Da oltre un mese la stampa italiana racconta delle copiose proteste popolari in Giorgia. Varie mobilitazioni sono nate dall’approvazione di una legge che riguarderebbe gli agenti stranieri.
Uno strumento che consentirebbe al paese euroasiatico, di proteggere la propria sovranità da potenze straniere.
Perché tutti la definiscono filorussa o solo russa? Si ispirerebbe ad un provvedimento introdotto a Mosca, da Putin, nel 2012.
Sorprenderemo i lettori affermando con buone ragioni, che la legge contestata da una parte dei giorgiani, e messa al bando dalla nostra stampa, deve definirsi più propriamente, filoamericana.
Molto prima della Russia infatti, nel 1938, il Congresso americano varò la legge Foreign Agents Registration Act (in sostanza, gli atti riguardanti la registrazione degli agenti stranieri), meglio conosciuta come FARA.
E’ stata introdotta negli Stati Uniti ed è ancora in vigore, per obbligare chiunque agisca come agente di un governo straniero, un partito politico, un’altra entità straniera (anche un organo di informazione) di registrarsi presso il Dipartimento di Giustizia. L’obiettivo principale, del tutto sovrapponibile a quelli della Russia e della Giorgia, è garantire la trasparenza e impedire l’ingerenza straniera nei processi politici interni degli Stati Uniti.
Evidentemente, una volta iscritti come agenti stranieri, si è sottoposti a controlli e disposizioni governative.
C’è una differenza, la cosiddetta FARA, è molto più rigorosa delle leggi, filorusse. A Mosca ed a Tbilisi si diventa agenti stranieri, quando il contributo proveniente dall’estero supera il 20 per cento delle disponibilità di chi ha collegamenti internazionali.
Negli Stati Uniti per essere messi sotto torchio, basta anche un impercettibile sospetto.
Quanto può pesare sull’opinione pubblica e su chi governa, un’informazione soffocata dalla propaganda?
L’opus
