al pronto soccorso e si migliorerebbe la qualità di vita del paziente, che spesso è una persona anziana”. 

    La diagnosi di Ee avviene quasi sempre nelle fasi manifeste, generando un ‘effetto domino’ che produce devastanti ricadute cliniche ed economiche, sottolineano gli esperti. Raggiungere il paziente prima dello scompenso, attraverso una diagnosi tempestiva e l’identificazione del sommerso, è la leva strategica per spostare il baricentro da una gestione dell’episodio acuto in emergenza a una logica di presa in carico precoce e continuativa per trasformare una condizione ad alto tasso di recidive in una cronicità gestibile, in cui la prevenzione secondaria è cruciale. “Il ritardo diagnostico dell’encefalopatia epatica ha un peso significativo; il punto critico sta nel fatto che molti pazienti non arrivano alla diagnosi quando compaiono i primi segni, ma quando sviluppano l’encefalopatia clinicamente manifesta – dice Giacomo Germani, segretario Aisf – Se l’encefalopatia non viene diagnosticata precocemente, si rischia di arrivare a un punto in cui il paziente è gestibile solo in ospedale, e gli studi evidenziano che dopo un primo ricovero circa il 40% dei pazienti va incontro a una riospedalizzazione. Oggi abbiamo una serie di strumenti disponibili e validati da un punto di vista scientifico, il cui utilizzo congiunto deve permetterci di intercettare una quota significativa di pazienti con encefalopatia epatica non diagnosticata e agire preventivamente affinché non diventi conclamata”. 

    Il momento di maggiore fragilità di sistema, dove la tenuta del continuum di cura è messa a dura prova e il paziente spesso si perde – si evidenzia nella nota – è quello del post-dimissione, quando la persona torna a casa e vengono meno sia terapie adeguate già al momento di lasciare l’ospedale, sia il follow-up ravvicinato a partire dalle prime settimane, che il coordinamento tra ospedale e territorio. In questa fase il rischio di isolamento, recidive e riospedalizzazioni è molto alto. “Certamente il confine ospedale-territorio e territorio-ospedale è da presidiare con grande attenzione. La medicina interna, essendo una disciplina ospedaliera, ha un volume di quasi 1 milione di ricoveri l’anno ed è particolarmente attenta a questo passaggio; soprattutto per i pazienti che presentano una o più cronicità, questa attenzione speciale è ancora più importante – interviene Andrea Montagnani, presidente nazionale Fadoi – Nel caso del paziente con Ee l’attenzione deve essere ancora più stringente, in quanto una transizione appropriata dall’ospedale al territorio può ridurre le ricadute di questa complicanza. Perché questo avvenga, è necessaria una stretta sinergia e un dialogo tra la medicina internistica dell’ospedale e la medicina generale del territorio, che deve seguire il paziente dopo la dimissione in tutte le possibili criticità del percorso di cura e i suoi bisogni clinici, ma anche nell’eventuale evoluzione della patologia e nel contesto sociale in cui vive”. 

    L’efficace presa in carico del paziente con encefalopatia epatica – viene rimarcarto – deve avvalersi di un modello a rete integrata e multidisciplinare: la complessità del quadro clinico richiede l’attivazione sinergica di diverse figure professionali, tra cui nodale la necessaria collaborazione bidirezionale tra il medico di medicina generale (territorio) e la medicina specialistica (ospedale). “Il medico di medicina generale è una figura professionale centrale e determinante quando compare un sintomo o un segno che possono indurre un sospetto di encefalopatia epatica – commenta Ignazio Grattagliano, vicepresidente nazionale Simg – Il medico deve ‘fermare il tempo’, nel senso che deve riesaminare tutta la situazione generale e sottoporre il paziente a ulteriori accertamenti di laboratorio per valutare la presenza o meno di squilibri elettrolitici. Poi, attraverso precise domande al caregiver sulle condizioni del paziente, il Mmg deve arrivare a un nuovo inquadramento della patologia, per prendere in considerazione tutte le possibili cause che stanno facendo precipitare la situazione verso un’encefalopatia epatica e, se il sospetto viene confermato, inviare subito il paziente all’internista ospedaliero. E’ questo il momento in cui si verifica l’aggancio alla medicina specialistica da parte della medicina territoriale, per una valutazione più approfondita di un paziente che diventa sempre più complesso”. 

    La malattia come conseguenza di una cirrosi scompensata, osservano i promotori della campagna, non può essere intercettata solo quando diventa emergenza: in questo senso è fondamentale il coinvolgimento sul territorio dei Mmg. Fondamentale, inoltre, una programmazione chiara, che consenta ai clinici di arrivare prima. E’ quanto si propone il Policy paper presentato durante l’evento istituzionale. “Le istituzioni devono prestare la massima attenzione a patologie complesse come gli stati avanzati di cirrosi e l’insufficienza epatica, rafforzando la capacità del Ssn di intervenire prima fuori dall’ospedale e poi dentro l’ospedale – afferma il senatore Guido Quintino Liris, componente V Commissione Bilancio del Senato – Servono organizzazione, assistenza domiciliare, collegamento tra medici di medicina generale e specialisti, coinvolgimento del personale sanitario e supporto concreto ai caregiver e alle famiglie. Oggi diagnosi e terapie consentono di gestire meglio queste patologie, ma è centrale costruire percorsi chiari, protocolli condivisi e una presa in carico continua del paziente, dal territorio fino alle strutture ospedaliere”. 

    Il documento – dettaglia la nota – è il risultato di un confronto che ha coinvolto istituzioni nazionali e regionali, clinici, società scientifiche, associazioni dei pazienti ed economisti sanitari. Politici ed esperti, riuniti in 3 gruppi di lavoro, hanno analizzato evidenze cliniche ed esperienze organizzative, individuando le principali criticità della presa in carico del paziente con Ee. Ne sono emerse 6 priorità operative, replicabili nei diversi contesti regionali: 1) Promuovere il riconoscimento istituzionale dell’area delle malattie epatiche attraverso l’attivazione di un Piano nazionale e l’inclusione nei Lea di percorsi e standard uniformi, sviluppando e rendendo operativi Pdta specifici per la cirrosi e l’encefalopatia epatica, per garantire continuità, appropriatezza e omogeneità delle cure sul territorio nazionale; 2) Integrare strumenti come lo score Fib-4 per l’identificazione precoce dei pazienti a rischio e l’emersione del sommerso, rafforzando al contempo la prevenzione secondaria nei pazienti già diagnosticati per ridurre recidive e riospedalizzazioni; 3) Potenziare l’integrazione ospedale-territorio attraverso modelli Hub&Spoke, per assicurare continuità assistenziale e presa in carico multidisciplinare; 4) Valorizzare il ruolo del caregiver, promuovendone formazione e riconoscimento come parte attiva nel percorso di cura; 5) Garantire continuità terapeutica e aderenza, riducendo le barriere logistiche e favorendo modelli di distribuzione dei farmaci più vicini al domicilio, anche tramite Dpc; 6) Migliorare il post-dimissione con una regia chiara e condivisa tra i diversi attori del sistema, per ridurre discontinuità assistenziale, migliorare l’aderenza e limitare riospedalizzazioni potenzialmente evitabili.  

    Secondo Emanuele Monti, presidente Commissione IX Sostenibilità sociale, casa e famiglia, Regione Lombardia, “per rendere più efficace la presa in carico dell’encefalopatia epatica serve passare da interventi episodici a percorsi strutturati, capaci di intercettare prima il sommerso e garantire continuità nel post-dimissione, con un sostegno reale a famiglie e caregiver. La differenza la fanno azioni concrete e tempestive: percorsi e Pdta aggiornati, reti integrate ospedale-territorio, tavoli tecnici e indicatori che consentano di misurare l’impatto e ridurre le disuguaglianze tra territori. Il raccordo con il livello nazionale è decisivo per accelerare l’adozione di standard comuni, mantenendo al tempo stesso l’aderenza alle specificità regionali. In questa prospettiva, la Lombardia è pronta a fare la propria parte anche valorizzando iniziative di awareness e patient activation come la campagna presentata oggi”. Tutto questo finalizzato a garantire continuità, accesso e aderenza terapeutica, migliorare il post-dimissione e gli esiti clinici, abbattere i costi. 

    “La campagna ‘RiEEsci a vederla?’ è per Alfasigma un’esperienza positiva perché ci ha permesso di collaborare con l’organizzazione dei pazienti in un’ottica di partnership e di co-creazione di contenuti, strumenti e servizi – dichiara Stefania Bassanini, VP, Medical Affairs, Alfasigma Italia – Il progetto è basato sulla volontà di offrire a pazienti e caregiver strumenti che ne migliorino la consapevolezza nella gestione della malattia e l’aderenza al proprio percorso di cura, che sono la chiave di volta della prevenzione dell’encefalopatia epatica, una condizione che se non viene adeguatamente trattata può determinare esiti fatali. Crediamo molto nell’health literacy, che è una risorsa fondamentale per il paziente cronico, e la nostra campagna offrirà a pazienti e caregiver momenti formativi sul territorio, in cui grazie alla collaborazione con l’associazione EpaC e con i clinici offriremo informazioni sulla patologia e su tutti gli aspetti legati alla migliore gestione della stessa: dal counseling nutrizionale fino all’elenco ragionato dei sintomi da monitorare per evitare ricadute pericolose per il paziente”. 

    Con il supporto a questa iniziativa – conclude la nota – Alfasigma rinnova il proprio impegno al fianco dei pazienti, dei caregiver e della comunità medico-scientifica, confermando la centralità dell’area gastroenterologica nel proprio percorso di sviluppo e innovazione. Un impegno che si riflette anche nei recenti investimenti annunciati negli stabilimenti produttivi di Pomezia e Alanno, a sostegno della crescita industriale e della capacità di rispondere ai bisogni di salute dei pazienti. 

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    cronaca

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  • Porti, Basso (Pd): “Riforma necessaria ma evitare centralizzazione”

    Porti, Basso (Pd): “Riforma necessaria ma evitare centralizzazione”

    (Adnkronos) – “Serve coordinamento nazionale senza perdere autonomia e rapidità delle Autorità portuali. L’Italia ha bisogno di rinnovare la portualità, ma bisogna farlo con grande attenzione perché le decisioni prese oggi avranno effetti per i prossimi decenni”. Lo ha dichiarato Lorenzo Basso, vicepresidente della VIII Commissione del Senato ed esponente del Partito Democratico, a margine dell’assemblea pubblica di Assiterminal a Roma, commentando il percorso di riforma del sistema portuale italiano. 

    Secondo Basso, il settore attraversa “una fase critica del traffico portuale internazionale”, legata “alle grandi questioni geopolitiche che conosciamo”, in un momento reso ancora più delicato dall’avvio del dibattito parlamentare sulla riforma della portualità, “a oltre trent’anni dalla riforma del 1994”. Il senatore dem ha spiegato di condividere “la necessità di una riforma”, sottolineando come “il mondo sia cambiato negli ultimi trent’anni” e come sia necessario “un coordinamento centrale”. 

    Tuttavia, Basso ha messo in guardia dal rischio di una eccessiva centralizzazione. “Non possiamo perdere quelle che sono state le grandi conquiste della riforma del ’94: Autorità portuali in grado di decidere rapidamente e con autonomia. Dobbiamo avere coordinamento – ha concluso – ma senza rischiare una centralizzazione che per molti decenni ha bloccato il nostro Paese”. 

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    economia

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  • Stupro Capodanno, imputato condannato a 6 anni e mezzo in appello: “Fu violenza di gruppo”

    (Adnkronos) –
    Condannato a 6 anni e mezzo Patrizio Ranieri, imputato nel processo per lo stupro di una ragazza di 16 anni avvenuto in una villa a Roma, nel quartiere Primavalle, la notte di Capodanno del 2020. Oggi, mercoledì 13 maggio, i giudici della Terza sezione della Corte d’appello di Roma hanno aumentato la pena dai 5 anni e mezzo inflitti dal tribunale nel dicembre del 2024 a 6 anni e mezzo anche per il reato di violenza sessuale di gruppo che non era stato riconosciuto in primo grado.  

    Secondo l’accusa, Ranieri e altri ragazzi, alcuni minorenni all’epoca dei fatti, avrebbero compiuto abusi sulla 16enne approfittando del suo stato di incoscienza dovuto all’assunzione di alcol e droghe. “Hanno trattato la vittima come una bambola di pezza”, ha detto la rappresentante della procura generale nel corso della requisitoria in cui ha chiesto l’accoglimento del ricorso del pm e il rigetto di quello dell’imputato, “il ragazzo era maggiorenne e non ha avuto il minimo di pietà, ha approfittato della fiducia della giovane. La sentenza impugnata sembra scritta nel 1960”.  

    Per questa vicenda due minorenni sono già sotto processo mentre per un altro maggiorenne i pm hanno chiesto il processo. 

     

    “Questa pronuncia della Corte d’Appello valorizza giustamente la dinamica concreta dei fatti, il materiale probatorio e la posizione di assoluta vulnerabilità in cui la vittima, che aveva 16 anni al momento del fatto, ubriaca e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, si è venuta a trovare. Leggeremo le motivazioni, ma reputo importante questa sentenza”, afferma all’Adnkronos l’avvocata Licia D’Amico, legale di parte civile. 

    “Questa sentenza di oggi ci conforta perché non soltanto in linea con la giurisprudenza dominante affermata dalla Corte di Cassazione, ma tiene conto del fatto che su questa ragazzina si sono accaniti contemporaneamente uno dietro l’altro più soggetti”, aggiunge l’avvocata D’Amico, “riconoscendo, come invece non era avvenuto in primo grado, che è stato uno stupro di gruppo. Quindi, come difensore della parte civile naturalmente saluto con soddisfazione la modifica di questa parte della sentenza di primo grado: una sentenza che come ha ridetto oggi la rappresentate della procura generale nemmeno negli anni ‘60. Ritengo che la sanzione penale applicata oggi sia ancora una sanzione troppo lieve rispetto alla gravità del fatto, ma certamente mi conforta un’affermazione a tutela della vittima di stupro di gruppo, quale è quella che la Corte di Appello ha fatto”. 

     

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    cronaca

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  • Rebuild 2026, Panarari (Unimore): “L’abitare è al centro delle nuove relazioni sociali”

    Rebuild 2026, Panarari (Unimore): “L’abitare è al centro delle nuove relazioni sociali”

    (Adnkronos) – “Un evento come Rebuild è particolarmente stimolante e interessante, soprattutto per chi, come me, viene dall’accademia e dal mondo della ricerca. È un modo di entrare all’interno dei processi economici, le relazioni dirette tra gli attori della nostra società in un settore fondamentale come quello dell’abitare, del costruire e dunque anche del dare vita a relazioni sociali attraverso il tessuto abitativo e quella fondamentale dimensione del legame sociale che è trovare case e luoghi abitabili per le persone”. E’ quanto affermato da Massimiliano Panarari, professore presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, in occasione della dodicesima edizione di Rebuild, l’evento dedicato all’innovazione sostenibile del mondo delle costruzioni in corso al Centro congressi di Riva del Garda (Tn). 

    “Il mio intervento, nel corso di queste giornate, è stato caratterizzato da un tentativo di sviluppare riflessioni sociologiche rispetto all’abitare, alla casa, ai nuovi bisogni e alle domande sociali che la caratterizzano”, conclude. 

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    economia

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  • Rebuild 2026, Vecci (Near): “Rigenerazione urbana e housing accessibile, servono regole stabili e tempi certi”

    Rebuild 2026, Vecci (Near): “Rigenerazione urbana e housing accessibile, servono regole stabili e tempi certi”

    (Adnkronos) – I progetti di rigenerazione urbana e di housing accessibile richiedono non solo qualità progettuale, ma anche un quadro regolatorio stabile e tempi certi di attuazione. È quanto ha evidenziato Andrea Vecci, executive director impact, sustainability & communication di Near, intervenendo a Rebuild 2026. 

    “Non basta affrontare questi progetti di rigenerazione urbana e di affordable housing dal punto di vista della qualità progettuale, ma è necessario accompagnarli con una stabilità e una prevedibilità del quadro operativo e autorizzativo”, ha dichiarato. Secondo Vecci, uno dei principali nodi riguarda la durata dei procedimenti e la capacità del sistema pubblico di seguire i progetti oltre la fase di gara. “Servono tempi autorizzativi certi, regole del gioco che non cambino in corso d’opera e una capacità del settore pubblico di accompagnare i progetti oltre il bando. In caso contrario, anche un buon progetto rischia di perdere equilibrio o di indebolirsi nella sua sostenibilità economica nel tempo”, ha spiegato. 

    Infine, Vecci ha richiamato l’importanza di un quadro normativo chiaro e di un coordinamento efficace tra livelli istituzionali. “Ben venga un fast track previsto dal piano casa, purché sia costruito in modo condiviso con i Comuni, che sono poi chiamati ad applicarlo sul territorio e a tradurre la strategia nazionale in risultati concreti”, ha concluso. 

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  • Rebuild 2026, Costa (Autobrennero): “Innovazione e digitalizzazione guideranno mobilità del futuro”

    Rebuild 2026, Costa (Autobrennero): “Innovazione e digitalizzazione guideranno mobilità del futuro”

    (Adnkronos) – “Noi gestiamo un’arteria che va dal passo del Brennero fino alla Pianura padana, che è di un’importanza straordinaria nell’ambito europeo, in quanto passa oltre il 10% di tutto l’import ed export italiano per il passo del Brennero. La gestiamo in qualità di soggetti riconosciuti come portatori di innovazione e sicurezza nell’ambito della mobilità. Il lavoro che stiamo facendo ora è su digitalizzazione della mobilità e sensoristica, che consente di produrre un gemello digitale delle opere che poi vengono soggette ai carichi in transito, ma che sono monitorate in tempo reale e dove la parte previsionale, utilizzando anche algoritmi di intelligenza artificiale, risulta assolutamente deterministica”. Così Carlo Costa, direttore tecnico generale Autostrade del Brennero, alla dodicesima edizione di Rebuild, l’evento dedicato all’innovazione sostenibile del mondo delle costruzioni in corso al Centro Congressi di Riva del Garda (Tn). 

    “Ciò rappresenta l’idea di immaginare una mobilità che sia sempre più coordinata, cooperativa e sempre meno individuale, dove i mezzi comunicano con gli altri mezzi e con l’infrastruttura -sottolinea Costa-. Ecco, questo aspetto è la chiave di sviluppo del futuro che cambierà dalla vita di tutti noi e avrà anche un beneficio rispetto allo sviluppo urbano delle città e all’ambito civile, dove ormai la tecnica Bim (Building information modeling), il gemello digitale e la parte di sensoristica nella gestione dei processi, risultano imprescindibili da uno sviluppo sostenibile e da un incremento della sicurezza”. 

    “Rebuild rappresenta una bellissima iniziativa che porta a confrontarsi in un ambito fieristico, ma soprattutto congressuale, rispetto a tematiche che tracceranno l’indirizzo del futuro. Pertanto, Autobrennero è sempre stata presente in queste e anche nelle sessioni degli anni precedenti perché ha sempre fatto di innovazione e ricerca un elemento cardine del proprio sviluppo”, conclude. 

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